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Il T.A.T. nella diagnosi psicologica e clinica

TAT e CAT

Nascono ad opera di Murray nel quadro della sua "personologia": la personalità è per Murray la risultante dell'interazione dinamica tra bisogni e pressioni. I bisogni sono le forze che, agendo all'interno dell'individuo, ne organizzano tutte le attività allo scopo di modificare una situazione considerata insoddisfacente. Le pressioni sono costituite dalle situazioni ambientali che agiscono sull'individuo suscitandone i bisogni. Non sono quindi dei semplici stimoli, ma qualcosa di molto più complesso. "La pressione di un oggetto consiste in ciò che esso può fare al soggetto o per il soggetto, cioè nel potere che ha di modificare in un modo o nell'altro il benessere del soggetto".

Un tema è un insieme di pressione e bisogno, esso consente di rappresentare insieme le situazioni che suscitano un determinato bisogno e le conseguenze dell'opera del bisogno stesso. Una disposizione tematica nasce dall'associazione stabile tra una pressione ambientale (o una classe di pressioni ambientali) ed un bisogno (o una classe di bisogni). In virtù di essa un individuo proverà quel particolare bisogno in presenza della pressione ambientale associata, o ricercherà l'oggetto ambientale associato allorché proverà il corrispondente bisogno.

Un tema di unità è un composto di bisogni dominanti in rapporto di collaborazione o di conflitto tra loro, che sono connessi alle pressioni soddisfacenti o traumatiche alle quali l’individuo rimane esposto in una o più occasioni particolari nella prima infanzia. Il tema può indicare sia un'esperienza infantile sia la formazione reattiva susseguente a tale esperienza. Tuttavia, qualunque sia la sua natura e origine, esso si ripete in più forme nel corso della vita.

Murray ritenne che le storie raccontate sotto la stimolazione delle immagini del T.A.T., confrontate con l'anamnesi e con le risultanze del colloquio, evidenziassero le disposizioni tematiche ed i temi di unità caratteristici dell'individuo in esame, in quanto espressione dell'interazione tra pressione ambientale (rappresentata dall'immagine) e bisogno connesso (ricavabile dal contenuto della storia).

Nella versione definitiva (1943) il T.A.T. è costituito da 30 tavole in bianco e nero raffiguranti situazioni ambigue, interpretabili in varia maniera, più una tavola interamente bianca che viene di regola somministrata per ultima. La tecnica utilizzata da Murray prevedeva la somministrazione di 20 tavole ripartite in due sedute, nella prima delle quali si chiedeva al soggetto di raccontare storie attinenti ed aderenti al contenuto delle tavole, mentre nella seconda lo si invitava a dare libero sfogo alla fantasia. La somministrazione veniva conclusa da un'inchiesta, in setting psicoanalitico, tendente a ricostruire l'origine delle storie raccontate.

Apporti successivi

L'autore che ha fornito i contributi più noti e sistematici sul T.A.T. è Bellak. Egli ritiene che il test sveli soprattutto il contenuto e la dinamica delle relazioni interpersonali e che attraverso l'esame delle storie sia possibile cogliere il comportamento sociale del soggetto e la genesi dei suoi schemi di comportamento. Il punto di partenza è costituito dal concetto di distorsione appercettiva che, letta a ritroso, consente di individuare gli ambiti di sensibilizzazione del soggetto e, in definitiva, quelli che Murray chiamava temi di unità. La teoria di base è quella psicoanalitica freudiana e lo schema di analisi dei dati ne è derivazione.

Per Bellak la dinamica del processo proiettivo si articola in più fasi:

  • Presenza di un sentimento, pensiero, atteggiamento o pulsione inaccettabile.
  • Sua inibizione da parte di Io e Super-Io ed esclusione dalla coscienza e dalla motilità.
  • Persistenza dello stato di prontezza recettiva e conseguente disposizione (set) ad agire conformemente a tale atteggiamento, sentimento o pensiero.
  • Percezione di uno stimolo, di solito incapace, o anche capace di suscitare ed attivare quelle specifiche attitudini, sentimenti, pensieri, ecc...
  • Inibizione di questa azione da parte dell'Io e del Super-Io a causa delle possibili conseguenze morali e pratiche; inibizione del riconoscimento di questo atteggiamento come proprio.
  • Aumentata recettività a percepire qualunque stimolo come fosse collegato a quella pulsione; tale generalizzazione giunge al punto da associare quasi ogni stimolo con quell'atteggiamento inibito.

Da ciò deriva che per Bellak la proiezione sia un meccanismo che si aziona tutte le volte che un soggetto struttura una situazione stimolo facendola propria, cioè percependola. Ne derivano quattro tipi di distorsione appercettiva:

  • Esteriorizzazione: a livello preconscio il soggetto organizza il campo precettivo in maniera rispondente alle proprie sensibilizzazioni e riconosce di avere operato in tal modo.
  • Sensibilizzazione: disposizione a cogliere certi aspetti dello stimolo (talvolta anche aspetti inesistenti) ipervalutandoli.
  • Proiezione semplice: attribuzione alla realtà esterna di atteggiamenti ai quali si è sensibilizzarli.
  • Proiezione invertita: attribuzione alla realtà esterna degli atteggiamenti generati in sé dalla formazione reattiva determinata dal rifiuto di pulsioni ritenute inaccettabili.

Il soggetto è portatore di pulsioni inaccettabili ed è quindi in stato di prontezza recettiva e disposto ad agire conformemente a tali pulsioni. Lo stimolo costituito dall'immagine che lo psicologo gli propone spinge il soggetto ad operare una delle distorsioni appercettive sopra enumerate. Il lavoro interpretativo operato successivamente dallo psicologo consiste nel risalire dalle distorsioni appercettive alle pulsioni che le hanno determinate.

Il concetto di proiezione

È il concetto base su cui è edificata ogni analisi dei protocolli, tutti gli autori da Murray in poi lo hanno considerato come ciò che rende utilizzabile il T.A.T. alla fine della conoscenza del soggetto. Il concetto può essere fatto risalire a Freud che ne diede due differenti definizioni:

  • A: Dinamica di difesa dell'Io da pulsioni, sentimenti ed affetti inconsci ritenuti inaccettabili. Si attua mediante l'attribuzione al mondo esterno delle pulsioni inconsce rifiutate.
  • B: Meccanismo precettivo per cui la percezione attuale viene ricevuta e strutturata in relazione e dipendenza dalle tracce mestiche di tutti i fatti prima di allora percepiti.

La combinazione di entrambe le accezioni del concetto è, per gli autori di formazione psicoanalitica, responsabile della costruzione delle storie al T.A.T., il soggetto cioè percepisce lo stimolo in funzione delle tracce mnestiche in lui presenti e proietta sui personaggi le pulsioni inconsce rifiutate. Ombredane si rese conto dell'inadeguatezza di tale visione e precisò ulteriormente il concetto di proiezione distinguendone tre tipi fondamentali:

  • Proiezione speculare: il soggetto attribuisce e riconosce in altri le caratteristiche che attribuisce a se stesso (es: È una persona intelligente, non può non avere le mie stesse idee politiche);
  • Proiezione catartica: corrispondente alla A di Freud;
  • Proiezione complementare: il soggetto attribuisce ad altri sentimenti ed attitudini che giustifichino i propri (es: Ha un atteggiamento malevolo nei miei confronti, devo per forza diffidarne).

Sulla seconda delle definizioni date da Freud insistono autori come Rapaport e Abt. Il primo sostiene che ogni percezione contiene in sé caratteristiche tanto dell'oggetto percepito quanto del soggetto che percepisce. Nella percezione, afferma Rapaport, la mente è "simile al marmo che si rompe sotto un colpo nella direzione della propria grana e delle proprie venature". E ancora "quanto più sono difficili le condizioni di percezione dell'oggetto, tanto più chiaramente ciò che viene percepito assume le caratteristiche del soggetto che percepisce".

Abt si trova a confermare le posizioni di Rapaport. Egli infatti ritiene la selettività caratteristica costante di un processo precettivo. Ogni stimolo viene percepito sempre in relazione all'insieme degli altri stimoli presenti nel campo ed alla configurazione generale di cui esso fa parte, del campo cioè nel suo insieme. L'azione selettiva è operata tanto in funzione di fattori esterni quanto di quelli interni al soggetto.

Anche Imbasciati ritiene che elementi appercettivi ed espressivi coesistano sempre nel comportamento. La prevalenza di uno sugli altri è data dalla situazione: quanto più una situazione è indefinita tanto più sarà necessario al soggetto fornirle definizione e quindi strutturarla. Meno il campo è strutturato, più la struttura gli verrà fornita dal soggetto mediante la proiezione, con la quale egli realizzerà la migliore Gestalt possibile in quella situazione.

Cuffaro non esistono stimoli non ambigui: la capacità retinica è enormemente maggiore di quella attentiva. La percezione è dunque sempre selezione. Non esistono stimoli neutri: percetto ed affetto sono talmente connessi da potersi considerare con un tutt'uno. Ciascuna unità precettiva (composta di percetto ed affetto) è la risultante della relazione instauratasi tra il soggetto ed il campo. Essa si inserisce entro una rete di relazioni tra elementi memorizzati ed interagisce con tale rete. Il punto di inserimento nella rete è determinato dalle caratteristiche dello stimolo e dalla risonanza precettivo-affettiva che esso suscita nel soggetto.

L'ideazione sviluppata a partire da quel punto di inserimento è legata alla soggettiva ristrutturazione della rete di relazioni in cui il filtro relazionale è configurato in quel momento. Uno stesso soggetto è capace di configurare in più modi il proprio filtro relazionale. Le diverse configurazioni vengono attivate in funzione della circostanza. Ciascuna configurazione è costituita da una mappa di percorsi relazionali e si articola in legami preferenziali, inusuali o interdetti. I primi prevalgono sui secondi, gli ultimi rimangono di norma esclusi.

Ciascun essere umano possiede una memoria che si articola in legami relazionali tra elementi. Ciascun elemento può essere posto in relazione con tutti gli altri elementi presenti in memoria, ma non tutte le relazioni sono ugualmente percorribili. Data una situazione, alcune relazioni sono, entro quella situazione, di uso comune e frequente, altre sono meno frequenti ma non impossibili, altre ancora sono del tutto interdette. Il combinarsi delle connessioni relazionali come sopra descritto è funzione della relazione tra la persona e le circostanze che si trova ad affrontare e costituisce la modalità in cui la persona (il filtro relazionale) si configura per la circostanza.

Le configurazioni stanno al filtro relazionale così come le maschere pirandelliane stanno all'individuo: il filtro relazionale è unitario, onnicomprensivo, gestisce tutte le attività della persona ed opera in funzione del progetto di conservazione o di mutamento che al momento ha adottato; le configurazioni in cui si articola sono modalità di interazione tra sé e il mondo esterno e tra sé e sé. Il passaggio da una configurazione all'altra è ottenuto per semplice commutazione dei circuiti relazionali: ciò che è preferenziale entro una configurazione può essere inusuale o interdetto in un'altra e viceversa.

La fabulazione sarà dunque costruita a partire da un punto di innesto che procederà condizionata da tre fattori:

  • La percorribilità delle connessioni relazionali e cioè la configurazione assunta dal filtro relazionale;
  • La relazione tra la suddetta configurazione e le caratteristiche dello stimolo;
  • La relazione dei due precedenti elementi con la circostanza e cioè con la situazione test, di cui fa parte la relazione intercorrente tra il soggetto e l’esaminatore.

È intuitivo che la tendenza naturale sarà quella di seguire le connessioni relazionali preferenziali, a meno che i due altri fattori non lo impediscano o non lo sconsiglino.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher studentessaM33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei test di personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Di Nuovo Santo.
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