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Premessa

Nell'Olanda del Seicento il mal d'amore, o melanconia amorosa, si diffuse come un'epidemia. Lo testimoniano decine di dipinti che ripropongono in maniera quasi seriale il motivo della visita del dottore alle malate d'amore, con poche ma significative varianti. Il libro nasce grazie alla lettura di una scheda redatta da una studentessa di medicina, di un dipinto di Jan Steen, "La visita del dottore", 1663-65, una delle scene più popolari della pittura di genere olandese del Seicento. Non è una buona scheda, ma è utile.

Interpretazioni pittoriche

1) Perché sintetizza l’interpretazione corrente su questo genere di opere: dipinti in cui il pittore, rappresentando tanti elementi pittorici (scaldini, cordoncini, statuette d’amore, animali mitologici, animali domestici) mette in ridicolo il medico (il medico indossa un abito fuori moda che sembra un costume della commedia dell’arte). L’autrice descrive bene le immagini: eleganza della malata, espressione preoccupata del medico, quella dell’uomo che sghignazza, il sorriso della giovane alla spinetta, il fascino del ragazzo che si affaccia sulla porta, la lettera caduta a terra, lo scaldino, il cordone bruciato. Visto che studia medicina si concentra sulla malattia e scrive che la paziente qui e in altri dipinti simili, soffre di una serie di malattie collegate al "mal d’amore", "melanconia erotica o gravidanza". E dice che il "mal d’amore", noto anche come dolore al cuore o febbre del cuore, è un malattia che aveva molti sintomi simili alla gravidanza. La scheda ha stimolato l’interesse dell’autrice del libro: mal d’amore e melanconia erotica sono la stessa cosa? E i sintomi sono simili alla gravidanza? Perché la malattia è tanto diffusa nei Paesi Bassi?

Il contributo di Henry Meige

Nell’800 il neurologo Henry Meige studia una serie di dipinti sul mal d’amore: nel 1899 pubblicò sulla "Nouvelle Iconographie de la Salpêtrière" un testo acutissimo sulle manifestazioni del mal d’amore per interposta pittura. Inoltre studia le tracce che sulla malattia si trovano in ambito letterario, filosofico, medico (trattati, poesie, commedie, espressioni popolari). Nel ripercorrere la storia di questa malattia, il volume indaga la funzione svolta dalle immagini e dalla fantasia nella sua genesi e nelle sue terapie, esamina alcuni dipinti di grande fascino, finora poco trattati in modo sistematico nella letteratura scientifica italiana, e rende omaggio al neurologo francese Henry Meige. Oggi il mal d’amore, a dispetto del suo appellativo démodé, è oggetto di nuovi studi e nuove proposte terapeutiche. Il libro, spaziando tra medicina e poesia, tragedia e commedia, serietà e umorismo, ci invita a un viaggio sorprendente nell'iconografia di questo topos culturale, ipotizzando varianti eterodosse del metodo warburghiano o armoniose riconciliazioni tra le scuole interpretative dell'arte olandese.

Storie: guardarsi indietro

Nella prima parte del libro sono analizzate alcune teorie e pratiche delle scienze umane in medicina. In particolare, ci concentriamo sulla medicina narrativa e sugli approcci con cui la storia dell’arte viene inclusa nella maggioranza dei programmi di medical humanities. Questo capitolo: breve storia della melanconia d’amore o mal d’amore. Stando a quel che dicono i trattati trattasi di malattia che penetra attraverso immagini che poi restano indelebilmente impresse all’interno del corpo e dello spirito. E mentre tutto nel corpo e nello spirito si indebolisce, gli occhi continuano ad essere fervidi e irrequieti e a dardeggiare sguardi d’amore.

Arnaldo da Villanova e il mal d'amore

Arnaldo da Villanova, medico e alchimista catalano, scrive il primo De amore eroico, trattato sul mal d’amore. Composto tra 1276 e 1286 e pubblicato a Lione nel 1504. Scrive che la causa del mal d’amore è sovrainvestimento dell’oggetto d’amore, dal quale si immagina di trarne un godimento e qualcosa di piacevole. La cura quindi sarà quella di indurre la mente del paziente a funzionare alla rovescia, rendendo odiose le forme dell’oggetto desiderato. Arnaldo de V. si rifà ad Aristotele (ma anche a: Avicenna e a Galeno il quale per fare la diagnosi consigliava di sentire il polso del paziente mentre venivano pronunciati nomi dei possibili responsabili. Se il polso cominciava a battere forte allora quella era la persona amata). Per guarire consigliava salassi, decotti, lunghe dormite, riposo e donnacce che denigrassero la persona amata.

Bernardus Gordonius e le terapie medioevali

All’inizio del Trecento Bernardus Gordonius, in un capitolo di un suo trattato di medicina dedicato alle malattie cerebrali dice che il mal d’amore è causato dal fatto che le forme esteriori della persona amata ci appaiono sempre più belle e le sue qualità morali sempre le migliori: bisogna dunque fare in modo che le virtù dell’amato si trasformino in vizi… Alle cause immaginative del mal d’amore si addicono dunque terapie contro-immaginative.

Nel Medioevo e nel primo Rinascimento il mal d’amore colpisce principalmente gli uomini, specialmente i nobili. Nella letteratura, nella lirica cortese, in alcune storie della Mille e una notte o in alcune novelle del Decameron. In generale la centralità del mal d’amore sta negli occhi. Dagli occhi l’amore raggiunge il cuore. Giovan Battista della Porta consiglia dunque di non guardare né di lasciarsi guardare (rimedi contro l’amore). L’amore in sostanza è il frutto dell’immaginazione, abile a rendere più bello e più virtuoso l’oggetto ammirato.

Sguardi melanconici

Fra le denominazioni del mal d’amore c’è quella di "melanconia amorosa". Tra la fine del '500 e l’inizio del ‘600, la melanconia è un morbo divorante da cui occorre liberarsi con ogni mezzo. Fu oggetto di attenzione di molti medici. Due esempi inglesi: nel 1586 Timothie Bright pubblica a Londra il suo Treatise of Melancholy. Alla variante amorosa dedica poche pagine in cui presenta una teoria fisiologico-dinamica delle passioni: la gioia e l’amore producono nel corpo movimenti centrifughi e una dilatazione del cuore (amore), mentre la tristezza la paura e l’odio provocano movimenti centripeti e quindi contrazione del cuore. L’amore dilata il cuore ma se c’è un errore di comunicazione fra cuore e cervello, per cui il cervello sbaglia a cogliere l’oggetto a valutarlo e a trasmettere la propria valutazione al cuore, anche il cuore ne soffrirà. Se il melanconico è innamorato ammirerà più l’altro che se stesso e lo idealizzerà. Quindi la melanconia entrerà in un circolo vizioso.

Nel 1621 Robert Burton pubblica Anatomy of Melancholy. Nella prima sezione racconta come nasca l’amore e cita da Platone a Plotino a Agostino a della Porta... fino al Nuovo Testamento. Nella seconda edizione passa all’“amore eroico come causa della malinconia”. La malattia d’amore cominciò a tormentare dei, uomini, animali (cavalli, tori, orsi, galli, leoni, cervi) e piante (palme di maschio e femmina). La melanconia d’amore, dice, è originata da un’immaginazione corrotta che spinge il malato a meditare continuamente sull’oggetto del desiderio. Fra le cause esterne: astri, clima, salubrità dell’aria, ozio, alimentazione sbagliata (spezie sale vino robusto) ma più di tutto gli occhi. La vista è la causa più comune. Questa fa convergere sul cuore i raggi folgoranti della bellezza. Secondo Burton ci sono alcuni tipi di occhio particolarmente pericolosi: capriccioso, roteante, lascivo oppure “l’occhio di triglia”. Gli amanti per conquistare gli amati ricorrono ad ogni genere di astuzia, dall’abbigliamento, alle acconciature.

Quanto ai sintomi, scrive Burton, medici e poeti concordano: il malato d’amore è pallido, mangia pochissimo, dorme poco, suda, ha gli occhi infossati e polso irregolare. È in eterna attesa di vedere l’amato e spesso sta in adorazione di un suo ritratto. L’immagine si imprime nell’animo dell’amante. E l’immaginazione a volte diventa cieca ammirazione. Ed anche se l’amata è bruttissima, l’amante l’ammirerà sempre senza riserve. Se poi l’amore non è corrisposto, l’amante soffrirà terribilmente (affanni prostrazione rinunce …). La terapia per guarire a volte è inutile perché in amore a nulla valgono i consigli. Tuttavia è necessario trovare un rimedio: erbe, filtri, pozioni magiche, flebotomia. E poi: dieta, passatempi, belle arti, giardini, passeggiate, viaggi, musica… raccomanda di resistere agli stimoli e evitare occasioni di incontro. Si potrà immaginare la persona amata in sembianze brutte, piena di difetti… Ovviamente la miglior cura è soddisfare l’amore. Nel frontespizio dell’edizione del 1628, c’è un’immagine realizzata da Cristian Le Blon. Accanto a Democrito stanno la Gelosia e la Solitudine, scortate dal Superstizioso, dal Maniaco, dall’Ipocondriaco e dall’Innamorato.

Parole parole parole

Nel 1594 il medico francese André Du Laurens pubblica Discorso sulla conservazione della vista e sulle malattie melanconiche. Descrive 4 tipi di melanconia: cerebrale sanguigna ipocondrica e erotica. Spiega che la melanconia erotica si sviluppa negli ipocondri o nel basso ventre; dall’alto si muove verso il basso. Cioè il cervello ossessionato dai demoni dell’amore consegna il corpo ai suoi disordini e dunque l’amore consuma il malato da due parti = torcia. I colpevoli dello scatenarsi del mal d’amore sono gli occhi, cioè le immagini cui essi concedono di penetrare nel corpo. L’amore dagli occhi scivola nelle vene fino al fegato. Qui incendia la concupiscenza e va ad impadronirsi del cuore che attacca violentemente la ragione. La melanconia amorosa è una patologia a tutti gli effetti. I rimedi sono farmaci, dieta e parole. Queste devono essere ben usate dal medico per destare nel paziente una contro-immaginazione. L’innamorato vede nell’amata anche non attraente le “trentasei bellezze della perfezione”: riccioli d’oro, pelle di alabastro, denti come perle ecc. L’innamorato diventa pallido, magro, piangente, amante della solitudine, polso irregolare. A volte basta una parola per scatenare i sintomi della passione.

Cinque anni dopo, nel 1599 il medico Jean Aubery pubblica a Parigi L’antidoto d’amore dedicato a Du Laurens. Dice che l’uomo per sua natura non ha bisogno dell’amore. Dunque come nasce la passione dell’anima? I primi colpevoli sono gli occhi. Attraverso gli occhi le immagini arrivano all’anima che diventa un serbatoio di immagini. La passione rimette sempre le immagini davanti agli occhi e restano attratti, senza respiro, rapiti da un godimento immaginario. Similmente Jacques Ferrand, che nel 1610 pubblica Trattato sull’essenza e sulla guarigione dell’amore, o sulla malinconia erotica. È una specie di enciclopedia sulla melanconia erotica e per scriverla chiama tutti a rapporto: Platone, Euripide, Plutarco, Ovidio Catullo, Ippocrate ecc. Le cause: vista. Dall’occhio l’amore entra come una freccia verso il cuore. Erroneamente l’amore è stato dipinto cieco. Infatti il malato è attaccato fortemente alle immagini. Le parole possono rinforzare le passioni, nascondendo la verità sotto il velo delle favole. Le parole però possono anche essere una medicina che guarisce gli eventuali misfatti delle parole d’amore grazie ad altre parole. Certo si tratta di parole particolari.

Ferrand spiega come diagnosticare il mal d’amore per esempio dice che spesso non servono le parole del paziente (il medico noterà i segni visivi). Se però questi non sono ancora visibili, allora il medico dovrà capire se il paziente sia inappetente, insonne, facile al pianto. E questo avviene tramite le parole. In casi difficili il medico potrà ricorrere anche all’interpretazione dei sogni. La terapia: evitare certi profumi, certi abiti, cibi… Fornisce la ricetta di alcuni intrugli. Ma anche per Ferrand la prima cosa che il medico deve fare per curare il mal d’amore è saper utilizzare l’arte dell’eloquenza. È importante seguire sottili strategie e dare consigli esperti. Il medico deve saper mutarsi in filosofo, moralista, avvocato, drammaturgo, pedagogo. Con le contro-immagini deve far capire al malato che è schiavo delle sue fantasie, delle sue chimere e dei suoi idoli.

Eccessi e difetti

Nell’800 le espressioni melanconia amorosa e mal d’amore vengono lasciate ai letterati. Nel frattempo infatti l’attenzione si spostò dal cuore ai nervi e ai “vapori”. Nel 1771 Bienville pubblicò La ninfomania, o trattato del furore uterino, dedicato ad una malattia esclusivamente femminile. Le donne colpite dal furore uterino sembrano avere un comportamento non melanconico ma inquietato dalle loro fibre. L’isteria sembra avere a che vedere col furor uterino e questo per certi aspetti si avvicina anche al mal d’amore: corruzione dell’immaginazione e del ricordo. Inoltre queste donne sono continuamente sprofondate dallo stesso pensiero, e da qui possono passare all’immobilità, al silenzio e alla melanconia. Tale malinconia, a causa dell’azione di fibre nervose, si trasforma in furor, in mania. Dunque la ninfomania si manifesta come un delirio melanconico e poi si trasforma in delirio maniaco. È una malattia difficile da diagnosticare e per curarla occorre un bravo medico che deve conquistare la fiducia della malata. In queste malattie sono in campo troppe variabili: ambientali (cattive compagnie..), educative (educazione troppo rigida) e occasionali (lettura romanzo lussurioso, canzone lasciva …). Bienville porta l’esempio di un bravo medico suo amico che riuscì a guarire una ragazza malata – poi la sposò – e di un suo stesso successo nella guarigione di una fanciulla.

Nel ‘700 la melanconia perse sempre più la sua origine umorale e divenne uno stato d’animo: mestizia e scontentezza. Nell’Encyclopedie troviamo la distinzione tra melanconia come stato d’animo (insoddisfazione, si oppone alla gaiezza) e come malattia (causata da regimi di vita scorretti, da dispiaceri, pene dello spirito e specialmente l’amore non soddisfatto). Per guarire serve un medico prudente che sappia cogliere i segni del delirio e districarsi tra le fibre nervose. Un libro curioso è quello pubblicato a Venezia nel 1789, di Giovanni Pirani, che lo ha scritto per noia: Le convulsioni delle signore di bello spirito di quelle che affettano letteratura e dell'altre attaccate dalla dolce passione d'amore, malattia di questo secolo. Con l'anatomia di alcuni cuori, e cervelli di esse. Precede una dedica "Ai Signori cicisbei, damerini, ed amatori languenti". Dalla prefazione: "Le convulsioni delle Signore di bello spirito, di quelle che fanno le letterate, e dell'altre, che dalla dolce passione d'amore sono sempre attaccate, formano una delle malattie più comuni di questo secolo, e un male, che perciò chiamasi alla moda". In pratica divide le donne in tre categorie. La malattia che colpisce il loro corpo è una conseguenza dei loro caratteri, cioè comportamenti che hanno alimentato la loro immaginazione.

Storia della psichiatria nell’800

1801: Philippe Pinel (melanconia uguale mania, delirio, causata da stato di tristezza; può manifestarsi in eccitamento o all’opposto in abbattimento). Idea di malattia doppia.

1891: Dr. Pierre Garnier: le mal d’amour… malattie veneree o segrete.

1896: Joseph Grasset pubblica Le medicine de l’amour. Per lui l’amore è una malattia diffusa soprattutto tra i giovani i cui sintomi sono bipolari: triste-ilare, loquace-taciturno, colorito-pallore.

1899: Henry Meige pubblica un articolo nella rubrica Ludicrus La pittura della medicina

Visite

In questa seconda parte, alla luce di quanto emerso nella prima, ci dedichiamo a uno studio della rappresentazione della melanconia amorosa, o mal d’amore, in una serie di dipinti olandesi del Secolo d’Oro. Colleghiamo queste opere a trattati medico-filosofici dell’epoca che permettano di inquadrare il mal d’amore in un contesto storico; in seguito, analizziamo alcune interpretazioni fornite da studiosi e storici dell’arte a noi contemporanei. In particolare, esaminiamo lo studio pionieristico di Henry Meige, pubblicato sulla "Nouvelle iconographie de la Salpêtrière" nel 1899, da cui emerge la possibilità di un confronto critico sia con le posizioni iconodiagnostiche di Charcot e Richer sia con quelle della prima psicoanalisi.

Primi indizi

Le visite di Henry Meige cominciano al Rijksmuseum di Amsterdam. Ecco la descrizione dell’incontro con questa prima paziente. Una descrizione che procede secondo dati obiettivi, eccezion fatta per pochi commenti che riguardano malata e medico. Circa la malata, Meige fa notare l’inopinata stravaganza del suo comportamento rispetto alla buona creanza: in un’abitazione ammodo e “proprette” dei Paesi Bassi,

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tottanucciii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Ferrari Stefano.
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