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Benasayag – Oltre le passioni tristi Parte II

Il declino della psicoanalisi: la psicoanalisi sembra non poter più “contenere” quello che è il disagio postmoderno.

Le sue chiavi di lettura sorte nell'età moderna mal si adattano a quello che è l'uomo di oggi e i suoi disagi.

Sembra che oggi: L'individuo perda i legami e si svuoti della sua interiorità, diventi una risorsa umana per

l'economia e la sofferenza lo renda inutilizzabile.

Ma l'attuale rifiuto della psicoanalisi secondo Benasayag non risiede nei suoi difetti ma nelle sue virtù come la

dimensione del tragico. Con questa espressione B. intende il fatto di essere legato al mondo e sentirsene colpito.

Ma oggi la persona non sente questo legame nel suo disagio. La dimensione del tragico viene sostituita con quella

della gravità, gli individui non si sentono toccati da qualcosa se non direttamente: il loro universo si ferma ai

limiti del proprio corpo. In terapia non parlano dei rapporti che la loro sofferenza ha con l'epoca, ciò non significa

che non esistano tali rapporti. Ciò che sembra mancare è la capacità di essere colpiti da qualche cosa di altro da sé.

Il paziente di oggi non è pronto nemmeno a pensare che non sia in terapia per guarire. La psicoanalisi diviene così

una tecnica di benessere come tante altre nel supermercato del mondo psi. Il paziente vede sconveniente questa

pratica se valuta, secondo le logiche di mercato, la qualità-prezzo. L'efficacia della terapia viene messa a

confronto al tempo e al denaro che vanno impiegati, ed ecco che in questo scenario altre pratiche (psi e non)

cercano di rispondere alla domanda del cliente nel modo più efficace possibile.

Il declino della psicoanalisi si spiega con il fatto che la psicoanalisi stessa ha fallito nei suoi obiettivi storici. Freud

stesso non predice più un progresso razionale dell’umanità nelle sue opere, infatti nel seguito de il disagio della

civiltà constata una profonda crisi della cultura e tenta di analizzarne gli elementi determinanti. La psicoanalisi si

rende così portatrice di una critica al mito del progresso. D’altra parte lo stesso Freud con la “scoperta”

dell’inconscio muove l’asse portante della concezione cartesiana dell’uomo. Dalla filosofia cartesiana l’individuo

era chiamato ad essere padrone di se stesso ma con la psicologia di Freud l’uomo non è più padrone di sé, ha in sé

una parte sconosciuta con cui (l’Io) deve fare i conti. Tra le pulsioni che muovono l’individuo quasi fosse una

marionetta vi è la pulsione di morte. Questa indica che non si possono spiegare i comportamenti umani in una

concezione positiva, dell’utile e del piacevole perché vi sono tropismi che spingono l’uomo a compiere azioni

contraddittorie, negative, “disfunzionali”.

Quindi Freud apre gli occhi sul fatto che l’ideale di padronanza non sia possibile. Ma la psicoanalisi, nonostante

sia portatrice di questo movimento, ha fallito la sua partecipazione alla decostruzione del fondamento

epistemologico dell’Occidente moderno. Il destino rivoluzionario, dice Benasayag, si è opacizzato fino a sparire

completamente.

La perdita del sentimento del tragico non è dovuta solo alla nuova figura dell”uomo senza qualità” ma anche al

fatto che la psicoanalisi prima ha criticato il mito del progresso e poi ci ha ricreduto cercando una riunificazione

ideologica dell’individuo.

Il gesto di restaurazione si traduce nel tentativo di razionalizzare il suo comportamento grazie alla cura, si

riconduce il tutto alla storia individuale, al suo piccolo io.

l’individuo quindi ha un carico più pesante perché solamente suo, biografico. Gli specialisti dovranno riconoscere

i segnali (sogni, battute, lapsus, atti mancati) per leggere e comprendere l’altra realtà psichica quella che è oscura

alla persona stessa. Ma quanto queste interpretazioni possono essere fondate? Quanti “segnali” in realtà non sono

tali? Ciò porta a costruire significati su qualcosa che non esiste.

Se la psicoanalisi non fosse caduta nella trappola del dogmatismo non avrebbe fallito. Se Freud si fosse attenuto

alla dimensione ipotetica dell’inconscio, al come se, allora la storia della psicoanalisi sarebbe andata

diversamente. La reificazione dei concetti psicoanalitici ha sporcato la lente attraverso cui si guardava l’uomo e il

mondo. Si parla del dogmatismo perché nella psicoanalisi (anche moderna) si crede all’esistenza di quelle che

erano ipotesi psi, linguaggi usati per spiegare qualcosa.

Quindi la psicoanalisi ha cambiato direzione, se in un primo momento stava partecipando alla decostruzione

dell’uomo moderno in seguito partecipa alla fabbricazione dell’individuo.

Ma la decostruzione dell’uomo moderno per Benasayag è essa stessa un’evoluzione storica inesorabile. Tuttavia

l’opera della modernità partecipa all’ideologia contemporanea che consiste nel credere che esiste solo l’individuo,

che conti solo la vita personale, la persona è sempre meno dotata di interiorità e si presenta sempre più come un

profilo, come un insieme di moduli. Quindi la psicoanalisi partecipa alla costruzione di una società intesa come

una serie di individui senza qualità, perché senza legami, radici e territori. La forma di riduzionismo psicoanalitico

è caratterizzata dal fatto che tutto (universo, letteratura, arte) viene ricondotto al piccolo sporco segreto edipico,

Benasayag – Oltre le passioni tristi

alla vita personale.

Sembra quindi che il soggetto stesso non possa fare a meno di ricondurre ogni cosa alla sa vita come se “parlasse

proprio di lui/lei!”

per la maggior parte dei clinici il desiderio viene assimilato quasi fosse una pulsione sessuale animale che è ha

affare dell'individuo isolato. La corrente fenomenologica legge invece il desiderio come un fluire di passioni nate

dall'esperienza vissuto del rapporto con gli atri, dall'immersione nella ricca varietà del sociale, configura

un destino che è necessario assumere per non correre il rischio di ritrovarselo sotto forma di fatalità.

Gli psicoanalisti criticano il riduzionismo fisiologico delle terapie comportamentali ma non si accorgono del loro

stesso riduzionismo, quello che psicologizza la vita.

La psicoanalisi non ha avuto solo un momento dogmatico ma anche un aspetto “magico” che si spiega con alcuni

rituali che impone ai suoi adepti. I rituali potrebbero sì riuscire a mantenere la sofferenza entro certi limiti ma non

permettono di trasformarla in potenza di agire. Benasayag parla di ritualizzazione delle pratiche psi facendo

riferimento alla necessità forse di indurre nel paziente un bisogno di irrazionale, ciò avviene attraverso il sacrificio

del proprio tempo, l'obbedienza, atteggiamento disciplinare, offerta fatta al clinico ecc. ma la canalizzazione, dice

Benasayag, così come la fede religiose, anziché “liberare” la persona e guidarlo verso uno sviluppo della potenza

d'agire, alimenta la dipendenza e l'impotenza.

Quindi la psicoanalisi ora come ora mostra delle incapacità a rappresentare una risposta sufficiente alle sfide delle

nuove sofferenze psi. La psicoanalisi ha mancato due appuntamenti:

– uno con la storia sociale e la preoccupazione per l'emancipazione

– l'altro con la biologia, neurofisiologia.

I discepoli freudiano hanno ignorato e disprezzato spesso i fattori storici e sociali per non dire politici.

Così come sono stati ignorati legami con la neurofisiologia. Se è vero che hanno definito gli psicofarmaci molto

spesso come camicia di forza chimica è altrettanto vero che una parte ha accettato di coniugare queste pratiche

con la cura attraverso la parola. Ma non è questo il legame “mancato” con la neurofisiologia. Infatti negli ultimi

tempi diventano sempre più note e celebri le tecniche di neuroimaging e gli studi che ne seguono anche, e

soprattutto, in riferimento alla psicoterapia. La possibilità di vedere un cervello “vivo” mentre “fa qualcosa” come

la psicoterapia è una novità del nostro secolo. Ma gli psicoanalisti, chiusi nel dogmatismo, rifiutano un intervento

del genere. Paradossalmente questo atteggiamento di distacco non fa che alimentare il dualismo “anima-corpo” o

“mente-cervello” mentre proprio quelle tecniche tentano un punto di incontro per ripristinare un'unità che l'uomo

(occidentale) ha diviso.

Al declino della psicoanalisi si è accompagnato lo sviluppo di nuovi sistemi psicoterapeutici per cercare di

attenuare il disagio psichico crescente. Tra questi la CBT (terapia cognitivo-comportamentale) è quella che ha

avuto maggior successo. La CBT, nelle sue varie forme, offre trattamenti appropriati all'essere umano modulare

contemporaneo. Il riduzionismo di cui si caratterizzano queste terapie è fisicalista, nega l'esistenza di forme

organiche non riconducibili alla semplice somma delle sue parti. La biologia non parla di vita ma analizza i

meccanismi degli esseri viventi. Questo riduzionismo fisicalista è una tendenza dell'epoca secondo Benasayag,

infatti la scienza contemporanea non punta più a comprendere ma a predire. Il fisicalismo propone

modellizzazioni che pretendono di includere un numero sempre crescente di comportamenti umani. Le nuove

terapie pensano di poter raccogliere tutta l'informazione che costituisce un essere umano. Tale riduzionismo viene

criticato spesso, una di queste è stata elaborata da Longo. Egli sostiene che ogni modellizzazione proceda alla

cattura dei punti salienti del fenomeno da modellizzare ma ogni misura è misura di un intervallo non di un punto

specifico. Quindi quando si tenta di modellizzare si perdono numerose informazioni perché si tenta di

circoscrivere il fenomeno. L'uomo postmoderno viene visto dal mondo psi (ma anche dalla società) come un

mondo delle competenze, modulare, senza interiorità storia o personalità forgiata da esperienza. È più assimilabile

ad un hard disk in cui le nuove terapie possono agire caricando o cancellando programmi che puntano al suo

adattamento, miglior funzionamento, all'efficienza, alla performance.

Foucault parla di biopotere riferendosi alle forme di dominio politico delle società (moderne e postmoderne). Il

biopotere permette di considerare la realtà nel suo insieme come riconducibile a funzionamento concatenati tra

loro senza gerarchie, centralità o interiorità. In tale dispositivo la modellizzazione statistica occupa un posto

centrale e crea apparati di misurazione, diagnosi e trattamenti.

Per meglio spiegare questo concetto si può prendere ad esempio il DSM, manuale che opera in modo

paradigmatico una disgiunzione dell'uomo identificando comportamenti e sintomi con griglie diagnostiche.

Benasayag – Oltre le passioni tristi

Questa disgiunzione porta ad una doppia assenza:

– il paziente non è accolto come persona complessa e multipla, il sintomo non è letto in una rete di senso.

– Il clinico non è più pensato come una persona on una storia, una soggettività, reti di significazione ma

come tecnico che rileva dati oggettivi in modo oggettivo.

In realtà questa oggettività presentata dal DSM non è che ideale. L'arbitrarietà e l'astrazione del metodo non

rendono possibile l'oggettività, le griglie stesse che tanto dovrebbero fornirla non fanno che inficiare il processo

oggettivo, distorcono il fenomeno stesso.

Il dispositivo post-moderno dell'uomo disgiunto rifiuta le dimensioni di realtà organica dell'uomo_ l'interiorità e la

intenzionalità. L'uomo nel postmoderno non possiede un'interiorità derivata dalla trasmissione, dall'evoluzione né

un'intenzionalità di comportamenti propri anche non adattivi che partecipano a processi di coevoluzione.

La tristezza è uno stato troppo complesso per interpretarlo come n semplice sintomo o comportamento. Trattare la

tristezza come sintomo univoco non porta ad altro che a condannare il paziente ad un atteggiamento di passività

patologica. La tristezza, la difficoltà di vivere, le esperienze che hanno fatto di quella persona quella che +

diventano moduli che non sono più il suo modo di essere nel mondo ma funzioni del suo io (immaginato dal

terapeuta).

Benasayag sostiene che stia proprio qui il nocciolo metafisico delle terapie materialiste: si rivolgono a entità

deprivate di ogni traccia di singolarità con un unico interesse: essere performante, adattato alle regole della

società.

L'auto-organizzazione della materia si manifesta in forme gerarchiche distinte. Lo sviluppo delle conoscenze sulla

chimica del cervello (su cui si fondano le terapie molecolari) è importante perché permette all'industria

farmaceutica di produrre molecole che agiscano su questa chimica. Ma non bisogna pensare ingenuamente che

l'industria non spinga al consumo e sovraconsumo di questi stessi farmaci, d'altra parte è pur sempre un'industria.

La ricerca terapeutica ha comportato la medicalizzazione della vita e ignora i differenti livelli di organizzazione

della materia. Ciò significa che secondo la teoria emergentista l'interazione casuale delle parti semplici che

compongono lo sfondo di un fenomeno facciano emergere livelli complessi non programmati. In realtà esiste

un'organizzazione specifica tra ogni livello che viene chiamata barriera stocastica transduttiva. La transduzione

si riferisce al fatto che tra due sistemi dal funzionamento autonomo e autoreferenziato possono interagire degli

stimoli per cui ogni sistema può avere effetto sull'altro. Ma gli stimoli producono qualcosa che proviene dal

funzionamento del proprio sistema. La psyche non spiega il soma ma i due si influenzano vicendevolmente. La

parola stocastica si riferisce al fatto che non sia deterministica. A uno stesso stimolo del sistema A sono possibili

reazioni diverse del sistema B.

ciò si traduce nel fatto che sì i farmaci psicotropi possono essere utili ma non si devono usare pensando di

intervenire in senso psicologico, simbolico, affettivo.

La terapia molecolare diventa iatrogena, pericolosa, quando associata ad uno sguardo che rende meccanici gli stati

psichici del paziente.

La terapia comportamentale parta dall'idea che una serie di comportamenti modellizzati possano essere considerati

corrispondenti a ciò che viene definito sano o nell'interesse della persona. Il comportamentismo è bagnato

dall'illusione riduzionista secondo cui gli uomini di base seguirebbero ciò che per loro è bene salvo quando

sbagliano o fanno un errore di apprendimento.

L'uomo del comportamentismo ha l'obbligo di essere trasparente a sé e agli altri, il comportamento positivo sarà

valutato dall'esterno. Ma il punto è che noi non possiamo mai sapere cosa sia per l'altro il bene. Il

comportamentismo si illude con una visione meccanica e semplicista che fatti e festi dell'umano siano sempre

positivi. Ma l'umano è anche colui che gode della manifestazione di posizione razziste e xenofobe, è colui che

impazzisce nel traffico, è colui che si comporta violentemente ecc.

Se per la psicoanalisi non c'è movimento nell'uomo perché nell'interpretazione metafisica dei fatti e dei gesti del

funzionamento somatico del paziente da parte dello psicoanalista, tutto ha senso, per le terapie positivistiche

niente ha davvero senso perché tutto è movimento.

I mutamenti dell'epoca hanno il loro precipitato nelle cosiddette nuove terapie che tentano di dare risposta alle

nuove domande. Alcune di queste promuovono soluzioni in grado di sedurre chi abita la postmodernità. Ciò che

accomuna queste nuove pratiche è la riscoperta del corpo e di quella che in alcuni casi viene chiamata energia

interiore.

Benasayag – Oltre le passioni tristi

Le sette che si sviluppano offrono pratiche “terapeutiche” per coloro che sono all'interno delle paure dell'epoca,

queste pratiche offrono nomi a ciò che pare incomprensibile e ciò sicuramente rassicura e illude di avere il

controllo su un qualcosa che altrimenti sarebbe indomabile.

Le terapie corpoee, spirituali, buddhiste hanno una stessa finalità: restituire una visione olistica del mondo e

dell'esistenza. Ma spesso questa visione privilegia l'aspetto individualistico mancando della comprensione delle

articolazioni che l'individuo ha con la natura e la società.

Le terapie alterantive di cui si parla hanno sicuramente dei punti di forza:

– ricordano al paziente che egli ha dei legami

– che ciò di cui soffre ha un senso

– considerano centrale i corpi, non come macchine perferomanti al servizio di individui ma come un tutto

completo dell'individuo.

Non va però dimenticato che tale pratiche orientali sono inserite in un contesto che mira al benessere occidentale.

Dunque i gesti, significati pratici e simbolici hanno un altro senso.

Benasayag – Oltre le passioni tristi

Parte III: verso una terapia situazionale

La crisi della modernità implica il declino della persona umana e quindi vengono ridefinite le sfide per la

psicologia. Diviene indispensabile quindi aprirsi ad altre rappresentazioni della soggettività, ad altri modi di

essere. Per L'autore l'epoca dell'uomo è finita.

Cosa significa ciò? E che senso ha una clinica che non si rivolge più all'uomo della modernità?

L'epoca dell'uomo è l'epoca del paradigma umanista che domina il panorama occidentale.

Si può considerare la specie umana, articolata con l'ambiente, come l'insieme di ciò che esiste. Attraverso lo

spazio e le epoche gli elementi di questo insieme si articolano in modo diverso. Le varie articolazioni permettono

l'emergere di soggetti con interiorità, intenzionalità, storia, appartenenza ecc. Tali forme quindi rinviano a dei

modi di essere. Descola per spiegare meglio questi concetti utilizza il concetto di ontologia, nello specifico

sostiene l'esistenza di 4 ontologie esistenti o che sono esistite:

– animismo: ogni ente può possedere un'anima, questo viene chiamato principio di azione.

– Totemismo: si fonda sull'idea cosmogonica per cui essenze pure agiscono, preesistono alla creazione del

mondo e rimandano a qualità sia positive che negative. Al momento della creazione del mondo queste

essenze si sono distribuite in modo diseguale così che un ente poteva possederne molte.

– Analogismo: una pluralità di oggetti disparati può formare un'unita se la sua organizzazione osserva una

certa analogia con la strutturazione dell'universo.

– Naturalismo: il dispositivo è cartesiano: il soggetto è l'essere umano e la sua coscienza sta di fronta alla

natura che è un insieme disincantato e sottomesso alle sole leggi della meccanica. Nella coscienza l'io

integra le informazioni e percezioni del mondo esterno, le elabora e pensa per poi agire di conseguenza.

Della natura fa parte del corpo umano. Così corpo e coscienza sono distinti e separati.

Queste sono tutte ontologie di cui l'umanismo occidentale è erede.

La fine dell'epoca dell'uomo significa quindi che vi è un cambiamento di ontologia, la fine di un mondo non è

certo la fine del mondo e consente a possibili rinascite. Per farlo però l'individuo dovrebbe accedere a un modo di

conoscenza che ammette che egli stesso è un elemento di un insieme processuale. L'individuo in realtà è la

manifestazione epocale di una molteplicità preindividuale costituita da processi che sono tanto umani quanto non

umani.

La “situazione” come nuovo soggetto della pratica psi: la sfida secondo B. consiste nel non cadere nel nichilismo

neoplatonico dell'idea di una molteplicità senza unità intrinseca. Le ontologie definite da Descola aiutano a

identificare due tendenze integratici oggi all'opera:

– una di tipo nichilista, dominante fino ad oggi. Presta interiorità e intenzionalità agli artefatti e ai macro-

organismi dell'epoca.

– l'altra che tende a un'organicità intensiva e si avvicina all'analogismo: elementi di natura molto diversa si

strutturano formando parti estensive di un dispositivo organico. Questa struttura analogica può essere

concepita come il principio che anima ogni situazione concreta. L'elemento organico è storico ma anche

dinamico, territorializzato in, per e attraverso ogni situazione.

Situazione: si intende un'unità spazio-temporale in cui la dinamica storica (intensiva) cattura elementi sincronici

(estensivi) per manifestarsi come unità con un proprio asse di gravitazione. Ciò che origina e dà vita alla

situazione si definisce attraverso la congiunzione spazio-temporale che determina un'unità integrata.

Nell'ambito psi si è soliti ignorare gli elementi della situazione attuale per conentrarsi sulle

informazion della situazione diacronica. Nella terapia situazionale la realtà stessa conta tanto quanto

la realtà psichica individuale. Il terapeuta per B. deve aiutare il paziente a inscriversi meglio nelle

situazioni attuali della sua vita per esere attore attivo e cosciente.

Le illusioni dell'uomo potenziato: il postumano prevede la concezione di un uomo che potrebbe

essere potenziato grazie all'ibridazione con la tecnica. L'ibridazione uomo-artefatto è inscritta in un

procsso di coevoluzione in cui vi sono meccanismi a doppio senso di delega e funzioni di reciproca

modifica. La coproduzione corrisponde sì ad un potenzialmento ma anche ad una perdita di capaità

proprie dell'umano. L'uomo potenziato si potrebbe quindi leggere come uomo semplificato che ha

delegato certe funzioni e compiti agli artefatti. La minaccia non è nell'ibridazione in sé ma nelle

rapresentazioni umanistiche he se ne hanno. Quando due persone entrano in interazione non si può

presindere dalla situazione (che comprende l'ambiente, il carattere molteplice dell'identità dei due,


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ManuPind

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinico-dinamica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ManuPind di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del disagio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Zamperini Adriano.

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