Capitolo 1 - Introduzione alla psicologia dello sviluppo
Che cos'è lo sviluppo?
Lo “sviluppo" è costituito dalle dinamiche di quel processo di cambiamento stabile e persistente che riguarda tutto l'arco della vita, dal concepimento fino alla vecchiaia. I meccanismi dello sviluppo umano sono creati dall’interazione di tre processi chiave, di natura biologica, cognitiva e socio-emotiva.
- Processi biologici: i processi biologici producono cambiamenti nel corpo dell’individuo;
- Processi cognitivi: i processi cognitivi si riferiscono ai cambiamenti nel pensiero, nell’intelligenza e nel linguaggio dell’individuo;
- Processi socio-emotivi: i processi socio-emotivi includono cambiamenti nelle relazioni dell’individuo con altre persone, cambiamenti nella sfera emotiva e cambiamenti nella personalità.
Attualmente, la connessione tra processi biologici, cognitivi e socio-emotivi è particolarmente evidente in due campi di studio:
- Le neuroscienze cognitive dello sviluppo, che esplorano i collegamenti tra sviluppo, processi cognitivi e il cervello;
- Le neuroscienze sociali dello sviluppo, che esaminano le connessioni tra lo sviluppo, i processi socio-emotivi e il cervello.
Ciò avviene grazie alla scoperta dei neuroni specchio (Fogassi, Università di Parma, 1992): questi neuroni, essendo attivati sia durante il compimento di un’azione sia durante la sua osservazione, forniscono il corrispettivo neuronale di diversi fenomeni cognitivi e socio-emotivi, dall’immaginazione al riconoscimento delle emozioni altrui, fenomeno alla base dell’empatia.
Classificazione dei periodi di sviluppo
La classificazione dei periodi di sviluppo più utilizzata suddivide lo sviluppo infantile nei seguenti periodi:
- Periodo prenatale: è il lasso di tempo compreso tra il concepimento e la nascita, della durata di 9 mesi;
- Prima infanzia: è il periodo evolutivo che va dalla nascita ai 18/24 mesi. In alcune classificazioni, questo periodo è diviso in due: neonatale (equivalente al primo mese di vita, particolarmente dipendente dagli adulti) e infanzia (da un mese a un anno e mezzo);
- Seconda infanzia (periodo prescolare): è il periodo evolutivo che va dalla fine della prima infanzia sino a 5/6 anni. In questa fase, i bambini imparano a diventare più autosufficienti, sviluppano le capacità che serviranno loro a scuola e trascorrono molto tempo impegnati nel gioco con i loro coetanei;
- Fanciullezza (periodo scolare): è il periodo evolutivo che va dai 6 agli 11 anni e, in questo periodo, i bambini imparano a leggere, scrivere e contare e vengono esposti effettivamente al mondo reale e alla propria cultura;
- Adolescenza: è un periodo evolutivo che segna la transizione tra l’infanzia e l’inizio della vita adulta. Comincia a 10/12 anni e termina tra i 18/22 anni e riguarda una serie di cambiamenti fisici molto rapidi, il desiderio di indipendenza e la ricerca della propria identità.
Oggi, gli studiosi dello sviluppo non credono che il cambiamento si fermi con l’adolescenza, ma che sia un processo che si estenda lungo tutto l’arco della vita.
Principali dibattiti nello sviluppo
Tuttavia, gli studiosi non sono d’accordo su molti argomenti, quelli principali (esposti in seguito) tendono ad essere maggiormente presenti nella letteratura:
- Il dibattito natura-cultura cerca di stabilire se lo sviluppo è influenzato in maniera preponderante dalla natura o dalla cultura. Il termine “natura” viene utilizzato in riferimento all’eredità biologica dell’organismo, mentre “cultura” indica le esperienze vissute in un determinato ambiente. I sostenitori della natura vedono una maggior influenza da parte dell’eredità biologica, al contrario dei sostenitori della cultura, che invece, pensano che la maggior influenza derivi dall’esposizione con l’ambiente e dalle conseguenti esperienze affrontate.
- Il dibattito continuità-discontinuità si concentra sul determinare se lo sviluppo è costituito da cambiamenti graduali e cumulativi (continuità) o da fasi distinte tra loro (discontinuità). Gli studiosi dello sviluppo che evidenziano l’aspetto culturale, parlano di un processo graduale e continuo; per quanto riguarda la discontinuità, si parla della vita come un processo che è costituito da diverse fasi durante le quali il cambiamento è più qualitativo che quantitativo (es. il bambino, ad un certo punto della crescita, arriva a riuscire ad elaborare i concetti astratti, cosa che non riusciva a fare quando era più piccolo).
- Il dibattito prime esperienze-esperienze successive si concentra sulla misura in cui le prime esperienze (specialmente durante la prima infanzia) o le esperienze successive sono fattori chiave nello sviluppo infantile. Per coloro che sostengono l’importanza delle prime esperienze, l’origine della personalità si può ritrovare nelle prime esperienze di vita (ambiente, stile genitoriale, tipologia di esperienze più o meno intense, ecc.). Al contrario, chi sostiene l’importanza delle esperienze successive pensa che ci siano diverse “prime volte” e che quindi la personalità non si può basare unicamente sulle esperienze.
- Lo sviluppo è dominio generale o dominio specifico? Nel primo caso si pensa che lo sviluppo coinvolga simultaneamente ed uniformemente tutto il sistema cognitivo, mentre nel secondo caso si ritiene che avvenga secondo modi e ritmi diversi nelle diverse aree della conoscenza.
Prospettive storiche
- Peccato originale: caratterizza il Medioevo e consiste nel vedere il bambino come una sorta di adulto in miniatura e deve essere salvato dalla dannazione.
- Tabula Rasa: sviluppata nel 1600 e il suo massimo esponente è il filosofo John Locke, il quale sostiene che i bambini sono come una lavagnetta sulla quale si può scrivere di tutto.
- Bontà Innata: si trova nel 1700 e si ritrova in Rousseau, che crede che i bambini siano buoni e dovrebbe essere loro permesso di crescere in modo naturale, limitando il loro controllo.
- Sviluppo Moderno (Ottocento)
- Alfred Binet: incaricato dal Presidente della Repubblica francese di trovare un modo per verificare l’apprendimento dei bambini nelle scuole elementari, Binet ideò il primo test di intelligenza, che diventerà il celebre test Stanford-Binet.
- Stanley Hall: realizzò dei centri per la ricerca sullo sviluppo (nelle università di Minnesota, Iowa, California (Berkeley), Toronto) e fu un pioniere nell'uso dei questionari infantile. Hall affermava che lo sviluppo infantile segue un corso evolutivo naturale che può essere spiegato attraverso lo studio dei bambini. Ipotizzò che lo sviluppo infantile si verifichi in fasi, con motivazioni e capacità diverse per ogni stadio.
Temi di interesse contemporaneo
- Salute e benessere: oggigiorno i professionisti della salute indagano i ruoli giocati dallo stile di vita e dalle condizioni psicologiche nel determinare il benessere dell’individuo.
- Parenti: i bambini imparano l’amore quando essi sono amati dai genitori che s’impegnano a crescere i propri figli in un ambiente caldo, supportivo, sicuro e avvincente, facendo sì che essi siano sicuri e gettino le basi affinché possano svolgere appieno il loro potenziale come uomini.
- Situazioni socio-culturali e diversità: la salute e il benessere del bambino, i parenti e l’educazione così come lo sviluppo stesso sono tutti influenzati dal contesto socio-culturale. Con “contesto” intendiamo il luogo nel quale avviene lo sviluppo. Gli studi cross-culturali confrontano gli aspetti di 2 o più culture. L’etnicità è radicata nell’eredità culturale, nazionale, di razza, religione e linguaggio. Anche lo status socio-economico è un fattore fondamentale dello sviluppo, che si riferisce alla condizione sociale della persona e cioè alla sua posizione all’interno della società.
- Genere: è un’altra dimensione chiave dello sviluppo dei bambini e si riferisce alle caratteristiche delle persone come maschi e femmine.
Arnold Gesell: egli realizzò degli importanti studi compiuti attraverso l'osservazione naturalistica attuata con l'uso di una cupola dalla quale egli poteva controllare il comportamento dei bambini e dei loro genitori nei più vari contesti naturali realizzati.
Teorie dello sviluppo (Novecento)
Teorie psicoanalitiche
- Freud: egli distingue 5 fasi di sviluppo, nell’arco dello sviluppo (sino all’adolescenza), denominate “psicosessuali”, vista l'importanza che dava alla sfera sessuale. Possiamo trovare le fasi: orale, anale, fallica-edipica, latenza, genitale. Critiche: si pone un'eccessiva enfasi sugli istinti sessuali e la scarsa considerazione per il pensiero cosciente.
- Erikson: a differenza di Freud, Erikson pensa che lo sviluppo si basi non sulla sfera sessuale, ma su 8 fasi psicosociali:
- Fiducia/diffidenza (1 anno): il bambino sperimenta il senso di fiducia, che richiede una sensazione di benessere fisico e l’assenza di paura ed apprensione verso il futuro.
- Autonomia/vergogna e dubbio (1-3 anni): i bambini iniziano di essere loro a controllare il proprio comportamento e quindi iniziano a voler far valere la propria indipendenza.
- Iniziativa/senso di colpa (periodo prescolare): i bambini iniziano ad essere consapevoli di essere i responsabili dei loro corpi, dei loro comportamenti, dei loro giocattoli e dei loro animali da compagnia.
- Industriosità/senso d'inferiorità (scuola elementare): i bambini incanalano le loro energie verso lo sviluppo delle loro conoscenze intellettive.
- Identità/diffusione di identità (adolescenza): gli individui cercano di scoprire chi sono, come sono fatti e che cosa vogliono fare nella vita.
- Intimità/isolamento (primi anni della vita adulta): gli individui devono stabilire relazioni intime tra di loro (non solo a livello sessuale ma anche in amicizia).
- Generatività/stagnazione (seconda fase dell'età adulta): si deve aiutare la generazione successiva ad adattarsi alla vita.
- Integrità/disperazione (ultimi anni di vita): la persona si ritrova a riflettere sul passato e a ricavarne un'immagine positiva.
Contributi: i principali contributi portati dalla teoria di Erikson sono:
- Enfasi sul ruolo delle prime esperienze;
- Enfasi sulle relazioni familiari;
- Modello evolutivo della personalità;
- Enfasi sugli aspetti inconsci della mente.
Critiche:
- Mancanza di un supporto scientifico;
- Troppa enfasi su spiegazioni di tipo sessuale (Freud);
- Eccessiva enfasi sull'inconscio;
- Immagine troppo negativa dei bambini (Freud).
Teorie cognitive
- Piaget: Teoria dello sviluppo cognitivo (4 fasi)
- Stadio sensomotorio (nascita - circa 2 anni): il bambino costruisce una propria visione del mondo considerando sia le esperienze percettive che quelle fisiche.
- Stadio preoperatorio (2 anni - 7 anni): il bambino comincia a rappresentarsi il mondo attraverso l'uso delle parole, delle immagini e dei disegni. Inoltre, secondo Piaget, il bambino non è ancora in grado di svolgere quelle che lui definisce “operazioni", ovvero “le azioni mentali che consentono al bambino di eseguire mentalmente ciò che in precedenza hanno svolto solo fisicamente” (ad esempio, confrontare due oggetti senza averli effettivamente davanti agli occhi).
- Stadio operatorio concreto (7 anni - 11 anni): i bambini ora hanno la capacità di svolgere queste operazioni, dato che il loro ragionamento intuitivo è stato sostituito da quello logico.
- Stadio operatorio formale (11/15 anni in poi): gli individui, in questa fase, passano dal focalizzarsi su aspetti riguardanti il concreto a quello astratto, attraverso l'acquisizione di un pensiero logico.
Contributi: immagine positiva dello sviluppo e particolare enfasi sulla costruzione attiva della coscienza.
Critiche: scetticismo sulla purezza degli stadi di Piaget, scarsa attenzione alle variazioni individuali nello sviluppo.
- Vygotskij: Teoria cognitiva socio-culturale: i bambini, come per Piaget, costruiscono la propria realtà attivamente ma, al contrario, Vygotskij pensa che il bambino si costruisca la propria conoscenza attraverso l'interazione sociale e le attività culturali. La teoria cognitiva di Vygotskij è una teoria socio-culturale che sottolinea le caratteristiche sociali e culturali che guidano e formano lo sviluppo cognitivo. Secondo Vygotskij, l’interazione sociale dei bambini con gli adulti o impari più competenti, è fondamentale per il loro sviluppo cognitivo, in quanto è proprio attraverso questa interazione che imparano ad utilizzare di strumenti che serviranno loro per avere successo nella vita.
Teorie comportamentiste
- Pavlov: Condizionamento classico: nel 1927, il fisiologo russo Ivan Pavlov, partendo dal fatto che i cani producono istintivamente saliva quando assaggiano il cibo, rilevò che questi cominciavano a salivare in presenza di vari stimoli adesivi o sonori prima di mangiare il cibo. Elabora così il principio del condizionamento classico: se uno stimolo neutro (il campanello) viene fatto associare ad un altro stimolo che produce una reazione automatica (il cibo), quella reazione sarà causata anche solo in presenza dello stimolo che in precedenza era un neutro.
- Skinner: Condizionamento operante: il principio del condizionamento operante sostiene che le conseguenze di un comportamento producono dei cambiamenti nella probabilità che questo si ripeta in seguito: ricevere una gratificazione ha più probabilità di far accadere di nuovo un dato comportamento, al contrario di una punizione.
- Albert Bandura: Teoria socio-cognitiva: Bandura sostiene che i processi cognitivi costituiscano un importante collegamento tra l'ambiente e il comportamento. I suoi studi si focalizzarono sull'apprendimento osservativo, ovvero un tipo di apprendimento che si verifica attraverso l’osservazione di ciò che fanno gli altri. Un importante esperimento fatto per provare la teoria socio-cognitiva è quello del “Pupazzo Bobo": un gruppo di bambini furono messi in una stanza che si affacciava su un’altra attraverso un vetro unidirezionale e quindi loro potevano vedere un collaboratore, che, nell'altra stanza, giocava in modo tranquillo con una scimmia di peluche. I bambini appartenenti al secondo gruppo, invece, videro il collaboratore che dava colpi e tirava il pupazzo da una parte e dall'altra della stanza. Una volta fatti entrare nella stanza dove c’era la scimmia peluche, il primo gruppo di bambini giocava serenamente con il gioco, mentre i bambini del secondo gruppo, prendevano a pugni e calci la scimmietta.
Contributi: enfasi sulla ricerca scientifica e sulle cause ambientali del comportamento; enfasi sui collegamenti reciproci tra comportamento, ambiente e fattori cognitivi.
Critiche: l'approccio scientifico non prende in considerazione la cognizione e non presta sufficiente attenzione ai cambiamenti evolutivi ed ai fondamenti biologici del comportamento.
La teoria etologica
A metà del XX secolo, gli zoologi europei diedero vita alla teoria etologica, sostenendo che il comportamento è fortemente influenzato dalla biologia e dall’evoluzione e che è caratterizzato da periodi critici o sensibili. Il principale esponente è Konrad Lorenz, il quale, attraverso il famoso esperimento con gli anatroccoli, ha elaborato il processo di imprinting: si tratta di un processo di apprendimento rapido e in atto che produce un senso di attaccamento nei confronti del primo oggetto in movimento. Un altro importante esponente è John Bowlby, che sostiene che l’attaccamento del bambino si sviluppa nei confronti della persona che si prende cura di lui (detta "caregiver").
Contributi: focus sulle basi biologiche ed evoluzionistiche dello sviluppo, uso di osservazioni accurate in setting naturali.
Critiche: troppa enfasi sulle basi biologiche dello sviluppo; periodo critico e sensibile sono concetti troppo rigidi.
La teoria ecologica
Questa teoria è stata elaborata da Urie Bronfenbrenner ed afferma che lo sviluppo è influenzato da diversi sistemi ambientali in particolare quattro:
- Microsistema: si tratta dei contesti in cui l'individuo vive (la famiglia, i coetanei, la scuola, il vicinato e il lavoro).
- Mesosistema: include le relazioni tra i diversi microsistemi.
- Ecosistema: si ha quando le esperienze vissute in altri contesti sociali dove il soggetto non ha un ruolo attivo influenzano ciò che l'individuo vive nel suo contesto più immediato.
- Cronosistema: include quei cambiamenti causati dagli eventi ambientali e dalle transizioni che avvengono nel corso della vita così con le circostanze storico-sociali.
Contributi: esame sistematico delle dimensioni micro e macro dei sistemi ambientali; enfasi su un ampio range di contesti sociali che influenzano lo sviluppo infantile.
Critiche: scarsa attenzione alle basi biologiche dello sviluppo e dei fattori cognitivi.
Capitolo 2 - Lo studio scientifico dello sviluppo infantile
Importanza della ricerca sullo sviluppo infantile
La scienza si definisce tale non in base a cosa studia, ma a come si studia quel determinato argomento, se attraverso un metodo scientifico o non scientifico. La ricerca scientifica è oggettiva, sistematica e può essere sottoposta a verifica; studiosi dello sviluppo usano il metodo scientifico, ovvero un processo basato su quattro fasi:
- Concettualizzazione del problema;
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