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Riassunto esame Psicologia dell'arte, prof. Ferrari, libro consigliato Il pennello di Cupido. Il dottor Meige e il mal d'amore nell'Olnda del Seicento, Tartarini

Riassunto per l'esame di psicologia dell'arte e del prof. Ferrari, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Il pennello di Cupido. Il dottor Meige e il mal d'amore nell'Olnda del Seicento, Tartarini. Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia dell'arte docente Prof. S. Ferrari

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ESTRATTO DOCUMENTO

Nel frontespizio dell edizione del 1628, c’ un’immagine

l’amore.

realizzata da Cristian Le Blon. Accanto a Democrito stanno la Gelosia e

la Solitudine, scortate dal Superstizioso, dal Maniaco,

dall’Ipocondriaco e dall’Innamorato FIG. I.2 : un giovane chiuso in sé,

occhi coperti da un cappello, mani strette al petto (oppure secondo

alcuni con una mano a premere il fianco sinistro, segno di un dolore

alla milza che la “melanconia infiamma”), ai piedi uno spartito

musicale e un liuto.

1.3

Parole parole parole Discorso sulla

Nel 1594 il medico francese Andrè Du Laurens pubblica

conservazione della vista e sulle malattie melanconiche . Descrive 4 tipi

di melanconia: cerebrale sanguigna ipocondrica e erotica. Spiega che la

melanconia erotica si sviluppa negli ipocondri o nel baso ventre; dall’alto si

muove verso il basso. Cioè il cervello ossessionato dai demoni dell’amore

consegna il corpo ai suoi disordini e dunque l’amore consuma il malato da due

I colpevoli dello sctenarsi del MAL D’AMORE sono gli

parti = torcia.

occhi, cioè le immagini cui essi concedono di penetrare nel corpo.

L’amore dagli occhi scivola nelle vene fino al fegato. Qui incendia la

concupiscenza e va ad impadronirsi del cuore che attacca

violentemente la ragione. La MELANCONIA AMOROSA è una patologia

a tutti gli effetti. I rimedi sono farmaci, dieta e parole. Queste devono

essere ben usate dal medico per destare nel paziente una contro-

immaginazione. L’innamorato vede nell’amata anche non attraente le

2trentasei bellezze della perfezione”: riccioli d’ora, pelle di alabastro, denti

come perle ecc. L’innamorato diventa pallido, magro, piangente, amante della

solitudine, polso irregolare. A volte basta una parola per scatenare i sintomi

della passione.

5 anni dopo , nel 1599 il medico Jean Aubery pubblica a parigi

L’antidoto d’amore dedicato a Du Laurens. Dice che l’uomo per sua natura

I

non ha bisogno dell’amore. Dunque come nasce la passione dell’anima?

primi colpevoli sono gli occhi. Attraverso gli occhi le immagini

arrivano all’anima che diventa un serbatoio di immagini. La passione

rimette sempre le immagini davanti agli occhi e restano attratti, senza

respiro, rapiti da un godimento immaginario. Trattato

Similmente Jacques Ferrand, che nel 1610 pubblica

sull’essenza e sulla guarigione dell’amore, o sulla MALINCONIA

erotica. E’ una specie di enciclopedia sulla MALINCONIA erotica e per

scriverla chiama tutti a rapporto: Platone, Euripide, Plutarco, Ovidio Catullo,

Le cause: vista. Dall’occhio l’amore entra come una

Ippocrate ecc.

freccia verso il cuore. Erroneamente l’amore è stato dipinto cieco. Infatti il

malato è attaccato fortemente alle immagini. Le parole possono rinforzare le

passioni, nascondendo la verità sotto il velo delle favole. Le parole però

possono anche una medicina che guarisce gli eventuali misfatti delle parole

Quando

d’amore grazie ad altre parole. Certo si tratta di parole particolari.

Ferrand spiega come diagnosticare il MAL D’AMORE per es. dice che

spesso non servono le parole del paziente (il medico noterà i segni

visivi). Se però questi non sono ancora visibili, allora il medico dovrà

capire se il paziente sia inappetente, insonne, facile al pianto. E questo

avviene tramite le parole. In casi difficili il medico potrà ricorrere

anche all’interpretazione dei sogni. La terapia: evitare certi profumi,

certi abiti, cibi… Fornisce la ricetta di alcuni intrugli. Ma anche per

Ferrand la prima cosa che il medico deve fare per curare il MAL

D’AMORE è saper utilizzare l’arte dell’eloquenza. E’ importante

seguire sottili strategie e dare consigli esperti. Il medico deve saper

mutarsi in filosofo, moralista, avvocato, drammaturgo, pedagogo. Con

le contro-immagini deve far capire al malato che è schiavo delle sue

fantasie, delle sue chimere e dei suoi idoli.

I.4

Eccessi e difetti

Nell’ 800 le espressioni MELANCONIA AMOROSA e MAL D’AMORE

vengono lasciate ai letterati.

Nel frattempo infatti l’attenzione si spostò dal cuore ai nervi e ai

La Nionfomania, o trattato del

“vapori”. 1771 Bienville pubblicò

§Nel

furore uterino, dedicato ad una malattia esclusivamente femminile. Le

donne colpite dal furore uterino semrano avere un comportamento non

L isteria sembra avere a che

melanconico ma inquietato dalle loro fibre.

vedere col furor uterino e questo per certi aspetti si avvicina anche al

MAL D’AMORE: corruzione dell’immaginazione e del ricordo. Inoltre

queste donne sono continuamente sprofondate dallo stesso pensiero, e

da qui possono passare all’immobilità, al silenzio e alla melanconia.

Tale malinconia, a causa dell’azione di fibre nervose, si trasforma in

furor, in mania. Dunque la ninfomania si manifesta come un delirio

melanconico e poi si trasforma in delirio maniaco. E’ una malattia

difficile da diagnosticare e per curarla occorre un bravo medico che

deve conquistare la fiducia della malata. In queste malattie sono in

campo troppe variabili: ambientali (cattive compagnie..), educative

(educazione troppo rigida) e occasionali ( lettura romanzo lussurioso,

canzone lasciva …). Bienville porta l’es. di un bravo medico suo amico che

riuscì a guarire una ragazza malata _ poi la sposò_ e di un suo stesso successo

nella guarigione di una fanciulla.

Nel 700 la melanconia perse sempre più la sua origine umorale e

divenne uno stato d’animo: mestizia e scontentezza.

Encyclopedie

Nell’ troviamo la distinzione tra melanconia come stato d’animo

(insoddisfazione, si oppone alla gaiezza) e come malattia (causata da regimi di

vita scorretti, da dispiaceri, pene dello spirito e spec. L’amore non

soddisfatto). Per guarire serve un medico prudente che sappia cogliere i segni

del delirio e districarsi tra le fibre nervose.

Un libro curioso è quello pubblicato a venezia nel 1789, di Giovanni

Le convulsioni delle signore

Pirani, che lo ha scritto per noia: di bello

spirito di quelle che affettan letteratura e dell'altre attaccate dalla dolce

passione d'amore, malattia di questo secolo. con l'anatomia di alcuni cuori, e

cervelli di esse. Precede una dedica "Ai Signori cicisbei, damerini, ed amatori

languenti". Dalla prefazione: "Le convulsioni delle Signore di bello spirito, di

quelle che fanno le letterate, e dell'altre, che dalla dolce passione d'amore

sono sempre attaccate, formano una delle malattie più comuni di questo

secolo, e un male, che perciò chiamasi alla moda". In pratica divide le donne

in 3 categorie. La malattia che colpisce il loro corpo è una conseguenza dei

loro caratteri, cioè comportamenti che hanno alimentato la loro

immaginazione.

Storia della psichiatria nell’ 800

Traitè

1801: di Philippe Pinel (melanconia uguale mania, delirio,

causata da stato di tristezza; può manifestarsi in eccitamento o

all’opposto in abbattimento). Idea di malattia doppia.

le mal d’amour

1891: dr. Pierre Garnier : … malattie veneree o segrete.

le medicine de l amoure

1896: il neurologo Joseph Grasset pubblica … Per lui

l’amore è una malattia diffusa soprattutto tra i giovan i cui sintomi sono

bipolari: triste-ilare, loquace-taciturno, colorito-pallore.

Ludicrus La

1899: Henry Meige pubblica un articolo nella rubrica

pittura della medicina… (v. premessa).

2. VISITE

IN QUESTA seconda parte, alla luce di quanto emerso nella prima, ci

dedichiamo a uno studio della rappresentazione della melanconia

amorosa, o mal d’amore, in una serie di dipinti olandesi del Secolo

d’Oro. Colleghiamo queste opere a trattati medico-filosofici dell’epoca

che permettano di inquadrare il mal d’amore in un contesto storico; in

seguito, analizziamo alcune interpretazioni fornite da studiosi e storici

dell’arte a noi contemporanei. In particolare, esaminiamo lo studio

“Nouvelle iconographie

pionieristico di Henry Meige, pubblicato sulla

de la Salpêtrière” nel 1899, da cui emerge la possibilità di un

confronto critico sia con le posizioni iconodiagnostiche di Charcot e

Richer sia con quelle della prima psicoanalisi.

2.1.

Primi indizi

Le visite di Henry Meige cominciano al Rijksmuseum di Amsterdam

(TAV 1).

Ecco la descrizione dell’incontro con questa prima paziente. Una descrizione

che procede secondo dati obiettivi, eccezion fatta per pochi commenti che

notare l’inopinata

riguardano malata e medico. Circa la malata, Meige fa

stravaganza del suo comportamento rispetto alla buona creanza: in

un’abitazione ammodo e “proprette” dei Paesi Bassi, dove

l’immancabile tappeto d’Oriente ricopre il tavolo buono, una giovane

altrettanto ammodo, vestita di raso e pelliccia, dimentica di

nascondere sotto il letto il suo vaso da notte. Da cui il commento di

Meige: “Quelle faute pour une ménagère hollandaise!”. Riguardo al

medico invece l’autore vuol precisare subito che è un collega perbene,

un brav’uomo, per nulla amante delle apparenze, avvezzo alla sobrietà

richiesta dalle umide città olandesi: a che mai potrebbero servirgli i

copricapo ingombranti o i voluminosi pastrani? Si inzacchererebbero

nel fango delle strade. Meige manifesta un’accorata simpatia per

questo collega, si mette “nei suoi panni” e lo fa esprimere con paterna

bonomia

Perché mai una giovane graziosa dovrebbe nascondere il suo bel

musetto e indossare una cuffia che la fa somigliare a una vecchia?

Soffre forse di quelle forti emicranie che molestano le giornate di

tante adolescenti? O c’è dell’altro? Ha la testa pesante, le labbra

biancastre, gli occhi arrossati (deve avere pianto…), ha il polso

alterato ma nulla di preoccupante... A poco a poco il medico intuisce

qualcosa: forse il male non è di sua competenza, forse non è la sua

visita che la giovane desiderava ricevere. È inutile “andare oltre”:

impiastri e pozioni non servirebbero a nulla. Meige non osa contestare

la posizione del collega più anziano. Tuttavia, è possibile che la sua

localizzazione della malattia non lo soddisfacesse molto

Dopo l’incontro al Rijksmuseum con la prima vittima, Meige prosegue

per L’Aja (TAV.2), dove si intrattiene con una nuova malata. Qui, però,

la situazione è più grave: la paziente è allettata, e pur avendo braccia

sode e rotondette, ha un volto davvero sofferente; il suo sguardo,

invece, appare quanto mai vivace.672 Il nuovo collega si presenta in

maniera piuttosto diversa da quello di Amsterdam: indossa un ampio

cappello e deve avere qualche anno in più rispetto al precedente. Ma

anche lui dev’essere un bravo medico. Ha appena consigliato alla

paziente di applicare sulla tempia una “mosca”, un cataplasma

preparato con la polvere di cantaride, efficace antiflogistico e sedativo

del dolore (con qualche virtù afrodisiaca). Pare che le abbia anche

prescritto un “breuvage rougeâtre savamment composé”, che, secondo

Meige, la domestica si era incaricata di preparare.

Vediamo bene. La stanza della malata è piuttosto ben arredata: c’è un

bel letto a baldacchino con drappi di raso, o di velluto, sul tavolo in

primo piano c’è l’immancabile tappeto orientale e, alle spalle del letto,

un grande dipinto con cornice dorata, fatto arrivare da lontano, magari

dalla Francia o dall’Italia, che rappresenta una lotta tumultuosa tra

cavalli e uomini – forse vi si nascondono alcuni centauri, noti per il

loro carattere irascibile e la loro intolleranza all’alcool. Secondo

Meige, il calice che la domestica, per nulla preoccupata, sta porgendo

al medico conterebbe una di quelle “atroci pozioni” preparate secondo

le ricette degli antichi libri di medicina. Da ciò deriverebbe la tensione

sul volto del dottore: siamo sicuri che il beverone faccia il suo effetto, che la

sua efficacia sia stata provata? Meidge pensa che in quel bicchiere ci sia una

medicina. Il medico dell’Aja indossa ancora il cappello: perché Meige

dovrebbe pensare che questi, arrivato al cospetto della malata, inizi a bere? Il

bicchiere che gli sta porgendo la domestica dev’essere senz’altro destinato

alla paziente! Les difformes et les

Nel 1889 Charcot e Richer, suoi maestri, in

malades dans l’art, Coppia che beve

avevano esaminato la di Jan Steen

(fig. 2.2) e, attribuendo al dipinto il titolo un po’ ironico, di Femme

malade, chiosano: “La malata aveva proprio bisogno di un cordiale”.

Anche Meige, chiamato a consulto, confermava l’ipotesi degli illustri colleghi,

diagnosticando la febris amatoria: sotto il fazzoletto bianco che infagottava la

testa della donna gli parve, infatti, di scorgere una macchia nera in prossimità

della tempia – cioè la “mosca” consigliata nei casi di mal d’amore. Certo,

diceva Meige, è ben strano che una medicina venga servita in un calice da

champagne… Ma “che importa il recipiente se il beverone è efficace?”.Quanto

all’uomo che con aria premurosa affiancava la paziente, Meige vi riconosceva

un giovane medico, molto attento e scrupoloso, intento ad incoraggiare la

malata a superare la ripugnanza dell’orrenda pozione: per cortesia, ha pure

Meidge non dubta: nel bicchiere c’è la medicina.

posato il cappello.

Terzo caso, dunque, sempre all’Aja (TAV.3). Il collega somiglia

parecchio al precedente, se non fosse per il naso puntuto, e un po’

rubizzo, e per il mento prominente, accentuato dalla barba che spicca

sulla gorgiera candida. Questo collega non ha l’eleganza del primo

medico di Amsterdam, ma compensa la mancanza di grazia

“accomodando” il proprio comportamento alla “qualità dei malati”.

Non dice di che male soffra la paziente ma capisce quale sia la

malattia.

Così Meige, fiducioso, lo lascia con la sua paziente e prosegue le sue visite,

alla ricerca di conferme sulle sue intuizioni, che ancora non ci ha pienamente

confessato.

Questa volta si spinge fino a Monaco di Baviera (TAV. 4), e qui si

imbatte in un collega dalle movenze sospette: prende il polso che la

giovane gli porge con fare languido facendo una riverenza che, dice

Meige, è “la plus comique du monde”. L’elemento di per sé non dice

molto: potrebbe trattarsi di un collega timido, che si imbarazza

facilmente… Ma per Meige nella scena c’è qualcosa di strano.

L’ambientazione è molto simile a quella degli altri dipinti – il letto a

baldacchino, il tappeto, lo scaldino posato a terra, e un cane che pare

annusare l’aria, o tendere l’orecchio per ascoltare quanto si dice fuori

dalla porta (forse lo stesso animale presente sulla scena della seconda

visita all’Aja; ma Meige non lo aveva notato. La giovane, che pare

afflitta da cupi pensieri, veste un abito dalle tonalità cangianti grigio-

azzurre, e una giacchetta rosso fuoco, foderata di pelliccia bianca; alle

sue spalle c’è una fantesca dal volto scuro; a terra un filo, o un

cordoncino, forse fuoriuscito dal nécessaire per il cucito; sul tavolo è

in bilico un limone semipelato – molto simile a quello che vediamo in

altri dipinti (figg. …..). A Meige, però, non sfugge il dettaglio

fondamentale: con la mano sinistra mollemente posata su un cuscino,

la giovane regge un foglio di carta con su scritto Daar baat gen /

“è mal d’amore: non serve

medesyn / want het is / minepeyn, ovvero:

nessuna medicina”. Poi Meige nota un altro oggetto, collocato a maggiore

la statuetta di

distanza dalla malata ma non per questo meno rivelatore:

Cupido sull’architrave della porta. La diagnosi di Meige, da questo

momento in poi, subisce un’accelerazione, e noi assistiamo a una vera

e propria impennata interpretativa: c’era un altro Cupido posato sul

caminetto nella stanza della paziente dell’Aja! Ed entrambi questi

cupìdi si apprestano a scagliare una freccia in direzione del cuore

della giovane! Una delle due figure che vediamo sullo sfondo, oltre lo

specchio della porta, dev’essere senz’altro il corteggiatore o l’amato! E

quel limone, che fa bella mostra di sé: per forza in casa dovrà essere

nascosta qualche limonata o qualche altra bevanda acida, magari a

base di cedro, acetosella, agresto – ovvero le sostanze aspre che

Boissier de Sauvages, il medico dell’amore, raccomandava per porre

rimedio alle perversioni dell’appetito delle nostre malate! La diagnosi

è più che mai a portata di mano: è MAL D’AMORE. È agghindato con

un abito che sarebbe stato di moda nel 1570, ma veste la tipica

calzamaglia che circolava nel 1600 e un paio di scarpe databili, forse,

al 1620 (fig. 28). O adora i pastiche o fatica davvero a trovare il suo posto

nel presente… Soprattutto in quello olandese, dove i medici abbigliati in

questo modo

Saremmo dunque al cospetto di un magnifico defilé di travestimenti che dal

palcoscenico passa alla corsia, o alla stanza del malato, per poi contagiare

anche la relazione tra medico e paziente su entrambi i livelli, di finzione e di

realtà. Ma con il mal d’amore non possiamo limitarci a ipotizzare che a una

“falsa” malattia debba per forza corrispondere un medico altrettanto “falso” (e

dunque comico

2.2.

La forza della ragione

Così, in piena autonomia, Meige continua le sue indagini, alla ricerca di altre

pazienti e di altri colleghi. Ma non prima di aver riflettuto sulla natura di

questa strana malattia. Perché, misure di frequenza alla mano, arriva a questa

alla metà del Seicento, in Olanda, questa patologia si

conclusione:

diffonde in maniera epidemica, ma pare colpire solo le donne, specie

quelle giovani, graziose e di buona famiglia. Bisognerà dunque procedere

a un rigoroso studio osservazionale su questo “raffinato flagello”, capire quali

siano le relazioni di causa-effetto tra la malattia e i fattori di rischio (essere

donne, abitare in Olanda alla metà del Seicento, appartenere a una classe

agiata, e così via).

Perché le malate sono sempre donne? Alcuni studiosi, in epoche successive a

fine del XVI secolo la variante

quella di Meige, hanno fatto notare che dalla

“amorosa” della melanconia sarebbe stata appannaggio delle donne:

l’amor hereos era connotato al maschile, la melanconia al

ovvero, se

“negativo” si declina quasi unicamente al femminile. La questione è

assai problematica, così come sono problematiche le ragioni che avrebbero

portato a questo mutamento di valore. Secondo alcuni, questo cambiamento di

genere della melanconia amorosa sarebbe stato dovuto, in buona parte, alla

diversa localizzazione del male, cioè al suo trasferimento a livelli sempre più

“bassi” e organici, ossia dal cervello, o dal cuore, agli organi genitali

gli uomini malati d’amore, che pure non scompaiono

femminili. Cosicché

del tutto né dalla trattatistica medica né dalla letteratura,

metterebbero così a rischio la loro mascolinità; simmetricamente, le

donne malate d’amore sarebbero considerate più femminili…

È la fisiologia femminile a esporre le donne a disturbi di questo genere. Ed è

questa fisiologia a interessare i medici. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio

del Seicento compaiono molti testi di “nuova medicina” per le donne –

pensiamo, tra gli altri, a Luis Mercado (De mulierum affectionibus, 1579), a

Girolamo Mercuriale (De morbis mulieribus, 1582), a Rodrigues de Castro (De

universa mulierum medicina, 1603) e, soprattutto, a Jean Varandal (Tractatus

therapeuticum de morbis mulierum, 1619). Non è questa la sede per

analizzare nel dettaglio questo trattati. Basti però dire che attorno al 1600

quasi nessun testo di medicina al passo con i tempi parla più del sesso

fisiologico della donna come variante incompleta di quello maschile. Ad

esempio, nel 1623 ilIl sesso fisiologico della donna, l’utero in particolare,

evoca dunque ammirazioni ed elogi per la sua specifica funzione generativa...

Un pudore che conserverà la sua importanza per molti decenni e giungerà

sino all’Ottocento Si tratta, chiaramente, di un doppio livello di pudica

invisibilità, anatomica e ontologica, che avrà conseguenze diverse a seconda

delle epoche: se l’anatomia femminile non può e non deve essere osservata

per intero, nei suoi imperscrutabili recessi potranno continuare a prodursi

clandestinamente spiriti maligni (siamo nel Seicento); ovvero: le sue fibre

nervose (siamo nel Settecento), più corte, delicate e mobili di quelle degli

uomini, accederanno in loro passioni effimere e brucianti. Le donne “sentono”

il mondo, non lo analizzano: perciò sono predisposte a soccombere all’“impero

delle passioni

Certo, le donne non governano i loro affetti, e quindi si ammalano; ma ciò ha

un’origine organica, e solo una volta localizzata questa origine si potrà

avvalorare l’ipotesi di una di causalità reciproca tra il fisico e il morale. Una

reciprocità che, però, è tutt’altro che governata dall’equilibrio. Perché l’isteria

è una malattia psichica di derivazione organica: non è dovuta a quella che nel

Novecento sarà definita “compiacenza somatica” ma ha, letteralmente, origine

nel corpo e nei suoi organi. Sarà dunque necessario prevedere un attento

studio della geografia interiore delle donne. Tuttavia, sono le stesse donne,

proprio nel periodo di epidemia di mal d’amore, poco distante dal luogo in cui

si ricoverano le pazienti di Meige, a complicare ulteriormente questa

geografia, materializzando a proprio modo i collegamenti tra corpo e spirito

Torniamo a Meige. Il secondo dato che emerge con forza dalle sue riflessioni,

oltre alla prevalenza di pazienti donne, è il fatto che l’epidemia di mal d’amore

parve interessare soprattutto i Paesi Bassi. È difficile pensare a questa

malattia del passato nei termini, diremmo oggi, di demografia sanitaria – o

parlare di patocenosi, con i suoi correlati di sinergismo genetico, ambientale,

sociale

Ma quando si iniziò a considerare altre cause di natura genericamente

“isterica”, la faccenda si complicò: per stabilire un legame tra gli

effetti della discrasia del sangue e quelli della psiche, si dovette

costringere il segno princeps della malattia, ossia il colorito

verdognolo, a far da ponte tra due dimensioni apparentemente

irriducibili l’una all’altra. Dalle ipotesi secentesche, fino a quelle

ottocentesche e primo novecentesche, la clorosi presenta sempre una

dimensione caleidoscopica. A differenza delle isteriche, spesso

presentate come pericolose e manipolatorie, la natura eminentemente

fisiologica, cioè ematica, della clorosi, fa delle giovani che ne sono

colpite delle pazienti maggiormente inoffensive, più controllabili dalla

famiglia, soprattutto dal padre o dal medico che talvolta si erge a suo

degno sostituto.

Certo, le donne di queste zone (Paesi Bassi) sono più pallide rispetto a quelle

mediterranee, ma ciò (dovette supporlo anche Meige) dipende più dalla

quantità di melanina presente nel loro derma che non ai loro cattivi umori.

Tuttavia, dato che ogni epidemia ha fondamenti biologici, sociali e

culturali, cerchiamo di capire che cosa avvenisse in quelle zone di così

adatto allo svilupparsi del male, o almeno che cosa spingesse i pittori

olandesi del secolo d’oro a ritrarre tante giovani malate d’amore con

tale impellenza.

Nell’Olanda del XVII secolo si parlava molto di Soetepijn, di minne-

pijn o di minnekoortz: sono queste le espressioni con cui si definiva il

MALE O LA FEBBRE D’AMORE. Sappiamo che il Seicento è il secolo

d’oro delle rivoluzioni scientifiche e soprattutto quello della diffusione

di concezioni “razionaliste” e “materialiste” in medicina. In Olanda

queste posizioni assunsero una grande rilevanza, maggiore che da

altre parti d’Europa, in particolare attorno all’università di Leida

Jan Baptista Van Helmont, leader della direzione iatrochimica e paracelsiana,

il cui Ortus medicinae (1648) costituisce una delle ultime grandi sintesi

medico-filosofiche prima della presunta frattura cartesiana, sostiene che la

localizzazione dell’“anima sensitiva” non sia affatto un’ipotesi peregrina. A suo

avviso, la vita corporea sarebbe regolata da un duumvirato stomaco-milza – a

cui ovviamente, nella donna, si aggiunge l’utero. Da esso dipende il controllo

del ritmo sonno-veglia, la produzione dei sogni, l’istinto della fame e della

sete, l’angoscia, la tristezza e la gioia.

Su questa linea si colloca, ad esempio, Thomas Willis, allievo di Sylvius

e anch’egli assai influente per la scuola di Leida, che considera la

MALINCONIA un disturbo del cervello e del cuore, ma pensa che sia il

sangue, a causa di un rallentamento, a popolarsi di “confused animal

spirits … Per questo la flebotomia fu molto praticata. Osserviamo una

celebre incisione di Abraham Bosse (fig. 2.3) e leggiamo la didascalia

con la lode delle virtù di tale pratica. Nell’immagine si vede: un cane

che strusciandosi contro un gatto, guarda verso una finestra aperta;

un ragazzetto impertinente si allunga su un tavolo per prendere chissà

cosa; un paravento, sul cui spessore si sostengono due vasi, nasconde

qualcosa che non possiamo vedere; i ritratti dei “padroni di casa”,

collocati sopra un innocuo ma allusivo paesaggio, partecipano

attivamente alla scena.

L’altro fluido corporeo fondamentale era l’urina, la cui ispezione

continuava ad essere compiuta secondo i metodi tramandati dalla

Scuola Salernitana. Il medico doveva osservare la matula contro luce e

valutare lo stato delle quattro “sezioni” dell’urina; dopodiché poteva

argomentare quanto osservato, procedendo dal basso verso l’alto, a seconda

delle parti del corpo corrispondenti a ogni “sezione”: il “fondo” per organi

inferiori (in particolare i reni), la “sostanza” o “corpo” per i membra

nutritionis (stomaco e fegato), la “superficie” per i membra spiritualia (cuore e

polmoni) e la “corona” o “circolo” per i membra animata (il cervello). Una vera

e propria scienza dell’osservazione su base anatomica venne messa a punto

anche una “ruota dei colori” dell’urina, riprodotta sia nell’Epiphanie

Medicorum (1506) di Ulrich Pinder (fig. 2.4), sia nel Looßbuch zu ehren der

Römische (1546) di Paul Pambst

CARTESIO: Uno dei suoi scritti è di particolare rilevanza per il nostro studio. Ci

riferiamo alle Passioni dell’anima, iniziato nel 1645 e pubblicato nel 1649. Per

Cartesio, per conoscere le nostre passioni, è necessario innanzi tutto esaminare a

fondo la differenza tra anima e corpo; in tal modo, per via negativa, capiremo “a

quale dei due si debba attribuire ciascuna delle funzioni che si trovano in noi. Dal

punto di vista anatomico e fisiologico, la parte del corpo attraverso cui l’anima

esercita le proprie funzioni non è affatto il cuore, e neppure tutto il cervello ma

soltanto una piccolissima ghiandola, la ghiandola pineale, situata “al centro della sua

sostanza” e “sospesa […] al di sopra del dotto attraverso cui gli spiriti delle sue cavità

anteriori comunicano con quelli della posteriore”. I minimi movimenti di questa

ghiandola possono modificare il “corso” degli spiriti, il quale, reciprocamente, può

modificare i movimenti della ghiandola.

Ripercorriamo nuovamente le teorie sulle malattie d’amore nel

Seicento. Ormai lo sappiamo, è intollerabile abbandonarsi alla

melanconia, alle incessanti fantasticherie amorose e ai suoi continui

tormenti. I moralisti del tempo, tutti, e quelli di Leida in testa, ne sono

persuasi, e dunque non vi è nulla di sorprendente nel fatto che essi,

sulla scorta di Cartesio o delle posizioni neostoiche raccomandino di

porre la passione sotto il controllo della ragione. Parallelamente, però,

la MALINCONIAamorosa viene sempre più accostata, o sovrapposta, al

furor uterino e a tutta una serie di disturbi genericamente collegabili

all’isteria.

2.3

La verità vi prego

Nell’Olanda del tempo i medici vestono fuori moda (ricorda TAV.3 E

tav.4). La fig. 2.5 ce lo mostra agghindato con un abito che sarebbe

stato di moda nel 1570, ma veste la tipica calzamaglia che circolava

nel 1600 e un paio di scarpe databili, forse, al 1620. Altro es. fig. 2.6,

in Olanda i medici abbigliati in questo modo, ancora molto diffuso in

Europa, venivano immediatamente considerati accademici old

fashioned, e non solo dal punto di vista del guardaroba. È impossibile

non pensare a Molière, campione della medicina e della malattia comiche, e

alle sue satire sui ciarlatani, diffusissime anche in Olanda nella seconda metà

del Seicento. Saremmo dunque al cospetto di un magnifico defilé di

travestimenti che dal palcoscenico passa alla corsia, o alla stanza del malato,

per poi contagiare anche la relazione tra medico e paziente su entrambi i

livelli, di finzione e di realtà. Ma con il mal d’amore non possiamo limitarci a

ipotizzare che a una “falsa” malattia debba per forza corrispondere un medico

altrettanto “falso” (e dunque comico). Figg. 2.5 e 2.6

Così Meige parte alla volta di Vienna, sperando di incontrare altre

pazienti e altri colleghi con cui discutere dei suoi casi clinici. Si

imbatte in una malata, con un fazzoletto sulla testa e una casacchetta

di velluto bordato di piume di cigno (o almeno Meige ce la descrive

così). Siede vicino a un tavolo sul quale ci sono una bacinella e una

spugna; tiene una mano sul petto, e solleva mollemente l’altra perché

il medico, sostenendo con due dita quel povero braccio, possa

prenderle il polso. Sulle ginocchia ha una copia della Bibbia, e con

sguardo umido e implorante chiede conferma al medico della sua

condanna, preparandosi a morire santamente con il conforto di pie

letture (TAV.5). Ecco la descrizione di Meige relativa all’intera scena:

Anche stavolta, la diagnosi non lascia dubbi: si tratta sempre DI MAL

D’AMORE. L’attenzione di Meige, dunque, si concentra tutta sul collega, che

abito da accademico,

sfoggia un corruga il sopracciglio e si indica la fronte

nello sforzo del pensiero (sempre che non stia contando i battiti del polso con

le dita di una mano…). La forte antipatia di Meige nei confronti del medico ci

pare eccessiva, ma è innegabile che questo medico abbia un’espressione che

spaventerebbe chiunque, soprattutto una povera giovane che crede di essere

a un passo dall’oltretomba. Una condizione del genere non spinge certo

all’umorismo, o a burlarsi di chi consideriamo il solo capace di impedire che

l’inesorabile si compia. Questa novella Maddalena pare quasi passare

silenziosamente in rassegna ogni suo peccato, e pentirsi di ognuno: ha uno

sguardo che, se non fosse per il contesto molto laico, potremmo definire

“mistico”.

A proposito delle domestiche: Anche quando ostentano un’aria compita, dal loro

sguardo traspare sempre un presuntuoso scetticismo nei confronti dei medici, e con

questo atteggiamento contagiano anche il resto della famiglia (fig. 33). Meglio,

insomma, diffidare delle domestiche o, al limite, far assegnamento su di loro perché

denigrino gli amati “sbagliati”

2.4

Lettere morali

Torniamo al caso di Monaco di Baviera ( TAV.4), e alla “lettera” che la

paziente tiene tra le mani. Nei dipinti olandesi del Seicento non è

affatto raro che compaiono delle lettere. Ess. Di lettera che viene

spiata da qualcuno alle spalle di chi scrive: figg. 2.7 e 2.8. La lettera-

diagnosi è, più che mai, un oggetto da guardare ma è anche un oggetto

che sa di essere visto, o meglio vuole essere visto, in un’ostensione a

fini narrativi: è Jan Steen a suggerire la diagnosi.

Lettere d’amore: anche il teatro e la letteratura del tempo, e non solo

in Olanda, corroborano l’idea che le lettere d’amore possano essere

uno dei motivi scatenanti non solo delle farse e delle commedie degli

equivoci ma persino dei drammi più cupi. e in molti dei nostri dipinti

olandesi, sono le lettere d’amore a incendiare il sentimento.

Altri autori paiono meno pessimisti a proposito delle lettere d’amore. È il caso,

Jan Harmensz. Krul e di un suo emblema del

per restare in Olanda, di

Pampiere Wereld (1644), nella cui incisione compare Cupido che porge

una lettera a una giovane (fig. 2.10). La scena non ha toni drammatici:

siamo nella solita camera da letto, questa volta in perfetto ordine – le

tende del baldacchino sono chiuse, il tavolo è sgombro di oggetti, la

sedia è vuota: insomma la domestica ha fatto un buon lavoro. La

giovane stava cucendo, ma Cupido interrompe la sua azione. Nulla

farebbe pensare a qualcosa che possa mettere a repentaglio la serenità

della scena. Ma la subscriptio recita: “Dovrei svolgere le mie mansioni ma

Amore non mi dà tregua […]; nutre i miei pensieri, e a nulla serve cercare di

combatterlo. Ogni azione va contro al mio desiderio, perché tu, o inquieto Amore, mi

hai in tuo potere!”

L’amore non dà pace, e soprattutto distoglie queste giovani dai loro

obblighi domestici, stimolandole alla fantasticheria e all’ozio,

all’amore impudico, alla lussuria e alle molli frivolezze

Otto Van Veen, Vaenius, che nel

Molto ovidiana è anche l’idea sull’amore di

Amorum emblemata,

1608 pubblica gli uno dei vertici dell’emblematica

erotica destinata a un ampio pubblico. Vaenius, nato a Leida nel 1556, era anche

pittore e tra i suoi allievi ebbe anche Rubens. Soggiornò per cinque anni in Italia, sotto la

protezione del cardinal Cristoforo Madruzzo, ed ebbe diverse commissioni da parte del

condottiero Alessandro Farnese, all’epoca governatore dei Paesi Bassi. Sulle lettere Vaenius

non è troppo diffidente: “litteris abstentis videmus” (nelle lettere vediamo gli assenti), scrive,

Ma sull’amore in

poiché “vera amantis vestigia, veras notas afferunt” (fig. 2.11). l’amore è sofferenza,

generale la sua posizione è tutt’altro che rassicurante:

le sue frecce sono lacrime e le sue lacrime sono frecce che, cadendo,

feriscono il petto – e da quella ferita è difficile guarire. Nell’Emblema

61 (fig.2.12), vediamo un Cupido allettato: smania, ha il capo cinto da


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in arti visive
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tottanucciii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Ferrari Stefano.

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