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Psicologia dello sviluppo: lo sviluppo morale

In ambito psicologico, lo sviluppo morale riguarda i modi in cui le persone pensano e agiscono in rapporto a due questioni: il benessere delle altre persone e la giustizia all'interno delle relazioni interpersonali. Il tema dello sviluppo morale è presente sin dagli inizi del XX secolo.

Principali esponenti e teorie

I principali esponenti dell'approccio cognitivo-evolutivo sono Piaget e Kohlberg, secondo i quali la cognizione morale si sviluppa parallelamente alle abilità cognitive generali attraverso una sequenza stadiale comune a tutti gli individui. Un particolare sviluppo dell'approccio cognitivo-evolutivo è rappresentato dalla teoria dei domini che differenzia fra tipi diversi di regole a seconda che appartengano al dominio morale, socio-convenzionale o scelta personale. Altri approcci si sono occupati della relazione tra il pensiero e l'azione morale e di come gli individui si abituano ad agire in maniera immorale senza sentirsi in colpa; tra le posizioni più importanti in questo ambito rientra la teoria di Bandura.

Lo sviluppo delle nozioni morali secondo Piaget

Piaget ha affrontato lo studio delle nozioni morali infantili attraverso la presentazione di racconti e chiedendo a bambini di età compresa tra i 4 e i 14 anni, durante un colloquio clinico, di esprimere la loro opinione. Sulla base delle risposte date, ha individuato due livelli fondamentali della moralità infantile: un primo livello di moralità eteronoma e di responsabilità oggettiva e un livello più evoluto di moralità autonoma e di responsabilità soggettiva.

Sono più importanti le intenzioni o i risultati?

Una distinzione importante nel dare un giudizio morale sui comportamenti è quella tra l'intenzione dell'attore e le conseguenze del suo comportamento.

(2 episodi: un bambino, chiamato per il pranzo, si reca in cucina e nell'aprire la porta fa cadere il vassoio che era dietro di essa rompendo 15 tazze. Un bambino, stando da solo a casa, decide di prendere la marmellata dalla credenza. Tentando di prendere la marmellata ha fatto cadere e rompere una tazza.)

I due episodi presentati si differenziano per il fatto che nel primo caso un'azione benintenzionata ha prodotto un grave danno materiale, mentre nel secondo un'azione malintenzionata ha prodotto un danno lieve. Dopo la lettura dei racconti, veniva chiesto se i bambini erano colpevoli allo stesso modo o se uno dei due lo era di più e perché. Le risposte date dai bambini di età inferiore ai 6-7 anni evidenziano come molti di loro attribuiscono più importanza ai risultati e non alle intenzioni. Quindi, nell'infanzia prevalgono giudizi morali che attribuiscono più importanza alla responsabilità oggettiva (relativa agli effetti dell'azione compiuta) e non a quella soggettiva (relativa alle intenzioni).

Questa tendenza emerge anche in relazione al furto: moltissimi bambini considerano più cattivo il bambino che ha rubato il panino, anche se lo ha fatto per darlo all'amico che non aveva mangiato, invece che la bambina che ha rubato il nastro per il suo vestito, e per questo deve essere punito di più perché il panino è più importante del nastro.

Meglio una piccola bugia che un grande errore?

Una bugia è tale solo se chi la dice vuole intenzionalmente ingannare l'altro. Per molti bambini sotto i 6 anni una bugia è una parola cattiva ed è tanto più grave quanto più è brutta e non vera. La non considerazione dell'intenzionalità porta a valutare se ciò che viene detto corrisponda o no alla verità, indipendentemente dal fatto che si tratti di una bugia intenzionale o di un errore non intenzionale.

Molti bambini di età inferiore ai 6-7 anni tendono a dare più importanza ai risultati dell'effettiva corrispondenza con la realtà che non l'intenzione con cui viene detta una cosa. I giudizi morali dei bambini sono influenzati dal comportamento dell'adulto, dal rispetto che il bambino ha di lui. Quindi, una regola morale è giusta perché "così ha detto papà". Secondo Piaget, la morale infantile è eteronoma (= la norma è qualcosa che ha la sua giustificazione esternamente nella paura o nel rispetto che il bambino ha per l'adulto) e basata sulla costrizione (= il bambino accetta le regole morali perché provenienti da un'autorità superiore).

Giustizia e sanzioni

Molti giudizi morali, dei bambini e dell'adulto, si fondano sulla nozione di giustizia. Vi sono vari tipi di giustizia:

  • Giustizia retributiva = di fronte ad un comportamento ci si pone prima il problema se è giusto o no punire e successivamente quale è la punizione più giusta cioè ci si pone il problema della proporzionalità tra l'atto compiuto e la punizione;
  • Giustizia distributiva = si riferisce al problema di come distribuire in modo giusto un onere o una cosa piacevole tra un insieme di persone.

Anche per studiare la nozione di giustizia retributiva sono stati utilizzati dei racconti. Un racconto ha come protagonista un bambino che non vuole andare a prendere il pane perché sta giocando. Di fronte a questa disobbedienza il padre pensa a tre punizioni:

  1. Vietare al figlio di andare alle giostre il giorno successivo
  2. Non dare il pane al bambino e di usarlo solo per gli altri familiari
  3. Dire al bambino che quando avrà bisogno di un piacere da parte del papà, egli non glielo farà

Alcune sanzioni possono essere definite espiatorie (non andare alle giostre) in quanto sono inflitte al bambino a puro fine punitivo e la caratteristica fondamentale è di essere sanzioni arbitrarie e di non aver nessun collegamento logico. Invece, le sanzioni per reciprocità sono caratterizzate dal fatto di essere collegate logicamente con l'atto commesso (se un individuo dice bugie, gli altri non gli credono più). I bambini più piccoli, soprattutto di età inferiore ai 6-7 anni, non si preoccupano di stabilire un collegamento significativo tra l'atto commesso e la sanzione e quindi scelgono la preferenza per le sanzioni espiatorie perché rispecchiano il livello di giudizio morale.

La giustizia distributiva

Anche per studiare la giustizia distributiva, Piaget ha proposto alcuni racconti. Alcuni sono stati proposti per studiare la problematica della giustizia distributiva in generale.

Racconto: una mamma chiede ai suoi figli di essere aiutata perché è stanca; alla bambina chiede di asciugare i piatti e al bambino di raccogliere un po' di legna. Il bambino, invece di raccogliere la legna, esce fuori a giocare; la mamma allora chiede alla bambina di fare anche il lavoro che aveva chiesto al fratello. Il colloquio iniziava chiedendo che cosa la bambina risponde alla mamma. Le risposte della maggioranza dei più piccoli (5-7 anni) sono dovute alla convinzione implicita che i bambini devono sempre ubbidire e che se una cosa è stata ordinata è giusta. La maggioranza dei bambini di 8-12 anni è convinta che non si possono trattare i bambini in modo disuguale. I ragazzi più grandi (dopo gli 11-12 anni) considerano le caratteristiche particolari della situazione.

In alcuni casi ci può essere un conflitto tra la logica della giustizia retributiva e quella della giustizia distributiva. Le situazioni tipiche sono quelle in cui viene premiato il figlio o l'alunno più bravo; a questo riguardo Piaget propose un racconto in cui durante una passeggiata lungo il fiume il bambino più piccolo lasciava cadere il suo dolce in acqua. Ai soggetti veniva chiesto se consideravano giusto che la mamma dava un altro dolce al bambino, e che cosa avrebbe potuto dire agli altri bambini. Solo i bambini al di sotto dei 7-8 anni affermavano che non bisogna dare più dolci al bambino perché il bambino deve stare attento. I bambini più grandi, invece, consideravano giusto dare un altro dolce al bambino.

Quindi, prima dei 7-8 anni il bambino padroneggia di più la logica della giustizia retributiva che quella della giustizia distributiva e secondo Piaget ciò è dovuto al fatto che il bambino più piccolo è ancora concentrato sul rapporto con l'adulto e non sul gruppo dei pari.

La giustizia immanente

Se l'adulto non c'è, esiste la credenza in una specie di giustizia immanente alle cose, cioè a pensare che quando l'adulto non interviene, lo può fare la natura attraverso sanzioni automatiche. Piaget ha presentato ai bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni tre racconti in cui il protagonista dopo aver commesso un'azione cattiva subisce un qualche incidente. Al bambino viene chiesto di esprimere la propria opinione sulla vicenda. I risultati evidenziano la tendenza dei soggetti a credere nella giustizia immanente:

  • Oltre il 70% bambini fino a 7-8 anni
  • Circa il 50% bambini di 9-10 anni
  • 1/3 dei ragazzi di 11-12 anni

Piaget fa notare che il bambino che crede nella giustizia immanente non si pone il problema di come fa la natura a sapere, a conoscere e ad agire per garantire la giustizia. Il bambino ha questa credenza perché per lui la natura è regolata anche da leggi morali e fisiche che sono finalizzate al bene dell'uomo. Solo con il passare degli anni egli si chiede come agisce la natura; anzi, quando il bambino comincia a chiederselo, comincia a vacillare la sua credenza nella giustizia immanente.

Morale eteronoma e morale autonoma (dalla costrizione alla cooperazione)

Gli studi condotti da Piaget hanno permesso di distinguere due livelli della moralità infantile:

  1. Morale eteronoma fondata sulla responsabilità oggettiva, sulla costrizione e sul dovere
  2. Morale autonoma basata sulla responsabilità soggettiva, sulla cooperazione e la ricerca del bene

La morale eteronoma è contraddistinta dal fatto che le regole morali infantili sono dovute a un processo di assimilazione di regole che l'adulto ha imposto e il bambino si sforza di seguire = morale basata sul rapporto autoritario. La morale autonoma è contraddistinta dalla comprensione e accettazione critica delle regole morali. Alla base di queste diverse moralità infantili ci sono due logiche: quella della costrizione e quella della cooperazione.

La morale eteronoma è dovuta al fatto che la costrizione da parte dell'adulto obbliga il bambino a un'accettazione acritica di una serie di regole. Le riflessioni che egli fa attorno alle regole possono portarlo a produrre altre regole più semplici ma altrettanto rigide: chi sbaglia deve essere punito, si deve sempre obbedire all'adulto. Secondo Piaget, il passaggio a una moralità più evoluta è influenzato dalla cooperazione tra pari. Possiamo dire che lo sviluppo morale richiede il passaggio dalla morale del dovere alla morale del bene. Secondo Piaget, il senso del dovere nasce in una situazione di costrizione in cui l'adulto che impone le regole morali è rispettato dal bambino. Per passare ad una morale del bene, in cui l'individuo valuta criticamente le regole in modo da scegliere quella che produce il massimo bene per tutti gli individui, è necessario che ci sia cooperazione.

Lo sviluppo delle nozioni morali secondo Kohlberg

Gli studi di Piaget vengono ripresi e ampliati da altri studiosi; tra questi il più noto è Lawrence Kohlberg. Come per Piaget, secondo Kohlberg il bambino è attivo perché ha un suo modo di ragionare e di conoscere. Per sapere a quale livello di sviluppo morale è un bambino è importante conoscere il suo modo di ragionare sulle questioni morali.

Esempio: se due bambini dicono che non si deve rubare, questa risposta si può collocare a due livelli diversi: il primo potrebbe giustificare la propria affermazione dicendo che se si è scoperti poi si avranno delle punizioni (livello di moralità eteronoma); il secondo potrebbe essere considerato a uno più evoluto se motivasse la sua affermazione con frasi come "mi dispiace se mi rubano qualcosa e allora io non devo farlo agli altri".

Kohlberg propose ai propri soggetti delle storie che permettessero di valutare soprattutto le motivazioni, cioè perché sono stati dati certi giudizi. Racconto: una donna era malata di cancro e necessitava di un farmaco che costava molto. Siccome il marito non poteva permettersi di pagare il farmaco, mentre il farmacista era distratto rubò il farmaco. Quindi, vengono poste in conflitto due alternative: lasciar morire la moglie e rubare. Sulla base delle proprie ricerche, Kohlberg ha ritenuto utile riformulare in modo più dettagliato lo sviluppo morale, distinguendo tre livelli (= 6 stadi, 2 per ciascun livello).

Livello preconvenzionale (dai 4 ai 10 anni)

Il bambino è spesso beneducato, è sensibile ai giudizi di buono e cattivo ma interpreta queste valutazioni in termini di conseguenze materiali o nei termini della forza di chi enuncia le regole e le definizioni di buono e cattivo.

Stadio 1: c'è la tendenza a tenere conto soprattutto della punizione e c'è rispetto totale nei confronti dell'autorità superiore.

Stadio 2: un'azione è giusta se porta al soddisfacimento delle necessità dell'individuo e di quelle degli altri. Elementi di lealtà, di reciprocità, di collaborazione possono essere presenti in modo materialistico.

Livello convenzionale

Il soddisfare le aspettative e l'adeguarsi alle regole della propria famiglia, del gruppo cui si appartiene o della propria nazione è percepito come qualcosa di oggettivamente valido. Il bambino si preoccupa di conformarsi al proprio ruolo nell'ordine sociale e di conservare questo ruolo sostenendolo o giustificandolo.

Stadio 3: tendenza ad assumere lo stereotipo del bravo bambino. Un bambino positivo è quello che fa piacere o è di aiuto agli altri, ed è da essi approvato. Il comportamento è spesso giudicato in base alle intenzioni, le buone intenzioni diventano per la prima volta importanti, al punto che viene fatto un uso eccessivo.

Stadio 4: tendenza a considerare l'importanza dell'autorità, delle regole precostituite, del mantenimento dell'ordine sociale. Comportamento corretto = far valere il proprio dovere, mostrare rispetto per l'autorità e mantenimento di un certo ordine sociale.

Livello post-convenzionale

È caratterizzato dal riferimento ai principi morali autonomi che abbiano validità e applicazione indipendentemente dall'autorità dei gruppi o delle persone che li professano e indipendentemente dall'identificazione dell'individuo con tali persone o gruppi.

Stadio 5: tendenza ad accertare una convenzione sociale, con intonazioni legalitarie e utilitaristiche. L'azione corretta viene definita in termini di diritti universali e di modelli che sono esaminati e accettati dall'intera società. Il giusto e l'ingiusto sono oggetto di valutazioni e opinioni a livello personale. Viene dato rilievo al punto di vista legale ma con accentuazione della possibilità di modificare la legge in base a valutazioni razionali dell'unità sociale.

Stadio 6: tendenza a dare maggiore importanza alle decisioni della coscienza e ai principi etici autodeterminati che si richiamano all'intelligenza logica, all'universalità e alla coerenza. Questi principi sono principi universali dei diritti umani, di rispetto per la dignità degli esseri umani in quanto persone individuali. Quindi, il primo livello (soprattutto nel primo stadio) coincide con il livello piagetiano della moralità eteronoma. Kohlberg sottolinea come il superamento della moralità eteronoma fondata sugli adulti avviene secondo modalità più acritiche e conformistiche di quanto ipotizzato da Piaget.

Il bambino di età superiore ai 7-8 anni dà importanza al gruppo e alla cooperazione, ma è anche vero che la pressione di gruppo esercita su di lui una notevole influenza. Ogni individuo procede nello sviluppo morale in modo graduale, passando da uno stadio all'altro e pervenendo al 4o o al 5o stadio a seconda delle proprie esperienze sociali. Inoltre, le esperienze condotte, confrontando varie culture, confermano la validità di questa convinzione anche se possono variare sia le età medie dei soggetti che appartengono ad un certo stadio sia il livello finale in cui si collocano gli adulti nelle varie culture. Ad esempio, gli adolescenti di Formosa e del Messico hanno uno sviluppo più lento rispetto a quelli degli Stati Uniti; ancora più lento è quello degli adolescenti della Turchia e dello Yucatan. Differenze analoghe sono state riscontrate anche tra i ragazzi di campagna, di classe urbana inferiore e di classe urbana media: i primi hanno manifestato lo sviluppo più lento e gli ultimi quello più veloce.

Le ricerche di Damon sulla giustizia distributiva

Damon ha studiato lo sviluppo delle conoscenze sulla giustizia distributiva nell'ambito delle relazioni tra i pari, focalizzandosi sulla giustizia distributiva positiva (= come distribuire i beni o i premi tra le persone). Egli ha identificato tre criteri:

  • Merito: i più bravi meritano di più
  • Eguaglianza: a ciascuno la stessa parte
  • Benevolenza: si tiene in considerazione la situazione specifica per evitare di penalizzare chi è più svantaggiato per qualche motivo

Anche Damon ha utilizzato il metodo dei racconti critici e dell'intervista per verificare i cambiamenti evolutivi nel ragionamento del bambino sulla giustizia distributiva positiva, arrivando a descrivere diversi livelli:

  • Primo livello (4 anni): le idee dei bambini sulla distribuzione dei beni sono legate ai loro desideri personali (è giusto quello che voglio io);
  • Età prescolare (5 anni): i bambini si rendono conto che persone diverse hanno desideri diversi e che il
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Naliab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del ciclo di vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Toselli Monica.
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