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Lo sviluppo cognitivo nel ciclo di vita

Modulo 1: Chiandetti (24h) 3 CFU

Modulo 2: Pellizzoni (24h) 3 CFU

Testo di riferimento: Psicologia del ciclo di vita di Castelli e Sbattella (edizione Franco Angeli). Slides + articoli su Moodle2. Chiave di accesso Moodle2: 2018CdV.

Esame

Scritto, no orale integrativo. 6 domande aperte (3 per ciascun modulo) con spazio delimitato in un’ora di tempo (argomenti: libro, diapositive e articoli integrativi).

Modulo 1

Per studiare la gratificazione ritardata, ovvero la capacità di resistere un certo tempo prima di ottenere una certa ricompensa, Mischel nel 1960 ha inventato il marshmallow test: bambini in età prescolare siedono a un tavolo e davanti a loro c’è un dolcetto. Lo sperimentatore dice loro che possono mangiarlo subito, oppure aspettare che faccia ritorno così da ottenerne uno in più.

I bambini che hanno resistito più a lungo cercavano di distrarsi dal desiderio giocando con altre cose, canticchiando, guardando altrove.

In un secondo studio Mischel, mettendo sempre le stesse condizioni, ha posto di nuovo il marshmallow davanti a un gruppo di bimbi divisi in tre sottogruppi:

  • Istruito a immaginare come i marshmallow assomigliassero alle nuvole
  • Istruito a immaginare le caratteristiche del marshmallow
  • Istruito a pensare a un cibo salatissimo

I bambini del primo gruppo aspettano fino a 3 volte più a lungo dei bambini istruiti a concentrarsi sul marshmallow. Pensare alla piacevolezza del salato produce l’attesa più prolungata tra i tre gruppi.

Oltre ai suggerimenti di pensiero sottoposti dallo sperimentatore ai bambini c’è un altro fattore che lo sperimentatore può variare per verificare i tempi di attesa è il fatto che l’oggetto di desiderio sia visibile oppure sia nascosto. Questo secondo fattore però non produce grandi cambiamenti nelle due condizioni, che sia visibile oppure no pensare al dolcetto fa sì che il bambino lo mangi subito.

Gli effetti longitudinali

La psicologia del ciclo di vita utilizza spesso il metodo longitudinale per valutare gli effetti a lungo termine di certe variabili. Da adolescenti (12 anni dopo il primo test del marshmallow) gli stessi bambini sono stati chiamati da Mischel. È stata misurata la loro carriera scolastica e il loro carattere. I bambini che avevano resistito più a lungo a mangiare il primo marshmallow erano quelli la cui prestazione scolastica era significativamente migliore, che erano più sicuri di loro stessi e che avevano un grado di autonomia maggiore.

Quelli che si erano avventati sul primo dolcetto disponibile godevano di bassa autostima, venivano visti dagli altri come testardi, frustrati e invidiosi.

Dopo questo studio restano ancora due interrogativi:

  • Ma questa capacità di autocontrollo è qualcosa di prestabilito e non modificabile dalle esperienze?
  • Queste differenze individuali che si protraggono nell’età adulta sono espresse in termini di correlati neurobiologici?

I ricercatori hanno deciso di reclutare gli stessi bambini dell’epoca nei loro quarant’anni e sottoporli a un compito analogo a quello dei marshmallow: compito di GO/NO GO TASK

  • Fase di riscaldamento: i partecipanti erano posti davanti a uno schermo e premevano il tasto quando appariva una faccia di un uomo (di una donna nell’altra condizione).
  • Fase 1: dopo qualche minuto veniva chiesto loro di premere il pulsante quando appariva una faccia sorridente (o triste nell’altra condizione).
  • Fase 2: si chiedeva loro di non premere il pulsante quando vedevano una faccia sorridente (o triste nell’altra condizione).

L’analogia con il marshmallow test si trova nel fatto che bisogna trattenersi dall’impulso proveniente dal compito della fase 1. Risultati: nella fase 2, coloro che da bambini si avventavano sul marshmallow sono anche quelli che commettono più errori da adulti. La capacità di controllare gli impulsi è una caratteristica individuale piuttosto stabile negli anni.

Tramite la risonanza magnetica funzionale si nota il coinvolgimento di due aree nello specifico: lo striato ventrale, centro della ricompensa che intercetta quanto ci dà più immediatamente piacere, noto per essere coinvolto nelle dipendenze, e il giro frontale inferiore del lobo frontale, implicato nell’inibizione di comportamenti indesiderabili. Gli adulti che hanno peggiori risultati in termini di autocontrollo mostrano una maggiore attivazione dello striato e insufficiente reclutamento del giro frontale inferiore.

Lezione dell’8 marzo 2018

Le 4 domande di Timbergen, con cui otteniamo un quadro esaustivo per quando riguarda un comportamento:

  • Cause prossime - meccanismi comportamentali e/o fisiologia: come funziona?
  • Ontogenesi - sviluppo del comportamento: come si sviluppa?
  • Filogenesi – storia evolutiva del comportamento: come si è evoluto?
  • Cause remote – funzione biologica, il modo in cui contribuisce alla fitness: a cosa serve?

L’evoluzione aumenta il successo riproduttivo della specie, non aumenta necessariamente la complessità. Sopravvive l’organismo che è più adatto alle pressioni del proprio ambiente, non necessariamente sopravvive il più forte. La selezione naturale non opera soltanto sulla morfologia ma anche sulle funzioni cognitive. L’architettura cognitiva umana è il prodotto della selezione naturale.

Un comportamento innato è quel comportamento che noi possiamo osservare nella sua interezza alla nascita, quindi compare senza uno sforzo di apprendere una risposta. Il comportamento è già fatto e finito alla sua prima apparizione. Di solito sarà eseguito in maniera simile tra tutti i membri della stessa specie (alto grado di stereotipia). Esso non è necessariamente immutabile (genetic fallacy): ci sono alcuni riflessi e risposte agli stimoli ambientali che sono immutabili, ma qui stiamo parlando di un comportamento, che è molto più complicato di un semplice riflesso.

Un comportamento appreso necessita di esperienza, ovvero esposizione ed esercizio (si è stati esposti a qualcosa molto a lungo). Un comportamento frutto di maturazione non è necessariamente dato alla nascita ma compare a un certo momento dello sviluppo. Alcune esperienze possono favorirne lo sviluppo e si sviluppa spontaneamente. La nostra specie ha uno sviluppo prolungato (ALTRICIALITÀ), quindi il comportamento è complesso da indagare.

Gli istinti sono un esempio di comportamenti esibiti senza apprendimento precedente. Lorenz ipotizza degli stimoli chiave (che anche se stilizzati presentano le forme base che scatenano la risposta voluta): spinarello, che cambia livrea durante il ciclo riproduttivo. Super-stimoli: favoriscono una maggior evidenza della caratteristica scatenante. La stimolazione è tale che la risposta è più intensa e viene sicuramente emessa. (Tinbergen)

Gli stimoli chiave nella nostra specie sono tanti: per il fine della riproduzione, della fuga. I cuccioli e i bambini sono caratterizzati da rotondità e morbidezza con il fine che noi ci prendiamo cura di loro. (Gli stimoli chiave sono utilizzati anche nelle pubblicità delle macchine: bambino che viaggia sicuro. Ma non solo per le macchine, anche per IKEA o Salumi Beretta vengono strumentalizzati i bambini.)

Nature/Nurture

Gli individui sono molto diversi tra di loro: le differenze sono determinate dall’ambiente e dalle esperienze; ma potremmo anche assumere il ruolo dell’ereditarietà e quindi in quest’ottica sarebbero i geni a spiegare la variabilità individuale. L’ereditarietà diventa una misura statistica, ci dà l’errore intorno a un certo comportamento.

Metodi per indagare se un comportamento innato o appreso

  1. Esperimenti di isolamento: si separa e si alleva isolatamente un individuo sin dalla nascita così da eliminare tutte le possibili esperienze con stimoli ambientali sociali e non sociali. La domanda è: il comportamento si sviluppa ugualmente? E se sì, lo osserviamo in modo completo? In più è molto complicato eliminare davvero tutti gli stimoli e alcuni organismi hanno delle fasi di auto-somministrazione. (Pulcini fatti nascere in laboratorio -> esperimenti del movimento biologico: puntini fermi/puntini in movimento che riproducono la camminata di una gallina, per esempio.) Nella nostra specie non possiamo praticare l’isolamento ma possiamo valutare la risposta dei neonati a poche ore dalla nascita (48h). Con i bambini si può utilizzare la stessa sagoma usata per i pulcini invece di una figura umana.
  2. Esperimenti di incrocio:
    • Ibridazione: incrocio tra fenotipi diversi. Due specie diverse ma imparentate di pappagallini inseparabili: trasporto ramoscello con il becco/sul dorso. L’incrocio risulta meno efficiente nel trasporto dato che mostrano un comportamento intermedio.
    • Inincrocio: incrocio tra parenti stretti. Dopo un dato di generazioni successive la popolazione sarà molto omogenea dal punto di vista genetico. Un metodo come questo è molto utile nel momento in cui si confrontano due popolazioni diverse presenti nello stesso habitat, oppure due gruppi della stessa popolazione in ambienti differenti. Questo accade sulle linee di modelli sperimentali utilizzate in laboratorio. Rispetto all’incrocio tra parenti stretti, una considerazione sulla teoria freudiana dell’incesto: il tabù dell’incesto serve a sopprimere i desideri sessuali fra i membri di una stessa famiglia, per cui vince la cultura sulla natura. Edward Westermarck ipotizzò che l’intimità familiare precoce uccide il desiderio sessuale, questo servirebbe a prevenire le deleterie conseguenze della promiscuità. Arthur Wolf ha esaminato la storia coniugare di 14000 donne a Taiwan (1970):
      • Le famiglie adottano e allevano le future nuore (futuri mogli e mariti vivono insieme fin dalla più tenera età).
      • Ha confrontato questi matrimoni con quelli combinati (mogli e mariti si incontrano solo al momento del matrimonio).
      • Ha preso le percentuali di divorzi e fecondità come indicatori di armonia e attività sessuale.
      • Ha trovato l’effetto Westermarck ovvero che la convivenza nei primi anni di vita compromette la riuscita del matrimonio.
    • Selezione artificiale: incrocio di caratteristiche specifiche. Le due linee si separano presto e la distanza rimane costante (coinvolto un unico gene). Le due linee si separano presto e la distanza continua a crescere nel tempo (coinvolti diversi geni).
  3. Studi sulle adozioni: Metodo più diretto per separare natura e educazione nelle somiglianze familiari. Coppie di individui geneticamente simili ma adottati da famiglie diverse: le somiglianze saranno dovute al patrimonio genetico comune all’interno della famiglia. Coppie di individui geneticamente diversi ma adottati dalla stessa famiglia: le somiglianze saranno imputabili allo stesso ambiente.

Studi sui gemelli

Monozigoti (stesso patrimonio genetico) e Dizigoti (condividono il 50%). Se i fattori genetici sono importanti per un dato carattere, i monozigoti saranno più simili tra loro dei dizigoti. Rimane pur sempre possibile che la somiglianza dipenda dall’ambiente di crescita.

Studi sui gemelli combinando l’adozione

Ad esempio, nelle prove di abilità verbale e spaziale, la correlazione è più forte tra monozigoti che tra eterozigoti, somiglianza che persiste in età adulta (combinazione del metodo longitudinale). Il fatto che gli studi su gemelli omozigoti mostrino che tra questi due individui vi è una maggior somiglianza nelle capacità intellettive (rispetto a quanto si trova sui gemelli eterozigoti) porta a concludere che l’intelligenza abbia una componente genetica, ma è molto importante capire che gli studi sui gemelli non ci spiegano quali siano le componenti genetiche che determinano queste differenze nelle capacità intellettive, né come lo facciano.

Cos’è l’intelligenza? Difficile sostenere che sia un costrutto unitario; alcuni studi mostrano una correlazione tra abilità diverse, ma se guardiamo al suggerimento che arriva dagli studi comparati, e a come sono costruiti i cervelli, è evidente che l’intelligenza è una costellazione di capacità, un insieme di moduli, non un fenomeno unitario generale.

Modelli animali ingegnerizzati per inserzione, delezione o sostituzione di un gene

  • Knock out, in cui un gene viene selettivamente silenziato
  • Knock in, creazione di modelli di malattie

Epigenetica: si riferisce al fatto che ci sono variazioni fenotipiche ereditabili (cambia il grado di attività dei geni, non le sequenze nucleotidiche). Un caso comparato è un rospo che depone le uova sulla terra. Mantenuto in un ambiente torrido, trascorre la maggior parte del tempo in una bacinella di acqua fresca e depone le uova in acqua. Le generazioni successive deporranno le uova in acqua. Alcuni geni si silenziano per lasciare altri esprimersi.

Questi metodi portano a sostenere la presenza di una base genetica per il comportamento valutato ma non escludono il ruolo dei fattori esperienziali e ambientali. Quando si afferma che un carattere è ereditario, tutto ciò che si vuole dire è che parte della sua variabilità può essere spiegata da fattori genetici.

La violenza

Se ci riferiamo a comportamenti più complessi, può apparire più difficoltoso ancora applicare questi ragionamenti. Prendiamo il caso della violenza: il tasso di violenza sta aumentando perché siamo esposti a molta violenza nei film, nei videogiochi… quindi la violenza è il risultato del fattore culturale.

La ricerca empirica ha portato risultati in favore di questa posizione: assistere alla violenza rende le persone più propense ad esserlo loro stesse (Gerbner et al., 1986; Centerwall, 1989; Williams, 1986).

A guardare le altre specie capiamo che la violenza serve a procacciare risorse e opportunità, e ha un costo in termini di risorse e rischi, evitabili con queste strategie: potrebbero usare l’inganno, potrebbero negoziare o potrebbero cooperare. Ma se la controparte è violenta, non rimane che combattere, ed essere preparati a farlo. Quindi l’evoluzione deve averci dotato di un modulo di violenza facoltativa così che possiamo usarla quando serve. La sua presenza potrebbe quindi dipendere dalla frequenza nella popolazione.

Metodo osservativo

Daly e Wilson (1988) trovano che in certe sottoculture la violenza è più frequente che in altre. Se si osserva la violenza si pensa che si sia più a rischio e quindi più propensi a usare la violenza (una sorta di sistema a feedback). Potrebbe darsi che vedere violenza attivi qualche meccanismo di stima della violenza nella realtà. Questo aumenterebbe l’aspettativa di violenza e le tendenze violente sarebbero elevate.

Vi sono 3 diverse spiegazioni per una associazione positiva (vedere-fare):

  1. La vista degli atti violenti aumenta l’arousal che può traboccare in comportamenti violenti.
  2. La vista disinibisce la violenza, abbassa la nostra inibizione.
  3. Evoca imitazione.

Lezione del 15 marzo 2018

Oggi vediamo se esiste anche un altro modulo, oltre a quello della violenza facoltativa: quello dell’altruismo.

Comportamento sociale: di norma la gran parte delle interazioni avviene tra individui come parenti stretti; eppure la psicologia sociale è molto più concentrata sulle interazioni tra sconosciuti. Tutte le popolazioni tradizionali umane sono basate su un’associazione stretta e forte tra membri dello stesso gruppo (legami di parentela).

Se noi troviamo socialità in tanti gruppi diversi, vuol dire che questo comportamento sociale deve aver fornito qualche vantaggio. Se così non fosse avremmo molte più specie individuali. Se i costi superano i benefici osserveremo abitudini solitarie. L’evoluzione di comportamenti sociali o solitari dipende dal bilancio tra costi e benefici rispetto ai singoli individui, non alla totalità del gruppo.

Quali sono i costi associati alla socialità? Aumento della competizione per le risorse (condivisione di cibo); aumento della visibilità agli occhi dei predatori.

Quali sono i benefici associati alla socialità? Protezione (essere in tanti permette di avere più protezione da parte del proprio gruppo contro i predatori); facilitazione nel trovare le risorse e nel difenderle. I primati che popolano l’Africa hanno una vita sociale ma non necessariamente sono questi i benefici che spiegano il loro vivere sociale, perché ad esempio molte di queste specie non hanno dei predatori.

La parentela biologica e la familiarità sono cruciali perché sono alla base di due forme di altruismo, una manifestazione molto importante della vita di relazione. C’è una stretta relazione tra il vivere sociale e le capacità cognitive connesse per la gestione del vivere in gruppo.

Ditteri (come le mosche) no parentele, no nido, depositano larve e se ne vanno. Imenotteri (come le api) vivono in gruppi con forti relazioni di parentela, costruiscono l’alveare e si occupano della prole. Le profonde differenze tra questi due stili di vita determinano anche la presenza o meno di specifiche e sofisticate abilità cognitive.

Già Darwin si era reso conto che in molte circostanze gli animali si comportano in modo tale per cui le loro azioni sono vantaggiose per i loro simili, ma svantaggiose per loro stessi (grido di allarme per la protezione dei simili).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valesempre di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lo sviluppo cognitivo nel ciclo di vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Chiandetti Cinzia.
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