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Franck Michel e il settimo senso: antropologia del viaggio

Introduzione al contesto del viaggio post 11 settembre

Per aiutarti a fare il commento critico, prima del riassunto, ti evidenzio quello che Michel vuole esprimere con questo suo libro. Egli parte dalla considerazione che dopo l’attentato alle Torri Gemelle, il mondo non è più lo stesso, è diventato più vulnerabile e diviso tra il Bene e il Male in modo così netto che non era più capitato dalla fine della guerra fredda.

Ovviamente anche il viaggio avrà di fronte a sé nuove sfide: in questa era di dubbi e angoscia i viaggiatori si espongono alla miseria del mondo e a quei popoli traditi dalla storia. Ancora oggi l’altro del viaggiatore è il povero e non un altro viaggiatore: turisti ed emigranti, viaggiatori e rifugiati, vacanzieri ed esiliati non si incontrano mai. Il turismo smetterà di essere demonizzato quando smetterà di rappresentare lo sfruttamento economico del sud da parte del nord. Probabilmente quel giorno si stava avvicinando ma tutto si è fermato con l’11 settembre 2001.

La responsabilizzazione del viaggiatore

Innanzitutto deve cambiare il nostro rapporto con l’altro e dobbiamo interrogarci sul significato della nostra presenza su questa Terra. Gli imperativi sono apprendere anziché prendere, osservare anziché giudicare, ascoltare prima di parlare. Il viaggiatore è soprattutto un cittadino e in quanto tale deve agire da persona responsabile: la responsabilizzazione dei viaggiatori sta alla base di quell’etica del viaggio che va sviluppata, diffusa e insegnata.

In un momento storico di instabilità geopolitica, il viaggio rimane il migliore esempio d’incontro pacifico. Se non ripensiamo il senso del viaggio e la nostra implicazione nelle disuguaglianze generate dal turismo internazionale, in sostanza se non pensiamo ai nostri simili e ospiti, non c’è la minima speranza di vedere nascere un turismo responsabile e rispettoso degli ambienti naturali e culturali. D’altra parte è proprio per tali ambienti che viaggiamo da un capo all’altro del mondo e quindi è insensato minacciarli. Il viaggio, essendo un’opportunità per la pace, offre anche prospettive migliori per un’altra globalizzazione.

Riassunto

Dall'erranza all'incontro

Viaggiare significa affacciarsi all’estraneo, al nuovo, all’ignoto, all’incommensurabile. Se è vero che i viaggi formano i giovani, dall’altra parte i giovani sembrano preferire il turismo, ovvero fare viaggi in sicurezza piuttosto che partire per orizzonti ignoti dove tutto potrebbe accadere.

Il viaggio è una terapia contro il pensiero unico, esso forma le persone di tutte le età, ha una forte vocazione educativa. Scoprire, conoscere, comprendere, documentare sono i quattro pilastri dell’industria turistica, anche se spesso i risultati non sono all’altezza delle intenzioni.

Il turismo è un’estensione del viaggio che nasce grazie a una rivoluzione dei costumi nell’Inghilterra del 1700. La corsa alla conquista, allo sfruttamento e al profitto darà luogo appunto al turismo.

Se pensiamo alle crociate, comprendiamo che le chiese sono state (e rimangono) tour operator formidabili e redditizi. Solo con l’apparizione delle ferie pagate, il turismo conoscerà il suo momento di gloria, ma la rivoluzione turistica deve molto all’effetto combinato della rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni, perché senza mezzi di trasporto, senza albergo o agenzia il viaggiatore/turista moderno sarebbe ancora un avventuriero o un esploratore.

L'evoluzione del termine turista

Il termine turista nasce nel 1816 da "tour" ossia il viaggio che i giovani aristocratici inglesi generalmente intraprendevano in Europa nel 1700. Il termine turismo invece nasce nel 1841 come azione di viaggiare per il proprio piacere, distinto dalle escursioni o dai soggiorni lunghi più di un anno.

I quattro elementi principali che determinano il turismo sono: la domanda di viaggio; gli intermediari turistici; le destinazioni; gli impatti. All’origine delle vacanze e del turismo in generale vi sono le tre funzioni dello svago, ossia rilassarsi, divertirsi e sviluppare la personalità.

Edgar Morin sostiene che la vacanza dei valori faccia il valore delle vacanze: l’ozio non è mai ben visto e appena nato il tempo liberato viene ripreso dalla società industriale e da quella dei consumi. In pratica il tempo libero è soltanto una versione non remunerata del tempo lavorativo.

Le dinamiche del turismo

Per vivere il turismo ha bisogno di tutto e del contrario di tutto: città e campagna; costruzioni tecnologiche e monumenti storici; ricchi e poveri; civili e selvaggi; nord e sud. La povertà esotica affascina e ci è più tollerabile semplicemente per la sua estraneità, la sua distanza geografica. Anche il turismo nasce dal malsano bisogno di constatare altrove che a casa propria in fondo non si sta così male.

A seconda degli studiosi sono state individuate varie categorie turistiche (es. balneare, climatico, montano, rurale, di salute, culturale, religioso), ma qui ne osserviamo solo due importanti:

  • Di svago, comprendente quelli balneare, di crociera, di montagna, sportivo, di distrazione;
  • Culturali e naturali, comprendenti quelli etnici o etnologici, storici e archeologici, d’avventura o di scoperta, ecologici, fluviali.

Una terza categoria meno importante riguarda i turismi d’affari.

Riflessione e tipologie di turisti

Oggi la riflessione turistica è alimentata da due filoni: il primo affronta il divario fra un discorso negativo sui turisti e uno positivo sui flussi e prodotti turistici, il secondo tratta il dislivello tra gli effetti negativi del turismo e le forme positive di turismo alternativo e compatibile.

Il viaggiatore senza scopo che fu il turista di un tempo si è trasformato in un viaggiatore che ha premura di raggiungere un obiettivo: ad esempio il fotografo è simile al cacciatore.

La vacanza nasce come assenza temporanea dal lavoro e quindi il turismo sembra voler liberare l’uomo dai suoi impegni: in realtà la vacanza serve per poter ritornare a lavorare in modo più redditizio. Ecco il meccanismo perverso del turismo che col pretesto di liberare l’uomo, lo sfrutta.

Tzvetan Todorov (filosofo e saggista bulgaro naturalizzato francese, morto circa 4 mesi fa) ha delineato 10 ritratti di viaggiatori: l’assimilatore, il profittatore, il turista/vacanziere, l’impressionista, l’assimilato, l’esotista, l’esiliato, l’allegorista, il disincantato, il filosofo. Ascher invece propone 3 tipi di turisti, gli attivi, i prigionieri e quelli di lusso; Lanquar ne indica 4, ossia il sedentario, il sedentario mobile, l’itinerante e il nomade.

Urbain ha individuato 4 figure che però possono anche combaciare: il viaggiatore, il turista, il villeggiante e il clandestino. Cohen elenca 4 tipi distinti: il turista organizzato di massa, il turista individuale di massa, l’esploratore che va fuori dai sentieri battuti e l’esploratore marginale che cerca la novità ed evita il contatto con i turisti. Smith propone 7 categorie: gli esploratori, i turisti elitari, i turisti fuori dai sentieri battuti, i turisti non abituali, i turisti di massa recenti e di massa, i turisti charterizzati.

Le due cose che il turista disprezza di più sono vedere il proprio viso nello sguardo dell’altro e la sovrappopolazione turistica. La sola opposizione che ha senso è quella tra turista-viaggiatore da un lato e girovago-vagabondo dall’altro. Per il primo il viaggio è qualcosa di straordinario, mentre per il secondo è un’arte di vivere, è la sua quotidianità (è il lavoro a rappresentare un’esperienza non ordinaria).

Aprirsi all’altro significa accettare di dubitare di sé, l’alterità è un sentiero disseminato di pericoli. Ancora troppo spesso nei gruppi turistici manca questa consapevolezza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher unimapi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Bustreo Massimo.
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