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Riassunto esame psicologia dei gruppi, prof. Voci Alberto

Riassunto per l'esame di psicologia dei gruppi, basato su appunti personali e frequentazione delle lezioni del docente Voci Alberto. Gli argomenti trattati sono i seguenti: definizione di gruppo, norme di gruppo, l'influenza sociale nei gruppi, individui vs. gruppi. (etc)

Esame di Psicologia dei gruppi docente Prof. A. Voci

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con il gruppo di discussione.

Gli istogrammi delle variabili dipendenti sono più alte rispetto le variabili indipendenti, in entrambe le

condizioni di consenso e dissenso interessante il fatto che importante l’ultima forma di consenso che

è è

diventa normativo ed influenza il comportamento delle persone.

La condizione di consenso porta alla percezione di formazione di una norma e a le intenzioni di agire a livello

intergruppi. Non un effetto molto forte di mediazione, e l’effetto del mediatore associato ad una bassa

è è

probabilità quindi non sufficiente.

è

Osservare una discussione di gruppo porta a un amento della discriminazione ma solo se il gruppo raggiunge un

consenso, questo processo mediano dalla percezione della norma di gruppo.

è

C’è comunque un possibile limite: l’esito esito finale discussione intenzione comportamentale negativa:

è

discriminazione, peggioramento situazione. Per il bene della società ci si può chiedere se la discussione/norme

può portare un miglioramento della situazione, ma non stato studiato se le norme portano a comportamenti

è

prosociali. 14. Descrivere un esperimento a scelta su discussione di gruppo e norme sociali.

DOMANDA:

: L’influenza sociale nei gruppi

Capitolo 3

L’influenza della maggioranza

Abbiamo detto come le norme possono influenzare il comportamento delle persone se condivise, e abbiamo

parlato di uniformità valutazioni e comportamenti, il punto che al di là di quello che avviene questi processi di

è

condivisione e uniformità sono favoriti dall’influenza sociale della maggioranza che un tipo di persuasione.

è

Esperimenti Asch (1955) esperimenti in cui abbiamo partecipanti ingenui e che devono tra tre linee indicare

quella che ha la stessa lunghezza delle linee stimolo.

Questo esperimento misura il conformismo.

Le cause del conformismo sono di due tipi: ‘’non

- Una scarsa fiducia nei propri giudizi che porta a un confronto sociale e creazione della realtà,

sono sicuro di quello che vedo e quindi seguo gli altri’’, questo confronto crea una realtà in cui ci si trova

d’accordo su una realtà che tale solo perché condivisa e normativa influenza informativa

è

(…Se io sono sicuro di una cosa non cerco informazioni negli altri e quindi se scelgo di seguire la

maggioranza e conformarmi la causa un’altra:)

è

- L’influenza normativa, quindi le norme sociali, desiderio di non essere diversi per paura del ridicolo e

dell’esclusione influenza normativa

Il conformismo particolarmente forte nelle culture collettivistiche, in cui contano l’armonia, il consenso e la

è

cooperazione, più che nelle culture individualistiche, in cui prevalgono competizione e indipendenza (Triandis,

1989). In cui l’armonia un valore da ricercare possibile che il conformismo sia più forte connessa alla

è è

necessità di essere un buon membro del gruppo. il conformismo c’è anche nelle culture individualistiche

ovviamente. Anacronistico, in realtà, oggi parlare di culture collettivistiche o individualistiche, la

è

globalizzazione ha portato un po’ in tutto il mondo la cultura individualistica basata sulla ricerca del successo

individuale.

L’influenza della maggioranza più forte quando proviene dall’ingroup, piuttosto che dall’outgroup (Abrams

è

et al., 1990). L’appartenenza con Asch non si poneva come problema, pur in una logica psicosociale, mentre in

particolare Abrahams, allievo di Tajfel, vanno a guardare l’influenza della maggioranza sull’ingroup tralasciando

l’influenza della minoranza. Abrams nota come la maggioranza ha influenza ma deve corrispondere con

l’ingroup, se infatti dell’outgroup non considerata influenza normativa. Considero solo dell’ingroup,

è è

quindi non informativa.

Un’altra variabile in grado di condizionare l’influenza della maggioranza l’età: l’incertezza più forte nella

è è

prima adolescenza e in questa età si applica molto il confronto sociale per comprendersi e questo spesso porta

ad un conformismo verso gruppi di pari, sia che abbiano comportamenti sociali sia antisociali, qui l’influenza

che subentra di tipo normativo anche se possiamo considerare le due compresenti.

è

C’è un’interessante variazione dell’esperimento di Asch in cui si crea un gruppo sperimentale i cui tutti, tranne

uno solo, che il complice o confederato, sono soggetti ingenui. Il confederato istruito a dare una risposta

è è

sbagliata ogni tanto e quello che succede che i soggetti veri alla prima risposta sbagliata cominciano a

è

guardarlo in modo strano, mentre nell’osservare che il confederato persevera nel dare risposte sbagliate

finiscono per ridere anche in modo crudele nei suoi confronti, ridendo dell’unico soggetto che dà risposte

sbagliate; normale sembra, infatti, deridere chi diverso, si riscontra perciò un certo atteggiamento sadico.

è

Altri fattori coinvolti nel conformismo

L’unanimità aumenta il conformismo, qualunque forma di rottura lo riduce, anche se si tratta di affermazioni o

risposte sbagliate. Se la maggioranza non più unanime il singolo si sente meno deviante e a quel punto si

è

sente di dare anche la risposta che ritiene corretta. La cosa interessante che questo vale anche se si dà una

è

risposta sbagliata: se la maggioranza dà la risposta sbagliata e il complice dello sperimentatore rompe

l’unanimità allora a quel punto il soggetto tende a dare il suo giudizio percependolo corretto. Si visto in studi

è

successivi che la rottura dell’unanimità sembra ridurre il conformismo in caso di giudizi oggettivi come

nell’esperimento si Asch, se però c’è un margine di dubbio a quel punto il conformismo resiste.

L’affermazione precedentemente fatta decisiva per risolvere una questione che si posta fin dai primi studi di

è è

Asch e cioè la solita quesitone sulla spiegazione individualistica o psicosociale: la spiegazione psicosociale fa

riferimento al fatto che la maggioranza vista come un entità psicologica che influenza il singolo dal punto di

è

vista normativo e informativo, questo influenza il pensiero dei soggetti; la spiegazione individualistica tiene

conto dei singoli, in questo caso infatti conta che abbia molte fonti di informazione (non conta la maggioranza

come entità psicologica) e quindi il numero di membri della maggioranza a quel punto determinante. Infatti

è

sembra essere logico che maggiori sono le persone e maggiore l’influenza della maggioranza, ma Asch contro

è

questa ipotesi ha variato il numero di membri della maggioranza e queste variazioni hanno dimostrato in modo

inequivocabile che non appena viene raggiunge la soglia delle 4 persone in un gruppo, l’influenza della

maggioranza resta costante e l’ipotesi dell’influenza del numero decade.

L’idea perciò che non conta solo il numero di informazioni disponibili, il numero conta fin quando si

è

considerano 4 o meno persone, perché da 4 persone in poi l’influenza circa costante.

è

15. Perché avviene l’influenza della maggioranza, quali variabili ne alterano la forza.

DOMANDA:

L’influenza della minoranza

Gli esperimenti di Asch sono stati fondamentali per produrre una serie di spiegazioni teoriche dell’influenza

normativa/informativa della maggioranza e hanno dimostrato in modo sperimentale gli effetti del

conformismo.

Facendo una riflessione se pensassimo probabile la presenza solo dell’influenza di una maggioranza non ci

potrebbe essere alcun tipo di cambiamento sociale, perché evidente che se la maggioranza vincesse nel

è

tempo si raggiungerebbe una totalità e non ci sarebbero più cambiamenti. Sguardiamo la storia, però, questa ci

dice che ciò non avviene e insegna che quando ci sono momenti in cui una maggioranza forte questa dopo un

è

po’ inizia naturalmente a perdere il suo potere a causa di una minoranza che pian piano convince fino a

sostituirla (guardiamo ad esempio le teorie Freudiane, la teoria dell’evoluzione e come sono entrati a far parte

lentamente di una maggioranza culturale, etc.).

La minoranza può avere influenza informativa? Posso ricavare informazioni anche dalla minoranza ma

l’influenza informativa avrà un peso maggiore per la maggioranza.

Ci può essere influenza normativa da parte della minoranza? NO, perché per non apparire diversi le persone

seguono la maggioranza, essa inoltre più rassicurante rispetto una minoranza. Sulla base di questo si utilizzano

è

molte strategie per creare un’influenza normativa, ad esempio l’uso dei sondaggi, anche molte pubblicità

sfruttano questa idea (‘’la maggioranza degli uomini ritiene che uno più suda più profuma’’ allora uno pensa

che sia così quando nella realtà magari si tratta di una maggioranza costituita da 30 persone anche pagate).

è

Moscovici et al. (1969): il paradigma blu-verde

Moscovici fu il primo a dimostrare sperimentalmente che le minoranze possono influenzare le maggioranze

ma non poteva farlo con stimoli oggettivi, in cui difficile che la minoranza cambi la situazione. Non poteva

è

dimostrarlo con gli stimoli di Asch perché erano oggettivi, non avrebbe funzionato. Così crea il paradigma

blu-verde, chiamato così perché vengono proposte delle diapositive bluastre.

Hai partecipanti sono proposte diapositive bluastre, sono 40 diapositive in penombra il colore sempre lo

è

stesso ma cambia la luminosità, un blu sfumato dal bianco e dal nero, non netto.

è

Ci sono varie condizioni sperimentali e in alcune c’è una minoranza composta da due complici dello

sperimentatore che invariabilmente dà la risposta verde; da questo punto di vista si può parlare di un

esperimento non molto ecologico (=non corrispondente alle interazioni reali) perché se mi metto nei panni del

soggetto mi trovo nella situazione in cui osservando una diapositiva per 40 volte due persone continuano a

‘’verde’’

ripetere ogni volta.

I risultati mostrano che c’è una percentuale ridotta di risposte verde da parte dei soggetti reali ma c’è una

percentuale non indifferente di partecipanti che almeno una volta influenzati dalla minoranza. Quando c’è

una minoranza coerente abbiamo un basso 10 % di risposte verde, che significa che non c’è una grande

influenza, ma c’è un 42 % dei soggetti che almeno una volta prende in considerazione l’idea che la diapositiva

possa essere verde e comincia ad essere, se vogliamo, un po’ influenzato dalla minoranza.

Replica di Lage e Moscovici

Sono state svolte diverse repliche dell’esperimento

di Moscovici quella più famosa la replica di Lage e

è

‘76

Moscovici del in cui ci sono 5 condizioni

sperimentali che corrispondono alle varie fonti di

influenza. La condizione Nessuna fonte di influenza vuol dire che c’è solo il soggetto sperimentale che deve

eseguire un compito non molto difficile.

Il compito consiste nel definire il colore di 40 diapositive, non a caso nella condizione di non influenza la

percentuale di risposte verdi 1% e questo qualcuno una minoranza ristretta, in poche parole il compito

è è è

oggettivamente chiaro e non ci sono molte possibilità che uno di sua sponte dica verde, non ci sono dubbi sulle

risposte da dare. Nonostante ciò quando i soggetti sono esposti all’influenza della maggioranza che

invariabilmente dice verde come vediamo c’è un buon 40% dei soggetti che sono influenzati nel 50% dei casi.

Almeno metà dei soggetti circa si pone il dubbio e almeno una volta dice verde.

Come dimostrerà poi Moscovici che comunque i partecipanti si pongono domande e nessuno in realtà

è è

indifferente a questa situazione, anche se livello manifesto le risposte coerenti con la minoranza sono del 10 %.

I partecipanti si pongono domande, questa la cosa interessante, ed entrano in dubbio, nessuno indifferente

è è

alla situazione poi però nell’azione si tratta di una minoranza. Quando nell’esperimento di Asch la maggioranza

diventava incoerente (in alcune variazioni) l’influenza della maggioranza diminuiva, qui invece si cancella

totalmente. Da un punto di vista statistico abbiamo la prima la quarta e la quinta riga del grafico che sono

equivalenti.

Ciò dimostra che la minoranza può influenzare la maggioranza ma per farlo deve essere coerente. Moscovici

vuole vedere a livello più profondo la situazione osservando che a livello profondo avviene un qualche

cambiamento anche se non si manifesta nel comportamento esplicito - difficile infatti dichiararsi minoranza se

è

non si convinti.

è

Per comprendere se a livello profondo avvenga un

qualche cambiamento non manifesto Moscovici

formula uno studio in cui dopo l’esposizione

all’influenza della maggioranza o della minoranza

ai partecipanti viene proposto un test di

discriminazione dei colori. Le diapositive sono blu,

c’è una minoranza complice che dice verde e

succede che i soggetti esposti alla minoranza

coerente si pongono il dubbio e si abituano a

cercare il verde in una diapositiva blu. Succede

che quando si chiede ai partecipanti di dire dove

comincia una maggioranza di verde, passando

quindi da uno stimolo che più che altro blu a

è

uno più che altro verde, alcuni soggetti tendono ad abbassare la soglia di percezione del verde, tendono a dire

che vedono più verde di quanto non ci sia in realtà. Questo significa che nella percezione dei soggetti è

cambiato qualcosa, i soggetti si sono abituati a vedere verde a livello percettivo di giudizio. La cosa

interessante che questo effetto vale anche per i soggetti che non si sono lasciati influenzare pubblicamente

è

e che a voce alta esplicitamente avevano detto blu, a livello profondo qualcosa evidentemente succede. La

maggioranza porta ad una buona percentuale di risposte verde, quindi una buona influenza della percezione dei

colori, ma nel compito di discriminazione la maggioranza non altera la soglia di percezione del verde, quindi si

tratta di un’influenza quantitativamente maggiore, ma non qualitativamente (influenza minoranza

qualitativamente maggiore). All’inizio il conformismo porta aderenza di comodo alla maggioranza, dimostrato

in questo modo: la maggioranza produce influenza, ma quando si valutano i colori, non c’è nessun effetto.

Dicono verde, ma non si sono impegnati nel capire perché la maggioranza ha detto verde. La maggioranza in

quanto maggioranza può dire quello che vuole perché condivisa, quindi validata. La minoranza ha l’onere della

prova, quindi deve convincere, ed in questo caso di percezione non ha molti elementi.

L’influenza della minoranza, rispetto a quella della maggioranza:

- più infrequente;

è

- si verifica solo se la fonte di influenza coesa al suo interno e coerente nel tempo.

è

Quindi più limitata rispetto all’influenza della maggioranza

Ma quando avviene:

- agisce a livello più profondo;

- ha effetti più a lungo termine.

Spesso non avviene in modo manifesto (dato che non ammessa), ma in modo più profondo.

La relazione tra appartenenza e influenza della minoranza non chiara (nel caso della maggioranza chiara,

è è

perché deve essere dell’ingroup, se dell’outgroup non ha influenza): in alcuni studi la minoranza in grado di

è è

esercitare un’influenza solo se appartiene all’ingroup (David e Turner, 1996), in altri più influente se

è

appartiene all’outgroup (Volpato et al., 1990), quindi non abbiamo una conclusione chiara.

Quando la maggioranza normativa, la minoranza che agisce, non normativa, può diventare scomoda (dipende

è

dal compito del gruppo/momento storico). In altri momenti la minoranza interna può essere

ricchezza/democraticità. Se non si in momento particolare di crisi/non minacciosa, si può porre il dubbio sul

è

perché ci sia una minoranza che la pensa in modo diverso, determinando una forma di influenza più profonda

che nel tempo può portare ad influenza manifesta.

Quando minoranza dell’outgroup può essere influente? Se una minoranza dell’outgroup, significa che c’è

maggioranza normativa diversa da me, quindi questa minoranza mi simpatica: rovina unanimità

è

dell’outgroup, e se ingroup e outgroup hanno idee molto diverse, la minoranza dell’outgroup potrebbe essere

simile a me, quindi valutata positivamente/simile a me.

16. Perché avviene l’influenza della minoranza quali variabili ne alterano la forza

DOMANDA: .

Possiamo porci una domanda importante: l’influenza della maggioranza e della minoranza sono due processi

distinti o un unico processo? Diventa interessante perché se diciamo che un solo processo ci riferiamo ad una

è

logica individualistica mentre quando si parla di due processi distinti siamo in una logica psicosociale.

Sì accetta che all’aumentare delle fonti non aumenta sempre in modo proporzionale l’influenza però una

è

relazione piuttosto lineare. Chi parla di due processi lo fa su una base qualitativa considerando la maggioranza

che tende ad agire a livello pubblico mentre la minoranza a livello privato, la minoranza agisce per conversione

(termine di Moscovici) il che significa che la minoranza comincia a far porre delle domande ai partecipanti

(perché questi sono costanti, uniti danno la stessa risposta?). Il fatto di porsi queste domande porta la

maggioranza a spostare l’attenzione dallo status della minoranza al contenuto delle loro argomentazioni

passando ad una analisi sistematica delle argomentazioni, pensando di potersi convincere che le

argomentazioni non siano corrette ma e ci mi convinco allora a quel punto sarò convinto pienamente e allora si

può parlare di una conversione, in cui si cambia idea dopo un processo interiore e si cambia la propria opinione,

con la maggioranza tutto questo non succede perché la maggioranza ha già lo status e può anche non avere

argomentazioni complesse ed già persuasivo. La minoranza può avere un’influenza informativa più che

è

normativa come la nella maggioranza. Per cui ci aspettiamo che la maggioranza agirà in modo più superficiale

mentre la minoranza agirà meno spesso, ma quando agisce a livello profondo cognitivo e percettivo.

Parentesi: L’immagine consecutiva come dimostrazione dell’influenza della maggioranza quella che si vede

è

dopo aver fissato al ungo uno stimolo o un colore, per cui può succedere che se guardate a lungo una figura

rossa e poi si distoglie lo sguardo e si guarda un foglio bianco si mantengono i contorni della figura vista ma del

colore opposto dato che si sono stimolati i coni della retina (vedi funzionamento coni e bastoncelli). Un

esperimento basato su questo con dei limiti fisiologici e di non replicabilità e quindi non viene presentato come

studio puntale.

Influenza sociale e previsione del comportamento

Martin, Martin, Smith e Hewstone (2007)

L’idea di Martin e collaboratori riprende la Teoria della conversione di Moscovici, in cui la minoranza può

influenzare la maggioranza solo attraverso un processo di argomentazione valide in cui il contenuto analizzato

è

in profondità.

Eagly e Chaiken (1993), Petty e Cacioppo (1986) sul L’approccio della risposta cognitiva hanno formulato il

modello a due vie: centrale e periferica, tra gli elementi periferici c’è la fonte, la fonte può essere anche

maggioranza o minoranza e lo status di maggioranza più un elemento periferico il che significa che la

maggioranza agisce tramite un’elaborazione euristiche ed è sufficiente che la maggioranza si ponga come tale,

mentre la minoranza non può basarsi sul suo status e allora in questo caso può convincere attraverso la via

centrale o elaborazione sistematiche e succede che si va a vedere la forza delle argomentazioni e quindi se le

argomentazioni sono convincenti posso essere persuaso.

Tutto questo riflette tutto quanto detto sulla minoranza e corrisponde perfettamente ad una modalità

persuasione per via centrale con elaborazione di informazioni sistematica. L’idea fondamentale di Martin e

collaboratori è che c’è una corrispondenza tra influenza della maggioranza ed elaborazione euristica e

l’influenza della minoranza e l’elaborazione sistematica.

Martin e collaboratori sottolineano le caratteristiche delle due elaborazioni:

- Elaborazione euristica: di bassa rilevanza personale quando sono importanti indici periferici e produce

atteggiamenti deboli (che non sono predittivi del comportamento). L’idea che se ho un’elaborazione

è

euristica, i comportamenti saranno spesso slegati dall’atteggiamento che posseggo, in quanto

atteggiamento debole.

- Elaborazione sistematica: richiede una elevata rilevanza personale, il tema deve essere importante per

le persone, se il tema non rilevante le persone non si impegnano nell’elaborazione. L’atteggiamento

è

in questo caso quando cambia forte, in questo caso quindi forte la predittività del comportamento.

è è

Al di là del parallelismo che se combiniamo i due modelli possibile ipotizzare una corrispondenza tra

è è

influenza della maggioranza ed elaborazione euristica e tra influenza della minoranza ed elaborazione

sistematica. Possiamo quindi aspettarci che la maggioranza produrrà un cambiamento di atteggiamento ma

l’atteggiamento sarà debole e non predittivo, la minoranza produrrà un cambiamento di atteggiamento

meno spesso ma quando lo farà produrrà un atteggiamento forte che invece predittivo del

è

comportamento. Queste premesse ci portano allo studio successivo.

Influenza sociale e previsione del comportamento (confronta influenza magg/min incrociandola con elab

sist/eurist

Martin, Martin, Smith e Hewstone (2007)

Esperimento di Martin e collaboratori parte dal coinvolgere 60 studenti di un’università inglese che

diventeranno 53 e l’argomento del messaggio riguarda la legalizzazione dell’eutanasia volontaria, tema quindi

estremamente delicato che può dar luogo a opinioni contrastanti e anche a un cambiamento di opinione.

Il pre-test aveva dimostrato che sui 60 studenti i partecipanti 53 erano moderatamente a favore dell’eutanasia

volontaria a tutti viene quindi proposto il messaggio contro attitudinale, un messaggio contro l’atteggiamento

della persona. Il messaggio presentava ovviamente argomentazioni forti contro la legalizzazione dell’eutanasia,

gli autori non citano le argomentazioni ma si vede che le principali argomentazioni contro sono il tema

dell’omicidio, in generale di parla del tema dell’indisponibilità della vita. Vengono proposte 6 argomentazioni

forti perché devono reggere eventuale argomentazione sistematica contro la legalizzazione. 

1. Rilevazione atteggiamento sulla legalizzazione dell’eutanasia volontaria

dai 60 iniziali, permette di avere i 53 favorevoli (gli altri si buttano fuori);

2. C’è la manipolazione sperimentale: maggioranza vs minoranza. presentando il

messaggio contro-attitudinale si fa intuire che questo messaggio espressione

è

di maggioranza/minoranza di studenti: questo condiviso da 82% (in una

è

condizione sperimentale) / 18% (altra condizione sperimentale). Poi si

informano i partecipanti che l’82% vs. il 18% degli studenti contrario alla

è

legalizzazione dell’eutanasia, viene fornito il messaggio contro-attitudinale.

In ogni caso o l’82% o 18%, viene presentato come contrario, quindi

percentuale variabile di portatori del messaggio contro.

3. Misura variabili dipendenti: descrizione dei pensieri sorti durante la lettura del

messaggio contro attitudinale. Poi valutazione dell’atteggiamento

sull’eutanasia volontaria, per vedere se l’opinione cambiata. Poi si fa

è

esprimere l’intenzione o meno di firmare il testamento biologico.

La variabile dipendente è l’intenzione

comportamentale coerente con il messaggio,

vuol dire che ai partecipanti viene chiesta

l’intenzione di firmare il testamento biologico,

ma 9 non corrisponde alla massima intenzione a

causa di una ricodifica della scala, più basso è

l’istogramma più i partecipanti hanno intenzione

di firmare il testamento biologico perché

firmarlo è poco coerente con il messaggio che ci

spiega che l’eutanasia è sbagliata.

Messaggio contro attitudinale come espressione

dell’82% o 18%. Nell’atteggiamento misurato

dopo, alcuni hanno cambiato idea, condizione di

CAMBIAMENTO NELL’ATTEGGIAMENTO (poi debriefing e tornano alla loro idea). In ASSENZA DI

CAMBIAMENTO ci sono coloro che sono rimasti nella loro opinione, quindi non influenzati, non hanno seguito

il messaggio contro-attitudinale. Condizione di MINORANZA (istogrammi scuri). Chi non ha cambiato (ASSENZA

DI CAMBIAMENTO), era favorevole già dall’inizio, quando gli si chiede di firmare rispondono acconsentendo,

infatti l’istogramma è molto basso. Chi è sottoposto all’influenza della minoranza ed ha cambiato

atteggiamento, ha un’opinione intermedia, quindi non sa più se firmare. Questa NON intenzione è coerente

con il nuovo atteggiamento contrario. L’atteggiamento cambiato si presume che in quel momento sia

atteggiamento forte, predittivo di comportamento incerto. (CONVERSIONE/ELAB SISTEMATICA).

Se sottoposti all’influenza della maggioranza (82%), se non cambia atteggiamento, resta uguale, ma quando

cambia atteggiamento, quindi sono CONTRARIO alla legalizzazione, rimane intenzionato a firmare il testamento

biologico: atteggiamento cambiato MA DEBOLE, slegato al comportamento e si può presumere il tipo di

elaborazione euristica. L’istogramma 2 ha cambiamento di atteggiamento: partecipanti che dopo messaggio

contro attitudinale hanno cambiato opinione (contrari), sottoposti prima del cambiamento all’influenza della

minoranza. Per questi intenzione comportamentale è coerente col messaggio. Gli altri due isto sono un

“controllo”.

La metodologia qui totalmente diversa sia da Asch che Moscovici, non ci sono complici dello sperimentatore

è

che dichiarano a voce alta la loro opinione contraria, ma moto diverso e molto più sottile: qui solo leggendo

è

un testo so che l’opinione rappresenta quella dell’80% delle persone ad esempio. L’atteggiamento cambiato

dalla minoranza in teoria forte predittivo, per quanto riguarda l’assenza di cambiamento il risultato ovvio

è è è

uno che era intenzionato a firmare resta intenzionato a firmare il testamento biologico.

Abbiamo visto finora due variabili

indipendenti (intenzione comportamentale,

atteggiamento richiesto sulla legalizzazione

dell’eutanasia volontaria) una la variabile

è

vera e propria mentre l’altra serve a

distinguere i partecipanti, invece la terza

variabile indipendente sono i pensieri sorti

durante la lettura del messaggio (i

partecipanti avevano otto box in cui segnare

il pensiero). Quello che viene fatto che

è

viene chiesto a dei giudici indipendenti di

codificare quanto ognuno di quei pensieri

fosse coerente con il messaggio, il punto è

quello che uno riporta come pensiero è

legato alle informazioni presentate? Questo importante perché rappresenta un indice della sistematicità

è

dell’elaborazione, più i pensieri sono coerenti con il messaggio più l’elaborazione sistematica, sembra infatti

è

che suggestioni diverse dal messaggio fanno presumere una elaborazione non sistematica dell’informazione.

L’effetto principale quando incrocio due variabili ma in cui una in realtà poi ha l’effetto. In questo caso nella

è

condizione di minoranza la proporzione di pensieri coerenti con il messaggio più elevata rispetto la

è

maggioranza, il che vuole dire che i partecipanti sottoposti all’influenza della minoranza hanno elaborato in

modo sistematico il messaggio. La cosa interessante che questo effetto si ha a prescindere dall’influenza,

è

quindi anche quando non c’è influenza dell’atteggiamento i soggetti danno più importanza alle informazioni

della minoranza. Questa l’idea di fondo di Moscovici: quando una minoranza propone qualcosa suscita

è ‘’ma –

curiosità suscita attenzione - perché questi dicono qualcosa di diverso da una maggioranza?’’ questa

attenzione dovrebbe portare a una maggiore sistematicità nell’elaborazione dell’informazione.

A questo punto Martin e collaboratori presentano

un’analisi di mediazione in cui abbiamo solo i

partecipanti che hanno cambiato atteggiamento, non

sappiamo quanti, per questi abbiamo la

‘’maggioranza’’, ‘’minoranza’’.

manipolazione

Abbiamo già visto che c’è un effetto sulla intenzione

comportamentale coerente con il messaggio ed la

è

differenza fra i due istogrammi visti a sinistra nel

primo grafico di questo studio, in cui più alto quello della minoranza. Abbiamo anche già visto che la fonte

è

maggioranza minoranza ha un effetto sui pensieri coerenti con il messaggio (sempre per i soggetti che hanno

cambiato idea), e fin qua quello che abbiamo già visto, solo una ripetizione con analisi diversa di due

è è

differenze tra medie, né più né meno. Come sappiamo la mediazione poi ha una parte in più in cui, in questo

caso, la manipolazione e mediatore (pensieri coerenti con il messaggio) vengono messi insieme come predittori

delle intenzioni comportamentali, cioè della variabile finale. In questa analisi si notano due cose:

- I pensieri coerenti con il messaggio hanno un effetto sulle intenzioni comportamentali;

- Più ho pensieri coerenti con il messaggio più avrò un’intenzione comportamentale coerente con il

messaggio, perché ci ho pensato su, fondamentalmente, e mi sono lasciato convincere. E quell’effetto

diretto non più significativo.

è

Quindi questa una mediazione e possiamo concludere che la condizione di minoranza porta alla formazione di

è

pensieri coerenti con il messaggio che a loro volta aumentano le intenzioni comportamentali coerenti con il

messaggio. Detto in altri termini la minoranza fa attivare nei partecipanti una elaborazione sistematica delle

informazioni.

Possiamo da questi dati dire che la maggioranza provoca una elaborazione euristica? No, non possiamo perché

abbiamo l’indice di sistematicità ma non quello di euristicità, ovvero una misura che rileva quanto la

misurazione euristica.

è

17. Descrivere l’esperimento di Martin e collaboratori su influenza sociale e previsione del

DOMANDA:

comportamento.

Ci sono poi due studi che affrontano il tema dell’influenza della minoranza da un altro punto di vista, ed un

è

punto di vista importante. Quello che si sempre fatto studiare quello che succede quando le persone sono

è è ‘’cosa

sottoposte ad influenza per cui il focus di tutti questi studi sempre stato succede alle persone quando

è

subiscono l’influenza della maggioranza o della minoranza’’. Alla fine si arrivati alla conclusione che sono due

è

processi qualitativamente distinti, per cui la teoria del processo unico non molto accettabile, e questo studio

è

di Martin e collaboratori aggiunge un tassello importante agli studi dell’influenza sociale e a contraddistinguere

questi due processi.

Maggioranza, minoranza ed innovatività delle argomentazioni

Kenworthy, Hewstone, Levine, Martin e Willis (2008)

 cosa succede quando uno è in minoranza o maggioranza e deve convincere gli altri: come si

comporta la fonte nei due casi?

Nessuno prima del 2008 aveva studiato che cosa succede quando uno in minoranza o in maggioranza e si

è

trova a dover convincere gli altri. Questo di Kenworthy e collaboratori il primo studio basato su come si

è

comporta la fonte e non il ricevente degli stimoli quando in maggioranza o in minoranza. Quello che indagano

è

il processo che porta alla produzione dell’argomentazione ciò che sta a monte di quello che viene presentato

è

alle persone. La fonte come elabora le sue informazioni? L’idea innovativa che questa asimmetria qualitativa

è

tra maggioranza e minoranza sia presente anche nella fonte, cioè non solo chi riceve l’informazione più

è

attento alla minoranza ma anche chi in minoranza produce informazioni con creatività e originalità e maggiore

è

impegno, questo avviene per due motivi fondamentali:

- La paura di non riuscire a validare le proprie opinioni, e la validazione nasce sempre da un consenso

sociale e molto rassicurante se il consenso di una maggioranza;

è

- Per il desiderio di riuscire a prevalere anche in un contesto non favorevole: una logica un po’

competitiva che fa sì che il sapere di essere in minoranza si associa al desiderio di prevalere, per cui

quando uno ce la fa particolarmente soddisfatto.

è

I partecipanti a di questo studio sono 42 di un’università inglese e il tema in cui si inserisce il tema della

maggioranza e minoranza un argomento che era stato molto dibattuto in Inghilterra e riguardava un caso

è

reale di due gemelline siamesi, Jody e Mary, che erano in pericolo di vita per il fatto di essere collegate per la

spina dorsale, un caso molto doloroso perché le due sorelline non avevano un uguale sviluppo, Jody era più

è

forte mentre Mary aveva molte funzioni vitali compromesse e riusciva a sopravvivere solo perché connessa al

corpo della sorellina. Si dibatteva allora sul se e perché operare e si comprese anche che intervenire in modo

pianificato avrebbe permesso un buon esito della situazione per Jody mentre per Mary non c’era nulla da fare.

In punto di emergenza anche Jody sarebbe stata a rischio perché operazioni di questo rischio vanno pianificate.

Il punto che i genitori sono cattolici e vengono da creta ed erano in Inghilterra per i medici più esperti e quindi

è

essendo cattolici avevano l’idea della sacralità della vita e quindi dare il là in una condizione di non emergenza

in un’operazione che avrebbe ucciso anche Mary. Alla fine si arrivò alla decisione, che coinvolse anche

l’opinione pubblica, di operare e Mary morì dopo l’operazione.

Quello che gli studiosi vollero fare, volendo informare meglio e dire qualcosa di scientifico e delicato in questa

situazione, è trattare il tema dell’essere favorevoli o meno all’operazione senza lo stato di emergenza. Allora

quello che hanno voluto fare è stato chiedere ai partecipanti la loro opinione sull’intervento, c’era una certa

divisione nell’opinione pubblica e non a caso i partecipanti sono un po’ favorevoli e un po’ contrari

all’operazione. In questo caso quindi si fa in modo che a prescinde da quello che dicono si dice loro che la loro

opinione sull’argomento è condivisa dalla “maggioranza”, ovvero dal 78%, o dalla “minoranza”, cioè dal 22%,

degli studenti che finora hanno partecipato allo studio.

Qui avviene la manipolazione sperimentale:

- Condizione di maggioranza: a metà dei partecipanti viene detto che il 78% di chi ha partecipato finora

‘’sei

allo studio condivide l’opinione del partecipante stesso (quindi in maggioranza’’)

- Condizione di minoranza: all’altra metà si dice che la sua opinione condivisa dal 22% degli studenti

è

che finora hanno partecipato allo studio

A quel punto si chiede ai partecipanti di scrivere le argomentazioni e le ragioni a sostegno della loro

posizione.

L’originalità delle argomentazioni viene poi valutata da due giudici indipendenti i quali valutano in una scala da

1 a 7 l’originalità della loro valutazione. Quando si dice due giudici indipendenti si dice così perché danno le

valutazioni l’uno senza sapere cosa dice l’altro, di solito i dice anche all’oscuro della manipolazione.

Abbiamo quindi una variabile indipendente semplice che l’originalità, che più riscontrata nelle

è è

argomentazioni della minoranza più che nella

maggioranza. Si tratta quindi di notare che

l’elaborazione persone in minoranza più profonda e

è

sistematica. Il dato si studia tramite un T test.

Ovviamene un risultato che ha ricadute anche

è

sull’influenza sul ricevente come vediamo anche

secondo lo studio di Martin. Qui si sta dicendo che

quando la minoranza produce il suo messaggio lo fa in modo più originale e un messaggio originale più

è

persuasivo, quindi stiamo sommando due effetti: chi ricevente che dà più attenzione alla minoranza, chi

è è

fonte che se in minoranza produce messaggi più originali, se sommate l’influenza della minoranza può essere

è

particolarmente potente anche se non nell’immediato.

Maggioranza, minoranza ed innovatività delle argomentazioni

Kenworthy, Hewstone, Levine, Martin e Willis (2008) – Studio 2

Quello che Kenworthy e collaboratori fanno andare anche a vedere che succede nelle interazioni reali tramite

è

uno studio con 62 studenti dell’università inglese in cui presentano, come nel precedente, rilevano

l’atteggiamento dei partecipanti verso l’intervento quello che cambia che non c’è nessuna manipolazione su

è

quello che pensavano gli altri ma si dice ai partecipanti che dopo aver esposto il loro argomento dovranno

entrare in una stanza adiacente in cui ci sono 5 altre persone, e questo gruppo dovrà discutere dell’argomento

e bisognerà quindi cercare un’opinione convergente. Il punto che il partecipante scrive sul foglio presentato e

è

scrive ad esempio favorevole, lo sperimentatore poi torna con sei fogli su cui ci sono 6 opinioni diverse e alla

fine il modo in cui vengono presentate queste informazioni la manipolazione sperimentale. Nella condizione

è

di: - Maggioranza: si presentano ai partecipanti i

fogli sintetizzati in un'unica tabella e vedono

che ci sono anche altri 5 nomi e di questi 4

anno la sua stessa opinione e c’è uno solo

che la pensa diversamente;

- Minoranza: in cui nella sintesi si vede che

solo un altro d’accordo con lui e gli altri

è

hanno opinioni diverse.

A questo punto si dice ai partecipanti che per

prepararsi all’interazione di prendere il suo tempo e

di provare a descrivere la sua opinione

sull’argomento. Dopo di che non c’è nessuna

discussione e si scioglie l’esperimento.

Quello che conta la persuasività e l’originalità delle argomentazioni prodotte, in questo caso la scala va da 1 a

è

6 e sono nella condizione di minoranza si raggiunge un livello di persuasività media di circa 4, chi in

è

maggioranza non si sforza particolarmente ed in 1 di originalità e 2 di persuasività.

è

Il limite della maggioranza che vince facile contro una persona forse, avrebbero dovuto fare una situazione

è

forse più competitiva tra più persone e non 5 contro 1. La conclusione di tutto questo discorso che il fatto di

è

trovarsi in condizione di maggioranza e minoranza sembra coinvolgere processi cognitivi differenti, quindi non

solo c’è una differenza qualitativa (ricordo Moscovici, cambiamento soglia percezione verde, Martin

elaborazione sistematica), ma anche il fatto di essere in maggioranza o minoranza qualitativa mente differente a

livello cognitivo tipo essere in minoranza e sentirsi più in competizioni e avere necessità di validazione. Quindi

se parliamo d’influenza sociale parliamo di questi due processi molto diversi fra loro.

: 18. Descrivere i due esperimenti di Kenworthy e collaboratori sull’influenza sociale e

DOMANDA

originalità.

: Individui vs. Gruppi

Capitolo 4

La produttività di gruppo

Le persone producono di più quando sono in gruppo o quando sono sole? I gruppi hanno la capacità di lavorare

meglio rispetto ai singoli secondo l’esperienza, ma questo non succede sempre e quindi la psicologia sociale ha

cercato di dare una risposta.

I primissimi studi di psicologia sociale e in letteratura riguardano proprio gli effetti della presenza degli altri sulla

produttività dei singoli. Il primissimo studio lo studio di Triplett (1898), uno studio interessato all’effetto

è è

della facilitazione sociale. Triplett era interessato agli atleti sportivi che in gruppo raggiungono meglio degli

obbiettivi.

Floyd Allport per chiarire un po’ il tutto propose una spiegazione logica di questo effetto: la facilitazione sociale

dipende dalla difficoltà del composto, e la presenza di un co-attore può facilitare il compito se il compito è

percepito facile dalla persona, ma potrebbe peggiorare la prestazione se il compito difficile e si può spiegare

è

perché in alcuni casi la presenza degli altri non un facilitatore ma l’opposto. Quindi dipende dal fatto che il

è

compito sia facile o difficile soggettivamente. In cui molto importante il concetto di co-attore (altra persona

è

che svolge lo stesso compito), detto co-attore in una logica individualista in cui non si parla di gruppo.

Allport quindi propose questa ipotesi ma questa viene testata in modo più precisa da Zajonc nel 1965 il quale in

una logica comportamentistica propose una spiegazione più approfondita e un esperimento. Con Zajonc si va a

guardare la curva dell’arousal, l’attivazione dell’organismo infatti il fattore determinante, e la sua idea

è

consiste in: se ho delle risposte bene apprese o facili secondo i termini di Allport, allora a quel punto la presenza

degli altri mi darà la giusta attivazione e do il meglio di me, la presenza degli altri in questo caso infatti mi attiva

nel modo corretto, mi motiva. Quando la persona inesperta la presenza degli altri diventa un problema perché

è

si provoca una iperattivazione l’arousal rivolto sia alla prova che alla presenza degli altri e l’attivazione

è

eccessiva provoca un calo della prestazione.

L’idea di fondo buona il collegante con l’idea di Allport e l’arousal buono la spiegazione risulta un po’ critica.

è è

L’attivazione provocata secondo Zajonc da:

è

- Difficolta nel riuscire a controllare gli altri: se sono con altri, ma non posso controllare quello che

fanno, posso reagire con una crisi e mi attivo eccessivamente. Peggiore la prestazione, peggiore può

è

essere la reazione degli altri, si attiva così un circolo vizioso;

- Necessità di dividere l’attenzione tra il compito e gli altri: logica comportamentista che sta dietro

anche molti studi di etologia nei primi due punti l’ultimo punto più umano;

è

- La preoccupazione di essere valutati dagli altri.

La verifica empirica di Zajonc fatta con scarafaggi, nell’esperimento dal disegno 2x2 abbiamo un compito

è

facile in cui si far correre lo scarafaggio lungo un percorso dritto mentre nel compito difficile il percorso ha una

curva, l’atra manipolazione caratterizzata dalla presenza di altri scarafaggi. Risultati la variabile dipendente

è è

quanto veloce corre lo scarafaggio, lo scarafaggio corre più velocemente quando il percorso dritto ma corre

è

altrettanto velocemente anche nel percorso curvo, quando però ci sono gli altri intorno allora lo scaraffo che

deve fare la curva va più lentamente perché si agita.

Questi studi hanno una particolarità: considerano la presenza di co-attori, di spettatori, ma non un lavoro di

gruppo effettivo, tutti gli esempi erano compiti individuali che prove in presenza di altre persona ma questo non

un vero gruppo. Sono studi che non considerano la prestazione all’interno dei gruppi sociali, bensì la

è

prestazione in presenza di altre persone.

19. In che modo la presenza degli altri (non parliamo di gruppo) influenza la prestazione dei

DOMANDA:

singoli. –

Social loafing Inerzia sociale

Quando si in un gruppo si comincia a produrre di meno di quando non si da soli ed l’opposto della

è è è

facilitazione sociale in cui l’essere in gruppo favorisce la prestazione. Non contraddittorio questo effetto con i

è

risultati di Triplett perché egli stesso quello che ha dimostrato anche fenomeni diversi dalla facilitazione

è

sociale e un altro autore che ha studiato questo fenomeno Ringelmann (1913) che un agronomo ed era

è è

interessato al lavoro di gruppo e la produttività in campo agricolo. Ringelmann scoprì che c’era una

diminuzione della performance individuale in compiti collettivi, inizialmente infatti si parlava dell’effetto come

effetto Ringelmann.

La cosa fu sistematizzata poi da Latané che per primo ha proposto il termine social loafing asserendo che la

produttività effettiva in un gruppo spesso inferiore alla produttività potenziale. Latanè e Darley (1979)

è

condussero degli studi nella logica secondo cui la presenza degli altri porta ad una riduzione del

comportamento di aiuto e quindi una forma di inerzia sociale applicata all’aiuto, la stessa logica dell’inerzia

sociale di Latané si può proiettare nell’ambito lavorativo, perché comunque la presenza degli altri può essere un

problema.

Quando Latanè definisce l’inerzia sociale come il fatto che la produttività effettiva inferiore alla produttività

è

potenziale in realtà pone due ordini di problemi:

a) Come si stabilisce la produttività

potenziale? In realtà non si può dare una

risposta univoca perché dipende dal tipo

di compito. Esistono tre tipi di compito:

additivi, disgiuntivi congiunti. Possiamo

vedere così all’interno di ogni tipo di

compito quale sia la produttività

potenziale.

I compiti additivi sono i più semplice, e il

lavoro di gruppo risulta come una somma dei lavori individuali per giungere ai lavori di gruppo, esempi

sono il tiro alla fune compito in cui si può sommare il lavoro dei singoli, il brain storming può essere

anche additivo ad esempio, portare dei pesi. I compiti disgiuntivi sono i compiti in cui c’è un lavoro di

gruppo ma un singolo a raggiungere l’obbiettivo, un singolo magari particolarmente capace, si dicono

è

compiti disgiuntivi in quanto si tratta di compiti che creano competizione come nel ciclismo. La presa di

decisione un compito che tal volta si lega a questi compiti e richiede un’analisi complessa di diversi

è

elementi e alla fine la decisione presa da uno che spesso il leader o qualcuno di influente, in questa

è è

logica può essere d’esempio anche il caso di brain storming in cui si crea competizione e una persona

tende a prevalere. Poi i compiti congiunti sono i lavori di precisione, oppure il mantenere un segreto,

sono congiunti nel senso che tutti devono svolgere il compito nel modo migliore e quindi il successo del

gruppo dato dalla congiunzione degli sforzi dei singoli, può sembrare simile al compito additivo ma

è

non lo perché l’additivo presuppone la somma dei contributi, nel congiunto il risultato finale

è è

l’intersezione la congiunzione del lavoro. In ambito sportivo il compito congiunto potrebbe essere una

staffetta di corridori, o una scalata incordata in montagna, basta uno solo che fallisca e il compito

fallisce.

Se il compito additivo si crea un’interdipendenza positiva nel gruppo, nei compiti disgiuntivi si crea

è

spesso un’interdipendenza negativa tra i singoli, più uno riesce a risolvere il problema altri non possono

apportare contributo e quindi un tipo di lavoro a somma 0, se vogliamo, dove la somma 0 una

è è

situazione in cui la somma dei risultati dei singoli zero, se io vino qualcuno deve perdere. Se

è

guardiamo la cosa a livello di gruppo in realtà il successo di uno, porta al successo di gruppo e

l’interdipendenza positiva ma dal punto di vista individuale risulta negativa per la competizione che si

è

crea. Nel compito congiunto torniamo ad un’interdipendenza positiva, in questo caso abbiamo un clima

interno al gruppo che può essere di cooperazione o competizione, nei compiti disgiuntivi si crea il

clima di competizione mentre la cooperazione favorita nei compiti additivi e congiuntivi, Ciò

è

modifica le interazioni tra i singoli con conseguenze sul benessere degli individui o le relazioni dei

singoli, il che ci fa capire che una logica competitiva spesso eccessiva in determinati contesti e alla

è

lunga crea stress e diminuisce il benessere.

Questa distinzione dei tre tipi di compito assolutamente fondamentale per determinare la

è

produttività potenziale, perché essa diversa a seconda del tipo di compito. Quindi ora ci chiediamo

è

come si stabilisce la produttività potenziale in base al tipo di compito:

Nei compiti additivi la produttività potenziale del gruppo data dalla mera somma delle produttività

è

potenziali, questa una spiegazione che si dà sempre per la produttività potenziale ma in realtà vale

è

solo per i compiti additivi.

Nei compiti disgiuntivi la cosa decisamente più complicata perché la prestazione di gruppo dipende

è

da un singolo, allora non ha senso fare la somma delle prestazioni dei singoli e la produttività

potenziale dipende dalla probabilità di ottenere il risultato da parte di ogni membro di gruppo

considerando quanti sono i membri del gruppo. In sostanza la prestazione dipende dal migliore,

corrisponde al risultato finale.

Nei compiti congiunti la produttività potenziale del gruppo dipende dalla prestazione del peggiore,

quindi la produttività potenziale piò assumere diverse connotazioni ma legata alla capacità del meno

è

abile nel gruppo.

La logica di tipo congiunto entra in conflitto con l’idea di meritocrazia che fa riferimento alla logica

disgiuntiva. La logica secondo cui i più deboli vanno tutelati una logica comunista. Nelle scuole tutto

è

questo ha un’importanza, bisogna stare attenti alla logica di fondo, ed evidente che se in una classe

è

c’è un debole e adotto una logica di tipo congiunto o disgiunto, queste differenze hanno delle ricadute

pratiche culturali.

20. I diversi tipi di compito caratteristiche e legami con la produttività potenziale

DOMANDA: .

b) Da quali processi causata l’inerzia sociale? L’inerzia sociale viene definita secondo un’equazione

è

di Steiner (1972), secondo cui: la produttività effettiva uguale al potenziale meno le perdite

è

dovute a processi imperfetti, il che fa presumere che il lavoro di gruppo sia sempre un lavoro in

perdita. C’è un problema scientifico, da un lato le organizzazioni continuano ad utilizzare i gruppi di

‘70

lavoro, molte delle ricerche dagli anni dimostravano che in effetti c’era una perdita il che si

poneva di fronte psicologi del lavoro che. Il problema negli studi condotti, nella ricerca scientifica

è

gli esperimenti creano un gap tra ricerca e prassi. Ricerche recenti colmano il gap a partire dagli

‘80.

anni I processi imperfetti definiti in relazione all’inerzia sono due:

- Problemi di coordinazione, in cui si presuppone che le persone siano predisposte a dare il massimo

delle loro capacita nel lavoro ma questo lavoro può non essere ben coordinato e rendere inutili gli

sforzi. Nei gruppi di lavoro se un compito additivo potrei avere una divisione dei compiti che non tiene

conto della quantità dei lavori dei singoli, qualcuno potrebbe averne troppo altri troppo poco, quindi

alla fine anche sommando il lavoro dei singoli non ottengo un buon risultato perché il lavoro non stato

è

ben coordinato.

- Calo di motivazione: posso averlo per diverse ragioni, ipotizzando che qualcuno sia particolarmente

capace e si trova a svolgere un compito di tipo additivo potrebbe avere un caso di motivazione perché

potrebbe subire quello che viene detto effetto pollo, ovvero colui che lavora per tutti, e nei compiti

additivi il contributo dei singoli spesso non identificabile, ed un problema di questo tipo di compito

è è

ovvero non motiva le persone molto capaci, ma anche quelle meno capaci per cui si attiva l’effetto free

rider (in cui ci si approfitta di una condizione).

In un compito disgiuntivo in cui il migliore viene premiato in realtà viene data una distribuzione di

premi egualitaria, per cui una logica fondata tutti quelli che contribuisce ottiene un premio di

è ‘è

produzione. Allora a quel punto se qualcuno che ha contribuito in modo maggiore si demotiva

perché i premi sono tutti uguali e non permettono di elevare il migliore.

possibile distinguerli? Le due cause possono essere presenti contemporaneamente per cui non semplice

È è

distinguere tra le due perché uno psicologo del lavoro che deve risolver un problema di inerzia sociale deve

capire se un problema di coordinazione o di inerzia sociale per poter agire e espresso sono indistinguibili

è

perché tendono a dare effetti molto simili. Nell’esempio classico del tiro alla fune se un gruppo produce meno

di quanto atteso da cosa può dipendere? fondamentale distinguere le perdite dovute alla motivazione e

È

coordinazione e uno dei modi proposti in letteratura il seguente.

è

Il compito il tiro alla fine, un compito additivo molto semplice, la strategia considerare come prima cosa le

è è

dimensioni del gruppo quindi il numero di persone coinvolte: 1 persona sola non un gruppo e si arriva a sei

è

persone, quindi nell’asse orizzontale abbiamo il crescere dei componenti del gruppo da 1 a 6. Nell’Asse

verticale si ha l’inerzia sociale, delle percentuali in negativo che esprimono quanto si sta perdendo rispetto la

prestazione di un singolo.

La variabile complicata che spesso genera

confusione quella con la linea

è

tratteggiata. In realtà ci sono divere

condizioni sperimentali, due in particolare:

- In una condizione chi tira la fune

sono persone in carne ed ossa,

fisicamente presenti a tirare la

fune;

- L’altra condizione sperimentale è

caratterizzata da uno

pseudo-gruppo, ovvero dei gruppi

finti in cui c’è una persona a tirare

la fune ma bendata e convinta che ci siano persone quando in realtà non ce ne sono attorno.

Finché la dimensione del gruppo un gli effetti non cambiano ma da due in poi gli effetti sono ben diversi e con

è

un dinamometro si va a vedere quanto tirata la fune. Se il gruppo reale si calcola il lavoro medio (si divide la

è è

forza esercitata sulla fune per il numero dei componenti del gruppo), per cui alla fine si ha che guardando i

gruppi reali (la linea continua rossa) quando uno da solo non ha perdite quando sono in due si ha una perdita

è

circa dell’8%, quando sono 3 persone la perdita comincia ad essere introno il 18% il che significa che avendo sei

persone ho una perdita di produttività che il 20%. Quest’inerzia sociale dovuta qualcosa che

è è

fondamentalmente non so, può essere che ognuno sapendo che ci sono gli altri non esercita il massimo dello

sforzo, ma può subentrare anche l’effetto free rider in cui ho una perdita di motivazione e perché so che ci sono

anche gli altri, L’altro fattore che non so se tutti stanno tirando nello stesso momento e in questo caso si

è

tratta di una perdita di coordinazione che sopra un erto numero di persone aumenta. In questo caso quindi non

so distinguere le cause ma so solo che l’80% del lavoro che uno dà dovuto ha entrambe i fattori.

è

Interessante notare che la parte gialla dovuta alla motivazione e quando confronto uno pseudo gruppo on

è è

un gruppo reale, mediamente otterrò che ho una maggiore inerzia sociale, e per differenza posso capre che la

parte rossa una perdita dovuta alla coordinazione.

è

Osservando il grafico, in 2 ho solo perdite dovute alla motivazione (effetto scroccone): 2 si coordinano bene,

perché si guardano (nel gruppo reale) e quindi più facile coordinarsi. Da 3 in su emergono i problemi di

coordinazione, e poi lo spazio arancio tende ad aumentare, quindi maggior numero persone e maggiore

difficoltà a coordinarsi. In una logica psicosociale la motivazione simile da 3 in poi, e poi scatta la perdita di

è

motivazione, non ha senso ciò in una logica individualistica.

21. Che cosa si intende per inerzia sociale, quali sono le sue cause e come possono essere

DOMANDA:

distinte. –

Social labouring laboriosità sociale

Karau e Williams (1993) hanno condotto una rassegna di studi in cui hanno notato che talvolta i gruppi

dimostrano una prestazione migliore di quella potenziale. Talvolta i gruppi non mostrano alcun tipo di inerzia

sociale, e addirittura possono avere una prestazione che migliore di quella potenziale.

è

Fattori in grado di favorire l’impegno nel lavoro di gruppo (e che spiegano la frequente presenza dell’inerzia

sociale in letteratura):

- L’importanza del compito: il compito deve essere soggettivamente importante ma anche importante

per il gruppo (tirare la fune per esempio di un compito additivo non importante) cosa che spesso non

è

avviene invece nei compiti studiati negli esperimenti di psicologia sociale. In un contesto reale in cui ad

esempio c’è un gruppo di lavoro dal cui impegno dipende il benessere organizzativo potrebbe essere

che siamo più invogliati ad impegnarsi;

- La rilevanza del gruppo: come dice Tajfel il gruppo importante se saliente un’identità sociale, cosa

è è

che non si crea con gli esperimenti di laboratorio in cui non viene formato il senso di appartenenza, se i

vuole rendere il gruppo rilevante infatti necessario incrementare e formare un senso di appartenenza

è

che porta mantenere rilevante un gruppo.

L’esperimento di Worchel e collaboratori decide di testare l’importanza del gruppo nella produttività, lo

‘98

studio del un po’ all’inizio degli studi sula laboriosità sociale. Egli manipolò due variabili indipendenti

è

legate alla salienza o meno del gruppo. Non manipolò il compito che banale, che un compito collettivo

è è

in cui c’è una certa interdipendenza perché si tratta di creare una catena più lunga possibile con degli anelli

di carta, quindi alla fine un compito che consente un flusso di lavoro non raggruppato.

è

La prima variabile indipendente la presenza di un’uniforme o meno, che distinguono i due gruppi

è

(aumenta salienza appartenenza gruppo) che nell’altra condizione non sono vestiti con uniforme. L’altra

manipolazione più sottile ed evoca o meno la presenza di un altro gruppo che compete nel compito, ad

è

un gruppo si dice di creare la catena più lunga possibile, nell’altra condizione si crea un contesto

competitivo. Abbiamo quindi 4 condizioni sperimentali dati da

una forma di disegno 2x2, la variabile dipendente

la lunghezza delle catene di carta create. La scala

è

di risposta va da +6 a -6 dove lo 0 la produttività

è

potenziale, più positivo il numero pi c’è

è

laboriosità sociale e il gruppo rende di più rispetto

la produttività potenziale. Il miglior risultato con

è

la presenza di entrambe le variabili, confermando

che la salienza del gruppo porta alla laboriosità

sociale.

Possiamo presumere che il gruppo sia importante

quando ho le condizioni di presenza di uniforme e altro gruppo presente. Il grafico conferma poi che

l’importanza del gruppo porta alla laboriosità sociale e secondo la stessa logica possiamo aspettarci che la

condizione che riduce la salienza quella senza gruppo presente e l’uniforme, nel grafico però non

è

corrisponde al punteggio più basso, ma questo si ha quando non c’è l’altro gruppo presente ma c’è

l’uniforme, un’ipotesi potrebbe essere la presenza di deindividuazione che si ha quando non ci si sente

riconosciuti come persona a tutti gli effetti, quando ci si sente parte di una massa e si perde una parte della

responsabilità individuale, questa di solito porta a fenomeni sociali negativi, questa sensazione accentuata

è

dall’uniforme che una componente che aumenta il senso di perdita dell’individualità (ecco la doppia lama

è

dell’uniforme).

Quindi si raggiungono due risultati:

- L’identità sociale porta a fenomeni di social labouring;

- L’assenza di identità sociale, congiunta a una probabile deindividuazione che porta all’inerzia sociale.

22. Descrivere la relazione tra importanza del gruppo e produttività nell’esperimento di

DOMANDA:

Worchel.

Processi di compensazione

Abbiamo visto due cause di laboriosità sociale: l’importanza del compito e importanza del gruppo,

un’ulteriore causa legata ai processi di compensazione in cui le persone più abili si impegnano di più per

è

compensare e supportare il lavoro ridotti dei membri meno capaci.

Nel compito congiunto interesse dell’intero gruppo supportare il meno capace e compensarne il lavoro

è

attivando un processo di compensazione.

Tutto questo ha delle conseguenze importanti per l’apprendimento cooperativo se andiamo a considerare

le classi scolastiche, con risultati positivi per tutti gli studenti coinvolti apprendimento cooperativo:

logica di compito congiunta, dove il più capace, per ragioni anche socio-economiche, può supportare chi è

meno in grado di andare avanti per le stesse ragioni. Interessante che l’apprendimento cooperativo un

è è

vantaggio sia per i meno che per i più capaci: anche chi non avrebbe bisogno di non aspettare gli altri, ci

guadagna, perché si impegna di più di quanto non farebbe solitamente e quindi riesce meglio. Alla fine del

percorso scolastico, le classi di questo tipo hanno risultati migliori, a dimostrazione che la cooperazione è

qualcosa che di beneficio per tutti. La domanda successiva cosa comportano i tipi di insegnamento

è è:

competitivi? Entra in gioco (ed la quarta causa della laboriosità sociale)

è

Cultura di appartenenza

La quarta causa della laboriosità sociale la cultura di appartenenza. importante la dimensione

è È

individualismo e collettivismo che si riferisce a una differenza dell’importanza data a i gruppi nelle culture

(Triandis, 1989). Nelle culture collettivistiche si dà più importanza al gruppo al senso di lealtà e alla coesione

quindi più probabile un comportamento conformista. Nelle culture collettivistiche il social labouring

è

sembra più presente ma solo se il gruppo coinvolto l’ingroup. Ciò sembra connesso alla diversa definizione

è

del sé:

- Il se interdipendente crea un’interdipendenza positiva con gli altri, se gli altri vanno bene io ne sono

contento e vado meglio anche io, di solito dato che mi st a cuore il benessere degli altri una

conseguenza la cooperazione. Il mio benessere si misura anche in relazione a quello degli altri. In

è

questo contesto la laboriosità sociale molto probabile, in quanto sarei più stimolato ad impegnarmi di

è

più;

- Il se indipendente definito senza tener conto del benessere degli altri e quindi il mio successo

è è

indipendente da quello degli altri. Chi ha un se indipendente non molto portato alla laboriosità sociale

è

e si troverà particolarmente a suo agio in compiti di tipo disgiuntivo e a disagio in compiti di tipo

additivo o congiuntivo. altri. In realtà chi indipendente ha molto bisogno dell’approvazione degli altri,

è

quindi si tratta di interdipendenza negativa: io ho successo e gli altri devono andare male, e questo mi

porta soddisfazione. anche questione educativa: in contesto scolastico dove si dice bravo/incapace, si

È

crea logica indipendente, che porta interdipendenza negativa: usa gli altri per il suo benessere.

Se si ha idea che società tarata in certo modo e non altro, visione sociale: ci sono proposti certi

è è

modelli, ma noi possiamo non sposarlo o seguire altre logiche sposate da una minoranza. A prescindere

da cultura di riferimento si può avere un certo tipo di sé: anche nelle individualistiche ci sono persone

con sé interdipendente.

Giustizia distributiva

Riguarda la distribuzione di risorse e beni sociali.

Regola di equità: la ricompensa proporzionale al contributo individuale. Siamo in una logica meritocratica in

è

cui se mi impegno di più mi merito di più. Può servire a far impegnare le persone, basta che poi siano

ricompensate (giustizia distributiva), associato a sé un po’ più individualistico, il singolo capace deve emergere

ed avere di più.

Regola di uguaglianza: la ricompensa uguale per tutti. Se ci sono più persone in un gruppo e tutte si

è

impegnano, però poi uno contribuisce di più, visto che tutti si sono impegnati, allora giusto che tutti abbiano

stessa ricompensa, visto che il lavoro di tutti ad aver portato al successo, quindi ricompensa uguale per tutti.

è

Sé più interdipendente/cultura collettivistica: rischio effetto pollo (free rider), quindi alla lunga un problema

è

per il gruppo.

La regola dell’equità dovrebbe portare a maggiore competitività, e quindi a maggiore produttività. Ciò tradisce

una matrice individualistica, che dà per scontato che più ci si impegna e meglio Non sempre la competitività

è. è

utile. Ma ci sono compiti in cui può essere di beneficio: i compiti disgiuntivi, come nel problem solving e, in certi

casi, il brainstorming. Nel compito d tipo congiunto la competitività un problema.

è

Non sempre la regola dell’equità conduce alla competitività. –

Può contare il modo in cui si percepisce il sé nel gruppo: isolato o in relazione agli altri sé indipendente vs.

interdipendente Chi ha sé interdipendente non si sente a suo agio in un compito disgiuntivo, vive male in

competizione e non sarà produttivo, viceversa chi ha sé indipendente, quindi non una regola fissa.

è

Quali delle due regole favorisce? La nostra matrice culturale si riferisce alla prima combinazione, e non

considera la seconda combinazione (assenti anche verifiche empiriche).

23. Cosa si intende per laboriosità sociale descrivere brevemente le sue 5 cause.

DOMANDA: (no exp

di Worchel – si descrivere l’importanza del gruppo)

Giustizia distributiva, caratteristiche del sé e produttività

Goncalo e Kim (2010)

Ipotesi: la regola di equità motiva alla competizione, e quindi alla produttività, solo le persone caratterizzate da

un sé indipendente. Chi ha un sé interdipendente dovrebbe essere generalmente interessato alla cooperazione,

ma soprattutto se vige la regola dell’uguaglianza. A seconda del sé ci si trova più a proprio agio, a seconda della

regola che vige. Questo esperimento privilegia la prima catena. Nel farlo inserisce un’ulteriore specificazione: la

competizione, rispetto alla cooperazione, dovrebbe portare ad una maggiore produttività in un compito

disgiuntivo. qua che la competizione la soluzione migliore. Gli autori privilegiano questa via perché il

è è

compito presentato disgiuntivo (brainstorming visto come disgiuntivo / una logica puramente culturale).

è è

I partecipanti sono 216 studenti di un’università privata degli Stati Uniti, divisi in 72 gruppi di 3 persone

ciascuno. L’unità di analisi il gruppo, non la persona. Quindi 72 unità di analisi. In un disegno sperimentale 2x2

è

con 72 unità sono 18 gruppi per condizione sperimentale.

“sé “sé “equità” “uguaglianza”

indipendente” vs. interdipendente” vs.

Manipolazione sé indipendente vs. interdipendente: sorpresa perché fin ora abbiamo detto che le persone ne

hanno uno dei due, qua invece sosteniamo che i due aspetti sussistono entrambi in ciascuna persona, infatti si

considera che si può attivare un sé rispetto ad un altro in base al contesto. Viene reso saliente regola di

equità/uguaglianza visto che tutti direbbero che sono veri entrambi. Non ci si basa su differenze individuali, ma

su manipolazioni contestuali di questi aspetti (usciti dal lab si torna al proprio sé). Durante l’esperimento

devono essere attivi un certo sé ed una certa regola.

Successivamente avviene la manipolazione e i partecipanti devono cerchiare i pronomi contenuti in un brano. Il

cerchiare implica l’attivazione di un certo sé. La codificazione del linguaggio avviene dalla misura di quanto

“io” “noi”. “io”

spesso una partecipante dice o [In uno studio longitudinale si dimostra che quanto più utilizzo

tanto più negli anni vanno in contro a problemi cardiaci] La centratura sull’io si lega al sé indipendente, sempre

competitivo, che porta mai a stare tranquilli, quindi persone competitive non si rilassano mai.

“Io”;

- Sé indipendente: cerchiare il pronome “Noi”.

- Sé interdipendente: cerchiare il pronome

Seconda manipolazione equità vs. uguaglianza: i partecipanti, dopo aver cerchiato i pronomi, e dopo aver letto

un caso, devono elencare e discutere i vantaggi di dividere un bonus tra i membri di una squadra di lavoro in

base al contributo di ognuno (equità) o in modo egalitario (uguaglianza). Bisogna capire come distribuire il

bonus (equo/egalitario), poi ad una metà si chiede come mai giusto applicare la regola dell’equità e il gruppo

è

inizia a lavorare insieme. Stessa cosa per la regola dell’uguaglianza. Il fatto di pensare la regola avviene per 5

minuti il che porta alla sua attivazione.

Segue un compito di brainstorming della durata di 10 minuti, che viene videoregistrato, sul generare idee su

come sfruttare uno spazio di un locale lasciato vuoto dopo il fallimento per cattiva gestione di un ristorante.

Variabili dipendenti:

- Produttività di gruppo: numero di idee generate, non ridondanti.

Dopo il compito create situazioni stimolo e si chiede come si comporterebbero in queste situazioni, 4 opzioni, di

cui 1 un compito competitivo:

è 

- Orientamento competitivo autoriportato se ha dentro di sé l’aspetto della competitività. Misura che

può andare ma non precisissima.

è

- Comportamento competitivo osservato durante il brainstorming. La misura del comportamento

competitivo denota prevaricare sugli altri, quindi interrompendoli. Si osserva dalla videoregistrazione

tutte le interruzioni nel gruppo.

- Altri controlli della manipolazione che non importano.

Principale variabile: idee create dal gruppo. Produttività

massima intorno a 55 (1 ogni 10 secondi circa non

ridondanti). Nelle varie condizioni abbiamo che: gli autori

sono interessati a equità-indipendenza (isto 1) e vedono

idee massime/maggiori alle altre condizioni (53). Questo

“io”

riguarda i partecipanti che cerchiano e discutono della

opportunità dell’applicazione regola equità. Chi ha attivo sé

interdipendente porta 43 idee, 1 in meno al minuto.

Differenza altamente significativa.

Quando vige la regola uguaglianza chi in condizione di sé

è

indipendente porta circa 41/42 idee, in condizione

interdipendente 45. Da analisi statistiche complesse, emerge che 1 isto diverso, e gli altri circa simili: il primo.

è

Non pongono particolare attenzione all’istogramma 3, quindi non si ha certezza se diverso dagli altri.

è

Ciò conferma l’ipotesi: ovvero la regola dell’equità con un sé indipendente si associa a competizione, ed è

questa che attiva. Combinazione di sé indipendente ed equità porta a

maggiore competizione infatti i partecipanti che

“io”

cerchiano e che ragionano sull’equità sono quelli

che interrompono di più(.32**). Trovano anche che i

comportamenti competitivi si associano a una

maggiore produttività. L’effetto mediazione non più

è

significativo su produttività, la solita mediazione.

In un compito competitivo congiunto non sono testati gli effetti, non si sa nemmeno come sarebbe con un sé

interdipendente e l’uguaglianza, in quanto non testato anche questo. una parziale conferma del modello da

È

predilezione degli autori di una catena. Resta da scoprire nell’altra situazione.

Risultati: per quanto riguarda le idee generate dal gruppo, se confrontiamo il primo istogramma con gli altri tre

abbiamo grande differenza, infatti ha una media più alta rispetto agli altri tre. Confrontando media idee nella

prima situa (53) confrontato con media degli altri tre (somma degli altri tre diviso tre), si ottiene risultato

significativo, quindi prima situazione porta più idee, coerentemente con le ipotesi: laboriosità sociale quando

compito competitivo, sé indipendente e regola equità attivata.

è

Per la mediazione: sé indipendente con equità porta agli altri due risultati. Più si attiva il sé indipendente con la

regola dell’equità, più frequenti interruzioni nel brainstorming avvengono (maggiore competitività), quindi

maggiore produzione di idee. Metodologicamente sono i comportamenti competitivi a dare produttività, e nella

mediazione non più significativo il sé quando considero il comportamento competitivo. I comportamenti

è

competitivi sono quelli durante brainstorming, osservati anche quelli autoriportati, e con quella misura i

risultati sono analoghi. Il compito inteso come disgiunto, ma non sappiamo se il compito fosse diverso

è

(additivo o congiunto, quindi nel caso in cui la competizione fosse un problema

: 24. Descrivere l’esperimento di Goncalo e Kim sulla produttività.

DOMANDA

Pensiero di gruppo: Janis (1982)

“una concordanza estrema di opinioni, ricercata dai gruppi nel processo di presa di decisione”. Il pensiero di

gruppo in questa logica un fenomeno negativo, legato a questa estrema concordanza di opinioni che porta a

è

prendere decisioni di cattiva qualità. Fondamentale che proprio cercando l’unanimità in modo estremo,

è

invece di prendere una decisione attenta e da discussione, si prende una decisione veloce che mette tutti

d’accordo dall’inizio e chi ha dubbi tende a non esprimerli. La decisione presa quindi di scarsa qualità, quindi

è

errata o fortunosa ma di scarsa qualità.

Un esempio che fa l’autore: lo sbarco nella dei porci» del 1961, a Cuba, evento storico che avvicinò alla

«Baia

WW3, operazione militare fallimentare degli Usa, con l’obiettivo, recuperare Cuba. Gruppo esperti ha un piano:

no esercito MA esuli (contrari al governo) cubani, addestrarli e sostenerli, che dovevano sbarcare segretamente

e avviarsi alla capitale, raccogliendo cittadini incontrati, ed impadronirsi del governo. Nonostante il presidente

non fosse d’accordo si fece. Il piano era oggettivamente destinato a fallire. Come possibile che quindi sia

è

stato fatto questo piano? Eclatante pensiero di gruppo che ha portato a decisione di pessima qualità e

sbagliata.

Nei gruppi che devono prendere una decisione può sorgere una pressione al conformismo e all’unanimità;

questa situazione porta gli individui a convergere in modo acritico verso una delle opzioni in gioco.

Fondamentale che sapendo di dover prendere una decisione, ed importante, forte pressione nel gruppo a

è

conformismo ed unanimità, portando a conformismo: il deviante non tollerante. Decisione importante, il

è

gruppo l’ha già presa e si deve arrivare a decisione unanime, ed i devianti sono visti come una minaccia. Le

persone lo sanno e preferiscono star zitti piuttosto che trovarsi di fronte a discussioni accese (convergenza in

modo acritico). Subentra il conformismo, più una sorta di inerzia sociale, dove qualcuno ha dubbi, ma non

venendo esposti, pensa che sia solo lui e non lo esprime, ma il minimo dubbio non tollerato: in questo caso

è

coesione fondamentale, nonostante il dubbio sia legittimo.

è

Il gruppo viene portato a prendere una decisione di scarsa qualità (non necessariamente sbagliata), che viene

considerata valida proprio perché condivisa dal gruppo stesso. Potrebbe essere anche decisione giusta, ma per

colpo di fortuna. Importante che di scarsa qualità: non tiene conto degli elementi a disposizione, quindi non

è è

efficiente.

è

Secondo la tassonomia un compito di tipo disgiunto perché decisione nominata da uno, poi gli altri lo

è seguono.

Janis isola le tre condizioni antecedenti: alta

coesione, un vantaggio, soprattutto se

è

associata a compito di presa decisione.

 La coesione in questo contesto una

è

delle sfavorevoli, non da sola. È

prerequisito perché ci siano anche le

altre.

 Isolamento da altri qualificati, quindi

non vuole, non può confrontarsi, nel

caso precedente era per il segreto

nazionale. mancanza procedure

condivise: mettersi d’accordo prima su cosa dire durante il dibattito.

 Stabilendo dal principio sulle regole vuol dire: se hai dei dubbi, esponili, ognuno ha il diritto di dire la

sua. Finché non si arrivati a decisione su cui si tutti d’accordo, si discute. Nei gruppi soggetti al

è è

pensiero di gruppo, il gruppo tende a decisione per conformismo, spinta ad unanimità, quindi censura.

Se fosse stato detto dall’inizio, a quel punto probabile che chi avrebbe avuto dubbi, li avrebbe esposti.

 Leadership direttiva: non c’è leader nei gruppi di pari, ma se c’è, e leader prende brutta decisione, tutti

gli andranno dietro. Piuttosto di esporsi direttamente, il singolo se ne sta zitto. Quindi il leader non ci

dovrebbe essere.

 Pressioni a raggiungere una soluzione: pressioni da chi ha formato il gruppo, tipo, nell’esempio sopra, il

presidente che chiede di trovare soluzione, quindi forte pressione per trovare soluzione. Il gruppo deve

essere nelle condizioni per stare calmo fino alla fine sul fatto di assenza di soluzioni. Dipende anche

dalle differenze individuali, tipo la necessità di chiusura: trovarsi fino all’ultimo senza decisione chiara è

disturbante. Pressione direttamente proporzionale all’importanza della decisione ed all’importanza che

si da al gruppo, quindi se formato da persone molto esperte che deve prendere decisione molto

è

importante, psicologicamente inaccettabile che a della discussione non ci sia ancora una soluzione.

¾

In presenza di più condizioni, presente pensiero di gruppo e vanno analizzati i sintomi, e comprendere se il

pensiero di gruppo sta entrando in gioco:

 Sovrastima: illusione di invulnerabilità, sovrastima della propria forza e ragioni, ed entra in logica

“impossibile che sbagliamo”. Spesso si ha nei gruppi che hanno tutte le condizioni antecedenti. Se c’è la

possibilità di dialogare, allora di solito questa illusione si manifesta come fastidio per spiegare come si è

giunti a quelle conclusioni: ogni richiesta di chiarimento fastidiosa perché si crede che il

è

raggiungimento della soluzione sia naturale.

 In una discussione si può notare la pressione sui dissidente per raggiungere l’unanimità: tizio sarà

“chi “è

oggetto di tentativi di pressione con frasi tipo sei tu per mettere in discussione” un problema

“è

tuo” ma importante che siamo uniti, e così ci metti in difficoltà (senso di lealtà)”. Soggettivamente è

visto come autocensura (osservabile dai resoconti personali). Conoscere il pensiero di gruppo e voler

bene al gruppo, può portare le persone a rendersi conto che si stanno censurando e quindi suonare un

campanello, quindi consapevolmente notare che si stanno autocensurando, e quindi uscire da questo

loop.

Ciò porta a processi decisionali difettosi:

 Decisione di scarsa qualità: lo per le ragioni sotto

è

o Mancato esame dei rischi: andrebbero fatti. Si deve codificare che prese le decisioni, queste

devono essere soppesate alla luce dei rischi

o Pensando alle alternative, che di solito una lista incompleta in quanto non si discusso sulle

è è

alternative perché dall’inizio si deciso che la decisione sarebbe andata bene.

è

o Recupero di soluzioni precedentemente scartate: fastidioso per gruppo che crede di aver già

fatto. Non recuperarle un problema, perché un buon gruppo dovrebbe riprenderle.

è

o Scarsa ricerca di info ed errori: assumendo che si prende la decisione giusta, perché ci si deve

documentare? Errore. Errori di selezione, quando si ha in mente qualcosa, si selezionano solo le

info congruenti, ignorando ciò che può mettere a rischio. Ci sono gli schemi dal punto di vista

cognitivo, quindi strutture cognitive con schematizzazione di info con caratteristica di

selezionare solo info congruenti e non le incongruenti. La decisione presa dal gruppo rischia di

essere uno schema, quindi seleziono le info coerenti e non le inco

 Incapacità di sviluppare piani di emergenza: in quanto ci si rende invulnerabili/giusta la

decisione/strategia.

Il pensiero non solo il pensiero che si forma in gruppo, ma un pensiero che porta a cose di scarsa qualità (vedi

è

sopra) 24. Cosa si intende per pensiero di gruppo. Descrivere almeno due condizioni antecedenti,

DOMANDA:

due sintomi, due punti die processi decisionali difettosi (i 4 interni) collegandoli tra loro.

Possibili soluzioni: 

• Incoraggiare le persone ad agire individualmente e in modo critico individualmente come singoli individui,

quindi recuperare proprio senso critico personale, occultato da senso appartenenza e coesione quando il

gruppo importante. Incoraggiare le persone a ragionare in modo acritico

è 

• Cercare il parere di esperti esterni non sempre possibile, come esempio sopra. L’esperto esterno alieno

è

alla logica di coesione/unanimità, non sa cosa successo nella discussione, non si autocensura e dall’esterno

è

può esprimersi più liberamente. All’interno invece si presi dal pensiero di gruppo, quindi persa l’oggettività. La

è

“criticone”,

negatività prendere l’esterno come o lamentarsi col capo di aver preso un tizio che critica le

è

decisioni che son state prese nel tempo.

• Creare dei sottogruppi prendere due sottogruppi, sottoporre stesso problema e far convergere e

confrontare i due sottogruppi. Potrebbe non funzionare per dinamica intergruppi (ingroup Vs outgroup), quindi

outgroup sbaglia, quindi scontro e non confronto

• Cambiare periodicamente le appartenenze soluzione astuta: immettere periodicamente nuovi elementi e

farne uscire altri: il nuovo arrivato ha occhio fresco e più critico, e dire cosa non va. Difetto: il nuovo arrivato è

visto come corpo estraneo, se gruppo coeso sarà arrabbiato verso questo, quindi non funzionare. Casi

è

sperimentali mostrano che il nuovo elemento si conforma alla norma: questo potrebbe intuire che quella la

è

decisione giusta e seguirla. La norma stabilita arbitrariamente (es Sherif) viene mantenuta perché persone

influenzate per un certo periodo anche quando del gruppo originario non c’è più nessuno: il gruppo dice

qualcosa senza saper bene perché, in quanto non c’è più nessuno del gruppo che ha stabilito la norma iniziale.

Ma il problema non l’appartenenza al gruppo, quanto piuttosto la pressione all’unanimità, l’eccessiva spinta

è

al conformismo. il gruppo non il problema, ma il problema pensare che l’unanimità sia un valore. Deve

è è

essere una vera unanimità, quindi quando le persone pienamente d’accordo che la scelta sia giusta, e non che

ci sia pressione all’unanimità.

Identità sociale, minaccia e decisioni di gruppo

Turner, Pratkanis, Probasco e Leve (1992)

Partecipanti sono 180 studenti, divisi in 60 gruppi di 3 persone ciascuno. Gruppi creati ad hoc come unità di

analisi, non singole persone.

Disegno sperimentale 2 x 2. 15 gruppi per ogni cella. Manipolazioni servono per attivare la minaccia: alta vs.

bassa.

- Nella condizione di alta minaccia si dice che, in caso di decisione difettosa, il gruppo verrà presentato

come esempio negativo. Se il gruppo si sente minacciato/sotto pressione, ha varie condizioni con il coso

antecedente e alta pressione a giungere soluzione. In una condizione discussione sarà filmata ed in caso

“sarete

di decisione difettosa, il gruppo sarà presentato come esempio negativo filmati, prenderete

decisione dopo dibattito, e se questo non efficace e decisione di scarsa qualità, vostro filmato sarà

mostrato a futuri studenti etc. per dire cosa fa un gruppo che prende una scelta di bassa qualità”.

“prendi

Questa pressione decisione valida”, indicazione data perché non ci sia pensiero di gruppo, ma

è

si pensa che porti ad effetto opposto, e quindi perché sotto pressione, prenda decisione non valida;

- Nella bassa minaccia, nessuna registrazione e si dice che studio pilota e festa.

è

Coesione: alta vs. bassa

La manipolazione riguarda la presenza di targhette identificative e di enfasi su somiglianze vs. differenze interne

al gruppo. Solitamente la coesione buona cosa, ma con minaccia porta al pensiero di gruppo. La coesione non

è

facilmente manipolabile, in alta coesione si chiede alle 3 di darsi un gruppo, targhette col nome del gruppo, e

è

per rinforzarla, prima di iniziare, di discutere tra loro cercando di focalizzarsi sulle somiglianze tra loro, perché

aumenterebbe la coesione tra loro. Nella bassa coesione, no targhette e compito discussione iniziale sulle

è

differenze tra le persone, che porta all’estremo opposto, quindi coesione minima.

Ipotesi pensiero di gruppo quando presenti entrambe.

La discussione riguarda un caso di scarsa produttività in un’azienda. Le variabili in gioco sono molte e quindi

non semplice giungere ad una decisione di buona qualità perché le variabili sono molte e la decisione non

è è

facile, non facile tenere a mente tutte le variabili, quindi difficile prendere una decisione di buona qualità (che

“caso

tiene conto delle info, quindi efficiente). il parasol”: azienda fittizia, ci sono reparti, ognuno produce

È

pezzi, assemblati in un prodotto. Flusso di lavoro sequenziale tipo catena, le quattro sotto unità producono tot

pezzi (chi più chi meno) Joe che rallenta. Ha 60 anni, 30 di esperienza, ora a causa di difficoltà emergono

è

problemi, l’azienda spinge alla produttività e Joe dà problemi. Si danno numeri su numeri numerici numerizzati.

Gli altri non vogliono Joe quindi non può essere trasferito. Trovare almeno 4 soluzioni ed ordinarle per bontà.

Licenziarlo non una buona soluzione.

è 

Variabili dipendenti La scelta data a giudici indipendenti che devono valutare la qualità della decisione in

scala da 0 a 6. Si fa poi ricerca sull’auto percezione di pensiero difettoso (ma non funzionano molto). Quella dei

giudici indipendenti un’ottima variabile.

è

SLIDE 23 3 qualità intermedia, ed in due casi abbiamo qualità sopra

è

e due qualità inferiore/bassa. In condizione attesa (alta

minaccia e alta coesione), la decisione non è

particolarmente buona. Ha funzionato la manipolazione che

dà luogo ad effetto paradossale, quindi fare male, quindi info

su pensiero di gruppo e fare male. Altra condizione di qualità

scarsa, ovvero bassa coesione e bassa minaccia: in quanto

manca la motivazione, quindi inerzia sociale: gruppo non

importante (tre individui) non motivati, nessuno si impegna. In minima motivazione quindi ha stessa media

dell’alta motivazione. Qua decisione difettosa ma NON per pensiero di gruppo: dall’esterno simile ma

motivazione completamente differente. Condizione migliore con bassa coesione ed alta minaccia, in quanto

ognuno dà il meglio, ed essendo singoli individui si impegnano in condizione con forse forte competizione in cui

ognuno dà il meglio di sé ma senza pensiero di gruppo, perché non c’è autocensura, e manca in particolare il

conformismo e la pressione all’unanimità: nessuna ragione perché le tre persone singolari non hanno motivo

per essere unanimi. In logica puramente competitiva produce idee di buona qualità. C’è altra condizione che

leggermente meno produce decisione di buona qualità: c’è gruppo ma NON c’è minaccia. In realtà i gruppi

possono fare qualcosa di buono ma non devono essere in eccessiva pressione. Se lo sono troppo, subentrano

fattori di pensiero di gruppo.

4.2.2 Antecedenti del pensiero di gruppo

Evitare il pensiero di gruppo: identificazione e dissenso. Packer (2009)

Riguardo al secondo esperimento nella sintesi di ricerca sul pensiero di gruppo, abbiamo visto che il pensiero di

gruppo spinge ad evitare di esprimere il dissenso e di solito si pensato che anto più una persona si identifica

è

nel gruppo tanto più percepisce coesione e si sente vicino l’ingroup e tanto più si applica il processo di

assimilazione intracategoriale, e visto che la coesione uno dei primi fattori per creare il pensiero di gruppo si

è

può pensare che l’identificazione sia un fattore che possa generare pensiero di gruppo.

In realtà Correl e park propongono un’ipotesi diversa che il pensiero di gruppo è provocato spesso

dall’espressione di dissenso. Tale inibizione può essere eliminata se ci si identifica molto con il gruppo: se per

è

il bene del gruppo, si accetta di esporsi pubblicamente, a prescindere da quella che si ritiene essere la posizione

degli altri. Tanto più si identifica col gruppo, tanto più c’è coesione e pensiero di gruppo. Coesione è

collegamento tra sé e gruppo, tanto più percepisco assimilazione intracategoriale, che porta a forte coesione.

Questa fattore chiave per fare pensiero di gruppo, si presume che identificazione favorisce pensiero di gruppo.

è

Quando uno si identifica poco e per il quieto vivere, paradossalmente, ha meno tensione all’espressione. Chi si

identifica poco non si sente motivato a dissentire pubblicamente dalla maggioranza quindi non si esporrà

pubblicamente se ritiene che la maggioranza non la pensi come lui o lei, se invece ha la percezione che la

maggioranza ha la sua opinione parlerà, perché non significherebbe dissentire.

un’ipotesi piuttosto controintuitiva, ed la prima volta che viene posta, nel 2009, legata al pensiero di

È è è

gruppo ma in questo caso si cerca di evitare il pensiero di gruppo, in questo esperimento tutto misurato e

è

vedremo la procedura di ricerca.

I partecipanti sono 78 studenti della Ohio state university e in un questionario contenente dei predittori,

variabili non manipolate, e il primo quanto mi identifico con l’università, negli stati uniti l’appartenenza

è

all’università molto sentita. Dopo di che viene chiesto ai partecipanti di riportare un problema dell’università

è

particolarmente sentito, l’autrice riporta che i due problemi pi ripostati sono alcolismo nel campus e sicurezza,

per la ragione che c’è un grande campus non recintato. Si chiede poi ai partecipanti di dire quanto questo

problema li preoccupa e quindi quanto l problema serio, preoccupante, qui si tratta di un tipo di

è

preoccupazione privata. La seconda misura relativa ai problemi, che il terzo predittori, la percezione che il

è è

problema sia sentito anche dagli altri. Tutto misurato in scale da 1 a 6, 1 per nulla 6 moltissimo.

è

“ok,

A questo punto si dice la parte iniziale dello studio conclusa a questo punto ci sarà una discussione online

è

con altre persone’’, in realtà le alte persone non ci sono m viene fatto credere ai partecipanti che ci siano e la

situazione abbastanza realistica e in questo contesto viene misurato che pubblicamente i partecipanti dicano

è

che il problema identificato un problema serio, e questa l’espressione pubblica della preoccupazione, e a

è è

questo punto si vede quanto uno si espone.

vero che non c’è una manipolazione ma attraverso regressioni multiple dove comunque la variabile

È

dipendente la preoccupazione espressa in quel momento avremo otto situazioni con 8 media.

è (errore del grafico in realtà va da 1 a 6 non da

0) il grafico diviso in 2, da una parte chi si

è

identifica meno o poco, dall’altra chi molto

è

identificato. All’interno del grafico poi

abbiamo la divisione di chi privatamente

è

preoccupato del problema e chi invece molto

è

preoccupato. Questa una scomposizione

è

delle regressioni. Le linee tratteggiate e

continue si riferiscono alla percezione che gli

altri siano preoccupati dello stesso problema o

che gli altri non siano particolarmente

preoccupati di quel problema, e quest la

è

terza variabile predittiva.

Abbiamo quindi otto situazioni da descrivere: Le quattro situazioni in cui i soggetti non sono preoccupati

soggettivamente, sono quelle con i risultati più bassi (colonne con preoccupazione privata bassa). Se io non

sono privatamente preoccupato, per coerenza, dirò di non essere preoccupato anche pubblicamente.

Altre due abbastanza scontate: linea continua in alta preoccupazione privata. Entrambe sono di partecipanti

che privatamente si dicono preoccupati e percepiscono anche gli altri preoccupati. Se poi pubblicamente dicono

di essere preoccupati, non si stanno esponendo scomodamente, non ci sono problemi a dirlo anche di fronte ad

L

altri. Essere identificati o meno non conta. e ultime due situazioni critiche per lo studio sono quelle

corrispondenti a partecipanti che privatamente sono preoccupati ma che hanno la percezione che gli altri non

siano preoccupati, in questo caso queste persone pubblicamente si comportano in modo diverso in base

all’identificazione: per chi non si identifica non c’è un’espressione pubblica di preoccupazione, quando la

persona è identificata invece si vede che nel grafico la preoccupazione pubblica si alza e raggiunge la massima,

questo è il caso in cui privatamente si è preoccupati e il problema si rende noto. Trasportando tutto al pensiero

di gruppo ci sono due casi o non mi rendo conto del pensiero di gruppo seguendo gli altri come in un flusso

inconsapevole o in un altro caso più problematico mi rendo conto che c’è qualcosa che non va ma mi

autocensuro, questo secondo caso può corrispondere al caso in cui preferisco star zitto e interessante notare

dal grafico che avviene quando ci si identifica poco. Sul primo tipo di pensiero di gruppo, in cui ‘identificazione

può essere altissima in quel caso non c’è autocensura anche perché può verificarsi che non si ha coscienza del

problema. Quello che è importante è che la condizione di esposizione è più alta quando c’è identificazione

mentre nell’altro caso il grafico mostra una tendenza al silenzio e la censura.

Conclusioni

Per i partecipanti debolmente identificati, l’unica condizione che porta ad esporsi pubblicamente è quando si è

preoccupati per un problema e si percepisce che anche gli altri lo sono:

non si esprime dissenso.

I partecipanti fortemente identificati, invece, si espongono pubblicamente se sono preoccupati, ovvero se

pensano che il problema sia grave, a prescindere dalla percezione della posizione altrui:

si può esprimere dissenso per il bene dell’ingroup.

26. Descrivere uno studio a scelta relativo alla sintesi sul pensiero di gruppo.

DOMANDA:

: Conflitto e cooperazione tra i gruppi

Capitolo 5

Vedremo tre temi perché ci sono diverse teorie sulle cause del conflitto o cooperazione inseguito vediamo i tipi

di spiegazione:

5.1 Spiegazioni intrandividuali

5.2 Spiegazioni socio-economiche, spiegazioni basate sul contesto socio economico.

5.3 Spiegazioni psicosociali, che in un certo senso combinano i punti precedenti ma spiegano sulla base di

processi realmente psicosociali

5.1 Spiegazioni Intrandividuali

Secondo queste spiegazioni le persone che mostrano un elevato livello di pregiudizio hanno di solito dei

problemi interiormente o si sentono individualmente minacciate e quindi o si sfogano con gruppi estrani o

cercano di difendersi, in un caso o nell’altro la causa dei comportamenti ostili da ricercarsi nei problemi

è

individuali, legati a vissuti interiori.

Le due teorie principali sono:

- La teoria della frustrazione aggressività: comportamentista, valida anche nel mondo animale e quindi

non molto complessa dal punto di vista psicologico. La logica di fondo meccanico in cui si vede che se

è

un organismo frustrato a quel punto anche aggressivo. La teoria originale parla di frustrazione di

è è

bisogni primari. Applicata agli esseri umani una logica c’è ma per gli esseri umani si va al di la del

soddisfacimento dei bisogni primari. Quando siamo frustrati per un bisogno qualunque che abbiamo e

reagiamo in modo aggressivo. Tutto questo si associa a pregiudizi e discriminazioni tramite un

collegamento un po’ labile per cui come teoria ha una sua logica e funziona ma non rende conto della

complessità delle situazioni in cui viviamo normalmente. Quindi la frustrazione può essere una causa

del pregiudizio ma non del tutto esplicativa.

- La teoria della personalità autoritaria (Adorno): un po’ più complessa perché fa riferimento a uno

è

stile di personalità. sostiene che le persone che sono cresciute con uno stile di vita rigido e repressivo

da adulte diventeranno particolarmente intolleranti, un misto fra teoria marxista e freudiana

è

sostenendo che ci sono pulsioni che vengono spesso represse e crea uno stato di tensione che verrà

sfogato in un secondo momento attraverso lo spostamento, un cambiamento di target. Nelle persone

che nascono in una famiglia rigida si sviluppa anche un fortissimo rispetto delle regole e identificazione

e quindi si assimilano le regole di rigidità ed ogni deviante e ogni trasgressione va severamente punita e

di solito chi ha una forte personalità autoritaria ha anche un forte conformismo. (forte con i deboli e

debole con i forti). La teoria ha anche dei pregi perché fotografa la situazione di alcune persone ma in

realtà non spiega perché molte altre persone che non hanno queste caratteristiche hanno comunque

pregiudizi e si trovano ad essere ostili ad altre persone. La teoria di adorno stata proposta dopo la 2

è

guerra mondiale e proposta per spiegare come era stato possibile l’emergere del fascismo e nazismo in

Europa. Adorno voleva capire come era avvenuta l’adesione ai fascismi o nazismo che secondo lui

andavano ricondotti allo stile educativo, e così anche qui abbiamo delle basi di realtà ma la teoria non è

in grado di spiegare in modo generalizzato a causa del fatto che non considerano il contesto sociale, il

vero e proprio limite di queste teorie.

5.2 Spiegazioni socio-economiche

Ed per questo che sono state generate negli anni avvenire le spiegazioni socio economiche in completa

è

opposizione a quelle intraindividuali. Queste spiegazioni fanno riferimento a cause sociali, economiche e

politiche legate particolari momenti storici.

27. Descrivere gli assunti generali e i limiti delle spiegazioni intrandividuali del conflitto

DOMANDA:

collegandoli con gli assunti generali delle spiegazioni socioeconomiche.

Tra le teorie socio economiche abbiamo:

- La teoria della deprivazione relativa: la teoria di per sé ha evidenti limiti ma v conosciuta perché una

è

buona chiave interpretativa di alcune situazioni sociali, da un punto di vista scientifico non scientifica.

è

La teoria si basa sul concetto di deprivazione relativa definita in modi diversi da 4 5 autori, 1 definizione

‘’

che mette d’accordo che un seno di insoddisfazione, di rabbia, che si sperimenta quando si

è è

confronta la propria situazione con degli standard di riferimento e la si giudica peggiore’’. Facendo una

‘40

parentesi strica la teoria viene nominata tale negli anni da Stouffer che studiava l’esercito

statunitense, egli scrisse una serie di volumi intitolato il soldato americano e si dice che la teoria venne

proposta dallo studio sul soldato americano, anche se si tratta di un falso storico perché nei volumi si

nomina la deprivazione una sola volta. In realtà il concetto nasce da un risultato trovato da Stouffer

stesso secondo cui nell’esercito c’era una soddisfazione maggiore percepita da parte dei soldati di

colore rispetto ai soldati bianchi, che appari come un’iniziale controsenso, ma inseguito un’analisi

qualitativa scopri che quello che mancava era il termine di confronto, i soldati infatti si confrontavano

con i civili, e i neri erano più discriminati nella quotidianità più che nell’esercito, per cui nonostante le

condizioni oggettive erano più soddisfatti perché in modo relativo i percepivano migliori rispetto ai civili

di colore, la logica di tutto questo discorso che non constato le condizioni oggettive ma contato i

è

termini di paragone. Lo stesso Stouffer riporta anche un altro esempio e riguarda l’aeronautica militare,

egli noto che in questo reparto si riscontrava la maggiore insoddisfazione per le promozioni, reparto in

cui in realtà le promozioni avvenivano di più.

Successivamente Gurr riprese il concetto nato con Stouffer ed elaborò in modo più preciso la teoria

facendo passi avanti rispetto a simpodici osservazioni e definì la deprivazione in modo preciso dicendo

che una discrepanza tra le aspettative di valore e le capacità di valore, le prime sono quello che un

è

individuo crede di meritare mentre le seconde sono quelle che crede possibile ottenere. Secondo Gurr

quindi la deprivazione relativa data dal fatto che le aspettative sono più alte delle capacità. Gurr isola

è

tre tipologie di deprivazione relativa, in queste tipologie c’è un andamento temporale e il risultato finale

sempre che le aspettative sono più alte delle capacità, la discrepanza si può raggiungere nei tre modi

è

successivi:

- Decrementale, in una situazione in cui aspettative e capacità sono quasi equivalenti ma poi per motivi

socio economici può accadere che le mie capacità scendano e ciò porta a un senso di deprivazione;

- Aspirazionale, sempre da una situazione in cui capacità e aspettative sono sullo stesso livello le

aspirazioni si alzano mentre le capacità rimangono su uno stesso livello.

- Progressiva (es. boom economico)

Guardando il grafico la figura progressiva e nell’ultimo punto le persone sono molto insoddisfatte dato che

è

cessa la loro crescita c’è una perdita di capacità in questo caso si fondono insieme un po’ tutti i tipi di

è

deprivazione. Da un punto di vista oggettivo la persona che si sente insoddisfatta nell’ultima fase si trova in

un’insoddisfazione peggiore di quella iniziale. Questo ci porta a una riflessione secondo cui oggettivamente

nell’ultima fase la persona sta meglio rispetto all’inizio. La presenza di suicidi o depressione sembrano legati ad

‘’relativa’’,

un discorso di questo tipo sull’insoddisfazione. Ecco perché deprivazione in cui il termine di

confronto importante.

è

Ci sono molte teorie della deprivazione relativa, Gurr colui che l’ha sistematizzata meglio.

è

Deprivazione egoistica e deprivazione fraterna

Finora abbiamo parlato di deprivazione relativa a livello molto individuale ma proiettandoci in un gruppo,

quindi utilizzando una logica psicosociale vediamo con Runciman (1966) questa nuova distinzione di d.

egoistica, legata a un singolo individuo che si sente deprivato, e d. fraterna (o collettiva, o sociale) si ha quanto

un individuo si sente deprivato a causa della condizione del suo gruppo di appartenenza. I rivoluzionari

sembrano portatori di istanze di gruppi che stanno male e sembrano rispecchiare un po’ la logica di una

deprivazione fraterna.

C’è un esperimento che, a grandi linee, di Pettgrew che ha studiato il pregiudizio delle persone bianche nei

confronti dei neri. I risultati mostrano come le persone che più si mostravano pregiudiziose erano quelle che

pensavano di appartenere ad un gruppo più svantaggiato di quello dei neri. Quindi la deprivazione fraterna è

quella che porta a pregiudizi verso gli altri gruppi.

Limite della teoria di Runciman che si parla molto di confronti, che spesso sono confronti sociale, il qualcun

è

altro con cui i si confronta non definito a priori ed evidente che mi sentirò deprivato se mi confronto con chi

è è

sta meglio di me, qu nasce la deprivazione; ma le persone si confrontano on tutti e la teoria non chiarisce

quando vado a confrontarmi con chi sta meglio di me. La teoria sembra utile a posteriori per spiegare che il

malessere delle persone a legato ad un confronto con gli altri, ma non va bene da un punto di ista scientifico

è

predittivo perché non so con chi si andrà a confrontare.

: 28. La teoria della deprivazione relativa: definizioni, assunti teorici e limiti.

DOMANDA

La teoria del conflitto realistico di Sherif

L’assunto di base che gli esseri umani siano tendenzialmente egoisti, e tendono a massimizzare i loro profitti.

è

Nelle situazioni di interdipendenza negativa se c’è un obbiettivo che un gruppo vuole raggiungere altri gruppi

sono degli ostacoli. Si dice conflitto realistico perché alla base di disarmonie ci sia un conflitto su base realistica,

ovvero del tipo ottenere qualcosa che po' essere ottenuta solo da un gruppo, Sherif la chiama competizione per

scarse risorse, nel senso che non sono disponibili per tutti.

Il conflitto e il pregiudizio nascono da scopi di gruppo incompatibili, dalla competizione per scarse risorse.

Questa la classica logica somma 0: se io ho quella ricchezza glia altri non ce l’hanno.

è

Per questa teoria il pregiudizio e le situazioni conflittuali nascono da queste cause, e se l’obbiettivo ridurre il

è

pregiudizio, non basta convincere le persone ma bisogna intaccare l’area delle risorse, e dovrò andare a toccare

quelle cause trasformando la competizione in una cooperazione.

Infatti la teoria di Sherif si conclude con l’idea che il conflitto e il pregiudizio possono essere ridotti


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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche sociali e del lavoro
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gloriassss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei gruppi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Voci Alberto.

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