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Una specie creativa

La specie creativa

La creatività è ciò che consente agli esseri umani di stare al mondo. L’artista è colui che è capace di tollerare la sospensione e l’assenza di significato. Noi tendiamo alla scoperta.

Stephen Hawking: “tendere alla scoperta alimenta la creatività in tutti i campi (...)”

L’atto creativo o atto estetico deve essere filtrato da processi profondi. Ian Tattersall: capacità di pensare simbolicamente → apice dell’evoluzione della mente umana.

La comprensione di noi stessi si è rivelata un compito impegnativo che abbiamo cercato di affrontare attraverso il mito e la scienza.

Abbiamo creato segni per un altro mostrando si sentire quello che l’altro sente di avere, perciò elaborato una rappresentazione simbolica della mente dell’altro.

Per conquistarsi l’infanzia simbolica la specie umana fa un salto che richiede protesi e punti di appoggio. Pesante in questo caso potrebbe indicare proprio il peso che la costruzione della comprensione di noi stessi ha comportato e comporta.

Questo peso ha almeno due facce:

  • Riguarda la distrazione della capacità creativa da noi stessi a entità esterne. Questa distrazione limita il riconoscimento delle nostre possibilità creative ed è un potente meccanismo di difesa dall’impegno dell’autoemancipazione.
  • Riguarda le vie prescelte per la costruzione delle civiltà umane sulla terra caratterizzate dalla creazione di istanze separate a cui dedichiamo interi periodi della nostra storia. È stata quella stessa capacità simbolica a farci creare artefatti, opere d’arte, capacità di scrivere e poesia, ecc...

L’arte all’inizio era una delle forme di celebrazione del sacro. Riconoscerla come una possibilità di emancipazione per l’immaginazione e la creatività umane ha richiesto un percorso lungo e difficile.

Il riconoscimento della nostra capacità creativa e della creazione artistica è stato ed è vincolato da ragioni storiche e dai modi di leggere e di interpretare la nostra storia.

La risonanza incarnata

Il linguaggio dei gesti e delle mani è tutt’uno con il nostro linguaggio verbale. Perché vi sia linguaggio, creazione e fruizione artistica, è necessaria la risonanza relazionale tra individuo, altri individui e mondo. Quella risonanza è incarnata. Noi siamo le relazioni che viviamo e diveniamo le esperienze che facciamo.

La nostra creatività è incarnata, il nostro linguaggio è incarnato e le nostre espressioni estetiche lo sono. Noi siamo animali naturalculturali.

Ci sono due ostacoli alla possibilità di appropriarsi di questa nostra distinzione di specie: il dualismo mente/corpo e il riduzionismo deterministico.

La nostra mente relazionale incarnata e anche immersa in una cultura e in un contesto, e quel contesto ha favorito la separatezza tra parte alta e parte bassa della nostra esistenza come esseri umani.

I modi per intendere storicamente l’arte ufficialmente riconosciuta come tale hanno finito per agire come ostacolo epistemologico e affettivo al riconoscimento della nostra distinzione di specie naturalmente creativa.

Bloom: siamo dentro il dilemma generato dall’essere aperti a desideri trascendenti pur essendo intrappolati dentro un animale mortale. Ciò vuol dire vivere da essere umano pienamente consapevole.

Animali simbolici

Virno: avere opposto la creatività alla conoscenza discorsiva, al linguaggio ordinario, alla causalità, alla scienza, fino a farne un’attività spirituale priva di presupposti ed esente da vincoli, è l’irricevibile eredità della filosofia romantico-idealistica e, poi, del vitalismo più o meno bergsoniano che ha segnato la scena intellettuale a cavallo tra XIX e XX secolo.

Il tema viene definito da Virno come una certa disaderenza nei confronti del proprio contesto vitale da parte della specie umana.

La creatività, per Garroni è un tratto indispensabile nelle modalità con cui la nostra specie, fatta di animali che pensano con le parole, si adatta all’ambiente. La capacità di presa di distanza tra noi e l’ambiente comporta per noi che la pratichiamo un grado elevato di disorientamento e di incertezza. La funzione biologica della creatività → contenere questa incertezza.

Saturazione di risposta difensiva al disorientamento e all’incertezza. La → condizione saturazione si presenta come inaccessibilità alla distanza necessaria per affrontare l’incertezza della riflessione e dell’immaginazione e il vuoto potenzialmente generativo dell’incompletezza.

La creatività umana necessita di regole e di leggi per esprimersi e si esprime al momento dell’esecuzione di quelle regole e di quelle leggi. Più ampia è una regola, determinata come insieme di scelte possibili, più creatività è richiesta a chi è chiamato ad applicarla.

L’autogenerazione e autorganizzazione della vita, l’autopoiesis, è un’infinita specificazione variata che istituisce i codici e i giochi mediante il libero esprimersi dell’immaginazione.

Capacità riflettente ed esperienza estetica: incompletezza, plasticità, conoscenza

La capacità riflettente dell’essere umano non è né pratica né intellettuale, ma estetica. L’esperienza estetica, in quanto esperienza riflettente, riguarda il sentire la presenza del mondo. Per estetico si deve intendere i molteplici modi in cui specifichiamo certe leggi universali per accoppiarci creativamente con l’ambiente. La capacità creativa interviene, nell’accoppiamento con l’ambiente, sia nell’istruzione di nuovi giochi, sia generando mosse impreviste all’interno di un gioco consueto.

Garroni: l’arte è la specializzazione non conoscitiva di qualcosa che appartiene, come condizione essenziale, alla stessa conoscenza.

L’emergenza costante di esperienze estetiche di varia intensità ed estensione evidenzia l’incompletezza costante del nostro adattamento al mondo, quindi come sostiene Paolo Virno, favorisce un adattamento di secondo grado: l’adattamento alla cronica incompletezza dell’adattamento e quando esso raggiunge elevati livelli di discontinuità, si generano veri e propri salti evolutivi in grado di istituire forme inedite.

L’atto creativo e l’esperienza estetica emergono in una semiosi. L’artista è un tramite. L’eccedenza è un tratto peculiare e distintivo della nostra esperienza nel mondo, dei nostri infiniti modi di accoppiarci con esso. L’incompletezza dei sistemi viventi è condizione della loro vita; l’incompletezza della conoscenza è condizione dell’emergenza della conoscenza stessa.

L’era dell’emergenza

Una delle basi del contributo di Kauffman è l’idea della non località della funzione. Sono proprio le inattese proprietà di una causalità non locale ad aprire le possibilità di riconoscere l’emergenza. In base a questo concetto il sistema vivente che osserviamo genera espressioni che vanno ben oltre le sue componenti, in modo tale che il tutto è maggiore della somma delle parti.

Kauffman: Una meravigliosa creatività radicale, senza un creatore soprannaturale è il tratto distintivo della specie umana. È una creatività incessante, sorprendente e terrificante, e non possiamo ignorarla. È tempo di riconoscere quella creatività come condizione del superamento del riduzionismo, per accorgerci di essere membri di un universo incessantemente creativo.

Il ruolo dell’eccedenza nell’esperienza creativa ed estetica trova una collocazione evolutiva e, allo stesso tempo, un’emergenza auto poietica. L’eccedente può essere alveo generativo per la creatività che è spesso frutto di investimenti in eccedenza. L’eccedente può essere generativo.

Dal conflitto fra l’esserci e il tendere a divenire emerge l’esperienza estetica. Nell’arte è sempre condizione necessaria vivere un conflitto, che è contingentemente estetico e intrapsichico, relazionale e contestuale. Il conflitto principale è tra ciò che siamo e ciò che con ogni creazione ci accingiamo a divenire e di fatto diveniamo.

Jacob von Uex Kull: è grazie all’immaginazione che possiamo entrare in ambienti diversi dal nostro. Biopsichicamente l’esperienza estetica permette alla nostra specie di oltrepassare l’informazione data.

(...) Per mezzo dell’arte l’uomo recupera quella qualità nativa, affettiva, dell’essere al mondo, che sembra quasi una rinascita, una rigenerazione. Riconquista nella quale si disvela un’appartenenza alla terra (...) : l’uomo quindi proviene dalla natura, è natura.

È la natura che si fa attraverso il gesto dell’artista creatore. L’opera d’arte è così il più naturale fra gli oggetti culturali. La bellezza è nella risonanza che si genera fra natura, creazione dell’opera e sua fruizione. La bellezza come espressione della ricerca di elaborare l’incompletezza costituiva, ancorché riconosciuta, attraverso la plasticità, riguarda la possibilità che abbiamo, come specie, di creare noi stessi creando le espressioni della nostra capacità creatrice.

Mente relazionale ed esperienza estetica

Fantasia, immaginazione e creatività sono espressioni umane connesse alla nostra capacità di estensione. Jean-Pierre Changeux: l’essenza stessa dell’arte la ricerca di un consenso armonioso tra moduli cerebrali; la caratteristica propria umana, nell’arte, sarebbe di ricercare senza sosta combinazioni mentali nuove. La nostra tensione rinviante ci rende capaci di creare quello che ancora non c’è e di innovare l’esistente. Plasticità e neotenia: tratti distintivi alla base della generatività.

Esiste una connessione tra la generatività creativa di un artista e la capacità di creare di ognuno. Le emozioni estetiche sono probabilmente prelinguistiche. Riconosciamo quelle emozioni nella contingenza della condivisione con almeno un altro. L’interdipendenza tra mente umana, linguaggio parlato ed esperienza simbolica ed estetica genera la distinzione umana delle altre specie appartenenti alla stessa linea evolutiva.

Le esperienze di creazione e fruizione artistica consentono di comprendere alcuni degli aspetti distintivi specie-specifici più qualificanti degli esseri umani. Pensare oltre è forse la caratteristica evolutiva più distintiva della nostra specie. L’arte è, forse, il fenomeno più chiaramente indicativo della nostra tensione distintiva di specie a pensare oltre. Anish Kapoor: l’arte è solo illusione. Ma è solo nell’illusione che si può scovare la verità più profonda.

La creatività è composizione e ricomposizione originale di ripetitori disponibili. La bellezza è intesa non solo e non tanto come canone estetico, ma come la possibilità umana di progettazione e invenzione della propria autorealizzazione da parte di ognuno o, se si vuole, come ricerca della tensione a evitare il proprio auto tradimento e la minimizzazione e dispersione vana delle proprie potenzialità. La bellezza riguarda la possibilità e capacità di vagare alla ricerca continua di sé ed è il contrario della vanificazione della propria presenza nel mondo.

Estensione e creazione

Noi possiamo constatare, ascoltandoci, come il pensiero nasca da un processo che è allo stesso tempo cercato e atteso, ma anche indecidibile ed imprevedibile. In quella tensione ci estendiamo verso il possibile. L’esperienza estetica può essere ritenuta un’esperienza sociale. La rottura del conformismo si qualifica come una via decisiva per comprendere il valore dell’esperienza estetica nella storia umana e nelle sue espressioni contingenti.

Mente relazionale e creatività

Ogni atto creativo emerge da intense esperienze relazionali. L’unica individuale si muove tra relazioni generative e conformismo. Sembra proprio che sia la relazione a creare l’esperienza estetica. La creatività è ricerca ulteriore di contenuto, è frutto della tensione verso la irrisolvibile ricerca di contenuto. “L’arte è come i sogni” ha detto Maurizio Pollini, “apparentemente inutili, ma necessari”.

La creatività va studiata prendendo le distanze da un’accezione idealistica e romantica tuttora persistente. L’attenzione deve essere in ogni modo rivolta al modo di reagire alle discontinuità. Il continuo cambio di prospettiva è una caratteristica della mente relazionale umana.

Secondo Gregory Bateson sembrano le continue discontinuità a generare l’individuazione e l’emergere della creazione nell’esperienza umana. L’emergenza creativa appare generata da molteplici fattori ma non riducibile a nessuno di essi. La vita dell’esperienza estetica, sia a livello di creazione che di fruizione, si genera nella discontinuità.

Noi non accediamo al mondo così come noi lo creiamo con i nostri mezzi visivi e percettivi. La scena di creazione o di fruizione è una scena in cui agisce la contingenza (nota: per il concetto di contingenza come è qui utilizzato cfr Gould 1989). Si tratta di un’esperienza tra vincoli e possibilità. In quella contingenza coevolvono “l’altro interno” di ogni artista e di ogni fruitore: l’artista e il fruitore; l’altro a cui ci si riferisce creando o fruendo; e il “terzo” per cui si crea o a cui si narra la fruizione facendone emergere il senso e il significato.

Originalità e conformismo

Vi è uno spazio, un margine, e non un confine netto

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher walis1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Morelli Ugo.
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