L’ANZIANO E IL SONNO
Introduzione: il sonno è sotto il controllo del sistema nervoso centrale (SNC) che nel corso
dell’invecchiamento va incontro a alcune modifiche sia di tipo strutturale che funzionale. Il modo
in cui l’anziano vive la notte è legato a modificazioni fisiologiche, cognitive e emotive. L’attività
diurna e la qualità della veglia hanno rapporti molto stretti con le caratteristiche del sonno e ne
subiscono conseguenze quando questo è disturbato.
1) LA NOTTE E IL GIORNO:
La notte ha un legame con il mistero, nella pittura è identificata con il buio. Nelle popolazioni non
occidentali la notte si svolgono riti, il sonno è interrotto per attività di tipo religioso. Nelle
popolazioni occidentali nella notte c’è un solo e continuo episodio di sonno. Alcuni tipi di lavoro
portano l’individuo a essere sveglio di notte e a dormire di giorno, in questi casi si presentano
problemi di salute (disturbi gastro-intestinali), sonno di scarsa qualità perché l’individuo deve
invertire il ritmo delle attività biologiche per adattarlo agli orari di lavoro. L’età rende ancora più
difficile l’adattamento a questi turni lavorativi soprattutto dopo i 50 anni. Gli scienziati
sostengono che di notte si dorma meglio in relazione alle attività fisiologiche dell’organismo e
grazie all’oscurità. Alcuni scienziati e intellettuali sostengono però di trovare nella notte
serotini
condizioni ottimali per svolgere il proprio lavoro. Gli individui si dividono in: (ritardano
mattinieri
l’orario di addormentamento e di risveglio) e (anticipano l’orario di addormentamento
e di risveglio). Scegliere di stare svegli la notte può significare anche di avere timore di non
controllare i propri pensieri quando ci si lascia prendere dal sonno, nella notte c’è maggiore
attenzione a noi stessi e a ciò che ci circonda. La paura del buio dei bambini si trasforma negli
adulti in paura dei propri pensieri evitati di giorno quando la mente è ancorata alla realtà.
Nell’invecchiamento la notte è movimentata caratterizzata da un’attività motoria non voluta e
talvolta incessante. Gli anziano si svegliano ripetutamente e hanno difficoltà ad addormentarsi.
In alcuni casi il movimento diventa deambulazione, specialmente nei casi di demenza. Per gli
anziani la notte diventa quindi un “laboratorio di attività motorie e mentali” in cui l’anziano
produce fantasie e ricorda eventi passati. La notte è quindi caratterizzata da malinconia, pensieri
depressivi e paura.
Il giorno è strettamente legato alla notte in un rapporto dialogico. Il passaggio dalla notte al
giorno avviene gradualmente attraverso l’alba e il tramonto. Nel periodo diurno cambiano
intensità e modalità di funzioni fisiologiche e mentali e conseguentemente le possibilità
lavorative. Il giorno dei turnisti oscilla tra periodi di veglia e di sonno che hanno conseguenze
negative sui rapporti familiari e sociali. Per un anziano in pensione il giorno è poco organizzato e
caratterizzato prevalentemente da noia. Quello che si era previsto di fare il giorno prima può
svanire per difficoltà della memoria prospettica, che ci porta verso il futuro. Incapace di poter
dormire la notte, l’anziano non può sfruttare a pieno il giorno. La noia caratterizza le sue giornate
e non c’è più scansione del tempo in funzione di scopi. Il giorno può diventare un’alternanza di
sonno veglia.
2) I CAMBIAMENTI DEL SONNO NEL CICLO DI VITA:
I cambiamenti del sonno nel ciclo di vita si studiano attraverso l’osservazione diretta del
comportamento del soggetto o utilizzando questionari. monofasico
Il ritmo sonno-veglia: l’episodio di sonno nel giovane adulto è e le sue eventuali
deviazioni sono dovute a fattori culturali. La presenza di un unico episodio di sonno è il risultato
di un’evoluzione che si avviene nel primo anno di vita. La “consolidazione del sonno” avviene a
ritmo polifasico.
12 mesi quando si dorme 6-7 ore di fila. Fino ai 3-4 anni abbiamo ancora un
Anche i fattori ambientali, relazionali e patologici influiscono sul ritmo del sonno. Con
l’invecchiamento aumentano coloro che dormono meno di 6 ore a notte ma aumenta anche il
numero di chi dorme 9 ore. Si può dire quindi che emerge la tendenza a diventare brevi o lunghi
naps).
dormitori. Si verificano anche frequentemente episodi di sonno nel pomeriggio (
I ritmi biologici: nel primo anno di vita le principali funzioni fisiologiche acquisiscono un ritmo
circadiano, a parte il sonno che lo acquisisce a 3-4 anni. A questo punto l’addormentamento
coincide con l’abbassamento della temperatura e il risveglio con l’ innalzamento.
Nell’invecchiamento ci sarà un appiattimento del ritmo e quindi uno spezzamento del sonno. Con
l’età cambia anche l’ora del giorno in cui i valori della temperatura raggiungono il massimo e il
minimo. L’origine dell’appiattimento è dovuto alla diminuzione della secrezione di melatonina e a
fattori metabolici e energetici.
La struttura del sonno nell’invecchiamento: esistono 3 principali livelli di “organizzazione” del
stato, ciclo episodio.
sonno: e Ognuno di questi ha caratteristiche specifiche. Una buona
organizzazione conferisce qualità all’insieme. Gli strumenti utilizzati che danno informazioni più
poligrafi
complete sono i che permettono di acquisire molteplici attività fisiologiche (ritmo
cardiaco, ritmo respiratorio, movimenti oculari e temperatura).
A partire da queste variabili si determinano gli stati di sonno e dai loro legami si definiscono i
cicli. L’episodio di sonno invece è l’intervallo di tempo tra due veglie occupato dal sonno e può
stato di sonno
essere formato da cicli. Lo si costruisce nelle ultime settimane di gestazione
grazie al SNC. È caratterizzato dalla coordinazione di alcune attività fisiologiche che sono diverse
sonno attivo e sonno calmo,
da quelle che caratterizzano l’altro stato. Questi 2 stati si chiamano:
e sono gli “antenati” del sonno REM e NREM. Quando iniziano a essere presenti in successione
cicli
formano i (sonno calmo+sonno attivo). Crescendo l’individuo diventa sempre più capace di
episodi.
creare cicli ininterrotti dalla veglia che si chiamano In una notte ne avvengono 4-5.
Il sonno REM è caratterizzato da:
Attività cerebrale desincronizzata (onde di bassa ampiezza e alta frequenza)
Movimenti oculari rapidi
Ritmo cardiaco e respiratorio rapidi.
Il sonno NREM è caratterizzato da:
Assenza di movimenti oculari rapidi
Ritmo cardiaco e respiratorio regolari
È suddiviso in 4 stadi in base alle caratteristiche dell’attività cerebrale:
1. Fusi (frequenza 12-16 Hz) e complessi K (onda aguzza seguita da onda lenta);
2. Ritmo theta (frequenza 4-7 Hz);
3. Fusi, ritmo theta e delta (0,5-4 Hz);
4. Ritmo delta. sonno leggero.
Lo stadio 1 e 2 rappresentano il Lo stadio 3 e 4 vengono raggruppati con il
sonno a onde lente (SOL)
termine e si sviluppa al 4° mese.
Nell’episodio di sonno notturno dell’adulto il SOL rappresenta il 20-25% del sonno NREM e sta
nella prima parte del sonno per poi diminuire progressivamente. Si pensa che sia legato al
processo S (componente omeostatica). La probabilità di svegliarsi nella prima parte della notte è
molto bassa, infatti il sonno REM sta nella seconda parte. Nell’anziano il sonno REM diminuisce e
scende al 20% e la composizione del sonno NREM cambia. Prevalgono gli stadi 1 e 2 del sonno
leggero. I fusi sono numerosi e le frequenze più basse. Nell’anziano la regolazione omeostatica è
intatta quindi non influisce sulla modificazione del sonno.
La disorganizzazione del sonno nell’anziano: nel bambino l’immaturità del SNC impedisce di
mantenere uno stato comportamentale per un lungo periodo, nell’anziano invece c’è la perdita di
queste capacità acquisite da adulto. Tra i 60 e i 75 anni ci si sveglia mediamente 4 volte a notte,
non c’è differenza tra la prima e la seconda parte di sonno, aumenta la durata dei periodi di
succesfull aging
veglia intrasonno. I sono coloro che hanno un invecchiamento ottimale e
sfuggono a questa tendenza. Chi soffre di patologie si sveglia di più durante la notte. Con
l’invecchiamento i cicli sono meno numerosi e gli stati sono interrotti dalla veglia. Il cervello ha
onno disorganizzato).
difficoltà a mantenere una condizione stabile (s Solo il tempo di sonno
diminuisce con l’età, alcuni cambiamenti avvengono tra i 19 e i 60 anni.
I sonnellini diurni (naps) dell’anziano: la tendenza a dormire di giorno non è associata a un
disturbo del sonno, ma a un alto livello di sonnolenza diurna e a una ridotta capacità di
mantenere lo stato di veglia per periodi prolungati e a un cattivo stato di salute. La difficoltà a
mantenere lo stato di veglia è influenzato anche da fattori ambientali. Sonnellini frequenti hanno
un impatto negativo sul sonno notturno e sulla salute, brevi sonnellini invece sono di beneficio
per la salute e per il sonno notturno.
Sonnolenza e vigilanza nell’anziano: si parla di sonnolenza quando esistono diminuzioni della
ccessiva sonnolenza diurna
vigilanza e a questa segue un breve episodio di sonno. Si parla di e
(ESD) quando si presentano addormentamenti involontari in circostanze in cui non si verificano e
è legata a patologie somatiche o neur
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