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Riassunto Psicologia del lavoro e delle
organizzazioni
Sapienza - Università di Roma 1
PSICOLOGIA DEL LAVORO
1. IL LAVORO IN DIVERSI CONTESTI DISCIPLINARI
IL CONCETTO DI LAVORO
IL TERMINE “LAVORO” latino “LABOR” (fatica, pena, sforzo),
deriva dal
riconducibile al verbo “labare” (vacillare sotto un peso). In Francia compare sia il
termine “labeur”, per designare le attività agricole, che il termine “ouvrier”, operaio.
Nella lingua spagnola il vocabolo “trabayo” viene ricondotto al latino “tripalium”,
uno strumento di tortura. Se ne deduce che in diversi contesti geografici e culturali
le idee più antiche legate all’attività lavorativa rinviano alla sofferenza, alla pena, al
dolore, alla dipendenza e allo sfruttamento.
IN SENSO GENERICO il lavoro è inteso con una qualsiasi esplicazione di
IN UN SENSO PIU’ SPECIFICO
energia volta ad un fine determinato; è
l’applicazione delle potenzialità psicofisiche dell’uomo alla produzione di un
bene o di un servizio o all’acquisizione di un risultato tangibile di utilità
individuale o collettiva
In questo senso il lavoro viene concepito come un processo dinamico:
- E’ UN MOVIMENTO
- E’ UN MEZZO DI ESPRESSIONE DELLE RISORSE FISICHE E INTELLETTUALI
- E’ UN INTERVENTO DI CAMBIAMENTO (es: una persona scrive un articolo
cambiamento derivato dal fatto che è stato creato qualcosa di nuovo)
- E’ UNA SEQUENZA PRODUTTIVA
- E’ UN TERRITORIO NEL QUALE SI ATTIVANO RAPPORTI E STILI DI
RELAZIONI E DI CONVIVENZA RELAZIONE:
- Una dimensione alla base del concetto di lavoro è la il lavoro è
fondamentalmente una relazione del soggetto con altri soggetti e con gli oggetti del
serie di interazioni con l’ambiente fisico e sociale
mondo esterno, si estrinseca in una
e con gli strumenti un rapporto con il ruolo che si ricopre e con gli altri
e implica
ruoli con i quali si interagisce RELAZIONE CHE IL
L’esperienza lavorativa si costituisce sempre a partire da una
SOGGETTO LAVORATORE INTRATTIENE CON:
LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA (divisione del lavoro, standardizzazione,
centralizzazione dell’autorità)
I PROCESSI (processi operativi, informativi, legati al controllo di gestione)
LA TECNOLOGIA (l’uomo interagisce con sistemi tecnologici sofisticati)
LA CULTURA DELL’ORGANIZZAZIONE (valori, norme, modelli di
comportamento rituali, linguaggio)
IL CONTENUTO DEL LAVORO (tipologia di compito, competenze ed energie
psicofisiche richieste)
IL RUOLO (proprio e degli altri)
LO SPAZIO FISICO (allestimento dello spazio, temperatura, illuminazione,
rumori, ecc.)
IL TEMPO (orario di lavoro, flessibilità, problemi di conciliazione con i tempi
di vita)
L’ASSETTO NORMATIVO E RETRIBUTIVO (tipo di contratto, retribuzione)
E IL PROGETTO DI VITA PERSONALE (bisogni profondi, valori di
riferimento, speranza di migliorare la qualità della vita, ecc.) 2
Il comportamento umano nei contesti lavorativi può essere letto a diversi
LIVELLI INTERDIPENDENTI:
A) L’INDIVIDUO con i suoi bisogni e desideri, con il suo patrimonio di
competenze e i suoi progetti
B) IL GRUPPO DI LAVORO l’interdipendenza che il lavoro richiede e la
coabitazione che comporta con diverse competenze professionali e
appartenenze etniche
C) L’ORGANIZZAZIONE la sua articolazione strutturale, le pratiche
organizzative, i sistemi valoriali e culturali di riferimento
D) LA SOCIETA’ E LA CULTURA con il sistema economico e politico e
l’insieme delle norme che disciplinano il mondo del lavoro
E) L’AMBIENTE FISICO che concerne la salvaguardia dell’ambiente,
l’inquinamento, il rispetto degli equilibri della natura e lo sviluppo sostenibile
F) LE ALTRE SOCIETA’ E LE ALTRE CULTURE legate al concetto di
globalizzazione, la distribuzione delle ricchezze, gli assetti politici,
l’economia e le prospettive di sviluppo
PENSIERO DI MARX SUL LAVORO: Marx cerca di superare la concezione borghese
del lavoro, lo presenta infatti come un modo di regolare e di controllare il rapporto tra
è un’attività libera e creativa, anche se
l’uomo e la natura; secondo il filosofo, il lavoro
nella fabbrica capitalistica l’uomo è stato ricondotto ad un ingranaggio di macchina
(non può essere detto “creativo” dato che non aiuta ad accrescere i poteri dell’uomo)
I PRINCIPALI AMBITI CHE HANNO ASSUNTO IL LAVORO COME OGGETTO DI
INTERESSE E DI STUDIO:
IL LAVORO IN FILOSOFIA
A) Nel mondo antico prevale una concezione negativa del lavoro, inteso come
attività manuale e considerato come corrispettivo del dolore richiesto dagli
Dei, come elemento che soffoca l’intelligenza e di distrazione dalla vita
contemplativa;
B) Mentre un’esaltazione del lavoro si registra in tutto l’idealismo moderno,
con il lavoro l’uomo connette la sua dimensione soggettiva ideale con quella
oggettiva reale, ovvero attiva tutte le sue potenzialità per trasformare in
realtà effettiva quanto prima era solo un’intenzione
IL LAVORO IN ECONOMIA E NEL DIRITTO il
- secondo l’economia classica
mercato del lavoro opera come un meccanismo automatico di
bilanciamento tra domanda ed offerta di lavoro
Negli anni della grande crisi Keynes sposta l’attenzione sull’importanza
Il diritto
dell’intervento pubblico nell’aggiustare il livello della domanda.
valorizza e tutela il lavoratore e la costituzione pone il lavoro a base
dello stato:
Art. 1: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro […]
- Art. 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro
- e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni
cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la
propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso
materiale o spirituale della società (il mondo della policy dovrebbe trovare 3
dei sistemi per rendere effettivo questo diritto)
IL LAVORO IN ANTROPOLOGIA E IN SOCIOLOGIA
- Il contributo dell’antropologia allo studio del lavoro è orientato
all’individuazione e alla comprensione dei diversi modelli di cultura all’interno
dei quali nasce una precisa concezione del lavoro e allo studio delle culture
dell’organizzazione (ovvero l’insieme dei valori, delle credenze, delle norme e dei
modelli di comportamento caratteristici di un’organizzazione)
- Il contributo della sociologia riguarda invece il mercato del lavoro, la sua
qualità, il suo grado di organizzazione, le sue conseguenze psicofisiche e sociali,
lo status e la stratificazione che ne derivano, la conflittualità che scatena e i
rapporti sociali che determina o inibisce
IL LAVORO IN MEDICINA: patologia
la medicina del lavoro comprende la
del lavoro che ha come compito specifico lo studio degli effetti dannosi che
possono insorgere quale diretta conseguenza dell’esercizio di una professione o
l’igiene del lavoro
del fatto di svolgere un’attività in un particolare ambiente e
che studia le cause di malattia, di infortunio, di invalidità o di diminuzione delle
capacità individuali conseguente all’espletamento di una determinata attività
lavorativa
- “La salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non
semplicemente assenza di malattia e di infermità”
IL LAVORO NELLA STORIA DELLE RELIGIONI: il lavoro è considerato
da ogni religione per il suo valore sacrale
- LUTERO definiva il lavoro come servizio divino;
- La concezione del lavoro desumibile dai TESTI BIBLICI vede il lavoro come
un dovere dell’uomo, una benedizione di Dio che permette di godere dello
Shabbat ed essere a immagine e somiglianza di Dio;
- NELLA CULTURA MUSULMANA è apprezzata la persona che ricerca la
munificenza di Dio attraverso
un forte impegno lavorativo;
- Per quanto riguarda la CHIESA CATTOLICA, numerose encicliche papali
hanno seguito l’evoluzione del mondo del lavoro affrontando la condizione
dell’uomo nei suoi rapporti economico-sociali
IL FUTURO DEL LAVORO
IN SOSTANZA E’ NECESSARIO PENSARE AL LAVORO IN UNA
MANIERA DIVERSA RISPETTO AL PASSATO (non più in modo
tradizionalista)
La psicologia del lavoro può contribuire a rendere il futuro pensabile e
progettabile ed alimentare la speranza che sia possibile sentirsi co-
struttori di forme più evolute di convivenza organizzativa e sociale
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2. LA POPOLAZIONE LAVORATIVA 4
POPOLAZIONE E OCCUPATI NEL MONDO
1902: 1 MILIARDO E MEZZO; 1952: 6 MILIARDI; 2002: 7 MILIARDI IN
LA POPOLAZIONE MONDIALE SI E’
QUESTO SPAZIO TEMPORALE
QUADRUPLICATA
- All’aumento della popolazione aumentano anche le persone che intervengono
nell’attività produttiva
In statistica si distingue
tra: A) POPOLAZIONE ATTIVA: insieme delle persone sulle quali si può contare
per l’esercizio e lo sviluppo delle attività economiche (PERSONE
OCCUPATE; >15 ANNI; PERSONE CHE SVOLGONO UN MESTIERE;
DISOCCUPATE O ALLA RICERCA; PERSONE IMPOSSIBILITATE A
SVOLGERE MOMENTANEAMENTE ATTIVITA’ LAVORATIVA)
B) POPOLAZIONE NON ATTIVA: insieme delle persone che si trovano
nella condizione di non poter svolgere un lavoro (GIOVANI<15 ANNI;
CHI NON LAVORA O NON CERCA OCCUPAZIONE DA 15 ANNI;
STUDENTI; PENSIONATI; INFERMI; CONDANNATI DI ALMENO 5
ANNI; MENDICANTI – le casalinghe non sono considerate nella
popolazione non attiva)
Per mettere a confronto i dati dei diversi paesi, si fa ricorso ad una serie di
INDICATORI STATISTICI come:
ATTESA DI VITA ALLA NASCITA
A) bambino: 78 anni circa; bambina: 84 anni
circa (primato in Italia per speranza di vita alla nascita)
PIL (PRODOTTO INTERNO LORDO)
B) valore complessivo beni e servizi
prodotti in un paese in un certo periodo (considerato l’indicatore più appropriato
dell’attività economica di un paese)
TASSO DI DISOCCUPAZIONE
C) (calcolato sulla popolazione attiva)
LAVORATORI IN ITALIA GRANDE
Una prima classificazione dei lavoratori in Italia si riferisce alla
RIPARTIZIONE DELLE ATTIVITA’ ECONOMICHE IN 3 SETTORI:
1) SETTORE PRIMARIO (agricoltura)
2) SETTORE SECONDARIO (industria – aziende di produzione e servizi)
3) SETTORE TERZIARIO (commercio e servizi – considerata anche la P.A.)
Classificazione delle professioni (secondo ISCO – INTERNATIONAL STANDARD
CLASSIFICATION OF OCCUPATION)
I criteri di aggregazione delle diverse attività professionali sono fondamentalmente
legati all’insieme dei compiti che caratterizzano il lavoro e al livello delle abilità e
alla specializzazione richiesta per lo svolgimento di quei compiti:
1) GRANDE GRUPPO I: legislatori, dirigenti e imprenditori
2) GRANDE GRUPPO II: professioni intellettuali, scientifiche e di elevata 5
specializzazione
3) GRANDE GRUPPO III: professioni tecniche
4) GRANDE GRUPPO IV: impiegati
5) GRANDE GRUPPO V: professioni qualificate nelle attività commerciali e nei
servizi
6) GRANDE GRUPPO VI-VII: artigiani, operai specializzati e agricoltori
7) GRANDE GRUPPO VIII: conduttori di impianti e operai semiqualificati addetti a
macchinari
8) GRANDE GRUPPO IX: attività semplici e ripetitive con limitata autonomia di
giudizio e iniziativa
9) GRANDE GRUPPO X: professioni svolte nell’ambito delle Forze Armate
Il lavoro è profondamente cambiato ed è impossibile che continui a mutare in
futuro per diverse ragioni:
1) INNOVAZIONE TECNOLOGICA prodotto processo;
sia di che di sono
innovazioni continue, rapide, che modificano il sistema produttivo e
l’organizzazione del lavoro
2) ORIENTAMENTO DI MERCATO si manifesta in termini di importanza
crescente della concorrenza sulla qualità del prodotto che continuamente
cambia e si adatta al mutamento dei bisogni
3) INTERNAZIONALIZZAZIONE DEGLI SCAMBI DI PRODOTTI, CAPITALI
E LAVORO collegata alla globalizzazione, siamo in presenza di mercati dai
confini sempre più ampi, che producono effetti di mutamento dell’assetto
istituzionale, procurando un forte dinamismo e un effetto squilibrante sia a
livello economico che politico-istituzionale
4) LO SVILUPPO DEI PROCESSI DI TERZIARIZZAZIONE importanti dal
punto di vista dell’orientamento al mercato e della qualità della vita; tutti i
problemi di grande rilevanza sociale e i bisogni insoddisfatti creano una
potenziale domanda di servizi
Questi fattori producono conseguenze sulla quantità e sulla qualità del lavoro
ridimensionamento delle persone
quantitativi
In termini è inevitabile un
occupate se resta immutato il lavoro in termini di ore per persona o di
ore necessarie per produrre good
qualitativi
In termini diventa sempre più rilevante la distinzione tra
jobs (posti di lavoro a condizioni favorevoli, retribuzioni elevate, sicurezza del
bad jobs
lavoro, mobilità professionale, ecc.) e (posti di lavoro a condizioni
monetarie sfavorevoli, basse retribuzioni, condizioni di carattere fisico,
sicurezza e mobilità inferiori rispetto ad altri lavori, ecc.)
ATTIVITA’; COMPETENZE
Il lavoro può essere descritto parlando di oppure di
RELAZIONI CHE SI HANNO NEL PROPRIO LAVORO
LA TIPOLOGIA DELLE ATTIVITA’ LAVORATIVE
Ai fini dello studio del lavoro da un punto di vista psicologico, si ricorre ad un’ulteriore
classificazione:
1) ATTIVITA’ OPERATIVE (ES: OPERATORE ECOLOGICO)
svolgimento di operazioni, di carattere manuale o meccanico, che
-
richiedono una modesta competenza professionale, acquisibile in un
arco di tempo relativamente ristretto da consolidare con l’esperienza; le
ripetitive, modesto
attività operative tendono ad essere richiedono un
coinvolgimento emotivo e cognitivo e permettono a chi le svolge di avere
un controllo diretto sui risultati del lavoro
costrizione, fatica e alienazione,
- chi le svolge può vivere il suo lavoro come
prevalga la soddisfazione di fare qualcosa di
ma è anche possibile che 6
immediatamente rilevabile e di poter investire modeste risorse emotive
nel lavoro
2) ATTIVITA’ TECNICO-SPECIALISTICHE (ES: PROFESSORE)
riferimento ad uno specifico ambito scientifico-
- implicano un
disciplinare o ad uno specifico settore (che utilizza specifiche
metodologie e tecniche convenzionalmente condivise a livello
internazionale); sono attività che richiedono competenze complesse
(acquisibili solo dopo un lungo percorso di studi), che consentono di
esprimere le capacità individuali, di attualizzare le potenzialità e di
autovalutare la qualità della propria performance lavorativa e che
contribuiscono a definire l’identità personale
particolari competenze relazionali,
- In alcuni casi richiedono mentre in
competenza tecnica
altri casi sono più influenzati dalla
3) ATTIVITA’ GESTIONALI - caratterizzate dalla centralità dei problemi
relativi alla capacità di un’organizzazione di prevedere, pianificare,
programmare, organizzare, coordinare e controllare (CICLO
GESTIONALE) forte investimento della persona nel
comportano un
lavoro
Pianificazione : darsi un piano, definire le linee di realizzazione di una
competenza
certa attività in relazione agli obiettivi definiti; richiede
tecnico-professionale, persistenza e assunzione di
ma anche
responsabilità (esigenza di pianificare)
Programmazione attività,
: esigenza di programmare; può riguardare
tempo, risorse economiche, risorse umane e approvvigionamenti
(attività tecnico-specialistica)
Organizzazione : significa dare una determinata struttura, un certo ordine ad
elementi diversi che da soli non sarebbero in grado di assicurare lo sviluppo
organizzare il lavoro, le persone, le informazioni e i
dell’insieme; si può
processi
Coordinamento : ordinare insieme, disporre secondo il criterio ritenuto più
adatto rispetto allo scopo che si vuole ottenere (convenire insieme con gli altri
la strada sa seguire, cercando di canalizzare competenze e sensibilità
individuali in azioni sinergiche e collettive)
Controllo : osservare, esaminare attentamente qualcosa per accertarne
l’esattezza, la validità, la regolarità e il buon funzionamento; si riferisce alle
azioni di confronto tra obiettivi e risultati, al monitoraggio costante delle
attività e al feedback da dare ai diversi operatori per facilitare le operazioni
di autoregolazione (es: tenere sotto controllo un macchinario, un’attività)
4) ATTIVITA’ MANAGERIALI obiettivi generali
- basate sull’individuazione degli da raggiungere e
definizione delle relative strategie
sulla capacità di lettura del contesto e costante collegamento
- richiede
con l’ambiente esterno elevate capacità di diagnosi, flessibilità e
,
capacità di convogliare le energie verso obiettivi realistici e
credibili
RELAZIONE LAVORO-LAVORATORE: lucida individuazione e
-
tenace perseguimento obiettivi
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3. RICOSTRUZIONE STORICA PSICOLOGIA DEL LAVORO
( ATTENZIONE: BASTA SAPERE UN VENTENNIO)
- LA PSICOLOGIA DEL LAVORO SI E’ SVILUPPATA GRAZIE AGLI
SVILUPPI GENERALI DE
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