Psicologia dello sviluppo
Modelli di sviluppo
Modello è una struttura che è stata sviluppata in un campo e poi applicata in un altro campo, di solito meno evoluto. Serve da analogia per guidare la ricerca e il pensiero. Il modello ispira e guida la ricerca, ma c'è scarso interesse ad usare i risultati di quella ricerca per modificare il modello.
Modello dati e teoria deduttiva
È un insieme di proposizioni logicamente organizzate; fra i dati e la teoria c’è una relazione a due vie in quanto le proposizioni teoriche sono continuamente sottoposte a verifica sperimentale e i risultati modificano la teoria.
Teoria induttiva
Consiste di affermazioni descrittive che riassumono insiemi di dati: in pratica i dati portano alla teoria.
Teoria funzionale
Le sue proposizioni sono in stretta relazione con i dati e spesso la loro portata è limitata a un problema sperimentale particolare; c’è un interscambio continuo tra teoria e dati in quanto la teoria può essere suggerita dai dati.
Visione organismica
Prende a modello sistemi viventi piuttosto che macchine e considera l’uomo un’unità attiva e organizzata in continuo cambiamento. Enfatizza i cambiamenti qualitativi.
Visione meccanicistica
Prende a modello macchine composte di parti che operano nel tempo e nello spazio. Enfatizza i cambiamenti quantitativi.
Teoria degli stadi cognitivi di Piaget
Vita
Piaget nacque nel 1896 a Neuchâtel in Svizzera: suo padre era uno storico dedito alla letteratura medievale, sua madre era una donna intelligente, energica e dolce ma con un temperamento nevrotico che ha portato Piaget ad imitare il padre, ma a rifugiarsi anche in quello che lui stesso ha chiamato “un mondo privato e non fittizio” che gli ha destato l’interesse per la teoria psicoanalitica.
Egli aveva numerosi interessi come la meccanica, le conchiglie di mare, gli uccelli e i fossili. Uno dei suoi primi scritti fu un opuscolo in cui descriveva un autovap (unione fra carro e locomotiva). La sua prima pubblicazione fu un articolo di una pagina su un passero albino che aveva osservato in un parco all’età di 10 anni.
L’interesse per le raccolte esibite al Museo di Storia naturale locale, gli valse l’invito del direttore ad assisterlo nella sua collezione di molluschi di mare: così egli entrò nel campo della Malacologia (lo studio dei molluschi). I conflitti fra l’insegnamento religioso e quello scientifico lo stimolarono a leggere Kant, Spencer, Durkheim e Comte.
Si laureò nel 1918 a Neuchâtel in Scienze naturali con una tesi sui molluschi. Dopo aver visitato i laboratori di psicologia a Zurigo ed esplorato la teoria psicoanalitica, passò 2 anni alla Sorbonne di Parigi dove studiò psicologia e filosofia, e dove conobbe Simon che aveva a disposizione il laboratorio di Binet e che gli suggerì di standardizzare i test di ragionamento di Binet sui bambini di Parigi: iniziò questo lavoro con scarso entusiasmo, ma il suo interesse aumentò quando cominciò a chiedere ai bambini il perché delle risposte corrette e scorrette da loro date.
Da questo lavoro pubblicò 3 articoli che gli valsero l’offerta di diventare direttore degli studi all’Istituto Rousseau di Ginevra: ben presto divenne noto come psicologo dello sviluppo. Occupò diverse posizioni accademiche e amministrative all’Università di Ginevra, come pure posti internazionali come la presidenza della commissione svizzera dell’Unesco. Tuttavia, continuò a studiare il pensiero del bambino fino alla sua morte che avvenne nel 1980.
Metodologia
Il lavoro condotto da Piaget nei primi tempi con bambini di età prescolare e scolare era caratterizzato dal Metodo Clinico: consiste in un’interazione verbale a catena fra sperimentatore e bambino. Lo sperimentatore inizia ponendo la domanda, ma le domande che pone in seguito sono guidate dalla risposta che il bambino ha dato alla domanda precedente. Attraverso questo interscambio, lo sperimentatore prova a capire la linea di ragionamento seguita dal bambino nelle sue risposte. Nei lavori più recenti di Piaget, queste interviste erano spesso accompagnate dalla manipolazione di oggetti da parte dello sperimentatore o del bambino.
Piaget osservò i propri figli durante lo svolgimento di normali attività, a volte egli fu un partecipante-osservatore, inventando sul momento piccoli esperimenti (come nascondere un oggetto e osservare se il bambino lo cercava).
Epistemologia
Ramo della filosofia che si occupa della conoscenza. Secondo Piaget, l’epistemologia affronta la relazione tra un soggetto che conosce e un oggetto conoscibile o conosciuto. Egli si chiese come facciamo a conoscere qualcosa e se ci sono delle idee innate: la risposta la trovò nell’Epistemologia Genetica, lo studio del passaggio dagli stadi di minore conoscenza a quelli più avanzati (l’aggettivo genetica non sta a significare innato ma fa riferimento al concetto di sviluppo).
In pratica, l’epistemologia genetica studia lo sviluppo delle strutture cognitive nel processo di conoscenza. L’epistemologia genetica è un incrocio tra filosofia e metodo scientifico: Piaget sostiene infatti che la conoscenza è un processo e non uno stato (infatti la conoscenza che il bambino ha del mondo cambia con lo sviluppo del suo sistema cognitivo). Questo approccio evolutivo Piaget lo applica non solo ai singoli individui, ma anche alla conoscenza collettiva.
Approccio biologico
Il pensiero di Piaget affonda le sue radici nella biologia. Egli si è distinto in quanto ha visto nei molluschi principi generali di come gli organismi viventi si adattano all’ambiente e lo assimilano secondo le modalità permesse dalla loro struttura biologica: tali principi si possono applicare anche al pensiero umano. Infatti, concetti quali adattamento, organizzazione, struttura, assimilazione e accomodamento sono concetti biologici che egli utilizza per spiegare come funziona l’intelligenza che, secondo lui, è adattamento all’ambiente. Intelligenza = adattamento all’ambiente.
Approccio strutturalista
Gli strutturalisti guardano a come le parti sono organizzate nel tutto: il loro interesse è rivolto alle relazioni che si instaurano fra il tutto e le parti e fra uno stato precedente e uno seguente. Secondo Piaget, con lo sviluppo cambia la natura delle strutture mentali.
Le strutture mentali di un bambino piccolo sono chiamate schemi.
Schema è un pattern organizzato di comportamento e riflette un modo particolare di interagire con l’ambiente. Piaget chiama schema qualsiasi atto che sia ripetibile e generalizzabile (ad esempio, lo schema di succhiare descrive il modo in cui il bambino si mette vari oggetti in bocca e li succhia; man mano che lo schema comincia a differenziarsi, il bambino classifica gli oggetti distinguendoli in oggetti che si succhiano e oggetti che non si succhiano).
Le strutture mentali di un bambino più grande (da 7 anni in poi) sono descritte in termini di operazioni mentali astratte organizzate in sistemi logico-matematici.
Approccio stadiale
Per Piaget lo sviluppo cognitivo passa attraverso una serie di stadi.
Stadio è un periodo di tempo in cui il pensiero e il comportamento del bambino in una varietà di situazioni riflettono un particolare tipo di struttura mentale. Piaget individua 5 caratteristiche del concetto di stadio:
- Uno stadio è una totalità strutturata in stato di equilibrio: Piaget vede uno stadio come una totalità integrata che organizza le parti. Ogni stadio ha una struttura diversa che dà luogo ad un diverso tipo di interazione fra bambino e ambiente; alla fine del maggior periodo di sviluppo, le strutture cognitive sono in uno stato di bilanciamento o equilibrio.
- Ciascuno stadio deriva dallo stadio precedente, lo incorpora e lo trasforma: lo stadio precedente prepara la strada per quello successivo; durante questo processo, lo stadio precedente viene rielaborato e quando un bambino raggiunge un nuovo stadio non può regredire allo stadio precedente che non ha più a disposizione.
- Gli stadi seguono una sequenza invariante: seguono un determinato ordine e non si può saltare nessuno stadio.
- Gli stadi sono universali: le caratteristiche degli stadi fanno riferimento a tutte le persone di qualsiasi luogo.
- Ciascuno stadio passa da una fase di transizione ad una fase stabile e ben organizzata.
Quindi, gli stadi sono totalità strutturate che emergono da uno stadio precedente trasformandolo, seguono una sequenza invariante e universale e procedono da un periodo instabile di transizione ad un periodo stabile finale.
Descrizione degli stadi dello sviluppo cognitivo
Nonostante Piaget si riferisca a stadi dello sviluppo, ciascuno dei maggiori 4 stadi viene designato come periodo, mentre i sotto-stadi vengono designati come stadi.
Periodo sensomotorio (dalla nascita ai 2 anni circa)
Il bambino comprende il mondo limitatamente alle azioni fisiche che egli esercita direttamente su di esso; attraverso una serie di fasi, egli si muove dall’uso di semplici riflessi ad un insieme di schemi organizzati.
Periodo preoperazionale (da 2 a 7 anni circa)
Il bambino non compie più solo semplici aggiustamenti percettivi e motori su oggetti ed eventi; egli in questo stadio può usare simboli (immagini mentali, parole, gesti) per rappresentare oggetti ed eventi.
Periodo delle operazioni concrete (da 7 a 11 anni circa)
Il bambino acquisisce certe strutture logiche che gli permettono di compiere varie operazioni mentali (cioè azioni interiorizzate che possono essere reversibili).
Periodo delle operazioni formali (da 11 a 15 anni circa)
Le operazioni mentali non sono più limitate a oggetti concreti ma possono essere applicate ad affermazioni verbali o logiche, all’astratto come al reale, al futuro come al presente.
Periodo sensomotorio (dalla nascita ai 2 anni circa)
Secondo Piaget un bambino appena nato possiede il potenziale per conoscere ogni cosa, in quanto possiede una serie di riflessi, una particolare configurazione fisica e modalità ereditate di interazione con l’ambiente. Il bambino progredisce attraverso 6 stadi nella costruzione di un sistema di pensiero sensomotorio (senso=percettivo e motorio).
Stadio 1
È caratterizzato dalla modificazione dei riflessi e va dalla nascita ad 1 mese. Un neonato è dotato sin dalla nascita di riflessi, cioè risposte fisse attivate da stimoli particolari (per esempio, se si toccano le labbra di un neonato, egli succhierà).
Durante questo stadio il bambino rafforza, generalizza e differenzia i comportamenti che hanno inizio sotto forma di riflessi (che Piaget chiama schemi). Infatti, una volta che i riflessi saranno attivati un buon numero di volte, essi gradualmente cominceranno a modificarsi in risposta alle circostanze (per esempio, la bocca del bambino deve cercare la tettarella da angoli diversi); inoltre, aumenta anche la categoria di oggetti da succhiare per cui generalizza ma aumenta anche la capacità di discriminare gli oggetti (per esempio, un bambino affamato non confonde mai un dito con una tettarella). Tuttavia questi comportamenti possono essere prodotti spontaneamente: infatti il bambino a volte succhia senza che ce ne sia di bisogno, per cui rafforza l’abilità di succhiare.
Stadio 2
È caratterizzato dalle reazioni circolari primarie e va da 1 a 4 mesi circa. In questo stadio si ha lo sviluppo degli schemi attraverso le reazioni circolari primarie, movimenti che vengono ripetuti più volte e sono dette primarie perché sono incentrate sul corpo bambino e non su altri oggetti (un esempio può essere il succhiarsi il dito, oppure l’ascolto delle proprie vocalizzazioni).
Una volta che il comportamento e il rispettivo risultato sono ripetuti con successo, si ha un’abitudine.
Stadio 3
È caratterizzato dalle reazioni circolari secondarie e va dai 4 agli 8 mesi circa. Le reazioni circolari secondarie sono incentrate sul mondo esterno: il bambino fa qualcosa che lo porta ad un risultato interessante nell’ambiente circostante (per esempio, scuote un sonaglio e questo produce un suono).
Quando le reazioni circolari secondarie vengono generalizzate, Piaget le chiama procedimenti per far durare spettacoli interessanti.
Stadio 4
È caratterizzato dalla coordinazione degli schemi secondari e va dagli 8 ai 12 mesi circa. In questo stadio il bambino può combinare i suoi schemi in modi complessi. In particolare, questo stadio è caratterizzato dal sorgere della pianificazione e dell’intenzionalità: il bambino differenzia tra comportamenti strumentali (mezzi) e comportamenti finalizzati (fini), per cui sa quello che vuole e può usare le sue abilità per raggiungere quel fine.
Stadio 5
È caratterizzato dalle reazioni circolari terziarie e va dai 12 ai 18 mesi circa. In questo stadio il bambino agisce come uno scienziato: infatti l’ambiente è il suo laboratorio dove compie gli esperimenti, in cui varia un’azione in maniera deliberata per vedere come ne viene influenzato il risultato. Per Piaget questo stadio è caratterizzato dalla scoperta di mezzi nuovi attraverso la sperimentazione attiva (per esempio, il bambino tira la coperta verso di sé per prendere l’oggetto che vi sta sopra).
Stadio 6
È caratterizzato dall’invenzione di mezzi nuovi mediante combinazioni mentali e va dai 18 ai 24 mesi circa. In questo stadio il pensiero del bambino comincia a non essere manifesto in quanto egli può usare simboli mentali per rappresentarsi oggetti ed eventi.
Per capire le caratteristiche del 6° stadio ci può essere d’aiuto l’episodio di Luciana: Luciana gioca per la prima volta con una carrozzina da bambina la cui impugnatura le arriva all’altezza del viso. La fa rotolare spingendola su un tappeto. Quando arriva contro la parete la tira camminando a ritroso. Ma siccome questa posizione le è scomoda, si interrompe e senza esitare passa dall’altra parte per spingere di nuovo la carrozzina. La bimba ha dunque trovato il procedimento in una volta, evidentemente per analogia con altre situazioni, ma senza addestramento, apprendimento o caso.
Da questo episodio si può dedurre che:
- Il bambino abbandona i tentativi per prove ed errori perché non gli sono più necessari.
- Riesce a trovare soluzioni nuove sul momento.
- Manipola immagini mentali che corrispondono a eventi esterni.
Tuttavia, il concetto più importante che viene acquisito in questo stadio è la nozione di oggetto permanente, cioè l’esistenza di un oggetto anche quando il bambino non può vederlo o sentirlo. Questo concetto si sviluppa nel modo seguente:
- Nel 1° e 2° stadio, se l’oggetto scompare il bambino non lo cerca più.
- Nel 3° stadio, il bambino cerca l’oggetto in due casi: se è sparito solo parzialmente e se stava già compiendo qualche azione sull’oggetto al momento in cui esso scompare.
- Nel 4° stadio, il bambino persevera a cercare l’oggetto nello stesso posto dove l’ha cercato in precedenza.
- Nel 5° stadio, il bambino cerca un oggetto anche dopo che questo ha subito diversi spostamenti, ma a condizione che sia visibile.
- Nel 6° stadio, il bambino è in grado di rappresentarsi l’oggetto mentalmente per cui lo cerca perché sa che deve essere in qualche posto, sa che esiste di per se stesso.
Periodo preoperazionale (dai 2 ai 7 anni circa)
È caratterizzato dall’acquisizione della funzione simbolica o rappresentativa, cioè l’abilità di servirsi di un oggetto o di un evento al posto di un altro, quale risultato di una riproduzione interna del mondo esterno e prerequisito per l’acquisizione del linguaggio (per esempio, il bambino può raffigurarsi mentalmente un aeroplano e descriverlo con il gesto della mano che si cala all’improvviso).
Nonostante ciò, il pensiero del bambino è ancora limitato: infatti, questo periodo è caratterizzato da:
- Rigidità del pensiero: per Piaget il pensiero preoperazionale è congelato, in quanto si ha la mancanza di reversibilità. Un esempio è la centrazione, cioè la tendenza a prestare o a pensare a una sola caratteristica di un oggetto o di un evento, trascurando le altre (per esempio, se 2 contenitori identici hanno un’uguale quantità di acqua e il contenuto di uno dei due viene versato in un altro contenitore più alto e più stretto, il bambino presterà attenzione solo all’altezza dei liquidi per cui concluderà che il liquido è di più perché il livello dell’acqua è più alto); quindi questo periodo è caratterizzato anche dalla tendenza a focalizzarsi sugli stati, piuttosto che sulle trasformazioni: infatti il bambino pensa allo stato di PRIMA e allo stato di DOPO e non al processo di cambiamento.
- Egocentrismo: questo termine non è usato da Piaget in senso negativo ma si riferisce alla tendenza a percepire il mondo dal proprio punto di vista. Ciò significa che il bambino non può capire il modo di pensare di un’altra persona (per esempio, non si rende conto che chi sta guardando un oggetto da una posizione diversa, la vede da una prospettiva diversa dalla sua). Inoltre, l’egocentrismo rende difficile mettersi nei panni di un’altra persona, per cui il bambino non si preoccupa di adattare il suo linguaggio alle necessità dell’ascoltatore. Il linguaggio egocentrico è preponderante nei giochi di gruppo dei bambini: infatti sembra che stiano parlando tra di loro.
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