Psicologia dello sviluppo
Secondo la psicologia evolutiva (ormai obsoleta), il bambino è una tabula rasa alla nascita, cresce per effetto dell'esperienza fino all'età adulta, per poi avere un declino e ritornare tabula rasa. La psicologia dello sviluppo, invece, propone di esaminare il bambino ogni qual volta che si effettua un cambiamento nel ciclo di vita.
Ritmi di sviluppo e variabilità
Ogni individuo ha un proprio ritmo di sviluppo e ciò ha delle variabilità. Le variabilità possono essere interindividuali o intraindividuali. Le variabili interindividuali riguardano le somiglianze e differenze di una persona rispetto ad un'altra. Le variabili intraindividuali non riguardano le differenze fra individui, bensì si riferiscono al funzionamento della singola persona.
Contesto e significato
Il contesto determina lo sviluppo; Vigosky afferma che è il contesto a dare significato al comportamento. Il passato viene definito come uno zaino pieno di strumenti ottenuti dall'esperienza. L'intersezione tra la biologia, il funzionamento psichico e l'ambiente socio-culturale, definisce lo sviluppo.
Contesto = matrice di significati (format) in cui il comportamento non si colloca semplicemente, bensì esso è intessuto (cioè, un tutt'uno) nel contesto. Lo stesso problema può avere significati diversi a seconda del contesto.
Modelli di sviluppo
Il modello bioecologico dello sviluppo è un punto d'incontro di diverse discipline; esso deve descrivere lo sviluppo nei diversi momenti e/o contesti della vita. Il comportamento è la funzione di un continuo sviluppo multidimensionale. La prospettiva attuale considera lo sviluppo un processo; è un flusso continuo (non ha step).
Psicologia dell'età evolutiva
La vecchia psicologia dell'età evolutiva era determinata, cioè ricercava la causa del comportamento. Non vi è una causa, ma un processo (concatenarsi di cause) che spinge ad interiorizzare certi comportamenti piuttosto che altri.
Metodo probabilistico, olistico e interazionista
La psicologia dello sviluppo usa un metodo probabilistico (è probabile, ma non è detto, perché possono intervenire altri fattori), olistico (si guarda alla persona nella sua interità) e interazionista (si guardano le interazioni tra diversi fattori).
Individuo e sistema relazionale
L'individuo è un sistema relazionale, cioè un intarsio complesso di variabili tra loro in interazione sinergica. Il sé non è altro che un polo di un “continuum” di cui l'altro polo è costituito dall'alterità. Non esiste un “sé” indipendente dall'altro.
Bronfenbrenner, con il suo modello ecologico, intende l'ambiente di sviluppo del bambino come una serie di cerchi concentrici, legati tra loro da relazioni. Si possono leggere i comportamenti disfunzionali a partire dal microsistema o dal macrosistema.
Sviluppo sociale
Secondo Schaffer, lo sviluppo sociale concerne “il modo in cui i bambini interagiscono con gli altri”.
Prima infanzia
Nella prima infanzia, non si è una tabula rasa, ma si è già dotati di pensiero e percezione. Tutto quello che succede in questa fase è fondamentale per le fasi successive.
Aspetti del sé
- Concetto di sé: Immagine che i bambini costruiscono di se stessi.
- Consapevolezza di sé: Comprensione che ognuno è un essere distinto, un'entità separata da tutte le altre, dotato di un'identità propria.
- Stima di sé: Aspetto valutativo del sé.
Due nuovi microsistemi
Il nido offre esperienze di distacco dalle famiglie, nuove figure di riferimento, prime esperienze di gruppo (6-7 bambini). La scuola dell'infanzia offre esperienze simili ma con gruppi più grandi (20-25 bambini).
Dinamiche relazionali tra pari
Processi di cooperazione e competizione influenzano le gerarchie di dominanza, accettazione e rifiuto, amicizia, bullismo, e vittimizzazione tra pari.
Amicizia è una relazione durevole tra due persone caratterizzata da lealtà, intimità e mutuo affetto. Fattori che determinano l'amicizia includono l'attrazione per compatibilità e per similarità (omofilia).
Età scolare
- Amicizia
- Sviluppo morale
- Autostima: Con lo sviluppo del sé emergono le autovalutazioni che contribuiscono alla formazione dell'autostima.
Pre-adolescenza e adolescenza
- Periodo di transizione
- Sviluppo puberale e connessa percezione corporea
- Sviluppo dell'identità personale (modello di Erikson)
- Contesti relazioni, come famiglia e coetanei
- Interazione tra pari
A 3 mesi ci sono i primi segni di consapevolezza sociale. A 6 mesi iniziano sorrisi, toccare e propendere verso gli altri bambini più grandi; vanno a carponi verso gli altri bambini. A 2 anni iniziano delle vere e proprie interazioni, man mano con l'età aumenta il numero e la complessità.
Età prescolare
(Dal nido alla materna/scuola dell'infanzia) Il gioco ben strutturato premette di promuovere le fasi dello sviluppo. Vi è l'esperienza di nuovi microsistemi (nido e scuola dell'infanzia).
- Autonomia
- Iniziativa
- Autoregolazione
- Teoria della mente
- Sviluppo dell'identità di genere
- Sviluppo delle relazioni tra pari (amicizia)
- Relazioni con i coetanei, una nuova immagine delle relazioni fra pari e la cultura dei coetanei
- Cooperazione e competizione
- Tipologie e funzioni di gioco
- Tipologia di relazioni: amicizia/antipatia
Capitolo 1 – Lo sviluppo motorio
Le teorie dello sviluppo motorio
Lo studio dello sviluppo motorio si configura metaforicamente come una finestra privilegiata per osservare una serie di processi generali di sviluppo, in quanto il movimento ha il grande vantaggio metodologico di essere oggetto di studio direttamente osservabile e misurabile.
Gli approcci teorici sono: maturativo, cognitivo ed ecologico. Gesell e McGraw spiegano lo sviluppo motorio come un processo innato e articolato in stadi biologicamente determinati che possono essere accelerati o ritardati dalle caratteristiche di vita dell'ambiente (approccio maturativo). Piaget individua lo stadio senso-motorio come la fase in cui il bambino costruisce la conoscenza del mondo a partire da giochi su base percettiva e motoria.
Nell'approccio dell'Elaborazione delle Informazioni, l'esecuzione di un atto motorio viene spiegato come un processo di risoluzione di un problema caratterizzato da una sequenza coordinata di movimenti finalizzati al raggiungimento di un obiettivo.
La teoria dei sistemi dinamici analizza lo sviluppo delle abilità motorie all'interno di un processo complesso che coinvolge fattori neurali per il controllo dei muscoli, fattori fisici e biomeccanici quali cambiamenti nelle proporzioni delle diverse parti del corpo e nel rapporto tra massa muscolare e massa grassa; ad esempio, il riflesso di marcia automatica scompare quando la forza muscolare delle gambe non è in grado di sostenere il peso del corpo per il progressivo accumulo di grasso sottocutaneo.
Adolph sottolinea il rapporto tra variabili interculturali nello sviluppo delle abilità motorie; la mamma che tende le braccia aperte al bambino rappresenta uno stimolo al camminare nelle prime fasi, ma allo stesso tempo i primi passi del bambino regolano in modo diverso la qualità della sua relazione sociale con la madre.
Le componenti del movimento
Le componenti del movimento si articolano prevalentemente in schemi motori di base, schemi posturali e capacità motorie. Gli schemi motori e posturali si sviluppano per primi e sono fondamentali per l'acquisizione delle successive componenti motorie.
Gli schemi motori sono caratterizzati da dinamicità, essi sono: camminare, correre, strisciare, rotolare, saltare, dondolare, arrampicarsi, lanciare e afferrare. Gli schemi posturali possono essere dinamici o statici e sono: flettere, circondurre, estendere, spingere, piegare, slanciare, inclinare e ruotare.
Le capacità motorie rappresentano le caratteristiche motorie che consentono all'individuo l'apprendimento e l'esecuzione delle azioni motorie e comprendono:
- Capacità senso-percettive = riguardano il rapporto tra il corpo e il mondo esterno.
- Capacità condizionali = riguardano i processi di produzione, trasporto e utilizzo dell'energia necessaria per il movimento e si articolano in tre sistemi: capacità di forza, velocità e resistenza.
- Capacità coordinative = sovrintendono ai processi di controllo e di regolazione dei movimenti grossolani e fini in modo rapido e finalizzato; i movimenti grossolani richiedono l'azione di un'ampia muscolatura, mentre quelli fini coinvolgono gruppi muscolari circoscritti quali mano e dita.
Le fasi dello sviluppo motorio
Questa evoluzione trova una sintetica spiegazione nella metafora della scalata della montagna che Clark e Metcalfe adottano per rivisitare i sei periodi di sviluppo motorio nel percorso evolutivo. L'individuo si pone l'obiettivo dell'autonomia e intraprende un percorso individualizzato che si adatta e riorganizza in base agli eventuali imprevisti.
I periodi fondamentali sono:
- Periodo dei riflessi (terzo mese in gestazione – 2 settimane dopo la nascita) = l'obiettivo è adattarsi al passaggio dall'ambiente intrauterino a quello extrauterino, assolvendo funzioni di base come la suzione e la nutrizione o la protezione (es. riflesso di Moro); sono movimenti semplici che servono ad “aprire un dialogo col mondo”.
- Periodo dei movimenti preadattati (fino ai 9/12 mesi) = vi è la comparsa dei movimenti volontari; obiettivo è raggiungere l'indipendenza sia per nutrirsi sia per muoversi nell'ambiente conquistando la posizione eretta e la capacità di locomozione.
- Periodo degli schemi di base (fino a 7 anni circa) = obiettivo è costruire un repertorio diversificato che consenta di apprendere azioni motorie in grado di adattarsi flessibilmente ai differenti contesti; in virtù del diverso livello di stimolazione ambientale ed esperienze diversificate cominciano ad emergere differenze individuali.
- Periodo dei movimenti contesto-specifici (fino all'inizio della pubertà) = obiettivo è adattare gli schemi motori di base a una molteplicità di situazioni; vi è una sempre maggiore individualizzazione nelle prestazioni motorie, frutto del crescente peso di fattori familiari, culturali e sociali.
- Periodo dei movimenti abili (pubertà, 11/13 anni) = obiettivo è pervenire a comportamenti motori efficienti caratterizzati dall'abilità di usare strategie adeguate allo scopo di massimizzare la prestazione motoria riducendo lo sforzo fisico.
- Periodo di compensazione = il sistema è capace di riorganizzarsi in modo adattivo quando insorgono cambiamenti associati ai processi di invecchiamento (riadattamento con una direzione evolutiva progressiva) o causati da un danno al sistema (riadattamento che può essere regressivo).
Lo sviluppo motorio 0-2 anni
Il neonato presenta un repertorio di riflessi, ovvero risposte involontarie a specifici stimoli esterni. Inoltre, egli è capace di applicare rudimentali pattern senso-motori che gli consentono di cominciare a interagire con il mondo e acquisire una progressiva padronanza del corpo in un ambiente gravitazionale.
I primi due anni di vita sono connotati da abilità che rappresentano pietre miliari di motricità grossolana, quali controllo della postura, capacità di transizione dalla posizione seduta a quella eretta, locomozione, e di motricità fine, quali prensione e manipolazione degli oggetti. Tale sviluppo è regolato dalla legge della progressione cefalo-caudale, data dall'anticipazione cronologica del controllo della testa e del tronco sul controllo degli arti, e dalla progressione prossimo-distale, data dall'anticipato sviluppo dei movimenti delle parti prossimali degli arti rispetto alle parti distali. Vi sono inoltre tentativi di raggiungere e afferrare.
Lo sviluppo motorio 3-5 anni
Vi è l'affinamento delle competenze di motricità grossolana e fine, in concomitanza a cambiamenti fisici. Abilità sempre più complesse e varie si affiancano e perfezionano quelle raggiunte nell'età precedente.
I ritmi di sviluppo possono cambiare da un bambino all'altro; tale variabilità tende ad accentuarsi al crescere dell'età per fattori relativi allo sviluppo percettivo, cognitivo e sociale, e anche per fattori contestuali alle pratiche educative e alle differenziate possibilità di alfabetizzazione motoria.
Per quanto riguarda queste ultime, si possono strutturare giochi di movimento, percorsi e circuiti per allenare la capacità di adattamento motorio modificando con rapidità l'esecuzione dei movimenti per rispondere adeguatamente alle varianti date dall'esecuzione motoria in spazi piccoli, poi in spazi più grandi.
Per migliorare lo schema motorio si possono proporre compiti che richiedono la combinazione di più abilità motorie. L'età prescolare è, inoltre, un periodo sensibile per lo sviluppo della capacità di mobilità articolare con esercizi di slancio degli arti superiori o inferiori, circonduzione, flessione, oscillazione, così come esercizi con piccoli o grandi attrezzi.
Lo sviluppo in età scolare
Successivamente alla stabilizzazione del repertorio degli schemi motori di base, il bambino comincia ad applicare e adattare tali schemi a una sempre più ampia molteplicità di compiti e contesti ambientali.
Gli schemi motori rappresentano la base e i prerequisiti delle capacità motorie mature che permeano la vita di ogni individuo. La competenza motoria sin da quest'età contribuisce al processo di strutturazione di componenti della personalità, che avranno un peso peculiare in età adolescenziale, riguardanti l'autostima, l'immagine corporea, la consapevolezza di sé, la percezione di competenza.
È a partire dalla frequenza della scuola primaria che diventano più evidenti eventuali difficoltà di coordinazione. È proprio in questo periodo che si registra una maggiore frequenza di richieste di valutazione per il sospetto di disturbo della coordinazione motoria, insieme di disturbi caratterizzati da goffaggine, lentezza e imprecisione nello svolgimento delle attività motorie che interferiscono significativamente con la vita quotidiana.
L'abilità motoria è precursore e conseguenza del perso corporeo. Da una parte, l'alterata composizione corporea influenza la geometria del corpo, accresce la massa dei diversi segmenti del corpo e riduce l'efficienza biomeccanica dei movimenti grossolani con conseguenti difficoltà nell'esecuzione degli schemi motori. Dall'altra parte, un inadatto sviluppo di schemi motori durante l'infanzia contribuisce a limitare o ridurre i livelli di attività fisica e incrementa il livello di sovrappeso.
Lo sviluppo motorio in età adolescenziale
L'epoca puberale rappresenta un'importante svolta evolutiva segnata da cambiamenti fisici e significative conquiste sul piano intellettivo e sociale. Lo sviluppo motorio è legato alla realizzazione di una serie di compiti evolutivi legati alla crescita fisica, alla maturazione sessuale e all'identità corporea. Tali compiti riguardano la conoscenza e l'accettazione di un corpo nuovo, la gestione, anche sociale, del proprio ruolo di genere e il raggiungimento della piena autonomia.
Vi è in questo periodo il cosiddetto scatto di crescita, dato dall'aumento di peso e di altezza e dalla completa maturazione sessuale dei caratteri primari e secondari. Questi cambiamenti hanno ritmi diversi in funzione del genere. L'accrescimento fisico ha un peso cruciale sullo sviluppo della personalità in quanto influenza la progressiva organizzazione del concetto di sé, il livello di autostima e la percezione di competenza.
Il processo di elaborazione dell'aspetto fisico è fondato sia su un'incrementata elaborazione personale e capacità di introspezione, sia sul continuo confronto con il gruppo di pari. La distorsione dell'immagine corporea, in associazione con un rapporto anomalo con il cibo, può essere all'origine di disturbi del comportamento alimentare, laddove si inserisca un quadro di predisposizione biologica e/o disagio psicologico riconducibile a bassa autostima.
Anche il possibile insorgere di problemi di coordinazione, dati dalla goffaggine causata da un'improvvisa crescita fisica, può essere fonte di disagio nelle relazioni interpersonali creando forme di isolamento sociale e contribuendo al drop-out sportivo.
Lo sviluppo motorio in età adulta
Il decremento motorio in età adulta è spiegato da cambiamenti sia nelle strutture periferiche, quali recettori sensoriali, muscoli e nervi periferici, sia nelle strutture centrali a causa di mutamenti strutturali, quali riduzione di materia bianca e riduzione del volume di materia grigia, sia per cambiamenti biochimici. Tuttavia, è opportuno fare una distinzione tra le due componenti della competenza motoria: prestazione motoria e apprendimento motorio.
La prestazione è caratterizzata da peggioramenti dati da maggiore lentezza e minore accuratezza nell'esecuzione dei movimenti; vi sono frequenti difficoltà di coordinazione e di elaborazione visuo-motoria che possono influenzare negativamente la vita quotidiana.
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