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Riassunto esame Psicologia della Comunicazione, prof. Poggi, libro consigliato Bugie, finzioni e sotterfugi

Appunti e rielaborazione personale basata sul libro consigliato dalla docente "Bugie, finzioni e sotterfugi" di Castelfranchi-Poggi. Riassunti dettagliati ed esaustivi. Integrato con appunti presi a lezione della prof.ssa Isabella Poggi - Università degli Studi di Roma Tre.

Esame di Psicologia della comunicazione docente Prof. I. Poggi

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BUGIE, FINZIONI E SOTTERFUGI

UN MODELLO DELLA MENTE E DEL COMPORTAMENTO SOCIALE

sistemi “scopistici”

I sono quelli le cui attività sono regolate da scopi. Uno scopo è uno stato regolatore che

può essere identico o diverso da uno stato del mondo attuale, cioè percepito dal sistema stesso.

Quando c’è discrepanza fra stato percepito e stato regolatore il sistema si mette in azione per ridurre o

annullare la discrepanza per far in modo che lo stato del mondo percepito coincida con lo stato regolatore.

Quando non c’è discrepanza il sistema è in quiete. Es. se ho fame lo stato del mondo che percepisco è

discrepante rispetto allo stato che mi regola devo mangiare che l’organismo ha a

Il raggiungimento dei propri scopi dipende dalle condizioni del mondo, dalle risorse

disposizione e dalle azioni che compie. In certi casi si può far ricorso ad una sola azione, in altri casi bisogna

creare le condizioni adatte. Questo porta alla progettazione di un piano (gerarchia di scopi). Le varie azioni

che compongono la meta di un piano sono sottopiani ciascuno dei quali serve a realizzare dei sottoscopi di

una meta.

Durante la pianificazione il sistema può trovare più alternative e quindi trovarsi in una situazione di scelta.

per scegliere quale scopo proseguire il sistema fa un bilancio fra scopi (BS) confrontando i coefficenti di

valore (CV) > nella scelta dobbiamo prendere in considerazione i benefici che comporta.

Gli pseudoscopi sono funzioni adattative esterne al sistema verso cui il comportamento è orientato in modo

finalistico e non casuale: sono pseudoscopi gli scopi esterni e i metascopi.

Gli scopi esterni sono scopi non rappresentati all’interno di un sistema, ma determinano le caratteristiche o le

l’uso,

azioni del sistema stesso. Sono scopi esterni la destinazione e la funzione

Es. l’uso, la destinazione e la funzione di una canna sono per far cadere > sono scopi posti su di lui da un

altro organismo o dettati dalla situazione contingente

Le funzioni biologiche sono scopi esterni di un individuo per perpetuare i propri geni e spesso portano ad

altri pseudoscopi come meccanismi di releaser. Es. riflesso di fuga di un uccello a causa della percezione di

una sagoma di falco in movimento

I metascopi sono dei principi costitutivi del sistema stesso, sono degli scopi modali, scopi che stabiliscono il

modo più conveniente ed efficace in cui il sistema può perseguire i propri scopi es. scopo di evitare la

sofferenza.

Gli scopi strumentali sono quelli perseguiti in vista di qualche sovrascopo. Gli scopi terminali sono quelli

oltre i quali non è possibile individuare scopi ulteriori. Spesso alcuni scopi che nascono come strumentali

diventano terminali.

Gli scopi sono attivi nel momento in cui il sistema li esamina nel suo apparato decisionale, inattivi quando

non vi entrano. Non ogni scopo attivo può essere perseguito, poiché magari se ne sceglie un altro.

dall’alto

I nostri scopi sono attivati cioè da sovrascopi per cui sono mezzo (es. per mantenermi in vita devo

mangiare) o dal basso quando nel mondo si crea la situazione adatta per perseguire quello scopo (es. passo

davanti alla pasticceria e voglio un pasticcino).

Un sistema per perseguire i suoi scopi deve avere le conoscenze relative agli stati del mondo esterno, sui

rapporti di causa ed effetto fra gli stati del mondo, sui propri stati interni ed esterni

Un sistema cognitivo è capace di regolare le sue azioni in base agli scopi che vuole raggiungere.

Le conoscenze e gli scopi possono essere rappresentati in formato percettivo-motorio (nella mia mente lo

scopo è immaginato visivamente) o in formato concettuale o proposizionale (secondo il suo significato

linguistico). I sistemi cognitivi mentali sono quei sistemi capaci di autoregolazione in cui le conoscenze e

gli scopi sono rappresentati anche in un formato proposizionale (voglio raggiungere uno scopo e ne sono

consapevole), mentre non sono mentali quei sistemi che dispongono solo di un formato percettivo-motorio

(es. animali agiscono per stimoli).

La mente è il sistema cognitivo di un uomo o di un computer. Un sistema mentale è capace di riflessione ed

ha rappresentazioni della sua stessa mente (meta-rappresentazioni > meta-cognizione).

Per raggiungere uno scopo bisogna avere conoscenze. I meccanismi di acquisizione o manipolazione delle

conoscenze sono: la percezione (meccanismi sensoriali che permettono di avere un contatto col mondo

esterno); la comunicazione; la memoria (le conoscenze sono immagazzinate nella memoria in strutture di

conoscenze da cui si possono recuperare; le inferenze (conoscenze nuove che provengono per via

inferenziale dal sistema stesso). Le conoscenze acquisite percettivamente sono più certe di quelle comunicate

inferite. Quest’ultime invece sono più numerose di quelle acquisite per via percettiva o comunicate.

o

Data l’importanza delle conoscenze, della loro quantità e attendibilità, la mente è dotata di capacità di meta-

conoscenza, cioè ha la capacità di riflessione e valutazione sulle proprie conoscenze, sulla loro qualità e

attendibilità.

Una volta acquisite le conoscenze si organizzano in reti interconnesse attraverso legami di appartenenza a

facilita il recupero e l’utilizzo delle

classe, legami causa-effetto, legami mezzo-scopo. Questa strutturazione

conoscenze, in quanto permette di navigare fra di esse in maniera mirata e quindi più economica. Inoltre, in

una stessa rete non possono coesistere conoscenze incompatibili e questo ne aumenta il grado di certezza.

sono quelli mirati all’acquisizione di conoscenze e sono scopi sempre attivi e terminali.

Gli scopi epistemici

Un sistema è in grado di raggiungere i propri scopi attraverso l’uso del potere: ha nel proprio repertorio (è in

grado di eseguire) le azioni necessarie, ha le capacità di risolvere problemi e le condizioni esterne sono

soddisfatte per eseguire con successo un’azione.

Esistono stati (o condizioni) del mondo che non possono essere determinati dalle nostre azioni (es. tempo

atmosferico): cause di mancanza di potere > non sappiamo compiere la scelta giusta o mancano le

condizioni. Oppure non abbiamo il potere di scegliere > quando due scopi sono in conflitto fra loro e quindi

per proseguirne uno si compromette l’altro.

Un sistema ha interesse che sia raggiunto un determinato scopo. La dipendenza è il rapporto causa-effetto

che c’è fra uno stato del mondo e il raggiungimento di uno scopo. Nasce da qui la possibilità di interazione

C’è una dipendenza

con un altro sistema (rapporto di interdipendenza). oggettiva nel caso in cui A si serve

di B inconsapevolmente, mentre una dipendenza soggettiva nel caso in cui A si serve di B con coscienza.

Può accadere che B adotti uno scopo di A. questa adozione di scopi può essere motivata da sovrascopi

diversi: per interesse (il raggiungimento di uno scopo di A permette a B di realizzare un suo scopo); per

collaborazione; per scambio; o per puro altruismo.

l’uomo ha come scopo biologico quello di perpetuare i propri geni: da

Secondo il dibattito sociobiologico

una parte favorisce gli individui che condividono una parte maggiore del proprio patrimonio genetico

dall’altra adottano lo scopo dell’altro in caso di bisogno (altruismo

(altruismo parentale) relazionale).

L’adozione degli scopi altrui aumenta complessivamente il potere di tutti gli individui. Il cheater è colui che

non rispetta le regole della collettività, sottraendosi alla norma dell’altruismo prendendo tutto senza dare

nulla in cambio.

A volte per raggiungere i propri scopi si può utilizzare l’aggressione, cioè compromettere volontariamente

gli scopi degli altri, o si può influenzarlo.

significa aumentare o diminuire le probabilità che l’altro abbia un certo scopo, modificando

Influenzare

l’assetto delle proprie conoscenze o scopi. Questo può avvenire attraverso la seduzione (accrescere

l’importanza di uno scopo); far prendere coscienza B delle proprie capacità; meccanismo della tentazione

l’opportunità).

(cogliere

Certe volte gli scopi di influenzamento sono determinati da scopi tutori (quando A adotta gli scopi di B per

scopi tutori o pedagogici).

L’influenzamento avviene attraverso la comunicazione al fine di influenzare le conoscenze dell’altro.

L’acquisizione della conoscenza avviene attraverso la percezione (CSP conoscenza dello stimolo percepito

= CA conoscenza assunta) da CSP posso trarre anche inferenze che non sono sempre coincidenti: CSP CI;

la significazione che è il rapporto fra CSP e CS (conoscenza significata) es.se A bacia B vuol dire che A ama

non c’è

B (inferenze cristallizzate: bisogno di ragionamento); la comunicazione.

Esistono scopi interni (consci e inconsci) e scopi esterni (funzioni degli oggetti e le finalità sociali e

biologiche). Es. tic nervoso > scopo inconscio di comunicare uno stato di stress / spia della benzina

funzione comunicativa esterna di segnalare che il serbatoio quasi vuoto).

Gli scopi comunicativi biologici sono il rossore, che comunica vergogna; gli scopi comunicativi esterni

sono le divise che comunicano l’appartenenza di un gruppo ad un certo status.

sociali

Si ha comunicazione in senso pieno quando A ha lo scopo che B sappia C ma che ha anche lo scopo che B

sappia che A ha lo scopo di farglielo sapere (meta-comunicazione).

Esistono tre modi per fare avere conoscenze: involontario, volontario, ma subdolo e quando si ha lo scopo

di far avere conoscenza e che l’altro sappia che te le sto facendo avere.

(l’intenzione con cui il parlante produce

Il significato di un atto linguistico è costituito da un performativo

es.informare, domandare…)

quella frase e da un contenuto proposizionale (ciò di cui il parlante informa).

Performativo e contenuto proposizionale formano il significato di una frase che è poi il suo scopo.

I sovrascopi non sono dichiarati esplicitamente e per questo possono essere ricavati solo per via inferenziale

(comunicazione indiretta).

L’INGANNO: FRA VERITA’ E PUNTI DI VISTA

L’inganno è un’azione sociale che ha come atto finalistico lo scopo di fare avere ad un altro agente

conoscenze false e inadeguate.

Una persona si inganna quando ha una conoscenza della realtà erronea o incompleta. La nozione di

“ingannarsi” fa riferimento ad un solo agente (l’errante), ma presuppone un’altra persona che è colui che sa

la verità. L’errore è la relazione fra osservatore (colui e l’errante.

che sa la verità)

L’inganno è quel tipo di inganno che non implica l’esistenza di qualcuno che ha lo scopo di

causale

ingannare I (la nostra ragione e i nostri sensi ci ingannano).

Anche in sistemi non mentali esiste l’inganno sociale, ma il loro scopo non è rappresentato esplicitamente

nel sistema, è solo una funziona adattativa e biologica

L’inganno è finalistico o sociale: M ha lo scopo di ingannare I e agisce mirando a questo. Per qualificare un

inganno bisogna tenere in considerazione lo scopo (voglio ingannare I), non il risultato (I si inganna).

M ha lo scopo di ingannare, ma è anche consapevole di ciò: lo scopo di ingannare è interno all’individuo ed

esplicitamente rappresentato. Sincero e veridico Errore in buona fede

SINCERO chi non inganna sui contenuti colui che crede in quello che dice

della propria mente anche se è diverso dalla verità

oggettiva

INSINCERO Inganno: vero accidentale

dico una cosa pensando sia falsa Inganno: falso deliberato

ma in realtà si rivela vera dico consapevolmente il vero

INGANNO COME ATTO FINALISTICO

Ci sono inganni compiuti con le parole o solo con le azioni, alcuni senza fare nulla.

Un inganno è un atto o un tratto di un organismo M che ha la finalità di non far avere ad un organismo I

che per quell’organismo è

una conoscenza vera rilevante, e che non rivela tale finalità.

 La menzogna è un atto linguistico in cui M ha lo scopo di ingannare I

 La finzione è un atto comunicativo non longuistico che ha valore comunicativo

 Per ingannare non c’è bisogno di un atto comunicativo: mettere la pistola in mano alla vittima per

ingannare I (atto non comunicativo)

 L’omissione può essere considerato un atto in cui non si fa nulla ma si inganna lo stesso M sa che la

prova è stata rinviata ma non lo dice ad I

 Gli oggetti possono essere usati per ingannare: banconote false (la volontà di ingannare è negli atti

con cui quelle banconote sono state prodotte)

 Le caratteristiche morfologiche hanno lo scopo di nascondere, mimetizzare, rendere irriconoscibile

la preda da parte del predatore es. colorazione del camaleonte

L’aspetto finalistico di un inganno può essere uno scopo di cui l’individuo è cosciente (vuole

scopo interno

ingannare e sa di volerlo); scopo inconscio nei casi di involontaria reticenza, quando per dimenticanza

omettiamo di dire qualcosa di importante perché inconsciamente vogliamo nasconderla; funzione biologica

negli animali l’inganno è regolato da funzioni adattive, da scopi esterni all’individuo

Quando M inganna I ha lo scopo di non far sapere ad I la verità: può far credere il falso o non far sapere il

vero.

C’è inganno solo se la conoscenza di cui ha bisogno I è fondamentale per i suoi scopi, tale che il suo

comportamento sarebbe importantemente diverso se la possedesse.

Quando non si vuol far sapere una certa conoscenza è necessario che l’intenzione di non far sapere il vero o

far credere il falso non sia esplicitata. L’inganno è un meta-inganno: se voglio ingannarti devo

necessariamente ingannarti sul mio scopo di ingannarti.

L’ingannatore (quasi sempre) tradisce la fiducia riposta in lui. Chi inganna, inganna anche sul suo proprio

essere persona degna di fiducia.

Le condizioni necessarie affinché un atto sia un inganno sono:

 finalità

 non verità

 rilevanza

 meta-inganno

Nell’inganno deliberato la finalità è uno scopo interno, la verità è soggettiva e vi è meta-inganno

Nell’inganno funzionale la finalità è una funzione esterna, la verità è oggettiva ed M non ha coscienza dei

propri scopi. La condizione di rilevanza permette di considerare il primo caso come inganno mentre il

secondo no.

Non possiamo considerare inganno le situazioni di recitazione, la finzione scenica, l’ironia, la cortesia e i

comportamenti rituali. In tutte queste situazioni si dice qualcosa che non si assume come vero, segnalando

però al tempo stesso che non lo si reputa vero.

Sono inganni gli inganno indiretti quando si dice il vero ma con lo scopo di assumere il falso (es.

insinuazioni).

Quando teniamo un segreto, oltre a non far sapere il vero, evitiamo di far sapere che non voglio far sapere,

cioè devo omettere di dire, ma anche omettere di omettere (meta-omissione = meta-inganno)

L’INGANNO COME VIOLAZIONE DI DIRITTI

L’inganno è un in quanto mira a non far avere all’altro

atto aggressivo una conoscenza per lui rilevante, di

cui ha bisogno per uno scopo. La menzogna è valutata moralmente negativamente da tutti.

È anche un atto immorale perché viola una norma sociale e morale: principio di cooperazione conoscitiva.

Grotius ritiene la falsità inammissibile, ma ci sono alcuni casi permessi: quando si inganna I per il suo bene

l’inganno ad incapaci,

(è consentito per rispetto ad un diritto superiore) > scopi tutori o paternalistici;

perché a causa del loro difetti cognitivi sono meno in grado di fare efficacemente uso delle conoscenze

si danno conoscenze false perché quelle vere non le potrebbero capire. L’incapacità

ricevute o ai bambini

dell’altro a capire è pero molto spesso una giustificazione dell’inganno e della manipolazione.

Un altro caso ammesso è la menzogna al terzo che ascolta: perché intende appropriarsi indebitamente di

l’altro consente all’inganno.

conoscenze di cui non ha il diritto o assiste senza volere; o il caso in cui

una scena che loro sanno essere falsa all’insaputa di un

Nella recitazione A e B sono complici nell’inscenare

terzo (vittima dell’inganno) o a beneficio di un terzo al corrente (attori). Nell’ultimo caso nessuno è

ingannato e nessuno inganna. L’inganno avviene quando è nell’interesse

consensuale di B sapere il vero, ma

A lo inganna perché ritiene che la conoscenza non sia per il suo bene oppure B stesso non vuole essere

ingannato.

INGANNO E SEGRETO

Bok definisce un segreto ogni intentional concealment cioè qualsiasi caso in cui una persona

decide di nascondere un’informazione.

intenzionalmente

Un segreto può essere mantenuto attraverso un inganno. Ci sono tre modi di mantenere un inganno: inganno

attivo attraverso occultamento e/o falsificazione > nasconde la conoscenza da mantenere segreta e ne

fornisce una falsa al suo posto; esplicita dichiarazione si esplicita che non si intende rivelare (vantaggio

della conoscenza e dell’intenzione di nascondere.

morale); omissione totale

Inganno e segreto sono uno il mezzo dell’altra.

Un segreto è una conoscenza C che A ha lo scopo di non far sapere a B in quanto è o si sente in diritto o

dovere di non fargliela sapere. Il “sentirsi in diritto di non dire” differenzia il segreto dall’inganno. B ha

comunque il diritto di sapere contro il diritto di A di tenere nascosta una determinata conoscenza (conflitto

psicologico interno). La percezione che sia un inganno o un segreto dipende dai punti di vista. Il segreto

professionale è da considerarsi solo come un inganno

La difficoltà a mantenere un segreto risiede nella motivazione psicologica di una pulsione a condividere e si

implementa all’altruismo reciproco delle conoscenze.

Le conoscenze che si ha il diritto di tenere per sé riguardano: la privacy; come diritto di difesa quando

rivelare una conoscenza lo esporrebbe ad una punizione (più simile ad un inganno perché è sottoscopo di

scopi dannosi); perché ne ha il dovere nei confronti di altri o delle istituzioni (opzione più vicina al segreto).

Possiamo distinguere i segreti in base a tre criteri: a seconda che protegga informazioni relative ad A stesso o

altri; per privacy o informazioni di tipo pubblico; l’informazione nascosta ha come meta la difesa di legittimi

scopi o per evitare di danneggiare altri o di evitare una punizione.

Come ogni diritto il segreto e l’inganno sono oggetto del contendere.

INGANNO E COMUNICAZIONE

La comunicazione è condizione sufficiente ma non necessaria perché si possa ingannare. Si può ingannare

anche con la semplice omissione, cioè senza fare nulla.

 Far credere/ far sapere senza fare alcuna azione: es. A scosta le tende senza essere visto da B per

fargli vedere che fuori piove

 Lasciar credere: es. omissione

 Far non sapere: A fa qualcosa affinché B non venga a sapere CF. Es occultamento

 Lasciar non credere, lasciar non sapere: A non fa nulla affinché B creda CV, ma lascia che non

creda o non sappia CV.

A a) non fa nulla

b) lascia B in uno stato cognitivo precedente e da lui non causato

c) questo stato è un non credere/non sapere CV

occorre intervenire sul processo di acquisizione di conoscenza dell’altro

Affinché ci sia inganno e questo non

implica necessariamente l’uso della comunicazione. – – per ingannare, ma non l’unico.

Solo la menzogna richiede la comunicazione. Essa è il mezzo più potente

primo è nella significazione e nell’errore.

Il fondamento

L’inganno non è giusto perché è una violazione del diritto alla conoscenza dell’altro.

PERCHE’ ESISTE L’INGANNO?

La necessità e la naturalezza dell’inganno sono da ricavare nel nostro modello di comportamento sociale.

Per ogni organismo è vitale raggiungere i propri scopi: mette in atto azioni utili per realizzarli

Le conoscenze influiscono sul comportamento: ogni organismo basa le sue azioni sul contenuto della sua

mappa cognitiva > decide quali azioni compiere

Un organismo può determinare le conoscenze di un altro:

l’input:

1)può essere A determina le conoscenze di B

l’input:

2) può causare A può causare o controllare le conoscenze di B

Un organismo può dipendere da un altro: gli organismi possono dipendere gli uni dagli altri per il

raggiungimento di certi scopi A deve evitare che B compia un’azione

1) dipendenza negativa o evitamento: per non far diminuire il

proprio potere

2) dipendenza positiva o raggiungimento: A può raggiungere il suo scopo solo se B compia una determinata

azione. A trae vantaggio dal determinare le conoscenze di I, indipendentemente dal fatto che siano vere o

false

Un organismo può avere lo scopo di influenzare un altro organismo: se A dipende da B per il

raggiungimento del proprio scopo, può avere lo scopo che B compia o meno una determinata azione

Un organismo può avere lo scopo di modificare le conoscenze di un altro organismo: A può avere

interesse a modificare le conoscenze di B allo scopo di fargli perseguire un certo scopo

La capacità di manipolare le conoscenze degli altri può essere utile per influenzare il loro

comportamento: un modo per influenzare gli altri è agire sulla loro mappa di conoscenze, cioè esercitare un

controllo sugli input, le conoscenze e i ragionamenti dell’altro.

Il fine principale dell’inganno è influenzare gli altri e non fa nessuna differenza se gli diano conoscenza vere

o false.

Per un organismo è utile avere conoscenza vere e quindi ha interesse a raggiungere questo scopo

L’intersoggettività può essere garanzia di verità delle conoscenze: il confronto intersoggettivo è garanzia

di verità > se tutti hanno avuto la medesima percezione il fenomeno percepito sarà reale

L’intersoggettività è fonte di aumento delle conoscenze perché gli individui hanno accesso a conoscenze

diverse

È utile la condivisione e lo scambio delle conoscenze per la collettività

norma dell’interazione sociale

Secondo la gli individui condividono conoscenze per altruismo e perché

sanno che questo è vantaggioso perché reciproco (altruismo reciproco delle conoscenze).

Più B ha bisogno di una conoscenza più essa è vitale per lui, più B ha il diritto di averla ed A il dovere di

fargliela avere: vige su A la norma di altruismo.

Più B è povero più la norma dell’altruismo è forte su A

1.

2. Più importanti sono gli scopi cui la conoscenza serve più grave è il danno se non li si ha

3. Più B dipende da A per la conoscenza di cui ha bisogno, più A deve rivelargliela

Nella norma dell’atruismo risiedono due regole di default: se non hai motivi particolari per ingannare fai

sapere il vero (per il parlante); se non motivi particolari per diffidare del parlante credi

In realtà gli umani seguono i loro opposti

L’INGANNO E LA NATURA DEL LINGUAGGIO

L’inganno non è una perversione del linguaggio. Le menzogne non violano le convenzioni che servono a

capirsi. Il linguaggio può avere senso anche se è usato in modo insincero. Se tutti mentissero, piuttosto, il

linguaggio sarebbe inutile perché si perde la fiducia di ciò che gli altri dicono.

Il linguaggio non è nato per dare conoscenze, ma per influenzare e quindi anche mentire (concenzione

referenzialista). Anche Hobbes a questo proposito afferma che la funzione primaria del linguaggio è

l’influenzamento sociale.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.vannelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Poggi Isabella.

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