Estratto del documento

Come dormiamo

Sonno: ritmo biologico, stato periodicamente necessario, ciclicità indipendente dalle condizioni esterne, interruzione dei rapporti sensoriali e motori che uniscono individuo e ambiente.

Sonno degli animali

Le caratteristiche elettroencefalografiche del loro sonno sono molto simili alle nostre (negli invertebrati non si trovano tutte le caratteristiche riscontrate nei mammiferi). Negli invertebrati si trova unicamente la presenza di cicli di attività-riposo, mentre nei pesci, anfibi, rettili compaiono altre caratteristiche, ancora più arricchite nei mammiferi. Nei vertebrati sono necessari criteri comportamentali, ma non sempre elettrofisiologici (spesso non c'è concordanza fra i due indici: espressione dell’adattamento di una specie alle condizioni ambientali che non sono le proprie).

La postura è molto informativa sul sonno: molto frequente è quella di coricarsi su un lato del corpo con gli arti estesi (mammiferi di grande taglia come cavallo o pecora). Altre sono il giacere sul dorso con l’addome verso l’alto (leoni, gatto che dorme di giorno con temperatura alta), eretti (elefante o cavallo), sull’addome o su una zampa sola (uccelli). Le posture nella stessa specie sono collegate a diversi tipi di sonno e la scelta del luogo è parte del comportamento della specie (varia con l’organizzazione sociale e i modi di vita). Differenze tra una specie e l’altra riguardano soprattutto la quantità di sonno per 24 ore e la durata di ogni episodio di sonno e ciclo NREM-REM: messe in relazione con variabili metaboliche e con il grado di encefalizzazione. Dormono di più le specie che hanno piccolo peso corporeo e elevata velocità metabolica (durata ciclo NREM-REM associata al grado di encefalizzazione).

Come scienziato misura il sonno

Lo studio del sonno prevede per l’osservazione un tempo prolungato rispetto ad altri settori. Il primo elemento analizzato è la posizione del corpo e i movimenti fini dell’estremità. Le contrazioni dei muscoli del volto sono presenti nel sonno attivo (motilità alternata ad assenza). Assunte hanno come base comune quella di ridurre il grado di tensione muscolare. Tuttavia, il modo di posizionare il corpo varia a seconda degli individui. La posizione semifetale è la più frequente (75%), seguita da posizione prona e supina. Sono prevalenze diverse delle posizioni in relazione al ciclo di vita: neonato (supina e prona), secondo anno (fianco); anziano (preferita è quella di lato, ma la scelta è legata a problemi fisici, respiratori e cardiaci). La supina è associata ad una valutazione soggettiva di cattivo sonno nell’adulto e all’aumento dei risvegli nel bambino. La posizione assunta corrisponde a quella che dà spesso sicurezza e evita eventi stressanti.

La nostra posizione cambia nel corso della notte in seguito a movimenti legati ai cicli di sonno, ma non è determinata da meccanismi impliciti in un determinato tipo di sonno. I cambiamenti hanno luogo 2-3 volte per ora e sono legati al passaggio sonno REM-NREM e viceversa (cambiamento diminuisce con l’età).

I questionari e i diari raccolgono informazioni sul sonno ed è il soggetto stesso che fornisce informazioni sul proprio sonno, dipendono dalla sua capacità di percepire e valutare le caratteristiche.

L’acquisizione on-line di attività fisiologica è resa possibile da tecniche sofisticate. È necessaria per ottenere segnali ottimali per lunghi periodi e la registrazione simultanea di più variabili (es. elettroencefalogramma, oculografia, elettromiografia). Le attività espressione del sistema neurovegetativo abitualmente raccolte sono il ritmo cardiaco (valutare il ritmo dell’attività cardiaca utilizzando una sola coppia di elettrodi posti sulla regione precordiale) e respiratorio (utilizzata una cintura nella quale vi è un segmento di gomma contenente un sensore: allungamento in fase espiratoria e accorciamento in fase inspiratoria permettono di ottenere le fasi del ritmo respiratorio). L’attività fisiologica raccolta può essere valutata singolarmente in quanto portatrice di informazioni: importante cronobiologicamente (studio influenze ultradiane o circadiane) e fisiopatologicamente (comparsa di anomalie). Questi indicatori sono usati anche collettivamente: utile perché permette di definire una modalità globale di funzionare dell’organismo caratterizzata dalla capacità di coordinare le varie attività.

Lo stato è la convergenza di diverse attività dell’organismo verso un modo di funzionare identificato da parametri comuni e che rimangono tali per un certo periodo di tempo. La sequenza di transizione tra uno stato e l’altro è fissa: il parametro che si modifica per primo è sempre lo stesso, così fino all’ultimo che precede a sua volta il primo del nuovo stato. Gli stati comportamentali rappresentano una espressione della maturazione del sistema nervoso centrale (SNC) e della sua capacità di coordinare varie attività dell’organismo.

Con l’inizio del sonno si mette in moto un cambiamento globale del modo di funzionare dell’organismo. La secrezione dell’ormone somatotropo (STH) è importante per i processi anabolici: la secrezione di STH aumenta nel corso del sonno NREM del primo ciclo e raggiunge il picco in coincidenza del sonno a onde lente per poi decrescere.

Esistono situazioni o periodi del ciclo di vita o patologie, in cui la transizione diventa prolungata e il nuovo stato tarda ad instaurarsi: in questo intervallo il sonno non ha più le caratteristiche dello stato precedente e nemmeno quelle del successivo, detto sonno ambiguo o fase transizionale (diminuisce con età a testimonianza di maturazione del SNC, ma in altri casi indica presenza di patologie: incapacità del SNC a costruire un pattern in cui elementi sono coordinati secondo regole).

La continuità del sonno può essere interrotta da risvegli, da eventi elettrofisiologici (parossismi: legati a forme di epilessia; punte occipitali nei soggetti con deficit visivi) e/o comportamentali (parasonnie: disturbi del sonno). Il sonnambulismo è caratterizzato da movimenti automatici che portano il soggetto a spostarsi, pur conservando uno stato di sonno e non-coscienza, di cui non si ha ricordo la mattina, collocato alla fine della prima fase di sonno NREM (attività cerebrale diventa desincronizzata, frequenza cardiaca si accelera, ma gli eventi del sonno REM non appaiono). Anche gli incubi si presentano tra i due stati, mentre il sonniloquio si verifica nel sonno REM.

Il REM è implicato in quanto momento di aumentato rischio per disturbi del ritmo cardiaco e insufficienza respiratoria, a causa della particolare regolazione fisiologica (Mitler). NREM rappresenta il 70-80% del tempo totale di sonno (stadio 1 scarso, sonno a onde lente 13-23%, stadio 2 45-55%), mentre il restante spetta al sonno REM (movimenti oculari occupano il 13%). REM e sonno ambiguo tendono a diminuire con l’età, mentre il sonno calmo aumenta.

Quanto dormiamo

Kleitman indica 7-8 ore come quantità media di sonno. La diversa prevalenza di soggetti in determinate fasce di durata del sonno in inchieste svolte su larga scala può dipendere da differenze di campionamento dei giorni sui quali viene valutata la durata. L’età è un fattore forte nel modificare la quantità di sonno, che diminuisce progressivamente con l’età.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 8
Riassunto esame Psicologia del sonno, prof Giganti, libro consigliato Come dormiamo, Salzarulo Pag. 1 Riassunto esame Psicologia del sonno, prof Giganti, libro consigliato Come dormiamo, Salzarulo Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 8.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia del sonno, prof Giganti, libro consigliato Come dormiamo, Salzarulo Pag. 6
1 su 8
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillaniccolai di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del sonno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Giganti Fiorenza.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community