Lo sviluppo morale
L'approccio cognitivo evolutivo
Un punto di vista sul sviluppo morale che trae origine dal lavoro di Piaget del 1932 “Il giudizio morale nel fanciullo” e giunge a compimento negli anni '60 con la teoria di Kohlberg. Si sviluppa intorno a due principi fondamentali: un’interdipendenza tra sviluppo cognitivo e sviluppo morale; un’evoluzione stadiale del ragionamento morale. L’idea di fondo è che la moralità sia una manifestazione del livello di organizzazione cognitiva dell’individuo e pertanto l’analisi dei processi cognitivi serve a conoscere il giudizio morale. Ci si focalizza più sul ragionamento morale (cognitivo) che sul comportamento morale.
Il contributo di Piaget
Una singola funzione cognitiva non può svilupparsi in modo indipendente, ma deve armonizzarsi all’interno di una più ampia struttura cognitiva che funga da principio organizzatore. Quando, a causa di processi maturativi o richieste provenienti dalla realtà esterna, l’equilibrio raggiunto non è più adeguato (l’organizzazione è obsoleta), la struttura viene sostituita con forme più complesse. Ogni forma di organizzazione successiva è superiore a quella precedente, più strutturata, adattiva e funzionale, seguendo un ordine gerarchico.
Nei primi anni bambino affronta problemi cognitivi in ottica egocentrica (non considerando punto di vista altrui); poi consapevole dell’interconnessione tra proprio e altrui punto di vista; nell’adolescenza o età adulta sarà in grado di compiere operazioni astratte, utilizzando procedimenti logico-deduttivi.
"Il giudizio morale del fanciullo" affronta
- Il rapporto del bambino con le regole
- I giudizi dei bambini su azioni che implicano una valutazione morale
- La nozione di giustizia (retributiva o distributiva) del bambino
Due fasi della morale: autonomia ed eteronomia. Due livelli caratteristici di diverse fasi dello sviluppo ma che possono coesistere nel bambino e nell'adulto. Piaget affronta lo studio dello sviluppo morale nei bambini analizzando i loro atteggiamenti nei confronti delle regole, e quale fosse il livello di consapevolezza con cui essi le accettano o sono pronti a modificarle. Si avvicina allo studio del giudizio morale osservando il comportamento dei bambini durante il gioco delle biglie.
Distingue due diversi ambiti
- La pratica della regola, riferita a come i bambini applicano la regola
- La coscienza della regola, riferita alla loro rappresentazione di essa
4 livelli della pratica della regola
- Fino ai 3 anni il bambino gioca senza una vera e propria finalizzazione del gioco, quindi senza seguire regole, attuerà invece schemi di condotta ritualizzati attraverso processi di assimilazione (es. mettendo in bocca le biglie come farebbe con altri oggetti) e accomodamento (modifica dei propri schemi cognitivi alla luce delle nuove opportunità di conoscenza offerte dal gioco).
- Fase dell’egocentrismo cognitivo, fino ai 5-6 anni: il bambino applica acriticamente le regole apprese dall’esterno, ma non è ancora in grado di cooperare con gli altri. Applicherà le regole durante una sessione di gioco solitaria e vincerà da solo.
- Fase del pensiero operatorio, 7-8 anni: bisogno di confrontare le proprie regole con quelle degli altri. Chiaro intento cooperativo, prevale l’interesse sociale.
- Verso gli 11-12 anni, coincidente con maturazione cognitiva, c’è un particolare interesse verso le regole e il loro rispetto. In gruppo avvengono delle vere e proprie dispute su quali siano le regole e se siano state davvero applicate, per poi assegnare punti. Questa attenzione persiste e permette di regolare gli scambi sociali.
3 livelli della coscienza della regola
- Bambino non ha alcuna coscienza né interesse per le regole, che sono piuttosto il frutto di riti quotidiani che seguono l’ordine naturale delle cose (“Si fa così!”).
- Bambino imita le norme apprese da altri, dunque l’origine della norma è esterna al bambino (eteronomia), ma sarà restio a modificare la regola e riterrà chiunque in errore se applicheranno una variazione ad essa. Regole sacre e inviolabili perché imposte dall’autorità genitoriale.
- Dai 10 anni regola perde carattere eteronomo, le norme vanno rispettate perché frutto di un accordo reciproco tra i giocatori. Passaggio fondamentale per la vita sociale delle persone, per due motivi: il passaggio dalla teocrazia alla democrazia; l’accettazione di opinioni diverse dalle proprie a patto che siano espresse nel rispetto di tutti, senza ricorrere a coercizione e violenza.
Piaget si sofferma poi sul modo in cui si sviluppano i concetti di responsabilità, giustizia e sanzione, che sono gli ambiti concreti sui quali operano le concezioni morali. Distingue due forme di pensiero morale: il realismo morale, fino agli 8-10 anni e il soggettivismo morale, dopo i 9-10 anni. Queste due fasi sono precedute da una fase premorale, presente fino ai 5 anni, durante la quale il bambino non ha alcun interesse per regole etiche. Ricordiamo che per Piaget lo sviluppo morale non segue uno schema rigido, ma ogni caratteristica di uno stadio può coesistere con quelle di un altro.
Nella fase del realismo morale
- Vige ancora il principio dell’eteronomia della morale: l’origine dei principi morali è esterna e la loro validità è determinata dall’autorità di chi li ha emanati. Il bambino è soggiogato dalla minaccia dell’autorità in caso di violazione della regola, ed è convinto dell’infallibilità degli adulti. “È giusto perché l’ha detto la maestra”.
Nella fase del soggettivismo morale
- Si parla invece di autonomia della morale. La morale è percepita come un’istanza interiore che guida le azioni dell’individuo, ma risultante da una libera scelta. Le regole non sono più immutabili bensì fondate sulla reciprocità; il bambino formula autonomamente i propri giudizi morali in relazione alle circostanze e al contesto.
Il metodo utilizzato da Piaget per formulare queste fasi è quello del metodo clinico, una procedura semisperimentale che consiste nel proporre al soggetto degli stimoli sotto forma di aneddoti, per poi invitarlo a sviluppare le proprie riflessioni. Le situazioni prototipiche su cui i bambini vengono invitati a riflettere sono:
- La sbadataggine: i bambini più piccoli che facevano riferimento alla struttura cognitiva del realismo morale ritenevano maggiormente colpevole chi causasse un danno maggiore anche se involontariamente, addossandogli una responsabilità oggettiva commisurata in base all’entità del danno. Dopo i 10 anni invece i bambini valutavano quasi esclusivamente l’intenzione, dunque il giudizio era ancorato ad una responsabilità soggettiva.
- Il furto: veniva considerato più grave il furto del pane per un amico povero (azione messa in atto in seguito ad un decentramento cognitivo, in cui la persona che ruba si immedesima nell’amico in bisogno. Solo chi riesce ad assumere una prospettiva diversa dalla sua, perspective taking, riesce a comprendere e scagionarlo) anziché il furto di un nastro perché alla bambina piaceva. Questo perché il prezzo del pane è più alto di quello del nastro.
- La bugia: quanto più inverosimile era, anche se innocente, tanto più era grave. Se a 8 anni la bugia è “qualcosa che non è vero”, a 10 anni la bugia è “quando si inganna qualcuno e lo si fa apposta”. Focus su intenzionalità.
Due nozioni di giustizia
- La giustizia retributiva: la più primitiva, segue il principio “occhio per occhio, dente per dente”.
- La giustizia distributiva: traguardo evolutivo importante perché sancisce l’acquisizione del principio di uguaglianza nel dare sanzioni e premi, e condanna il favorire qualcuno a svantaggio di altri. Si basa sul principio “non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Un concetto rudimentale di giustizia distributiva compare intorno ai 5-6 anni, basato sul principio di dare a ognuno la stessa parte, senza tenere conti dei bisogni e dei meriti. Successivamente questa nozione si baserà sul riconoscimento delle qualità e dei diritti.
A 6-7 viene introdotto il concetto di punizione come conseguenza naturale di un comportamento colpevole.
- La sanzione collettiva si riscontra nel gioco: se un giocatore infrange una regola deve essere messo al bando, non può giocare con gli altri;
- La sanzione privata è invece molto vicina al concetto di vendetta, ma il danno da procurare non deve essere superiore a quello ricevuto.
La teoria dello sviluppo morale di Kohlberg
Elaborata intorno agli anni '60. Si fonda sul principio di universalità: le strutture mentali che sottendono il ragionamento morale, e il percorso lungo il quale esse si evolvono, accomunano tutto il genere umano. Il pensiero morale progredisce per stadi di sviluppo, una stadialità ordinata secondo la quale non è possibile accedere a stadi superiori senza aver raggiunto quelli intermedi. Questa stadialità sottostà ad un principio gerarchico secondo il quale si parte da un livello molto superficiale per arrivare a livelli più maturi. Altri concetti chiave del suo pensiero sono:
- Il primato della cognizione: è il ragionamento morale sottostante a qualificare le azioni come morali.
- Il conflitto sociomorale: il pensiero morale viene attivato soprattutto in situazioni che implicano un conflitto interpersonale.
- Primato delle analisi delle strutture del pensiero morale: sono quelle che sostengono una presa di decisione.
- Rifiuto del relativismo culturale ed etico: la filosofia di Kohlberg è razionalista e la sua teoria della moralità vuole essere non soggettivista.
- Il concetto di self: la rappresentazione che l’individuo ha di sé è in linea col modo in cui affronta dilemmi morali.
- Il role taking: lo sviluppo morale dipende dalla raggiunta maturità della capacità di assumere la prospettiva dell’altro.
Lo sviluppo morale evolve dall’infanzia all’età adulta passando da un livello di ragionamento morale inferiore ad altri man mano superiori. Kohlberg si focalizza sul modo in cui l’individuo affronta e risolve dilemmi morali. Le questioni cruciali sono dunque cosa è giusto fare, perché è giusto, e quali prospettive sociomorali sono sottese al ragionamento.
Identifica 3 livelli di ragionamento ciascuno suddiviso in 2 stadi
Livello preconvenzionale
Fino ai 9-10 anni. Norme morali e sociali sono vissute come esterne a sé ed accettate passivamente. Le persone ferme a questo livello, tra cui alcuni delinquenti, rispettano le regole al fine di soddisfare i propri bisogni personali.
- Orientamento premio-punizione: si evita di danneggiare altre persone per non subire conseguenze negative. Prevalente punto di vista egocentrico: il punto di vista altrui non è mai preso in considerazione; l’autorità non è mai messa in discussione. L’obbedienza è fine a sé stessa e l’obiettivo è evitare punizioni.
- Orientamento individualistico e strumentale: permane l’idea che è giusto agire secondo i propri interessi, ma si è consapevoli che ogni persona può avere bisogni e obiettivi diversi dai propri che possono entrare in conflitto ma che vanno sempre rispettati. Io non devo arrecarti danno perché tu non ne hai arrecato a me; MA ANCHE se tu mi arrechi danno, io lo posso arrecare a te. È giusto ciò che consente a ognuno di perseguire i propri interessi allo stesso modo.
Livello convenzionale
Le convenzioni sono sperimentate come componenti salienti del sé. In nome di un certo conformismo sociale che fa aderire alle norme acriticamente, le persone a questo livello finiscono con l’identificarsi con un sistema di obblighi verso organismi sociali più ampi come la società e le istituzioni, o più ristretti come la famiglia e il gruppo dei pari.
- Orientamento del bravo ragazzo o del conformismo: coincide con l’ingresso nell’adolescenza. Si fa strada la consapevolezza che accordi condivisi abbiano la prevalenza su interessi personali. Valori tipici sono quelli della lealtà, della fiducia, del rispetto reciproco. Prevalgono interessi della famiglia. L’adesione alla norma è regolata da elementi affettivi nei confronti della comunità in cui si vuole essere accettati.
- Sistema sociale e coscienza: assunzione di una prospettiva societaria. L’osservanza delle regole avviene sulla base dell’identificazione con l’intero sistema sociale. Fiducia acritica nei confronti della legge. Prevalgono interessi della società, si fa il possibile per mantenere attivamente l’ordine sociale. L’adesione alle leggi costituisce una base oggettiva per valutare che cosa sia giusto o ingiusto.
Livello postconvenzionale
Raggiunto dalla maggior parte degli individui. Giudizi morali formulati sulla base di un’adesione profonda a valori e principi generali quali libertà, equità, solidarietà. Sentimento interno a vivere in modo conforme a principi liberamente scelti.
- Contratto sociale e dei diritti individuali: individui razionali legati alla società da un contratto sociale non necessariamente concreto, che è importante rispettare ai fini del mantenimento dell’ordine sociale. Il principio ispiratore del contratto sociale è quello di garantire il maggior bene possibile al maggior numero di persone.
- Principi etici universali: l’individuo orienta le proprie scelte di vita intorno a questi principi e ritiene le leggi giuste solo se fondate su di essi. Qualora le norme dovessero entrare in conflitto coi principi morali, non ci sarà dubbio che l’individuo deciderà di agire nel rispetto di questi ultimi, ossia i principi morali universali di giustizia, uguaglianza dei diritti umani, rispetto della dignità di ognuno.
Confronto tra Piaget e Kohlberg
Per Piaget l’autonomia della morale presenta un carattere soggettivistico che propende verso un ideale individualistico e relativistico dei principi morali. Per Kohlberg invece ai livelli più alti di moralità non c’è spazio per il relativismo; gli ideali morali hanno un carattere universale.
Limiti di Kohlberg
- Inadeguatezza del metodo: i dilemmi proposti erano troppo lontani dalla vita reale.
- Differenze di genere: i primi studi vennero realizzati unicamente su soggetti maschili condizionando l’evoluzione della teoria, incentrata su una mentalità maschile. Infatti, le prime ricerche dimostravano che le donne si attestavano al terzo stadio mentre gli uomini raggiungevano più frequentemente il quarto.
- Differenze culturali: tacciato di etnocentrismo perché le caratteristiche degli stadi più elevati di ragionamento morale erano modellate su modalità di pensiero occidentali, incentrate sui valori della libertà e del rispetto dei diritti individuali, non considerando i valori delle culture collettivistiche, tipicamente orientali, ove primeggiano gli interessi della collettività su quelli del singolo.
- Sovrapposizione degli ambiti: ci si riferisce all’ambito convenzionale, relativo a standard sociali che riguardano norme particolari es. norme di comportamento/divisione dei ruoli in famiglia; e all’ambito morale propriamente detto, il quale attiene a questioni relative al benessere, ai diritti e alla giustizia, che si svilupperebbe ben prima di quanto sostenuto da Kohlberg. Fondamentalmente, un gruppo di studiosi fondatori della teoria degli ambiti, sostiene che i due livelli di ragionamento convenzionale e post siano due modalità di ragionamento diverse applicabili a due ambiti diversi, ma presente contemporaneamente, a differenza di quanto affermato da Kohlberg ossia che corrispondessero a due diverse fasi di sviluppo.
- Il comportamento morale: teoria kohlberghiana non fornisce base per spiegare l’effettivo comportamento. Alcuni ricercatori hanno rilevato una connessione significativa tra giudizio e comportamento morale, ma non sempre lineare e talvolta modesta. Il ragionamento morale non è l’unico fattore in gioco ai fini dell’azione morale. Questa presunta linearità è stata radicalmente criticata da Bandura, il quale afferma che non era sostenibile un’idea di sviluppo morale universale che non tenesse conto del ruolo dei modelli di socializzazione e degli apprendimenti che avvengono durante il processo di crescita. Inoltre, evidenziò la mancanza di un modello teorico che spiegasse il divario tra i principi morali professati dall’individuo (la maggior parte delle persone è convinta di essere nel giusto) e il suo effettivo comportamento.
- Il ruolo limitato dell’affettività: lacuna colmata da Hoffman nel 2000.
I neokohlberghiani
Orientamento di studiosi che condividono gli assunti dell’approccio cognitivo-evolutivo. Differenza con Kohlberg: il passaggio da uno stadio all’altro avviene gradualmente, non attraverso salti qualitativi. Stadi precedenti di ragionamento morale non vengono mai completamente abbandonati, ma restano a disposizione dell’individuo all’occorrenza. Neokohlberghiani abbandonano il sistema di classificazione dei dilemmi morali a favore di sistemi di codifica e strumenti di misura alternativi che consentano di superare bias dell’approccio originario.
Il modello a quattro componenti di Rest
Esponente dell’approccio neok. Ribadisce che una discussione sulla moralità deve...
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