Sommario
- Imprenditorialità, imprenditoria e potenziale imprenditoriale
- Definire l’imprenditorialità
- Lo scenario imprenditoriale internazionale e nazionale
- Misurare il potenziale imprenditoriale: il Test di Attitudine Imprenditoriale - TAI
- Il quadro europeo delle qualifiche, le competenze e l’imprenditorialità
- Competenze chiave per l’imprenditorialità: una proposta
- La ricerca
- Descrizione del questionario
- Descrizione del campione
- I risultati della ricerca
- Imprenditoria giovanile: modelli emersi dalla ricerca
- Considerazioni e sviluppi futuri di ricerca e intervento
Imprenditorialità, imprenditoria e potenziale imprenditoriale
Studiare il fenomeno imprenditoriale contribuisce alla creazione di lavoro e allo sviluppo. Per comprendere l’imprenditorialità è importante analizzare anche le caratteristiche dell’imprenditore stesso e delle sue potenzialità.
Definire l’imprenditorialità
La ricerca sull’imprenditorialità ha avuto una rapida crescita in epoche più recenti; il primo corso di imprenditorialità avvenne nel 1947 alla Harvard University; è dagli anni '70 che nascono e si sviluppano centri studio, accademie e riviste scientifiche dedicate a questo tema.
“La persona che opera per generare valore attraverso la creazione è un imprenditore: l’espansione di attività economiche, identificando e sfruttando nuovi prodotti, processi o mercati.”
“È l’azione umana di intraprendere la ricerca dell’attività imprenditoriale: produzione di valore, attraverso la creazione o l’espansione di attività economiche, identificando e sfruttando nuovi prodotti, processi o mercati.”
“Sono gli eventi associati all’attività imprenditoriale.”
L’imprenditore e il lavoratore autonomo possono essere equiparati, sono infatti entrambi soggetti impegnati in forme di lavoro che provvedono al proprio reddito in forma indipendente. Va fatta una distinzione tra:
- Prospettive prettamente economiche: sono concentrate sulla differenza tra l’utilizzo dei capitali, innovazione e allocazione di risorse (distribuzione delle risorse). L’imprenditore è responsabile delle decisioni che riguardano il posizionamento, la forma, l’uso delle merci e le risorse.
- Prospettive manageriali: sono focalizzate sulle diverse abilità di decision making, l’imprenditore identifica le opportunità e mette insieme le risorse necessarie, definendo un piano d’azione.
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e la Commissione delle Comunità Europee hanno dato delle definizioni di imprenditorialità in cui le due prospettive sopra descritte sono tra loro integrate:
- L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico: gli imprenditori sono gli agenti del cambiamento e dello sviluppo nel mercato economico e possono accelerare la creazione, lo sviluppo e l’applicazione di idee.
- Commissione delle Comunità Europee: si tratta della motivazione e della capacità del singolo, da solo o nell’ambito di un’organizzazione, di riconoscere un’occasione e di trarne profitto con lo scopo di produrre un nuovo valore o successo economico.
Per trasformare in successo un’iniziativa imprenditoriale è necessaria la capacità di combinare creatività/innovazione con una buona gestione.
Per l’avvio di un’impresa si evidenziano forti legami tra gli elementi personali e contestuali. I modelli di studio dell’imprenditorialità ora si muovono verso una maggior inclusione delle discipline che permettono di comprendere il fenomeno attraverso lo studio delle variabili della persona e dell’ambiente.
Lo scenario imprenditoriale internazionale e nazionale
Il lavoro imprenditoriale permette l’espressione della visione originale della creatività, degli obiettivi e della realizzazione della persona; crea ricchezza materiale e valore, genera occupazione e contribuisce alla qualità della vita nella comunità locale.
Nel 2011 hanno avviato impresa 338 milioni di persone (42% donne, 42,5% giovani tra i 18 e i 45 anni). In Europa il 12% dei cittadini è coinvolto in attività imprenditoriale (in Italia 11%, USA 21%). Il tasso di imprenditorialità in Europa è più alto per gli uomini (25/54 anni) con un alto livello di istruzione, con scarsi problemi economici e un background familiare (per gli uomini è più facile essere coinvolti in attività imprenditoriali). In Europa, inoltre, chi inizia o prosegue un’attività imprenditoriale lo fa soprattutto perché vede in questa un’opportunità (55%) rispetto a chi lo fa per necessità (28%). La nostra economia è caratterizzata dalla presenza predominante di imprese micro (fino a 9 addetti), piccole (da 10 a 49 addetti) e medie (fino a 250 addetti).
Il dato relativo alle imprese giovanili (da under 35) segnala una flessione (11,8% nel 2010 e 11,4% nel 2011). Le imprese femminili invece sono il 23,5%. I neoimprenditori italiani (nuove imprese nate nel 2011) sono: 74,2% uomini, 45,5% giovani (under 35), diplomati 48,9%. Il capitale utilizzato da questi per l’avvio dell’impresa è: per il 42% inferiore a 5mila euro, per il 30% al massimo 10mila e infine solo l’1,5% ha avuto bisogno di più di 100mila euro.
Misurare il potenziale imprenditoriale: il Test di Attitudine Imprenditoriale - TAI
L’American Psychological Association definisce l’attitudine come «la capacità di acquisire competenze o abilità attraverso la formazione. Attitudine specifica è il potenziale in un determinato ambito; attitudine generale è il potenziale in diversi settori. Entrambi sono distinti dalla abilità, che è una competenza esistente».
L’attitudine imprenditoriale è intesa come il potenziale verso la creazione e lo sviluppo di impresa e lavoro autonomo. Il TAI è uno strumento che permette ad una persona di avere a disposizione un profilo del suo potenziale imprenditoriale, rilevando in particolare le attitudini.
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