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L’elemento semantico in comunque è quello di un’informazione nuova, che non può essere inferita dalle

conoscenze precedenti.

Differiscono perché due sono prodotti dal mittente, due dal destinatario e anche per il contesto in cui si

creano.

L’aggrottamento delle sopracciglia avviene quando 1)fai una domanda; 2)non riesci a capire una cosa;

3)vuoi comunicare al tuo interlocutore che non capisci ciò che dice; 4) vuoi comunicargli indirettamente che

non sei d’accordo; 5) guardi qualcosa molto attentamente; 6) cerchi di ricordare qualcosa; 7) asserisci

qualcosa con sicurezza 8) sei preoccupato per qualcosa 9)sei arrabbiato; 10) dai un ordine perentorio

1), 2), 3) hanno in comune la mancanza di una conoscenza

4) disaccordo concentrazione

5), 6), 7) attenzione

8), 9), 10): emozioni

Posizione anticostruzionista: le mie facoltà cognitive e comunicative non dipendono da nessuno (vs.

posizione costruzionista per cui la conoscenza e la comunicazione non dipendono da te, ma dal contesto e

dalla tua interazione con loro

I gesti

Un gesto è qualsiasi movimento fatto con il corpo, è comunicativo quando la forma e il movimento delle

nostre mani ha lo scopo di comunicare

Vi sono diversi tipi di gesti:

- deittico = per indicare

- iconico = imitare la forma di un oggetto

- simbolico o emblematico = gesto che in una certa cultura ha un significato facilmente traducibile

- batonico = per enfatizzare il parlato

I gesti possono anche essere distinti secondo parametri, per evitare di irrigidirli in categorie

 contenuto semantico: se danno informazioni sul mondo, sulla nostra identità o sulla nostra mente

 tipo di scopo: individuale (es. chi chiede come arrivare in una certa strada), biologico e sociale

 livello di consapevolezza: conscio (es. gesti simbolici), inconscio (riflette uno stato emotivo interiore

senza che ce ne rendiamo conto) e tacito (non ce ne rendiamo conto)

 costruzione cognitiva: memorizzati stabilmente in un lessico gestuale (es. lingua dei Segni dei

sordomuti o gesti batonici)

 Relazione segnale-significato: relazione di somiglianza-imitazione, di determinismo meccanico o

arbitrario

 Relazione con altre modalità: coverbali o autonomi

Ci sono due modi per costruire un referente, cioè creare un nuovo significato da un segnale creativo:

indicarlo o dargli un nome (attribuirli una certa classe e per farlo bisogna enucleare le caratteristiche

attraverso la forma, l’azione del referente, l’azione

definitorie). Anche i gesti servono a definire un referente

del parlante e il luogo.

Quando si deve creare un significato riguardo concetti astratti o cose che con le mani non si riesce a

che connette attraverso regole d’inferenza l’astratto al concreto.

rappresentare, bisogna ricorrere ad un ponte

I gesti simbolici (es. gesto di Wittgenstein lisciarsi il mento col dorso della mano = non me ne importa

nulla) sono gesti autonomi, culturalmente codificati e ad essi corrisponde una traduzione verbale abbastanza

univoca.

La lingua dei Segni è un sistema di gesti simbolici che comprende regole lessicali, morfologiche e

sintattiche.

Esistono tre sistemi di comunicazione codificati nel nostro corpo: gestionario (dizionario dei gesti);

tocconario (dizionario del toccare) e occhionario (dizionario dello sguardo).

GESTIONARIO: Stokoe negli anni Sessanta introdusse la nozione di parametri formazionali del segno:

ogni segno è prodotto con una certa forma della mano, in un certo luogo, con un certo movimento e un certo

orientamento del palmo e delle dita. Ogni valore di ciascun parametro è distintivo perché cambiando quel

valore il gesto non ha più quel significato. I gesti simbolici italiani rappresentano un sistema cherologico

molto ricco

Il significato dei gesti:

- formulazione verbale: per ogni gesto simbolico vi è una formulazione verbale che lo parafrasa

- contesto: ci sono contesti in cui più tipicamente si usa

- sinonimi: altri gesti hanno più o meno lo stesso significato

- significato: definizione vera e propria, mira ad enucleare il significato comune del gesto

- classificazione grammaticale: olofrastici (gesti-frase) o articolati (gesti-parola)

- classificazione pragmatica: in base al loro specifico performativo

in base all’informazione che vogliono dare

- classificazione semantica:

- figure retoriche: a volte i gesti possono avere un uso retorico, diverso da quello letterale

Il contatto fisico

C’è un toccare quando vi è un contatto fisico tra una parte del corpo di una persona (il Toccante) e una parte

di un oggetto o di una persona (il Toccato)

Tocchiamo per percepire, afferrare, sentire o per comunicare. Il toccare è comunicativo quando vi è contatto

allo scopo di far avere informazioni al Toccato. Spesso non vi è consapevolezza esplicita e risulta difficile

determinare se un atto di toccare sia davvero comunicativo.

L’aptologia riguarda i significati di tutti i segnali di contatto fisico.

Parametri e valori del toccare:

- parte toccante

- parte toccata

- luogo o spazio toccato

- movimento e sono articolati in sottoparametri: direzione, pressione, tempo, durata, velocità, ritmo

Anche per i segnali di contatto fisico è possibile individuare e classificare i significati e dunque farne un

lessico.

Analisi del significato:

- nome o descrizione verbale: parole o espressioni della lingua italiana che menzionano segnali di

contatto fisico espressione verbale che può accompagnare l’atto di toccare

- parafrasi verbale:

- significato letterale: cosa significa

- significato indiretto: inferibile da quello letterale es. carezza = voglio che tu stia calmo

circondare l’altra persona e

- significato originario: es. abbracciare deriva dal desiderio di

incorporarla a sé. Significato che si è perso a causa della ritualizzazione

- Scopo sociale

norme d’uso

Esistono delle per regolare chi, dove e quando si può toccare:

- tempo: in quale momento di un incontro si produce un segnale di contatto fisico

- tipo di interazione: scopi per cui i partecipanti interagiscono (es. affettivo, erotico, rituale)

- grado di intimità

- relazione di potere fra Toccato e Toccante

Non si tocca quando c’è mancanza di intimità e perché si pensa che l’altro troverebbe spiacevole essere

toccato. Ai maschi fa piacere essere toccati perché si sentono più considerati o più amati, le femmine

soprattutto perché si sentono più amate.

Il contatto fisico è il primo messaggero di affetti nella nostra vita. E’ nota l’importanza del contatto fisico

con la madre per lo sviluppo affettivo e relazionale del bambino.

I motivi di contatto tra mamma e figlio sono: offerta di aiuto da parte della mamma, offerta di affetto,

richiesta, proposta, richiesta di aiuto, richiesta di affetto, proibizione e condivisione.

Lo sguardo

Usiamo gli occhi per vedere (immagazzinare informazioni attraverso la percezione visiva), guardare (vedere

avendo l’intenzione di farlo), sentire, pensare e comunicare.

Nell’italiano sono tante le parole, frasi ed espressioni che hanno a che fare con l’area semantica dello

sguardo.

Attraverso lo sguardo posso esprimere il mio grado di certezza, sugli scopi, come replica, per mostrarsi

d’accordo o in disaccordo, per mostrare emozioni o trasmettere la propria identità.

L’optologia studia la fonologia degli occhi.

La regione del viso rilevante per la comunicazione con lo sguardo comprende sopracciglia, palpebre

superiori e inferiori, occhi e occhiaie. Per ognuna di queste parti si considerano alcuni aspetti, movimenti o

tratti morfologici.

Le sopracciglia esprimono emozioni e servono ad enfatizzare ciò che dici o per far capire che non si è

d’accordo con ciò che l’altro dice; le palpebre determinano l’apertura degli occhi (chiuse per concentrazione,

semichiuse quando guardi con odio); le occhiaie hanno un valore involontariamente espressivo (infossate

rivelano stanchezza o esaurimento fisico). Per gli occhi l’umidità può rivelare gioia o dolore, l’arrossamento

può rivelare che hai pianto, la pupilla dilatata rivela eccitazione sessuale.

Il caso di default (caso normale) è quello in cui occhi, testa e busso sono tutti volti verso l’interlocutore. Il

tempo per cui si può sostenere uno sguardo è codificato da regole ferree.

Con gli occhi possiamo riferirci al contesto fisico (occhi deittici) e informare su proprietà fisiche di oggetti

(occhi attributivi).

Gli sguardi deittici si usano in genere quando non è bene far capire troppo chiaramente ad altri che stiamo

indicando qualcosa. Sono infatti meno evidenti dei gesti. Attraverso gli sguardi attributivi possiamo

spalancarli quando stiamo parlando di oggetti grandi o chiuderli quando parliamo di oggetti piccoli. Il

meccanismo può essere quello di iconicità (occhi grandi = quantità grande) o di una motivazione naturale per

cui una grande quantità induce a spalancare gli occhi. Lo sguardo dà informazioni sul mondo.

Gli occhi veicolano la nostra identità anche senza volerlo es. zampe di gallina = età di una persona, occhi a

persona che guarda dall’alto in

mandorla = etnia a cui appartiene. Inoltre esprimono la nostra personalità

basso con viso un po’ vero su = persona altezzosa

Gli sguardi informano sullo scopo (performativo) e la struttura delle nostre frasi (distinzione topic-

l’interlocutore

comment). 1) richiesta di attenzione guardare 2)sguardi interrogativi aggrottare le

sopracciglia 3) di risposta ricambi lo sguardo per intervenire o lo distogli in caso contrario 4) di accordo o

disaccordo guardi di trasverso socchiudendo le palpebre 5) di minaccia guardare fisso socchiudendo gli

occhi

Gli sguardi si inviano per la buona riuscita di una conversazione.

Gli occhi sono lo specchio delle emozioni brillano=felicità o emozione, occhi sbarrati=terrore, occhi

abbassati=vergogna


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.vannelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Poggi Isabella.

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