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Psicologia dello sviluppo

Manuale + appunti lezioni. Psicologia dello sviluppo, non psicologia dell’età evolutiva. Non si tratta di sinonimi; il termine “età evolutiva” indica l’infanzia – lo studio dell’età evolutiva studia solo l’infanzia. Con il termine sviluppo si intende l’intero ciclo di vita.

Cambio di prospettiva nello sviluppo

Vediamo quindi un cambio totale di prospettiva: prima lo sviluppo era visto come un arco:

  • Vi è una fase di evoluzione (l’infanzia).
  • Una fase di stabilità (l’età adulta).
  • Una fase di involuzione (l’età senile).

Si pensava quindi che lo sviluppo avvenisse solo nell’infanzia e che l’adulto fosse un punto di riferimento per il bambino, che era solo un adulto imperfetto. Il cambio di prospettiva avviene negli anni '80: l’età adulta non è più un’età stabile, sono possibili infatti nuovi apprendimenti e non è detto che lo sviluppo ottimale sia raggiunto. L’età senile non vede un declino completo, anche in questa fase sono possibili nuovi apprendimenti. Esempio: l'intelligenza fluida può declinare, ma quella cristallizzata non declina e può aumentare. Il bambino ha un ruolo attivo dalla nascita; non si segue uno sviluppo lineare uguale per tutti e non esistono tappe rigide uguali per tutti. Il bambino non è un adulto in formazione.

Caratteristiche della psicologia dello sviluppo

La psicologia dello sviluppo è nella prospettiva dell’intero ciclo di vita.

  • Lo sviluppo dura tutta la vita.
  • Importante il tempo preso in esame: focus non solo sul passato, ma anche su presente e futuro. Lo sviluppo non si identifica con il tempo che passa, è un processo che avviene nel tempo.

I primi modelli della psicologia dello sviluppo erano modelli di tipo deterministico e unicausale:

  • Il comportamento ha una o poche cause. A→B (teorie come comportamentismo e psicoanalisi sostengono questa visione.)
  • Le cause sono legate o all’ambiente o alla biologia.

Modelli moderni nella psicologia dello sviluppo

I modelli moderni sono di tipo probabilistico e multicausale. Vi è una visione sistemica: l’essere umano interagisce con numerose variabili nella sua vita. Si dà attenzione alla reciproca modificazione delle variabili e all’interazione fra esse, non alle singole variabili. Numerose variabili interagiscono tra loro; non si possono predire le conseguenze dei mutamenti del sistema, non vi può essere una causalità certa e unilineare. Questi modelli ricevono contributi dalla scoperta del ruolo attivo della mente umana, da correnti come costruttivismo e cognitivismo.

Le sfide dei modelli moderni

  • Essi devono considerare gli scostamenti marginali: lo sviluppo non è uguale per tutti. Se viene così considerato, questi scostamenti vengono patologizzati, visti come anomalie.
  • L’importanza del presente per intervenire sullo sviluppo.
  • La necessità di comprendere i fattori e i processi che regolano lo sviluppo.
  • Mantenere un approccio centrato sull’individuo e sul suo rapporto con l’ambiente.
  • Scelta di piani di ricerca non tradizionali, come i disegni longitudinali, effettuare analisi in situazioni naturali e introdurre metodi di autovalutazione.

L’assunto di fondo in questi modelli è la relazione tra individuo e ambiente; essi formano un sistema integrato e dinamico. Essi sono inseparabili, non possono essere considerati isolati, e si influenzano reciprocamente.

Lo studio dello sviluppo

Sviluppo: insieme dei cambiamenti che si verificano con il procedere dell’età; esso riguarda l’intero ciclo di vita, ma i cambiamenti più drammatici si verificano in infanzia e adolescenza.

Questioni di fondo

Ogni teoria dello sviluppo tenta di rispondere a tre domande chiave.

  • Qual è la natura del cambiamento che caratterizza lo sviluppo? Due pensieri: chi pensa alla natura quantitativa del cambiamento vede lo sviluppo come accrescimento e accumulo di cambiamenti nel tempo. Chi pensa alla natura qualitativa vede lo sviluppo come trasformazione di capacità e comparsa di nuove.
  • Quali processi causano questo cambiamento? Le teorie si differenziano per il ruolo dato ai fattori genetici e ambientali. Vi sono teorie (comportamentiste) che ritengono che siano solo le influenze ambientali a determinare lo sviluppo. Altre ritengono che lo sviluppo sia dato esclusivamente dalla programmazione genetica. Le teorie organismiche ritengono che lo sviluppo risulti dall’interazione tra programmazione genetica e influenze ambientali; le influenze interne e esterne. Si ritiene oggi che i fattori genetici delineino il campo delle potenzialità di sviluppo, ma non costituiscano un programma definito.
  • Il cambiamento è continuo e graduale o discontinuo e improvviso? L’idea dello sviluppo come continuo e graduale è affine al punto di vista quantitativo dello sviluppo. L’idea di discontinuo e improvviso è legato alla visione qualitativa. Esistono anche visioni intermedie, che vedono lo sviluppo come allo stesso tempo continuo e discontinuo.

Principali approcci allo studio dello sviluppo

Possiamo individuare tre grandi approcci.

Approccio comportamentistico

  • Individuo come plasmabile, con capacità illimitata di apprendere.
  • L’ambiente impone il cambiamento dall’esterno.
  • L’individuo è plasmato dall’ambiente: esso ripete i comportamenti che hanno avuto conseguenze positive e evita quelli con conseguenze negative. (rinforzo positivo/punizione.)
  • Sviluppo come progressivo modellamento delle risposte dell’individuo da parte dell’ambiente in cui esso vive.
  • Metodo: sperimentazione e osservazione con massimo grado di controllo.
  • Si ha una corrente di comportamentista radicale (ispirato a Skinner, ai concetti di condizionamento classico e condizionamento operante) e una corrente meno radicale (ispirata a Bandura, al concetto di apprendimento per osservazione e alla convinzione che si siano rinforzi interni all’individuo).

Approccio organismico

  • Individuo è un organismo attivo, che realizza le proprie potenzialità.
  • Il cambiamento è la caratteristica primaria del comportamento.
  • Il cambiamento è guidato da leggi che ne regolano la sequenza e l’organizzazione.
  • L’individuo costruisce attivamente la propria comprensione attraverso un continuo scambio con l’ambiente. Ogni acquisizione risulta dalla relazione individuo – ambiente.
  • Metodo: sperimentazione e osservazione con grado medio di controllo.

Approccio psicoanalitico

  • Individuo come organismo simbolico, che attribuisce significato a sé e al mondo.
  • Cambiamento è l’esito di conflitti interni.
  • Lo sviluppo è qualitativo e procede per stadi ben distinti.
  • Approccio non vuole indagare cause e effetti del comportamento ma vuole ricostruire la storia personale degli individui.
  • Metodo: colloquio clinico e osservazione naturalistica, minimo grado di controllo.

Prospettive teoriche sullo sviluppo cognitivo

Vi sono tre prospettive principali sullo sviluppo cognitivo.

Maturazionismo

La maturazione è il meccanismo che regola la comparsa delle abilità con il procedere dell’età. Il programma genetico influenza sia gli schemi di sviluppo comuni a tutti i bambini, sia le tendenze individuali del singolo.

  • Gesell: abilità (come quelle motorie) sono il prodotto di un programma genetico predeterminato. Non serve insegnare a camminare, l’abilità deve svilupparsi e lo farà con il procedere dell’età. Gli schemi di maturazione possono essere alterati in caso di condizioni ambientali estreme. Gesell tenta di dimostrare il ruolo marginale dell’esperienza rispetto agli schemi di maturazione.
  • Chomsky: l’essere umano ha in sé la capacità innata di acquisire il linguaggio, ma l’esperienza ha forte ruolo nell’acquisizione della lingua materna.

Comportamentismo

Bijou e Baer hanno applicato la teoria di Skinner allo studio dello sviluppo cognitivo. La cognizione è una classe di comportamenti e come ogni comportamento è determinata dall’ambiente. Solo i comportamenti esterni e osservabili possono essere oggetto di indagine scientifica.

  • La ricerca si ispira ai principi di riduzionismo e di parsimonia: il comportamento complesso è riducibile a una serie di comportamenti semplici; bisogna isolare e studiare le singole unità comportamentali. Se un comportamento è spiegabile in termini di meccanismi generali, non si ricerca una spiegazione più specifica. Non è necessario confrontare individui in momenti diversi dello sviluppo, i meccanismi dell’apprendimento operano sempre allo stesso modo per tutta la vita.
  • Critiche: 1) l’apprendimento non è indipendente dal materiale che viene appreso e dalle relazioni che esso ha con le conoscenze già possedute. 2) le prestazioni cognitive sono influenzate da contesto e dal significato del compito. Studiarle in laboratorio non permette di comprenderne l’apprendimento nella vita quotidiana. 3) il cambiamento evolutivo influenza le capacità di apprendimento e memoria: cambia le strategie utilizzate dall’individuo.

Costruttivismo

Nasce con la diffusione del pensiero di Piaget; il pensiero infantile viene considerato qualitativamente diverso da quello dell’adulto. I bambini costruiscono attivamente le proprie credenze e conoscenze, discrepanti da quelle dell’adulto e che non riflettono i dati dell’esperienza o le disposizioni innate del bambino. Esse sono frutto di uno scambio bidirezionale con l’ambiente. Durante lo sviluppo il sistema va incontro a profonde trasformazioni, corrispondenti a strutture intellettive di crescente complessità. Le strutture compaiono secondo una sequenza invariante di stadi di sviluppo. Per Piaget lo sviluppo è un processo strutturalmente discontinuo.

  • Critiche: 1) la concezione stadiale è una ipersemplificazione. 2) le descrizioni delle strutture intellettive di Piaget non corrispondono a processi effettivamente messi in atto dall’individuo per risolvere dei compiti, sono modelli logici astratti. 3) viene trascurato il contesto sociale in cui si svolge l’attività cognitiva.

Ecologia dello sviluppo

Fino agli anni '70: il contesto in cui il bambino si sviluppa è considerato in senso ristretto, ad esempio nel rapporto madre-figlio. Vi è preferenza per gli esperimenti in laboratorio, che però creano situazioni di breve durata, non familiari, e richiedono comportamenti insoliti.

Tendenza allargata

Si afferma in seguito la tendenza ad allargare la nozione di contesto; è importante considerare lo sviluppo come processo calato nel contesto. Nel '79 Brofenbrenner, fondatore dell’approccio ecologico allo sviluppo, definisce una serie ordinata di strutture all’interno dell’ambiente ecologico.

  • Primo livello – microsistema: le unità interpersonali minime (le diadi) si rapportano al loro interno e tra loro, creando un ambiente condiviso. Famiglia, scuola e gruppi sono un esempio. Si fonda sulle relazioni interpersonali, le regole, le attività condivise.
  • Secondo livello – mesosistema: livello in cui si hanno relazioni tra microsistemi. Si riferisce a più contesti in cui il soggetto partecipa direttamente e alle connessioni tra essi. Esempio: gruppo di coetanei + famiglia e le interazioni tra essi.
  • Terzo livello – esosistema: insieme dei contesti sociali esterni all’individuo che esercitano un’influenza sul suo sviluppo. Esempio: il lavoro dei genitori (influenza su quantità di tempo passato insieme, situazione economica).
  • Quarto livello – macrosistema: insieme di politiche, valori, elementi culturali, l’economia che caratterizzano il contesto socioculturale in cui l’individuo si sviluppa e da cui viene influenzato.

La teoria dei sistemi ecologici di Brofenbrenner è ispirata dalla teoria di campo di Lewin; per Brofenbrenner lo sviluppo è funzione della persona e dell’ambiente: P × A = S.

Concetti chiave

  • Ecologia psicologica: insieme di condizioni del contesto in grado di influire nella relazione persona-ambiente in un momento dato.
  • Nicchia psicologica: regione dell’ambiente, favorevole o no allo sviluppo in base alle caratteristiche dell’individuo.

Brofenbrenner porta gli psicologi a includere l’analisi del contesto nelle proprie ricerche, fino ad allora incentrate su uno studio dell’individuo estratto dal contesto. Rimane il rischio di concentrarsi troppo sull’ambiente, ignorando l’individuo che si sviluppa al suo interno.

Differenze individuali nello sviluppo

Si è sviluppato l’interesse per l’analisi delle differenze individuali nello sviluppo; differenze individuali intese:

  • Come interindividuali – differenze nello sviluppo di individui diversi.
  • Come intraindividuali – differenze nello sviluppo dello stesso individuo.

Le differenze possono essere intese come differenze nell’acquisizione di certe capacità e come meccanismi che contribuiscono alla costruzione delle capacità che si sviluppano. Un esempio di studi sulle differenze individuali riguarda lo studio sul temperamento (inteso come stile di comportamento dell’individuo quando interagisce con l’ambiente). Chess e Thomas: ogni individuo nasce provvisto di caratteristiche temperamentali che persistono dall’infanzia fino all’età adulta. Benché i comportamenti si modifichino nel tempo, il profilo temperamentale rimane riconoscibile.

Metodi di indagine nello sviluppo

Quali sono i metodi di indagine più adeguati per lo sviluppo?

Disegno longitudinale

  • Lo stesso gruppo di individui viene osservato e valutato per un periodo di tempo variabile, con osservazioni a intervalli regolari.
  • Vantaggi: consente di seguire lo sviluppo individuale nel tempo e di osservare la stabilità dei comportamenti; aiuta a determinare gli effetti delle esperienze antecedenti sullo sviluppo successivo.
  • Svantaggi: costoso in termini di investimenti e energia; rischio di perdere soggetti nel tempo; possibile confusione tra cambiamenti d’età e cambiamenti storico-sociali. Possono essere: a breve termine o a lungo termine.

Disegno trasversale

  • Un gruppo di individui d’età diversa viene confrontato nello stesso momento.
  • Svantaggi: si possono studiare le differenze tra le età, ma non i cambiamenti individuali.
  • Vantaggi: meno costosi, più facili da realizzare e replicare.

Esperimento

Situazione su cui il ricercatore interviene attivamente; egli manipola la variabile indipendente per studiarne gli effetti sulla variabile dipendente per vedere se essa è la causa dell’altra. Vi è una condizione di controllo per stabilire la validità dei risultati – almeno due gruppi, uno sperimentale e uno di controllo. I partecipanti vanno assegnati casualmente ai due gruppi. Di solito condotto in laboratorio.

  • Vantaggi: possibilità di stabilire relazioni di causa-effetto tra variabili; facilmente replicabile.
  • Svantaggi: i soggetti potrebbero comportarsi in modo differente dalla vita quotidiana; i risultati hanno validità interna, ma non è generalizzabile al di fuori della situazione sperimentale – manca di validità esterna.

Se non si può manipolare la variabile indipendente o assegnare casualmente ai gruppi, si parla di disegno quasi-sperimentale, dove avvengono confronti tra gruppi non casuali, dove un gruppo possiede una caratteristica (non manipolabile) che l’altro non ha. Se non è possibile individuare gruppi che differiscono per l’aspetto ricercato o si vuole solo descrivere il rapporto tra due variabili si sfrutta un disegno correlazionale: si misura il grado di associazione tra due variabili e si cerca una correlazione positiva tra di esse. Non definisce rapporti di causa-effetto, ha scopi solo descrittivi.

Osservazione

Selezione di un fenomeno e raccolta delle informazioni su di esso. Non corrisponde al guardare o all’interpretare la situazione. È una attività complessa, soggetta al rischio di soggettività dell’osservatore e a distorsioni. Si osserva il comportamento indagato quando esso si verifica spontaneamente, così per evitare alterazioni causate dalla manipolazione di variabili. Essa si propone di indagare le relazioni che esistono tra variabili, ha obiettivi descrittivi. Può essere condotta in diversi modi, a seconda del tipo di ambiente (naturale o artificiale) o dal grado di intervento sull’ambiente da parte dell’osservatore.

  • Studio sul campo non strutturato
  • Studio in laboratorio non strutturato
  • Studio sul campo strutturato
  • Studio in laboratorio strutturato

L’osservazione naturalistica ha caratterizzato i primi studi sullo sviluppo (diari) ed è tornata in voga grazie all’approccio etologico: esso ritiene essenziale per comprendere il comportamento osservarlo nell’ambiente naturale in cui si manifesta e descriverlo nel modo più obiettivo possibile. In questo approccio l’osservatore si nasconde o si maschera. Nell’osservazione controllata non si ha una manipolazione, ma l’osservatore interviene comunque attivamente. Essa comportare una formulazione di ipotesi. L’osservazione implica tre fasi:

  • Selezione del fenomeno.
  • Registrazione del fenomeno.
  • Codifica dei dati registrati.

Ogni fase comporta possibili fonti di errore: 1) i soggetti possono reagire alla presenza dell’osservatore, comportandosi in modo differente dal normale. Si può allora familiarizzare i soggetti all’osservatore o dissimulare l’osservazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irislvcia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Begotti Tatiana.
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