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tutti contro lo sviluppo attuale delle cose,ma sembra che nessuno possa farci nulla. Lo stesso effetto si ha

nell'ambito educativo in cui molti possono vedere logico un uso ragionato della minaccia. I genitori e i

professori possono ritenere utile l'informazione sui pericoli del mondo,ma questo in realtà può provocare

l'effetto contrario a quello desiderato. Freud ne parlava già nel 1920 con il suo saggio "Al di là del principio

di piacere" dove affermava che spesso le persone sono portate a tenere comportamenti per loro nefasti

perchè questo gli crea un godimento che appunto va al di là del piacere. L'informazione quindi resta una

condizione necessaria,ma non sufficente. Kant nella Critica del giudizio affermava il contrario con la

metafora della "bella nella stanza" dove a un uomo viene offerto di fare ciò che vuole con la bella dei suoi

sogni rischiando però di morire appena uscito dalla stanza;per lui l'uomo rinuncerebbe a una tale

opportunità,ma oggi sappiamo che in realtà avrebbe più attrattiva il pericolo da correre che non la ragazza.

L'educazione e l'accesso alla cultura non solo non bastano a proteggere l'umanità dalle barbarie,ma spesso

creano anche situazioni peggiori. L'occidente ne ha avuto conferma con i campi di concentramento e gli

stermini del Terzo Reich. La Germania infatti non era un paese qualunque dell'Europa,ma era la culla della

ragione,della filosofia e della scienza. Vedere nascere un mostro simile proprio in quel luogo a

completamente disilluso la società sulla possiblità di costruire un mondo dei lumi senza le ombre.

Nonostante questo i responsabili della prevenzione conservano una fiducia kantiana nell'informazione. La

nostra società non fa l'apologia del desiderio,ma piuttosto quella delle voglie che sono dei desideri

formattati e normalizzati. La sfida quindi è promuovere spazi e forme di socializzazione animati dal

desiderio. Attualmente nell'ambito della medicina e anche della psichiatria si assiste a una tendenza

dell'abbandono della profilassi in favore della prescrizione. La psichiatria dovrebbe fondarsi sulla

classificazione delle patologie seguendo il Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM)

creato appositamente dall'Associazione degli psichiatri americani (APA). Questo agisce come un sapere

prestabilito e il momento dell'incontro col paziente e della diagnosi non sono più il risultato di un progetto

condiviso,ma di domande preconfezionate e valutazioni a priori. Si tende a non considerare più il corpo

umano,ma quello sociale e lo si fa in termini di costi. Non si vuole mettere in dubbio l'utilità della ricerca

psico-farmaceutica e della prescrizione di farmaci,ma solo la loro eccessiva egemonica. Questa clinica della

classificazione-prescrizione non è infatti più scientifica,ma solo più redditizia.

CAPITOLO 6

L'evoluzione nel senso di una medicina della classificazione è inscritta in una tendenza più generale della

cultura occidentale,cioè la rappresentazione in forma matematica e sistemica del reale per comprenderlo.

Una volta fissate etichette e classificazioni prendono il posto del mondo e la nostra relazione con il mondo

diventa una relazione con i modelli. Tutto ciò che deborda è percepito come elemento di disturbo del reale.

Ignoriamo il fatte che il reale tende a eccedere i limiti del modello epistemologico. E' vero comunque che

senza un lavoro di classificazione e differenziazione non possono esistere sapere e pensiero. La questione

dell'etichetta ci rimanda alla norma sociale e al suo funzionamento nelle nostre culture. La norma è legata a

una sorta di distribuzione dello sguardo: è normale ciò che non attira lo sgurdo. Ciò che si dà a vedere,ciò

che bisogna vedere e ciò che si deve ignorare di vedere determina gli elenti di ogni cultura e il limiti da non

oltrepassare per rientrare nel corretto. Questo meccanismo determina il rispetto di sé e degli altri. L'opacità

agli occhi degli altri determina le basi della socievolezza. L'etichetta induce a pensare di star vedendo

l'essenza stessa della persona etichettata e induce ad uno sguardo normalizzatore (ex. guardare con

eccessivo rispetto un disabile). L'adulto insegna al bambino i limiti dello sguardo. Si perde il diritto

all'opacità quando ci si discosta dalla norma (ex. un incidente che rende disabili o essere schizzofrenici).

Nella psicoterapia si deve cercare di non vedere l'altro come un'etichetta e di portarlo a fare lo stesso.

Essere etichettati porta e trovarsi vittima di una sorta di determinismo sociale: tutto ciò che siamo o

possiamo fare fa parte di un sapere prestabilito che ci esilia dall'incertezza che è la base della libertà.

L'unica soluzione sembra una violenza sintomatica verso sé stessi e gli altri. E' soprattutto l'azione collettiva

però che permette di sfuggire al determinismo (ex. omosessuali). Una società democratica è quella in cui

queste etichette possono evolvere,cambiare e scomparire. Si deve resistere alla tendenza della nostra

società di sostituire i saperi multipli con quelli tecnico-scientifici;in realtà devono convivere. Le tre forme di

deviazione del piacere (non lo si sa controllare) relative al cibo,al sesso e alla parola nella nostra società

individuano il deviato. La clinica descritta non mira a determinare delle impotenze,ma anzi a scoprire le

potenzialità di ognuno una volta che ci si è liberati dell'unidimensionalità dell'etichetta. Ciò che il paziente

può chiamare sintomo spesso non è altro che un elemento del suo modo di essere quindi la tendenza non

deve essere di eliminarlo al più presto,ma più che altro di comprenderne il senso all'interno della

multidimensionalità della persona.Se il paziente dice di voler rimuovere quel qualcosa non deve essere

preso alla lettera perchè è formato da più dimensioni che sono naturalmente contraddittorie;questo non

significa trascurare l'imbarazzo prodotto dal sintomo. Il riconoscimento della molteplicità della persona non

dovrebberiguardare solo coloro che hanno problemi,ma anche i "normali" che potrebbero così disfarsi di

questa etichetta e cominciare ad abitare le molteplici dimensioni della fragilità. Ci interroghiamo infatti

spesso su coloro che vengono considerati deboli,ma in realtà nella nostra società trionfare è altrettanto

problematico perchè la persona è in costante tensione,angoscia e ha paura di poter un giorno rientrare

nella categoria dei falliti. Una clinica della situazione quindi consiste nel liberare quelle che Spinoza

chiamava passioni gioiose e quindi evitare il cammino della tristezza.

CAPITOLO 7

La società stessa impone all'individuo dei limiti che sono di per sé incerti in un'epoca come la nostra in cui

tutti i punti di riferimento vengono messi in discussione. L'etnologa Françoise Héritier distingue il possibile

dal pensabile. Il pensabile è ciò che sembra loro corretto e lecito,cioè l'insieme di atti che ogni membro di

una società e una cultura accetta in quanto rispettosi dei suoi fondamenti. Il possibile è ciò che le persone

possono fare in pubblico e in provato,cioè atti che sono possibili,ma non pensabili. Il limite tra possibile e

pensabile è fissato dai divieti che possono essere anche infranti,ma ciò implica mettere in discussione i

fondamenti della nostra cultura. Il limite cambia a seconda dei contesti storici e il campo del pensabile può

ampliarsi. Di solito i due divieti che accomunano tutte le società sono quelli dell'incesto e

dell'antropofagia,ma sovrarituallizzandoli vi si può imporre una simbolizzazione che li rende leciti. Una

società che rende possibili tutti i pensabili è destinata a crollare. Gli adulti temono che il continuo uso dei

videogiochi possa trasferire nel reale la violenza che contengono,in realtà dell'escalation della violenza

intervengono altri fattori,ma questa condizione può provocare altri problemi. Tutti questi giochi si fondano

sulla ripetizione di strutture semplici a livelli sempre più rapidi e complessi basandosi essenzialmente sulla

prontezza dei riflessi. Ciò può comportare che l'adepto non riesca a concentrarsi su altre cose in quanto

non raggiungono la soglia di eccitazione nervosa a cui si è abituato. Gli insegnati hanno spesso tentato di

utilizzare questo metodo,ma hanno sempre fallito prima di tutto perchè è impossibile mantenere

l'attenzione di un pubblico composto da alievi consumatori di eccitazione neuronale,e in secondo luogo

perchè il meccanismo di feedback implica l'istaurarsi di una relazione che si aspetta come risposta il mero

riflesso.

CAPITOLO 8

L'ideologia dominante nell'ambito del lavoro terapeutico e medico-sociale cerca di aiutare le persone a

diventare autonome,una qualità che è considerata importantissima nella nostra società dove i legami

sembrano considerati costrizioni. Nella nostra società sembra che essere autonomi significhi

semplicemente essere più forti,ma quando lo specialista cerca di rendere le persone meno deboli in realtà

le mette ancora più in difficoltà perchè gli rimanda un'immagine svalutante di sé. Considerando questa

concezione non sorprende che si stia creando una clinica del controllo e della padronanza che potrebbe

essere chiamata "psicologia di un io forte";non si cercano le cause dei comportamenti o le loro inflenze,ma

si vuole solo dominare (anche le proprie pulsioni) per i fini di una vita produttiva e utilitaristica. Si crede che

la libertà consista nel dominare il destino,l'alternativa filosofica invece la indica come l'assunzione del

proprio destino che non coincide con la fatalità,ma comprendere che noi siamo ciò che siamo,ciò che è

tessuto da una certa epoca e per una certa epoca. Il destino è costituito dai legami che creiamo e che

sviluppiamo liberamente. La libertà coinciliata con il destino ci installa in una dimensione di fragilità che

non è né una forza né una debolezza,ma una molteplicità. Vivere nella fragilità significa vivere in un

rapporto di interdipendenza,in una rete di legami con altri. Legami che non sono fallimenti,ma possibilità di

una vita condivisa. La libertà non finisce dove comincia quella dell'altro,ma anzi comincia dalla liberazione

dell'altro,attraverso l'altro. La clinica del legame (o clinica della situazione) non considera mai un essere

isolato,ma implica la comprensione delle situazioni vissute dal paziente tenendo conto della differenza tra

individuo e persona. L'individuo è il prodotto dell'ordine sociale che pensa che l'umanità sia composta da

esseri separati gli uni dagli altri,che stabiliscono contratti con il loro ambiente e con gli altri;questa è mera

illusione. La persona è l'alternativa all'individuo ed indica ognuno di noi come essere multiplo. Il clinico

quindi deve cogliere in che modo l'individuo stabilisca rapporti nevrotici fondati sul senso di colpa,sulla

sofferenza e sul malessere e attraverso quali pratiche può aiutare la personaa creare e abitare rapporti di

responsabilità. A causa degli ideali proposti dalla società un paziente può soffrire di essere ciò che è come

se tutto ciò che gli accadesse fosse esterno e il clinico dovesse consentirgli di sbarazzarsi degli elementi che

lo disturbano. Gli adulti pensano che il bambino reale nel confronto con un bambino ideale (che non esiste)

sarebbe perfetto se non avesse questo o quel comportamento. Se si decidesse di lavorare meccanicamente

in funzione della domanda sociale basterebbe trovare dei metodi affinchè gli individui aderiscano meglio

agli ideali della società. Non rispettare tali ideali può effettivamente creare una sofferenza,che però non è

una ragione sufficente per far limitare il clinico ad eliminarne quella che sembra la causa. Non possiamo

liberarci senza progetto personale di assunzione della nostra responsabilità e senza essere fedeli a ciò che

pur non volendolo ci costituisce. Il fine della clinica del legame quindi è quello di cercare l'etichetta che

corrisponda fatalmente a un paziente,ma di aiutare i pazienti e le loro famiglie a strutturare le loro relazioni

e a sviluppare i legami che costituiscono le loro situazioni in modo da sfruttare al massimo le potenzialità.

Sono quelle che Spinoza definiva passioni gioiose che dischiudono nuove dimensioni della vita.

CAPITOLO 9


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia e Servizio Sociale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Epoca delle passioni tristi, Benasayag, Schmit . con analisi dei seguenti argomenti: crisi individuale psicologica, epoca delle passioni tristi, contestazione del principio di autorità, istituzioni deputate all'educazione, clinica del legame o clinica della tristezza, le minacce, Françoise Héritier.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Docente: Tognetti M.
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e Servizio Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Tognetti M..

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