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Struttura della comunicazione

La competenza comunicativa

La competenza comunicativa è l'insieme di precondizioni, conoscenze e regole che rendono possibile ed attuabile per ogni individuo il significare ed il comunicare. Ogni individuo è membro di una comunità linguistica e sociale poiché possiede la competenza comunicativa.

La grammatica della competenza comunicativa ha come criterio fondamentale l'appropriatezza che richiede l'analisi delle frasi e dei contesti. L'analisi si è rivolta all'individuazione degli aspetti sistematici del patrimonio delle conoscenze comuni, di assunzioni implicite che permettono di assegnare un significato alla nostra esperienza e di orientarci in essa. Queste conoscenze si possono definire regole di interpretazione e procedure interpretative.

Le conoscenze di Kjolseth

  • Background Knowledge: Conoscenze che ognuno possiede e sono la precondizione della comunicazione e hanno la funzione di permettere uno svolgimento ordinato e razionale della conversazione.
  • Forground Knowledge: La conoscenza delle regole di comunicazione rilevanti in una situazione e non in un'altra.
  • Emergent Grounds: Le conoscenze specificatamente necessarie in un determinato momento dello scambio comunicativo.
  • Trascendent Grounds: Le conoscenze che i partecipanti alla comunicazione ritengono rilevanti in un dato momento dell'interazione, definiscono limiti di ciò che è situazionalmente appropriato.

Poi ce n'è un'altra che sono le Conoscenze Socio-Situazionali che sono quelle assunzioni relative agli elementi che fanno parte dell'immediato contesto.

Le competenze comunicative

L'interazione avviene se il parlante possiede ed utilizza componenti di una serie di competenze che sono:

  • Competenza linguistica (produrre e interpretare segni verbali)
  • Competenza paralinguistica (modulare alcune caratteristiche del significante - enfasi e cadenza)
  • Competenza cinesica (i segni gestuali)
  • Competenza prossemica (il variare degli atteggiamenti spaziali e le distanze interpersonali)
  • Competenza performativa (la capacità di azione sociale, cioè di utilizzare l'atto linguistico e non linguistico)
  • Competenza pragmatica (usare i segni linguistici e non linguistici in modo adeguato)
  • Competenza socio-culturale (la capacità di riconoscere le situazioni sociali, le relazioni di ruolo insieme alla capacità di concepire significati e conoscerne gli elementi distintivi di una determinata cultura)

Fraser e l'analisi delle interazioni comunicative

Un primo passo verso la rivelazione e la comprensione della ricchezza dei processi comunicativi consiste nell'analizzare un'interazione comunicativa sulla base dei sistemi di comunicazione di cui è composta:

  • Verbale
  • Intonazionale
  • Paralinguistico
  • Cinesico

Lyoons propone una distinzione tra comunicazione verbale e non verbale. L'atto comunicativo è la più piccola unità suscettibile di essere parte di uno scambio comunicativo che una persona può fare con un'unica intenzione.

Slama-Kazacu e i fattori dell'atto comunicativo

Per avere un atto di comunicazione sono necessari almeno 6 fattori:

  • Emittente
  • Codice
  • Messaggio
  • Contesto
  • Canale
  • Ricevente

Ogni atto è caratterizzato dall'intenzionalità.

Le componenti del discorso secondo Hymes

Componenti del discorso: Partecipanti, Atti, Risultati, Localizzazioni, Agenti strumentali, Norme di interazione ed interpretazione, Tipi, Espressione. Il momento dell'emissione di un messaggio è caratterizzato dalla necessità di trasformare un contenuto psichico in un fatto obiettivo per trasmetterlo. La produzione di un messaggio implica un'attività interiore prelocutoria. Il processo di codifica coinvolge una serie di operazioni a livello cognitivo, emotivo, affettivo ed interpersonale. Ogni messaggio contiene un contenuto esplicito (la notizia) e la “metacomunicazione”, un aspetto che specifica il modo in cui il messaggio deve essere considerato e quale è la natura della relazione tra le persone coinvolte.

Modi di riferimento agli oggetti

Due modi nella comunicazione per far riferimento agli oggetti:

  • Rappresentarli con un'immagine, che è il codice analogico che coinvolge gli aspetti non verbali della comunicazione (ha la semantica ma non ha la sintassi, quindi manca la possibilità di esprimere agevolmente messaggi di tipo negativo e di comunicare concetti astratti)
  • Codice numerico, comunicazione mediante la parola. Dispone di una sintassi logica efficace ma manca di una semantica adeguata per definire la relazione esistente tra gli interlocutori.

Le due strategie si basano sulla consapevolezza da lui posseduta a proposito del significato. Ogni termine ha un'area più o meno grande di incertezza o ambiguità definita alone semantico. Variabilità soggettiva del significato attribuito ai termini. Esistono schemi di riferimento diversi in funzione dei diversi contesti che possono essere evocati da uno stesso atto comunicativo.

Il concetto di roll-taking di Mead e Mizao

Mead fonda il concetto di roll-taking, mettersi nei panni dell'altro. Mizao lo sviluppa identificandone 3 caratteristiche. L'elemento fondamentale della comunicazione è il feedback:

  • Feedback interno (consapevolezza gesto)
  • Feedback esterno (segnale non verbale che il ricevente manda all'emittente)

Goffman distingue le espressioni che un individuo trasmette da quelle che lascia trasparire. Quando un individuo comunica vuole creare una certa espressione di sé e può farlo deliberatamente o con quella che viene definita la sua prospettiva drammatica (si crea la propria immagine come un attore). Noi comunichiamo SEMPRE.

Fraser e la volontarietà della comunicazione

Fraser è critico concentrando l'attenzione sulla volontarietà della comunicazione. Ekman e Friesen dicono che il comportamento non verbale può essere:

  • Informativo (comprende gesti che hanno un significato)
  • Comunicativo (gesti che trasmettono un preciso significato)
  • Interattivo (gesti volti ad influenzare il comportamento degli altri)

La comunicazione è strettamente legata allo scopo.

Parisi sugli scopi della comunicazione

  • Scopo evoluzionistico (emissione di segnali dimostratesi adattivi sul piano della selezione naturale)
  • Scopo intenzionale: la comunicazione linguistica è una comunicazione di intenzioni e perché si verifichi sono necessari un parlante, un ascoltatore ed un'intenzione.

Intenzionalità secondo Allwood

Allwood distingue diverse dimensioni di intenzionalità:

  • Intenzioni riguardanti il contenuto: dimensione espressiva (emittente vuole inviare informazioni), evocativa (intenzione di influenzare) e obbligo (atto comunicativo crea obblighi sociali e impegna a delle conseguenze)
  • Status comunicativo: consapevolezza comunicativa e la rilevanza dell'informazione.
  • Intenzionalità strumentale: connessione tra vari tipi di contenuto e di status comunicativo con il comportamento manifesto che si ottiene mediante l'integrazione di elementi verbali e non verbali.

Discussione di Ekman e Friesen

Ekman e Friesen sostengono che tutti i comportamenti da cui un osservatore può trarre inferenze vanno considerati comunicazioni. Wiener ed altri contestano questa affermazione. Ekman e Friesen fanno confusione tra concetto di segno e comunicazione: segno implica semplicemente che un osservatore trae inferenze o dà un significato ad un evento mentre comunicazione implica l'esistenza convenzionale di segnali e quindi di un codificatore (emittente) e di un decodificatore (interlocutore).

La decodifica del messaggio

Il secondo momento dell'atto comunicativo è la decodifica del messaggio, persone diverse possono percepire in modo differente la stessa situazione e la stessa comunicazione, la decodifica comporta sempre un processo di selezione (organizzazione ed interpretazione dei segnali forniti) questo processo è influenzato da una serie di fattori tra cui: la sensibilità fisica, c'è un limite fisico alla ricezione dei segnali, l'attenzione selettiva, non tutti i segnali che sono disponibili fisicamente in una data situazione ricevono uno stesso grado di attenzione, e la categorizzazione, ciò che vediamo ed udiamo è il risultato di due processi (pre-attenzione, vengono registrati tutti i segnali provenienti da organi di senso, quei segnali vengono poi sottoposti a un processo di sintesi, cioè strutturati in percezioni significative, collegati agli schemi o categorie di cui si dispone, è mediante la categorizzazione che si riesce a dare un significato ai segnali). Il modo in cui una persona decodifica un messaggio è determinato dal: contesto, dalle sue aspettative, dai suoi atteggiamenti e dalla sua personalità.

Tipi di interpretazione secondo Argyle

Argyle prende in considerazione quattro tipi di interpretazione:

  • In termine di status e personalità, i soggetti interagenti cercano di catalogarsi reciprocamente.
  • In termine di stato emotivo, studio dello stato emotivo dell'altra personalità.
  • In termini di atteggiamento interpersonale, studio del non verbale.
  • Interpretazione della dinamica di una interpretazione in corso, feedback.

Il contesto nella comunicazione

I contesti sono degli insiemi che si formano nel momento della comunicazione. L'aspetto più conosciuto è il contesto linguistico costituito dalla concatenazione lineare delle parole, poi c'è il contesto esplicito, composto da una componente verbale e da una extra linguistica, quindi c'è il contesto implicito che contiene tutto ciò che il ricevente conosce a proposito dell'emittente.

Le funzioni del contesto secondo Slama-Kazacu

Funzioni che esercita il contesto:

  • Limitare le possibilità di variazioni
  • Individualizzare il senso
  • Completare il senso
  • Creare il significato di una parola
  • Trasformare un significato
  • Orientare verso un significato sbagliato

Il metodo dinamico contestuale implica seguire il fenomeno complesso della comunicazione nel suo svolgersi e indica la necessità di studiare diversi aspetti della comunicazione registrandoli assieme con l'intera situazione reale.

Le funzioni della comunicazione

Funzione dei segnali non verbali secondo Scherer e Fraser

Funzione dei segnali non verbali nella comunicazione:

  • Referenziale (gli interlocutori devono condividere una stessa struttura semantica)
  • Interpersonale o espressiva (la comunicazione non è mai una trasmissione neutrale)
  • Funzione di auto-etero-regolamentazione (la comunicazione è usata per conseguire un certo obiettivo)
  • Coordinazione delle sequenze interattive (legate al ritmo della conversazione)
  • Metacomunicazione (gli interlocutori commentano il loro metodo di comunicare)

Greene e le differenze tra comunicazione umana ed animale

Greene individua 4 differenze fondamentali tra comunicazione umana ed animale:

  • Il linguaggio umano non prevede soltanto una funzione di comunicazione sociale ma può essere utilizzato anche per compiere riflessioni sui propri pensieri.
  • Il linguaggio consente di utilizzare un numero relativamente limitato di parole che combinate permettono di realizzare un'ampia gamma di nuovi enunciati.
  • Il linguaggio umano è svincolato dal contesto ambientale, cioè può venire prodotto volontariamente ed intenzionalmente per finalità che prescindono dalla situazione presente.
  • I linguaggi umani sono vari e comprensivi soltanto dai membri appartenenti a ciascuna specifica comunità linguistica.

Sull'origine, evoluzione ed essenza del linguaggio esistono vari punti di vista che possono essere riassunti in due:

  • Il linguaggio è qualcosa di peculiare alla specie umana.
  • Il linguaggio umano rappresenta il livello più elevato raggiunto dalla comunicazione animale attraverso un processo di sviluppo graduale e reso possibile dalla peculiari capacità cognitive dell'uomo.

Gli studi del linguaggio

I livelli tradizionali della linguistica

La linguistica considera il linguaggio come un sistema di suoni e simboli che ha lo scopo di giungere alla elaborazione di affermazioni generali sulla struttura di tali dati. Tre sono i livelli tradizionali a cui si fa riferimento in quest'ambito:

  • La fonetica
  • La sintassi (grammatica di una lingua)
  • La semantica (studio del significato, l'analisi del rapporto tra i segni linguistici ed il mondo)

A questi 3 si aggiunge la pragmatica che studia il rapporto tra i segni linguistici e coloro che li usano, cioè il modo in cui il linguaggio viene usato.

Il linguaggio secondo De Saussure

De Saussure distingue il linguaggio in “langue” e “parole”. La langue è l'oggetto della linguistica, essa è costituita da sistema grammaticale, lessicale, fonematico esistente virtualmente in ciascun cervello. La parole è la concreta esecuzione linguistica, l'aspetto individuale del linguaggio.

La sociolinguistica

La sociolinguistica è la scienza che studia i rapporti tra linguaggio e società, intendendo il linguaggio come uno strumento fondamentale di comunicazione usato all'interno di una comunità sociale. Nasce alla fine degli anni 50 e si sviluppa nei 60. Ambito di studi comuni, si basa sull'ipotesi di lavoro che oltre il linguaggio anche l'uso linguistico è strutturato e che è piuttosto l'uso sociale e non le categorie grammaticali a sé stesso che riflette la struttura della società. Si sono incentrati sull'analisi della co-variazione tra struttura del comportamento linguistico e struttura sociali, sottolineando come l'influenza di fattori sociali sull'atto linguistico avvenga a livelli diversi e l'importanza dei dati linguistici per una migliore spiegazione e comprensione dei fenomeni sociali. L'oggetto di analisi diventa l'evento linguistico.

Le aree di studio della sociolinguistica secondo Fishman

Tre aree principali di studio della sociolinguistica:

  • Descrittiva (si occupa di fornire modelli generali e normativi dell'uso linguistico di un dato gruppo e comunità in modo da far rilevare il carattere sistematico dei passaggi da una varietà all'altra, occorre descrivere in modo attendibile un modello esistente di organizzazione sociale dell'uso linguistico e del comportamento relativo alla lingua)
  • Sociologia dinamica del linguaggio (cerca di spiegare come e perché l'organizzazione sociale dell'uso della lingua ed il comportamento nel confronto di essa possano essere selettivamente diversi in due diverse occasioni nelle stesse reti sociali o comunità. Cerca di spiegare come e perché due gruppi un tempo simili possano giungere ad una diversa organizzazione sociale dell'uso della lingua e del comportamento ad esso relativo)
  • Sociolinguistica applicata

Livello Macro e livello Micro. Micro: l'analisi si incentra sulle caratteristiche sociolinguistiche dell'interazione faccia a faccia, con l'intento di ricreare le variabili che influenzano la scelta di un dato repertorio linguistico e di analizzare le struttura sequenziali di una comunicazione, l'analisi verte cioè sui fattori che intervengono in un atto comunicativo e sulle regole seguite dai partecipanti per gestire l'interazione. Macro: si studia il rapporto tra strutture linguistiche e strutture sociali in senso più ampio.

La psicolinguistica

La psicolinguistica è la scienza che studia i processi mentali sottostanti all'acquisizione e all'uso della lingua riunendo concetti, problemi e modelli della psicologia e della linguistica. Skinner ha scritto questo libro Verbal Behaviour in cui sostiene l'ipotesi che il linguaggio venga appreso come risultato del lento ed accurato modellamento del comportamento verbale mediante il rinforzo differenziale. Tale comportamento verbale viene definito come il comportamento di un oratore rinforzato dall'opera di mediazione degli ascoltatori che sono stati condizionati proprio per rinforzare il comportamento.

La recensione di Khomskj

Khomskj fa una severa recensione al volume di Skinner con un'analisi dettagliata del contesto sperimentale in cui sono stati definiti i concetti base; una riesamina accurata delle stesse nozioni fondamentali di stimolo, risposta, rinforzo e di tutto l'apparato descrittivo dimostrando che se si prendono tali termini nel loro senso letterale la descrizione non è in grado di coprire quasi nessun aspetto del comportamento verbale e che se li prendiamo invece in senso metaforico la descrizione non offre nessun vantaggio rispetto alle formulazioni tradizionali. Questo articolo segna con maggiore decisione il passaggio ad una nuova fase della psicolinguistica caratterizzata dall'adozione incondizionata delle posizioni della linguistica generativa-trasformazionale di Khomskj e della scelta di basi concettuali nuove in psicologia. Secondo il modello Khomskjano possedere un linguaggio significa fondamentalmente sapere accoppiare un suono al suo significato nel senso di possedere un sistema di regole che generano tale lista di coppie (suono-significato). Il possesso di questo sistema di regole che significa capacità di produrre e capire un numero infinito di frasi, viene chiamato competenza linguistica; distinta dall'esecuzione che è l'uso effettivo della lingua da parte di un parlante ascoltatore.

La competenza linguistica secondo Khomskj

Il tipo di competenza linguistica cui si fa riferimento è un sistema di regole che mette in relazione le interpretazioni semantiche degli enunciati alle loro rappresentazioni fonetico-acustiche e si suddividono in:

  • Competenza fonologica (riconoscere e produrre suoni)
  • Competenza lessicale (insieme delle conoscenze che il parlante di una lingua possiede per quanto concerne il significato delle singole parole della sua lingua)
  • Competenza sintattica (conoscenza di un sistema di regole per combinare le parole creando frasi)

Il merito di Khomskj consiste nell'aver individuato alcuni dei più importanti meccanismi sintattici tra cui le regole di riscrittura, egli ha mostrato che bisogna introdurre delle regole di trasformazione. Si deve cioè riconoscere che sotto ad ogni frase vi è una serie di descrizioni strutturali di cui la prima rappresenta la struttura profonda e l'ultima la struttura superficiale, mentre tutte le altre descrizioni in mezzo sono il risultato di trasformazioni che permettono di...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ricky5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Caterina Roberto.
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