La bestia dentro di noi
Capitolo 1
La "bestia dentro di noi" ha un nome → Aggressività: cosa c’è prima dell’azione aggressiva?
Cosa viene prima dell’agito? Capire le condizioni che innescano un comportamento violento permette di prevenire certe condotte e certe azioni, per fare in modo che non si manifestino. Il "prima" della violenza (cosa porta ad attuare un gesto violento?): identificare l’aggressività prima dell’atto violento. Aggressività intesa come condizione che c’è prima dell’agire concreto. Si cerca di prevenire evitando che certi fenomeni accadano. In letteratura si parla di comportamento aggressivo e condotte violente per sottolineare l’aspetto comportamentale. La scienza ha pensato a diversi modi per abbatterla, assecondarla o addomesticarla (es. Lombroso aveva lo scopo di individuare precocemente caratteristiche fisiche tipiche dei criminali con lo scopo di agire preventivamente e tutelare la collettività contro l’aggressività).
L’alba dell’uomo (Kubrick): nella scena del film l’osso, un oggetto simbolo del film, da familiare elemento quotidiano si trasforma in utensile per uccidere. Il film è dominato dall’idea di un’evoluzione governata dal conflitto tra il debole e il forte.
La costruzione culturale dell’idea di aggressività
Prima di tutto presenteremo i principali percorsi intrapresi dagli studiosi della condotta umana per identificare la bestia dentro di noi.
Precursori
- Darwin: “La nostra origine è la causa delle nostre cattive passioni. Il diavolo, sotto forma di babbuino, è nostro nonno!”. La selezione naturale può progredire perché l’apprendimento è ereditabile, anche se le qualità morali progrediscono di più indirettamente con religione, istruzione, ecc.
- Galton: “Gli uomini hanno ereditato dai loro antenati una serie di istinti moralmente spregevoli e deficienze intellettuali”.
Cesare Lombroso e l’uomo delinquente
Lombroso, fondatore dell’antropologia criminale (passaggio dallo studio del crimine allo studio del criminale), affronta il tema della delinquenza. Utilizza la componente somatica come elemento di verifica che permetta di identificare chi è delinquente. Definiva e identificava i criminali in base a determinate caratteristiche fisiche. Sostiene che molti criminali sono nati con una predisposizione a delinquere. Quello di Lombroso è il primo tentativo di individuare “i pericolosi” e intervenire nei loro confronti. Ma il percorso lombrosiano sarà fallimentare.
L’ontogenesi ricapitola la filogenesi, ovvero che lo sviluppo individuale è una ricapitolazione dello sviluppo evolutivo della specie → scimmiesco dei criminali: teoria che ipotizza la ricomparsa in un individuo di un tratto che era scomparso molte generazioni prima. Il “delinquente nato” è colui che agisce in modo violento e distruttivo perché portatore di un passato scimmiesco. L’atavismo costituiva il riemergere di una dimensione primitiva nella società civilizzata. In Lombroso l’anatomia diventa la superficie che riflette questa animalità ancestrale. Egli ammetteva diverse cause alla base dell’azione criminale, ma di fronte ad un atto delinquenziale il suo sguardo andava dritto alla superficie somatica; se invece mancavano delle evidenze fisiche, la condotta andava spiegata facendo appello a circostanze sociali.
Processo di antropomorfizzazione (in negativo) degli animali nella scienza → Lombroso proietta sul mondo animale categorie del mondo umano (in particolare emozioni umane negative). Uso simbolico dell’animale come presenza di “animalità” nell’umano (uso simbolico della scimmia “cattiva”). La metafora dell’animale violenza si proietta poi sull’essere umano. Ad esempio spesso quando si parla di stupro si usa il termine “branco”, usa la metafora del lupo. Inizialmente il gruppo in psicologia era visto come un fattore patologico per l’individuo, perché influenza e manipola (in mezzo alla folla l’uomo è identificato come lupo). L’animale selvatico quindi ricorda ciò che l’essere umano non è ma potrebbe diventare se non fosse contenuto e disciplinato dalle leggi della civiltà.
Etologia
Mentre Lombroso rappresentava il promotore dell’antropomorfizzazione dell’animale, gli etologi e le moderne scienze di impronta evoluzionistica affermano una zoomorfizzazione dell’essere umano, secondo cui dagli animali si possono spiegare alcuni aspetti dell’essere umano (si osserva il mondo animale per capire la violenza nell’essere umano). Quindi gli esseri umani sono interpretati dalla visuale della vita animale (e non più il comportamento degli animali interpretato attraverso categorie proprie degli esseri umani).
Diversi studiosi teorizzano che l’essere umano si è evoluto grazie alla violenza, come uccisore. Ad esempio Morris definisce l’essere umano come “uccisore specializzato di prede”: tra l’essere umano e gli animali l’unica differenza sta nella dotazione di armi di distruzione di massa di cui il primo si è munito nel corso della storia (permettono di evitare il contatto interpersonale: uccidere senza vedere la propria vittima). Morris ha una visione tragica del futuro → poiché i ratti in gabbie sovraffollate diventano aggressivi, visto l’aumento demografico del pianeta, tra gli esseri umani si scatenerà un’aggressività devastante. Questi studi osservano che nella condizione di sovraffollamento di scatenano comportamenti aggressivi.
Sovraffollamento e aggressività → Gli animali avrebbero una spinta innata a difendere e possedere un’area, è un comportamento adattivo per molte specie animali, quindi lo sarà anche per l’essere umano. La territorialità presente nel mondo animale e funzionale all’adattamento è presente anche nell’essere umano, quindi l’aggressività dovrebbe essere al servizio della territorialità, che è un istinto. Quindi se ad un essere umano gli si restringe lo spazio, si crea una condizione generativa di violenza poiché, secondo questa prospettiva, l’essere umano è governato da un proprio istinto di territorialità, dal bisogno di avere un proprio spazio.
Definizione di istinto (secondo l’etologia): È un meccanismo nervoso sensibile a determinati impulsi preparatori, scatenanti e orientanti, di origine interna come pure esterna, e che risponde a tali impulsi con movimenti coordinati che contribuiscono alla conservazione dell’individuo e della specie. Il concetto di istinto è usato per indicare qualcosa di automatico ma definirlo in senso tecnico è difficile.
Tralasciando il principio di territorialità tra gli animali e limitiamoci all’essere umano: se la territorialità fosse un “istinto naturale” dovrebbe essere “automatica”. Cosa ci dice la storia degli esseri umani?
- Le società primitive sono le meno territoriali di tutti i gruppi umani: con certezza sappiamo che le società primitive sono le meno territoriali in assoluto;
- L’attaccamento ad un territorio è un fenomeno piuttosto recente (invenzione dello stato): la proprietà privata è figlia della cultura (capitalismo)
- Quando lo spazio diventa importante si investe per sviluppare una coscienza territoriale (nazione).
La ricerca psicologica ha osservato collegamenti tra la densità della popolazione e l’aggressività (ma ad es. il sovraffollamento in treno non scatena per forza aggressività e violenza). Numerosi sono gli ambiti studiati, dalla metropolitana ai condomini. La correlazione tra aggressività e sovraffollamento riguarda l’essere umano “al naturale” o certi esseri umani in determinate situazioni? Che dire dei giapponesi? Una popolazione che parrebbe segnata da una grave patologia biologica (non hanno l’istinto vitale della territorialità) visto che convivono in uno spazio sovraffollato senza scannarsi gli uni con gli altri? Conclusione: la territorialità come istinto naturale che arma l’aggressività da difesa è un mito. Quindi questa concezione dell’aggressività come qualcosa che risiede dentro le persone deve fare i conti con la storia e con gli studi empirici.
La bioarcheologia (Ardrey)
Consiste nello studio dei resti umani provenienti da siti archeologici per analizzare la violenza nelle popolazioni preistoriche. Ha lo scopo di analizzare le cause della violenza nelle popolazioni preistoriche: i resti umano sono fonte unica sui fattori che predispongono le persone a ingaggiare conflitti sanguinari oppure a perseguire l’obiettivo di una pacifica convivenza (capire la violenza del passato attraverso uno scheletro). Gli scheletri fornirebbero prove dirette e non interpretazioni → crani fratturati di ominidi in Tanzania = il nostro antichissimo progenitore usava già armi. Lo sviluppo delle armi è legato allo sviluppo di capacità cognitive e di nuove abilità per il sistema nervoso (es. coordinamento tra muscoli, tatto e vista). Andrey afferma come sia stata l’arma a fare l’essere umano. L’idea secondo cui gli uomini primitivi incarnavano tendenze aggressive-omicide si fece largo nell’opinione pubblica come “scoperta scientifica” che spiega l’aggressività attuale dell’essere umano → Nascita e diffusione della cosiddetta “ipotesi del cacciatore”.
Qual è la differenza tra segni e significati? Es. un adulto che accarezza un bambino adesso assume certi significati in base alla cultura del momento (attualmente es. molestia). Un determinato segno può avere diversi significati. Es. il segno di un cervello mangiato può essere segno di devozione e non come atto di rabbia nei confronti del nemico. Questo esempio può essere considerato come atto di violenza? La violenza non è esaurita dal danno causato ma dal significato che ha. Mancando una conoscenza adeguata del contesto di vita dei nostri antenati, diventa difficile, se non impossibile, comprendere perché facevano quello che facevano. Dilemma psicologico tra comportamento (ciò che si fa, ad esempio colpire con un pugno una persona = livello descrittivo del movimento motorio di una mano chiusa) e azione (significato di ciò che si fa, ad esempio i significati del pugno possono essere diversi, sportivo, vendicativo, fortuito, ecc.).
Cacciatori nati? Sembrerebbe di no. Limiti di conoscenza: visione (sbagliata) omogenea della preistoria, con lo stesso stereotipato copione (l’uomo fuori a cacciare, la donna accanto al fuoco, ecc.). Gli sconvolgimenti climatici hanno costretto i nostri antenati a cambiare più volte il loro modo di vivere. La caccia a grandi animali come compensazione per il venir meno delle riserve alimentari vegetali. Sulla base delle conoscenze scientifiche attuali l’ipotesi del cacciatore è falsificata.
Konrad Lorenz e l’istinto killer
Lorenz è il fondatore dell’etologia; egli afferma, basandosi sulla prospettiva darwiniana, come nel corso dell’evoluzione il comportamento si è modellato come l’anatomia → Caratteristiche fisiche per sopravvivenza = caratteristiche comportamentali per sopravvivenza. Vede il comportamento come qualcosa che viene modellato in modo analogo alle modificazioni fisiche per la sopravvivenza. Gli animali vengono al mondo già provvisti di capacità e inclinazioni adatte a sopravvivere; queste doti vengono definite “innate” e si contrappongono a quelle “apprese” o “culturali”, che traggono origine dalle esperienze dell’animale. Gli organismi viventi hanno già una dotazione che li rende adatti alla sopravvivenza.
Da sempre l’essere umano ha dimostrato propensione all’aggressività e se un comportamento continua a mantenersi nel tempo evolutivo allora vuol dire che è al servizio della specie e che lo custodisce → L’aggressività è al servizio della specie ed è un istinto adattivo perché è funzionale all’adattamento al mondo, serve per la tutela dell’organismo. La combinazione tra fattori “innati/energetici” e fattori “esterni/ambientali” permette di assegnare ruoli distinti alla componente innata e alla componente ambientale nella genesi del comportamento aggressivo. L’aggressività è frutto della combinazione tra fattori interni e esterni.
Modello psicoidraulico: rappresenta un contributo fondamentale per comprendere come l’etologo austriaco pensa l’aggressività. Secondo Lorenz l’istinto è un meccanismo, non è un processo; nel nostro sistema nervoso centrale ci sono tante “energie motivazionali” distinte per quanti istinti possediamo. Ogni energia è come una massa d’acqua che si accumula e va a riempire un serbatoio. L’uscita di questa energia (= acqua) che si addensa è regolata da una valvola. Come può essere aperta questa valvola? Da una pressione interna, quando l’energia spinge da dentro per uscire, oppure può essere azionata da un peso esterno che apre la valvola, che equivale ad uno stimolo ambientale, oppure ancora attraverso la combinazione dei due processi (massa di energia che spinge per diventare comportamento + elementi dell’ambiente che stimolano un certo comportamento). Quindi l’acqua è la spinta all’esecuzione di un atto istintivo, lo scarico d’acqua rappresenta l’esecuzione dell’atto, la valvola è il meccanismo scatenante innato, mentre il peso sulla bilancia è l’ipotetico stimolo scatenante presente nell’ambiente.
Riassumendo: nel sistema nervoso ci sono dei “depositi di energia” specifici per ognuno dei vari istinti posseduti; questa energia è paragonata ad una massa d’acqua che si accumula in un serbatoio, alla cui base c’è una sorta di valvola: questa valvola può essere aperta grazie alla pressione esercitata dall’acqua (= impulso a eseguire un atto istintivo), o mediante un peso che preme su una bilancia collegata alla valvola (= stimolo scatenante che è in grado di innescare la risposta).
Per Lorenz l’aggressività è un’energia istintiva endogena che aumenta regolarmente nel tempo e prima o poi deve essere scaricata. Secondo lui abbiamo una sorta di energia interna che prima o poi deve trovare una via di uscita. Lorenz dà importanza agli stimoli esterni ma pone di più l’accento su questa energia interna che prima o poi deve essere scaricata in qualche modo. Con l’innalzamento del livello di energia endogena, gli stimoli scatenanti esterni possono diventare sempre più deboli. Fino al punto in cui gli stimoli scatenanti esterni possono essere assenti. L’energia accumulata “trabocca” → “attività a vuoto”, ma in natura non risultano riscontri sistematici di tali attività a vuoto.
Ogni teoria psicologica passa al vaglio del mondo empirico altrimenti resta in una dimensione strettamente poetica. Non possiamo limitarci al pensare a delle idee ma bisogna confrontarle con il mondo.
Il modello psicoidraulico: la prova empirica delle sue proprietà
- Per ogni istinto ci dovrebbero essere uno o più comportamenti specifici e stereotipati che vengono eseguiti in risposta a uno o più stimoli scatenanti. Falso. La risposta comportamentale dell’animale si dimostra molto fine e variabile in relazione all’ambiente e ai suoi cambiamenti.
- La probabilità che si verifichi un determinato comportamento istintivo dovrebbe aumentare col tempo intercorso dalla sua ultima esecuzione. Falso. Nel regno animale esistono riscontri irregolari (es. per i topi da laboratorio in isolamento aumenta aggressività se poi messi in gruppo, per certi pesci invece diminuisce).
- Ogni comportamento istintivo dovrebbe avere la proprietà di esaurirsi temporaneamente a seguito di un’esecuzione ripetuta. Falso. Caso attività sessuale dei ratti: pareva esaurimento invece quando al ratto (apparentemente esausto) si presenta una nuova femmina ricettiva riprende l’attività sessuale. In questo caso, cosa si è “esaurito”?
- Non dovrebbe esserci alcuna retroazione (feedback) che parta dalle fasi iniziali del comportamenti istintivo e arrivi a produrre un aggiustamento o la cessazione delle fasi successive. Falso. Per animali nel loro ambiente naturale non ha alcun senso una risposta “tutto o niente”. Di fatto, questo vincolo è raro. Invece, appare comprovata che il comportamento è influenzato dalle retroazioni. Il feedback è il fenomeno che maggiormente mette in crisi il modello psicoidraulico.
Il modello psicoidraulico è sistematicamente smentito dagli etologi.
- Visione romantica dei nostri antenati scimmieschi: vivevano in un paradiso ormai perduto perché erano dotati della natura di istinti ben adattati.
- Dal “buon selvaggio” al “cattivo uovo civilizzato”: la scoperta delle armi altera l’equilibrio della natura (dove l’aggressività serviva a tanti scopi ma mai di tipo distruttivo);
- Oggi i controlli innati dell’aggressività sono inadeguati.
Lorenz teorizza che l’evoluzione culturale è pericolosa per la sopravvivenza della specie. “L’uomo deve sapere che il cavallo che sta cavalcando può essere selvaggio e deve essere imbrigliato”. Con questa frase Lorenz afferma che bisogna creare delle situazioni in cui l’energia istintiva che le persone hanno possa scaricarsi senza fare danni (es. certi sport sembra che servano per scaricare l’aggressività). La società deve impegnarsi per trovare nuovi modi per canalizzare questa energia.
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