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Esame psicologia della personalità

Capitolo 1

La personalità cattura e riassume le dimensioni fondamentali di una persona, coglie e definisce quello che è rappresentativo e distintivo di un individuo. La personalità non è una semplice somma di singoli elementi che la costituiscono, ma è un’organizzazione dinamica, cioè un sistema complesso determinato dalle continue interazioni sinergiche che avvengono tra tutti gli elementi. Questi elementi corrispondono ad un insieme di elementi psicofisici, poiché la personalità è determinata dalle interconnessioni tra le componenti biologiche e tra quelle psicologiche.

Si può affermare che ciascun essere umano è per certi versi:

  • Simile a tutti gli altri esseri umani
  • Simile a qualche altro individuo e diverso dagli altri
  • Diverso da tutti gli altri individui

Queste tre distinzioni corrispondono ad altrettanti livelli di indagine di cui si occupa la psicologia della personalità. Il primo livello è relativo alla tematica dei cosiddetti universali umani, cioè gli ingredienti comuni della natura umana, gli aspetti tipici della specie umana, che quindi definiscono ciò per cui ognuno è uguale a tutti gli altri. Il secondo livello di indagine riguarda le differenze tra individui, cioè le dimensioni psicologiche che definiscono alcune differenze individuali, quindi quello per cui ognuno è uguale solo ad alcuni altri individui e diverso dagli altri; questo secondo livello di indagine identifica anche le differenze tra gruppi. Il terzo livello di indagine concerne l’unicità di ciascun essere umano, cioè le dimensioni e le caratteristiche psicologiche che sono proprie di ogni singolo individuo e che identificano una configurazione di personalità del tutto singolare.

Nel corso della propria vita le persone osservano il comportamento degli altri, accumulano evidenze rispetto alla natura umana e alla modalità con cui gli individui con determinate caratteristiche di personalità agiscono; sulla base di queste osservazioni costruiscono le proprie opinioni riguardo al funzionamento della personalità umana. Queste opinioni vengono definite “teorie ingenue” di personalità, ovvero l’insieme delle rappresentazioni e delle credenze che ciascun individuo ha sviluppato in relazione alla personalità. Una differenza fondamentale tra le “teorie ingenue” e le teorie scientifiche della personalità consiste nella possibilità di procedere alla verifica sperimentale delle proprie affermazioni teoriche. Sia l’uomo comune, sia lo scienziato della personalità costruiscono le proprie teorie attraverso l’osservazione del comportamento delle persone, ma mentre il primo si basa su un numero esiguo di osservazioni, spesso casuali, lo scienziato ricorre a osservazioni obiettive e sistematiche di gruppi ampi e diversificati di persone, inoltre, integra queste osservazioni con misurazioni effettuate attraverso metodi di ricerca specifici. Le ipotesi teoriche, dopo essere state confermate dai risultati di osservazioni scientifiche vengono integrate nella teoria.

La teoria scientifica è una teoria comprensiva, perché si occupa dei differenti processi e meccanismi del funzionamento psicologico nella sua globalità. Un ulteriore elemento che differenzia le teorie ingenue da quelle scientifiche è la possibilità di tradurre le affermazioni teoriche in applicazioni pratiche che portino benefici e vantaggi agli individui.

Fattori indagati nello studio della personalità

  • Fattori genetici: Diversi studi hanno dimostrato il ruolo dell’eredità nel determinare le caratteristiche di personalità. Oggi non è più in discussione il fatto che i geni influenzino la personalità e i teorici si confrontano su quanto il patrimonio genetico, in interazione con l’ambiente, determini lo sviluppo della persona.
  • Fattori disposizionali: Alcuni teorici della personalità ritengono che le persone si differenziano le une dalle altre in base al possesso di disposizioni stabili, spesso denominate “tratti”. I tratti fanno riferimento a quegli elementi costitutivi della personalità che rimangono costanti nel corso della vita. I teorici dei tratti si sono interrogati sulla tipologia e sulla numerosità di tali tratti, proponendo modelli specifici.
  • Fattori socio-culturali: La cultura contribuisce in larga misura a determinare le pratiche specifiche di una società in riferimento a variabili come il corteggiamento, il matrimonio, l’educazione dei figli, la politica, la religione, la giustizia. Tali variabili spiegano importanti differenze individuali legate alla cultura di appartenenza e ai ruoli che la persona ricopre nella società in cui vive. Sono da tenere in considerazione anche altre varianti socio-culturali, come il livello socio-economico o l’ordine di nascita, che vanno a costituire quelle che Dogana chiama “piccole fonti dell’Io”.
  • Fattori legati all’apprendimento: I teorici della personalità che enfatizzano i processi di apprendimento, legati in prevalenza alla scuola comportamentista, ritengono che le persone siano prevalentemente frutto di ricompense e punizioni, e le loro personalità differiscono perché hanno una storia diversa legata a tali variabili.
  • Fattori esistenziali: Vengono enfatizzati dalle teorie di stampo umanistico-esistenziale e con un approccio di tipo fenomenologico allo studio della personalità. Mettono in evidenza il fatto che ciò che contraddistingue le diverse personalità è il modo in cui le persone valutano, interpretano e rispondono alle varie situazioni al di là del loro controllo.
  • Meccanismi inconsci: Propendono le teorie psicoanalitiche.
  • Processi cognitivi: I teorici della personalità che enfatizzano l’importanza di tali fattori focalizzano l’attenzione sui processi mediante i quali gli individui categorizzano la realtà e le attribuiscono un significato.

Diverse sono le questioni fondamentali nello studio della personalità, oltre al dilemma natura/cultura, una delle problematiche riguarda la rilevanza delle esperienze infantili nello sviluppo della personalità, problematica messa in evidenza dalla prospettiva psicoanalitica, in particolare dalla teoria di Freud. Altre prospettive teoriche hanno sottolineato l’importanza di considerare gli obiettivi che l’individuo si pone; in questa visione l’uomo è considerato un agente attivo, ed è preminente nelle prospettive cognitive e cognitivo-sociali, in particolare in autori come Allport, Bandura e Mischell, Kelly.

Nella prospettiva comportamentista, autori come Skinner, tendono ad accentuare l’importanza del presente nella determinazione della personalità, sottolineando il rilievo delle contingenze esterne a modellare il comportamento e a creare specifiche abitudini di risposta. Nel tentativo di comprendere cosa motiva il comportamento umano, gli psicologi hanno dato risposte diverse. Secondo teorici come Freud, Skinner, Dollard e Miller, prevale una motivazione di tipo edonistico, per cui le persone si caratterizzano per la tendenza a ricercare il piacere e evitare il dolore.

In autori come Rogers, Maslow, Jung, Horney, ciò cui tende l’uomo è l’autorealizzazione. In una prospettiva cognitivista come quella di Kelly o esistenzialista come quella di May, ciò che spinge le persone è la ricerca del significato di ciò che le circonda e la riduzione dell’incertezza. Nell’ottica cognitivo-sociale, come quella di Bandura e Mischel, ciò che muove il comportamento umano è la motivazione, definita “autoregolazione”, le persone sono capaci di stabilire per sé stesse i propri obiettivi.

Per quanto riguarda il ruolo dei meccanismi inconsci, oltre che in autori come Horney, Adler ed Erikson, anche nell’ambito degli approcci di stampo biologico, come quello evoluzionistico, viene dato rilievo agli aspetti non consapevoli. Nella prospettiva umanistica, soprattutto in riferimento a Rogers, sebbene non si neghi l’esistenza di meccanismi inconsci, si afferma che il concetto di Sé, che struttura la personalità, sia fondamentalmente conscio. In altre prospettive, come in quella dei tratti o nelle teorie dell’apprendimento, viene invece sostanzialmente negata l’esistenza di aspetti inconsci nel determinare la personalità.

Nell’ambito degli studi sulla personalità è possibile individuare due posizioni, definite da alcuni autori riduzionistiche, tra loro opposte, ma entrambe ritengono che il comportamento sia regolato da forze sottratte al controllo della soggettività, che quindi la persona è in balia di forze estranee che rendono fittizia la sua libertà di autodeterminazione. Il riferimento è al riduzionismo biologico da una parte, per cui molte condotte umane sono governate da fattori genetici, somatici o relativi al sistema nervoso, dall’altra parte troviamo un riduzionismo sociologico-ambientale, per cui il comportamento sarebbe il risultato di condizionamenti sociali, culturali e di meccanismi di rinforzo e punizioni in visione della persona come agente libero e capace di autodeterminazione, questa visione è sostenuta dagli approcci cognitivo-sociali e nella prospettiva umanistica.

Le varie teorie si differenziano per la differente enfasi posta sulla singolarità dell’individuo, piuttosto che su ciò che le persone condividono. Le teorie che sottolineano l’unicità dell’individuo adottano un approccio di tipo idiografico, come la prospettiva psicoanalitica e quella cognitiva di Kelly, mentre quelle che si focalizzano sulle similarità adottano un approccio nomotetico, come la prospettiva dei tratti e il modello dei cinque fattori. Dogana consente, grazie al modello dei IV quadranti, di delimitare zone precise in cui si posizionano le varie prospettive, ponendole su due assi il cui incrocio definisce alcune aree concettuali: autonomia, biologia, cultura, determinismo.

Capitolo 2

Il processo attraverso cui avviene la valutazione della personalità viene chiamato assessment. Durante questo processo è possibile avvalersi di diverse tipologie di informazioni relative all’individuo che viene valutato. Gli psicologi della personalità hanno individuato quattro diverse tipologie di dati, che vengono comunemente impiegate nell’indagine scientifica della personalità e che vengono identificate con l’acronimo LOTS.

La prima categoria di informazioni, quella dei dati-L (life record data) fa riferimento a quelle informazioni che possono essere ricavate direttamente dalla storia della vita di una persona. I dati di natura osservativa, i dati-O (observer data), sono le informazioni ricavate dalle valutazioni effettuate da osservatori. I dati che si ottengono attraverso procedure di tipo sperimentale vengono definiti dati-T (test data). I dati che derivano dall’autodescrizione o autovalutazione vengono definiti dati-S (self report data). Le categorie LOTS rappresentano un sistema utile per riferirsi alle fonti di dati alternative utilizzate dai ricercatori della personalità.

Ultimamente sono state introdotte alcune tecniche di misurazione non completamente ascrivibili al sistema LOTS, ovvero le tecniche di valutazione implicita, che cercano di scoprire com’è una persona dalla persona stessa, ma senza chiederglielo direttamente; un esempio di questa procedura è il test di valutazione implicita (IAT).

Nello studio della personalità si muovono due approcci generali: un approccio nomotetico, che è una modalità di indagine allo studio della personalità volta alla ricerca degli aspetti comuni agli individui, e un approccio idiografico, cioè una modalità di indagine di tipo analitico, che mira a evidenziare nell’individuo gli aspetti unici e personali. In alcuni casi gli psicologi della personalità cercano di comprendere una persona nella sua interezza, piuttosto che focalizzarsi solo su un aspetto o una caratteristica. Questo approccio ha consentito di promuovere una tecnica chiamata studio di caso, ovvero uno studio intensivo e approfondito di una singola persona. Può avere un obiettivo puramente di ricerca, ma è perlopiù associato alla pratica clinica. Un esempio di studio di caso è costituito dalle “lettere di Jenny”, un testo in cui Gordon W. Allport, da molti considerato l’iniziatore dello studio sistematico della personalità, analizza l’epistolario di una donna, cercando di delinearne un ritratto, identificando i vari tratti di personalità.

Quando vengono elaborate teorie o si traggono conclusioni dalle osservazioni, dovrebbero poi poter essere applicate alla maggior parte o a tutte le persone, se possibile. La generalizzabilità indica quanto ampiamente una conclusione possa essere applicata. Per affermare che una conclusione è generalizzabile, questa deve derivare dallo studio di tanti soggetti, per questo ci si affida alla ricerca correlazionale, un approccio di ricerca in cui si misurano e si mettono in relazione le individuali (le variabili) senza effettuare alcuna manipolazione sperimentale. Obiettivo di questa tipologia di ricerca è rilevare l’esistenza di una relazione tra due differenti caratteristiche di personalità, la modalità con cui esse variano insieme, ovvero la correlazione tra tali variabili. La forza di una correlazione viene espressa da un numero chiamato coefficiente di correlazione (r), un indice statistico che definisce la forza con cui due variabili sono connesse. Anche nel caso di ricerca correlazionale è raro riuscire a garantire la totale generalizzabilità dei risultati ed è importante prenderlo in considerazione in sede di valutazione.

Esiste una tipologia di ricerca attraverso la quale è possibile individuare le cause e gli effetti, chiamata ricerca sperimentale, un approccio in cui il ricercatore effettua la manipolazione della variabile indipendente, assegna i partecipanti in maniera casuale ad una delle diverse condizioni sperimentali ed infine rileva l’effetto della manipolazione sulla variabile dipendente. Come in ogni ricerca ogni partecipante dovrà essere trattato esattamente nello stesso modo, ovvero ciascuno sarà sottoposto alle stesse condizioni, tranne quella oggetto di manipolazione, trattamento detto controllo sperimentale. Ogni variabile che non può essere controllata, come le differenze individuali, viene trattata attraverso l’assegnazione casuale. Infine, si misura la variabile che si ritiene possa costituire l’effetto nella relazione causa-effetto, ovvero la variabile dipendente.

Tutti e tre gli approcci presentano vantaggi e svantaggi, per questo alcuni studiosi, per poter superare i limiti propri di ciascun approccio, auspicano di fare ricorso a quello che viene definito pluralismo metodologico, ovvero l’integrazione dei diversi approcci metodologici per ricavare una visione il più esaustiva possibile dell’oggetto di studio. A prescindere dalla tipologia di dati scelta e dalla metodologia di ricerca adottata, la ricerca deve fare necessariamente uso di procedure e misurazioni che siano attendibili e valide. L’attendibilità indica la stabilità e la replicabilità delle misurazioni effettuate. La coerenza interna indica il grado di coesione tra gli item che costituiscono una scala. L’attendibilità inter-rater indica il grado di accordo tra le valutazioni di giudici che osservano in maniera indipendente uno stesso aspetto. Il test-retest indica il grado in cui i punteggi ottenuti, somministrando uno stesso test alla stessa persona in momenti diversi, sono simili. La validità indica il grado in cui il test misura effettivamente ciò che intende misurare.

  • La validità di costrutto si riferisce a quanto lo strumento di valutazione riflette il costrutto corrispondente.
  • La validità di criterio o predittiva si riferisce a quanto la scala è in grado di predire alcuni criteri esterni che, a livello teorico, dovrebbero essere predetti dalla scala stessa.
  • La validità convergente si riferisce a quanto la scala è correlata con altre misure alternative dello stesso aspetto.
  • La validità discriminante si riferisce a quanto la scala effettivamente non misuri aspetti che non intende misurare.

Capitolo 3

La psicoanalisi propone una concezione unitaria, olistica, complessa e dinamica della personalità. Le sue origini risalgono ad un tipo particolare di trattamenti per alcuni disturbi nervosi denominati psiconevrosi. Successivamente si configura con un esteso movimento culturale e di studio della vita psichica umana. Adotta il metodo storico-clinico: l’oggetto di indagine è l’esperienza, narrata e ricostruita, dal soggetto stesso al fine di individuare i principi del suo funzionamento psichico.

Un tema alla base della prospettiva di Freud, che ha portato alla nascita del termine psicodinamica, è l’idea che la personalità sia un insieme di processi che sono sempre in movimento. Altro tema fondamentale dello studio della personalità sono le difese, dipendono dal fatto che le forze all’interno della personalità possono essere in conflitto tra loro. L’assetto difensivo della personalità costituisce la configurazione originale di ciascuno di noi. Nel corso degli anni molti autori hanno sottolineato non solo gli aspetti “protettivi” delle difese, ma anche quelli che possiamo definire “proattivi”: la configurazione difensiva sarebbe lo stile con cui ciascuno di noi entra attivamente e costruttivamente in relazione con il mondo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e delle differenze individuali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Tempesta Daniela.
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