Psicologia dello sviluppo
Capitolo 1: Introduzione alla psicologia dello sviluppo
La psicologia dello sviluppo è considerata una nuova scienza. Nasce nel 1900. Si tratta di una scienza che studia i processi della crescita. I primi laboratori li troviamo in Germania alla fine dell'800. Stanley Hall fu il primo americano che nel 1880, in Europa, frequentò il laboratorio di psicologia sperimentale. Egli si accorse che certe esperienze, per lui considerate ovvie, per i bambini non lo erano. Tornato in America aprì un laboratorio di psicologia e capì meglio le modalità del pensiero infantile. Maturò l'importanza per l'adulto di sapere, conoscere i processi evolutivi dei bambini. Nel 1881 pubblicò la prima rivista di psicologia dello sviluppo “Pedagogical Seminary”.
I maestri della psicologia dello sviluppo
Jean Piaget, (1896-1980), Svizzera. Nasce da una buona famiglia borghese, il padre è professore universitario di storia e lettere moderne e la madre è nevrotica. Fin da piccolo era interessato ai fenomeni naturali, nel suo primo scritto egli usò il lapis, riguardava l'autovapore (la progettazione di un mezzo tra il carro e la locomotiva). Il primo scritto lo fece su una rivista, aveva 10 anni. Frequentò il museo di storia naturale, era interessato ai molluschi. Si iscrisse all'università di scienze naturali, al termine degli studi decise di recarsi per un periodo all'estero, per capire cosa succede negli altri paesi europei. A Parigi visitò il laboratorio di Simon, laboratorio per lo sviluppo dell'intelligenza infantile, qui fu attratto dalle risposte sbagliate dei bambini. Studiò l'embriologia genetica tramite le tecniche delle scienze naturali. Sosteneva che lo sviluppo intellettivo avesse come modello lo sviluppo embriologico. Piaget studiò i processi intellettivi, l'intelligenza è ciò che permette un migliore adattamento all'ambiente che ci troviamo di fronte.
I punti della teoria piagetiana
- Conoscenza: processo, non uno stato. Ogni individuo costruisce la sua conoscenza: seleziona e interpreta informazioni provenienti dall'ambiente che lo circonda. Non è oggettiva, perché cambia da individuo a individuo.
- Biologia: l'organismo deve trovare i modi per adattarsi agli ambienti in cui si trova a vivere. La crescita cognitiva coincide con la crescita embrionale. Il concetto fondamentale è quello di stadio = periodo in cui il pensiero e il comportamento del bambino riflettono un tipo particolare di struttura mentale. Tale struttura di pensiero/comportamento in ogni stadio è diversa, perché diversa è l'interazione tra il bambino e l'ambiente. Il cambiamento degli stadi è qualitativo per gli organi di struttura mentale possibili da microambienti quantitativi. Queste organizzazioni strutturali seguono una sequenza invariante = ogni stadio deve essere preparato da quello che lo precede. La teoria ha una base biologica, ciò che più cambiare è lo stadio che un individuo può raggiungere, fino al momento in cui l'intelligenza si sviluppa lo fa in tutti nello stesso modo. Il metodo è clinico-critico, interazione verbale nel contesto naturale del bambino. Solitamente le interviste sono accompagnate da manipolazione di oggetti o da parte del bambino stesso o da parte dello sperimentatore.
- Piaget studiava pochi bambini alla volta, in ambiente naturale e mai grandi gruppi.
La teoria degli stadi
I° Stadio [0-2 anni]: Stadio senso motorio
Il bambino nasce dotato di riflessi. Nei primi due anni di vita comprende il mondo limitatamente alle azioni fisiche che può esercitare sugli oggetti. Alla fine dei due anni il bambino riesce a realizzare che gli oggetti hanno una costanza propria. Parliamo quindi di permanenza dell'oggetto.
II° Stadio [2-7 anni]: Stadio pre operatorio
Dai due anni abbiamo lo sviluppo della funzione simbolica (rappresentare oggetti ed eventi). Lo sviluppo del pensiero è ancora limitato, il bambino vede il mondo come i cartoni animati. Il pensiero è egocentrico = riconduce tutte le esperienze al proprio sé. Il linguaggio è egocentrico = non tiene conto del punto di vista degli altri. Il ragionamento è semi logico:
- Egocentrismo
- Animismo: tutti gli oggetti del mondo hanno un'anima.
- Finalismo: tutto accade per un determinato fine.
- Artificialismo: le cose esistono perché sono state create.
- Le operazioni mentali si notano nel compito della conservazione (p.e. se trasferisco l'acqua contenuta in un bicchiere in una bottiglia, al bambino sembrerà che nella bottiglia c'è meno acqua di quella che era contenuta nel bicchiere).
III° Stadio [7-11 anni]: Stadio operazioni concrete
Dai 7 anni acquisisce strutture logiche per compiere vere e proprie operazioni mentali. Operazioni concrete: riesce a considerare due variabili ma solo se ha a disposizione oggetti concreti su cui operare.
IV° Stadio [11-15 anni]: Stadio operazioni formali
Il bambino è capace di usare operazioni logiche. Non ha più il bisogno di controllare concretamente gli oggetti, costruisce mondi logicamente vincolanti. Tutti gli individui seguono gli stessi stadi di sviluppo dell'intelligenza.
Piaget individua due processi funzionali dell'adattamento:
- Assimilazione: procedimento per cui l'individuo si adegua alla realtà restando all'interno della proprietà cognitiva che ha sviluppato fino a quel momento.
- Accomodamento: necessario che la persona accomodi qualitativamente la propria struttura cognitiva con le nuove esperienze.
Lev S. Vygotskij, (1896-1934), Russia
Nasce da una famiglia intellettuale ebrea, vive a San Pietroburgo e studia legge. La famiglia aveva l'abitudine di riunirsi nel pomeriggio e discutere di questioni sociali, ciò gli risulterà utile nel parlare correttamente in pubblico. Frequentò l'Accademia delle Scienze e nel 1924 tenne una conferenza all'Istituto di Psicologia a Mosca, affrontò un tema complesso, differenze di sviluppo nei bambini meno dotati. Gli venne proposto da Lurija di entrare a lavorare per l'istituto di Psicologia di Mosca, inizia così la troika della scuola russa: Lurija-Vygotskij-Leontiev. Il loro interesse era rendere conto delle differenze interindividuali. La psicologia diventa lo strumento di cambiamento del mondo. Vygotskij ha un pensiero storico-culturale dello sviluppo, egli vuole estendere le idee di Marx e Engels alla psicologia.
Vygotskij sostiene che le interazioni sociali influenzano le cognizioni e strutturano la persona. Anche lui affronta l'aspetto pensiero-linguaggio. Non ha senso lo sviluppo individuale come se il contesto non esistesse, individuo ed ambiente sono in continua interazione, quindi non si possono studiare separatamente. La zona di sviluppo prossimale è la distanza tra il livello di sviluppo attuale (capacità di risoluzione dei problemi lavorando da soli) e il livello più alto di sviluppo potenziale (capacità di risoluzione dei problemi lavorando sotto la guida di qualcuno). I bambini affiancati dai più grandi o da bambini più dotati vanno più avanti nel problem solving. Lo sviluppo e l'apprendimento sono possibili perché esiste l'intersoggettività. Per Vygotskij il linguaggio è uno strumento comunicativo necessario nell'interazione sociale, fin da subito. Lentamente il linguaggio del bambino si sposta e si interiorizza per comunicare con se stessi. (Il contrario rispetto a Piaget) Vygotskij introduce una valutazione evolutiva dinamica del livello di sviluppo potenziale. Rileva la prontezza e la potenzialità di apprendimento.
John Bowlby, (1907-1990)
Formulò la Teoria dell'Attaccamento. Pubblicò una trilogia, “Attaccamento e Perdita”, spiega quali sono i meccanismi alla base della costruzione della relazione che lega il bambino alla madre, esplorando le possibili conseguenze della rottura o della perdita dei legami affettivi primari.
- I° Volume: “Attaccamento alla madre”, ciò che è alla base del legame tra il bambino e la madre, mostra come il piccolo sia predisposto nello stabilire un legame di attaccamento (geneticamente determinato).
- II° Volume: “Separazione dalla madre”, separazioni anche temporanee dalla madre possono scatenare rabbia e ansia, dando origine a difficoltà nello sviluppo del bambino, influenzando la capacità di instaurare/mantenere relazioni significative con altri.
- III° Volume: “Perdita della madre”, i comportamenti dei bambini davanti alla perdita della madre, sono gli stessi degli adulti di fronte a tale evento traumatico. Indipendentemente dall'età i comportamenti dipendono dal tipo di relazione affettiva in cui i soggetti erano coinvolti prima della separazione.
Bowlby, come Freud, ritiene che i problemi della personalità in età adulta derivino da traumi infantili irrisolti. La teoria dell'attaccamento, derivazione etologica, è un paradigma teorico compatibile con modelli più recenti della biologia, neurofisiologia e cibernetica. Le esperienze del bambino con la figura di attaccamento portano alla formazione di modelli mentali del sé e delle persone significative del mondo circostante.
Capitolo 22.1: Ciclo di vita
L'età adulta non è un periodo di stabilità. Sono possibili nuovi apprendimenti, non è nemmeno il periodo in cui si raggiunge uno sviluppo ottimale e perfetto. L'anzianità non rappresenta persone che stanno perdendo le capacità sociali e le facoltà intellettive dell'età adulta. Studi neurofisiologici indicano la plasticità neuronale del cervello umano, capace di nuove connessioni in età adulta, maturità e vecchiaia. Il declino delle funzioni psichiche negli anziani è legato a negative condizioni personali e sociali. Gli anziani sono capaci di ristrutturazioni, modificazioni e sviluppi. Sviluppo e cambiamento durante tutta la vita.
- Considerare il cambiamento e lo sviluppo come processi non confinati ad un solo periodo vitale. Oggetto della psicologia dello sviluppo è l'intera vita. Si ritiene che funzioni psichiche subiscano mutamenti evolutivi durante tutta l'esistenza.
- Assumere la prospettiva del ciclo di vita, il sviluppo avviene in tutto il tempo della vita.
2.2 Modelli deterministici unicausali
Si tratta di modelli ancora diffusi in ambito psicologico, le spiegazioni deterministiche ed unicausali su due versanti:
- Causa del comportamento e lo sviluppo umano sono ricercati sull'ambiente.
- Sono ricercate su fattori biologici.
I due orientamenti che hanno contribuito alla divulgazione di tali modelli sono il comportamentismo e la psicoanalisi.
2.3 Modelli probabilistici multicausali (Scienze fisiche)
Le scienze fisiche hanno abbandonato per prime i modelli semplici, in cerca della comprensione della relazione tra variabile indipendente e variabile dipendente. Si passa da una visione statica ad una visione dinamica, quest'ultima considera l'evoluzione del sistema nel tempo. Quando un numero di variabili supera una soglia critica, queste sono in reciproca interazione e quindi diventa impossibile predire nel tempo le conseguenze di un cambiamento nel sistema. Quindi:
- Esistono più cause.
- I complessi rapporti tra le cause impediscono di predire in modo esatto gli esiti di una modificazione.
2.4 Modelli probabilistici multicausali (Psicologia)
Contributi che hanno consentito elaborazioni teoriche per far uscire la disciplina da modelli lineari e condurla verso modelli contemporanei:
- Gli studi hanno preso in considerazione il ruolo attivo della mente. (Piaget, Vygotskij, Werner)
- Gli studi hanno adottato una prospettiva interazionista e sistemica; Lewin non considera un individuo a sé ma studia in modo globale l'individuo e le relazioni tra lui e l'ambiente. Introduce il concetto di "campo".
Nel ventesimo secolo il ruolo attivo della mente umana consiste nel rielaborare informazioni e dare significato al mondo. Le teorie ecologiche dello sviluppo, Bronfenbrenner, importanza è data dal contesto nel quale l'individuo si sviluppa.
2.5 Modello probabilistico, olistico, interazionista, costruttivista
Ambiente e individuo, il primo agisce sul secondo ed il secondo sul primo in un'interazione dinamica. Tale interazione è caratteristica dei processi realizzati all'interno di strutture mentali, processi che avvengono all'interno dell'ambiente e processi che si realizzano nella relazione tra fattori individuali e ambientali. Ambiente: concepito come sistema distinto in livelli di complessità crescente.
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