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STIMOLO  VALUTAZIONE COGNITIVA  SENTIMENTO

SCHEDA 7 – L’inconscio emotivo

ZAJONC: Per dare origine a una preferenza (emozione positiva) non è necessaria la coscienza e

quindi nemmeno la cognizione.

STIMOLO  AFFEZIONE INCONSCIA  SENTIMENTO

Fenomeno del PRIMING: facilitazione o inibizione che uno stimolo (prime) provoca nella

percezione di un altro stimolo ad esso associato.

Difesa percettiva: constatazione che la soglia di riconoscimento di una figura può variare in

relazione al valore affettivo che nutre per essa – SUBCEZIONE (forma di riconoscimento non

conscio).

TEORIE DELLA RAPPRESENTAZIONE COGNITIVA

Ipotesi che ogni situazione è caratterizzata da tre livelli di generalizzazione:

- SCENA (conoscenze generali sul contesto)

- SCRIPT (rappresentazione degli eventi come una sequenza di azioni tipiche di quel

contesto)

- MEMORIE AUTOBIOGRAFICHE (elementi ricavati dalle proprie esperienze)

TEORIE INTERPRETATIVE

Sensazione di rabbia  vampata di calore al volto e contrazione dei muscoli.

Tentare di capire meglio gli eventi: tali modificazioni fisiologiche (arousal – attivazione) e i

pensieri successivi sarebbero un’INTERPRETAZIONE COGNITIVA dello stato di attivazione.

MANDLER (1984) – AROUSAL

È la percezione dell’attività del sistema nervoso simpatico che genera modificazioni fisiologiche

come rossore e tensione – non contribuisce a stabilire la qualità dell’emozione, ne determina

l’intensità.

L’emozione vera e propria sarebbe il risultato della percezione della nostra tensione associata

all’elaborazione cognitiva che mettiamo in atto per dare senso agli eventi in relazione alle

aspettative.

TEORIE DELL’APPRAISAL. L’IPOTESI DI FRIJDA

Apparaisal: valutazione cognitiva degli eventi come origine dell’esperienza emotiva. Il concetto di

valutazione va inteso come atto che completa la percezione e permette di qualificare gli eventi

come positivi o negativi rispetto al soggetto.

Le elaborazioni cognitive avrebbero duplice ruolo nelle emozioni: interverrebbero sia come

determinanti che come costituenti.

Secondo frijda le elaborazioni sarebbero esse stesse emozioni.

La valutazione avviene a diversi livelli, da una primitiva codifica dello stimolo, fino al confronto con

l’immagine di se e gli scopi che si stanno perseguendo.

LA PROPOSTA DI OATLEY E JOHNSON-LAIRD

Ipotesi non lontana da quella di frijda primi anni novanta – secondo questa impostazione noi

seguiamo SCOPI in base ai quali eseguiamo una serie di azioni.

Metteremo in pratica dei PIANI finalizzati a far coincidere lo stato del mondo reale con quello

rappresentato a livello cognitivo sotto forma di scopi.

Nel caso di situazioni critiche nello svolgimento dei piani si valuterebbero conseguenze traendo

significati più o meno positivi per il nostro benessere – insorgerebbero le emozioni.

Nel caso superassimo questi ostacoli e raggiungessimo gli scopi finali proveremmo emozioni

positive in caso contrario invece sentimenti negativi.

Le emozioni intervengono quando serve una risposta immediata.

L’ANIMA NEL FREEZER

Titolo tratto da LEDOUX – il freezer sarebbe il freddo mondo della mente cognitiva, ambito in cui

l’anima, le passioni e le emozioni non hanno trovato molto spazio.

L’emozione è ben più rispetto a un freddo processo intellettuale.

Avere paura, essere arrabbiati o felici, significa avere la consapevolezza di fare un’esperienza di

tipo particolare – talvolta viviamo emozioni così forti e repentine che sarebbe improbabile attribuire

il nostro stato alla valutazione della positività della situazione in relazione ai nostri scopi.

Per quanto cerchiamo di fare appello alla ragione, l’emozione prende il sopravvento e non

riusciamo in nessun modo a controllarla.

L’INTELLIGENZA EMOTIVA: COMPETENZE PERSONALI

DALLA PARTE DELLE EMOZIONI

L’emozione gioca un ruolo di primo piano nella scelta della pratica del viaggio:

- Prefigurazione degli eventi

- Creazione di aspettative

- Ricerca di conferme delle aspettative

- Legame affettivo con gli oggetti raccolti durante il viaggio

- Ricordi e narrazione

Spesso si pensa all’emozione come nebbia che offusca la lucida ragione.

INTELLIGENZA EMOTIVA: capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un

obiettivo nonostante le frustrazioni; di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di

modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare e la capacità di

essere capaci di sperare.

Fattore più potente del QI.

RAGIONE ED EMOZIONE

Il processo di RAZIONALIZZAZIONE ha mosso i suoi passi a partire dal mito.

LOGOS (ragione): la ragione è uguale per tutti, segue gli stessi principi per ogni persona e porta

quindi alle stesse conclusioni – TUTTO SCORRE, Eraclito – il mondo è in perenne mutamento e

nessuno potrà mai immergersi nello stesso fiume per due volte.

La ragione permette di stabilire un punto fermo nel mutamento generale, l’esercizio del logos

permette di confrontarsi con gli altri su basi solide e inconfutabili.

Chi segue il logos: le cose gli appaiono a ciascuno nello stesso modo.

Chi segue i sensi: quelli che dormono perché nel sonno ognuno vive in un suo mondo particolare

diverso da quello degli altri.

LOGOS contrapposto al PATHOS (sentimenti) – unico mezzo per la conoscenza era la ragione.

Principio secondo cui si teme ciò che non si conosce, quando le passioni e le emozioni erano

sconosciute sono state considerate debolezze degli umani – conoscendole abbiamo scoperto che

possono aiutarci a vivere meglio.

Gestire le emozioni significa comprenderle e armonizzarle con la ragione.

L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI

Le emozioni sono la base di un legame che da gioia, speranza ma che richiede anche impegno,

pazienza e costanza. Le emozioni si nutrono dell’attesa, dei segni e dei ricordi. Solo con le

emozioni entriamo veramente nel cuore delle cose e non servono le parole perché sono fonte di

malintesi.

Ma anche se ci si allontana, i legami non si spezzano, rimane la responsabilità di aver stretto un

rapporto profondo, così profondo che gli occhi non lo possono vedere.

“non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

SCHEDA 9 – Verso una definizione di intelligenza emotiva

Le possibilità di guardarsi dentro e di capire gli stati emotivi altrui sono proprio ciò che contribuisce

alla definizione del QE – quoziente emotivo.

SALOVEY e MAYER 5 ambiti in cui si realizzano le intelligenze collegate alle emozioni:

1- Conoscenza delle proprie emozioni

2- Controllo delle emozioni

3- Motivazione di se stessi

4- Riconoscimento delle emozioni altrui

5- Gestione delle relazioni

Definizione di intelligenza emotiva di GOLEMAN

Capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e di gestire

positivamente le emozioni, tanto interiormente quanto nelle nostre relazioni. Abilità che sono

distinte dall’intelligenza accademica QI.

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GUARDARSI DENTRO

Metaemozione: consapevolezza in merito alle emozioni – essa comporta la capacità di fermarsi a

riflettere sui sentimenti che dominano lo stato emotivo senza esserne travolti.

Un rapporto sereno ed equilibrato con i propri stati d’animo favorisce il raggiungimento di obiettivi

che , se perseguiti con la sola razionalità, non avrebbero completa soddisfazione.

TIPOLOGIE IN BASE ALLA CONSAPEVOLEZZA E AL GRADO DI CONTROLLO DELLE

EMOZIONI – GOLEMAN:

1- Autoconsapevoli (riconoscono e controllano le emozioni)

2- Sopraffatti (non riconoscono le emozioni e quindi non sono in grado di controllarle)

3- Rassegnati (riconoscono le emozioni ma non riescono a gestirle)

“via via che impariamo dall’esperienza: la nostra competenza in questo campo continua a

migliorare”. – Goleman

DAMASIO (1996) – MARCATORE SOMATICO

Effetto delle emozioni sul corpo, segni o marcatori che funzionano come un meccanismo di allarme

che evoca gli esiti potenzialmente negativi a cui potremmo andare incontro in una certa situazione.

SCHEDA 10 – Sulla varietà delle passioni

Classificazione delle passioni di GOZZANO:

uso di 2 parametri generali: le cause di attivazione della passione e l’oggetto della passione – la

presenza o meno di uno o dell’altro costituiscono valori che tali parametri possono assumere.

- Causa di una passione (credenza o percezione diretta)

- Oggetto di una passione (ciò verso cui la passione è diretta, ciò che ci appassiona)

4 sottocategorie delle passioni:

1- Sentimenti (si distinguono dalle altre passioni perché hanno una durata maggiore,

possono durare una vita intera, chi li vive è incapace di individuarne le cause)

2- Condizioni emotive (stati temporalmente circoscritti, non sorgono ne si estinguono

immediatamente – stati d’animo, umore)

3- Reazioni emotive (sono stati in cui cause e oggetto coincidono, spaventi improvvisi in cui

la reazione viene attivata immediatamente)

4- Emozioni intenzionali (implicano la conoscenza dell’oggetto e della causa dell’emozione.

Stati di credenza e i desideri)

La capacità di ascoltare i messaggi che provengono dal nostro interno permette di acquisire una

maggiore consapevolezza di se, in particolare grazie alle 3 attitudini:

- Consapevolezza emotiva (permette di riconoscere le emozioni che si stanno vivendo e

comprenderne le cause)

- Autovalutazione accurata (consente di conoscere i propri punti di forza e i propri limiti)

- Fiducia in se stessi (comporta un sicurezza di se, delle proprie opinioni)

Se non si ha fiducia in se stessi ogni insuccesso rappresenta una conferma della propria

sensazione di incompetenza – un’estrema fiducia in se stessi può dare l’impressione di arroganza.

EMOZIONI SENZA CONTROLLO

Quando un’emozione prende il sopravvento si rischia di venirne assoggettati, la ragione è

inefficace e paralizzata ed è in corso un SEQUESTRO EMOZIONALE.

È difficile sapere quando saremo interessati da un’emozione e quale sentimento ci potrebbe

travolgere. Quando il malumore cresce spesso le cause sono molteplici e ciò che genera il

malessere è la loro somma.

ZILLMAN (1993) – SOLUZIONI PER GETTARE ACQUA SUL FUOCO DELLE EMOZIONI

PERVASIVE:

- Mettere in discussione seriamente i pensieri che alimentano la collera

- Interrompere in tempo il circolo vizioso

Perché le emozioni talvolta prendono il sopravvento? Disposizioni emotive che garantiscono la

padronanza di se di GOLEMAN:

1- Autocontrollo (consente di gestire e attenuare emozioni e impulsi negativi)

2- Affidabilità e coscienziosità (rispetto di principi etici e consente di guadagnare la fiducia

altrui attraverso la propria affidabilità)

3- Adattabilità e disponibilità all’innovazione (consente l’apertura verso idee e approcci

nuovi che possono generare cambiamento)

SCHEDA 11 – La creatività secondo un premio Nobel

Gell-Mann presentò un modello dell’atto creativo, un comportamento creativo è risultato di 4 stadi:

1- Fase di preparazione (si definisce il problema)

2- Fase di incubazione (brainstorming)

3- Fase di illuminazione (emerge un’idea creativa)

4- Fase dell’esecuzione (occorre raffinare l’idea e metterla in pratica)

LA MOTIVAZIONE

Il termine EMOZIONE deriva dal lativo E-MOVERE, cioè MUOVERE DA: si capisce come gli

stati emotivi abbiano un diretto corrispettivo nell’azione.

La motivazione è ciò che contribuisce al successo delle proprie azioni, 3 attitudini motivazionali per

GOLEMAN:

1- Spinta alla realizzazione (tensione al miglioramento e adozione di standard elevati per la

valutazione del proprio lavoro)

2- Impegno (adesione agli obiettivi di gruppo, grazie ad esso le persone sanno superare le

proprie esigenze per volgersi verso le finalità del gruppo)

3- Iniziativa e ottimismo (saper cogliere le opportunità e perseguire gli obiettivi anche oltre

quanto richiesto)

SCHEDA 12 – Il rapporto tra ansia e prestazione

Ha l’andamento di una U rovesciata. Un lieve stato di eccitazione favorisce il raggiungimento di

una prestazione ottimale. Condizione più generale del buon umore è l’ottimismo – SELF-

EFFICACY (le sfide non fanno paura perché si ha fiducia nelle proprie capacità)

Stato in cui le emozioni sono gestite con armonia e si raggiunge l’eccellenza: stato di flusso.

INTELLIGENZA EMOTIVA: COMPETENZE SOCIALI

L’EMPATIA

Capacità di trarre informazioni sui stati d’animo altrui, si fonda sull’autoconsapevolezza:

conoscendo le proprie emozioni si possono capire meglio anche quelle degli altri.

Basi dell’empatia:

1- Comprensione degli altri (percepire gli stati d’animo altrui e provarne interesse, dispone

all’ascolto. Le persone dotate di tale attitudine sono sensibili e comprensive)

2- Valorizzazione degli altri (riconoscere e accettare le esigenze di crescita degli altri e

favorirli nello sviluppo assegnando compiti stimolanti e adatti alle loro capacità)

3- Assistenza (permette di riconoscere, anticipare e soddisfare le esigenze altrui)

4- Comprensione e valorizzazione della diversità (cogliere il valore della varietà nelle

risorse umane, si basa sul rispetto della diversità e sulla facilità del contatto)

5- Consapevolezza politica (intuire le correnti sociali e politiche dei gruppi e organizzazioni –

interpretare i rapporti di potere)

LA COMPETENZA SOCIALE

Regole di espressione di EKMAN: classificano come più o meno opportune le manifestazioni

emotive in determinate situazioni.

L’abilità nell’applicazione di queste strategie (minimizzare, esagerare o modificare un’emozione) al

momento giusto sono un punto di forza dell’intelligenza sociale.

Il rapporto fra il singolo e un gruppo è spesso occasione in cui emergono comportamenti di

intelligenza interpersonale – HATCH e GARDNER:

- Capacità di organizzare i gruppi (principale attività dei capi, saper coordinare gli sforzi di

numerose persone in funzione di un obiettivo comune)

- Capacità di negoziare soluzioni (virtù dei mediatori, persone in grado di presentare

diverse posizioni senza portare al conflitto e cercando soluzioni soddisfacenti)

- Capacità di stabilire legami personali (grazie all’empatia, stabilire con gli altri relazioni

emotive gratificanti)

- Capacità di analisi della situazione sociale (garantisce la possibilità di comprendere le

dinamiche di interazione nei gruppi)

Non c’è molta soddisfazione nell’essere camaleonti, non basta quindi fare buona impressione su

tutti, bisogna anche restare fedeli a se stessi – a queste attitudini si possono aggiungere:

1- Comunicazione efficace (gestire al meglio l’interazione comunicativa ascoltando e

inviando messaggi chiari e convincenti)

2- Influenza (persuadere gli altri, le persone dotate di tale attitudine sanno gestire il consenso

con strategie complesse e articolate)

3- Attitudine alla leadership (capacità di ispirare e guidare individui e gruppi suscitando

entusiasmo verso un obiettivo che diverrà una missione condivisa)

4- Catalizzare il cambiamento (consiste nel saper dare avvio a innovazioni)

EMOZIONI E COMUNICAZIONE

COMUNICARE L’EMOZIONE

L’emozione potrebbe essere interpretata come un insieme complesso di interazioni tra fattori

soggettivi e oggettivi, mediate da sistemi neurali e ormonali che possono:

1- Dare origine a esperienze affettive – sensazione di piacere/dispiacere

2- Generare processi cognitivi – valutazioni, processi di riconoscimento

3- Attivare reazioni fisiologiche di vasta portata

4- Condurre un comportamento che è spesso espressivo, finalizzato e adattivo

BUCK E LA TEORIA EVOLUTIVO-INTERAZIONISTA

Propone una schematizzazione delle dinamiche emotive nella comunicazione – è possibile

trovare 3 aspetti dell’emozione:

- Emozione 1 (arousal – attivazione fisiologica, reazioni fisiologiche dei sistemi autonomo,

endocrino e immunitario)

- Emozione 2 (espressione delle emozioni tramite posture e gesti)

- Emozione 3 (esperienza soggettiva dello stato emotivo – permette al soggetto di accedere

alle emozioni che sta vivendo)

Questa teoria offre una visione unificata di MOTIVAZIONE, EMOZIONE e COGNIZIONE.

Non si può definire una di queste senza fare ricorso alle altre – ognuna è insita nelle altre.

Secondo GIBSON le specie si sono evolute sviluppando una sensibilità agli aspetti dell’ambiente –

esistono forme di percezione immediata così schematizzabili:

1- Percezione diretta di conformazioni ambientali (cavità, sporgenza, superficie ecc.)

2- Percezione diretta di stimoli comunicativi a livello sociale (messaggi di attacco, a fini

produttivi ecc.)

3- Percezione diretta dei propri stati interiori, lettura soggettiva (in termine di sentimenti)

Questa teoria riprende alcuni concetti della GESTALT secondo cui si coglie tutto l’intero e non la

somma delle parti. “la percezione è un processo in cui le caratteristiche all’interno svolgono un

ruolo determinante.” – Wertheimer

Alcuni tipi di sistemi emotivo-motivazionali di crescente complessità:

- RIFLESSI (la cui risposta è poco flessibile e fondamentalmente innata)

- ISTINTI (implicano complesse attività motorie)

- PULSIONI/DRIVE (attivano comportamenti volti alla soddisfazione delle esigenze

fisiologiche)

- EMOZIONI FONDAMENTALI (ritenute generali e da cui si originano tutte le altre sfumature

emotive)

Salendo nella gerarchia dei riflessi, agli istinti, alle pulsioni fino alle emozioni, aumenterebbe

l’interazione tra sistemi specifici e generali – diversi livelli:

1- Emotivo-motivazionale (riflessi  affetti)

2- Filogenetico (creature semplici  creature complesse)

3- Ontogenetico (neonato  adulto)

4- Neurofisiologico (riflessi spinali  sistemi corticali)

Gli stati emotivi sarebbero sempre presenti, solitamente tenderemmo a prestare attenzione a tali

informazioni solo quando sono forti ed improvvise.

Secondo BUCK gli stati d’animo sono sempre attivi anche a livello inconsapevole.

SCHEDA 14 – L’espressione delle emozioni

I movimenti dell’espressione danno vivacità ed energia alle parole dette, rivelano pensieri e

intenzioni altrui con maggiore verità delle parole che possono essere falsificate.

EKMAN ricerca sui gesti e sui comportamenti che accompagnano un’emozione:

- Emozioni innate (espresse secondo schemi comportamentali comuni – sorpresa, felicità,

ira, paura, disgusto, tristezza)

- Emozioni derivate (amicizia, vergogna, angoscia, risentimento, senso di colpa)

Ciò lascia pensare che le modalità di fondo dell’espressione delle emozioni e le loro cause siano

simili in tutte le culture, benchè culturalmente condizionate nell’esibizione e nell’enfasi.

L’IPOTESI DEL GENE COMUNICATIVO

L’espressione delle emozioni è un fenomeno comunicativo che possiede un notevole valore per

l’adattamento dell’individuo al suo ambiente fisico e sociale.

I geni non vengono distrutti dal crossing-over, cambiano solo partner e continuano per la loro

strada.

DAWKINS: il gene è l’unità minima che si trasmette di generazione in generazione – se il gene

non consente l’adattamento muore, l’individuo che lo possiede soccombe alla selezione naturale.

La comunicazione delle emozioni avverrebbe grazie a dispositivi innati di esibizione (DISPLAY) e

di ricezione (PREATTUNEMENTS) presenti in chi emette e in chi riceve il messaggio emozionale.

ESPERIENZA SOGGETTIVA  ATTIVAZIONE DISPOSITIVI  ESPRESSIONE DELLA PAURA 

RICEZIONE

DELLA PAURA INNATI DI ESIBIZIONE DELLA

PAURA

BUCK: ascoltare un’emozione significa ascoltare la voce dei geni.

SCHEDA 15 – Geni egoisti e altruismo, il dibattito intorno all’ipotesi di konrad

Lorenz

Qual è l’unità atomica su cui agisce la selezione? L’organismo o il gene?

Si può parlare di selezione di gruppo: l’entità della selezione è il gruppo. Lorenz dice che se una

popolazione ha un vantaggio nel riprodursi perché conosce il comportamento altruistico, sarà

avvantaggiata nel corso dell’evoluzione rispetto alla popolazione che non conosce questo

comportamento.

COMUNICARE CHE COSA? COMUNICARE COME?

DEFINIZIONI DI COMUNICAZIONE

Comunicazione: scambio di informazioni tra due o più entità in grado di emettere e ricevere

segnali.

Scambio: processo interattivo in cui è presente un meccanismo di feed-back o retroazione.

Perché si possa parlare di comunicazione è necessario:

- Chi i messaggi siano percepiti dal ricevente

- Che i messaggi percepiti possano essere interpretati secondo un codice e in un contesto

- Che le funzioni di emittente e ricevente possano essere scambiate

Il codice non è necessario che sia in comune o noto ai soggetti comunicanti, più il codice sarà noto

più valida risulterà la comunicazione.

Numerose definizioni di comunicazione:

1- Trasferimento materiale da-a (con mezzi di comunicazione fisico o con le

telecomunicazioni)

2- Paesaggio di informazione (emittente e ricevente, messaggio in bit)

3- Mettere in comune (attività sociale che si basa sulla costruzione di senso tramite

narrazioni di se e del mondo)

4- Inferenza (comunicare significa trasmettere indizi in modo da permettergli di capire in base

alle conoscenze che ha a disposizione)

5- Scambio o negoziato legato alla gestione della relazione (comunicazione tra

interlocutori dal cui rapporto dipende l’esito dell’interazione)

6- Ermeneutica (affrontare il messaggio costruendo ipotesi preliminari)

LA TEORIA MATEMATICA DELLA COMUNICAZIONE

Comunicazione intesa come trasferimento tra due agenti – teoria dell’informazione.

SHANNON e WEAVER: un messaggio è tanto più ricco di informazioni quanto meno è probabile.

RUMORE: ciò che provoca perdita nel circuito della comunicazione – ricorrere alla

RINDONDANZA.

SIGNIFICATO E INTERPRETAZIONE

Teoria dell’informazione di Shannon e Weaver – metafora per ogni tipo di comunicazione prima fra

tutte quella umana.

Pragmatica: parte di semiotica che si occupa dell’origine dei segni sul comportamento

dell’interprete del segno.

Semantica: significazione dei segni.

Sintattica: significazione dei segni senza tener conto delle loro significazioni specifiche.

IL SEGNO

Bipolarità di segno: segno come una sorta di moneta le cui facce rappresentano il SIGNIFICANTE

(segno grafico) e il SIGNIFICATO (concetto).

Il segno è artificiale e convenzionale quindi i fenomeni naturali e quelli non intenzionali non

sarebbero segni.

Si contrappone un’analisi semiotica di origine più antica: le parole non si riferiscono in modo diretto

alle cose ma sono mediate da un concetto.

Relazione tra SEGNO (parola), OGGETTO (cosa) e SIGNIFICATO (concetto) oggi è nota come

TRIANGOLO SEMANTICO.

CHARLES SANDERS PEIRCE definì la significazione come una RELAZIONE TRIADICA.

Elementi: segno, oggetto e interpretante.

L’interpretante rappresenta una traduzione del segno sotto un certo aspetto esplicita alcune

caratteristiche dell’oggetto cui il segno si riferisce.

Interprete = definizione di oggetto

Semiosi illimitata: definizione dell’oggetto formata da altri segni che a loro volta fanno parte di

altri triangoli semantici.

Interpretare con classificazione di un oggetto:

- Un disegno

- Una definizione

- Un’associazione emotiva con valore connotativo

- Traduzione in altro linguaggio o sinonimo

- L’indice diretto verso un esemplare

COMUNICAZIONE E SIGNIFICAZIONE

Pubblicazione di “elementi di semiologia” – ROLAND BARTHES  frattura nella comunità dei

semiologi.

- Oggetto di disciplina: tutti i fenomeni significativi dal punto di vista sociale (moda, beni di

consumo ecc.)

SEMIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE: corrente di pensiero opposta (solo i fenomeni

comunicativi sarebbero oggetto di semiologia. Fenomeno comunicativo = fatto percepibile

associato a uno stato di coscienza – da escludere i segni involontari, individuali e non sociali,

naturali e non culturali. INTENZIONALITA’ e CONSAPEVOLEZZA fattori discriminanti per i

semiologi).

UMBERTO ECO (1974) – processo di comunicazione sempre triadico.

Perché uno a fasi sarebbero tipico del comportamento STIMOLO-RISPOSTA (univoca e

prevedibile) – questo non accade nello spazio dell’interpretazione dove SEGNO – RISPOSTE

INFINITE.

SCHEDA 21 – Il paradigma della narrazione

La semiotica ha visto nel testo una categoria secondo cui tutto è testo.

REGIME COMUNICATIVO TESTUALIZZATO: Lotman indica ogni manifestazione linguistica in cui

prevale a livello di contenuto, l’aspetto della narrazione.

REGIME COMUNICATIVO GRAMMATICALIZZATO: il contenuto discorsivo è organizzato nella

forma dei saggi dove i personaggi, ingrediente tipico della narrazione, sono assenti – incrocio tra

fabulativo e discorsivo.

GLI ATTI LUNGUISTICI

Comunicare significa compiere un’azione, usare un insieme di segni in una comunità di parlanti.

Mettere in evidenza l’aspetto pragmatico del linguaggio.

PRAGRAMATICA: studio del rapporto fra i segni e gli utenti dei segni (chiedersi qual è lo scopo di

un messaggio, perché il parlante lo ha generato)

JOHN AUSTIN – ENUNCIATO PERFORMATIVO

Un enunciato che si presenta come azione vera e propria nel momento stesso in cui lo si produce.

(io ti battezzo – è una dichiarazione ma anche un’azione).

Basterà capire se una frase è felice o infelice e non più se è vera o falsa.

La felicità di un atto linguistico può essere data dall’analisi dell’enunciato rispetto a 3 LIVELLI

D’AZIONE:

1- Atto locutorio (emissione linguistica di enunciati, regolato dalla grammatica – felicità data

dalla buona articolazione dei suoni e dall’assenza di ambiguità)

2- Atto illocutorio (intenzione comunicativa del parlante, si rileva dalla forza dell’enunciato –

felicità dipende dalle condizioni e dalla possibilità di pronunciarlo)

3- Atto perlocutorio (aspetto pragmatico dell’enunciato, evidenzia gli effetti prodotti

nell’interlocutore – felice se c’è risposta alle nostre intenzioni)

JOHN SEARLE – SPEECH ACTS

Continua l’opera di Austin – diffusione della pragmatica al costo di eccessive semplificazioni.

Distinzione tra:

- REGOLE REGOLATIVE (la cui esistenza è indipendente dal comportamento effettivo)

- REGOLE COSTITUTIVE (senza le quali non sussisterebbe il comportamento a cui si

applicano)

LA COMUNICAZIONE VISIVA

Tutto ciò che i nostri occhi vedono.

Fare distinzione tra:

- Comunicazione intenzionale (nuvola prodotta da segnalazioni di fumo)

- Comunicazione casuale (nuvola che passa nel cielo sopra di noi)

Comunicazione intenzionale:

1- Informazione pratica (disegno tecnico)

2- Informazione estetica (messaggio che ci informa delle linee armoniche che compongono

una forma – l’estetica non è uguale per tutti)

EMITTENTE

RICEVENTE  la comunicazione può essere compromessa da distrurbi

CONTESTO

Anche se siamo in grado di superare un rumore ambientale, noi abbiamo dei filtri:

1- Filtro sensoriale (daltonismo)

2- Filtro operativo (età mentale)

3- Filtro culturale (fanno passare solo informazioni rispondenti a canoni culturalmente

determinati)

4- Filtro emotivo (dovuto all’emozione prodotta dallo stimolo)

I filtri non sono disposti in un ordine prestabilito, possono invertirsi e contaminarsi a vicenda.

Superati i filtri il messaggio arriverà al ricevente che elaborerà due tipi di risposta:

1- ESTERNA (verbale, comportamentale)

2- INTERNA (rappresentazione del contenuto del messaggio)

 SUPPORTO (texture, forma, struttura, modulo, movimento)

MESSAGGIO VISIVO

 INFORMAZIONE

Caratteristica principale della texture è l’uniformità – la si percepisce come superficie.

COMUNICARE TRA INDIVIDUI, GRUPPI, CULTURE

LA PSICOLOGIA CULTURALE

Che cos’è la cultura?

Una cultura ci dice cosa fare, come farlo e perché farlo: la cultura fornisce il grande repertorio

operativo fatto di scopi ed azioni a cui le persone ricorrono per costruire i loro progetti di vita.

Essa forma il repertorio che alimenta l’immaginario delle persone, suggerendo desideri ed

aspirazioni comuni ad un gruppo ed esclusivi (intimi a ciascuno di noi).

Ogni scelta è irripetibile, ma la sua cornice di riferimento è relativamente stabile.

CULTURA: rete di senso che ci guida nella nostra esplorazione del mondo – in relazione ad essa

cogliamo alcuni aspetti della realtà e non altri. Le lenti culturali attraverso le quali osserviamo il

mondo fungono da filtro.

Il soggetto che riceve il messaggio lo filtra attraverso vari livelli:

1- PSICOFISIOLOGICO

2- CULTURALE

3- EMOTIVO

Attraverso la cultura il soggetto organizza la realtà, le da un senso e le da un significato e un

valore.

ESPLORAZIONE: Mantovani dice che è il nostro atteggiamento nei confronti della realtà – siamo

esploratori in un ambiente in cui organizziamo gli elementi in relazione ai nostri bisogni e valori.

Noi esploriamo la realtà con l’aiuto delle mappe che la cultura ci mette a disposizione.

LE CATEGORIE COME RETE DI SENSO

La strutture linguistiche sono lo strumento attraverso cui la lingua viene ordinata: delimitano lo

spazio della realtà cui conferiscono senso, sono mappe per orientarsi nello spazio reale.

La cultura:

- Interviene nel rapporto uomo-ambiente

- Rende possibili le relazioni tra individui

- Premessa per ogni comportamento

VALORI E METAFORE


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Corso di laurea: Corso di laurea in turismo, cultura e sviluppo del territorio
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher whiteb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Bustreo Massimo.

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