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Riassunto esame Psicologia del turismo, prof. Bustreo, libro consigliato Altrove, il settimo senso, Michel Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Psicologia del turismo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente prof.Bustreo: Altrove, il settimo senso, Michel. Gli argomenti trattati sono i seguenti: erranza e incontro, riti e pratiche del nomadismo, esotismo ed endotismo, natura e cultura, etnoturismo e turismo sostenibile.

Esame di Psicologia del turismo docente Prof. M. Bustreo

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La reintegrazione non è sempre facile: quando si rientra a casa, tornando alla normalità, si ritorna

innanzitutto alla moralità e il viaggiatore può avere momenti di vuoto.

Jafari, ispirandosi a Van Gennep suggerisce sei sequenze:

1. Prima della partenza, quando la cultura del turista è incorporata alla sua vita culturale

quotidiana;

2. Fase dell’emancipazione, quando vi è la partenza (sentimento di liberazione);

3. Periodo in cui il turista soggiorna ossia è in uno spazio-tempo non comune;

4. Sequenza del rimpatrio, cioè ritorno alla vita normale;

5. Fase dell’integrazione dell’esperienza turistica con la vita normale;

6. Tempo di sospensione della vita normale per l’assenza dal domicilio del turista.

Nei viaggi si assiste a uno scontro fra tre culture diverse, cioè quella del viaggiatore, quella del

visitato e quella della turistificazione delle due culture così gli altri scoprono di noi ciò che essi

vedono e non ciò che siamo. Selwyn distingue tre principali temi mitici:

- Rapporti centro-periferia inseribili nel quadro della dominazione ed emarginazione

- Le motivazioni di consumo

- La ricerca dell’autentico

Il sentimento di appartenenza al mondo è individuabile solo attraverso lo sguardo degli altri.

I riti del viaggio assomigliano a quelli della guerra (es. l’organizzazione minuziosa, la cadenza

delle visite e delle marce). Il turista è anche pellegrino (dal latino peregrinus): il viaggio visto come

rappresentazione del sacro suscita sia attrazione sia repulsione. Nel rinascimento viaggiare

rientrava sia nell’ambito religioso sia nell’ambito del lavoro (schiavitù, miniere, navigazione),

oppure il viaggio era “forzato” (deportazione ecc.)

Si assiste al fenomeno per cui il calo della pratica religiosa coincide col successo del turismo

religioso; mai come in questo momento stanno avendo successo i viaggi storico-religiosi. Anche

l’esoterismo adotta da tempo gli stessi criteri portando i propri adepti in viaggi costosissimi.

Comunque l’oriente rimane la destinazione principale, quando si vuole tornare alle origini; si parte

per partire alla riconquista di sé.

Questi viaggi sono una forma di vagabondaggio, una lettura sacra dello spazio e del tempo, di

ritualità e di rottura con il quotidiano. Il viaggiatore cerca così di minare la solitudine della

quotidianità tipica dell’occidente, in pratica egli vuol vivere altrove ciò che ritiene impensabile

realizzare in patria.

L’Autore ricorda tre esperienze: a Giava, le montagne sacre e il santuario buddista, in Bolivia la

processione della Madonna e in Vietnam le storie di spiriti. Il viaggio facilita l’elevazione spirituale

quanto la scalata della montagna. Il turismo possiede un vero potere di guarigione. Il viaggio a

piedi funziona meglio che mai: camminare obbliga a respirare e il tempo che rallenta incita a

riflettere e meditare. L’escursione è sacra nel senso che è epurata da ciò che la modernità ci

impone, ossia la velocità. Come abbiamo già accennato il turismo si lega all’universo del gioco e

della festa. Il viaggio permette di riprendere pratiche ludiche trascurate a causa del lavoro tanto

che Edgar Morin nel 1965 paragonò la vita della vacanza a un grande gioco. In Occidente la festa

si è desacralizzata e banalizzata negli ultimi decenni e Caillois è arrivato a distinguere due entità:

- Vacanze/turismo in cui prevalgono l’individualismo, il vuoto, la fuga, la laicità, il profano,

l’isolamento dal gruppo, l’avere;

- Festa/cerimonia sacra in cui prevalgono il senso di comunione, la pienezza, il

ricongiungimento, la religiosità, il sacro, il gruppo, l’essere.

In sostanza dove nasce il turismo sparisce la festa. Praticare lo spazio significa esserci, essere

altro e passare all’altro. Vi sono tre tipi di spazio ai quali corrispondono tre idee del nostro

immaginario:

- La città è associata al viaggio culturale;

- La campagna corrisponde al viaggio naturale;

- Il deserto/foresta rappresenta in viaggio d’avventura ma anche un turismo religioso o

comunque d’elevazione.

I luoghi sono prima di tutto luoghi di memoria e i due spazi della nostalgia per eccellenza sono il

mare e il deserto, ai quali si può aggiungere la foresta. L’altrove è un altro spazio e nello stesso

tempo è spazio dell’altro. Nel contesto di un viaggio, lo spazio è più emozionale che geografico.

Dal 1400 fino al 1800 l’America è stata l’archetipo dell’altrove ma oggi questo ruolo è stato preso

dal Pacifico.

Immaginari dell’altro e pretesti per l’esotismo

Il viaggio potrebbe essere inteso come un pretesto per il testo che verrà.

Non bisogna dimenticarsi che si viaggia molto tempo prima di partire.

Negli ultimi tempi il viaggio sta diventando una verifica della storia passata, cioè si legge e si

viaggia per ritrovare quelle immagini e quelle emozioni che il racconto di un altro ha suscitato,

piuttosto che viaggiare e vivere in prima persona una nuova esperienza. Il libro fa viaggiare e il

viaggio fa leggere e entrambi si possono incontrare sulla stessa strada. Molti viaggiano solo

attraverso i libri e magari esplorano il mondo più in profondità dei viaggiatori di massa.

Spesso ciò che si legge è una visione della realtà parziale, in altri casi ancora le vicende sono

arricchite con dettagli del tutto arbitrari, cioè si “traveste” la propria realtà.

Il libro non è solo un piacere individuale ma può essere uno strumento per la collettività.

I viaggiatori tendono a recarsi in luoghi che conoscono alla perfezione per via dei media e vi

scattano delle foto piuttosto che vederli e basta, perché devono comunque prendere, accumulare

informazioni, chiedendosi già come abbinare le foto con l’arredamento. In queste condizioni

osservatori e osservati non hanno alcuna possibilità di vedersi e d’incontrarsi. Fotografare o filmare

significa appropriarsi delle immagini altrui. Un libro dal titolo “Que monde!” propone foto per

sensibilizzare i turisti-voyeur, spesso irrispettosi o semplicemente maldestri.

La foto permette due viaggi, uno nel presente e uno nel passato, e se perdiamo quest’ultimo

sfruttiamo di più il primo; bisogna resistere ai diktat mentali che derivano dal condizionamento

dell’industria che ci impone di dimostrare che abbiamo viaggiato realmente, scattando foto in modo

sistematico.

Incontrando l’altro e fondendosi in lui (endotismo), e imitandolo, ad esempio col travestimento, il

viaggiatore cerca di prendere le distanze dal turista per vivere una nuova sfida, imparare dagli

indigeni a vivere la vita che desidera; gli esploratori e gli etnologi restano le figure ideali di questo

genere di nomadismo. L’esotismo, a differenza dell’endotismo consiste nel diventare altro, e non

l’altro, veicolando l’inganno di esaltare le differenze culturali, le bellezze paesaggistiche ai fini

dello sfruttamento economico senza considerare la politica e le guerre che hanno martoriato quei

paesi ed è ingiustificabile che il viaggiatore trascuri questi dettagli. E il fenomeno colpisce anche il

mondo dell’arte, della pubblicità e dell’alta moda: sfilare con gli stessi anelli delle donne masai o

birmane è una forma di anti-sviluppo.

Il senso di colpa pervade l’occidente e già prima di Rousseau si tendeva a idealizzare gli altri alla

luce dei nostri misfatti.

Nonostante la globalizzazione le divergenze culturali restano radicate.

Qualsiasi forma di spaesamento implica l’abbandono di sé stessi per rinascere temporaneamente

altrove.

I passaggi dall’altrove e il passaggio all’altro passano attraverso sé.

L’altrove aggiunge un sentimento d’anima nel sognatore ed è soprattutto una critica del presente,

che non riesce a trasmettere il gusto di vivere, per cui per vincere la noia e si va in cerca

dell’autentico.

L’escursione permette di ritrovare gli uomini e ha una valenza sportiva e politica, ma è anche (e

soprattutto, aggiunge Lavenir) un viaggio interiore. La marcia permette di riavvicinarsi alla natura e

all’altro in modo pacifico e rispettoso, con le premesse del buon viaggio, per cui il viaggiatore si

prende il tempo per vivere e non vive il suo tempo. La marcia in sintesi favorisce la coperta come

il desiderio favorisce l’altrove.

L’asia è il continente sacro che ci attrae con le sue pratiche quali lo yoga, il feng-shui e la medicina

indiana, ma anche come luogo per dare sfogo alle nostre fantasie più recondite.

I visitatori si concentrano principalmente su sei cose:

− Lao Tze

− Lo Yin e lo Yang

− Le verità di Buddhaù

− Il sermone d varanasi

− La ricerca del Nirvana

− Confucio

L’interesse oggi rinnovato per la natura, la lentezza, il silenzio sono connessi alla ricerca di fuggire

allo stress e di accedere all’inaccessibile, ad altre forme di pensiero diverso da quello occidentale.

Vallet individua tre motivi dell’entusiasmo per le religioni asiatiche:

- fine del comunismo;

- risposta alternativa all’ultraliberalismo;

- democratizzazione dei trasporti

L’obiettivo per alcuni è di vivere altrove sani.

L’avventura del viaggio e il viaggio d’avventura tra natura e cultura

L’impulso verso il turismo verde è collegato in modo non sempre chiaro al desiderio di ritorno alla

terra, alle tradizioni e alla famiglia; questo a sua volta rispecchia la nostra incertezza sul futuro e

alcuni preconizzano scenari pericolosi legati agli OGM, all’inquinamento, alla deforestazione e al

nucleare.

Il richiamo alla natura ha comunque anche una spiegazione politica.

Il paesaggio artificiale ha preso il posto della natura selvaggia, ma la natura è un terreno fertile su

cui far crescere il turismo. L’interesse per la natura in genere si accompagna alla riscoperta della

storia locale, del folklore e in questa nostalgia si nascondono due concetti: il popolo e il popolare.

La natura è certo un terreno fertile per far crescere il settore turistico.

L’altro va ricercato lontano dall’altro, nella foresta, in mezzo al mare e nel deserto; lì ci si ascolta, ci

si guarda e ci si parla.

Il turismo culturale può essere definito come uno spostamento la cui principale motivazione sta nel

desiderio di allargare il proprio orizzonte. Gli anni ’90 si sono contraddistinti per una grande

infatuazione per il turismo culturale. Quello di oggi trascura troppo i viventi, il presente e ancora di

più la realtà sociale.

Ciò che rende il vero senso del viaggio sono la spontaneità, l’apertura, la causalità, l’eccezionale

incontro.

La Carta etica del viaggiatore, redatta da un tour operator, si rivolge a tutti i nomadi del tempo

libero che vogliono limitare l’impatto dei propri spostamenti. La Carta riassume ciò che conferisce a

un viaggio una certa altezza: rispetto delle culture; etica dell’incontro; tutela del patrimonio storico

e naturale.

L’avventura precede il viaggio nel senso che il viaggio è solo una delle possibilità d’avventura.

Il turismo diventato industria si è trasformato in una locanda dove si trova tutto ciò che serve a

soddisfare i gusti dei nomadi. Un’avventura troppo organizzata, preparata, finanziata, meditata ne

conserva ormai solo il nome. Al nuovo esploratore si contrappone l’esploratore medio che vive

all’ombra del primo.

L’immaginario occidentale affronta la visione dell’uomo avventuroso secondo queste identità:

1. positivo a priori = nuovo esploratore = viaggiatore = estremo nomadismo = originale,

autentico = elitario = ambientalista = stabilisce record;

2. negativo a priori = esploratore medio = turista = nomadismo da tempo libero = copia =

folklore = popolare = distruttore dell’ambiente = tenta di battere record.


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Corso di laurea: Corso di laurea in turismo, cultura e sviluppo del territorio
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher unimapi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Bustreo Massimo.

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