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Riassunto esame Psicologia della Comunicazione, prof. Poggi, libro consigliato Fondamenti di Psicologia, Anolli

Riassunto per l'esame di psicologia della comunicazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Isabella Poggi: Fondamenti di Psicologia, Anolli, dell'università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3. Riassunto chiaro ed esaustivo (60 pagg.)

Esame di Psicologia della comunicazione docente Prof. I. Poggi

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Ognuno di questi sistemi contribuisce in modo autonomo a determinare e definire

l’intenzione.

Questa unitarietà è resa possibile dal processo di sintonia semantica e pragmatica

(ssp) che coordina in modo convergente e coerente questi diversi sistemi di

significazione e segnalazione. Infatti, in condizioni standard qualsiasi atto

comunicativo, pur essendo costituito da varie componenti, si presenta in modo

armonioso e unitario. Nel processo di significazione si giunge in tal modo a elaborare il

significato modale di un dato atto comunicativo. È il significato prevalente e

predominante che esso assume in condizioni standard, un significato ricorrente in

situazioni convenzionalmente stabilite all’interno di un data comunità. Tuttavia esso

non è automatico, necessario o astratto, ma negoziato fra i partecipanti.

4. Articolazione e produzione del messaggio

L’intenzione comunicativa è strettamente connessa con l’articolazione e la produzione

del messaggio, vale a dire con l’organizzazione e la collocazione di un messaggio nel

corso dello scambio fra due o più partecipanti. Focalizzeremo l’attenzione su due

traiettorie di pensiero.

4.1. Il modello olistico-funzionale

Nella prospettiva di Levelt le diverse unità dello scambio comunicativo sono

identificate e categorizzate come entità globali in base alla loro funzione. Analizzando

il passaggio dall’intenzione alla produzione del messaggio Levelt prevede l’intervento

convergente e lineare di diverse componenti fondamentali.

Il concettualizzatore. La comunicazione prevede una serie di processi mentali:

 elaborare un’intenzione, selezionare le informazioni pertinenti, organizzare il

modo in cui esprimerle, prestare attenzione alla propria produzione. L’insieme di

questi processi costituisce il concettualizzatore. Per elaborare mentalmente un

messaggio, l’individuo deve avere accesso alle conoscenze dichiarative (o

proposizionali) e alle conoscenze procedurali.

Il messaggio preverbale. Nel momento in cui l’individuo, in base a questi

 processi, si è fatto una rappresentazione mentale di quanto intende comunicare

all’interlocutore, ha definito ciò che Levelt chiama messaggio preverbale, che

costituisce l’output del concettualizzatore. Tale messaggio è organizzato in due

fasi: a) la macropianificazione, che comprende la consapevolezza e

l’elaborazione di una data intenzione comunicativa; b) la micropianificazione,

che conferisce un’adeguata forma proposizionale.

Il formulatore e i codificatori. Il messaggio preverbale viene accettato come

 input dal formulatore. Quest’ultimo traduce la struttura concettuale in una

struttura linguistica. A tal fine il formulatore procede secondo due fasi: in un

primo momento avviene la codifica grammaticale del messaggio (codificatore

grammaticale), in un secondo momento tale struttura di superficie viene

sottoposta alla codifica fonologica, la cui funzione è quella di individuare il piano

fonetico corrispondente a ogni lemma e alla proposizione nella sua totalità

(codificatore fonologico).

L’articolatore. Il piano fonetico diventa l’input per l’articolatore che per mezzo

 della muscolatura dell’apparato respiratorio e degli altri organi di fonazione

procede all’esecuzione del messaggio stesso. Il prodotto dell’articolatore è il

discorso pronunciato.

Il modello olistico-funzionale di Levelt segue una pianificazione top-down del

messaggio. Il modello va incontro ad alcuni limiti: anzi tutto, propone una spiegazione

astratta e decontestualizzata della produzione di un messaggio; inoltre, finora non si

sono ottenute verifiche empiriche a livello neuropsicologico sulla presenza e

sull’attività delle componenti previste da Levelt nell’elaborazione e nella produzione di

un messaggio.

4.2. La gestione locale e situata del messaggio

Nello studio dell’articolazione e produzione del messaggio in funzione dell’intenzione

comunicativa, è emersa in tempi più recenti questa prospettiva. Il messaggio è

prodotto sulla base di rappresentazioni mentali immagazzinate nelle diverse aree

associative di convergenza-divergenza. Sono aree cerebrali che elaborano, connettono

e organizzano le singole informazioni provenienti dalle diverse modalità sensoriali,

motorie e affettive. Ogni messaggio non è pianificato né eseguito secondo un insieme

astratto e universale di regole, bensì secondo le condizioni del contesto di riferimento.

L’articolazione e la produzione di ogni messaggio dipendono dalla capacità di gestione

locale dei pensieri e delle condizioni contestuali da parte del parlante in rispondenza a

una data intenzione comunicativa e in riferimento a uno specifico destinatario.

5. Intenzioni e strategie comunicative

L’articolazione e la pianificazione del messaggio, governate da una data intenzione

comunicativa, comportano la scelta di una certa strategia comunicativa per essere

efficaci. Infatti, la strategia è la scelta dell’azione comunicativa più pertinente in una

certa situazione.

Ogni strategia comunicativa ha un carattere di contingenza (ciò che ha rappresentato

una soluzione efficace in una circostanza può non rivelarsi tale in un’altra) e di novità

(implica l’impegno cognitivo di generare un percorso comunicativo ad hoc). Ha inoltre

un carattere di creatività, poiché, anche quando è ripetuta, comporta variazioni e

differenziazioni locali.

Di conseguenza, la strategia comunicativa implica un processo di calibrazione

cognitiva e affettiva del messaggio. È un’attività complessa, poiché implica il controllo

di numerosi sistemi di segnalazione (linguistici e non linguistici). Questo processo è di

gestione difficile anche perché siamo in grado di conoscere il livello di forza e di

efficacia di una data azione comunicativa solo a posteriori e non a priori.

La strategia comunicativa non è data allora dalla combinazione meccanica di azioni

elementari, ma si presenta come una configurazione dinamica e gerarchica dei

molteplici aspetti comunicativi in un gioco reciproco di interdipendenza.

6. L’intenzione comunicativa da parte del destinatario

Fin dai primi lavori di Shannon e Weaver il ricevente è stato considerato in qualità di

destinatario e fornitore di feedback. Tuttavia il ricevente è inteso in modo passivo,

come il terminale a cui è destinato il messaggio, mentre la responsabilità maggiore dei

processi di comunicazione è riservata all’emittente. Ma questa concezione doveva

subire profondi cambiamenti nel corso degli anni.

6.1. Intenzionalismo e trasparenza intenzionale

In generale, è opinione diffusa che l’intenzione manifestata dal parlante ponga dei

vincoli rilevanti per il suo riconoscimento da parte del destinatario. Tale concezione è

nota come intenzionalismo, secondo cui il significato di un messaggio dipende

dall’intenzione del parlante e il compito del ricevente è quello di riconoscere e

ricostruire l’intenzione di partenza del parlante medesimo.

A sua volta Grice, definendo il significato come “ciò che si intende dire” e

introducendo il principio di cooperazione, presuppone una condivisione consapevole

dell’intenzione comunicativa del parlante. Lo scambio comunicativo quindi comporta la

reciproca consapevolezza fra il parlante e l’interlocutore, in particolare consapevolezza

della consapevolezza altrui. Si genera in tal modo il rischio della trasparenza

intenzionale: la comunicazione è il risultato di un’intenzione complessa che è

soddisfatta nel medesimo momento in cui è riconosciuta dal destinatario. Questo

atteggiamento implica una distorsione mentale, nota come presunzione della

comprensione: nell’ascoltare quanto dice l’interlocutore, abbiamo la presunzione di

capire in modo automatico il suo messaggio e di cogliere in modo attendibile la sua

intenzione. Siffatta distorsione si fonda sulla nostra tendenza a fidarci degli altri, ad

assumere come veritiere le loro affermazioni. Tale tendenza può portare a forme di

fraintendimento e incomprensione.

In effetti, sia l’intenzionalismo sia la trasparenza intenzionale non consentono di

spiegare la natura contingente e dinamica della produzione di senso nel corso degli

scambi comunicativi.

6.2. Dalla reciprocità intenzionale all’attribuzione dell’intenzione

Grice ha basato la sua analisi sul concetto di reciprocità intenzionale. Lo scopo

comunicativo del parlante è di modificare l’ambiente mentale del destinatario.

Pertanto, per avere successo, lo scambio comunicativo deve essere caratterizzato non

solo dalla manifestazione di un’intenzione da parte del parlante, ma anche dal suo

riconoscimento da parte del destinatario. Se da un lato questa condizione porta al

problema della trasparenza intenzionale, dall’altro pone in evidenza che il significato è

il risultato dell’attività comunicativa da parte dei partecipanti, e che l’intervento del

destinatario è importante quanto quello del parlante.

Un presupposto fondamentale per spiegare la nozione della reciprocità intenzionale è

fornito dall’interazionismo simbolico di Mead, secondo cui la comprensione

dell’intenzione del parlante da parte del destinatario si fonda su una speciale forma di

conoscenza che fa riferimento a questo principio: “Egli è come me. Di conseguenza,

sono nella situazione di capire la sua intenzione”. Come condizione fondamentale di

questo processo è richiesto un ambiente cognitivo reciprocamente conosciuto, nel

quale ogni intenzione manifesta è chiara a entrambi i partecipanti.

Il concetto di riconoscimento non basta per spiegare l’interpretazione del destinatario

in relazione all’intenzione del parlante. Occorre introdurre il concetto di attribuzione di

un’intenzione al messaggio del parlante da parte del ricevente, poiché quest’ultimo ha

l’atteggiamento mentale di attribuire un’intenzione comunicativa al messaggio del

primo. È un processo attivo e consapevole, la cui responsabilità risiede

nell’interlocutore. Al pari del parlante, egli è protagonista dello scambio comunicativo.

Il processo qui considerato è caratterizzato da alcune proprietà: a) è un processo

autonomo, realizzato solo dal destinatario; b) è un processo attivo; c) è un processo

soggettivo, poiché esprime il suo punto di vista e la sua sensibilità. Inoltre,

l’attribuzione di una certa intenzione a quanto il parlante dice è un vincolo

comunicativo, poiché è una predisposizione degli umani in quanto sistemi teleonomici.

L’attribuzione di un’intenzione al parlante è una condizione essenziale dell’interazione

comunicativa.

6.3. Molteplicità di interpretazioni dell’intenzione comunicativa

L’attribuzione intenzionale garantisce una gamma estesa di gradi di libertà a

disposizione del destinatario, che si manifesta in una molteplicità delle interpretazioni

dell’intenzione comunicativa del parlante. Questa è un’attività standard che ha

sempre davanti a sé diverse alternative interpretative tra cui scegliere per fornire una

risposta. È una rilevante opportunità nelle sue mani. Ne consegue che concetti come

“significato letterale” o “interpretazione autentica” vadano considerati in modo

differente. Tali concetti sembrano essere il residuo dell’ideologia del senso comune che

considera la comunicazione come un’attività semplicemente naturale. È evidente che

noi ci comprendiamo a vicenda, ma questa comprensione reciproca non è garantita in

modo automatico dalla struttura dei dispositivi linguistici ed extralinguistici.

Date queste condizioni, il significato assume aspetti paradossali. Esso si pone nel

gioco fra l’intenzione del parlante e la sua attribuzione da parte del destinatario.

Essendo nello spazio fra gli interlocutori, il significato è qualcosa di transitorio legato al

contesto immediato. Non si ripete mai, così come non è possibile lavarsi nel fiume

nella medesima acqua, come diceva Eraclito. Entro questo intreccio si pongono le

premesse per creare i giochi comunicativi, intesi come modelli complessi di scambio

che qualificano le relazioni fra due o più individui nel flusso delle loro interazioni.

Riconosciuta la condizione di precarietà dell’interazione comunicativa, occorre

precisare che non ogni scambio diventa oggetto di dibattito e di un interrogatorio

reciproco fra gli interlocutori. Anzi, in una condizione standard l’attribuzione di

un’intenzione comunicativa al parlante sembra essere un processo immediato. Bach

ha proposto il principio dell’“assumere per garantito” per spiegare questo fenomeno:

di solito, il destinatario propende per accogliere il primo senso del messaggio che gli

viene in mente e che non è immediatamente contraddetto da un altro significato.

Questo processo è radicato nella regolarità dei contesti di uso e nella routine degli

scambi comunicativi che abbiamo già esaminato a proposito della stabilità del

significato.

7. Inferenza e attribuzione delle intenzioni

Nell’attività di attribuzione di un’intenzione all’interlocutore, il destinatario non può

non compiere una serie di processi di inferenza, poiché i segni comunicativi hanno

valore di indizio. Parliamo di inferenza in quanto forma di ragionamento: un’ipotesi è

ammessa come accettabile sulla base di altre ipotesi la cui accettabilità è ammessa in

partenza. Nell’attuare la sua attività inferenziale il destinatario fa ricorso a modelli

mentali, intesi come schemi di situazioni reali, ipotetiche o immaginarie. Essi servono

per prevedere gli eventi e le future mosse dell’interlocutore, per fare ragionamenti e

per trovare spiegazioni di quanto viene comunicato.

7.1. Inferenza non dimostrativa nell’attribuzione delle intenzioni

Per spiegare l’attribuzione di un’intenzione al parlante, Sperber e Wilson introducono il

concetto di inferenza non dimostrativa. Finora la logica formale si è occupata

dell’inferenza dimostrativa, che consiste nell’applicare regole deduttive a un insieme

di premesse (es. il sillogismo). L’applicazione di tali regole garantisce la verità delle

conclusioni. Tuttavia nella comunicazione l’inferenza di un’ipotesi non è logicamente

valida (o meno) ma è riuscita ed efficace (o meno). In questa prospettiva la forza di

un’ipotesi di spiegazione di quanto comunicato dipende dal grado di plausibilità di tale

ipotesi.

L’inferenza non dimostrativa fa ricorso, in ogni caso, a procedimenti logici, sia pure

non perfetti. Noi procediamo secondo regole di eliminazione, che si applicano soltanto

a premesse in cui compare un certo concetto e che consentono di giungere a una

conclusione in cui questo concetto non compare più. Tra i diversi sistemi di regole si

possono ricordare il modus ponendo ponens e il modus ponendo tollens. Essi hanno la

seguente configurazione:

1 – modus ponendo ponens

input: a) p; b) se p allora q

output: q

2 – modus ponendo tollens

input: a) p o q; b) non p

output: q

Sulla scorta di questi procedimenti il destinatario è in grado di fare delle implicazioni

su quanto comunicato, cioè di inferire di più di quanto venga detto. I procedimenti

logici qui richiamati indicano che i partecipanti non procedono in modo causale né

totalmente arbitrario nell’attribuzione delle intenzioni comunicative. Tuttavia, i

partecipanti non sono automi logici e non hanno a disposizione dispositivi razionali

perfetti di deduzione e di ragionamento. In condizioni standard essi fanno riferimento

a rappresentazioni mentali incomplete e approssimative.

7.2. Inferenza abduttiva ed euristiche nell’elaborazione delle intenzioni

Nell’analisi dei processi inferenziali Peirce ha posto in evidenza l’esistenza di tre forme

fondamentali di inferenza: la deduzione, l’induzione e l’abduzione.

La deduzione è un tipo di inferenza monotonica in cui passiamo con il ragionamento

da una regola (o generalizzazione) a un caso particolare; in tal modo non otteniamo

nessun guadagno semantico in termini di comunicazione. L’induzione è una forma di

inferenza non monotonica nella quale passiamo da molti casi particolari a una

generalizzazione (o legge). L’abduzione è un tipo di inferenza non monotonica in cui

passiamo a ritroso dagli effetti alle cause, nel tentativo di spiegare qualcosa che è già

accaduto.

Negli scambi quotidiani di solito facciamo ricorso all’inferenza abduttiva per capire ciò

che l’altro comunica. Non avendo a disposizione una rappresentazione completa di

quanto l’altro comunica, non siamo in grado di fornire una spiegazione esauriente e, di

conseguenza, siamo portati a indovinare e a fare congetture.

In particolare, il procedimento abduttivo è influenzato dai processi di fissazione

comunicativa, vale a dire dalla concentrazione attentiva su aspetti parziali e limitati di

quanto è stato comunicato, assumendo tali aspetti come se fossero la totalità del

messaggio. I principi “totum ex parte” e “assumere per garantito” contribuiscono a

spiegare efficacemente tale fissazione comunicativa. Essa induce il destinatario a

concentrarsi sulla sua ipotesi di partenza e a cercare indizi e informazioni per

confermare la sua interpretazione. È una forma di fissità funzionale dell’attenzione e

del pensiero.

Entrano qui in azione procedimenti logici noti come euristiche, cioè forme semplificate

ed economiche di ragionamento, in grado di ridurre la complessità degli elementi e di

fornire una spiegazione “al meglio” di quanto viene comunicato. Un esempio tra i più

conosciuti è l’euristica della conferma, cioè la tendenza a individuare solo gli indizi o

gli elementi che confermano la propria ipotesi.

Questa impostazione mentale si trova anche nel pensiero controfattuale, che consiste

in una sorta di simulazione mentale in cui si modifica un antecedente in modo da

ottenere un esito diverso da quello reale (es. se avessi fatto la solita strada, non avrei

trovato traffico). In questo caso abbiamo il confronto cognitivo tra un dato reale e

un’alternativa ipotetica che non si è realizzata ma che avrebbe potuto realizzarsi e che

assume il valore di norma di riferimento. È la distorsione del “senno di poi”.

L’inferenza abduttiva e il ricorso alle euristiche e al ragionamento controfattuale da

parte del destinatario nell’interpretare l’intenzione comunicativa pongono in evidenza

il fatto che egli procede in base a una razionalità limitata e attraverso un’esplorazione

locale e progressiva dello spazio comunicativo, scambio dopo scambio. Di

conseguenza, l’attribuzione di un’intenzione comunicativa al messaggio del parlante è

indeterminata, poiché può prendere diversi percorsi, nessuno dei quali è privilegiato

né pienamente prevedibile. La comunicazione è un gioco prodotto dai partecipanti,

mossa dopo mossa, da comprendere, spiegare e interpretare in modo locale e

contingente.

8. La sincronia comunicativa

Quando le persone comunicano, devono adattare i loro stili di interazione le une con le

altre. Devono sincronizzare i loro tempi e il loro ritmo. I concetti di coordinazione

interattiva e di adattamento reciproco coprono una gamma estesa di processi, come la

sincronia, il rispecchiamento, il confronto, la reciprocità, la compensazione e la

convergenza. Possiamo parlare di sincronia comunicativa come una proprietà globale e

fondamentale della comunicazione che si sviluppa fin dalla nascita attraverso un

modello di interazioni condiviso. Nella costruzione di tale modello assume particolare

importanza la dimensione temporale nell’organizzare la sequenza degli scambi

comunicativi. E’ in gioco la sincronia dei rispettivi ritmi comunicativi. Giles e Smith

hanno proposto la teoria dell’accomodazione comunicativa (CAT), secondo cui le

strategie di sintonizzazione e accomodazione consistono in una gamma estesa di

segnali linguistici e non linguistici che consentono di adattare i nostri atti comunicativi

a quelli del partner, cambiando verso una direzione convergente o divergente nel

corso della sequenza degli scambi comunicativi. La CAT è stata verificata in termini

empirici.

L’emergenza dei modelli di sincronizzazione e di adattamento ha un’importanza

cruciale nell’assicurare efficacia e comprensibilità alla comunicazione. La sincronia

comunicativa diventa l’espressione della reciproca comprensione e condivisione

dell’interazione comunicativa. Infatti, quando compaiono fenomeni di asincronia o di

disfluenza comunicativa, siamo in presenza di probabili fraintendimenti e

incomprensioni.

9. Le intenzioni collettive

La comunicazione spesso coinvolge diverse persone: si parla di intenzioni collettive. Le

intenzioni collettive non sono riducibili alla somma di intenzioni individuali. Searle

suggerisce che le intenzioni collettive siano espresse secondo la seguente forma: “Noi

intendiamo fare l’azione A”, condivisa da ogni agente del gruppo. In questo caso le

azioni individuali sono strumentali e dipendono dalla realizzazione dell’intenzione

collettiva di ordine superiore. I contributi individuali sono fra loro interdipendenti.

Le intenzioni collettive sono un caso emblematico dei processi sottesi alla condivisione

della realtà. Essa implica di giungere a una comunanza non solo delle attività ma

anche degli stati interni fra gli interlocutori. A tal fine occorre che essi abbiano in

comune sia conoscenze e credenze sia affetti, sentimenti e legami.

In linea di massima, un’efficace realizzazione delle intenzioni collettive comporta il

senso dell’altro non solo come agente consapevole e intelligente ma soprattutto come

partecipante a un’attività di collaborazione e cooperazione. Questo senso dell’altro

favorisce e alimenta il senso della squadra.

Per contro, quando si assiste a una separazione tra intenzione individuale e collettiva e

una prevale sull’altra, si pongono le condizioni per l’insuccesso e non si ottimizzano le

forze in campo. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE

1. LA COMUNICAZIONE NON VERBALE FRA NATURA E CULTURA

Per milioni di anni gli esseri umani hanno comunicato facendo riferimento in modo

esclusivo alla comunicazione non verbale. Il linguaggio è un sistema comunicativo che

si innesta su quello non verbale e crea un nuovo modo di comunicare.

La comunicazione non verbale (CNV o extralinguistica) comprende un insieme di

fenomeni: qualità paralinguistiche, mimica facciale, gesti, sguardo, prossemica e

aptica, cronemica, postura, abbigliamento e trucco.

Secondo la psicologia ingenua la CNV è ritenuta più spontanea e naturale della

comunicazione verbale, meno soggetta a forme di controllo volontario. E’

maggiormente rivelatrice degli stati d’animo dell’individuo. Rappresenta una sorta di

linguaggio del corpo e, in quanto tale, è universale (concezione innatista).

La coevoluzione fra gene (biologia) e ambiente (cultura) rovescia le credenze di

questa prospettiva. sistema piramidale

Intervengono a gestire la CNV il (area motoria e premotoria) e il

sistema extrapiramidale. Quindi la CNV, pur essendo vincolata da meccanismi

automatici di base, è soggetta a regolazioni volontarie nelle sue espressioni

[manifestazioni involontarie (es. dilatazione della pupilla in caso di attrazione

sessuale) + manifestazioni consapevoli (es. ok in caso di successo).] Inoltre i sistemi di

significazione e di segnalazione della CNV variano da cultura a cultura.

2. CONTINUITA’ E DISCONTINUITA’ FRA COMUNICAZIONE VERBALE

E NON VERBALE

Insieme al codice linguistica chi comunica fa riferimento anche ai sistemi non verbali

di significazione e di segnalazione. Secondo la psicologia tradizionale c’è una

distinzione dicotomica fra ciò che è linguistico e ciò che non lo è; secondo un

approccio più recente esiste un processo di interdipendenza fra i diversi sistemi di

segnalazione, pur conservando ciascuno la propria autonomia.

Infatti senza le premesse biologiche delle pratiche non verbali il linguaggio non

(“dipendenza di origine”

sarebbe mai sorto nella nostra specie del linguaggio verso la

CNV). Esiste un’asimmetria strutturale fra linguaggio e sistemi non verbali: il

linguaggio è sempre supportato da qualche dispositivo non verbale e dunque non è

completamente autonomo. Senza tale supporto il linguaggio sarebbe indicibile, mentre

la CNV è autonoma, poiché di natura ostensiva.

Esistono tre differenze tra comunicazione verbale e non:

digitale vs. analogico: il linguaggio è digitale perché i tratti che

- caratterizzano le sue varie componenti sono distintivi e oppositivi (es. lana >

luna). La CNV è una comunicazione analoga perché varia in modo analogo a ciò

che intende dire (+ felicità > sorriso + grande)

Denotativo vs. connotativo: Il verbale denota che cosa viene detto (più

- consapevole, ha una funzione semantica); il non verbale connota come viene

detto (più spontaneo e meno controllato)

Arbitrario vs. motivato: Il segno linguistico è arbitrario perché non c’è una

- combinazione tra significato e significante; la CNV ha un valore motivato e

iconico, cioè esiste una similitudine tra l’unità non verbale e quanto viene

espresso ( + sorrido > più sono felice)

Queste distinzioni non hanno un valore assoluto, ma relativo. Esiste un intreccio di

questi aspetti fra verbale e non verbale (concezione integrata fra aspetti verbali e

l’iconismo fonosimbolismo

non). Ad esempio (onomatopee e sinestesie) è un esempio

del carattere analogico. Mentre nella comunicazione non verbale esistono aspetti

digitali come con i gesti emblematici (ok in caso di successo o autostop).

Ogni sistema di significazione e segnalazione è parziale nella configurazione finale del

significato; è autonomo, dotato di un insieme specifico di regole e corrispondenze; i

vari sistemi concorrono in modo congiunto e simultaneo alla definizione finale del

significato di un certo messaggio. Sono intrecciati in modo interdipendente.

L’esito di questo processo è la sintonia semantica e pragmatica ch coordina in modo

convergente i vari sistemi. Siamo così in grado di capire l’unitarietà, la coerenza del

significato, la flessibilità e la libertà attraverso cui un individuo può attribuire pesi

diversi alle singole componenti del messaggio (focalizzazione).

La sintonia e l’interdipendenza permettono al parlante di giungere ad un’attenta

calibrazione situazionale: ogni messaggio è radicato in uno scambio contingente.

Interdipendenza, sintonia semantica, focalizzazione comunicativa e calibrazione

situazionale sono alla base dell’efficacia comunicativa. Il significato però non è sempre

prevedibile e questo rende più intrigante la comunicazione umana.

3. IL SISTEMA VOCALE

Nell’atto di pronunciare una parola associamo aspetti linguistici, quelli prosodici

dell’intonazione e paralinguistici del tono, del ritmo e dell’intensità. L’atto

fonopoietico fa riferimento al canale vocale-uditivo; è caratterizzato da una rapida

evanescenza e assicura un feedback completo (possiamo udirci come ci odono gli

altri).

La voce è una sostanza fonica, composta da una serie di fenomeni e processi vocali:

riflessi caratterizzatori vocali

(es. starnuto, tosse), i (il riso, il piano) e le

- vocalizzazioni (es. ah, eh)

caratteristiche extralinguistiche: caratteristiche anatomiche permanenti ed

- organiche

esclusive dell’individuo: = configurazione anatomica dell’apparato

fonetiche =

fonatorio e modalità con cui si impiega l’apparato fonatorio

caratteristiche paralinguistiche: proprietà acustiche che variano in modo

- contingente da situazione a situazione

Le caratteristiche paralinguistiche sono determinate da diversi parametri:

tono:

il frequenza della voce e l’insieme delle variazioni di tono determina il

- profilo di intonazione

l’intensità: volume della voce ed è connessa con l’accento enfatico con cui il

- soggetto intende sottolineare un certo segmento linguistico dell’enunciato

rispetto agli altri

il tempo che definisce la successione dell’eloquio e delle pause, comprende

- durata

fattori come la (tempo necessario per pronunciare un enunciato), la

velocità di eloquio (numero di sillabe al secondo comprese le pause) e di

articolazione pausa

(numero di sillabe al secondo escluse le pause), la (distinta

pause piene pause vuote

in con vocalizzazioni e periodi di silenzio)

L’atto fono poietico è composto da una componente vocale verbale (comprende

pronuncia, grammatica, vocabolario, prominenza e profilo prosodico) e da una non

verbale (definisce la qualità della voce di un individuo, va intesa come la sua impronta

vocalica generata dalle caratteristiche extralinguistiche e paralinguistiche. Siamo così

in grado di distinguere una voce familiare in mezzo a molte altre).

Le qualità non verbali della voce riguardano:

fattori biologici: sesso ed età

- fattori sociali: cultura, regione di provenienza, professione, posizione sociale di

- appartenenza

fattori di personalità: connessi con tratti psicologici relativamente stabili

- fattori psicologici transitori: collegati con le esperienze emotive, con gli stati

- cognitivi di certezza e di dubbio, con fenomeni di discomunicazione

La psicologia scientifica ha affrontato lo studio della fase di encoding e decoding

delle proprietà vocali per esprimere emozioni

fase di encoding: esaminati e misurati i correlati acustici dell’espressione vocale

 delle emozioni. Ogni emozione è caratterizzata da un distinto profilo vocale:

collera: aumento intensità della voce

paura: elevata velocità del ritmo di articolazione, sottile tesa e stretta

tristezza: voce rilassata e stretta

gioia: tonalità acuta, aumento dell’intensità e accelerazione del ritmo di

articolazione

gli studi sull’encoding mostrano la capacità del canale vocale non verbale di

trasmettere autonomamente informazioni circa gli stati affettivi dell’individuo

Fase di decoding: studi sulla capacità del destinatario di riconoscere e di

 inferirire lo stato affettivo ed emotivo del parlante prestando attenzione soltanto

alle sue caratteristiche vocali. L’accuratezza media di riconoscimento è pari al

60%

La grande variabilità nella manifestazione delle proprie intenzioni comunicative

rende spesso difficile la comprensione di una determinata emozione, creando

confusione

L’assenza di parola (silenzio) è un modo strategico di comunicare e il suo significato

varia con le situazioni, con le relazioni e con la cultura. Il valore comunicativo del

silenzio è ambiguo: può unire due persone in una profonda condivisione di significati o

può separarle con il muro dell’incomprensione; ha una funzione di valutazione

(consenso o disapprovazione), può costituire un processo di rivelazione (rendere

manifesto qualcosa o oscurarlo); può assolvere una funzione di attivazione (forte

concentrazione mentale o condizione di distrazione).

regole del silenzio

Le riguardano il dove, quando, come e per cosa usarlo. Il silenzio è

associato a situazioni sociali in cui la relazione fra i partecipanti è incerta, poco

conosciuta, vaga o ambigua , dove è prudente non esporsi. Rappresenta anche una

condizione di distribuzione asimmetrica di potere (chi è nella posizione sociale

inferiore tende a rimanere in silenzio).

Il silenzio presenta variazioni culturali: le culture occidentali lo vedono negativamente,

quelle orientali lo intendono come un indicatore di fiducia e di armonia.

4. IL SISTEMA CINEMATICO

Il sistema cinematico comprende i movimenti del corpo, del volto e degli occhi. Il

nostro corpo è infatti un mezzo importante per comunicare con gli altri in molti modi.

I movimenti del volto costituiscono un sistema semiotico privilegiato, poiché attirano

l’attenzione degli interlocutori. Manifestazioni certi stati mentali, le esperienze

emotive e gli atteggiamenti interpersonali.

La psicologia delle espressioni facciali studia il significato di tali espressioni.

La prospettiva emotiva: Darwin per primo aveva sottolineato la funzione

- emotiva delle espressioni facciali, elaborando tre principi:

principio delle abitudini utili: le espressioni sono abitudini che in origine

svolgevano un’azione specifica di attacco o di difesa

principio dell’antitesi: emozioni opposte si manifestano mediante espressioni

antitetiche fra loro

principio dell’azione diretta del sistema nervoso sull’organismo : il sistema

nervoso ha bisogno di scaricare l’eccesso di eccitazione e ricorre all’uso delle

espressioni emotive

Negli anni Sessanta fu ripresa la tesi evoluzionistica di Darwin e approfondita da

teoria dei programmi affettivi.

Ekman nella

Le espressioni servono a manifestare le emozioni provate in quel momento. C’è

quindi un isomorfismo tra emozione ed espressione facciale. Le espressioni sono

universali (panculturali), inante e spontanee.

Successivamente Ekman, Sorenson e Friesen approfondirono questa teoria

metodo standard:

attraverso il mostrare fotografie di espressioni facciali per

sostenere l’ipotesi dell’universalità delle espressioni.

In seguito Ekman ammetterà che nelle esibizioni facciali c’è una profonda

differenza culturale. Esistono inoltre tecniche di gestione: genuinità,

accentuazione, attenuazione, soppressione, camuffamento, simulazioni.

Bisogna quindi distinguere tra le espressioni genuine (involontarie e non

intenzionali) e quelle false (volontarie e intenzionali). Ekman ha quindi proposto

la teoria neuroculturale che ammette che vivendo in un certo contesto

culturale, gli individui apprendono quali eventi sono da considerarsi

emotivamente marcati e a quali standard espressivi conformarsi.

Debolezza metodologica > le espressioni facciali erano stereotipate e le

proposte di scelta erano limitate

La prospettiva comunicativa: Questa concezione innatista e universalistica è

- stata oggetto di una revisione da altri studiosi. Fridlung ritiene che le

espressioni facciali sono messaggi rivolti ad un uditorio. Elabora la teoria

dell’ecologia comportamentale: le espressioni facciali come comunicazione

(valore intrinseco). Senza un destinatario (reale o pensato) non compiono le

espressioni facciali. E’ il fenomeno della socialità implicita: in questa prospettiva

è prevista una separazione fra le espressioni facciali e gli stati psicologici

interni, poiché non tutto quello che viene internamente è rappresentato

esternamente (dissociabilità fra interno ed esterno). Qeusto è sottolineato

anche dal fatto che a una data espressione facciale possono equivalere

differenti stati mentali e viceversa. Tutte le espressioni facciali hanno un valore

comunicativo e sociale (scompare la distinzione fra espressione genuina e

falsa).

Mesquita, Parkinson, Russel, Fernandex-Dols e Mead hanno ripreso la

prospettiva comunicativa di Fridlung osservano coppie di animali in gioco fra

loro. Hanno constatato che i movimenti facciali dell’uno sono in funzione di

quelli dell’altro e viceversa. Nel corso delle interazioni quotidiane le espressioni

facciali si coordinano vicendevolmente fra i partecipanti. Questo processo di

calibrazione reciproca favorisce lo svolgimento armonioso degli scambi

comunicativi.

Essendo le espressioni facciali orientate verso altre persone, implicano varie

forme di coinvolgimento interpersonale al fine di conseguire una soddisfacente

(prospettiva dell’allineamento

condizione di aggiustamento interattivo

relazionale). L’effetto uditorio è fondamentale per la comparsa, il mantenimento

e il cambiamento delle espressioni stesse.

Le espressioni facciali sono in grado di soddisfare differenti funzioni

comunicative in coerenza con lo svolgimento delle interazioni in corso.

prospettiva contestualista

Espressioni facciali e contesto: secondo la le

- espressioni facciali assumono un valore emotivo definito solo in riferimento a

una specifica situazione. Non sono pianificate secondo standard universali, ma

valore

si adattano al contesto immediato e a regole contingenti. Hanno un altro

di indessicabilità: fanno riferimento a una certa realtà mediante l’impiego

sistematico di indizi contestuali. Il contesto permette di decifrare il significato di

un espressione. Senza gli indizi contestuali le espressioni rischiano di essere

lette approssimativamente o ambiguamente.

Anche il sorriso è uno dei segnali fondamentali della specie umana, ma rimane

ambiguo. Possiamo sorridere perché siamo felici e contenti, incerti e dubbiosi, ansiosi

e paurosi, per manifestare agli altri il nostro successo individuale, la nostra empatia e

solidarietà nei loro confronti, la nostra acquiescenza o il nostro rispetto, perché

abbiamo fatto una gaffe o proviamo vergogna.

Esistono differenti sorrisi: autentico e genuino; miserabile; sorriso finto; sorriso sociale;

sorriso di disgusto.

Il sorriso va inteso come un promotore dell’affinità relazione, poiché è impiegato in

condizioni di empatia e di rappacificazione al fine di stabilire e mantenere una

relazione positiva con gli altri. Usiamo il sorriso in situazioni piacevoli (rilascia

endorfine che ci danno un senso di benessere) ma anche in condizioni spiacevoli, per

scusarci o farci accettare dagli altri. E’ un potente regolatore dei rapporti sociali.

Il sorriso ecoico: siamo propensi a ridere quando gli altri ridono o anche quando

sentiamo solo la loro risata. Il sorriso genera sorriso.

Lo sguardo è un potente segnale non verbale. Il contatto oculare trasmette in modo

immediato informazioni sulla situazione relazionale in atto

durata dello sguardo: la durata di ogni sguardo è d 3 secondi, ma ci sono

- differenze culturati nelle sua durata: nelle culture occidentali prevale uno

sguardo diretto (fiducia e apertura) nelle culture orientali si preferisce

mantenere uno sguardo indiretto

fissazione oculare: sguardo prolungato e duraturo tra due persone. Può

- rappresentare una situazione di minaccia, di seduzione e innamoramento e di

potere (evitare lo sguardo è segno di sottomissione

sguardo e genere: C’è una differenza di genere nella gestione dello sguardo. Le

- donne guardano più a lungo degli uomini

sguardo e immagine personale: lo sguardo è un segnale comunicativo efficace

- per generare e gestire un determinato profilo della propria immagine personale.

Chi ha uno sguardo coinvolto percepito come più attraente. Evitiamo

maggiormente lo sguardo quando si parla di argomenti intimi. Le emozioni sono

correlato con lo sguardo: quando le emozioni sono positive comportano un

incremento del contatto oculare, mentre le emozioni negative implicano un

abbassamento e una distorsione dello sguardo

sguardo e conversazione: è un importante regolatore dei turni

-

I gesti sono azioni motorie coordinate e circoscritte, volte a generare un significato e

indirizzate a un interlocutore, al fine di raggiungere uno scopo.

gesti iconici lessicali: “illustratori” “gesti ideativi”

o chiamati anche o

- gesti

accompagnano l’azione del parlare. In questa categoria rientrano anche i

regolatori che servono a sincronizzare gli scambi comunicativi nel corso della

conversazione

pantomima: imitazione di azioni, scene o situazioni

- Emblemi (o gesti simbolici): sono movimenti notevolmente convenzionalizzati e

- codificati, come il segnale ok

gesti deittici: per indicare un oggetto, una direzione o un evento a distanza

- gesti motori (o percussioni): possono accompagnare il discorso o prodotti da

- soli. Es. gesti di auto contatto = funzione auto manipolatoria in condizioni di

ansia, tensione fisica o psichica (grattarsi la nuca)

linguaggio dei segni: sistema dei segni impiegato dai sordomuti

-

I segni sono misurabili in funzione di questi parametri:

estensione spaziale: quantità di spazio occupata dai gesti

- estensione temporale: durata del movimento

- fluidità: successione armoniosa, irregolare o discontinua dei movimenti

- forza: accelerazione dei movimenti

- animazione globale: quantità globale dei movimenti di una certa regione del

- corpo

ripetizione: numero di volte in cui un dato movimento è ripetuto nel tempo

-

I gesti servono a stabilire il ritmo del discorso. C’è una stretta interdipendenza fra i

gesti e le parole, poiché i primi sono parte integrante del discorso. Costituiscono una

sorta di commento costante e quanto viene detto e partecipano attivamente a

precisare il significato degli enunciati. E’ probabile che gesto e parola siano generati

dalla medesima rappresentazione mentale, manifestino la medesima intenzione

comunicativa, siano pianificati dal medesimo processo cognitivo e siano realizzati in

funzione di un dato contesto d’uso.

I gesti variano sistematicamente da cultura a cultura

5. I SISTEMI PROSSEMICO E APTICO

Sono dei sistemi di contatto. La prossemica concerne la percezione, l’organizzazione

e l’uso dello spazio; l’aptica fa riferimento all’insieme di azioni di contatto corporeo

con un altro.

L’uso dello spazio e della distanza implica un equilibrio in stabilire fra processi

affiliativi (di avvicinamento) ed esigenze di riservatezza (di distanziamento). Abbiamo

bisogno della vicinanza con gli altri, ma al tempo stesso vogliamo preservare la nostra

gestione della territorialità

privatezza. La media questa oscillazione continua.

territorio pubblico

Il è dove tutti gli individui hanno libertà di accesso ed è regolato da

territorio domestico

norme e vincoli ufficiali. Il è quello in cui l’individuo sente di avere

libertà di movimenti.

zona intima (0-0,5 m): dove ci si può toccare

- zona personale (0,5-1 m)

- zona sociale (1-3,5/4 m): distanza per le interazioni per personali

- zona pubblica (oltre i 4 m): distanza tenuta in situazioni pubbliche ufficiali

-

La violazione del proprio spazio suscita consistenti reazioni di difesa, poiché è

percepiva come una forma di intrusione e di minaccia.

L’Europa settentrionale è caratterizzata da una cultura della distanza; di contro le

popolazioni sudamericane e latine sono caratterizzate da una cultura della vicinanza.

L’aptica concerne le azioni di contatto corporeo nei confronti degli altri. E’ uno dei

bisogni fondamentali della specie umana.

Le sequenze di contatto reciproco sono formate da due o più azioni di contatto

compiute in modo reciproco nel corso della medesima interazione. Questa ripetizione

segnala una relazione simmetrica di parità. Il contatto individuale è unidirezionale.

Il toccare l’altro è un atto comunicativo non verbale che influenza la natura e la qualità

delle relazioni (rapporti amorosi). Il contatto corporeo comunica anche una relazione di

dominanza e potere, poiché le persone che occupano una posizione sociale dominante

hanno la libertà di toccare coloro che sono in una posizione con minore potere.

Il contatto fisico è regolato attraverso rituali che vi attribuiscono uno specifico

significato legato al contesto d’uso (es. saluti).

Il contatto corporeo può generare effetti positivi (cordialità e simpatia) o negativi

culture del contatto culture del non contatto.

(fastidio e irritazione). Esistono e

6. IL SISTEMA CRONEMICO

La cronemica concerne il modo in cui gli individui percepiscono e usano il tempo per

organizzare le loro attività e per scandire la propria esperienza. La cronemica, che fa

ritmi circadiani cicli

arte della cronobiologia, è influenzata dai (24 h). Ci sono anche i

infradiani ultradiani

(più di un giorno es. ciclo mestruale) e quelli (diversi cicli al giorno

es. fame). agenti

I ritmi circadiani mantengono la loro periodicità grazie ai fattori ambientali (

sincronizzatori) come il ciclo di luce e buio, ma anche da un orologio biologico interno

(orologio circadiano) sinconizzatori).

e variazioni connesse con i fattori socioculturali (

Le culture lente sono caratterizzate da un alto grado di industrializzazione, dal

benessere economico, da condizioni climatiche fredde, dall’orientamento

all’individualismo e al successo (es. Milano). Le culture lente sono caratterizzate da

povertà, condizioni climatiche calde, orientamento alla collettività e armonia, limitata

densità della popolazione (es. Africa).

Ogni soggetto è portatore di uno specifico ritmo personale.

La cronemica indica la presenza di tempi e ritmi diversi nell’interazione comunicativa

7. PRINCIPALI FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE

La CNV fornisce una rappresentazione spaziale e motoria della realtà, ma risulta poco

idonea a definire e trasmettere conoscenze.

La specie umana fa ricorso alla CNV per ragioni essenzialmente relazionali.

la CNV serve a generare e sviluppare un’interazione con gli altri in funzione

- della disponibilità psicologica recpiroca che permette di stabilire

progressivamente un rapporto più profondo

mantenere e rinnovare le relazioni nel corso del tempo

- efficaci nel cambiare una relazione in corso

- l’estinzione di una relazione è regolata e gestita dalla CNV

- DISCORSO E CONVERSAZIONE

1. COMUNICAZIONE COME DISCORSO

La comunicazione è condivisione di significati nella costruzione di percorsi di senso fra

due o più persone. E’ un processo che si ripete nel tempo secondo format

culturalmente definiti.

La comunicazione è discorso, è un discorrere perché non c’è un ordine logico preciso e

si procede in modo apparentemente casuale e disordinato.

Il discorso è una pratica sociale di produzione di senso, contingente alle appartenenze

sociali, istituzionali e culturali.

Inizialmente gli studi sull’analisi linguistica (analisi astratta delle frasi e delle loro

sequenze) ritenevano che ogni discorso aveva un contesto, una coerenza concettuale,

una coesione linguistica e possedeva una struttura retorica.

Successivamente (1978) si è passati dallo studio della frase a quello del discorso che

grammatica del testo

ha consentito di capire meglio ogni frase. Si è passati dalla

(studio delle microstrutture per capire meglio la coerenza semantica e sintattica)

all’elaborazione del testo (studio delle macrostrutture: la comprensione di un testo

dipende dalla sua totalità).

Goldman, in seguito (1991), focalizza l’attenzione sul discorso in quanto processo,

ossia come attività umana che consiste nel comprendere, produrre, riprodurre,

ricordare, comporre, sintetizzare, scomporre e riaggiustare le diverse componenti di un

discorso.

Negli anni Settanta si è sviluppata l’etnometodologia, lo studio delle pratiche

comunicative che i membri di una società usano per agire al suo interno. Esamina

inoltre la capacità degli individui di produrre e interpretare l’interazione comunicativa

in base a comuni schemi socioculturali.

L’obiettivo è quello di rendere espliciti gli aspetti impliciti: la conoscenza tacita è

l’insieme delle conoscenze ricavate in modo progressivo dalle pratiche quotidiane.

all’indessicabilità

L’etnometodologia si affida (il significato di una pratica è

riflessività

strettamente dipendente dalle condizioni contestuali) e alla (le pratiche

concrete di vita quotidiana sono strettamente connesse con le categorie per

comprendere tali pratiche).

Intende studiare le pratiche discorsive e comunicative: le regole che governano la

conversazione sono le procedure “ad hoc” e le pratiche di glossa: le prime si

riferiscono al contesto e le seconde sono gli assunti a cui il parlante si riferisce.

Lo studio del discorso ha dato origine alla psicologia del discorso, intesa come

l’analisi sistematica dei processi psicologici sottesi all’attività discorsiva degli esseri

umani.

Il discorso è qui concepito come azione sociale, situata in contesti contingenti,

espressione della propria esperienza e costruita congiuntamente dai partecipanti. La

psicologia del discorso intende studiare come le competenze comunicative sono

costruite, come si svolgono e che esiti pragmatici producono.

Il discorso è strettamente legato al proprio orientamento mentale ed ha una funzione

retorica (Billig): ogni discorso è infatti orientato a persuadere gli altri.

Il discorso costituisce un’attività comunicativa centrale nella rete delle interazioni

umane. Consente di trasmettere informazioni, descrivere oggetti, manifestare il

proprio punto di vista.

Il costruzionismo sociale (o sociocostruzionismo) pone in evidenza il primato

delle pratiche relazionali, sociali e conversazionali come fonte di conoscenza. La

costruzione della conoscenza è un processo collettivo condiviso dai partecipanti. Il

linguaggio e il discorso acquisiscono quindi molta importanza. Questa teoria fa parte

della psicologia postmoderna che sostiene che i soggetti prendono parte attiva alla

costruzione della conoscenza.

2. ANALISI CRITICA DEL DISCORSO

Negli anni Ottanta l’analisi del discorso si qualificò come critica. La CDA (critical

discours analysis) partecipa attivamente ai dibattiti sociali.

Circolo di Bachtin

- Dialogismo di Bachtin: secondo il il linguaggio è un

fenomeno dialogico. Il significato di una frase è prodotto dal dialogo tra autore e

destinatario e quest’ultimo richiede la consapevolezza dell’altro e conduce

generi primari

all’intertestualità (riferimenti). I riguardano la comunicazione

generi secondari

quotidiana, mentre i sono formati culturalmente a livello

istituzionale, letterario e mediatico. Il discorso, in quanto dialogo, si concretizza

nella nozione di eteroglassia = molteplicità di voci (polifonia) che implica un

costante cambiamento di posizione e di riferimenti.

- La teoria sociale di Focault: era interessato agli studi sull’origine dei processi

comunicativi. Il soggetto deve conformarsi alle condizioni dettate dal discorso

prima di poter intervenire, inoltre deve appropriarsi delle pratiche discorsive di

quella categoria sociale. Focault riflette sull’importanza del potere, inteso come

forma capillare che pervade ogni tipo di interazione sociale. Gli individui sono

sempre nella condizione di subire o esercitare fra loro varie forme di potere

Van Dijk ha focalizzato la propria attenzione sull’abuso di potere e delle varie forme di

diseguaglianza sociale (approccio sociocognitivo branca della CDA). Esiste un

intreccio profondo fra struttura del discorso e struttura della società. Ogni discorso

presenta un’interfaccia sociocognitiva, perché rappresenta un certo modo di

presentarsi agli eventi.

- Conoscenza personale = fa riferimento a eventi personali

- Conoscenza di gruppo = caratteristica di un’organizzazione

- Conoscenza culturale = presupposti di un gruppo

In ogni discorso è rintracciabile una certa ideologia, ovvero un sistema di credenza ed

opinioni, condivise dai membri di un gruppo (es. razzismo e fondamentalismo). Le

macrostrutture semantiche, che derivano dalle microstrutture locali, definiscono ciò di

cui parla un discorso e forniscono il suo significato globale.

Fairclough ha considerato l’analisi critica di un discorso come un elemento chiave per

comprendere i cambiamenti sociali contemporanei (prospettiva dialettica).

Riconosce che la conoscenza, pur essendo parzialmente costruita dal soggetto poiché

adotta un certo punto di vista, rimanda a eventi e situazioni che mantengono la loro

(realismo critico).

consistenza e solidità I discorsi sono una pratica sociale in quanto:

- Sono rappresentazioni della vita sociale

- Costituiscono generi, ossia modi di operare, interagire e vivere la vita sociale

- Caratterizzano stili, ossia modi di essere nella definizione della propria identità

Una società guidata dalla conoscenza è una società guidata dal discorso, poiché le

conoscenze sono generate e circolano in quanto discorsi. Tramite gli scambi

comunicativi i membri di un gruppo sono impegnati alla costruzione di un sistema

complesso di significati che attribuisce una configurazione alla realtà sociale a cui

appartengono.

3. ENUNCIAZIONE E ARGOMENTAZIONE

Ogni discorso è il prodotto di un’enunciazione, ossia l’esposizione manifesta della

propria intenzione comunicativa adottando un definito punto di vista.

La Scuola di Praga negli anni Trenta aveva distinto tra tema e rema (fuoco): il primo

è ciò che si dice nell’enunciato ed è oggetto dell’analisi grammaticale, il secondo ha la

funzione di delimitare l’ambito del discorso e fa riferimento a ciò che è già noto ai

partecipanti.

Nel manifestare la propria intenzione e nel pronunciare un enunciato, il parlante deve

scegliere dei percorsi comunicativi e dei mezzi espressivi che siano appropriati alla

specifica situazione e che tengano in considerazione le conoscenze, le aspettative e le

prospettive del destinatario (rapporto fra enunciazione e assunzione di prospettiva).

Il parlante può usare enunciati in modo indefinito per descrivere la medesima

fuoco dell’enunciazione

situazione, ponendo in rilevanza il (soggetto primario) e

lasciando altri aspetti sullo sfondo.

L’argomentazione era considerata anticamente (Aristotele) la capacità di dimostrare

la verità di un’asserzione (conclusione) basata sulla verità di un insieme di altre

asserzioni (premesse).

Con la comparsa e la diffusione dei mass media, la globalizzazione dei mercati,

l’espansione di una società dell’immagine, la spettacolarizzazione della politica e

l’impiego sempre più diffuso della pubblicità, appare sempre più importante il modo in

cui viene comunicato un messaggio. La capacità di argomentazione diventa un’arma

assolutamente vincente in qualsiasi settore.

nuova retorica,

Perelman (1958) propone la cioè un percorso argomentativo più

convincente per l’uditorio. Nasce la teoria dell’argomentazione, orientata alla

persuasione dell’uditorio. Si individuano gli argomenti che risultano più convincenti e

maggiormente in sintonia con il bagaglio di credenze e opinione dell’uditorio. Occorre

considerare il percorso argomentativo più convincente in quella data situazione.

Un’argomentazione è tanto più efficace quando maggiore è il numero degli argomenti

di cui si compone poiché aumentano la sua credibilità e il suo potere di convincimento;

è contingente e locale, legata ad una determinata situazione. L’argomentazione

dell’oratore ha un fine pratico e si può ritenere efficace se nel tempo sarà riuscita a

suscitare consenso.

Successivamente si concentra l’attenzione sul linguaggio naturale della vita quotidiana

e alle pratiche argomentative in uso nelle conversazioni standard (logica informale).

L’argomento è un evento contingente, legato ad una determinata situazione: se un

argomento risulta fallace in un contesto può diventare accettabile in un altro.

La logica informale sottolinea l’importanza del fattore dialettico: l’argomentazione è

vista come un’interazione sociale di natura antagonista fra un proponente e un

opponente che prevede un vincente e un perdente. Secondo la pragma-dialettica

l’argomentazione è pragmatica, perché rappresenta un aspetto standard delle pratiche

conversazionali quotidiane, ma dialettica perché vede lo scambio fra i parlanti nel

tentativo di risolvere una differenza di opinioni e punti di vista.

Douglas propone la nuova dialettica. Douglas parte dal concetto di ragionamento

interpersonale: nella conversazione quotidiana c’è un importante coinvolgimento tra i

partecipanti e si fa un uso costante di ciò che è stato definito come il ragionamento

pratico attraverso una sequenza di inferenze.

Tra i parlanti esistono regole che definiscono quali mosse sono considerate lecite e

quali no.

Esistono diversi tipi di pratiche argomentative: dialogo critico (obiettivo: la risoluzione

di un conflitto d’opinione), negoziazione, indagine, lite, ricerca di informazioni,

deliberazione (obiettivo: prendere la decisione migliore) e persuasione.

L’argomentazione è quindi una pratica quotidiana che attraversa le relazioni sociali

umane.

4. L’ANALISI DELLA CONVERSAZIONE

La conversazione è una pratica comunicativa in cui due o più partecipanti si

attività polifonica).

alternano a parlare e manifestare il proprio punto di vista ( Solo

recentemente la conversazione è stata oggetto di studio scientifico: sociologico e

successivamente a livello interdisciplinare (antropologi, linguisti e psicologi). La

conversazione comporta una gamma estesa di compiti simultanei: ascoltare ciò che

dice il parlante, anticipare mentalmente la risposta, attribuire ai propri interventi una

certa configurazione di significati, calibrare le pause e i momenti di silenzio.

È un’interazione comunicativa assai variabile, che può durare da poche battute a ore,

può interessare più o meno partecipanti e può riguardare qualsiasi argomento

(flessibilità variabilità).

e La conversazione presenta un’organizzazione complessiva

che risponde ad una struttura condivisa socialmente e che segue precisi standard

culturali.

- Sezione di apertura: avvio della conversazione in seguito ai saluti più o meno

formali (rispondono a regole stereotipate e informali). Lo sguardo rappresenta la

premessa essenziale perché implica il riconoscimento reciproco. I saluti sono

caratterizzati da sequenze complementari (se A saluta B risponde). Questo

pertinenza condizionale

fenomeno è stato definito (coppie adiacenti di turni). Ci

salutiamo come riconoscimento dell’altro, per mantenere i legami sociali e

come controllo sociale (valutazione dell’interlocutore e come si presenta).

- :

Svolgimento tematico su uno o più argomenti a cui i partecipanti sono

interessati. La conversazione procedere grazie al contributo dei vari

associazione libera,

partecipanti. L’articolazione degli argomenti procede per

contiguità temporale.

legati da Questa condizione garantisce il valore di

inerzia comunicativa

spontaneità e libertà. La conversazione procede per che

predispone l’altro a continuare nel medesimo ambito. La conversazione deve

comunque seguire un senso logico e il cambiamento di argomento deve essere

segnalato a livello verbale o non. Il cambiamento di argomenti assicura varietà,

inserti incassati

curiosità, interesse, realizzando una serie di nell’ambito

dell’argomento principale.

- Sezione di chiusura: è prevista di norma una conclusione dolce, con la

presenza di coppie adiacenti e simmetriche. La chiusura, seppur momentanea,

deve gestire il momento di chiusura e porre le premesse affinché il prossimo

incontro avvenga nelle condizioni più favorevoli.

La conversazione richiede grande attenzione nella scelta e nella calibrazione delle

parole e dei segnali non verbali, che hanno un forte potere d’influenza sociale e di

persuasione sul destinatario.

In Occidente una conversazione standard è regolata dal principio intervallo minimo,

sistema a gestione locale,

sovrapposizione minima. È un per cui ogni parlante è

responsabile della costruzione del proprio turno (evitare sovrapposizioni, parlare uno

minimizzazione della pausa fra turni

per volta). La assicura fluidità e continuità alla

conversazione.

- Conservazione del turno: aumenta l’intensità della voce e la velocità di

articolazione.

- Cessione del turno: pause vuote che si alternano a segmenti di suono.

- Richiesta del turno: tramite segnali vocali caratteristici = inizi balbettanti.

Quando il parlante non fa mai pause sufficienti

- Rifiuto del turno: quando il parlante sembra aver lasciato il turno ma può

manifestare cenni con il capo che incoraggino il parlante a continuare a parlare

La gestione dell’avvicendamento dei turni costituisce l’esito di un processo di

negoziazione comunicativa.

La durata media dell’intervallo dei turni di una conversazione definisce il ritmo e la

durata della conversazione stessa. Questi fenomeni sono influenzati dalla cultura.

Le conversazioni al telefono manifestano pause più brevi e un maggior numero di

sovrapposizioni

Le sequenze complementari sono coppie comunicative saluti/saluti,

domanda/risposta.

La prima parte può essere seguita da una gamma di parti complementari assai estesa.

La preferenza: per preferenza si indica la marcatezza. I complementi

 preferenziali sono “non marcati” (semplici e fluenti), mentre i complementi

non preferenziali sono “marcati” (più elaborati e complessi)

Secondi turni non preferenziali: sono marcati a livello comunicativo da

 Indugio: pause o inserti

Prefazione: es. beh

Spiegazione: giustificazione del proprio rifiuto

Le sequenze preferenziali e la correzione: correzione in caso di errori o

 fraintendimenti

Autocorrezione spontanea

Correzione sollecitata dall’interlocutore

Le presequenze sono scambi conversazionali che prevedono dei turni preliminari.

Prevedono una domanda preliminare volta ad accertare se è soddisfatta una certa

precondizione, se la risposta è positiva il parlante propone l’invito, se non è accettata

l’invito del parlante non si realizza

Es. Che fai Valentino?

Niente

Hai voglia di venire con me al bar?

La negoziazione comunicativa da la possibilità al parlante di valutare se formulare o

meno la richiesta medesima in funzione della risposta dell’interlocutore. Anticipare un

argomento permette di evitare situazioni spiacevoli tra i partecipanti.

Le popolazioni conversano in maniera differente. Esistono differenze in termini di

loquacità e di frequenza ù

nell’attività di conversare. Dalle popolazioni occidentali il silenzio è considerato

pesante e minaccioso; in india invece considerano anormali coloro che hanno una

buona verbalità.

È stata quindi avanzata una concezione situazionista, per cui ogni conversazione è

strettamente connessa al contesto.

DISCOMUNICAZIONE E COMUNICAZIONE PATOLOGICA

1.VERSO UNA DEFINIZIONE DI DISCOMUNICAZIONE

Non sempre la comunicazione è chiara e fluente, a volte possiamo essere confusi,

ingarbugliati e contorti, perché siamo stanchi o distratti e creiamo fraintendimenti e

incomprensioni. (comunicazione obliqua)

La discomunicazione avviene quando c’è uno scarto

rilevante fra il detto e non detto. È una violazione delle regole di comunicazione, una

cattiva interpretazione dell’informazione e comprende anche la comunicazione ironica,

opacità

menzognera o seduttiva. Nei casi di discomunicazione c’è una condizione di

intenzionale, poiché l’intenzione comunicativa del parlante è diversa dall’intenzione

espressiva. Può in certi casi aumentare i gradi di livbertà dei partecipanti, apre nuovi

scenari comunicativi e dischiude nuove possibilità di interazione

2. COMUNICAZIONE IRONICA

L’ironia è stata considerata come una figura retorica basata sull’antitesi: il significato

di una frase è opposto a quello che assume in condizioni normali.

p p

Grice parla di inversione semantica: dire a livello letterale per significare non a

livello semantico. È più corretto parlare di inversione pragmatica: avere la

consapevolezza che in un dato contesto l’uso dio una frase veicola un certo significato

ma sul piano relazionale fa trapelare un significato antitetico. L’ironia è una maschera

comunicativa complessa, perché mostra ciò che apparentemente nasconde.

- Ironia sarcastica: disprezzare il partner attraverso parole di elogio. Non si

vuole attenuare la durezza dell’espressione critica, ma si vuole evitare il ricorso

a forme comunicative di offesa esplicita.

- Ironia bonaria: elogiare il partner facendo ricorso a frasi di critica, per

stemperare un elogio diretto che può essere fonte di imbarazzo. L’ironia

dell’asimmetria

sarcastica è più usata di quella bonaria secondo l’ipotesi

dell’affetto: la natura intrinseca dell’ironia consiste nell’intenzione di attaccare e

di aggredire

- Ironia socratica: modo di comunicare elegante e ingegnoso, conveniente per

mettere in dubbio certezze e stereotipi attraverso interrogativi garbati

- Ironia scherzosa: serve a sdrammatizzare situazioni tese o conflittuali

- Ironia ecoica: l’ironista fa un commento che funge da eco a quanto detto o

fatto in precedenza dall’interlocutore che ha una funzione critica o umoristica

L’ironia è l’arte di essere chiaro senza essere evidente. L’ironia è una comunicazione

opacità comunicativa.

implicita, caratterizzata da una

Riardo la comunicazione ironica sono state avanzate diverse teorie:

Prospettiva razionalista:

- Grice riprende l’impostazione classica dell’ironia vista

p p.

come antifrasi: dire facendo intendere non L’ironia non è ambiguità né frase

equivoca. L’ironia è intesa nel livello di competenza del partner

Prospettiva machiavellica:

- l’ironia può essere una forma comunicativa volta a

creare una serie di effetti sul partner, senza tenere in considerazione il rispetto

delle regole formali del linguaggio né la veridicità del messaggio. Ci si concentra

sugli aspetti relazionali dell’ironia, poiché può diventare un mezzo efficace per

disorientare il partner o coglierlo di sorpresa. Implica una violazione delle attese

contestuali, poiché gli effetti ironici sono generati dall’allusione a un’attesa

mancata (se uno fa una brutta figura si aspetta un rimprovero, non un elogio).

Alla base dell’ironia vi è quindi una condizione di incongruenza.

Teoria della menzione:

- il parlante produce un enunciato che fa da eco a quanto

detto o fatto in precedenza dal partner, ponendo in evidenza il suo

atteggiamento critico e denigratorio o umoristico. In questa prospettiva rientra il

lingua nella guancia

fenomeno della posto in evidenza da Almansi. Consiste in

un commento di sottofondo quasi in contemporanea a ciò che viene detto o

fatto dagli altri. Oppure secondo l’ironia citazionale è una citazione di quanto

accaduto in precedenza.

- Prospettiva teatrale: finzione

l’ironia è vista come finzione. Morgan parlava di

trasparente poiché il parlante afferma qualcosa facendo finta di credervi ma al

tempo stesso segnala attraverso indicatori paralinguistici che si tratta di una

finzione. Clark e Gerrig vedono l’ironia come una simulazione: l’ironista crea

una complicità con il destinatario attraverso un’ironia simulata.

La comunicazione ironica si avvicina alla parodia, in quanto si fonda sul

dell’antinomia:

meccanismo contrappone antiteticamente due termini facendo

sorgere l’effetto ironico.

L’ironia richiede complicità tra l’autore e il destinatario. Costituisce un enigma

solo per chi non è nelle condizioni di comprenderla. Così la comunicazione

ironica diventa una strategia di esclusione, cioè di selezione fra chi deve capire

e chi è destinato a restare escluso da una comprensione che va oltre quella

letterale.

La comunicazione ironica è una comunicazione obliqua: perché mostra ciò che

nasconde e nasconde ciò che dice

Comunicazione ironica come rispetto delle convenzioni

- : la comunicazione

ironica è una strategia efficace per cogliere nel segno in maniera implicita,

senza trasgredire le norme e gli standard previsti dal sistema culturale di

appartenenza.

Comunicazione ironica come confine di riservatezza:

- strumento per conservare

dignità, compostezza e contegno. Serve a tutelare lo spazio personale e

proteggere la propria riservatezza. Dote per osservare con obiettività le

situazioni, ridimensionare i problemi senza sbilanciarsi né compromettersi.

Comunicazione ironica come ambiguità relazionale

- : il paradosso della

comunicazione sta nel fatto che per essere meglio intesi, occorre essere

fraintesi. Si parla di polisemia pragmatica, perché il messaggio ironico offre

diversi percorsi interpretativi da parte del destinatario. Questo dà l’opportunità

di negoziare significati e non assumersi pienamente la responsabilità di ciò a cui

si allude e di conseguenza non compromettersi.

Assume importanza la regolazione del peso dell’implicito: l’ironia assume la

funzione di attenuazione (critica ironica più leggera e meno offensiva) o

esaltazione dell’implicito (ironia sarcastica più mirata e calcolata, dunque più

incisiva

La comunicazione ironica costituisce un processo di discomunicazione per i gradi di

libertà che offre e il peso dell’implicito che richiede. Amplia lo spazio comunicativo

senza venire meno alle norme di convenienza sociale e relazionale.

intonazione)

La comunicazione ironica è un fenomeno eminentemente vocale (

voce dell’ironia

La è una combinazione tra tono acuto e modulato, intensità elevata a

ritmo rallentato, in alcuni casi con tendenza alla nasalizzazione. Si presenta come una

sorta di sottolineatura caricaturale e una marcatura enfatica dei tratti

soprasegmentali. L’analisi sonografica della voce dell’ironia pone in evidenza la

poliedricità e la flessibilità dei profili vocali in funzione delle diverse intenzioni

comunicative. fencing game (gioco comunicativo di fioretto)

L’ironia è come un che si divide in

quattro fasi.

- Premessa: bagaglio di conoscenze reciproche interpersonali condivise dagli

interlocutori. La premessa definisce l’orizzonte di riferimento, all’interno del

quale collocare lo scambio ironico successivo.

- Evento focale: oggetto del commento ironico

- Commento ironico: manifestazione di una determinata intenzione

comunicativa da parte dell’autore (disprezzare, criticare, sdrammatizzare..)

- Effetto ironico: prodotto dal modo in cui il commento ironico è interpretato dal

destinatario.

Fraintendimento: il commento ironico non viene colto

Disconoscimento: il partner pur avendo colto il commento decide di fermarsi

all’interpretazione letterale

Touché: quando la comunicazione ironica arriva a bersaglio

La comunicazione ironica dipende dalla partecipazione e dalla condivisione dello script

ironico da parte di entrambi gli interlocutori.

3. COMUNICAZIONE SEDUTTIVA

La seduzione costituisce un importante processo di avvicinamento fra le persone e

l’esito sperato è quello di una drastica riduzione della distanza psicologica fra due

individui. Sequenza strategica e intenzionale di mosse il cui traguardo è quello di

attrarre un’altra persona. Durante la seduzione mettiamo in gioco noi stessi. È un

imbroglio sotto certi punti di vista perché si presenta come un insieme di mosse e

contromosse in cui nessuno dei due partner sa realmente chi ha fatto la prima mossa

e nessuno sa come andrà a finire. salto di

La seduzione è la strada che conduce all’amore passionale. Costituisce un

status, poiché dall’essere uno qualsiasi si diventa un essere unico.

Richiede l’esibizione di sé, lo svelamento anche di aspetti reconditi più nascosti.

paradosso dell’esibizione,

Il seduttore deve creare attenzione e stupore: secondo il

l’esibizione seduttiva non può superare certi limiti e non può diventare eccessiva al

fine di evitare l’invadenza nella soggettività del partner. Ma al tempo stesso non può

restare troppo criptica e nascosta. recitazione teatrale.

La seduzione presenta analogie con la Implica uno spazio

comunicativo intermedio tra il falso, il finto e il reale: è una sapiente comunicazione

tra finzione e realtà. Inoltre si fonda sull’implicito: occorre saper comunicare più di

quanto si dica con le parole e coi gesti (dire abbastanza ma non troppo). È inoltre una

comunicazione obliqua e allusiva intessuta di evocazioni, sottintesi e ammiccamenti.

arte.

La comunicazione diventa La dichiarazione del seduttore non deve esser fatta in

tempi troppo precoci perché rischia di fallire e di vedere il rifiuto.

Nella seduzione i messaggi del corpo contano più delle parole.

- Lo sguardo: è il primo segnale che stabilisce un iniziale contatto oculare.

Grazie ad esso è possibile capire lo stato d’animo e cogliere le intenzioni degli

sguardo fugace

altri. Lo stabilisce il contatto co il potenziale partner e

costituisce un segnale di interesse nei suoi confronti. Lo sguardo iniziale è una

(sguardo obliquo

mossa criptica > segnale ambiguo). Una volta avviato il gioco

sguardo reciproco.

di sguardi fra il seduttore e il partner si giunge ad uno Nel

gioco degli sguardi hanno molta importanza alcuni microsegnali di natura

subliminale (es. dilatazione della pupilla quando una persona è attratta da

un’altra).

- Mimica facciale e movimenti della testa: il volto deve essere espressivo e

mobile, in grado di manifestare il proprio desiderio e l’attenzione verso il partner

Esistono espressioni facciali ritenute emblematiche:

sorriso timido: sorriso appena accennato, con la testa inclinata da un lato,

leggermente piegata in avanti e spesso accompagnato da uno sguardo fugace

movimento all’indietro dei capelli: lieve inclinazione del capo seguita

dall’innalzarsi del mento verso l’alto

l’inclinazione della testa svolge una funzione preponderante: è un invito al

dialogo e all’avvicinamento, all’armonia e alla tenerezza.

- I gesti e i movimenti del corpo: flessione e inclinazione degli arti e del corpo

leggermente in avanti in direzione del partner. Nella nostra cultura quando la

donna è attratta da un uomo tende a sfiorarsi le labbra con la lingua o

mordicchiarsi il labbro inferiore, si tocca i capelli, allarga leggermente le gambe

o le incrocia. L’uomo tira indietro le spalle per sottolineare la propria virilità,

mostra il palmo della mano aperta come segno di disponibilità, si sistema la

cravatta o il colletto della camicia

I gesti vanno coordinati in modo dolce. I gesti svolgono la funzione di

rispecchiamento: il seduttore tende ad imitare i gesti del partner. Si crea una

contatto

profonda sintonia tra i partner. Questa sintonia è anche facilitata dal

fisico, parliamo di un contatto leggero, quasi inavvertito, ma il toccare la pelle

trasmette molte sensazioni, favorendo l’innalzamento dell’ossitocina.

Successivamente i contatti fisici diventano più frequenti ed estesi. Il bacio ha

una funzione molto importante grazie all’elevata innervazione delle labbra.

Fornisce sensazioni e informazioni fondamentali per conoscere e valutare la

qualità del partner. Il bacio modifica in modo significativo l’ossitocina e il

cortisolo.

- La voce della seduzione: nel gioco seduttivo si fa ricorso ad una voce quasi

infantile, con toni più acuti e un’intensità ridotta. I seduttori efficaci modulano la

voce in modo più flessibile. L’esibizione vocale serve a fare colpo e stabilire il

contatto iniziale.

4. COMUNICAZIONE MENZOGNERA

Per dire una menzogna occorre che si realizzino tre condizioni

falsità

1. La del contenuto in quanto è detto

consapevolezza

2. La di tale falsità

L’intenzione

3. di ingannare il destinatario in modo da fargli assumere false

credenze o da impedirgli di conoscere il vero

La menzogna è definita come la trasmissione intenzionale di conoscenze ritenute non

vere a un altro in modo che quest’ultimo assuma credenze false sulla realtà dei fatti.

Lo scopo della comunicazione ingannevole è che il destinatario abbia una

rappresentazione fuorviante della situazione. Il parlante deve fare credere al

regola della sincerità

destinatario che egli ha rispettato la (crede in quello che ha detto

in quanto veritiero).

La comunicazione menzognera richiede un rilevante impegno cognitivo poiché esige

un’abile regia della situazione a livello verbale e non.

Esistono diverse strategie menzognere: menzogna per omissione (omette

informazioni così il destinatario ha una conoscenza fuorviante dello stato delle cose),

menzogna per commissione (fornisce al destinatario informazioni distorte).

Omissione

- = il parlante omette di fornire all’interlocutore informazioni essenziali

Occultamento

- = il parlante nasconde informazioni rilevanti

Falsificazione

- = il parlante comunica al destinatario informazioni che sa essere

false (bugia)

Falsa conferma

- = il parlante conferma intenzionalmente una conoscenza

dell’interlocutore

Le menzogne preparate sono studiate nei dettagli e richiedono un alto contenuto

mentale

Le menzogne impreparate sono quelle che diciamo quando siamo colti sul fatto,

non richiedono un particolare carico cognitivo. Fra queste rientrano le menzogne di

cortesia, quando evitiamo di dire qualcosa di negativo per evitare il rischio di

offendere qualcuno.

Esistono le menzogne cooperative (per proteggere o aumentare le risorse

psicologiche del destinatario, tutelare i suoi interessi o la sua immagine personale)

sono dette “a fin di bene” o menzogne benevole o altruistiche. Le menzogne non

cooperative (egoistiche) sono messe in atto per proteggere in modo egoistico gli

interessi del mentitore spesso a scapito del destinatario. Goffman ha definito queste

menzogne “di sfruttamento”.

Facciamo ricorso alla menzogna per ottenere un vantaggio in più nella comunicazione.

Bentham e Stuart Mill parlano di utilitarismo della menzogna, poiché in certi casi

questa è ammissibile. Sono ammesse le menzogne benevole quelle relative al

mantenimento delle convenzioni sociali. Sacks afferma che mentire è una necessità

pragmatica e che ognuno deve mentire poiché si tratta di una convenzione sociale.

De mendacio

Di contro, Agostino di Ippona nel e Kant difendono una posizione

assolutista secondo cui la menzogna non è mai ammissibile, per qualunque motivo la

si dica. distorsione verso la verità

La psicologia degli esseri umani è caratterizzata da una e

per questo motivo crediamo che le affermazioni vere siano più frequenti di quelle

false. Abbiamo bisogno di riporre fiducia verso gli altri.

La menzogna è un gioco a due tra il mentitore e il destinatario.

Mentitore abile vs. ingenuo:

- il mentitore abile è in grado di far apparire il falso

come verosimile e non presenta significative differenze quando dice il falso o il

vero. Ha un buon livello di controllo e si comporta in maniera naturale.

Il mentitore ingenuo manifesta comportamenti incongrui per un eccesso di

controllo o per mancanza. Egli finirà per tradirsi

Destinatario sospettoso vs. acquiescente:

- il primo in base a qualche indizio può

insospettirsi e cominciare a porre delle domande indagatrici, il secondo è

portato a credere alle menzogne del mentitore, guidato dall’inclinazione alla

verità (truth bias), da un alto livello di credulità e anche dal desiderio di evitare

conflitti.

Non esistono indizi oggettivi per scoprire una menzogna e questo è positivo

altrimenti la comunicazione sarebbe monotona e totalmente prevedibile. Per

questo motivo scoprire le menzogne è caratterizzato da un alto livello di insuccessi

Il mentitore ha bisogno di fare ricorso a specifiche strategie verbali e non verbali:

Strategie linguistiche:

- i mentitori adottano particolari stili linguistici

ambiguità prolissità.

caratterizzati da e Fanno ricorso ad un numero elevato di

modificatori con valenza dubitativa (circa, forse…), di livellatori (tutti,

nessuno…) e di predicati epistemici (penso, suppongo…). Fanno ricorso a frasi

lunghe e complesse, ma povere sul piano di contenuti e poco pertinenti, così da

l’ambiguità vaghezza

disorientare il destinatario. Attraverso e la il parlante può

mentire senza correre il rischio di esporsi troppo.

all’assertività all’evitamento ellittico:

Può ricorrere anche e impiega forme

elusive e reticenti con lo scopo di dire il minimo necessario. Si esime dal dire

fornendo meno informazioni possibili

l’impersonalizzazione

Possono usare strategicamente attraverso un numero

limitato di autoriferimenti e un ricorso frequente a terze persone e un elevato

uso di forme impersonali.

Strategie non verbali:

- la menzogna è accompagnata da una serie di segnali non

verbali.

Esistono due competenze della comunicazione menzognera legate alle singole

personalità:

1. Personalità machiavellica: costrutto psicologico che descrive la disposizione

a manipolare a sfruttare gli altri, giustificando tali azioni per scopi di

adattamento. Questi mentitori usano strategie di manipolazione, considerano gli

altri come persone deboli e facilmente raggirabili e sono indifferenti verso le

regole della moralità. I soggetti machiavellici sono abili nella comunicazione

menzognera, sono meno implicati sul piano emotivo e si pongo con un freddo

distacco verso gli altri

2. Autoinganno: è un mezzo efficace per mentire agli altri in modo credibile,

rendendo vero il falso ai miei occhi. Chi si inganna non prende in considerazione

le ragioni più funzionali per raggiungere i suoi scopi (teoria della scelta

razionale). Altri studiosi hanno proposto il modello della divisione mentale

per cui l’autoinganno è un processo inconscio poiché chi si autoinganna non è

consapevole di ammettere la verità o non. Mele ha elaborato un modello

deflazionistico che prevede la reinterpretazione della credenza ritenuta

minacciosa (distorsione cognitiva). Il valore di soglia dell’accettazione dipende

dal rapporto fra i costi dell’accettazione di un’ipotesi falsa e l’informazione. In

una situazione complessa egli può autoconvincersi cambiando il suo sistema di

credenze: alcune ipotesi indesiderate possono essere indebolite a vantaggio di

credenze alternative più convenienti. Chi si autoinganna è capace di modificare

la realtà nella sua mente trasformando in vera una credenza falsa.

5. COMUNICAZIONE PATOLOGICA

La comunicazione tocca le radici dell’identità personale e della posizione sociale di

ogni individuo. Esiste una interdipendenza fra i disturbi comunicativi e i disturbi

patologici.

La schizofrenia rappresenta una grave forma di disagio psichico caratterizzata da un

dissesto generale della personalità. Spesso la persona schizofrenica presenta un

atteggiamento fortemente sospettoso, mantenendo uno stato di ipervigilanza

(reinterpreta la realtà) e iperintenzionalità (coglie i segnali minimi degli altri e gli

attribuisce significati particolari). Si crea un distacco tra la realtà esterna e il suo

mondo mentale. Elabora uno stile comunicativo contraddittorio, frammentario,

sgrammaticato con la presenza di neologismi, l’esito è una comunicazione

incomprensibile e inafferrabile.

Il paradosso è una contraddizione che deriva dalla deduzione corretta da premesse

coerenti. Esistono tre tipi di paradossi:

- Antinomia logica: contraddizione sul piano formale (RUSSELL)

- Antinomia semantica: incoerenza contraddittoria del linguaggio

- Paradosso pragmatico: messaggi paradossali come ingiunzioni e predizioni (es.

sii spontaneo!)

La comunicazione paradossale richiede che vi sia una relazione asimmetrica fra chi

avanza questa ingiunzione e chi deve eseguirla.

La teoria del doppio legame è un’ipotesi esplicativa della comunicazione

paradossale sottesa alla schizofrenia. Presenta i seguenti elementi:

1. Due o più persone sono coinvolte in una relazione importante che ha un

rilevante valore per la sopravvivenza di una o più di esse

2. Un membro invia un messaggio in cui asserisce su due livelli comunicativi che si

escludono fra loro > messaggio indicibile

3. Il destinatario di questo messaggio non può fuggire

Es. genitore irritato, il bambino domanda il perché e il genitore dice al bambino di

essersi sbagliato e di riconoscere che non è irritato > ad un livello comunicativo non

verbale A esibisce un certo messaggio di irritazione mentre a livello verbale invia un

messaggio opposto al primo. desincronizzazione desintonizzazione

In queste situazioni abbiamo una e tra

significazione e segnalazione. L’esito è la frammentazione e la dispersione del

significato che non riesce a comporsi in un’unità coerente.

Il destinatario si sente smarrito e mentalmente confuso.

La squalifica conversazionale si verifica quando sono assenti segnali di marcatezza

sul passaggio di argomento e se i contenuti espressi nel messaggio di B sono

discontinuità aergomentativa).

incongruenti con quelli del messaggio di A ( Questa

incongruità comporta implicitamente il fatto di ignorare completamente l’interlocutore

(disconferma).

e quanto egli ha detto

- Evasione e cambiamento di argomento:

es. A. siamo sempre state bene B. sì ti ho sempre voluto bene

- Interpretazione letterale

A. mi tratti come un bambino B. ma tu sei il mio bambino

- Specificazione

A. non grido mai B. stai gridando adesso

- Squalifica di status

A. mi sono accorta che mia figlia non lega con Daniele B. perché mamma? A.

una mamma lo sa

LA COMUNICAZIONE NEI E FRA I GRUPPI E NELLE

ORGANIZZAZIONI

1. LA COMUNICAZIONE NEI GRUPPI

La comunicazione costituisce la sostanza delle relazioni interpersonali. Svolge una

funzione centrale nella formazione e nel funzionamento del gruppo sociale (=

insieme di soggetti che interagiscono fra loro in modo interdipendente, si percepiscono

come membri di un dato gruppo, sono percepiti come tali da individui di altri gruppi).

La consapevolezza dell’appartenenza al gruppo favorisce la distinzione del gruppo

rispetto agli altri. ultrasocialità

La formazione dei gruppi si fonda sulla condizione di e di

ipercooperatività. Ogni gruppo è caratterizzato da un sistema di interazioni e di

scambi fra i componenti il cui esito è integrazione sociale, inoltre hanno un progetto

comune e i valori e le credenze del soggetto si integrano con quelle del gruppo. Cresce

il sentimento del “noi”, inteso come processo di appartenenza e di identificazione al

proprio gruppo.

2. COMUNICAZIONE E INFLUENZA SOCIALE

L’ingroup è il gruppo di appartenenza sociale, caratterizzato da un notevole grado di

familiarità, intimità e fiducia, dove gli individui condividono interessi, idee e

sentimenti. Le relazioni con l’outgroup sono qualificate da indifferenza e a volte da

sensi di superiorità e ostilità. comunicazione come apertura),

La comunicazione permette di aprirsi con gli altri ( condivisione

collaborare con gli altri per la spartizione di conoscenze e responsabilità (

come partecipazione) (condivisione come

e avere opinioni, credenze e scopi

convergenza di stati interni fra le persone ). Condividiamo la nostra realtà con gli altri

per raggiungere una comprensione valida degli stati delle cose che ci riguardano

(scopo epistemico) e per instaurare sentimenti di connessione e confronto con gli altri

(scopi relazionali). Condividere con gli altri la realtà permette di avere una visione più

attendibile nei riguardi del mondo. Condividere una certa situazione con un’altra

persona la rende più reale e certa. Siamo più motivati a condividere con persone del

nostro gruppo piuttosto che con l’outgroup.

L’influenza sociale è una modalità base per orientare e dirigere in modo reciproco il

sistema delle credenze positive e negative: la semplice presenza di altri esercita una

serie di effetti facilitanti o inibenti sull’azione del soggetto.

Influenza sociale informativa: gli individui usano memrbi del proprio

 gruppo come fonte di informazione, pronta ad assimilarla e accoglierla come

propria

Influenza sociale normativa: induce l’individuo a conformarsi alle norme e

 chi non si adegua a questi standard è di solito emarginato dal gruppo

Esperimento di Asch (pag.255): i soggetti sperimentali seguono la maggioranza in

tutte e dodici le risposte negative date in precedenza dimostrando un elevato grado di

acquiescenza sociale. L’influenza normativa aumenta quando il gruppo è formato da

almeno quattro o cinque persone, quando riveste particolare importanza per il

soggetto e quando in maniera unanime si esprime in una certa direzione.

Il singolo individuo spesso finisce per cedere di fronte al punto di vista della

un’asimmetria comunicativa

maggioranza. Questo è sottolineato da Asch come per cui

il singolo soggetto è in una situazione di relativa debolezza e di dipendenza di fronte

ad un gruppo che condivide un certo punto di vista.

Tra le relazioni c’è una base di potere, inteso come capacità di controllo: A, in virtù di

risorse di cui si presume disponga, appare in grado di indirizzare e di influenzare in

modo intenzionale la condotta di B verso la realizzazione dei propri obiettivi

(asimmetria A>B). L’influenza reciproca crea una rete complessa di rapporti che è

stata oggetto di studio della sociometria.

L’influenza sociale implica forme più o meno forti di pressione sociale volte a

rafforzare o confermare credenze o modificare dei sistemi che deviano dagli standard

del gruppo. Ha una funzione di normalizzazione per mantenere condizioni di

prevedibilità, far fronte a minacce rappresentata dalla devianza e per evitare il

conflitto.

Diventa quindi importante la negoziazione, che consiste in concessioni reciproche.

- Dissonanza cognitiva: introdotto nel 1957 da Leon Festinger. Condizione di

contrasto frontale fra due credenze o scelte. L’esito è una condizione di disagio.

Es. una persona condanna il contrabbando ma compra oggetti di contrabbando.

L’esito della dissonanza cambia dalla diversa percezione dell’occhio degli altri.

Cultura occidentale: più interessata alla propria immagine personale

(dissonanza personale); cultura orientale: minaccia alla loro immagine pubblica

(dissonanza interpersonale).

- Reattanza psicologica: l’influenza sociale è percepita come costrizione e

restrizione della propria libertà. Avviene quindi una reazione emotiva per

recuperare il proprio spazio di comunicazione e libertà. La reattanza è tanto più

elevata quanto più è rilevante lo spazio di libertà inibito

- Differenziazione individuale: esigenza di distinguere uno spazio personale

che eviti l’omogeneizzazione e l’uniformità del gruppo. Il fenomeno della

conformità superiore di sé, effetto PIP,

o comporta un’adesione perfetta alle

norme ma ala tempo stesso si differenzia dagli altri membri del gruppo perché

diventa il modello da seguire.

L’influenza sociale può generare condizioni di coesione e condivisione delle norme e

valori del gruppo oppure dar luogo a processi di differenziazione e di innovazione

poiché i singoli soggetti sono portatori di istanze individuali e di rivendicazione della

propria distintività.

La comunicazione favorisce il movimento del gruppo verso la realizzazione dei propri

progetti.

L’influenza sociale è un processo ubiquitario, continuo e in tutte le direzioni

- Influenza maggioritaria: prodotta dalla maggioranza e genera una condizione

teoria

di livellamento e di omogeneizzazione del gruppo. Secondo la

dell’impatto sociale proposta da Latané la numerosità e la consistenza della

maggioranza e l’immediatezza della pressione comportano la conformità da

L’acquiescenza opportunistica

parte dei vari membri del gruppo. è

un’accettazione anonima e acritica delle norme e dei valori adottati dalla

maggioranza. Tale opportunismo è generato dall’esigenza di evitare i danni

della devianza, per ottenere benefici e uniformarsi al pensiero collettivo. A

questo pensiero collettivo si contrappone un pensiero privato personale che

tuttavia non viene reso pubblico. Questa acquiescenza può dar luogo ad

un’ignoranza pluralistica che si ritrova soprattutto in gruppi estesi e

formalizzati, con un assetto normativo piuttosto rigido e con limitate

opportunità di comunicazione spontanea. In questo caso si continua ad

accogliere come dominante una credenza soltanto perché non se ne parla. Il

silenzio di ciascuno è interpretato come pensiero collettivo del gruppo. Si crea in

spirale del silenzio.

questo modo una

La prospettiva comunicativa assume unidirezionalità poiché la maggioranza è

considerata in una posizione dominante e attiva mentre la minoranza è ritenuta

in una posizione subalterna e passiva

- prospettiva interazionista

Influenza minoritaria: Moscovici ha proposto una

per cui l’influenza sociale è bidirezionale e reciproca: non soltanto la

maggioranza influenza la minoranza ma viceversa. La minoranza è quindi

consistenza sincronica

dotata di (estende il proprio punto di vista

diacronica

coerentemente) e (mantiene il proprio punto di vista). Siamo di fronte

ad una minoranza attiva in grado di mettere in discussione le convinzioni

dominanti del gruppo. Gli effetti prodotti dalla minoranza puntano

all’innovazione conversione

dei sistemi di credenze attraverso un processo di

(da modo di riflettere su argomenti differenti). Nemeth successivamente ha

modello della divergenza:

proposto il la minoranza applica forme di pensiero

divergente che comportano l’illustrazione di soluzioni alternative e di percorsi

nuovi, non previsti fino ad allora. La minoranza stimola la creatività e

contribuisce a migliorare le prestazioni del gruppo. La sintesi menalitica di Wood

e colleghi non ritiene veritiera che gli effetti dell’influenza minoritaria seguono

(teoria del doppio processo).

un processo diverso Oggi l’influenza sociale, sia

che maggioritaria che minoritaria, appare collegata con forme e modalità

comunicative che comportano la consistenza della posizione assunta, la forza

persuasiva degli argomenti e la coerenza nel tempo.

3. LA COMUNICAZIONE PERSUASIVA

La comunicazione persuasiva è una modalità centrale per generare e sostenere

l’influenza sociale poiché ha lo scopo di modificare uno stato mentale o un

atteggiamento.

Esistono diversi modelli teorici volti ad illustrare i processi della comunicazione

persuasiva:

- La teoria del giudizio sociale: il risultato della comunicazione persuasiva

dipende dal modo in cui il ricevente valuta la posizione sostenuta nel messaggio

(grado di accettazione, rifiuto o indifferenza + livello di coinvolgimento). Quanto

più aumenta il coinvolgimento, tanto più si estende l’area del rifiuto, tanto più si

effetti di assimilazione

riducono le affermazioni accettabili. L’esito consiste negli

(il destinatario valuta il messaggio come vicino alla sua posizione più di quanto

effetti di contrasto

lo sia realmente) e negli (percepisce il messaggio come

distante dalla sua posizione più di quanto non lo sia realmente). Un messaggio

persuasivo produce un cambiamento quando sostiene una posizione che ricade

nell’area di accettazione (o dell’indifferenza) mentre non suscita nessun

cambiamento (o genera un effetto boomerang) se ricade nella zona del rifiuto.

In caso di discrepanza i destinatari con un coinvolgimento modesto possono

accogliere messaggi anche molto discrepanti, mentre i destinatari con un

elevato coinvolgimento sono disposti ad accettare messaggi solo parzialmente

discrepanti.

- Il modello del valore dell’aspettativa: atteggiamento come il prodotto di

due fattori: desiderabilità e l’aspettativa. Il modello dell’integrazione

dell’informazione sostiene che l’atteggiamento verso un oggetto è in funzione

sia della forza delle credenze sia la valutazione delle credenze. Il cambiamento

di atteggiamento è conseguenza dek cambiamento di alcune credenze salienti

nei confronti dell’oggetto in esame. Questo modello pone in evidenza i

contenuti del messaggio e non gli aspetti della comunicazione persuasiva

- La teoria dell’azione ragionata: per modificare un comportamento occorre

cambiare la sua intenzione. L’intenzione di una persona cambia se cambiano le

componenti attitudinali. La comunicazione persuasiva può aggiungere nuove

credenze, incrementare il loro valore negativo, la loro forza….

- Il modello della probabilità di elaborazione delle informazioni: Petty e

Cacioppo individuano due percorsi della persuasione:

percorso centrale

- il quando la probabilità di elaborazione delle informazioni è

elevata e consiste in una rielaborazione cognitiva dei contenuti informativi del

messaggio in questione. Se il messaggio persuasivo contiene argomenti forti e

convincenti gli atteggiamenti cambieranno; se gli argomenti sono deboli l’esito

persuasivo sarà controproducente.

percorso periferico

- il ha luogo quando la probabilità di elaborazione delle

informazioni è bassa perché il destinatario è poco interessato. Il destinatario

può prestare attenzione ad argomenti secondari, quali l’attrazione, la

gradevolezza della fonte, l’attendibilità, la lunghezza, il numero degli argomenti.

L’elaborazione dell’informazione è influenzata dalla motivazione

(coinvolgimento del destinatario) e dall’abilità del destinatario.

Un messaggio tanto più è capace di evocare una grande quantità di riflessioni

favorevole, tanto più risulterà persuasiva

Fattori che caratterizzano la comunicazione:

Caratteristiche della fonte: ha lo scopo di cambiare uno stato mentale del destinatario

a favore della propria posizione. La fonte fa leva su tre valori: la credibilità, il livello di

attrazione e il grado di somiglianza con il ricevente

La credibilità della fonte: grado di competenza (connessa al livello di istruzione,

 posizione sociale, esperienza e conoscenze particolari) e fiducia (integrità

morale, onestà intellettuale e sincerità) che sono riconosciute alla fonte. La

distorsione della conoscenza = mancanza di competenza della fonte e

distorsione della trasmissione = mancanza di fiducia

Le modalità comunicative: influenzano sensibilmente la percezione della

 credibilità della fonte

- fluidità del parlato

- citazione di fonti verificabili

- posizione sostenuta e difesa durante la comunicazione persuasiva

La credibilità ha un peso minore se il coinvolgimento è maggiore, mentre gli

viene attribuito un peso maggiore quando il coinvolgimento è minore.

Attrazione fisica e simpatia della fonte: maggiore è la simpatia maggiore è

 l’efficacia persuasiva (talvolta fonti antipatiche sono più persuasive). La

simpatia risulta meno importante della credibilità (poco efficace quando il

ricevente ha un elevato coinvolgimento). L’attrazione fisica incrementa il grado

di simpatia, soprattutto nei casi di modesto coinvolgimento del destinatario.

Anche la somiglianza fra la fonte e il destinatario e l’etnicità possono influenzare

i processi persuasivi

Caratteristiche del messaggio: il messaggio è l’elemento centrale della

comunicazione. E’ pensato e costruito.

Struttura del messaggio: concerne l’ordine degli argomenti e la natura delle

 conclusioni. Gli argomenti vanno in ordine crescendo di importanza. Formulare

conclusioni e raccomandazioni esplicite aumenta il valore persuasivo

Lo stile del messaggio: l’argomentazione unilaterale riguarda gli argomenti che

 sono a favore delle posizioni sostenute dalla fonte (argomenti pro);

nell’argomentazione bilaterale questi argomenti sono discussi e rigettati

(argomenti contro). Quest’ultima è più efficace sul piano comunicativo.

Discrepanza: fra la posizione della fonte e quella del destinatario (+ discrepanza

 = + credibilità a cui si aggiungono altri fattori come la credibilità della fonte e il

coinvolgimento del ricevente).

Il ricorso ad esempi e dati statistici ha un forte grado di persuasione. Nei gruppi

appelli alla paura

si fa spesso uso degli per aumentare il consenso. I riceventi

che provano più paura sono quelli più persuasi dal messaggio

La strategia della sequenza nelle richieste: nei gruppi vi è spesso l’esigenza di

 ottenere l’accettazione di una certa richiesta (richiesta critica). La strategia del

piede-nella-porta consiste nell’avanzare una prima richiesta che se è soddisfatta

dal destinatario è difficile che risponda negativamente alla seconda più critica e

(ipotesi dell’autopercezione:

impegnativa persona cooperativa). Usata dai

porta-in-faccia

venditori. La strategia della consiste nell’avanzare una richiesta

impegnativa che il ricevente rifiuta per proporgliene un’altra meno impegnativa

(reciproca concessione: ho rifiutato la prima accetto la seconda). Usata

nell’ambito del volontariato o dalle associazioni umane.

Caratteristiche del destinatario: costituisce il bersaglio

Disposizioni stabili del destinatario: grado di influenzabilità (facilità con cui uno

 si lascia persuadere in generale) e autostima (disponibilità a cambiare

atteggiamento). In generale ogni tratto di personalità ha come effetto sia quello

di aumentare che inibire la persuasione

Caratteristiche momentanee del destinatario

 Fattori contestuali: l’esposizione in gruppo incrementa il grado di

 coinvolgimento e aumenta il numero di pensieri rilevanti. La moltiplicazione dei

punti di vista favorisce un confronto sociale e consente di includere le riflessioni

degli altri membri del gruppo. Il messaggio persuasivo deve precedere di poco il

momento della decisione perché esso tende a perdersi con il tempo (es.

campagne elettorali)

La comunicazione persuasiva alimenta la rete dei rapporti interpersonali, realizza

forme di influenza sociale, da fiducia, svolge un’azione preventiva nei confronti della

devianza, attiva processi di conversione delle minoranze

4. IL PETTEGOLEZZO

Il pettegolezzo è un evidente manif3estazione del bisogno vitale di comunicare. Se

non vi è nulla di cui parlare, spesso membri di un gruppo parlano di altri membri in

termini positivi o negativi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.vannelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Poggi Isabella.

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