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Riassunto esame Psicologia della disabilità, prof. Bigozzi, La famiglia di fronte alla disabilità, Zanobini

Riassunto per l'esame della professoressa Bigozzi di Psicologia della disabilità nello sviluppo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La famiglia di fronte alla disabilità. Stress, risorse e sostegni, Zanobini, Manetti, Usai . Vengono qui presentati i risultati di una ricerca che permettono di tratteggiare la realtà italiana delle famiglie... Vedi di più

Esame di Psicologia della disabilità nello sviluppo docente Prof. L. Bigozzi

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solitudine sia perché non erano preparati all’evento, sia perché non trovano anche negli specialisti quel

supporto umano e comunicativo che vorrebbero. Avere informazioni potrebbe invece moderare l’effetto

traumatico di una notizia carica di valenze negative e spesso accompagnata da prognosi senza speranze.

Superata questa fase la vita va avanti e sia Ericksonn e Upshur hanno descritto tre caratteristiche che

differenzierebbero le famiglie dei disabili dalle altre:

1. Compiti di cura più difficoltosi: si tratta di discutere se questi compiti sono spartiti tra i genitori o

ricadono su uno di essi. Molti studi hanno dimostrato che la madre è quella che più spesso si prende

cura del disabile ma il disabile stesso tende più ad appoggiarsi alla madre che al padre tanto che poi

qualora avvengano piccoli successi è la madre che ne trae elementi di soddisfazione e di

appagamento.

2. Isolamento sociale

3. Diverso ruolo del padre

All’interno del ciclo della vita della famiglia, ciclo che coinvolge tutte le famiglie, tenendo conto dei vari

passaggi che i figli effettuano (ingresso a scuola, fidanzamento, lavoro, matrimonio, nascita dei nipotini) , le

famiglie con un disabile vivono diversamente questi passaggi per tre motivi fondamentali:

1. Consapevolezza dell’immodificabilità della disabilità: mentre cioè con un figlio problematico in

alcune fasce di età come l’adolescenza si pensa che poi con la crescita la situazione si evolverà, i

problemi del disabile rimarranno per sempre

2. Vita affettiva e sessuale del figlio disabile: riguardo alla sessualità in ogni caso ci sono atteggiamenti

diversi legati all’ambito culturale della famiglia ma nei confronti della sessualità del disabile la

situazione è ancora più grave perché cresce il potenziale svantaggio di essi nei confronti dei coetanei

e le famiglie non sono mai preparate ad affrontare il discorso

3. Sistemazione autonoma del figlio disabile adulto: alcuni disabili adulti devono necessariamente

essere istituzionalizzati ma quando il disabile rimane in famiglia c’è la tendenza a considerarlo un

eterno bambino senza investire risorse o pratiche educative sulla sua emancipazione. In effetti invece

l’inserimento nel campo del lavoro potrebbe essere l’unica soluzione veramente valida

Cap 3. I percorsi adattivi delle famiglie…

Come già accennato, gli studi sulle condizioni di disabilità nel passato cercavano soprattutto di conoscere

e trattare il rapporto madre-bambino padre-bambino, bambino-fratelli, e solo più tardi si è arrivati a

studiare tutto il sistema dei rapporti che interagiscono nella famiglia orientandola poi o verso un

superamento delle difficoltà o verso una soluzione rinunciataria e rassegnata. La visione del mondo che

la famiglia nel suo insieme ha definisce il suo modo di interagire sia all’interno che all’esterno ed è

correlata alle risorse che essa metterà in campo per affrontare i problemi della disabilità. Alle prime

condizioni di stress fanno seguito in genere i processi di adjustement-crisi-adattamento-coping, fino a

raggiungere quel livello di equilibrio che permette di sopravvivere. I modelli di intervento sull’intera

famiglia, tramite programmi e supporti istituzionali nell’ambito del contesto sociale, fanno capo al

cosiddetto paradigma ecologico per cui la famiglia è inserita in una nicchia di tutti gli altri sistemi sociali

con cui si connette e da cui è influenzata. Il paradigma ecologico sostiene però che in situazioni di crisi

bisogna:

1. Identificare le relazioni che possono offrire risorse

2. Prestare attenzione al fatto che più generazioni possono fare esperienza dello stesso

avvenimento nel ciclo di vita

3. Considerare che favorire forti relazioni significative aiuta lo sviluppo e la capacità di rafforzarsi

con gli altri per tutto l’arco della vita.

L’incontro e il rapporto di una famiglia con la disabilità cronica, sono fortemente influenzati prima di tutto

dalle credenze rispetto a ciò che può aver causato tale evento e qualunque sia la risposta che la famiglia si

da’ poi variano i tre aspetti che abbiamo detto. Secondo alcuni ricercatori questo processo di ricerca delle

cause si può chiamare “ricerca di significato”, altri “account-making”, cioè il decidere il da farsi sulla base

della spiegazione dell’evento. Altri ancora si sono focalizzati sull’abilità personale dei singoli di darsi nuovi

obiettivi e forse anche un nuovo “sense of self”. In ogni caso a seguito di un trauma come può essere la

scoperta della disabilità la famiglia subisce un riadattamento che può avvenire secondo più modalità:

1. Visione cibernetica: le persone sopravvivono adattandosi l’un l’altra in una nuova unione strutturale.

Si tratta della famiglia che in qualche modo anche se era in crisi e c’erano dei disaccordi, ora deve

trovare la sua unità proprio grazie a spiegazioni condivise rispetto alle cause del disagio.

2. Ristrutturazione dei significati: alcune famiglie, sempre nell’ambito di trovare una spiegazione,

devono ristrutturare i significati che già avevano, devono cioè attuare processi di adattamento che

patterson definisce faar (family adjustment and adaptation response, dove il fattore significato

acquista due livelli, il primo è situazionale e riguarda specificamente il problema, il secondo è globale

e riguarda l’insieme delle credenze della famiglia stessa. A questo proposito i significati situazionali

sono il modo in cui i membri della famiglia parlano tra loro delle condizioni stressanti, cioè della

disabilità del figlio; il significato globale corrisponde all’identità familiare che include l’assegnazione

dei ruoli per l’esecuzione dei compiti, le regole e le norme dei comportamenti interazionali, la

definizione dei legami esterni.

3. Il punto di vista della famiglia sul mondo: qualora si verifichi una situazione stressante è importante

considerare l’orientamento che la famiglia ha rispetto alla realtà esterna. Molti autori hanno lavorato

su questo concetto ma soprattutto a livello individuale parlando ad esempio di “senso di coerenza”

(cioè le persone sono portate a vedere gli eventi esterni come cose che si evolveranno in maniera

ragionevole, per cui hanno un senso di fiducia che li aiuta, si sentono in grado di gestire gli eventi),

altri di solidità come possibilità di adattarsi meglio allo stress. Passando questi concetti a livello di

famiglia, le dimensioni cambiano, perché la visione collettiva della famiglia può anche risultare

diversa da quella dei singoli componenti. Pertanto Reis fa riferimento a tre stili familiari:

a) Configurazioni del senso di gestione

b) Coordinamento degli sforzi

c) Livello di apertura o chiusura rispetto all’esterno

Da questi tre stili, secondo Patterson si possono ricavare 5 dimensioni implicite dei comportamenti familiari

che sono:

1. Obiettivi condivisi (la famiglia ha un’ideologia comune e la porta avanti)

2. Collettività (la famiglia vede se stessa non come un’isola ma come parte di qualcosa di più ampio)

3. Capacità di inquadrare la situazione (coerenza individuale)

4. Relativismo cioè vivere sempre adeguandosi alle circostanze presenti

5. Controllo condiviso (che corrisponde alla solidità individuale quando si ha fiducia negli altri)

Processi di cambiamento familiare.

Tornando a come le famiglie costruiscono significati a partire dall’evento disabilità, chiaramente il livello di

disabilità interferisce pesantemente sul modo in cui la famiglia si modifica, ma facendo riferimento a

disabilità gravi o malattie croniche, due autori: Patterson e Garwick nel 1996 hanno identificato 4 tipi di

atteggiamento delle famiglie in base agli indicatori di resistenza cioè resilienza:

1. Atteggiamento di enfasi positiva sui motivi che hanno originato la situazione

2. Assenza di preoccupazioni circa il perché la situazione si sia verificata

3. Il focus si sposta dal perché si è verificata questa condizione a come gestirla

4. La famiglia riesce a trovare una spiegazione coerente con il suo sistema di credenze.

Sempre riguardo all’interpretazione degli avvenimenti da parte della famiglia, su questo tema influiscono

molti elementi, tra cui, ad un primo livello si colloca, come già detto il riferimento alla causa; segue al secondo

livello la possibilità per la famiglia di ritrovare un’identità indirizzandosi a livelli diversi per non rimanere

ancorata ad una identità malata. Al terzo livello, come risultato di una situazione di incertezza, ambiguità,

ristrutturazione, si dovrebbe porre la cosiddetta “cultura della disabilità”, che secondo alcuni autori

caratterizzerebbe il modo di gestire il problema delle famiglie con un membro disabile, visto che questo

cambia le priorità e i valori.

Focalizzando l’attenzione sullo stress sembra, in base a studi recenti di Patterson e GarwicK che la diagnosi

di disabilità del bambino, soprattutto se associata ad un livello di gravità forte suscita inevitabilmente una

situazione di stress dovuto alla crisi nel momento di diagnosi e di valutazione. L’evento stressante di per sé è

momentaneo ma lo stress perdura e generalmente, per poter sopravvivere, alla prima fase acuta segue un

processo di adattamento o adjustment che può avere più fasi ma, se in qualche modo superato porta ad una

condizione di coping. Con questo termine si intendono tutte le strategie che la famiglia o i singoli individui

mettono in atto per affrontare con successo la situazione, mentre il semplice adattamento consiste solo nel

cercare di sopravvivere alle difficoltà. I processi di valutazione delle strategie da adottare, secondo Lazarus e

Folkman che hanno studiato il coping, si distinguono in due aree:

1. Valutazione primaria, che può avere come esito o un esito irrilevante o benigno posivito o stressante

2. Valutazione secondaria che mette in moto le strategie di coping. Queste sono essenzialmente 8:

1. -confrontive: attivazione di confronto con altri;

2. -distanziamento

3. -autocontrollo

4. -ricerca di supporto sociale

5. -accettazione della responsabilità

6. -fuga/evitamento

7. -problem-solving programmato

8. -rivalutazione positiva

Tra le risorse per affrontare una condizione di disabilità la più importante è la resilienza. Questo termine che

deriva dalla fisica, indica la possibilità di un corpo di ritornare alla forma o pizione originale dopo essere stato

piegato, schiacciato o sottoposto a tensione. Riferito alla famiglia, indica la capacità di superare l’evento

stressante, di riprendersi dopo la fase più difficile e tornare quanto più possibile alla condizione precedente.

Secondo gli studiosi i fattori protettivi che contribuiscono a sviluppare un comportamento resiliente sono:

1. Caratteristiche di personalità, intelligenza flessibile e capacità adattiva, empatia e locus of control

interno

2. Aver avuto da bambini persone di riferimento significative

3. Supporti sociali ben definiti

Una famiglia è resiliente quando in essa sono particolarmente forti l’elasticità (capacità di mantenere modelli

propri e di funzionare anche dopo sfide con fattori di rischio ) e la galleggiabilità (abilità di recuperare livelli

di funzionamento paragonabili ai precedenti cercando in sé stessa dei cambiamenti significativi.

Ogni tipologia di famiglia affronta in modo diverso il problema, anche se ci sono degli elementii che

generalmente possono essere considerati positivi o negativi, secondo McCubbin i fattori critici per il recupero

positivo sono: capacità di integrazione, supporto della famiglia e costruzione del senso di stima,

orientamento verso il mantenimento di una condizione di benessere, ottimismo di famiglia, fiducia in sé,


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame della professoressa Bigozzi di Psicologia della disabilità nello sviluppo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La famiglia di fronte alla disabilità. Stress, risorse e sostegni, Zanobini, Manetti, Usai . Vengono qui presentati i risultati di una ricerca che permettono di tratteggiare la realtà italiana delle famiglie con un bambino in situazione di handicap, ma anche di conoscere i principali filoni di studio che hanno orientato e orientano le scelte e l'agire degli operatori nel rapporto con le famiglie. E' un riassunto fedele al libro e sostituibile con esso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serebianchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della disabilità nello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bigozzi Lucia.

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