Psicologia del lavoro e delle organizzazioni
Il lavoro in diversi contesti disciplinari
Il concetto di lavoro
Le idee più antiche legate al lavoro rinviano alla sofferenza. In senso generale il lavoro è qualsiasi esplicazione di energia volta ad un fine determinato, l’applicazione delle potenzialità psicofisiche diretta alla produzione di un bene o di un servizio, o ad acquisire un risultato tangibile di utilità individuale o collettiva. Il lavoro è un processo dinamico, è un movimento, un mezzo di espressione delle risorse fisiche, intellettuali ecc, è un intervento di cambiamento, è una sequenza produttiva, è territorio di rapporti. La visione antica del lavoro deve quindi coesistere con una visione del lavoro come diritto, desiderio, investimento, con significati simbolici sia individuali che collettivi. Alla base del concetto di lavoro c’è quello di relazione; la relazione tra il soggetto e il mondo, tra i soggetto e gli altri soggetti, tra il soggetto e l’ambiente e gli strumenti. L’esperienza lavorativa si costituisce a partire da relazioni con: la struttura organizzativa (complessità, formalizzazione, centralizzazione), i processi organizzativi, la tecnologia, la cultura dell’organizzazione, il contenuto del lavoro, il ruolo (compiti), lo spazio fisico, il tempo, l’aspetto normativo e retributivo e il progetto di vita personale. Possiamo leggere il comportamento umano nei contesti di lavoro su più livelli tra loro indipendenti. A livello individuale (bisogni, desideri, paure), a livello di gruppo di lavoro (interdipendenza, efficacia collettiva), a livello di organizzazione, a livello di società e cultura, di ambiente fisico e di altre società ed altre culture.
Il lavoro in filosofia
Nel mondo antico al lavoro era associata l’idea di attività manuale. Nel periodo della Riforma si affermò una società basata sul lavoro inteso come servizio divino. In seguito poi la disciplina illuminista enfatizzò il valore morale e sociale del lavoro. Attraverso lo sviluppo capitalistico e lo sfruttamento del lavoro umano il significato del lavoro venne ripensato. Per Marx il lavoro è un processo tra uomo e natura, un’attività finalistica, libera e creatrice. Dall’analisi marxiana emerse però l’alienazione piuttosto che la realizzazione personale. Molti studiosi poi parlano dell’importanza del lavoro come essenza fondamentale dell’uomo, è infatti attraverso il lavoro che l’uomo connette la propria dimensione soggettiva ideale con quella oggettiva reale.
Il lavoro in economia e diritto
Il mercato del lavoro opera come un meccanismo automatico di bilanciamento tra domanda ed offerta. Quando l’offerta supera la domanda, le retribuzioni decrescono e fanno aumentare la domanda fino ad adeguarsi all’offerta eliminando la disoccupazione. Questa teoria economica classica venne rivista con Keynes, il quale affermava che la piena occupazione dipende dal reddito nazionale, il volume globale dei consumi e dall’entità del risparmio e degli investimenti. Egli parlò dell’importanza dell’intervento pubblico in economia attraverso la spesa pubblica e le politiche monetarie, creditizie e fiscali.
Il lavoro in antropologia e sociologia
La sociologia del lavoro studia il mercato del lavoro, il valore attribuito al lavoro, la sua qualità, le sue conseguenze psicofisiche. La sociologia manageriale è prevalentemente interessata alla produttività, all’efficienza, al profitto, è centrata sull’organizzazione produttiva. La sociologia strutturale dell’organizzazione è attenta alla salvaguardia dei viatori umani e dei cittadini.
Il lavoro in medicina
Esiste un ramo della medicina che studia i danni psicofisici che possono derivare all’uomo dall’ambiente di lavoro e ricerca sugli strumenti di prevenzione. La patologia del lavoro studia gli effetti dannosi che possono insorgere come conseguenza diretta dell’esercizio di un mestiere. L’igiene del lavoro studia preventivamente le cause di malattia, di infortunio, in invalidità conseguenti allo svolgimento di un determinato lavoro. Il lavoro può essere causa occasionale di un evento morboso come un infortunio, o causa diretta come nelle malattie professionali. La patologia da fatica è legata alla gravosità del lavoro, mentre le malattie che possono derivare dallo svolgimento di un’attività lavorativa possono essere malattie da cause fisiche, da cause chimiche, da polveri, da agenti infettivi e parassitari. L’infortunio sul lavoro è un evento traumatico, lesivo, che si svolge nell’ambiente e dell’orario di lavoro, è rapido e violento, e avviene per cause esterne alla volontà del lavoratore. Gli infortuni si classificano secondo la forma, natura e sede della lesione. L’infortunio è il risultato di un evento non previsto e dovuto da un insieme di elementi, oggettivi e soggettivi. Il tema della promozione della salute fisica e mentale del lavoratore, della prevenzione delle malattie professionali degli infortuni, e dell’adattamento all’ambiente di lavoro costituisce il campo di interesse dello psicologo del lavoro.
Il lavoro nella storia delle religioni
Il lavoro è considerato da ogni religione per il suo valore sacrale. Il Dio biblico lavora e riposa, il lavoro-riposo è un ritmo vitale, e il riposo genera la festa. Il lavoro è quindi un mezzo con cui l’uomo esercita il suo dominio alla regione, in completamento del progetto divino. Nel mondo musulmano la legge impone al lavoratore l’obbligo di svolgere il lavoro al meglio delle sue capacità, considerando l’ozio come una mancanza di fede. La Chiesa cattolica ha prodotto diverse encicliche papali che hanno seguito l’evoluzione del mondo del lavoro. Leone XIII con la Rerum Novarum affronta la questione operaia, riconferma il diritto di proprietà e sostiene che tutti devono collaborare per il risolvimento delle tensioni sociali.
Il futuro del lavoro
Il mondo del lavoro è in rapido cambiamento. Il benessere è in aumento ma intere aree del pianeta vivono in condizioni di povertà e isolamento. Il mercato del lavoro è in fermento in nome della globalizzazione e della flessibilità.
La popolazione lavorativa
La popolazione e gli occupati nel mondo
Divisione tra popolazione attiva (persone sulle quali si può contare per l’esercizio e lo sviluppo delle attività economiche) e popolazione inattiva (persone che, per diversi motivi, non sono in condizione di poter svolgere un lavoro). Il numero di occupati e la possibilità di lavoro in una nazione sono fortemente correlati all’andamento dello sviluppo economico. Per confrontare i dati di diversi paesi usiamo una serie di indicatori statistici, che permettono di sintetizzare i dati. Il PIL è l’indicatore più appropriato dell’attività economica di un paese, corrisponde infatti al valore complessivo dei beni e dei servizi prodotti in un paese in un certo periodo di tempo.
I lavoratori in Italia
Sono divisi convenzionalmente in settori. Il settore primario (agricoltura), quello secondario (industria, aziende che producono beni e servizi) e quello terziario (commercio, trasporti, comunicazioni, credito, assicurazione, servizi, libere professioni e pubblica amministrazione). Il numero di occupati cresce con il tempo grazie agli incrementi nel settore terziario.
La classificazione delle professioni
L’ISCO definisce quattro livelli di aggregazione di professioni formati da: grandi gruppi (10), articolazioni di grandi gruppo, gruppi minori, unità professionali. I grandi gruppi sono così formati:
- Gruppo 1 Legislatori, imprenditori, dirigenti
- Gruppo 2 Professioni intellettuali, scientifiche
- Gruppo 3 Professioni tecniche
- Gruppo 4 Impiegati
- Gruppo 5 Attività commerciali e servizi
- Gruppo 6-7 Artigiani, operai specializzati, agricoltori
- Gruppo 8 Conduttori di impianti e operai semi qualificati
- Gruppo 9 Professioni che richiedono livelli di conoscenza sufficienti a svolgere attività semplici e ripetitive
- Gruppo 10 Forze armate
L’orientamento del mercato è collegato alla globalizzazione e all’internazionalizzazione degli scambi di prodotti, di capitali e lavoro. Questo forte dinamismo, dovuto anche all’allargamento dei confini dei mercati, ha un effetto squilibrante. È rilevante la distinzione tra good jobs (condizioni monetarie e non favorevoli, sicurezza del lavoro, mobilità personale) e bad jobs (condizioni sfavorevoli, basse retribuzioni, sicurezza e mobilità inferiori).
La tipologia delle attività lavorative
Le attività lavorative sono un insieme di azioni, comportamenti propri di un particolare tipo di lavoro. Le competenze si riferiscono al percorso formativo e professionale necessario per conseguire conoscenze e capacità richieste.
- Attività operative: svolgimento di operazioni manuali o meccaniche di modesta competenza professionale, sono ripetitive e monotone, richiedono attenzione ma un modesto coinvolgimento emotivo e cognitivo, sono considerate spersonalizzanti o alienanti.
- Attività tecnico-specialistiche: fanno riferimento ad uno specifico ambito scientifico o disciplinare, a uno specifico settore o a uno specifico contesto. Utilizzano precise metodologie e tecniche di intervento che sono convenzionalmente condivise a livello internazionale. Richiedono competenze complesse, che si acquisiscono un lungo percorso di studi e esperienza sul campo. Fanno esprimere le capacità individuali, contribuiscono a definire l’identità individuale.
- Attività gestionali: capacità di prevedere, pianificare, programmare, organizzare, ordinare e controllare.
- Attività manageriali: si occupano di individuare degli obiettivi generali da raggiungere e le relative strategie. Necessitano capacità di lettura del contesto e costante collegamento con l’ambiente esterno economico, politico, culturale e sociale.
Origini, sviluppi e prospettive della psicologia del lavoro e delle organizzazioni
Gli ultimi decenni del XIX secolo
Fermenti culturali e progetti di sviluppo economico e scientifico. Teorie di Darwin, di Smith e di Marx. Wundt fonda nel 1879 il Laboratorio di Psicologia Sperimentale all’Università di Lipsia. La ricerca psicologica di base aveva natura pragmatica, si era interessati a poter utilizzare le nuove conoscenza applicandole ai problemi della vita quotidiana.
Dal 1900 al 1920
Il nome psicologia industriale venne usato per la prima volta da Bryan per un errore tipografico. Scott fece studi sulla possibilità di suggestionare il pubblico a fini pubblicitari e sull’aumento della produttività in affari. Munsterberg applicò i tradizionali metodi psicologici ai problemi concreti dell’industria, dell’organizzazione del lavoro e alla selezione del personale. Fondò così la psicotecnica, studiò la monotonia, la fatica, l’adattamento, analizzò le motivazioni al consumo e le tecniche di vendita. Taylor voleva ridisegnare la situazione lavorativa, facendo produrre di più l’azienda e allo stesso tempo aumentando i salari. I quattro principi dell’organizzazione scientifica del lavoro sono: definizione scientifica dei metodi, selezione dei lavoratori e addestramento, spirito cooperativo tra manager e lavoratori, divisione della responsabilità tra dirigenti e operai. La complessità del processo lavorativo era affrontata e risolta scomponendo funzioni, competenze e responsabilità. Con l’avvento della prima guerra mondiale Yerkes, presidente dell’America Psychological Association, propose un contributo da parte della psicologia per il buon esito della guerra attraverso l’analisi della motivazione dei soldati. Vennero predisposti due test, l’Army Alpha e l’Army Beta. I test vennero impiegati su larghissima scala poco prima dell’inizio della guerra. Ciò contribuì al riconoscimento sociale della figura di psicologo, capace di contribuire alla prosperità di una nazione o di un’organizzazione. Nel 1917 iniziò la pubblicazione del Journal of Applied Psychology, e il primo articolo esalta il ruolo della psicologia applicata al mondo del lavoro, come contributo alla soluzione dei problemi della vita concreta. In Italia la nascente psicologia aveva difficoltà a differenziarsi dalla filosofia e dall’etica. Nel 1910 viene fondata la Società Italiana di Psicologia.
Dal 1920 al 1940
Negli Stati Uniti il periodo tra le due guerre è caratterizzato dall’espunzione della psicologia applicata, dalle nuove di tecniche di selezione del personale. Nel 1921 Cattell fondò la Psychological Corporation, una società per azioni formata psicologici, con l’intento di promuovere attività e servizi per l’industria. Nel 1924 iniziarono una serie di esperimenti per studiare il problema della produzione in relazione all’efficienza, per studiare le variabili che determinavano la produttività. Le lavoratrici oggetto di attenzione svilupparono l’effetto Hawthorne, cioè mutarono il loro comportamento in conseguenza all’introduzione di una novità. Questi studi furono coordinati da Mayo, che sintetizzò poi i risultati delle sue ricerche, concludendo che la produttività dipendeva dall’atteggiamento verso il lavoro e che la motivazione era condizionata dal morale. In questo periodo gli psicologi italiani erano ambigui, oscillando tra scienza e filosofia. Le ragioni di questo disorientamento erano dovute al soffocamento delle tendenza scientifiche in Italia ad opera dell’umanesimo, rapidamente trasformatosi in letteratura e filosofia. Bonaventura afferma che la psicologia del lavoro costituisce la. Are storica e scientifica di ogni psicotecnica. Gemelli fonda nel 1927 il Laboratorio di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano, stabilendo precisi piani di intervento dello psicologo. Egli è il principale promotore delle applicazioni psicologiche al mondo del lavoro. Nel periodo fascista con la riforma Gentile l’insegnamento della psicologia nei licei venne abolito e la disciplina venne messa ai margini della cultura italiana. Nonostante ciò non mancano contributi sui temi di psicofisiologia del lavoro, l’orientamento scolastico e professionale, la misurazione delle attitudini.
Dal 1940 al 1960
Con l’avvento della seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti numerosi psicologi si mobilitarono. Venne prodotto l’Army General Classification Test, per classificare le reclute in base alla loro capacità di apprendere compiti e responsabilità e per selezionare e addestrare ufficiali e piloti. Un analogo attivismo professionale si manifestò nella vita civile. Avvenne così un riconoscimento e un’accettazione sociale della professione e un evoluzione della psicologia del lavoro come ambito di ricerca scientifica. Nacque negli anni Cinquanta un forte interesse per lo studio delle organizzazioni, per lo studio delle influenze sociali, della leadership, del problem solving, della presa di decisione. La vecchia psicologia del lavoro si aprì e utilizzò i contributi di antropologia, sociologia, di psicologia sociale e clinica. In Italia la fine della seconda guerra mondale riduce l’influenza del neo idealismo e rompe l’isolamento degli psicologi italiani. Si riaprono i concorsi universitari per l’insegnamento della psicologia. Gemelli raggruppò ricerche su ambiente di lavoro, rapporto uomo-macchina, fatica, monotonia, variabili di motivazione, incentivazione del personale, obiettivi delle procedure di selezione, problemi psicologici della disoccupazione. La psicologia del lavoro continua ad essere chiamata psicotecnica, l’interesse degli psicologi permane solo per selezione del personale e attività orientative per lavoro o scuola. Nel 1951 Marzi, per superare l’antica dizione di psicologia industriale, la ribattezza psicologia del lavoro.
Dal 1960 al 1980
Sviluppo del mondo sindacale, scontro tra imprenditori e lavoratori. Negli anni Sessanta il mondo industriale italiano si trasforma, la società stessa si trasforma (trasformazione della famiglia, dei ruoli lavorativi, flussi migratori verso i poli industriali, consumismo, cultura di massa). Nel 1961 viene fondata l’APIL, l’associazione italiana per la psicologia italiana del lavoro. Iniziano ad applicarsi le prime tecniche di gruppo, un numero crescente di psicologi viene assunto da alcune organizzazioni. Non è più solo l’operaio il centro di interesse, assumono rilevanza temi come quello della salute, del rapporto con l’ambiente, della soggettività di chi lavora. Si diffondono gli interventi di formazione, la consulenza sulle ristrutturazioni organizzative, mentre altri psicologi si cimentano nel settore delle indagini di mercato e delle campagne pubblicitarie. I manager accolgono con interesse la prospettiva di gestione di risorsa umana delineata dalla psicologia. Dopo essere stata accusata di essere serva dei padroni, la psicologia del lavoro si rinnova, le aree di interesse cambiano, inizia ad essere centrale lo studio delle organizzazioni. A livello internazionale la psicologia del lavoro si diversifica, si sviluppano nuovi campi di attività e nuovi settori applicativi. Vi è una maggiore considerazione delle variabili organizzative, delle condizioni ambientali e della multideterminazione del comportamento umano nei contesti di lavoro.
Dal 1980 al 2010
Negli anni Ottanta, periodo di espansione economica, di benessere diffuso e di rivoluzione informatica, gli psicologi del lavoro progettano le mansioni, si occupano del rapporto uomo-macchina, fanno indagini motivazionali e sulla leadership.
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