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I fondamenti storico-epistemologici della psicologia del lavoro e delle organizzazioni

Capitolo 1 – L’evoluzione del lavoro

Nella costituzione della Repubblica Italiana il lavoro assume il rango di valore costituzionale fondamentale. Il lavoro è alla base delle nostre vite, in quanto fornisce i mezzi per il sostentamento nostro e della nostra famiglia, ci consente di coltivare rapporti sociali e svilupparne di nuovi, ci fornisce l’opportunità di incrementare le nostre conoscenze, ma è anche fonte di fatica e stress e potenzialmente si può divenire vittime di mobbing.

Le esperienze lavorative sono mutate nel corso del tempo, soprattutto in funzione di istituzioni politiche ed economiche e in base alla disponibilità di tecnologie di volta in volta disponibili.

  • La prima rivoluzione economica avviene quando si passò dalla società di cacciatori-raccoglitori a quella sedentaria che riusciva a garantirsi un numero crescente di risorse ed aveva alla base un’organizzazione e strutturazione sociale, politica ed economica più complessa.

Il concetto di lavoro ha originariamente compreso un’accezione negativa e una positiva:

  • Nel mondo greco della polis, il lavoro manuale e più duro (ponos) era prerogativa degli schiavi, mentre le attività più creative e superiori (ergon) erano svolte dai cittadini.
  • Così nel periodo romano, gli schiavi erano addetti al labor, mentre i cittadini e i liberti avevano la possibilità di dedicarsi all’opus.
  • Tale quadro fu modificato in parte dall’avvento del cristianesimo, che sanciva e giustificava la divisione in classe in base alla Provvidenza e, quindi, le occupazioni manuali dovevano essere accettate con dignità e come conseguenza del peccato originale.
  • Un decisivo cambiamento si ebbe con il Rinascimento, in cui l’uomo matura una diversa concezione dell’Universo e del sé, in quanto non più soggetto al fato, ma artefice del proprio destino.

Il lavoro è, quindi, un’attività sociale e Sen ne suggerisce tre criteri per definirlo:

  1. Capacità di produrre reddito.
  2. Utilità dei servizi e dei prodotti.
  3. Riconoscimento sociale e personale di tale attività.
  • La rivoluzione industriale fu un processo di evoluzione economica, che ebbe effetti di natura sociale e culturale e che si sviluppò in Europa a partire dal XVIII secolo. Alcuni fenomeni anticipatori sono: la costante riduzione della capacità dell’agricoltura di impiegare e sfamare la maggior parte della popolazione grazie all’introduzione delle prime macchine agricole, il crescente fenomeno dell’inurbamento, il consolidarsi della classe media mercantile e proto-industriale.

La forma tipica del proto industriale di lavoro manifatturiero è il sistema putting-out, un sistema di lavoro domiciliare in base al quale l’imprenditore acquistava le materie prime, le distribuiva presso i domicili dei propri lavoratori, per passare a ritirare successivamente il prodotto finito e occuparsi della sua commercializzazione.

L’affermazione dell’industrializzazione vera e propria è stata favorita da:

  • Disponibilità di carburanti di origine fossile quali il carbone prima e il petrolio e gas naturale poi.
  • Disponibilità di tecnologie, quali il motore a vapore, telai meccanici, o locomotiva per il trasporto del carbone e delle merci.
  • Disponibilità a buon mercato di lavoratori non qualificati da impiegare negli opifici.

I lavoratori non possedevano più i mezzi di produzione, vendevano bensì il proprio tempo e il proprio lavoro in cambio di un salario. La compresenza di un numero considerevole di dipendenti all’interno di uno spazio ristretto pone una serie di problemi alla nascente classe di imprenditori proto capitalisti che si potrebbe racchiudere sotto l’etichetta di “organizzazione”. Tali problemi sono: la gestione del tempo, la divisione del lavoro e il controllo.

  • L’industrializzazione è rappresentata da diverse fasi, ciascuna delle quali costituita da aspetti unici:

La seconda rivoluzione industriale fu caratterizzata dal rafforzarsi delle conquiste ottenute durante la fase precedente. Inoltre l’inizio del XX secolo vide l’affermarsi di due movimenti organizzativi:

  • Taylorismo – consacra l’applicazione della razionalizzazione ai processi produttivi.
  • Fordismo – Ford applicò i principi del Taylorismo alla sua fabbrica di automobili introducendo due innovazioni: la catena di montaggio e il principio di standardizzazione. L’introduzione della catena di montaggio permise di lasciare gli operai fermi presso le proprie postazioni in quanto il prodotto da lavorare, trasportato attraverso tali catene, perveniva direttamente a loro. La standardizzazione rappresentò la seconda innovazione, cioè produrre oggetti in modo sempre identico.

Taylorismo e Fordismo insieme mostrarono forti limitazioni:

  • Un’eccessiva semplificazione delle mansioni causava noia e insoddisfazione lavorativa e si rifletteva in frequenti conflitti sul lavoro.
  • Implicava costi molto elevati di controllo e coordinamento. Tali costi di coordinamento non erano solo di natura economica ma anche sociale, perché l’eccessivo controllo tendeva a far peggiorare i rapporti tra operai e i loro supervisori.

Col Post-Fordismo si cercò di attenuare la rottura tra sistema tecnico e sistema dei rapporti umani e così studiosi e manager si resero conto che sarebbe stato efficace cercare di influire sulla cultura organizzativa in modo da inculcare valori aziendali e contemporaneamente soddisfare i bisogni sociali del lavoratore.

  • Negrelli individua due cause cui addebitare l’origine della crisi e il superamento del taylorismo e del fordismo: la progressiva crescita dei movimenti sociali di protesta e di contestazione dell’organizzazione “capitalistica” del lavoro e il successo dei nuovi metodi giapponesi di produzione “snella”. Per quanto attiene all’affermarsi dei movimenti di protesta, Negrelli cita il fatto che essi si sono sviluppati in parallelo con la proposta di nuove ipotesi teoriche circa il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Il successo dei metodi giapponesi di produzione richiama il cosiddetto Toyotismo di Taijchi Ohno il cui motto era “fare di più con meno”. Tale attenzione al risparmio può realizzarsi attraverso cinque principi:

  1. Identificare il valore del cliente.
  2. Comprendere il processo di creazione del valore.
  3. Creare il flusso del valore.
  4. Far tirare il flusso del valore dal cliente.
  5. Ricercare la perfezione.

La qualità assume una grande importanza nel Toyotismo, da realizzarsi attraverso piccoli passi. Per ridurre gli sprechi si ricorreva al cosiddetto Just in time, ossia un sistema di governo per mezzo del quale vengono prodotti solo i beni che sono stati effettivamente richiesti dal mercato. A questo aspetto positivo si contrappongono però nuove sfide, al management e a tutti i lavoratori in quanto, pur stimolando la partecipazione attiva dei lavoratori, l’enfasi sull’attenzione e il coinvolgimento individuale risulta anche stressante e comporta un aumento e una diffusione della responsabilità fino ai livelli più bassi della scala gerarchica.

  • Nelle ultime decadi il lavoro ha subito profondi cambiamenti. Esso si è ristretto a fasce privilegiate della popolazione così da mettere fine al sogno di un lavoro per tutti. Inoltre, fenomeni quali il lavoro sottopagato, lo sfruttamento, la dequalificazione ecc. sono divenuti molto più frequenti e l’opinione pubblica ne è diventata maggiormente consapevole. Si è verificata quella che è stata definita ansia economica, dovuta a tre fenomeni: abbassamento dei salari, insicurezza lavorativa e stagnazione produttiva. Si è poi diffuso il concetto di “Brasilianizzazione dell’Occidente”, che intende la convergenza tra primo mondo industrializzato e Terzo mondo sottosviluppato e questa si esplica attraverso la cosiddetta “irruzione della precarietà” nei rapporti di lavoro, cioè: imposizione dei contratti di lavoro flessibili, informali, precari e discontinui, tipici dei paesi in via di sviluppo.

Capitolo 2 – Dai problemi alle proposte, alle soluzioni: i classici

  • Adam Smith è considerato il primo tra gli economisti classici, famoso soprattutto per il concetto di divisione del lavoro: egli considerava la ricchezza di una nazione come l’insieme dei beni prodotti da questa, a loro volta suddivisibili per l’intera popolazione. Le ragioni per cui la divisione del lavoro offre possibilità di incrementare i beni prodotti da un gruppo di lavoro sono imputabili a:
  • Crescente specializzazione dei diversi lavoratori, cosicché aumenti anche il grado di svolgere una fase più velocemente e con un minor numero di errori.
  • Riduzione dei tempi morti, connessi al dover passare da una fase all’altra del processo produttivo.
  • Crescente contributo dato alle macchine utensili che rendono il lavoro meno pesante e permettono di svolgere il lavoro che prima era compiuto da più persone.
  • Karl Marx sviluppa un complesso sistema concettuale che include temi connessi a: natura umana, struttura della società e suo cambiamento, lavoro umano. Per quanto riguarda la natura umana, egli la considera come il risultato dell’attività umana e Marx afferma che “il lavoro è un processo che si svolge tra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo, per mezzo della propria azione media, regola e controlla il ricambio organico fra se stesso e la natura”.

Marx si concentra sulla natura delle relazioni di lavoro all’interno della società capitalista.

  • Viene messo in luce il concetto di alienazione, centrale nel pensiero di Marx e che riguarda il distacco, l’allontanamento, la scissione dell’operaio dal lavoro e dai suoi frutti. Nella società capitalista, l’operaio viene a trovarsi rispetto al proprio lavoro come di fronte ad un corpo estraneo, perché non appartiene a lui ma al capitalista. L’operaio, in quanto alienato, non è consapevole dei propri diritti, ma vive come all’interno di un guscio. Sono state distinte quattro forme diverse di alienazione:
  • I lavoratori sono alienati dal frutto del proprio lavoro.
  • I lavoratori sono alienati dall’attività produttiva.
  • I lavoratori sono alienati in quanto esseri umani.
  • I lavoratori sono alienati dai propri pari e dalla comunità.

Partendo da una divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, Marx distingue tra struttura e sovrastruttura. Nella società descritta da Marx c’è una ricerca costante di un sempre maggiore profitto, che ha come conseguenza un conflitto di classe e ciò si riflette in tre fenomeni:

  • Il capitalista cerca di centralizzare e disciplinare la forza-lavoro, così da economizzare sulle perdite in termini di tempo e sforzo.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Universitaria92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e dell'organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Lo presti Alessandro.
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