Introduzione
Le teorie dello sviluppo esistono perché gli osservatori del comportamento umano sono stati incuriositi da cosa vedevano fare ai bambini e adulti.
Teorie di larga portata e miniteorie
Teorie di larga portata sono quelle associate ad un autore in particolare (es. Freud); altre teorie comprendono famiglie di approcci (es. l’apprendimento sociale).
Miniteorie sono costrutti limitati a un particolare ambito dello sviluppo (es. la teoria della teoria).
Che cos'è una teoria?
Possiamo farci due domande: la prima è: “Ci stiamo chiedendo che cosa le teorie dovrebbero essere o che cosa di fatto generalmente sono?”. La distinzione tra teorie reali e ideali evidenzia una difficoltà tipica della ricerca scientifica, le cui teorie spesso non vengono formalizzate.
Una teoria scientifica ideale e completa consiste in un insieme di affermazioni interconnesse (alcune delle affermazioni di solito espresse in forma verbale o matematica, sono dedotte logicamente da altre). Quanto più un’affermazione è distante dai comportamenti osservabili tanto meno è probabile che essa possa essere sostenuta da dati empirici.
Al livello più lontano dal comportamento osservabile si collocano gli assiomi, che vengono accettati senza dimostrazione. Ad un livello meno generale troviamo i costrutti ipotetici, concetti che pongono in relazione eventi, oggetti, proprietà o variabili. Non sono osservabili di per sé stessi ma si riferiscono a comportamenti osservabili.
Il teorico traduce i costrutti ipotetici in ipotesi, affermazioni provvisorie relative alla relazione tra eventi, oggetti, proprietà o variabili. Un’ipotesi diventa un fatto quando è sufficientemente rinforzata dalla ricerca. Quando i fatti si accumulano si collegano ad una legge, affermazione generale relativamente ben fondata, riguardante la relazione fra un insieme di fatti.
Le teorie sono costruite procedendo dai dati. I risultati modificano la teoria, suggerendo nuove osservazioni, che conducono a nuovi fatti, in un processo ciclico continuo. I dati empirici contribuiscono a confermare una teoria ma non possono dimostrarne in maniera definitiva la veridicità. La distanza tra le nozioni teoriche e i dati rende più difficile testarle, permettendo a più di una teoria così concepita di essere ritenuta valida per anni, indipendentemente dalla sua reale validità nell’interpretare i dati.
Dal punto di vista logico una teoria deve mostrare coerenza interna, ossia escludere affermazioni contraddittorie. Dal punto di vista empirico, non deve essere contraddetta da osservazioni scientifiche. Inoltre deve attenersi ai criteri di chiarezza, verificabilità e parsimonia basandosi sul minor numero possibile di costrutti. Infine deve coprire un’area scientifica ragionevolmente estesa e integrare ricerche precedenti.
Nel corso della storia della psicologia si contano pochissime teorie formali. Oggi i teorici ricorrono spesso al termine modello, indicano una teoria informale di ambito più limitato. I modelli sono presentati in forma visiva (es. con un grafico) oppure possono essere analogie (es. quando si paragona la mente umana al pc).
Seconda domanda: “Il nostro interesse è rivolto all’esposizione delle teorie dal punto di vista formale o ci stiamo domandando come operino le teorie all’interno della comunità scientifica?”. Nel libro di testo una teoria presenta solo una pallida somiglianza con i costrutti che guidano il comportamento reale dei ricercatori. Infatti solo in rari casi la ricerca scientifica procede in maniera ordinata e lineare.
Gli psicologi costruttivisti sociali intendono la scienza e le sue teorie come una particolare visione della realtà, sempre filtrata dalle credenze socioculturali, dai valori, dai linguaggi, dalle categorie.
Gli psicologi dello sviluppo non sono liberi da influenze culturali.
Che cosa è una teoria evolutiva?
Le attuali teorie dello sviluppo si configurano come quadri di riferimento alquanto informali, dotati di un ruolo dinamico non ufficiale.
Una teoria evolutiva deve focalizzarsi sui cambiamenti nel tempo, collegando le trasformazioni agli stadi precedenti dello sviluppo e quelli che seguono. Si propone di spiegare il processo che conduce alla comparsa e alla successiva evoluzione di un dato fenomeno. Si pongono tre obiettivi:
- Descrivere i cambiamenti entro una o più aree del comportamento (es. pensiero, linguaggio, comportamento sociale/percezione). Una teoria adeguata dovrebbe essere in grado di descrivere i cambiamenti che si verificano in pochi secondi, minuti o giorni.
- Descrivere i cambiamenti nella relazione fra diverse aree del comportamento. Le teorie dovrebbero sempre tener conto del contesto socioculturale dei comportamenti, ma considerare tutti questi aspetti simultaneamente non è semplice. Le singole parti, cioè le aree specifiche del comportamento, devono essere studiate nel contesto del bambino inteso come totalità, sullo sfondo dell’ambiente sociale e fisico.
- Spiegare lo sviluppo descritto. Una teoria evolutiva offre una serie di principi generali relativi al cambiamento, che specificano gli antecedenti necessari e sufficienti per ciascuna trasformazione e identificano le variabili in grado di modulare la velocità e la natura di ciascuna evoluzione. Una teoria dovrebbe anche spiegare come mai lo sviluppo proceda in una certa direzione e non in altre.
I tre compiti descritti non sono necessariamente affrontati in questo ordine. La fase della descrizione non è separata e indipendente da quella della descrizione. I concetti esplicativi di una teoria influenzano la scelta dell’oggetto e le modalità descrittive. Le descrizioni dei teorici sono condizionate da come è stato descritto il comportamento. Per questo le teorie dello sviluppo non sono ugualmente interessate ai tre compiti.
È più realistico proporsi di elaborare teorie che spieghino aree più circoscritte dello sviluppo (es. il linguaggio) o che approfondiscano solo uno dei tre compiti.
A che cosa serve una teoria dello sviluppo?
Una teoria in grado di descrivere e spiegare lo sviluppo offre due contributi: organizza e attribuisce significati ai fatti, apre la strada a nuove ricerche. Le teorie forniscono un quadro di riferimento per i fatti, evidenziano alcuni fenomeni piuttosto che altri e integrando le informazioni. Il teorico costruisce la struttura evidenziando la relazione con il piano più generale (è da ricordare che le teorie possono assegnare differenti significati agli stessi fatti).
La teoria è anche uno strumento che guida l’osservazione e genera nuove informazioni stimolano nuove osservazioni.
Quali sono i nodi principali della psicologia dello sviluppo?
Le teorie da esaminare si diversificano per contenuto, metodi di investigazioni e natura formale, tutte prendono posizione su alcune questioni centrali relative allo sviluppo. Infatti, lo sviluppo del cambiamento evolutivo pone almeno quattro questioni:
Qual è la natura di base dell'uomo?
La prospettiva sullo sviluppo adottata dai teorici è in relazione con la loro concezione di natura umana, alla quale si collega la loro visione del mondo, ossia come pensano funzioni l’universo. Nel campo della psicologia evolutiva emergono tre concezioni di base:
- Meccanicistica: il mondo è come una macchina composta di parti che operano nel tempo e nello spazio (es. mondo come orologio). Le forze applicate alle singole parti, provocano una reazione a catena, consentendo alla macchina di muoversi da uno stato all’altro. Questa visione vede l’uomo inerte, un robot passivo motivato da forze ambientali corporee. Lo sviluppo è causato da forze ed eventi antecedenti che agiscono su una mente passiva. Sostiene che il bambino acquisisce passivamente una copia della realtà, assorbe come una spugna.
- Organismica: mondo come sistemi viventi, come piante e animali. Questa prospettiva attribuisce importanza alla totalità piuttosto che alle parti e alle relazioni fra le diverse componenti del sistema. Questa visione vede l’uomo come un’unità attiva e organizzata in continuo cambiamento, che procede in una direzione ben definita. Lo sviluppo è inerente alla natura umana. Sostiene che il bambino costruisca la sua conoscenza formulando attivamente e verificando ipotesi su categorie di oggetti e sulle cause degli eventi. Le teorie organismiche postulano un cambiamento qualitativo piuttosto che per gradi.
- Contestualista: mondo paragonato ad un evento storico. Un comportamento ha significato solo in riferimento al suo contesto storico e sociale. Il significato di un comportamento varia da contesto a contesto. Il comportamento ha uno scopo che affonda le sue radici nel passato (ossia la causa) e si estende nel futuro (ossia obiettivo). Come la prospettiva organismica anche questa è olistica, cioè non solo un’unità è più grande delle sue parti, ma un’unità nel contesto è più grande della somma di un’unità e del suo contesto.
Oltre a queste tre visioni metafisiche dell’uomo emergono teorie più specifiche e limitate basate su particolari ideologie economiche e politiche. Per esempio, nel sistema capitalistico s’intende l’uomo come un essere competitivo che lotta per il successo per cui è un egoista che conduce un’esistenza crudele, brutale e breve, mentre l’infanzia era ritenuta uno stato adulto incompleto, un periodo di invalidità la società considerava i bambini come esseri passivi che dovevano essere plasmati secondo ruoli adulti ritenuti appropriati. Nell’ideologia mercantilista Jean-Jacques Rousseau vedeva il bambino come un nobile selvaggio fondamentalmente buono, ma rovinato dal mondo adulto (es. sistemi educativi orientati all’autorealizzazione furono sviluppati dalla Montessori).
Lo sviluppo è qualitativo o quantitativo?
Le visioni meccanicista e capitalista pongono l’accento su cambiamenti quantitativi. Gli approcci organismico e mercantilistico cambiamenti qualitativi. Il contestualismo entrambi.
Cambiamento qualitativo = tipicamente trasformazione di genere o tipo, coinvolge la struttura o organizzazione (Es. uovo, bruco, bozzolo, farfalla).
Cambiamento quantitativo = si riferiscono a modifiche di frequenza che rendono il comportamento più efficiente o coerente. Il cambiamento è graduale e avviene poco alla volta, garantendo l’acquisizione progressiva di conoscenze, abitudini, abilità nuove. Stabilire fino a che punto lo sviluppo sia qualitativo o quantitativo è estremamente difficile infatti alcuni comportamenti coinvolgono entrambi i cambiamenti.
In che modo natura e cultura contribuiscono allo sviluppo?
Un teorico deve far riferimento anche alle cause sottostanti allo sviluppo. Il problema è comprendere come la conoscenza e il comportamento derivino dal patrimonio genetico e dalla maturazione fisica dell’individuo e della sua esperienza del mondo.
Domanda: fino a che punto la variabilità comportamentale sia attribuibile alle differenze ereditarie o all’ambiente? Come natura e cultura interagiscono per determinare lo sviluppo?
Oggi tutti concordano nell’attribuire una complessa interazione di fattori innati e ambientali. Natura e cultura sono entrambe coinvolte nello sviluppo del comportamento. Una data influenza ereditaria può condurre a effetti comportamentali diversi a seconda dell’ambiente. Ma è anche vero che un particolare ambiente può agire in maniera differente su individui che possiedono corredi genetici diversi.
La questione natura-cultura è al centro di due aree della ricerca: la neuroscienza cognitiva e lo studio dell’interazione geni-ambiente.
Che cosa si sviluppa?
Ogni teorico prende posizione sull’essenza dello sviluppo, stabilendo l’unità di analisi che considera più appropriata. La prospettiva di un teorico dipende dalle assunzioni teoriche e dai metodi di studio adottati che determinano le seguenti dimensioni:
- Il livello di analisi (dalle cellule alla società)
- La focalizzazione sulla struttura/processo manifesto (comportamento, pensiero, personalità / aspetti dinamici e funzionali)
- Il contenuto privilegiato
- L’accento sul comportamento
- La metodologia usata
Riepilogo
Una teoria scientifica ideale consiste in un sistema ipotetico-deduttivo che comporta una serie di affermazioni strettamente concatenate e descrive formalmente strutture e processi psicologici (anche se la maggior parte delle teorie psicologiche non soddisfa questi requisiti). Le teorie prendono posizione su quattro questioni fondamentali per lo studio dello sviluppo (ossia le domande a, b, c, d scritte sopra).
Capitolo 1: La teoria degli stadi cognitivi di Piaget e i neopiagetiani
Piaget ha approfondito il processo dello sviluppo cognitivo basandosi su eventi quotidiani per nulla straordinari. Nella sua visione, le interazioni di tutti i giorni con oggetti/persone conducono alla formazione di modalità generali di comprensione del mondo; questa comprensione cambia con lo sviluppo. Il bambino costruisce la conoscenza in maniera attiva.
Cenni biografici
Jean Piaget nacque in Svizzera il 9 agosto 1896. Padre coscienzioso e analitico, madre di temperamento nevrotico. Piaget ha attribuito a queste difficoltà familiari la nascita del suo interesse verso la teoria psicoanalitica. Frequenta studi nel campo delle scienze naturali, nel 1918 completa il dottorato di ricerca con una tesi sui molluschi (anche se già prima aveva scritto 20 articoli su quell’argomento). Dopo aver visitato i laboratori di psicologia a Zurigo e esplorato la teoria psicoanalitica, Piaget si iscrisse alla Sorbona, seguendo i corsi di psicologia e filosofia. Incontra Theodore Simon (pioniere nella creazione dei test di intelligenza). Infatti, Simon chiede a Piaget di standardizzare i suoi test di ragionamento da somministrare ai bambini parigini. Nel 1921 gli viene offerto l’incarico di direttore degli studi dell’Istituto J.J Rousseau a Ginevra inizia ad essere conosciuto come psicologo dello sviluppo. Dal 1929 al 1945 ricopre incarichi internazionali (es. presidenza della commissione svizzera dell’Unesco). Negli anni ’40-’50 le sue ricerche affrontano vari temi: sviluppo mentale, educazione, storia del pensiero, la logica. Piaget continuò a cimentarsi con l’enigma del pensiero infantile fino alla morte il 16 settembre 1980.
Orientamento generale della teoria
Esaminiamo cinque caratteristiche (a, b, c, d, e) di base della teoria ponendole in relazione agli interessi e agli obiettivi di Piaget.
Epistemologia genetica
Piaget definisce epistemologia (quella branchia della filosofia che studia la conoscenza) come il problema della relazione fra soggetto agente/pensante e gli oggetti della sua esperienza. Piaget utilizza il termine genetico non si riferisce a ciò che è innato, ma alla genesi/ all’emergere = ciò che si sviluppa = ciò che emerge.
Piaget si chiese: come e quando i bambini capiscono che due oggetti non possono occupare lo stesso spazio; che gli oggetti possono esistere anche quando non li possiamo vedere; che due eventi continui possono essere collegati da una relazione causale.
Piaget può essere definito epistemologo sperimentale, colui che formula ipotesi empiriche che potevano essere verificate. L’epistemologia piagetiana è un incrocio fra filosofia e metodo scientifico, fra logica e fatti. La soluzione individuata da Piaget è concepire la conoscenza come un processo, come un evento/relazione fra conoscente e conosciuto.
L’essere cognitivo seleziona e interpreta in maniera attiva le informazioni del suo ambiente; come cambia il conoscente, cambia anche il conosciuto.
Approccio biologico
Piaget colse (già nei molluschi) quei principi generali che consentono agli organismi viventi di adattarsi al mondo. Intelligenza è adattamento. Concetti biologici che servono come analogie del funzionamento dell’intelligenza: adattamento, organizzazione e struttura, equilibrazione, assimilazione e accomodamento.
Strutturalismo
Convinto della natura sistemica del pensiero infantile, Piaget si rivolse all’approccio dello strutturalismo, che definisce l’organizzazione delle parti e la loro relazione con il tutto. Secondo lui, i contenuti apparentemente variabili del pensiero sono il risultato di una struttura costituita da un numero ridotto di operazioni mentali. La natura delle strutture mentali definita schemi si modifica con lo sviluppo.
È la componente ripetibile e generalizzabile di un atto, che riflette un modo particolare di interagire con l’ambiente. Due punti fondamentali per Piaget: i bambini costruiscono attivamente queste strutture/schemi; l’acquisizione di una struttura cognitiva è associata ad un sentimento di necessità.
Approccio stadiale
Per Piaget, lo sviluppo cognitivo passa attraverso una serie di stadi. Uno stadio è un periodo di tempo in cui il pensiero e il comportamento dei bambini in una varietà di situazioni riflettono un tipo particolare di struttura mentale. Ha cinque caratteristiche principali: 1) Uno stadio è una totalità strutturata in stato di equilibrio, stadio come una totalità integrata che organizza le parti. Le operazioni di ciascuno stadio sono interconnesse.
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