Adolescenti: l'età delle opportunità
Capitolo 1: Un'occasione da cogliere
1.1 L'adolescenza è la nuova infanzia
L'idea che il cervello sia plastico, ossia che venga modificato con l'esperienza, potrebbe sembrare sorprendente per alcuni, ma in realtà qualsiasi forma di apprendimento deve necessariamente mutare l'anatomia cerebrale. Se fino a venticinque anni fa gli scienziati non avevano ancora scoperto che durante l'adolescenza avviene una maturazione cerebrale secondo meccanismi prevedibili e sistematici, non potevano di certo sapere che i processi di sviluppo cerebrale in questa fase sono influenzati dall'esperienza. L'adolescenza si sta rivelando un periodo di crescita cerebrale ben più sensibile alle esperienze di quanto si pensasse. Infatti, durante l'adolescenza il cervello è più plastico non solo rispetto agli anni precedenti, ma anche rispetto a quelli successivi. Essa è l'ultimo periodo in cui la malleabilità cerebrale è particolarmente accentuata ed è per questo che in questo particolare periodo di vita è molto più semplice trattare i disturbi psicologici. La malleabilità, però, non porta solo a cambiamenti positivi; ci sono bambini che se stimolati cognitivamente, si sviluppano in modo sano proprio perché questa esposizione avviene nel momento in cui il loro cervello viene ancora plasmato dall'esperienza, invece, i bambini che sono oggetto di abusi e negligenze subiscono danni potenzialmente duraturi poiché il maltrattamento si verifica in un'età in cui il cervello risente maggiormente della deprivazione e di altri tipi di esperienze negative.
1.2 Motivi di preoccupazione
Gli adolescenti statunitensi non stanno bene. Da una parte, il numero delle gravidanze precoci e del numero di fumatori in età adolescenziale è diminuito, ma a crescere è soprattutto il consumo di sostanze stupefacenti e alcol, il bullismo, i tentativi di suicidio, il dover ricorrere ai corsi di recupero per le matricole universitarie. Il problema non sembra essere riconducibile ad un investimento economico inadeguato, anzi. Gli Stati Uniti utilizzerebbero un quantitativo di fondi molto alto per quanto riguarda gli interventi a favore dei giovani, ma ad essere dispendiosi sono soprattutto i costi per recuperare i corsi del college in cui il rendimento degli studenti è inferiore rispetto a quello degli altri coetanei a livello internazionale, e i costi stessi dei college. Steinberg individua come altri motivi di preoccupazione il tasso di gravidanze precoci nelle adolescenti (aumentato insieme alle malattie a trasmissione sessuale) e al tasso di natalità tra le donne nubili (aumentato dell'80% tra il 1980 e il 2007), l'aggressività tra gli studenti aumentata del 40% secondo i Centers for Disease Control and Prevention, le minacce nei confronti dei professori da parte degli studenti e l'assunzione di farmaci dei ragazzi delle superiori con ADHD per renderli più trattabili a casa e a scuola (una percentuale quasi doppia rispetto al numero di ragazzi di questa età affetti da tale disturbo su scala internazionale), l'obesità e il diabete adolescenziale triplicati rispetto agli anni settanta ed infine, la percentuale di studenti delle superiori che ogni anno tentano il suicidio (l'8%) che è rimasta invariata rispetto a vent'anni fa e che sottolinea quindi la prevalenza di disturbi mentali tra i giovani. Secondo alcuni studi, la metà dei giovani americani tra i 19 e i 25 anni soffre di un disturbo psichiatrico diagnosticabile, prima tra tutti la dipendenza da sostanze, seguita da depressione, ansia e diversi tipi di disturbo della personalità.
1.3 Una nuova concezione
L'adolescenza non è più quella di una volta; oggi inizia molto prima, finisce molto dopo e condiziona molto di più la salute, il successo e la felicità in età adulta. Le neuroscienze ci rivelano non solo perché l'adolescenza è un periodo vulnerabile, ma anche perché lo è diventata ancora di più. Oggi i giovani tendono più che in passato a mettere in atto comportamenti a rischio, a soffrire di disturbi psichici e ad incontrare difficoltà nella transizione alla fase adulta. I cambiamenti che avvengono a livello cerebrale all'inizio dell'adolescenza ci rendono più inclini all'eccitazione, più emotivi e più soggetti alla rabbia o al turbamento. Tuttavia, questi cambiamenti si manifestano molto prima di altre modifiche cerebrali adolescenziali, la cui funzione è quella di rafforzare la nostra capacità di controllare i pensieri, le emozioni e le azioni, in un processo definito dagli psicologi come autoregolazione. Tra l'attivazione dei circuiti cerebrali che risvegliano impulsi ed emozioni e la maturazione di quelli che ci consentono invece di arginare questi sentimenti e pulsioni intercorre un certo intervallo di tempo: è come guidare un'auto con un acceleratore sensibile e freni difettosi. Se la capacità di autoregolarsi non è sufficiente a tenere sotto controllo l'eccitazione emotiva è più probabile che insorgano problemi quali la depressione, abuso di sostanze e altri comportamenti rischiosi. Più è lungo l'intervallo di tempo che intercorre tra l'inizio dell'adolescenza e la sua fine, più lungo sarà il periodo caratterizzato da squilibri, e maggiore sarà la possibilità di incontrare difficoltà di varia natura. La capacità di autoregolazione è forse il solo fattore che da solo contribuisce più di ogni altro al rendimento, alla salute mentale e al successo sociale. Infatti, la padronanza dei propri pensieri e sentimenti protegge da una lunga serie di disturbi psichici, aiuta ad instaurare relazioni più soddisfacenti e appaganti e migliora il rendimento scolastico e lavorativo. Da numerose ricerche svolte tra adolescenti di vari ranghi sociali è emerso che tra i giovani che ottengono i risultati migliori nei test di valutazione dell'autoregolazione immancabilmente riescono meglio nella vita: ottengono voti più alti a scuola, godono di maggiore popolarità tra i coetanei, hanno una minore propensione a cacciarsi nei guai e a sviluppare problemi di natura emozionale. Per questo, lo sviluppo dell'autoregolazione è il compito principale degli adolescenti e l'obiettivo che dovrebbero perseguire anche i genitori, educatori o operatori sanitari.
Capitolo 2: Il cervello plastico
2.1 Il picco di reminiscenza
Il picco di reminiscenza riguarda la particolare vividezza dei ricordi legati all'adolescenza. Alcuni esperimenti controllati sul recupero dei ricordi, svolti tenendo in conto l'età dei partecipanti, confermano l'esperienza soggetti dei più: i fatti accaduti tra i dieci e i venticinque anni sono rievocati più frequentemente di quelli risalenti ad altri periodi. In generale, questo non avviene perché durante l'adolescenza la nostra capacità di memorizzare sia superiore ma perché la facoltà di ricordare resta eccellente fino ai quarantacinque anni circa, quando inizia il declino mentale che caratterizza la fase adulta più avanzata. Se il picco di reminiscenza degli anni adolescenziali non derivasse da una migliore capacità mnemonica in quel periodo, allora potrebbe dipendere dalla natura stessa degli eventi. Su questa possibilità, si sono concentrate numerose ricerche: la prima è che conserviamo più ricordi nell'adolescenza perché in quegli anni il numero di prime volte è più alto e le ricerche dimostrano che le cose nuove rimangono impresse nella memoria più di quelle consuete; la seconda è che le esperienze tipiche dell'adolescenza sono in genere più rilevanti e cariche di emozioni ed è per questo che ne abbiamo maggior memoria; la terza è che alcuni scienziati hanno ipotizzato che, poiché durante la fase adolescenziale sviluppiamo per la prima volta un senso dell'identità coerente, tendiamo maggiormente a usare gli eventi di questa età per definire noi stessi e per questo li ricordiamo più facilmente e li inseriamo nelle nostre autobiografie in divenire. Tutte queste ipotesi sembrano molto plausibili ma non sono corrette poiché non sono queste le ragioni per cui viene ricordata di più l'adolescenza. Il picco di reminiscenza nella fase adolescenziale è riconducibile a diversi fattori: è il modo in cui vengono codificate le esperienze quotidiane a questa età ad essere speciale. Se nell'istante esatto in cui ha luogo un evento vengono rilasciati determinati neurotrasmettitori, come la dopamina, quel particolare evento potrà essere ricordato con maggiore facilità rispetto a quelli che non alterano il livello delle stesse sostanze.
2.2 Il cervello adolescente è plastico e a cosa serve la plasticità
Una delle ragioni per cui siamo molto più inclini a ricordare gli avvenimenti di questo periodo è che la maggior sensibilità del cervello all'ambiente ci porta a codificare le esperienze in modo più profondo, dettagliato e irremovibile. Fino a poco tempo fa i neuroscienziati pensavano che la plasticità fosse una peculiarità dei primi anni di vita; è noto, infatti, che durante l'infanzia il cervello si sviluppa rapidamente e molte capacità basilari si affinano (come la vista), emergono (come il linguaggio) e si consolidano (come la motricità grossolana). Il cervello si costruisce più nei primi anni che in qualunque altro momento della vita. Oggi sappiamo che il periodo dell'adolescenza è altrettanto decisivo, in cui si impara ad accudire, educare e trattare i giovani. Usare l'attributo plastico per descrivere il cervello può apparire fuorviante, in quanto il termine ha due connotazioni molto diverse. La plasticità è il processo con cui il mondo esterno penetra dentro di noi e ci cambia e ci permette di adattarci all'ambiente, dal momento che ci consente di imparare dalle nostre esperienze. Inoltre, è una componente fondamentale della nostra eredità evolutiva senza la quale non avremmo potuto sapere dai nostri antenati molte informazioni. Tuttavia, questa malleabilità comporta anche dei rischi, poiché nei periodi di maggiore sensibilità il cervello è più esposto anche a danni di natura fisica e psicologica.
2.3 Costruire un cervello migliore e la plasticità negli adulti
Ci sono due tipi di plasticità cerebrale: la plasticità evolutiva, che si riferisce alla malleabilità cerebrale nei periodi in cui il cervello è in fase di costruzione e questo cambiamento può comportare lo sviluppo o la perdita di cellule cerebrali, ma le modifiche importanti riguardano il "cabling" del cervello, ossia la connessione tra i suoi cento miliardi di neuroni. Il cervello è efficiente perché i suoi neuroni non sono tutti interconnessi, ma collegati selettivamente. Poiché il collegamento tra ogni singolo neurone non è efficiente, è importante che la rete cerebrale sia ben organizzata. È importante il processo della potatura, ovvero l'eliminazione di tutti i collegamenti non necessari all'interno della plasticità evolutiva nel periodo infantile. Le regioni cerebrali che regolano le capacità sensoriali basilari vengono potate nelle prime fasi di vita mentre le aree che controllano le funzioni cognitive di livello superiore come i processi decisionali complessi, richiedono più tempo per essere potate (a volte fino ai venticinque anni). La plasticità adulta, invece, non altera la struttura neurale del cervello in maniera sostanziale ma comporta soprattutto modifiche di minore entità ai circuiti esistenti. È la stessa differenza che intercorre tra l'apprendimento della lettura (che è un'esperienza che cambia la vita) e la lettura di un nuovo libro (che in genere non lo è). In secondo luogo, i sistemi cerebrali sono molto meno malleabili in età adulta che in età evolutiva ed è predisposto per resistere alle alterazioni ed è per questo che molte cose peggiorano e non si riescono ad imparare con facilità nuove capacità.
2.4 È tutto relativo
Per chi cresce in condizioni favorevoli, la plasticità dei sistemi cerebrali è estremamente vantaggiosa, ma per gli altri può avere conseguenze disastrose. A contare non sono solo le esperienze iniziali ma anche quelle che si sviluppano dopo attraverso la capacità di pianificazione, altrimenti non potremmo mai imparare dall'esperienza. Affinché ciò accada, il cervello ha bisogno di determinate tipologie di esperienze, diverse da quelle tipiche della prima infanzia. Per questo, oltre alla capacità di legare, conversare e stringere legami forti, bisogna anche crescere bambini capaci di muoversi nel mondo delle esigenze, motivazioni e intenzioni altrui, elaborando delle opinioni personali e controllare il proprio comportamento. Per poter raggiungere questi obiettivi devono essere forniti gli stimoli giusti nel momento in cui i sistemi cerebrali che regolano le capacità più elevate sono plastici, concentrandoci in particolare sui periodi di massima malleabilità.
2.5 Il network più importante non è Facebook
Uno dei motivi per cui il cervello diventa meno plastico nell'età adulta è che durante l'adolescenza vi è un aumento di alcune proteine cerebrali che impediscono la formazione di nuove sinapsi (punti di contatto tra due cellule nervose che servono per propagare gli impulsi nervosi) e di altre che promuovono la mielinizzazione (maturazione ultima del sistema nervoso centrale per una più veloce veicolazione dell'informazione; la mielina è una sostanza lipidica che isola elettricamente l'assone del neurone): questi due fattori ostacolano il processo di alterazione delle connessioni tra i neuroni da parte del cervello.
2.6 Le esperienze ottimali modificano il cervello
Le esperienze, persino quelle ottimali, non modificano tutto il cervello allo stesso modo. Di conseguenza, le capacità che tendono a svilupparsi, potenziarsi o indebolirsi maggiormente durante l'adolescenza non sono le stesse che si sviluppano, potenziano o indeboliscono in altri periodi della vita. L'adolescenza è importante non solo perché il cervello è plastico, ma anche per dove lo è.
2.7 Predisporre il cervello ai cambiamenti futuri
Negli ultimi anni gli scienziati hanno scoperto che alcune esperienze non solo producono un'alterazione neurologica in un momento specifico, ma accrescono anche le possibilità che si verifichi un cambiamento nel futuro: questo fenomeno è detto metaplasticità. Questo significa che chi si espone continuamente a esperienze nuove e stimolanti in un periodo di maggiore plasticità, come l'adolescenza, potrebbe riuscire a mantenere aperta più a lungo la finestra temporale in cui il cervello è più plastico, quindi anche nel futuro.
2.8 Il ruolo dello sviluppo cerebrale negli adolescenti
I neuroscienziati possono studiare le differenze legate all'età nell'attività cerebrale soprattutto grazie alle tecniche di imaging mediante risonanza magnetica funzionale (fMRI), che consentono di identificare le regioni cerebrali che si attivano durante lo svolgimento di determinati compiti. Il circuito della ricompensa, delle relazioni interpersonali e della regolazione sono le aree maggiormente interessate dai cambiamenti durante l'adolescenza e sono i sistemi che a questa età rispondono in una misura maggiore agli stimoli, ma anche quelli che possono essere più facilmente danneggiati.
2.9 Tempo di precarietà
Il cervello adolescente è molto sensibile allo stress e l'età media di insorgenza di gravi disturbi è quattordici anni. Alcune patologie interessano fasce di età molto ristrette, come nel caso della fobia sociale, che in genere compare tra gli otto e i quindici anni. Altri invece emergono in fasce di età più ampie, come nel caso del disturbo da panico, che si manifesta per la prima volta tra i sedici e i quarant'anni. Ad eccezione dell'ADHD, del disturbo d'ansia da separazione e dei DSA e DSAu, tutti gli altri disturbi principali insorgono in un periodo tra i dieci e i venticinque anni. L'elenco di disturbi che spesso insorgono per la prima volta durante l'adolescenza riguarda i disturbi dell'umore (depressione e bipolarismo), disturbi da abuso di sostanze, gran parte delle patologie ansiose (DOC, DAG e disturbo da panico) e dei disturbi del controllo degli impulsi (DOP e disturbo della condotta), DCA (anoressia e bulimia) e infine la schizofrenia. La vulnerabilità degli adolescenti ai disturbi mentali e alla dipendenza è solo una delle ragioni per cui la plasticità in questo periodo può essere così pericolosa, alcune ricerche infatti sosterrebbero che il cervello adolescente sia molto più sensibile di quello adulto rispetto agli effetti negativi derivanti da una commozione cerebrale ed è per questo che un adolescente ci mette più tempo per guarire rispetto ad un adulto.
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