Storia delle origini della psicologia dello sviluppo
Mentre la pedagogia, disciplina finalizzata allo studio sistematico dell'educazione e dell'istruzione nei diversi contesti e nelle diverse fasi del ciclo di vita dell'uomo, ha oltre duemila anni di storia, la psicologia dello sviluppo ha visto un suo primo avvio solo alla fine dell'Ottocento. Questo divario è dovuto all'idea che sia semplice comprendere l'infanzia e l'adolescenza. Questa convinzione è stata messa in discussione nel momento in cui è stato constatato che esistono differenze precoci fra individui.
Stanley Hall e i primi studi sulla psicologia infantile
Il primo ad accorgersi che il mondo mentale del bambino è diverso dal nostro, è stato Stanley Hall. Lo studioso rimase colpito da una ricerca riguardante le conoscenze e le convinzioni presenti nei bambini che stavano per iniziare la scuola elementare. Certe esperienze ritenute ovvie o certe conoscenze basilari, non erano presenti in molti bambini di cinque anni. Ripeté la stessa ricerca negli Stati Uniti ottenendo risultati analoghi, e capì che l'adulto che osserva il bambino tende a considerarlo molto simile a sé, dunque non riesce a vedere le contraddizioni del pensiero infantile.
Stanley Hall dedicò numerose ricerche alle credenze e gli atteggiamenti dei bambini nei confronti del mondo animato o inanimato, ai loro comportamenti, alla loro vita cognitiva, alle loro emozioni, alla formazione della personalità. Tuttavia, il metodo utilizzato da Hall non poteva garantire dati attendibili, in quanto non osservava direttamente i bambini, ma si serviva di ricordi infantili di adulti e di osservazioni raccolte da genitori o insegnanti. In seguito si attestò quanto sia rischioso affidarsi ai ricordi d'infanzia perché lacunosi e distorti. Hall ha comunque il merito di aver avviato un nuovo campo d'indagine, di aver raccolto dei dati, di aver messo a fuoco nuovi problemi. Ad esempio, lo psicologo pose per primo il problema sul significato che ha il periodo adolescenziale.
Altri contributi alla psicologia dello sviluppo
Francis Galton pose il problema dell'influenza che possono avere nella formazione della personalità i fattori ereditari e quelli ambientali, mettendo in primo piano lo studio sulle eventuali differenze riscontrabili fra gemelli monozigoti allevati in ambienti diversi.
Sigmund Freud condusse i suoi studi solo su soggetti adulti, ed elaborò una teoria riguardante lo sviluppo sessuale ed affettivo del bambino per interpretare certi comportamenti disturbati, mettendo in risalto il rapporto coi genitori, la formazione di meccanismi di difesa come la rimozione, il maturare accanto al pensiero “primario” immaginativo e fantastico il pensiero “secondario” logico e adattato.
Charlotte Bühler avviò uno studio sugli oggetti preferiti o prodotti dai bambini, trattando in particolare le fiabe dei fratelli Grimm, analizzando le fiabe che rimanevano più impresse ai bambini: secondo la studiosa era possibile ricavare dei dati utili dalle loro caratteristiche per la conoscenza della vita mentale del bambino.
Alcuni psicologi utilizzarono il metodo del diario, osservando i propri figli o nipoti. È il caso di Jean Piaget, le cui osservazioni sui suoi tre figli riguardavano la genesi dell'intelligenza senso-motoria, le nozioni oggetto, spazio, tempo e causa, e il pensiero simbolico. L'osservazione era possibile solo nei primi anni di vita, in quanto la scuola esponeva il bambino a sollecitazioni che l'osservatore non era in grado di conoscere.
Arnold Gesell, allievo di Stanley Hall, sottopose ad osservazione periodica decine di soggetti dalla nascita ai sedici anni, annotando i progressi compiuti nelle varie aree (motricità, gioco, linguaggio, interazioni sociali) costruendo tavole che era possibile leggere in senso “verticale” ovvero per temi, e in senso “orizzontale” lungo il tempo.
Ricerca sperimentale e psicologia dello sviluppo
In ogni caso, ricerche fondate sull'osservazione permettevano solo una descrizione dei comportamenti e del loro sviluppo, non un loro chiarimento che mettesse in relazione certi comportamenti con dei fattori causali. Uno studio sperimentale, invece, permette di andare oltre la semplice descrizione di un fenomeno, poiché rende possibile scoprire dei rapporti di implicazione fra certe condizioni (variabile indipendente) e certi effetti (variabile dipendente). Da questo tipo di ricerca è emersa un'immagine del bambino diversa da quella del pensiero comune: egli viene al mondo dotato già di capacità essenziali per la sopravvivenza, assume da subito un atteggiamento esplorativo e partecipa attivamente alla costruzione della realtà e della sua personalità.
Queste teorie hanno permesso di collegare la psicologia dello sviluppo con altre discipline come la psicologia dell'adulto, la psicologia animale e l'antropologia culturale, che studiano situazioni analoghe a quelle che il bambino attraversa nelle varie fasi del suo sviluppo.
Studi sull'adolescenza e la psicologia del ciclo di vita
I primi periodi dello sviluppo a venire studiati furono l'infanzia e la fanciullezza. In generale, gli studi sull'adolescenza hanno avuto inizio più tardi, da principio negli Stati Uniti, dove il problema del disadattamento giovanile si pose in forma più grave. Vennero effettuati degli studi longitudinali su problemi dello sviluppo fisico, rapporti con gli adulti, appartenenza a gruppi giovanili normali o devianti, la formazione dell'identità.
Verso gli anni '80 è stata delineata una teoria secondo la quale non si dovevano limitare gli studi ai primi vent'anni di vita, ma di estenderli anche al periodo successivo, ovvero la “psicologia del ciclo di vita” di Baltes e Reese, i quali richiamo l'attenzione sul fatto che certi processi di sviluppo possono dispiegarsi anche durante la fase adulta. Il ciclo vitale non può dunque essere rappresentato da una parabola, bensì da una serie di parabole. Anche la linea relativa allo sviluppo intellettuale può presentare un andamento diverso da quello di “evoluzione-culmine-declino”, perché questo avviene se si tratta di intelligenza fluida, ovvero la capacità di risolvere problemi e fronteggiare situazioni nuove; se si tratta di intelligenza consolidata (cristallizzata), ovvero quelle conoscenze e soluzioni già utilizzate in situazioni analoghe, allora la linea può prevedere un continuo aumento.
Secondo Bijou e Baer la psicologia dello sviluppo si occupa dei cambiamenti che si osservano nelle interazioni tra un organismo e il contesto.
Lo sviluppo della psicologia in Italia
In Italia la psicologia dello sviluppo, come la psicologia in generale, è arrivata molto tardi a causa di un clima poco favorevole presente durante il periodo fascista, nonostante un grande interesse per lo sviluppo fosse presente già nella pedagogista Maria Montessori.
Jean Piaget
Jean Piaget è considerato il più eminente teorico dello sviluppo cognitivo e l'autore che più ha contribuito a dare agli studi un carattere scientifico e sperimentale. Inizialmente si dedicò alla biologia, in particolare dell'adattamento degli organismi a condizioni ambientali variabili. Da questo studio egli ipotizzò che, mentre vi sono dei meccanismi adattivi di lunga durata come la selezione naturale, l'intelligenza rende possibile adattamenti rapidi permettendo all'organismo di apprendere i problemi che gli si presentano e di produrre, di conseguenza, il comportamento adeguato. Piaget considerò l'intelligenza come la forma di adattamento più elevata. L'intelligenza è uno strumento adattivo potente quando, nell'adulto, è pienamente sviluppata. Secondo Piaget, l'intelligenza, nel bambino, si forma tramite una particolare interazione fra l'organismo e l'ambiente. Questo sviluppo si verificherebbe nella tipologia di un equilibrio dinamico, cioè che di frequente si disgrega e si riforma in un livello più alto, fra un processo di assimilazione dei dati dell'esperienza in schemi mentali e un processo di accomodamento, ovvero la modificazione di questi schemi.
La prima età da lui studiata fu quella fra i quattro e i nove anni. Piaget mise in evidenza che certe tendenze del pensiero infantile come l'egocentrismo, il realismo, l'animismo e il finalismo modellano sia l'uso che il bambino fa del linguaggio verbale sia le sue opinioni spontanee. L'egocentrismo, come difficoltà a uscire dal proprio punto di vista, lo indurrebbe a non fornire ai propri interlocutori certe conoscenze che per lui sono ovvie; il realismo, come primato della percezione sulla rappresentazione, gli impedirebbe di cogliere il significato letterale e simbolico, o a giudicare un'azione solo in base al risultato; l'animismo lo indurrebbe ad attribuire vita e coscienza a molti elementi del mondo naturale; il finalismo a interpretare gli eventi naturali come mossi da una causalità psicologica.
Questi primi studi indussero Piaget ad analizzare anche i primi tre anni di vita, per cogliere la formazione dell'intelligenza a un livello preverbale. In particolare osservò i propri tre figli. Piaget poté studiare la genesi della prima forma di intelligenza che ha denominato “senso-motoria”, che si manifesta fra i 15 e i 18 mesi nella capacità di afferrare un oggetto. Grazie a queste ricerche Piaget delineò una teoria stadiale dello sviluppo cognitivo: l'intelligenza senso-motoria rappresenta il primo stadio a cui segue un secondo, verso i 18 mesi, quando il bambino supera i limiti dell'ambiente percettivo con un'attività rappresentativa che gli permette di evocare una realtà non presente. È lo stadio del pensiero intuitivo, che sa produrre immagini mentali, ed è caratterizzato dal gioco simbolico e dal linguaggio verbale. Il terzo stadio si colloca fra i 6 e gli 11 anni, quando il bambino è capace di mettere in relazione le immagini mentali, ed è lo stadio del pensiero reversibile, caratterizzato dalla capacità, appunto, di collegare certi contenuti mentali con altri.
Piaget dedicò molte ricerche al terzo periodo, che vede la scoperta di invarianze quantitative (ovvero se ad un oggetto viene data una forma diversa, la quantità di sostanza non cambia) e la costruzione di varie nozioni alla base del pensiero comune. Piaget utilizzò un metodo chiamato “critico”, che consiste nel presentare vari compiti ai bambini accompagnandoli con colloqui di approfondimento.
Utilizzò questo metodo anche per studiare il quarto periodo nello sviluppo delle strutture cognitive, che inizia verso i 12 anni: è il periodo del pensiero formale, o ipotetico-deduttivo. Il pensiero diviene sempre più indipendente dalla percezione e sa compiere ragionamenti sulla base di ipotesi per dedurre un certo risultato. Tramite il pensiero formale, un ragazzo giunge ad accumulare nozioni complesse e viene sia a governare i procedimenti induttivi mediante i quali si scopre un rapporto di dipendenza fra due variabili, sia i procedimenti deduttivi mediante i quali si può prevedere un certo risultato. Nello stesso periodo, Piaget diede l'avvio all'epistemologia genetica, ovvero la disciplina che si occupa del modo in cui si formano nel bambino i concetti che stanno alla base di settori come quello matematico, fisico e biologico, che serve da ponte fra storia della scienza e sviluppo cognitivo. Nell'ultimo periodo della sua attività affrontò lo studio dell'immagine mentale e della memoria, mostrando i collegamenti che questa ha con l'intelligenza, nonché il meccanismo della presa di coscienza del bambino alla contraddizione.
Lev Vygotskij
La figura di Vygotskij è stata generalmente contrapposta a quella di Piaget. Mentre Piaget si riferì a matrici di tipo genetico-biologico, Vygotskij prese in considerazione quelle di stampo sociale e culturale. Il primo mise in risalto le linee evolutive generali della mente umana, il secondo le differenziazioni psicologiche dipendenti da fattori ambientali. Vygotskij criticò sia il comportamentismo americano che la riflessologia russa, perché studiavano processi psichici riducendoli a catene di comportamenti elementari. In questa impostazione veniva a mancare la caratteristica fondamentale della vita psichica umana, ovvero l'elaborazione cosciente dei processi psichici. I principali contributi di Vygotskij sono riferiti ai concetti di primato del sociale sull'ideale, di stimolo-mezzo e di area di sviluppo prossimo. Vygotskij si pone il problema di determinare in modo preciso gli effetti che il contesto socioculturale ha sullo sviluppo psichico.
Secondo Piaget l'evoluzione del sapere nel bambino dipende da tappe geneticamente predeterminate, un iter dove non erano rilevanti né le differenze psicologiche individuali né la varietà dei contesti storici e culturali entro cui i bambini crescevano, una posizione, secondo Vygotskij, che poneva il piano ideale al di sopra di quello sociale. Lo studioso rovesciò questa impostazione teorica indagando su eventuali architetture mentali edificate da contesti sociali e culturali.
Vygotskij studiò bambini cresciuti in contesti diversi, a volte problematici, e concluse che le funzioni psichiche della mente umana sono strettamente dipendenti dai fattori sociali e culturali entro cui si sviluppa un bambino. Il patrimonio mentale della persona consiste, in pratica, nell'interiorizzazione dei contenuti di questa rete socioculturale. Se Piaget fondava lo sviluppo su una fase primordiale e indifferenziata del pensiero del bambino, Vygotskij vide nella relazione sociale fra il bambino e gli altri il presupposto essenziale per lo sviluppo dei processi psichici.
Questa relazione è mediata dal linguaggio che diviene progressivamente anche lo strumento di autoregolazione interiore dei propri processi mentali. La mente possiede strumenti interni, ma ricorre anche a strumenti esterni, chiamati da Vygotskij “stimoli-mezzo”. Gli strumenti più importanti per ciò che riguarda lo sviluppo vengono chiamati oggi “artefatti cognitivi”, che potremmo identificare nel computer. Ciò che distingue la mente della specie umana rispetto a quella animale, è lo sviluppo di sistemi cognitivi dipendenti da strumenti esterni. Lo sviluppo può seguire un andamento lineare in relazione con la maturazione biologica individuale, ma un bambino può migliorare notevolmente le proprie prestazioni se si trova in un ambiente stimolante. Difatti, secondo Vygotskij, il ruolo della scuola era essenziale.
John Bowlby
John Bowlby ha formulato la teoria dell'attaccamento e ha rivoluzionato il modo di concepire lo sviluppo umano. Il suo modello non si limita a focalizzarsi sullo sviluppo affettivo e sullo sviluppo delle emozioni nei primi anni di vita, ma enfatizza l'importanza dei primi legami affettivi ai fini dell'acquisizione della competenza sociale e dell'adattamento all'ambiente, cambiando la prospettiva degli studi sulle cause dei disturbi mentali, sia sull'intreccio fra fattori affettivi, cognitivi e sociali durante il ciclo di vita di un individuo. Bowlby spiega quali sono i meccanismi che sono alla base della costruzione della relazione che lega il bambino alla madre, o a una sua figura sostitutiva, ed analizza le possibili conseguenze della rottura o della perdita dei legami affettivi primari. Il termine “attaccamento” indica un pattern comportamentale che si basa su cercare cure da parte di qualcuno che si sente meno in grado di affrontare il mondo rispetto a qualcun altro a cui indirizza le proprie richieste.
Bowlby descrive ciò che sta alla base del legame fra il bambino e la sua principale figura di accudimento, che per lo più è la madre biologica, ma che può essere anche qualunque altro adulto che se ne prenda cura in maniera costante. Lo studioso mostra inoltre, comparando con quanto accade negli altri animali, come la predisposizione nel piccolo a stabilire un legame di attaccamento sia geneticamente determinata. Bowlby spiega come la separazione con la madre o la figura di attaccamento possano provocare ansietà e rabbia, e come queste possano provocare problemi allo sviluppo del bambino. Bowlby, comunque, considera traumatica la perdita di una persona cara a qualsiasi età, e questo dipende dal tipo di relazione affettiva in cui la persona era coinvolta prima della separazione. Lo studioso si focalizza maggiormente sulla separazione dalla madre: infatti, delle cure materne carenti o distorte possono avere gravi effetti a breve e a lungo termine sullo sviluppo umano.
Sia Bowlby che Freud ritengono che i problemi della personalità in età adulta derivano da traumi infantili irrisolti, ma i meccanismi che spiegano il perché di tali fenomeni sono differenti. Freud identifica il trauma con il mancato superamento delle fantasie edipiche; Bowlby si riferisce all'etologia per interpretare il trauma in modo tale da fornire un fondamento scientifico alle cause dei disturbi. La teoria dell'attaccamento, difatti, riconduce i sintomi nevrotici e i comportamenti disturbati all'ambiente durante le prime fasi dello sviluppo. Le patologie non sarebbero dunque causate da fantasie infantili, ma da come gli individui sono stati trattati da piccoli dalle loro figure di accudimento.
I comportamenti che mantengono la prossimità con la madre, vengono considerati da Bowlby come il risultato di processi cognitivi di elaborazione delle informazioni, un sistema di controllo che mantiene in equilibrio la tendenza all'esplorazione dell'ambiente fisico e sociale e la tendenza a ritornare alla “base sicura”, la madre. Questa formulazione non esclude che sia presente una base innata nei comportamenti dell'attaccamento, quindi frutto di una selezione naturale, che vede la madre a proteggere dai pericoli il suo stesso patrimonio genetico. La figura della madre non è più vista come un oggetto su cui scaricare tensioni fisiologiche o sessuali come Freud, ma nella sua capacità di offrire conforto e protezione.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Russo, libro consigliato Manuale di psicologia dello sviluppo, Fo…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Giani Gallino, libro consigliato Manuale di psicologia dello svilu…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Mininni, libro consigliato Manuale di Psicologia dello Sviluppo, F…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Tani, libro consigliato Manuale di Psicologia dello Sviluppo, Fonz…