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Capitolo 1: Premessa

La considerazione della complessità dello sviluppo individuale trova ampio supporto nella prospettiva socio-cognitiva in cui l’interazione del soggetto con la figura di appartenenza si configura come elemento centrale. L’autrice Maltese si muove all’interno della prospettiva della psicologia socio-culturale entro cui inquadrare la dinamica della relazione individuo-ambiente.

L’autrice sostiene il passaggio da una prospettiva universalistica (quale quella di Piaget) ad una prospettiva contestualistica (quella di Vygotskij), dando enfasi all’azione delle dimensioni sociali e culturali che connotano le diverse traiettorie di sviluppo individuale e spiegando lo sviluppo cognitivo come un graduale aumento di contesti di cui il soggetto fa esperienza e che gli consentono di rendere significanti le successive esperienze. Per l’autrice è, inoltre, fondamentale nello sviluppo cognitivo l’esperienza scolastica definita come network di setting di abilità ben distinti.

Capitolo 2: Dalla linearità alla complessità

Nel corso del tempo diversi paradigmi si sono confrontati nel tentativo di comprendere le dinamiche dello sviluppo umano (il termine sviluppo si riferisce a significativi cambiamenti che si realizzano durante il corso della vita o lifespan): infatti gli psicologi dello sviluppo hanno cercato di identificare quei cambiamenti che caratterizzano la dinamica dello sviluppo:

  • Kagan parla di sviluppo riferendosi a cambiamenti stabili, cioè a cambiamenti che si manifestano in modo ordinato mantenendosi per lunghi periodi temporali.
  • Ross parla di sviluppo come il risultato di interazioni complesse che si risolvono nella continua e reciproca riorganizzazione del sistema dinamico individuo-ambiente.
  • Thelen e Ulrich descrivono lo sviluppo in termini di processo dinamico, multi-livello e non-stazionario.
  • Rosales e Bear parlano di cuspidi evolutive per spiegare i rilevanti cambiamenti che si realizzano negli scambi tra individuo e ambiente, cambiamenti che a loro volta rendono possibili nuove interazioni multiple.

Tutti questi modelli condividono il principio dinamico della non-linearità dello sviluppo. Ricordiamo, infatti, che inizialmente l’attuale psicologia dello sviluppo era denominata psicologia dell’età evolutiva e presumeva che lo sviluppo dell’individuo seguisse delle fasi:

P.to max di sviluppo — nascita — calo in età senile.

Invece la psicologia dello sviluppo implica un presupposto diverso, un modello senza impennata in cui ogni fase è caratterizzata da un cambiamento significativo; inoltre, presume che ci sia una forte variabilità individuale, per cui soggetti diversi hanno ritmi di sviluppo personali.

Si è quindi modificata la concezione dello sviluppo e si è passati dalla linearità alla complessità dei percorsi evolutivi, quindi si è passati:

  • Dal determinismo al probabilismo o con fasi specifiche con percorsi evolutivi dello sviluppo soggettivo.
  • Da percorso obbligato a trama complessa (framework) o con una sequenza di stadi in cui lo sviluppo tiene conto di una serie di forze sociali, culturali e contestuali per spiegare la complessità dello sviluppo individuale.
  • Da universalità a contestualismo e determinismo reciproco in cui lo sviluppo in cui il rapporto tra individuo e ambiente è segnato da mutuo influenzamento.

In quest’ambito si colloca anche il modello ecologico di Bronfenbrenner. L’obiettivo dell’ecologia dello sviluppo è studiare il progressivo adattamento tra l’individuo che cresce ed il suo ambiente e il modo in cui tale relazione viene mediata da forze che provengono da regioni più remote, che appartengono ad un più ampio ambiente fisico e sociale. Secondo Bronfenbrenner, infatti, l’individuo tenderebbe a modificare il proprio comportamento in relazione ai diversi contesti e ai differenti eventi ambientali.

Approccio epistemologico-genetico di Piaget

L'epistemologia è il ramo della filosofia che si occupa della conoscenza. Secondo Piaget, l’epistemologia affronta la relazione tra un soggetto che conosce e un oggetto conoscibile o conosciuto. Egli si chiese come facciamo a conoscere qualcosa e se ci sono delle idee innate: la risposta la trovò nell’epistemologia genetica — lo studio del passaggio dagli stadi di minore conoscenza a quelli più avanzati (l’aggettivo genetica non sta a significare innato ma fa riferimento al concetto di sviluppo). In pratica, l’epistemologia genetica studia lo sviluppo delle strutture cognitive nel processo di conoscenza.

L’epistemologia genetica è un incrocio tra filosofia e metodo scientifico: Piaget sostiene infatti che la conoscenza è un processo e non uno stato (infatti la conoscenza che il bambino ha del mondo cambia con lo sviluppo del suo sistema cognitivo).

Approccio biologico

Il pensiero di Piaget affonda le sue radici nella biologia. Egli si è distinto in quanto ha visto nei molluschi principi generali di come gli organismi viventi si adattano all’ambiente e lo assimilano secondo le modalità permesse dalla loro struttura biologica: tali principi si possono applicare anche al pensiero umano. Infatti, concetti quali adattamento, organizzazione, struttura, assimilazione e accomodamento sono concetti biologici che egli utilizza per spiegare come funziona l’intelligenza che, secondo lui, è adattamento all’ambiente.

Intelligenza = adattamento all’ambiente

Gli strutturalisti guardano a come le parti sono organizzate nel tutto: il loro interesse è rivolto alle relazioni che si instaurano fra il tutto e le parti e fra uno stato precedente e uno seguente. Secondo Piaget, con lo sviluppo cambia la natura delle strutture mentali.

*Le strutture mentali di un bambino piccolo sono chiamate schemi. Schema è un pattern organizzato di comportamento e riflette un modo particolare di interagire con l’ambiente.

*Le strutture mentali di un bambino più grande (da 7 anni in poi) sono descritte in termini di operazioni mentali astratte organizzate in sistemi logico-matematici.

Approccio stadiale

Per Piaget lo sviluppo cognitivo passa attraverso una serie di stadi. Stadio è un periodo di tempo in cui il pensiero e il comportamento del bambino in una varietà di situazioni riflettono un particolare tipo di struttura mentale.

Descrizione degli stadi dello sviluppo cognitivo

Nonostante Piaget si riferisca a stadi dello sviluppo, ciascuno dei maggiori quattro stadi viene designato come periodo, mentre i sotto-stadi vengono designati come stadi.

  • Periodo sensomotorio (dalla nascita ai 2 anni circa): il bambino comprende il mondo limitatamente alle azioni fisiche che egli esercita direttamente su di esso; attraverso una serie di fasi, egli si muove dall’uso di semplici riflessi ad un insieme di schemi organizzati.
  • Periodo preoperazionale (da 2 a 7 anni circa): il bambino non compie più solo semplici aggiustamenti percettivi e motori su oggetti ed eventi; egli in questo stadio può usare simboli (immagini mentali, parole, gesti) per rappresentare oggetti ed eventi.
  • Periodo delle operazioni concrete (da 7 a 11 anni circa): il bambino acquisisce certe strutture logiche che gli permettono di compiere varie operazioni mentali (cioè azioni interiorizzate che possono essere reversibili).
  • Periodo delle operazioni formali (da 11 a 15 anni circa): le operazioni mentali non sono più limitate a oggetti concreti ma possono essere applicate ad affermazioni verbali o logiche, all’astratto come al reale, al futuro come al presente.

Meccanismi di sviluppo

I processi attraverso cui il pensiero del bambino progredisce sono detti invarianti e sono tre:

  1. Organizzazione cognitiva: con questo termine ci si riferisce al fatto che il pensiero tende ad essere costituito di sistemi le cui parti sono integrate in modo da formare un tutto, un insieme; a loro volta, questi sistemi sono coordinati fra di loro, nel senso che le attività cognitive sono fra loro interrelate (per esempio, il bambino piccolo possiede strutture separate per succhiare oggetti e per afferrarli; è solo in un secondo momento che queste due strutture si organizzano per formare una struttura di ordine superiore che permette di coordinare la prensione di un oggetto con il portarlo alla bocca per succhiarlo).
  2. Adattamento cognitivo: questo invariante è relativo all’interazione fra organismo e ambiente: infatti Piaget sostiene che tutti gli organismi possiedono una tendenza innata ad adattarsi all’ambiente. Egli definisce intelligente quel comportamento che è adatto alle richieste dell’ambiente. L’adattamento avviene attraverso due processi:
    • Assimilazione: è il processo che permette l’acquisizione di nuovi dati di esperienza utilizzando schemi o strutture mentali già possedute.
    • Accomodamento: è il processo che permette l’acquisizione di nuovi dati di esperienza solo attraverso la modificazione degli schemi mentali.
  3. Equilibrazione cognitiva: consiste nel raggiungere un equilibrio con l’ambiente e con se stesso (rispetto alle componenti cognitive). Piaget applica il concetto di equilibrio in tre momenti fondamentali:
    • Si ha equilibrio quando assimilazione e accomodamento sono coordinati e ben bilanciati;
    • Si ha equilibrio quando si procede verso il livello finale in ciascun periodo o stadio (per esempio, alla fine del periodo sensomotorio il bambino si trova in equilibrio con l’ambiente relativamente ai suoi schemi di azione, ma non alle operazioni);
    • L’intero corso dello sviluppo cognitivo è considerato un processo di equilibrazione, secondo cui il bambino progredisce raggiungendo forme di equilibrio sempre migliori: la forma di equilibrio più completa viene raggiunta con le operazioni formali, quando il pensiero diventa completamente reversibile e astratto.

Capitolo 3: Lo sviluppo individuale: qual è il ruolo dell’intelligenza?

Studiando la variabilità interindividuale, gli psicologi hanno concentrato l’attenzione sul ruolo dell’intelligenza. Si è assistito ad un proliferare di modelli che oscillano tra la considerazione dell’intelligenza come una collezione di abilità diverse e la considerazione dell’intelligenza come un’abilità mentale di tipo generale, fino ad arrivare ad una descrizione dell’intelligenza come un insieme di intelligenze diversificate (Gardner).

L’approccio iniziale è di tipo psicometrico, alla cui base vi è l’interesse per la misurazione: si è tentato, infatti, di costruire degli strumenti per misurare costellazioni comportamentali, al di sotto delle quali era possibile individuare tratti e abilità specifiche.

Ricordiamo la prima scala di intelligenza, la scala Binet-Simon (1905), rivista più volte dallo stesso Binet; la scala Stanford-Binet (1916) rivista alla Stanford University; la tecnica dell’analisi fattoriale di Thurstone (1947); la scala WAIS (1955); la scala WISC (1974) e le versioni riviste di queste ultime due, la scala WAIS-R e la scala WISC-R.

Le prime smagliature dell’approccio psicometrico si sono manifestate negli anni ’70: veniva per esempio ribadita la non rappresentatività delle prove dei test in quanto veniva rappresentato solo un determinato tipo di abilità, quello che Neisser definisce intelligenza accademica, caratterizzata dalla mancanza di considerazione degli aspetti comunicativi e adattivi fondamentali nella vita quotidiana.

Si ha così uno spostamento di attenzione dal problema della misurazione di un’intelligenza generale alla misurazione di quei meccanismi e processi implicati nell’esecuzione di diversi tipi di compiti che caratterizza l’approccio cognitivista. Infatti, i processi cognitivi contribuiscono a denotare il comportamento intelligente e sono alla base delle differenze tra gli individui.

In tal senso, lo studio dell’intelligenza in relazione alle differenze individuali è stato orientato soprattutto verso l’elaborazione delle cosiddette teorie esplicite volte a rintracciare le strutture dell’intelligenza attraverso l’analisi delle prestazioni di soggetti sottoposti a vari compiti che si riteneva potessero misurare il comportamento intelligente (le teorie implicite oltre alle abilità cognitive considerano le abilità di tipo sociale e pratico).

Capitolo 4: Le intelligenze

In tempi più recenti, sono state elaborate le teorie implicite dell’intelligenza, che delineano un concetto di intelligenza che non considera solo le capacità cognitive...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

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