I gruppi sociali
I gruppi nella prospettiva della psicologia sociale
L’interesse per i gruppi nella psicologia sociale: rapida cronistoria critica
Il funzionamento dei gruppi diviene oggetto d’interesse scientifico negli USA intorno agli anni ’30 sotto la spinta di eventi storici quali: la grande crisi economica della fine degli anni ’20 che vede un evento fondamentale con il crollo della Borsa di Wall Street il 24 ottobre 1929. Fino agli anni del New Deal di Roosevelt.
Per la psicologia sociale, gli eventi storici che vanno dalla grande depressione di fine anni '20 alla fine della seconda guerra mondiale provocarono, secondo la ricostruzione che ne fa McGuire, uno spostamento dall’interesse per la misurazione degli atteggiamenti allo studio dei processi di gruppo.
Oltre agli eventi storici, altre pressioni di natura scientifica avevano cominciato a porre in evidenza, alla fine degli anni ’20, ricerche condotte presso gli stabilimenti di Hawthorne della Western Electric Company, in cui Elton Mayo mise in evidenza l’incidenza dei fattori umani sulla produzione e del gruppo come forte organizzatore del comportamento degli individui.
Si arrivò alla conclusione che la produttività del gruppo è data dalla soddisfazione lavorativa dei suoi membri.
Nel 1945 Kurt Lewin fonda, presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), il Research Centre for Group Dynamics, che diventa il cuore di una serie di ricerche e di elaborazioni teoriche sul gruppo, concepito gestalticamente come una totalità dinamica che evidenzia caratteristiche diverse da quelle risultanti dalla somma delle sue componenti.
Si può far risalire a Lewin la fondazione dello statuto psicosociale della nozione di gruppo.
Secondo la ricostruzione di McGuire, i processi di gruppo sono stati fiorenti negli USA nel periodo compreso tra la metà degli anni ’30 e la metà degli anni ’50, dopodiché la ricerca si è spostata in Europa.
Negli anni ’60, con il delinearsi di una psicologia sociale europea, le tematiche sulle dinamiche di gruppo nell’ottica lewiniana subirono un declino, per quanto si sia continuato ad occuparsi di fenomeni di gruppo.
Oberlé affronta la questione dell’interesse per il gruppo nella psicologia sociale in un articolo intitolato “Est-ce que le groupe intéresse toujours les psychologues sociaux?” in cui l’autore cita alcuni articoli di altri autori che si sono posti la stessa domanda. Sono menzionati tre articoli di Steiner.
Sherif da tempo aveva evidenziato la necessità di studiare i gruppi con metodologie diverse, nello specifico, i fenomeni di gruppo prima di poter essere studiati in laboratorio devono essere descritti e compresi nelle loro variabili principali.
Moreland, Hogg e Hais hanno condotto uno studio empirico mostrando che dopo il declino degli anni ’70 e ’80 l’interesse per i gruppi riprende negli anni ’90 sotto l’influsso delle nuove tendenze nell’ambito della psicologia sociale:
- Approccio europeo.
- Social cognition.
Dunque, per riassumere, gli psicologi sociali si differenziano fra:
- Coloro che adottano una prospettiva individualistica si ritiene che la gente nei gruppi si comporti grosso modo come farebbe in una diade o da sola e i processi di gruppo non sono niente di troppo diverso da processi interpersonali fra un certo numero di individui.
- Coloro che adottano una prospettiva collettivistica si ritiene che il comportamento della gente nei gruppi sia influenzato da processi sociali peculiari e da rappresentazioni cognitive che possono emergere solo in gruppo e solo da questo possono originarsi.
Hogg e Vaughan, essi sostengono che nella psicologia sociale l’espressione “processi di gruppo” è riferita implicitamente o esplicitamente a piccoli gruppi, faccia a faccia, di breve durata, orientati al compito. Inoltre, più che a processi di gruppo, ci si riferisce a processi interpersonali che si realizzano fra più di due persone.
Il gruppo in psicologia sociale tra luci e ombre
Secondo Tajfel esiste un pregiudizio epistemologico per cui l’uomo, considerato singolarmente, è un essere che procede nella conoscenza del mondo razionale, mentre quando si trova in gruppo, piccolo o grande che sia, perde la propria razionalità e si comporta in modi prerazionali, quando non francamente “primitivi”.
Egli sostiene che per la conoscenza del mondo naturale viene utilizzato un modello razionale dell’uomo, mentre per quanto riguarda i fenomeni sociali viene impiegato prevalentemente un modello istintivo-viscerale di uomo.
Moscovici e Doise si associano a questa visione pessimistica dell’uomo sociale come un individuo che appena si riunisce ad altri perde la propria capacità.
Secondo questi autori il presupposto di base di molte ricerche psicosociali attinenti i gruppi consiste nella concezione dell’uomo massa. Studiare i gruppi nell’ottica della psicologia sociale significa occuparsi sia dell’individuo che si rapporta nei modi più svariati con le realtà gruppali, sia dei modi di funzionare del gruppo stesso sia dei rapporti tra gruppi.
Moscovici ritiene che i gruppi sono capaci di introdurre nella dinamica sociale elementi di innovazione e di mutamento.
Lewin è stato il primo autore che ha mostrato come le decisioni di gruppo possano essere tecniche di mutamento di costrutti consolidati (esempio delle abitudini alimentari). Per Lewin è importante sottolineare che una conferenza e una discussione possono essere efficaci nel suscitare motivazioni nella direzione voluta, ma la motivazione da sola non è in grado di produrre mutamento, che presuppone un legame tra motivazione e azione. Tale legame è fornito dalla decisione di gruppo, la quale sembra avere un effetto consolidante.
In questa logica nascono:
- Action-research: ricerca in cui sono attivi sia i soggetti-oggetti della medesima, sia i ricercatori in essa impegnati.
-
T-group: metodo di formazione attiva di gruppi. Nel 1947 a Bethel nel Maine nasceva ufficialmente il metodo del T-Group con lo scopo di permettere l’acquisizione di conoscenze su tre livelli del comportamento sociale:
- Interpersonale. (Relazioni individui tra loro)
- Di gruppo. (Funzionamento gruppale e il suo sviluppo)
- Tra gruppi.
La novità di questo metodo consiste nella necessità, per ogni partecipante, di diventare un responsabile attivo del proprio apprendimento e cambiamento.
Il punto da sottolineare è la convinzione di Lewin sull’importanza del gruppo nei processi di cambiamento, sia esso individuale, sociale, sulla coerenza con cui egli ha portato avanti una sfida che non ha avuto seguito.
Un problema importante da non considerare marginale nelle ricerche sui gruppi consiste nel metodo. Possiamo quindi prendere in considerazione i due estremi:
- Studi di campo: si concentrano su gruppi reali, con una storia, una strutturazione di ruoli e status, con norme e valori.
- Studi di laboratorio: insieme di individui tra loro sconosciuti, che non interagiscono direttamente.
Definizioni di gruppo
Definizioni e tipi di gruppo: nozioni generali
McGrath parte dall’affermazione che se è vero che ogni gruppo è un’aggregazione di individui, ogni aggregazione di individui non è necessariamente un gruppo. Egli stila una serie di tipologie di aggregazioni sociali:
- Aggregazioni artificiali: gruppi statistici o le categorie sociali, i cui componenti sono classificati insieme in base a qualche caratteristica comune ma che non necessariamente sono implicati in qualche tipo di relazione.
- Aggregazioni non organizzate: Giddens chiama “aggregati”, insiemi di individui che si trovano nello stesso luogo e nello stesso momento senza altro tipo di legame.
- Unità sociali con modelli di relazione: insiemi di individui che condividono set di valori.
- Unità sociali strutturate: più forte il carattere di interdipendenza e di relazioni strutturate, come una società, una comunità, una famiglia.
- Unità sociali intenzionalmente progettate: organizzazione o un gruppo di lavoro.
- Unità sociali meno intenzionalmente progettate: associazione o una organizzazione volontaria, come un gruppo di amici.
Queste aggregazioni possono coesistere in un individuo. Tutte queste però differiscono su due ampie dimensioni:
- Base su cui si fondano le relazioni fra i membri; grado di strutturazione di tali relazioni e l’intenzionalità dello sviluppo di tali strutture.
- Grandezza dell’aggregato; numero individui coinvolti.
Secondo McGrath sono proprio questi due punti che differenziano un’aggregazione da un gruppo; i gruppi sono aggregazioni sociali che implicano reciproca consapevolezza e potenziale reciproca interazione, e che in base a questa definizione sono piccoli, strutturati e organizzati.
Tale definizione è sicuramente restrittiva ma ci porta al cuore dei problemi concernenti i gruppi:
- Grandezza.
- Interazione diretta.
Tali elementi distinguono i piccoli gruppi ristretti dai grandi gruppi estesi.
De Grada sottolinea un’ulteriore distinzione tra:
- Piccoli gruppi: i componenti si conoscono e si influenzano reciprocamente. Per quanto interazione diretta e continuativa di tutti i membri non sia una conditio sine qua non.
- Gruppi faccia a faccia: gruppo ristretto nel quale tutti i membri interagiscono direttamente.
Bales parla di gruppo riferendosi a piccoli gruppi ad interazione diretta; per l’autore la caratteristica di base di un gruppo è costituita proprio dalle relazioni faccia a faccia, mentre la sua ragion d’essere è il raggiungimento di un obiettivo comune. Secondo Bales i componenti diretti allo scopo che vengono messi in atto per il raggiungimento dell’obiettivo determinano tensioni inevitabili all’interno del gruppo; comportamenti che esprimono direttamente le emozioni degli individui o che riguardano i sentimento degli altri.
Un’altra differenziazione:
- Gruppi primari: insiemi di persone che interagiscono direttamente, legate da vincoli di tipo affettivo, sentono un forte senso di appartenenza e di lealtà nei confronti del gruppo.
- Gruppi secondari: insiemi di persone che hanno scopi da raggiungere, ruoli differenziati in funzione del raggiungimento dell’obiettivo, relazioni di tipo impersonale perché basate su fini pratici e sul contributo, in termini di ruolo, che ogni membro può offrire.
Queste due tipologie di gruppo possono coesistere. Ancora:
- Gruppi formali: formati sotto un’egida istituzionale.
- Gruppi informali: aggregazioni spontanee. Spesso quando si parla di questo tipo di gruppi viene utilizzato il termine naturale per distinguere i gruppi reali da quelli sperimentali.
Secondo McGrath le tipologie di gruppi impiegati nella ricerca sono tre:
- Gruppi naturali: esistono indipendentemente dalle attività e dai propositi della ricerca.
- Gruppi inventati: creati come mezzi per la ricerca.
- Quasi-gruppi: creati a scopi di ricerca, ma non sono completamente dei gruppi poiché hanno pattern d’attività altamente artificiali e costruttivi.
Ci sono, infine, i gruppi di riferimento, quei gruppi in cui l’individuo di identifica o ai quali aspira di appartenere. Costituiscono fonti di atteggiamenti e di valori; per Sherif sono la manifestazione della complessità delle moderne società occidentali, in cui la collocazione sociale degli individui non è fissa e immutabile, come pure non è fisso e immutabile il sistema del sé, le cui componenti possono entrare in contraddizione e divenire fonti di conflitto.
Il gruppo nelle teorie di Sherif, Lewin e Tajfel
Lewin: il gruppo è una totalità dinamica in cui le parti di cui si compone sono interdipendenti fra loro; tale definizione vale per i piccoli gruppi e per i grandi. Per interdipendenza tra le parti si fa riferimento a due fenomeni:
- Interdipendenza del destino: elemento macroscopico di unificazione, qualunque aggregato casuale di individui può diventare un gruppo. L’esempio più lampante è costituito dal fenomeno “la sindrome di Stoccolma”.
-
Interdipendenza del compito: costituisce un elemento più forte e più diretto dell’interdipendenza del destino, poiché fa sì che lo scopo del gruppo determini un legame fra i membri in modo tale che i risultati delle azioni di ognuno abbiano delle implicazioni sui risultati degli altri. La natura di queste implicazioni può essere:
- Positiva: collaborazione; risultato positivo di ognuno implica successo del gruppo.
- Negativa: successo di un membro costituisce insuccesso di un altro o degli altri membri.
Sherif: i suoi studi sulla formazione dei gruppi e sulle relazioni fra gruppi sono iniziati nel 1948 ha una concezione architetturale di gruppo, è orientato a considerare il gruppo come una struttura in cui i membri sono legati da rapporti di status e ruoli e in cui si delineano norme e valori comuni. La condizione essenziale per la formazione del gruppo è l’interazione nel corso del tempo di individui che hanno motivazioni, interessi, problemi comuni. Le proprietà minime ed essenziali di gruppo dono quindi:
- Struttura e organizzazione dei ruoli dei membri, differenziata per funzioni e per potere e posizione sociale.
- Serie di norme o valori che regolano il comportamento dei membri almeno nei settori di attività in cui il gruppo è più di frequente impegnato.
Il gruppo definito in questo modo è per forza di cose longitudinale nel senso che le relazioni di ruolo e status e le norme si sviluppano nel corso del tempo. Questa struttura di gruppo proposta da Sherif può attagliarsi a gruppi di varie dimensioni.
Tajfel: il concetto di questo autore e dai suoi allievi per definire il gruppo è mutuato dalla definizione di nazione: ciò che costituisce una nazione o un gruppo è il fatto che l’individuo si senta parte de essi. Questa definizione di gruppo è basata sul sentimento di appartenenza, include tre componenti:
- Cognitiva: conoscere di appartenere a un gruppo.
- Valutativa: il gruppo e/o la propria appartenenza ad esso può essere connotata positivamente o meno.
- Emozionale: gli aspetti cognitivi e valutativi del gruppo e della propria appartenenza ad esso sono accompagnati da sentimenti ed emozioni, quali amore e odio.
Tajfel introduce poi il paradigma dei gruppi minimali, secondo il quale è sufficiente imporre ad individui una categorizzazione sociale che distingue un ipotetico ingroup da un outgroup per condurre a comportamenti discriminatori nei confronti dell’outgroup e a coesione e orientamento altruistico nei confronti dell’ingroup.
La categorizzazione sociale è un processo cognitivo che divide il mondo sociale in categorie cui si appartiene e non si appartiene; tale processo accentua la percezione di somiglianze intracategoriali e di differenze intercategoriali e produce differenziazioni sul piano valutativo e comportamentale.
Per Tajfel la categorizzazione sociale gioca un ruolo cruciale nel processo di definizione di un gruppo. Altri studi, più recenti, girano intorno al concetto entitatività negli studi di questo concetto sono rinvenibili influenze lewiniane e le cui applicazioni nelle attuali ricerche apportano elementi critici presenti nella teoria dell’identità sociale di Tajfel.
Questo concetto fu introdotto da Campbell nel 1958; il concetto si riferisce al grado in cui un aggregato sociale è percepito dagli osservatori come avente la natura di un’entità, dotata di un’esperienza reale. Secondo Campbell i gruppi sociali variano lungo un continuum di entitatività percepita, per cui alcuni si caratterizzano per un’alta entitatività, altri per una bassa, a seconda del variare delle situazioni.
Entrare e uscire dai gruppi: processi d’iniziazione e di socializzazione
Entrare nei gruppi
I riti di iniziazione nelle società tradizionali
Secondo Eliade, i riti d’iniziazione possono essere raggruppati in tre grandi categorie:
- Riti puberali.
- Riti di ingresso nelle società segrete, nelle confraternite religiose e militari.
- Ingresso a un tipo di chiamata mistica particolare.
Transizioni sociali e iniziazioni severe
I rituali che accompagnano l’inserimento in un gruppo, di qualunque natura esso sia, possono essere spiegati in modi diversi. Essi hanno la funzione simbolica per l’individuo e per il gruppo in termini di identità: per l’individuo perché a causa della nuova appartenenza subisce un cambiamento nella propria identità sociale; per il gruppo perché esso rafforza i propri confini tramite l’accettazione da parte del nuovo membro dei segni distintivi del gruppo.
Un’altra funzione dei rituali d’iniziazione è quella di suscitare lealtà del nuovo membro, di attivarne i processi d’identificazione con gruppo. I riti possono, poi, servire da fasi di apprendistato per l’individuo che deve essere socializzato alla vita di quel determinato gruppo.
È utile, in questo contesto, ricordare il famoso esperimento di Aronson e Mills sull’effetto dell’iniziazione severa sulla preferenza per un gruppo. Essi partirono da considerazioni che si riferiscono alla teoria della dissonanza cognitiva di Festinger: le persone che vengono sottoposte a un’iniziazione negativa per diventare membri di un grupp
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