Socializzazioni: la costruzione delle competenze relazionali dall'infanzia alla preadolescenza
Introduzione
Percorsi di socializzazione vanno considerate le specifiche interazioni del bambino con l'adulto e con i pari, così come le relazioni che vengono intessute a partire da queste interazioni e che possono assumere significati differenti. Acquista rilevanza la storia personale e individuale del soggetto, costruita all'interno dei contesti e delle relazioni. Occorre soffermarsi sui modelli culturali che muovono e organizzano tali interazioni: si tratta di credenze individuali, di rappresentazioni sociali e di qualsiasi altro tipo di rappresentazione simbolica che possa guidare l'azione e da questa essere organizzata.
Lo sviluppo si articola intorno a diversi livelli di complessità:
- Intraindividuale, rispetto ai processi, che avvengono all'interno del soggetto, di rielaborazione, organizzazione e attribuzione dei significati delle esperienze vissute;
- Interindividuale, per quanto riguarda l'influenza esercitata su queste ultime dalle relazioni costruite e vissute con gli altri;
- Socioculturale, a proposito delle norme, delle credenze e delle rappresentazioni simboliche che guidano l'azione e danno significato alle interazioni e ai comportamenti.
Il complesso processo di crescita psicologica dell'individuo viene a configurarsi come una progressiva collocazione del soggetto all'interno di contesti dotati di senso, i quali, a loro volta, conferiscono significato allo sviluppo stesso. I processi di rielaborazione che avvengono sul piano intraindividuale agiscono come una sorta di mediazione tra tutte quelle istanze.
Il modello ecologico e cronosistemico di Bronfenbrenner
Il modello ecologico e cronosistemico elaborato da Bronfenbrenner (1979, 1992) definisce in modo accurato la complessità dell'ambiente psicologico, di lewiniana memoria, al cui interno avvengono, il progressivo inserimento e il parallelo sviluppo del bambino. Egli distingue diversi livelli di influenza esercitati dall'ambiente attraverso contesti che agiscono sull'individuo in modo più o meno diretto e più o meno interconnesso:
- Microsistema si configura come l'ambito più immediato di influenza, ed è costituito dallo spazio di vita entro cui il piccolo è direttamente inserito;
- Mesosistema insieme dei microsistemi in relazione tra loro: è indubbio che il legame che si viene a creare tra la madre e l'educatrice di asilo nido, eserciti l'influenza sulle modalità di accudimento del piccolo e quindi sul suo sviluppo;
- Esosistema ambiente psicologico che esercita la propria influenza sullo sviluppo del bambino in modo indiretto;
- Macrosistema relativo ai sistemi di credenze e ai modelli culturali presenti nella società di riferimento. L'ambiente psicologico più esterno, esercita un'influenza fondamentale sullo sviluppo del bambino, che si estende a tutti i livelli sottostanti.
La collocazione dei piccoli all'interno dei differenti sistemi ecologici è progressiva e soprattutto non è statica; i cambiamenti che avvengono al loro interno, si riflettono sulla posizione assunta dal piccolo e ne modificano i rapporti. I cambiamenti vissuti ed elaborati in seguito ad eventi costituiscono nel tempo lo sviluppo del bambino contemporaneamente su vari piani. Da tale prospettiva contestualista e costruttivista derivano una serie di implicazioni:
- Risulta difficile scindere lo sviluppo nelle sue classiche dimensioni, cognitiva, sociale, affettiva. Esso si configura piuttosto come un processo complesso e dinamico che concorre a "narrare" la vita di un individuo.
- Viene a coincidere con il processo di socializzazione, cioè l'inserimento graduale nella società e nella cultura di appartenenza. La socializzazione appare essere sia il prodotto sia la condizione fondamentale dello sviluppo.
Il riferimento ad una molteplicità di fattori in interazione dinamica tra loro suggerisce l'idea che il processo di socializzazione sia una sorta di adattamento progressivo. Una concezione complessa, dinamica, costruttivista e contestualista dello sviluppo conduce inevitabilmente a focalizzare l'attenzione su fattori evolutivi in parte condivisi, ma in gran parte non condivisi. Le molteplici relazioni interpersonali, i contesti in cui queste si svolgono e si costruiscono nel tempo, le caratteristiche individuali e le storie personali operano insieme producendo non solo sorprendenti differenze tra le persone, ma anche differenti percorsi evolutivi.
Costruire la competenza sociale
L'osservazione del comportamento dei bambini in contesti differenti ha evidenziato con chiarezza la presenza di prestazioni diverse nelle modalità attuate dai piccoli nell'interazione con gli altri, le quali riflettono specifiche condizioni sociali all'interno del gruppo dei pari, alcune delle quali poco funzionali sul piano sociale. La competenza sociale traspare anche da altre dimensioni, che potrebbero essere definite come più interne, in quanto riferibili ad una concezione di bambino "pensante" oltre che in azione.
Ogni bambino, compatibilmente con il livello evolutivo di riferimento, possiede una serie di abilità cognitive che gli consentono di affrontare situazioni sociali e di integrare il proprio punto di vista con quello altrui, combinando fonti di informazioni. Parallelamente, la relazione con i vari agenti di socializzazione, familiare ed extrafamiliare, arricchisce le conoscenze dei bambini rispetto alle espressioni emotive, alla loro regolazione, al significato da attribuire a talune situazioni, a come reagire agli stati emotivi degli altri.
Dodge e colleghi (1986) hanno descritto come avviene uno scambio sociale e ne hanno individuato momenti diversi:
- 1° fase: di fronte ad un determinato stimolo sociale, ad esempio un invito a giocare da parte di uno o più compagni, l'individuo compie un processo di elaborazione è caratterizzato da una serie di sottoprocessi, quali la codifica e l'interpretazione dello stimolo, la ricerca della risposta, la valutazione e la messa in atto di questa.
- 2° fase: il bambino si chiederà come mai gli è stata posta tale richiesta, quale significato assume per lui e per gli altri sulla base delle reciproche immagini di sé costruite, quali emozioni suscita, e vaglierà le risposte possibili connesse alla sua valutazione: accettare con gioia, oppure rifiutare;
- 3° fase: il comportamento sociale deciso, ad esempio il gioco, il quale diventa per gli altri un nuovo stimolo da affrontare sulla base dei processi di elaborazione.
Il processo continua e in questo modo i bambini da un lato esibiscono, ma dall'altro costruiscono, nella relazione e nella specifica situazione, le proprie abilità sociali. Il modello di Dodge e colleghi consente di superare il concetto di "bambini competenti socialmente" in senso assoluto, in quanto colloca l'esibizione delle abilità sociali possedute all'interno di situazioni molto specifiche, che possono di volta in volta essere elaborate in modo diverso.
Gli ambiti esplorati
Il processo di socializzazione viene presentato concedendo ampio spazio alla considerazione delle variabili sia individuali sia familiari: il tipo di attaccamento costruito, così come i differenti stili educativi adottati dai genitori e le credenze materne e paterne sullo sviluppo si modulano con le caratteristiche possedute dal bambino alla nascita, influenzando i comportamenti attuati nei confronti dei figli e dando luogo a tipi diversi di socializzazione emotiva, affettiva e cognitiva. A tali variabili, si aggiunge la dimensione storico-culturale, al quale conduce a considerare ruoli, compiti e obiettivi familiari del tutto nuovi.
Il processo di costruzione dell'identità personale costituisce infine lo sfondo, la cornice, il contesto entro cui collocare il percorso di socializzazione di ognuno; l'identità si configura come una sintesi originale attraverso cui, mediante processi di attribuzione di significati, propri e condivisi, che avvengono su un piano intraindividuale e interindividuale, si costruisce la reciproca e complementare conoscenza di sé e degli altri, e si realizza l'incontro tra bisogni di tipo individuale e sociale.
La socializzazione: il bambino e l'adulto insieme
Definire la socializzazione
Con il termine "socializzazione" si può intendere l'insieme dei processi attraverso cui l'individuo, nel corso dello sviluppo, apprende a interagire con gli altri, a costruire relazioni e legami stabili, e acquisisce le norme, le regole, i simboli e gli strumenti propri della cultura e della società di appartenenza. All'interno convergono posizioni differenti provenienti da ambiti di studio affini, ma separati:
- Dalla psicologia dell'educazione, dove il riferimento alla socializzazione richiama più o meno esplicitamente il ricordo a tecniche educative o a modelli di comportamento utilizzati dall'adulto per guidare il bambino nel complesso inserimento all'interno della società, condizione necessaria a determinare il passaggio allo stato di adulto;
- Dalla psicologia culturale, la quale individua proprio nell'acquisizione degli strumenti e dei simboli peculiari di una determinata cultura la possibilità di accedere a processi di socializzazione, sia che si focalizzi sull'inserimento dell'individuo in società e culture differenti da quella di origine;
- Dalla psicologia dello sviluppo, le cui più recenti teorizzazioni pongono alla base di tutti i processi evolutivi, di tipo cognitivo, emotivo-affettivo e linguistico, la capacità di interagire e di stabilire relazioni sociali con una pluralità di partner e di agenti di socializzazione.
Il processo di socializzazione si configura sia come fattore sia come il prodotto dello sviluppo e, parallelamente, studiare i processi di socializzazione, nel bambino, viene a coincidere con lo studio dell'emergere della competenza sociale. C'è una distinzione tra una "socializzazione primaria" e una "socializzazione secondaria", da una parte e, "familiare" ed "extrafamiliare" dall'altra.
La socializzazione primaria si colloca nelle fasi iniziali della vita del bambino e viene a coincidere con il periodo della prima infanzia. L'aggettivo "primaria" intende sottolineare il concetto di imprescindibilità che essi possiedono rispetto al futuro; si tratta di processi di base, grazie ai quali il repertorio comportamentale neonatale, prevalentemente orientato al sociale, conduce alla formazione di legami stabili e fondamentali per l'adattamento successivo, oltre che l'acquisizione di abilità specifiche finalizzate allo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale.
Lo studio della socializzazione infantile è stato condotto in ambito psicoanalitico e ha in gran parte coinciso con l'analisi della relazione tra madre e bambino e del legame di attaccamento reciproco tra i due partner. All'interno di tale prospettiva di studio, la relazione primaria che si viene a creare tra il piccolo e la madre costituisce la base sulla quale poter costruire qualsiasi relazione successiva con altri partner, adulti o pari che siano, il modello di riferimento per la vita sociale ed affettiva futura. Tale concezione è particolarmente espressa dal costrutto posto da Bowlby (1988) nei termini di Internal Working Models (IWM). Gli IWM costituiscono una sorta di modelli operativi interni, cioè rappresentazioni simboliche che il bambino, al termine del processo di formazione del legame di attaccamento, ha costruito riguardo alla relazione con la figura di attaccamento e riguardo a se stesso nella relazione. Tali modelli sono operativi in quanto si pongono come schema di riferimento in base al quale leggere l'esperienza attuale, organizzare l'azione e costruire relazioni future. Avviene in ambiente familiare.
La socializzazione secondaria accompagna il bambino dall'interno verso l'esterno, cioè dal nucleo affettivo di base costituito dalla relazione madre-bambino, al più ampio contesto sociale, comprendente le relazioni con i pari e con altri adulti significativi, l'inserimento nelle istituzioni educative o in altri ambiti di appartenenza. Proprio a partire dalla seconda infanzia, grazie all'acquisizione del pensiero simbolico, il piccolo può conoscere, sperimentare e padroneggiare i simboli e la cultura della società di appartenenza, avviandosi a quei processi di tipo socioculturale che tanta parte svolgono nel percorso di socializzazione. Avviene in ambiente extrafamiliare.
Ciò che la famiglia trasmette al piccolo, sono le norme, i valori, le regole della propria cultura, sia in riferimento alla più ampia società di appartenenza sia rispetto alla propria organizzazione. La famiglia è un sistema di relazioni connotate in senso affettivo, ciò che trasmette attraverso i processi di socializzazione, sono valori e regole che possiedono un significato peculiare, che deriva dalla dimensione affettiva che avvolge la relazione.
Fattori e/o indicatori di una seconda fase di socializzazione esercitano oggi la loro influenza sul bambino già a partire dalla prima infanzia: ci si riferisce alle interazioni precoci con i pari, sia fratelli, il cui ruolo nello sviluppo viene oggi ampiamente sottolineato, sia i primi compagni di gioco all'interno delle istituzioni educative.
Il ruolo accuditivo e protettivo svolto dalla famiglia si arricchisce di nuove funzioni, in direzione della mediazione e del progressivo inserimento dei piccoli in contesti nuovi ed estranei. Costituisce un importante veicolo il processo di socializzazione emotiva, e ciò accade a diversi livelli:
- Attraverso il clima emotivo che la caratterizza;
- Mediante l'uso di un linguaggio appropriato alla conoscenza e all'espressione delle emozioni;
- Grazie a meccanismi di regolazione e controllo della manifestazione e dell'esibizione delle emozioni.
Attraverso di essi si attua la trasmissione di regole. L'inserimento precoce del bambino in contesti non familiari, lo espone a modalità nuove di regolazione, diverse perché avvengono nell'ambito di relazioni orizzontali. La socializzazione emotiva si configura come un processo che avviene contemporaneamente in contesti sociali differenti, e attraverso meccanismi di trasmissione culturale sia verticale sia orizzontale. La socializzazione cognitiva si attua all'interno di una relazione verticale, che coinvolge il bambino e l'adulto, può realizzarsi più o meno precocemente su un piano orizzontale, laddove i "pari" assumono ruoli e funzioni differenziate.
Il ruolo dell'individuo
I fattori individuali costituiscono una sorta di patrimonio che il soggetto impiega impegnandosi nel percorso evolutivo. Essi, intervengono costantemente in tutte le fasi successive. Per tali fattori s'intendono le caratteristiche innate del soggetto, sia di tipo specie-specifico sia connesse a tratti individuali già presenti alla nascita e riconducibili complessivamente al temperamento, e in secondo luogo tutti gli elementi propri della storia individuale.
Negli anni '40 Konrad Lorenz, osservando cuccioli di diverse specie, tra cui quella umana, in un celebre studio (1943) aveva evidenziato come i piccoli possiedono determinati caratteri somatici del volto. Tali caratteri assumono un fondamentale ruolo adattivo, in quanto concedono al piccolo maggiori possibilità di sopravvivenza. Successivamente, Bowlby (1969) ha postulato una sorta di sottosistema di segnalazione, la cui funzione specifica consisterebbe nel favorire l'avvicinamento e l'attenzione del caregiver, caratterizzato da una serie di comportamenti innati che il piccolo mette in atto nell'ambiente, dapprima in modo assolutamente inconsapevole, e poi via via sempre più deliberato, proprio allo scopo di attirare l'attenzione della madre:
- Pianto, segnale difficilmente ignorato dall'adulto;
- Sorriso, che compare dapprima in forma riflessa, e che proprio grazie alle risposte degli adulti, che vi attribuiscono un significato relazionale e di ricerca del contatto visivo, si trasforma ben presto in un vero e proprio sorriso sociale;
- Vocalizzo, il quale assume la forma di tentativo deliberato di dare inizio alle protoconversazioni.
Il repertorio comportamentale del neonato comprende una serie di elementi che lo rendono ricco ed elaborato. Tra i dati più interessanti emersi dalle ricerche si evidenziano quelli relativi alle capacità percettive. Il piccolo appare in grado di percepire quegli stimoli che lo mettono in contatto diretto con l'adulto: il senso maggiormente sviluppato è il tatto, che garantisce la possibilità di cogliere i vantaggi del contatto fisico; l'olfatto permette al bambino di riconoscere la propria madre dall'odore; la vista, la messa a fuoco alla nascita è limitata; l'udito, consente al neonato di filtrare i vari suoni, focalizzandosi in modo specifico sulla voce umana e discriminando voci differenti.
I piccoli sarebbero in grado di rispondere in modo adeguato alle stimolazioni emotive dell'adulto, realizzando prime e rudimentali forme di reciprocità, le quali, unitamente ad altre primitive manifestazioni della stessa, e l'alternanza di turni, costituiscono un solido punto di partenza per la costruzione dei legami affettivi e del percorso di socializzazione. Sia rispetto alle competenze emotive di base del bambino, sia rispetto al repertorio comportamentale e percettivo del neonato, si rivela l'importanza svolta da un'adeguata risposta dell'ambiente, a sottolineare il ruolo non esaustivo dei fattori individuali nella spiegazione dello sviluppo.
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