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Riassunto esame Psicologia della Musica, Prof Caterina, libro consigliato Manuale di Musicoterapia, Berenzon

Riassunto per l'esame di psicologia della musica e del prof. Caterina, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Manuale di Musicoterapia, Berenzon, dell'università degli Studi di Bologna - Unibo. Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia della musica docente Prof. R. Caterina

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

Cap.4 - ELEMENTI TECNICI

Per poter condurre un processo terapeutico utile ed efficace in musicoterapia è

fondamentale conoscere con chiarezza i due elementi tecnici fondamentali: il laboratorio di

musicoterapia e lo strumentario.

Il laboratorio di musicoterapia

Esso deve essere convenientemente isolato acusticamente dai suoni all'esterno: nel

contesto non verbale, infatti, una qualunque emissione sonora rappresenta una

perturbazione in grado di disturbare la comunicazione. Anche il luogo in cui si trova il

laboratorio deve essere isolato dai suoni che provengono dal laboratorio. Deve essere

i,areato è chiaro, di dimensioni normali,ad esempio 5x5 metri. Se è troppo grande

potrebbe generare dispersione, se molto piccola potrebbe impedire i movimenti e gli

spostamenti, elementi indispensabili nella seduta di musicoterapia. Le pareti devono avere

un colore rilassante e devono essere prive di decorazioni, in modo da limitare la quantità

di stimoli esterni e concentrare l'attenzione sul lavoro da svolgere. Tenendo conto della

necessità di lavorare con tutto il corpo e a piedi nudi, è bene che il pavimento sia in legno.

Devono esserci due armadi a muro: uno per gli strumenti musicali e nell'altro gli strumenti

elettronici, in modo che il musicoterapeuta possa decidere cosa utilizzare senza distrarre il

paziente con la vista degli altri strumenti. Ci dovrebbero è essere un tavolo su cui

poggiare gli strumenti di lavoro e panche o sedie disposte in modo circolare, per lasciare

libero lo spazio all'interno del laboratorio.

Lo strumentario

Ogni elemento in grado di produrre un suono udibile o un movimento suscettibile di essere

vissuto come mezzo integrante di comunicazione, farà parte degli strumenti tecnici della

musicoterapia.

Gli strumenti classici, quelli Orff, quelli Montessori non saranno gli unici: si utilizzano

anche il corpo, la voce, persino gli strumenti creati dal paziente ed ognuno potrà essere

utilizzato in tutte le sue applicazioni, anche se non canoniche.

Gli strumenti possono essere raggruppati in questo modo:

Strumenti musicali propriamente detti: sono gli strumenti fabbricati dall'uomo

• per essere utilizzati come strumenti musicali o sonori. Perché un qualunque

strumenti sia interessante per la musicoterapia, deve possedere le seguenti

caratteristiche: manipolazione semplice; facilità di spostamento; potenza sonora;

deve essere voltò verso l'esterno e non verso introversione; deve possedere chiare

possibilità sonore ; presenza sufficiente in quanto stimolo di oggetto intermediario.

Ci sono strumenti che possiedono tutte e sei queste caratteristiche ( tamburi,

Bongiorno, cembali, piccoli timpani), altri che ne posseggono solo alcune ( il

pianoforte). I tamburi sono ideali, soprattutto all' inizio del trattamento. La sua

stimolazione semplice e senza limitazioni stimola la comunicazione con l'altro. Sono

spesso chiamati strumenti leader e diventano ben presto degli oggetti integranti. Il

pianoforte al contrario è limitante perché pesante e complicato da gestire e isola

colui che suona; per questo non dovrebbe essere usato nei primi incontri di terapia.

I membra proni, poi, hanno il vantaggio di produrre suoni non solo se percossi ma

anche se sfiorati, accarezzati, grattati, il che apre un'ampia gamma di possibilità

tattili, di movimento e di suono. Dopo quelli a percussione, troviamo gli strumenti

melodici, come xilofono, metallo fono o marimba. Essi divengono facilmente gli

strumenti leader dal punto di vista melodico e permettono contemporaneamente

giochi armonici, percussioni e melodici. Flauto dolce e chitarra sono invece strumenti

melodici complicati e che necessitano di un apprendimento e che potrebbero

provocare una frustrazione nel paziente se presentati all'inizio della terapia, poiché

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non trova il mezzo adatto alla comunicazione non verbale. Il pianoforte, l'organo,

l'harmonium possono diventare strumenti integratori ad esempio con i sordi e gli

ipoacustici, poiché permettono di percepire le vibrazioni dei suoni attraverso il tatto,

con le mani sulla cassa.

Il corpo: è lo strumento musicale più completo sotto ogni profilo. All'inizio deve

• essere utilizzato a distanza, in modo da evitare il corpo a corpo. Poco a poco si

comincia a battere sul palmo del paziente . Di tutti i fenomeni sonori del corpo, la

voce ed il canto sono i più profondi, i più regressivi e capaci di risonanza è perciò

devono esser utilizzati con grande attenzione.

Strumenti elettronici.

• Strumenti creati dal paziente: sono buoni oggetti intermediari e possono

• diventare presto oggetti integratori. L'importante è che siano strettamente collegati

all'Iso di chi li ha creati.

Durante una seduta di musicoterapia, non tutti gli strumenti corporei, sonori e musicali

diventano oggetti intermediari. Lo strumentario può essere utilizzato in sei modi diversi:

1. come oggetto di sperimentazione: gli strumenti potrebbero stimolare la curiosità di

ottenere dei suoni da esso.

2. Come oggetto di catarsi: perché permette di sciogliere le ansie e le tensioni

accumulate durante incontri precedenti.

3. Come oggetto difensivo: dopo la fase precedente in genere il paziente sceglie uno

strumento e lo ritiene con se fino alla fine della seduta a mio' di scudo, di barriera

difensiva per nascondere il corpo e le espressioni.

4. Come oggetto incistato: in caso gravi come quelli degli autistici o degli schizofrenici,

lo strumento è solo un oggetto da manipolare, viene su chiaro, accarezzato,

trattenuto...a volte la sua manipolazione sembra un atto masturbatorio che non ha

espressione.

5. Come oggetto intermediario

6. Come oggetto integratore

IL G.O.S. ( Gruppo Operativo Strumentale)

Ogni musicoterapeuta deve avere un proprio G.O.S. con cui lavorare sia individualmente

che in gruppo con i pazienti e che sarà formato da una serie di strumenti idrofoni,

membranofoni, aerofoni e cordofoni, oltre che strumenti costruiti da lui stesso. Solo

eccezionalmente potranno essere inseriti nel corso della terapia altri strumenti portati dal

paziente. Per formare il proprio G.O.S. I passi che Il musicoterapista deve fare sono:

1. studio e osservazione della propria esperienza nell'uso degli strumenti fatta

all'interno di gruppi di musicoterapia didattica o attraverso la pratica con pazienti e

colleghi. Nella scelta del proprio gruppo strumentale convenzionale ( che potrebbe

essere formato da sei idiofoni, quattro aerofoni, sei membranofoni e due cordofoni)

bisognerà valutare la dimensione, il volume, la potenza, l'intensità e la facilità nel

suonarli.

2. Costruzione di strumenti non convenzionali, valutando a) gli elementi quotidiani

utilizzati per la loro preparazione; b) i movimenti corporei richiesti per produrre la

sonorità ; c) il modo in cui uno strumento si trasforma e cosa può evocare nel

paziente.

3. Scelti gli strumenti che faranno parte del G.O.S, egli analizzerà le risposte dei suoi

pazienti durante le sedute, il modo in cui gli strumenti vengono utilizzati e le

metterà a confronto con il proprio vissuto. Questo gli permetterà di aggiungere o

togliere alcuni elementi e completare il proprio G.O.S.

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

Cap.5 - FORMAZIONE DEL MUSICOTERAPEUTA

il musicoterapeuta ha una formazione specifica e dispone di una conoscenza teorica e

pratica.

Personalità e caratteristiche del musico terapista.

Il professionista in musicoterapia deve avere conoscenze mediche, psicologiche,

pedagogiche e musicali senza essere né medico, né psicologo ne musicista.

Il musicista erudito avrebbe difficoltà ad accettare con piena libertà i ritmi "non estetici" di

un paziente o la "voce falsa " di un altro. Se fosse uno psicologo, sarebbe per lui difficile

uscire dal pregiudizio interpretativo e trovarsi nell'ambito di una concezione di pensiero

non verbale.

Per poter lavorare in musicoterapia, é necessario sottoporsi, si durante la propria

formazione sia in seguito, ad un trattamento psicoterapeutico incentrato sulla conoscenza

e sulla presa di coscienza di aspetti inconsci profondi, oltre che ad un trattamento di

musicoterapia didattico. Quest'ultimo è un trattamento eseguito sullo studente da parte di

un musicoterapista esperto in campo psichiatrico, che consente allo studente di conoscere

i dettagli della tecnica e si incentrerebbe anche sulla scoperta del proprio Iso, ovvero

l'identità o la caratteristica sonora. Una volta iniziata la pratica professionale, è

imporztante mantenere un'equipe di lavoro che comprenda anche lo psichiatra e lo

psicologo, in modo che ognuno metta in pratica col paziente le proprie competenze.

Dovrà anche integrarsi con lo psicomotricità, con chi si occupa della chinesilterapia, con l'

equipe psicopedagogica.

È certo che nel campo della musicoterapia confluiscono diverse tecniche che potrebbero

appartenere ad altri settori specifici. Questo è uno degli aspetti per cui è difficile definire

un ruolo preciso.

Concetti attuali per la comprensione della formazione del MT.

Una delle difficoltà del musicoterapeuta è quella di aspettare, ascoltare e capire il

paziente. Il paziente è tale perché nella sua vita non è stato aspettato, ascoltato e capito

ed il musicoterapeuta che nella sua vita non è stato aspettato, ascoltato, capito, dovrà

dedicare un periodo della sua formazione a modificare quanto rimane ancora in lui di

questo vissuto.

Le caratteristiche del contesto non verbale che egli dovrà imparare a conoscere sono:

A) la ripetizione delle forme espressive

B) le scariche delle energie interne senza la distorsione o modificazione dei meccanismi di

difesa

C) il riconoscimento dell'Iso di chiunque intervenga nella relazione terapeutica

D) la possibilità di scelta ed utilizzo di quelli che diventeranno oggetti intermediari

E) la possibilità, attraverso la relazione terapeutica, di ricordare e rivivere le relazioni più

primitive, materno/paterno- infantili.

Una scuola di formazione in musicoterapia quindi deve raggiungere questi obiettivi:

formare un individuo che capisca il significato di una relazione psicoterapeutica

• Destrutturare la sua concezione del verbale

• Affinare le sue capacità di osservazione e di percezione

• Approfondire la conoscenza è l'uso del linguaggio sonoro, Corporeo e musicale,

• superando i pregiudizi estetici connessi con la formazione musicale

Incorporare il G.O.S. Come parte essenziale della terapia musicoterapica.

Necessaria poi la supervisione, che dovrà avere i seguenti obiettivi:

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

1. creare nel musicoterapista una metodologia ed una tecnica

2. Fare in modo che il musicoterapeuta sia consapevole del proprio fondamento

teorico

3. Sviluppare la conoscenza del transfert e del contro transfert

4. Riconoscere le proprie identità sonore ed i propri oggetti intermediari

5. Maturare un'etica professionale

6. Stabilire un quadro di ricerca

Svolgimento della formazione

La formazione che Berenzon svolge in Argentina, dipende dalla scuola di discipline

paramediche della facoltà di medicina dell'Università del Salvador a Buenos Aires. Nel

resto del mondo dipende dal Conservatorio di Musica.

La formazione dura tre anni più un semestre di pratica controllata.

I requisiti per l' ammissione sono:

una valutazione psicologica, motivazione alla scelta di questa professione,

• personalità

Un esame generale sulle materie fondamentali in fisica, biologia, studio dei testi

• ecc..

Un esame di valutazione musicale che comprenda l'interpretazione di uno spartito a

• scelta del candidato, improvvisazione e creazione di canzoni infantili, dettati ritmici e

melodici, lettura a prima vista, accompagnamento.

La formazione comprende 4 settori:

1. MEDICO: che prevede corsi di anatomia, fisiologia, neurologia e neuropatologia ,

dinamica corporea

2. PSICOLOGICO: che prevede corsi di psicologia generale, psicologia dell'età

evolutiva, dinamica di gruppo, nozioni di psicoterapia, filosofia e psicologia

dell'apprendimento.

3. MUSICALE: che prevede corsi di introduzione alla musica , acustica, elettroacustica,

coro, educazione fonica

4. SETTORE APPLICATIVO: che prevede corsi di musicoterapia per disabili mentali,

motori, per disturbi della comunicazione, in geriatria

Durante il terzo anno è obbligatoria la pratica clinica.

Durante gli anni di formazione ogni gruppo di Max 12 persone dovrà realizzare un gruppo

di musicoterapia didattica coordinato da un musicoterapista di esperienza ed un

osservatore . Questi gruppi si svolgono a tre livelli. Nel primo livello, il gruppo sceglie

spontaneamente un musicoterapeuta ed un coterapeuta e tali ruoli resteranno per almeno

sei sedute.

Nel secondo livello, ciascun membro avrà la possibilità di realizzare sedute di

musicoterapia con il resto del gruppo. In questa fase, si lavora sul l'organizzazione delle

sedute, scoprendo il transfert ed il contro transfert , le difficoltà della regressione e l'acting

out.

Nel terzo livello si svolgono le sedute individuali che saranno seguite dall'intero gruppo .

Ciascun membro avrà la possibilità di essere sia musicoterapeuta che paziente.

La supervisione è il quarto livello della formazione: senza di essa, si corre il rischio di

attivare costantemente il transfert.

Cap.6 - IL PAZIENTE

Certe caratteristiche del paziente possono facilitare l'applicazione della musicoterapia. Per

prima cosa, sarebbe preferibile che il paziente non avesse conoscenze musicali, in modo

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

da potersi inserire più facilmente nel contesto del linguaggio non verbale.

Il paziente deve conoscere il significato della tecnica musicoterapica. A tal fine, il

musicoterapista dovrà fornire tutte le informazioni e spiegare in che modo vuole operare.

Con i pazienti non in grado di comunicare, il terapeuta dovrà osservare i parametri non

verbali indicativi del desiderio del paziente.

Cap.7 – METODOLOGIA GENERALE

Berenzon ha strutturato un tipo di metodologia generale applicabile a diverse situazioni

cliniche. Essa si compone di due parti essenziali: una di carattere diagnostico, il cui scopo

è scoprire il principio dell'Iso del paziente o del gruppo, l'oggetto integratore e l'oggetto

intermediario che faciliteranno la terapia ed una di carattere terapeutico.

Nella parte diagnostica si compila la scheda di musicoterapia ( redatta in base a domande

fatte a genitori e parenti sulla storia sonora e musicale del paziente e su cui si

annoteranno i fenomeni folkloristici ereditati da genitori e nonni, i fatti sociali sopraggiunti

durante la gestazione, i ricordi sonori dell'infanzia ed i ricordi attuali) e si pratica l'esame

di inquadramento non verbale (il paziente sarà messo di fronte ad una serie di strumenti a

percussione semplice o melodico e si osserverà come giunge alla comunicazione tramite

essi. In questo modo, ci si farà un'idea dell'oggetto intermediario del paziente e un'ipotesi

dell'Iso).

La parte terapeutica è costituita da una serie di sedute di musicoterapia, in cui terapista e

paziente cercano di istituire canali di comunicazione di livello regressivo, per mezzo

dell'identità sonora del paziente, e di aprirne altri, in vista della sua integrazione in un

gruppo o di future terapie.

La Scheda di Musicoterapia

La redazione della scheda è il primo contatto del paziente con il musicoterapeuta ed ha lo

scopo di conoscere la storia sonora e musicale de paziente. In generale, un paziente viene

inviato in musicoterapia, dopo un esame

clinico, psicologico: il musicoterapeuta avrà

SCHEDA DI MUSICOTERAPIA: perciò una grande quantità di informazioni

Cognome e Nome Età in suo possesso, provenienti dalle anamnesi

Sesso Scheda compilata da precedenti, che non riguardano però la

sfera sonora.

1. Paese d'Origine Di seguito l'esempio di scheda fornita da

2. Regione d'Origine Berenzon:

3. Gusti e particolarità dei genitori Dalle prime informazioni della scheda

4. Ricordi sonori della gravidanza emergeranno sia l'apporto sul mondo

5. Ricordi sonori di nascita e primi giorni di vita

6. Movimenti fatti e ninna nanne cantate dalla musicale del paziente, sia le serie sonore

madre complementari.

7. Ambiente sonoro d'infanzia Queste informazioni forniranno elementi

8. Reazioni dei genitori a suoni e rumori fondamentali per il primo contatto con il

9. Reazioni del paziente a suoni e rumori paziente e le prime sedute, consentiranno

10. Suoni tipici della casa

(grida, pianti, rumori di porte, masticazioni, tics) al musico terapeuta di comprendere il

11. Suoni notturni e suoni corporei rifiuto di certi ritmi o melodie e se farà

12. Storia musicale della famiglia , educazione capire al paziente di conoscere il suo

musicale di genitori e paziente linguaggio d'origine, aprirà un canale.

13. Primi contatti con uno strumento La terza domanda, ci informa sul passato

14. Stato attuale del problema musicale e sonoro

15. Associazioni con i suoni culturale dei genitori. La quarta, apre la

16. Inclinazioni, rifiuti musicali, sonori, di rumori strada alla conoscenza della regressione del

17. Strumenti graditi e strumenti rifiutati paziente. La domanda cinque da un'idea

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

dell'allattamento sonoro musicale, ovvero al tipo di comunicazione che la madre ha col

bambino durante allattamento o quando culla o quando si addormenta.

C'è una grande differenza tra un bambino che si addormenta cullato ed un bambino che si

addormenta nel silenzio o nel rumore.

La stesura della scheda non deve essere rigida o seguire un ordine stereotipato:

l'importante è adattarsi al paziente e modificare la forma delle domande per ottenere

informazioni consistenti. In genere occorrono due o tre sedute per completarla. Nei gruppi

di musicoterapia, la scheda viene redatta a partir dall'undicesima seduta.

L'esame di inquadramento non verbale

Non è un test propriamente detto ma piuttosto un prolungamento della scheda di

musicoterapia e dovrebbe essere eseguito dalla stessa persona. Lo strumentario dovrebbe

essere così composto: se c'è un pianoforte nella stanza dovrebbe essere aperto e

dovrebbe essere aperta anche la cassa, poiché lo strumento ci interessa come un tutto,

qualsiasi suono potrà servire ai fini della comunicazione. Una chitarra, un tamburo, un

bongo o un gong o un cimbalo. Sul tavolo si metteranno gli strumenti a percussione, uno

o due strumenti melodici ( flauto, xilofono o metallofono). Gli strumenti devono essere gli

stessi per le successive sedute e devono essere collocati e presentati esattamente nello

stesso ordine.

Ci sarà poi una registrazione su cui saranno incisi quattro estratti la cui durata varia da

due a tre minuti: un ritmo primitivo di tipo binario (battito del cuore,polso o ritmi di

tribù),il secondo sarà una melodia aleatoria, magari suonata dal MT col flauto dolce, il

terzo sarà un estratto armonico ed il quarto un frammento di musica elettronica.

Entrando nel laboratorio, il paziente troverà gli strumenti già collocati ed il MT darà la

seguente consegna “Staremo insieme circa un ora e ciò che vorrei osservare sono le

vostre capacità di comunicazione per mezzo del suono, della musica o degli strumenti, con

lo scopo di valutare di cominciare un trattamento dalla prossima seduta”. Da questo

momento, si lascerà il paziente libero e si osserveranno i suoi atti: gli strumenti che

prende, come lo fa, se produce suoni, i suoi ritmi, le sue melodie, i gesti, le associazioni,

le canzoni, le forme di resistenza che rivela. Questa sperimentazione durerà 20 minuti

circa.

Poi si passerà al secondo compito: il paziente verrà avvisato che ascolterà una serie di

pezzi sonori registrati e che potrà continuare a comportarsi come ha fatto ed il MT

continuerà l'osservazione. Si rispetterà un silenzio di 5 minuti tra un estratto e l'altro. Nel

corso di questo secondo esame, sarebbe bene evitare il dialogo e se c'è insistenza da

parte del paziente ci si limiterà a ripetere la consegna. Si può intervenire solo se il MT è

certo che questo favorirà l'espressione. E' importante questo ruolo passivo del MT: un

intervento potrebbe danneggiare la possibilità di comprensione delle forme di

comunicazione non verbale, la sua ricerca di canalizzazione dell'ansia e dell'oggetto

intermediario. Potremo così osservare le diverse forme di reazione che ci condurranno

all'ipotesi dell'Iso del paziente e alla scelta degli oggetti intermediari da utilizzare.

Il paziente schizofrenico si avvicinerà al tavolo e resterà paralizzato e cambierà

atteggiamento al solo ascolto del frammento che lo tocchi; il paziente di tipo maniacale,

avrà un atteggiamento dispersivo, passando da uno strumento all'altro, riponendoli senza

posa; l'ossessivo prenderà un solo strumento e cercherà mille modi per utilizzarlo; un

altro tenterà il dialogo verbale chiedendo come si suona uno strumento, come si chiama

un altro ecc.

La seduta di Musicoterapia

Costituisce la parte attiva del trattamento, in cui il MT dispiegherà tutta la propria capacità

di elaborazione dei pensieri non verbali, i suoi progetti di apertura dei canali di

comunicazione, la propria comprensione dei livelli del paziente.

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

Una seduta comporta implicitamente tre fasi, anche se non sempre codificate:

1. RISCALDAMENTO E CATARSI: per riscaldamento si intente “ Insieme di

procedimenti che intervengono nella preparazione di un organismo perchè si trovi

nelle migliori condizioni per l'azione” . In musicoterapia, in questa fase iniziale, si

ottiene una scarica di tensione simultanea al riscaldamento, per questo si parla di

catarsi, che è agevolata dallo strumentario che consente la canalizzazione delle

energie fisiche e psichiche trattenute.

2. PERCEZIONE ED OSSERVAZIONE dell'esame non-verbale: questa fase prende il

via nel momento esatto in cui il MT scopre ed elabora un'ipotesi sull'Iso

complementare del paziente e tenta un'integrazione e l'apertura di un canale di

comunicazione.

3. DIALOGO SONORO: Stabilito il canale di comunicazione, entriamo nel pieno del

processo terapeutico, nel corso del quale si restituisce al paziente la rielaborazione

di modelli dinamici del suo psichismo, della sua interrelazione e si offrono

sensazioni gratificanti.

Espressioni non-verbali: individuo comune, artista, psicotico

L'individuo tende a scaricare in forma cosciente le energie provenienti dalla somma dei

suoi Iso. Tutto ciò che ascoltiamo,percepiamo, vediamo e sentiamo non è altro che che

energia che dimostra il bisogno dell'individuo di manifestarsi attraverso i canali di

comunicazione.

Questa energia è volta a colpire l'Iso dell'altro. A loro volta gli Iso producono delle scariche

energetiche che possono circolare attraverso lo stesso canale di comunicazione o un nuovo

canale. In questo modo, si produce una circolazione di alimentazione energetica, da cui

scaturisce il piacere della comunicazione. Il piacere è provocato dalla scarica e ricarica,

dalla ripetizione del fenomeno, dal riconoscimento, dalla destrutturazione e

ristrutturazione.

Ogni individuo potrà favorire questa scarica energetica utilizzando il proprio oggetto

intermediario.

Le scariche energetiche di un artista o un creatore, emergono soprattutto dall'Iso

gestaltico e universale e sono solo marginalmente influenzate dall'Iso culturale e

complementare. Esse non utilizzano un determinato canale di comunicazione poichè non

sono indirizzate verso un individuo specifico. Esse si indirizzano direttamente all'Iso

gestaltico ed universale di molti individui e riassumono fenomeni archetipici primitivi

immediatamente riconosciuti da molti altri individui. L'oggetto intermediario utilizzato è il

suo proprio corpo.

Al contrario, nei soggetti psicotici, le energie partono dagli Iso gestaltici e universali e

vanno direttamente all'esterno, senza passare attraverso Iso culturali e complementari.

Queste energie non sono indirizzate all'altro e sembrano cadere nel vuoto. In questi casi,

non esiste il feed back energetico che proviene dall'altro e l'alimentazione degli Iso di

questi individui dipende da stati circostanziali. Questo è il motivo per cui essi rimangono

isolati e le loro scariche diventano ripetitive, stereotipate e deliranti. L'oggetto

intermediario non è usato per la comunicazione ma è usato solo come sostituto dell'altro.

Tuttavia, facilita la scarica verso il vuoto.

E' importante sottolineare la differenza tra il setting di un educatore musicale, un

informatore ed un ricercatore.

Spinto dal desiderio di imparare, l'allievo comincia a porre il problema di entrare in

contatto con lo strumento e con il fenomeno musicale. Il suo sistema percettivo e le sue

energie partiranno dall'iso culturale e complementare e tutti i canali percettivi andranno a

nutrire il suo Iso culturale ed il riconoscimento dello stesso.

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

L'educatore musicale si trova nel luogo dell'oggetto intermediario e anche lui utilizza le

energie derivanti dall'Iso culturale culturale. Egli ha la funzione di favorire i canali di

comunicazione tra lo strumento , la sua produzione e l'allievo. Il lavoro dell'educatore ha a

che fare con il tempo cronologico. Il contesto non-verbale è un campo utilizzato solo come

elemento di gratificazione e apprendimento. Lo spazio ed il contenitore contano solo nella

misura in cui possono interferire nell'audizione o nell'espressione del fenomeno musicale

come elemento estetico. Il corpo non funziona come oggetto intermediario ma è solo a

servizio del piacere e si impegna solo nei limiti richiesti dal fenomeno musicale.

Oggetto intermediario

La stessa supervisione non è necessaria.

Nel rapporto tra allievo ed educatore sono implicati il preconscio, il conscio e gli Iso

culturali e complementari.

L'informatore è la persona che impartisce l'insegnamento e trasmette in forma verbale ciò

che accade in ogni fase del processo non verbale. Utilizza le parole ed i mezzi audiovisivi. I

suoi Iso ed il corpo non sono coinvolti nell'attività.

Il ricercatore focalizza ed approfondisce alcuni aspetti del processo musicoterapico e

permette di scoprire nuove conoscenze utili per lo sviluppo. Il suo corpo e la sua mente

non sono coinvolti, anche se la sua presenza non è indifferente all'esito della ricerca.

Seduta di Gruppo

Un gruppo di musicoterapia non dovrebbe comportare più di sei pazienti: il lavorare in un

contesto non verbale richiede uno sforzo molto grande. In un gruppo la presenza di un

coterapeuta ( che può essere un altro MT , uno psicologo, un membro del personale

paramedico) è necessaria ed il suo ruolo sarà quello di osservatore attivo. Fungerà da io

ausiliario, in grado di stimolare o frenare i pazienti che ne abbiano bisogno in funzione

dell'integrazione finale del gruppo. In generale è preferibile che i pazienti non abbiano

conoscenze profonde di uno strumento. L'obiettivo è promuovere l'integrazione dei

pazienti nel gruppo e poi nell'interscambio musicale comune. Perciò il MT dovrà trovare

l'Iso gruppale e l'oggetto integratore.

Nelle prime sedute di gruppo sarà evidente l'ansia persecutoria, messa in evidenza da

atteggiamenti di idealizzazione o diffidenza nei confronti del MT o dalla difficoltà nella

partecipazione o nell'integrazione.

Il leader formale è il terapeuta: egli fa si che il gruppo raggiunga piano piano un equilibrio.

Nei momenti di disordine si manifestano reazioni maniacali che, inequivocabilmente

indotte da un paziente, si propagano all'intero gruppo. L'onnipotenza può spesso

comparire in soggetti che che vogliono fare ciò che è più difficile, come frequente è la

svalorizzazione da parte di altri che affermano di non poter fare nemmeno le cose più

semplici. E' un passaggio facilmente superabile con la musicoterapia e questo

superamento porta all'integrazione del gruppo.

Vi è un iniziale insight (una presa di coscienza) per quanto concerne gli aspetti persecutori

e confusionali, con migliore tolleranza al loro apparire e un avvio di insight anche per

quanto riguarda la gelosia e la competenza, talvolta con l'esperienza di un loro

superamento per mezzo del vissuto gratificante della comunicazione comune.

Il setting terapeutico nel contesto non-verbale

La prima fondamentale differenza tra MT è paziente , che sono due individui simili, che

possiedono un proprio inconscio, in cui si trovano l'Iso gestaltico e universale, un

preconscio , in cui si trovano l'Iso culturale e complementare, è il desiderio: in uno c'è il

desiderio di modificare l'altro e nell'altro c'è il desiderio di essere modificato. Senza tale

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

differenziazione, non può esistere alcun setting terapeutico.

1) La persona il cui desiderio è quello di modificare l'altro diventerà il

MUSICOTERAPEUTA. Per questo, il MT dovrà informarsi, prepararsi, formarsi,

ristrutturarsi e riconoscersi, attraverso corsi che gli permettano di conoscere la

musicoterapia e le discipline affini quali psicologia, medicina, riabilitazione, psicoacustica.

Poi dovrà acquisire le conoscenze tecniche e metodologiche degli elementi che dovrà

utilizzare. Successivamente, dovrà formarsi attraverso pratiche di osservazione e

realizzando esperienze soggette a supervisione. Infine, dovrà ristrutturarsi e riconoscersi,

ovvero sottoporsi ad un'esperienza di musicoterapia didattica. Inoltre, importante sarebbe

sottoporsi ad un'0esperienza psicoterapeutica. Freud in psicoanalisi diceva: “Ogni punto

cieco nell'analisi del terapeuta, sarà un punto cieco nell'analisi del paziente”. Secondo

Berenzon, “Chi sperimenta poco su sé stesso, avrà poche possibilità di riconoscere l'altro”.

La musicoterapia didattica, offre la possibilità al MT di fare l'esperienza di essere

modificato dall'altro, ovvero fare la stessa esperienza del paziente. Ciò gli permetterà di

riconoscere le proprie identità sonore ed al tempo stesso di distinguere gli aspetti culturali

e folkloristici da quelli puramente personali e quindi potrà distinguere ciò che in lui è

espressione dell'Iso culturale da ciò che proviene dall'Iso gestaltico e universale e sarà

perciò in grado di distinguerlo da quello degli altri. Si crea una circolazione di energie che

significa “Io riconosco ciò che esprimo e a mia volta riconosco ciò che percepisco”. In

questa fase appariranno anche gli oggetti intermediari particolarmente affini ai suoi Iso

gestaltico e culturale e capirà perchè tende a scegliere certi strumenti e a rifiutarne altri.

Il riconoscimento del proprio corpo fa parte di questo concetto di riconoscimento

dell'oggetto intermediario ed è denominato OGGETTO INTERMEDIARIO CORPOREO. Il MT

mette in funzione il proprio corpo ogni volta che svolge il suo lavoro e quindi la pratica

nell'uso del corpo rappresenta una tappa fondamentale della sua formazione.

2) L'elemento che distingue e dà l'impronta al setting musicoterapeutico è il CONTESTO

NON-VERBALE. Ciò non significa escludere del tutto la presenza della parola: il codice

non-verbale sarà la risultante dell'intonazione, del timbro, della cadenza, dell'intensità e la

molteplicità dei parametri che fanno parte di qualunque fenomeno sonoro.

3) Non esiste possibilità sonora senza il trascorrere del TEMPO. In un setting

musicoterapeutico si distinguono tre tempi caratteristici:

i l TEMPO CRONOLOGICO: quello che si misura con gli strumenti creati dall'uomo

– (orologi, computer). E' il tempo cronometrico

i l TEMPO BIOLOGICO: che risale al nostro periodo fetale, che perdiamo nel corso

– della convivenza con la civiltà. E' il tempo dei nostri organi, del nostro istinto, del

nostro corpo e delle nostre energie. E' fortemente riconoscibile solo nei soggetti

autistici, perchè mantengono il tempo primitivo del soggiorno uterino.

I l TEMPO TERAPEUTICO: quello che si forma soltanto durante un processo di

– relazione tra paziente e MT, in cui il tempo biologico del paziente si amalgama al

tempo biologico del MT.

Dalla comprensione di questi tempi e dal loro fluire derivano lo scambio e l'interrelazione

delle espressioni che entrambi gli individui manifestano attraverso i vari canali di

comunicazione.

4) Affinchè tutto ciò diventi un'esperienza terapeutica, è necessario che ci sia un

PROCESSO DI RELAZIONE, ovvero una storia che si intreccia tra il MT ed il paziente

durante le sedute, attraverso l'agire di entrambi in un tempo determinato. Questo

processo ha un inizio in genere rappresentato con la prima seduta svolta nel contesto non-

verbale e con cui viene tracciato il cammino delle sedute successive. La storia terapeutica

non solo modificherà il paziente, ma anche il MT.

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

5) Un altro aspetto che fa parte del quadro terapeutico è LO SPAZIO, in quanto modifica i

canali di comunicazione e favorisce o interferisce sull'impatto che le energie espressive

hanno sugli Iso.

Ci sono tre spazi possibili ed adeguati per inquadrare un lavoro musicterapeutico:

Il Laboratorio di Musicoterapia, di cui abbiamo già parlato;

– La Natura: sonorità e dimensioni adeguate al luogo e materiale e sonorità proprie

– del luogo naturale.

L'ambiente acustico: in genere piscine , con condizioni acustiche particolari, acqua

– tiepida. Spazio con specifiche proprietà di movimento, di temperatura, di forza, di

resistenza e di sonorità.

6 ) Il CONTENITORE: ovvero l'edificio in cui si svolge, le leggi che ne condizionano

l'attività, le politiche che stabiliscono gli obiettivo, le lotte di potere.. Il contenitore limita

lo spazio e e condiziona l'adempimento etico e tecnico del quadro musicoterapico.

7) La SUPERVISIONE:ad un certo punto del processo terapeutico,il quadro dovrà essere

supervisionato da un professionista di ampia esperienza che sia totalmente estraneo al

setting. Questo permetterà al MT di essere reso consapevole del proprio operato,

aumentare il riconoscimento del suo Iso gestaltico e culturale ed evitare gli “acting out”.

8 ) il SISTEMA SOCIO-FAMILIARE ed ECOLOGICO in cui opera il MT: nel contesto

non-verbale ogni elemento è intrecciato all'altro.Ogni particolare modifica a questo

sistema produrrà caratteristiche specifiche: una seduta di musicoterapia in un giorno di

sole sarà diversa in un giorno di temporale e le stesse differenze le noteremo di fronte a

crisi familiari o politiche o sociali.

Cap. 8 – ASPETTI TECNICI

Il Mt si forma nel corso degli anni e sono la sua personale esperienza e la sua capacità che

ne faranno un professionista di valore sul piano terapeutico. Ci sono momenti molto

delicati durante le sedute nel quale è necessario sperimentare varie tecniche per trovare

quella più conveniente in quel preciso momento.

L'utilizzo di uno strumento non è sempre efficace: a volte potrebbe compromettere

mettere in pericolo la conduzione del MT.

Il lavoro senza strumento potrebbe inizialmente produrre un eccesso di ansia, soprattutto

per il fatto di non disporre di un oggetto intermediario, ma non bisogna dimenticare che

tutto il nostro corpo racchiude strumenti multipli, come ad esempio il battito di mani.

Il MT deve essere molto paziente:in un processo non-verbale, spesso il paziente ripete

molto spesso una stessa forma d'espressione finchè essa non viene compresa. Oppure che

utilizzi moltissimi strumenti prima di trovare quello adatto al canale di comunicazione del

MT. Spesso capita che uno strumento si rompa nel corso della seduta ma questo non

accade a causa di un eccesso di aggressività ma piuttosto da un cattivo uso o da un errore

di disposizione da parte del MT.

La scelta degli strumenti è fondamentale nelle prime sedute di MT. Si consiglia di non

disporne un numero superiore al numero dei partecipanti per non creare confusione o

competizione.

Capita spesso che in campo non-verbale, ad esempio un dialogo ritmico tra MT e paziente,

il paziente perda il ritmo e cominci ad isolarsi. In questo caso si possono consigliare due

atteggiamenti:

introdursi nello stesso ritmo del paziente, seguirlo per scoprire la caratteristica

Caterina Psicologia della Musica Pag. 15

Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

essenziale di questo ritmo;

allontanarsi ritmicamente fino al polo opposto ed allontanarsi anche fisicamente, in

– modo da esprimere e far percepire la propria sensazione di isolamento ed

abbandono.

Sarebbe meglio che le consegne fossero espresse sempre nel campo del non-verbale.

Cap. 9 – FINE DEI TRATTAMENTI.

La fine del trattamento è un momento importante, che potrebbe portare conseguenze

negative nel paziente, a causa della profonda simbiosi che si viene a creare ed esso deve

essere gestito in maniera accorta.

Possiamo distinguere tre importanti aspetti:

Intensificare la verbalizzazione,che deve aumentare quando ci si avvicina alle ultime

– sedute. La verbalizzazione può effettuarsi sotto forma di osservazioni sul processo

terapeutico, sul cambiamento del paziente, sulle sensazioni vissute o

sull'espressione di sentimenti.

Le consegne devono essere via via più direttive. Si deve stimolare la possibilità di

– inclusione di canti che portano messaggi di addio o di lutto.

L'inserimento di strumenti più strutturati potrebbe essere utile in questa fase e

– determinare ulteriori sviluppi verso un'educazione musicale propriamente detta.

La fine di un trattamento di musicoterapia non esclude la possibilità di riprenderla, sia

come aiuto sia come nuova indicazione terapeutica.

Cap. 10 – L'USO INADATTO DELLA MUSICA E DELLA MUSICOTERAPIA

CONTROINDICAZIONI.

Qualunque elemento scientifico amministrato senza conoscenza comporta implicitamente

effetti negativi. La musica non è esente da questi rischi, perciò dobbiamo essere molto

prudenti nell'uso. Soprattutto l'ascolto passivo di musica e suoni potrebbe addirittura

incentivare lo sviluppo di autismo o isolamento, se fatto senza la supervisione di un

terapeuta.

La Musica Funzionale

Coloro che utilizzano la musica funzionale, la ritengono utile nei luoghi di lavoro, ospedali,

uffici, officine, gabinetti...

Questa applicazione si ispira a ricerche sugli effetti psicofisiologici della musica ed ecco le

conclusioni:

la musica aumenta il metabolismo;

• seguendo il ritmo, l'energia muscolare aumenta o diminuisce;

• modifica le caratteristiche del polso e della pressione arteriosa;

• accelera o diminuisce la respirazione;

• diminuisce l'impatto degli stimoli sensoriali;

• aumenta il rendimento di attività volontarie;

• aumenta la resistenza muscolare, ritardando la fatica;

• accresce l'estensione dei riflessi muscolari;

• riduce la suggestionabilità normale;

• influisce sulla conduttività elettrica del corpo;

• può facilitare o attivare l'attenzione;

Caterina Psicologia della Musica Pag. 16

Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

alcuni studi dimostrano che certe musiche aumentino l'attenzione, prolungando il

• rendimento psicomotorio più di certe droghe;

altri studi hanno stabilito la relazione tra stimoli specifici responsabili dell'ascolto e

• la tensione nervosa.

produce variazioni del riflesso di Hoffmann

La musica funzionale risponde perciò a certi principi che sono:

LA MISURA, poiché la musica in forma continua crea la sua propria autonomia;

– LA SUA PROGRAMMAZIONE VITALE.

Le ricerche in questo settore hanno evidenziato due cali di rendimento durante la giornata

di lavoro di un operaio: verso metà mattina e verso metà pomeriggio. In questi momenti,

la musica si fa più stimolante e la programmazione di essa viene studiata tenendo in

considerazione variabili musicali come tempo, ritmo, strumentazione e grandezza

dell'orchestra. La media di stimoli utilizzati segue una curva ascendente e ciò da ai

lavoratori un senso di movimento in avanti, rompendo la monotonia del lavoro e dando

l'impressione che il tempo passi più in fretta.

Generalmente si propongono programmi adattati a situazioni determinate e differenti in

base ala tipologia di luogo in cui vengono proposti.

La musica funzionale adotta metodi minuziosi per controllare la qualità della musica ed

assicurare un sincronismo perfetto. Le variazioni perturbatrici del volume vengono

eliminate attraverso un sistema che assicura uniformità e nessuna selezione viene ripetuta

prima di 12 giorni.

La musica funzionale aumenta il rendimento dell'operaio, gli miglior l'umore, diminuisce

tensioni, noia, monotonia, gli incidenti di lavoro, dissimula i rumori provenienti

dall'officina. Si dice che la musica funzionale si sente ma non si ascolta.

Critica della musica funzionale

Bisogna tuttavia essere prudenti nell'utilizzo della musica funzionale.

Nelle officine e negli uffici si sono realizzate numerose inchieste nelle quali si chiedeva se

la musica rendesse più piacevole il lavoro. Generalmente si sono ottenute risposte

positive, soprattutto è evidente la percentuale di risposte nella domanda “ Con la musica

ci si sente più soli (11%), in compagnia (86%) o indifferenti (7%). Questo dimostra che

riconosciamo la musica come elemento presente, che permette di eliminare ansia e

solitudine, creando l'illusione di un gruppo d'aiuto. In altri posti di lavoro, la musica

funzionale è stata vista come elemento invadente.

La riflessione che Berenzon muove a riguardo della musica funzionale è relativa all'Iso:

ogni individuo avrebbe bisogno di un tipo di musica determinato per un preciso momento

della giornata e della sua vita (Iso Gestaltico ed Iso Complementare).

E' necessario anche sottolineare la differenza tra musica funzionale e musica di fondo:

quest'ultima è semplicemente un modo di far ascoltare un tipo di musica in accordo con il

gusto di colui che la propone, non importa quando o con quale metodologia.

L'epilessia Musicogena

E' una delle più rare forme di epilessia riflessa ( quella più diffusa è la fotosensibile). La

musica è lo stimolo che libera l'attacco. Berenzon ne ha studiati 50 casi. L'inizio degli

attacchi musicogeni ha generalmente inizio tra i 20 ed i 40 anni ma può estendersi dai 3 ai

56. La proporzione tra i due sessi è la stessa.

Uno dei primi lavori che riguardano il tema è quello di Crithley (1937), il quale dichiara

che lo stato emozionale, tra il fatto di ascoltare la musica e l'inizio dell'attacco epilettico, è

il fattore più importante di origine patologica.

La grande controversia, in quasi tutti i casi, nasce dal bisogno di sapere se l'attacco è il

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

risultato di uno o di più stimoli che eccitano la corteccia o se è l'associazione della natura

del suono e della memoria che provoca l'attacco.

Alcuni autori hanno avanzato l'ipotesi che un attacco di produca attraverso la percezione

della musica, il suo riconoscimento in quanto tale e l'associazione alle emozioni che essa

provoca, ovvero che l'attacco è il risultato di cambiamenti psicologici che accompagnano la

risposta affettiva.

Dal punto di vista della psicologia profonda, Berenzon propende per l'ipotesi che lo stimolo

sonoro produca una serie di cambiamenti nella dinamica dell'inconscio, uno dei quali

sarebbe l'apertura di nodi molto regressivi che tendono a una scarica somatica.

Secondo Pichon-Riviere e Rascovski, la crisi epilettica costituisce la risultante di una

stimolazione dell'io e di una caduta delle sue difese: la debolezza dell'io produrrebbe

perciò una deviazione istintiva massiva verso il livello più primitivo di integrazione.

La crisi sopraggiunge quando l'Io, schiacciato dalle norme esigenza dell'Es, cede

totalmente, producendo la liberazione istintuale al livello più regressivo, vale a dire

arrivando all'annullamento dell'io, alla perdita di coscienza.

La Musica Elettronica

Berenzon la colloca nel capitolo sulle controindicazioni per attirare l'attenzione su uno dei

fatti più importanti dell'avvenire della musicoterapia.

Se pensiamo che esistono suoni con proprietà allucinogene, con effetti simili a quelli delle

droghe, è necessario sottolinearne il danno prodotto da un uso inadatto.

Diversi sono stati gli esperimenti prodotti nell'Istituto di Tella, con l'obiettivo di ricercare

gli effetti psicologici dei suoni elettronici.

Consisteva nell'invio dei suoni elettronici puri, dal laboratorio fino alla sala custodita in cui

si trovava il gruppo di sette medici psichiatri responsabili dello studio. Veniva inizialmente

trasmesso un suono sinusoidale per 60 minuti.

In un'altra seduta un rumore bianco, e via di seguito. Alla fine dell'ora venivano raccolti

associazioni libere e impressioni su un magnetofono.

Simone fu l'invio di messaggi definiti da parte del compositore e dell'ingegnere del suono e

la presa nota della percezione dei medici. Così se il compositore voleva provocare

sensazioni di nausea, tristezza, angoscia,riusciva a comunicarle senza

difficoltà.Generalmente queste sedute, che avevano luogo alle 14, provocavano intense

sensazioni regressive che perduravano per il resto della giornata.

Certi suoni producevano esclusivamente effetti somatici e altri avevano risonanze

psicologiche importanti. Tra le zone somatiche, riscontriamo: la zona intestinale, la zona

cardiaca e la zona cerebrale, asseconda che il suono fosse rispettivamente molto grave,

mediamente grave o molto acuto.Erano molto frequenti fenomeni di atemporalità. Tra le

sensazioni che compositore desiderava produrre nel gruppo c'era la claustrofobia, il

panico, il disgusto, la nausea e la distrazione.

Proprietà terapeutiche che sgorgano da queste esperienze si possono riassumere in

quattro punti che potrebbero essere approfonditi in studi futuri:

L'utilizzazione, nei pazienti ipocondria, dei suoni produttori unicamente di sensazioni

– somatiche;

L'utilizzazione in certi stati deliranti di suoni che intercettano il pensiero;

– La sostituzione di certe droghe allucinogene con suoni che provocano intensi stati

– regressivi ed allucinatori;

L'utilizzazione dei suoni come tecnica di approccio per bambini psicotici.

In conclusione:

Il suono elettronico facilita la ricerca, consente di conoscere il parametro del suono

• che si ascolta e può quindi essere riprodotto esattamente ogni volta si voglia.

Si possono trovare i parametri coincidono con quelli di altri suoni naturali.

Caterina Psicologia della Musica Pag. 18

Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

Il facile uso del suono elettronico consente di modificare con facilità parametri come

• intensità, volume, timbro, ecc, e quindi fornire maggiore scelta per la ricerca.

Dall'esperienza menzionate si è vince che sono elettronico abbia caratteristiche

• proprie in grado di provocare fenomeni distinti tra cui la possibilità di fare apparire

manifestazioni molto regressive. Bisogna perciò utilizzare molta prudenza.

Cap. 11 – IL TEST PROIETTIVO SONORO.

Berenzon Ma concepito un altro teste proiettivo sonoro, prendendo spunto da quelli al

precedenti di Gabriella Boissier di Ginevra o da quello di Rorschach, come strumento utile

in certe tappe del trattamento psicoterapeutico.

Il testo si compone di tre esempi sonori (immagini sonore) ciascuno di cinque minuti circa.

Queste immagini sonore hanno la particolarità di non poter essere riconosciute

chiaramente per la cattiva qualità della registrazione e per la presenza di interferenze

aggiunte successivamente ma,allo stesso tempo, possiedono connotazioni suggestiva della

vita quotidiana.

Così Berenzon ha registrato:

Sul primo esempio:Il tic tac di un orologio,Il suono di una sveglia, uno sbadiglio, la

– marcia nuziale fischiettata, riempimento e svuotamento di un lavabo, una porta che

si chiude, un energico, uccelli in un bosco, bambini che corrono e gridano nel cortile,

un energico, rumore di un tuffo in acqua voci nell'intervallo a teatro, applausi, un sì

energico.

Sul secondo esempio:Pulsazioni ritmiche su un tamburo che imitano il battito del

– cuore, suoni di campane, pianto di un bambino, una ninnananna, estratto della

“Sesta Sinfonia” di Beethoven, un frammento di una seduta di psicoterapia di

pazienti schizofrenici, che ridono fortemente, ma di cui non si capiscono le parole.

Sul terzo esempio:Polpo insistente sulla porta, suono di campanello prolungato,

– nuovi colpi insistenti, una porta che si apre si chiude, quattro passi che si

avvicinano, mormorii di uomo e donna che si avvicinano, estratto della “Sinfonia per

un uomo solo” di Pierre Schaeffer

Stare il teste individualmente o collettivamente (fino a 100 soggetti).

Procedimento è il seguente: si chiede al soggetto di preparare tre fogli di carta e una

matita. Gli si chiede di segnare 1 sul primo foglio e come consegna gli si dirà "ascolterete

una serie di suoni, vi chiediamo di scrivere le parole o le frasi che mi verranno in

mente".Poi si fa ascoltare il primo esempio. Finita la registrazione gli si chiederà di girare il

foglio e di scrivere una storia un racconto su ciò che ha ascoltato in cinque minuti e di

dargli un titolo. Tutto ciò avviene in completo silenzio.Si chiederà poi di segnare il numero

2 sul secondo foglio e gli si ripete la consegna. Dopodiché si fa ascoltare la seconda

registrazione, alla fine della quale verrà chiesto di scrivere un racconto una storia su ciò

che si è ascoltato in cinque minuti, sempre in silenzio e dandogli un titolo. Stesso

procedimento si passa all'ascolto della registrazione numero tre. Alla fine della redazione

si raccontano i fogli e su di essi si noterà il gran numero di informazioni scaturite. Questo

materiale che permetterà in seguito la riflessione tra paziente e psicoterapeuta,

rafforzandone la relazione e aprendo nuovi canali.

L'esperienza di Berenzon su più di 2000 casi ha evidenziato alcune risposte tipiche. Per il

primo esempio, i titoli caratteristici hanno un rapporto con la routine, il quotidiano, con le

condizioni stancanti di lavoro o studio e si ritrovano in essi stimoli che inducono a storie

precise.

Il secondo esempio è caratteristico della proiezione dei conflitti che hanno rapporto con la

paura e la follia, la dissociazione, la morte, i problemi più profondi della vita. Certi sono

stimolati dalla ninna nanna e la storia è quella della vita con uno snodarsi rilevante dei

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Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

loro fantasmi, altri fermano la loro attenzione su impianti del neonato o sul suono delle

campane.

Nel terzo esempio si proietta il conflitto della coppia: qui prevalgono le storie di amanti, i

problemi matrimoniali, rapimenti, stupri, percosse, che corrispondono alla problematica

del paziente in quasi tutti casi.

Alcuni casi danno vita a una storia completa che inizia con il primo esempio e termina col

terzo.

Non è necessario che il testo venga somministrato in un luogo opportunamente studiato:

lo stimolo sonoro a un enorme potenza e gli stimoli visivi non interferiscono in modo

importante.

Cap. 12 – APPLICAZIONI CLINICHE DELLA MUSICOTERAPIA.

Le metodologie e le tecniche della musicoterapia non sono utilizzabili solamente in contesti

psichiatrici ma con un certo adattamento, possono essere utilizzate anche per altre

applicazioni cliniche, o come aiuto ad altre tecniche terapeutiche con le quali la

musicoterapia collaborerà, aprendo nuovi canali di comunicazione.

Il Deficit Mentale

Di fronte a tale problema il musico terapeuta deve assumere due atteggiamenti

estremamente precisi: da una parte deve dimenticare le proprie conoscenze su un

concetto intellettuale ed età cronologica del suo paziente, dall'altra, deve sapere che in

presenza di un essere umano a cui sta per indirizzare, attraverso un sistema di

comunicazione speciale, una serie di messaggi che serviranno alla sviluppo dell'individuo.

In presenza di un deficit mentale, ci troviamo di fronte al binomio allievo-paziente. Il

paziente con deficit mentale in un'istituzione presenta le due caratteristiche mescolate tra

loro. Generalmente il disabile mentale é trattato in gruppo perché l'azione terapeutica é

più efficace. E' prima però necessario stabilire individualmente in contatto con lui. Tutti gli

allievi-pazienti devono fluire di 4-10 sedute individuali prima di essere integrati nel

gruppo. Così le fasi sarebbero:

a) Presa di contatto e scoperta della comunicazione e del liso dell'allievo paziente;

b) Determinazione della possibilità di inserimento in un gruppo o necessità di

continuare in modo individuale;

c) Continua con sedute individuali, esse devono avere per obiettivo l'integrazione in un

gruppo determinato.

Ambienti in cui le sedute verranno svolte dovranno presentare caratteristiche specifiche

per quanto riguarda dimensioni, isolamento acustico, decorazione degli ambienti,

accessibilità della strumentazione. Nel lavoro con i disabili mentali, l'utilizzazione del corpo

come strumento di movimento e come strumento di percussione è molto importante e,

soprattutto per far prendere coscienza all'allievo-paziente del proprio corpo.

Jacques Dalcroze dice “Indispensabile, nel campo della musica, occuparsi dei ritmi

dell'essere umano, favorire nel bambino la libertà delle sue azioni muscolari e nervose,

aiutarlo vincere le resistenze e le inibizioni e ad armonizzare le proprie funzioni temporali

con quelle del pensiero”.

La scheda di musicoterapia, redatta con i genitori, aprirà il cammino verso il possibile Iso

del paziente e l'osservazione durante le sedute indicherà gli ho getti intermediari possibili.

Berenzon considera alcuni aspetti che potrebbero essere utili per le sedute con questi

pazienti.

Molti fonderanno il loro lavoro sul metodo retorico di Dalcroze. Bisogna ricordare tuttavia

che tale metodo è stato concepito per bambini dotati di possibilità intellettive normali, per

fini musicali. Il ritmo per i piccoli fa un costante appello a giochi musicali simbolici

Caterina Psicologia della Musica Pag. 20

Berenzon Manuale di Musicoterapia Riassunti

(passeggiate nei boschi, cogliere fiori, saltare un ruscello) che potrebbero mancare nei

disabili mentali.

Le canzoni utilizzate sono troppo elaborate per bambini con deficit mentale, o sono ricche

di sentimenti. Bisogna prestare attenzione al suono e alle sue qualità, agli intervalli, alla

melodia.

A un primo contatto, perciò, il musicoterapeuta non dovrà applicare un metodo

predeterminato.

Una metodologia di base potrebbe essere quella fornita da T. Hirsch. Essa dice “Se il

bambino è interessato, io comincio così:

1. Aspetto sintetico: gli chiedo di cantare o di dire il suo nome in musica e osservo se

canta correttamente, se il ritmo è corretto, quale tempo adotta, qual è la qualità

della sua voce , se parla.

2. Aspetti ritmici-metrici: Rilascio per quattro ore ciò che vuole e osservo cosa per

quote, in che modo lo fa, qual è il suo tempo naturale. Gli faccio ripetere un ritmo

battendo sul tavolo e osservo se lo riproduce fedelmente, se il tempo è rispettato, si

batte dolcemente o contratto,se procede a tempo.

3. Aspetto sonoro: può ripetere un suono cantato? Qual è la sua reazione alle

consonanze o alle dissonanze?

4. Aspetto legato alla coscienza: è sensibile ad un ordinamento metodico, ad esempio

alla scala? Sa distinguere ciò che forte, lento, breve, acuto, grave?

5. Possibilità: che cosa può fare oltre all'imitazione diretta (battere un ritmo, cantare

hanno messo due note, cantare da solo, di sua iniziativa, una canzone scelta da lui).

Come concetto generale, il più importante e certamente la semplicità, quindi la

primitività.Inoltre, non bisogna mai stancarsi di ripetere perché, in un contesto non-

verbale, la ripetizione non è la monotonia, ma rappresenta la scoperta e la comprensione

di un messaggio. Il musico terapeuta deve utilizzare al massimo la sua capacità di

improvvisare e dunque gli esercizi non devono mai avere strutture rigide. Non c'è bisogno

di avere molti oggetti: cinque tipi di oggetti sono più che sufficienti nel corso di un

trattamento perché il bambino arrivi a riconoscerli, li viva come parte integrante, e perché

abbiano il carattere di oggetti intermediari.

Le canzoni costituiscono l'attività musicale sintetica più importante nel bambino e in esse

vi si ritrovano tutti gli elementi musicali: ritmo, melodia, armonia.

Secondo T. Hirsch, ci sarebbero tre categorie di canzoni:

1. Le canzoni per bambini in età prescolare, che possono essere formate da qualche

suono o dai nomi;

2. Le canzoni che possono essere accompagnate da movimenti;

3. Le canzoni che verranno più tardi, canzoni popolari più elaborate e provenienti da

diversi paesi.

Per questo tipo di lavoro è importante che il musico terapeuta e il bambino cretino canzoni

e le cantina insieme. Bisogna prendere testi semplici, adattati alla situazione immediata,

perché qualunque tipo di incursione in un linguaggio più difficile rappresenta uno sforzo

per questi bambini. Di fronte a un bambino difficile bisogna saper cogliere i momenti di

ricettività, per non lavorare in bano nei momenti in cui è assente. Ci sono però diversi tipi

di assenza e alcuni richiedono un intervento diretto, poiché ricondurre all'allievo-paziente

dal mondo circostante è un buon lavoro terapeutico.

Il disabile mentale, il tempo biologico particolare è molto importante. È un ritmo più o

meno regolare che si ricava dalla velocità dell'andatura, i battiti del cuore, dalla

respirazione. Es.Il bambino deficiente, agitato, teso ignora l'andatura calma e non so a

spostarsi senza correre e saltare. Il suo tempo naturale molto rapido e gli esercizi ritmici

devono essere fatti così. Un altro bambino è calmo amorfo, i suoi movimenti stereotipati

sono generalmente lenti.Gli esercizi dovranno seguire il suo tempo naturale. È

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mir.romano85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della musica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Caterina Roberto.

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