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Capitolo 1: IL FOCUS GROUP

1.1 LE ACCEZIONI DELL’ESPRESSIONI FOCUS GROUP

Il focus group nasce dall’esigenza di indagare temi complessi che vanno oltre il comportamento del singolo.

Vi sono diversi pensieri e significati sul termine Focus Group, tra questi troviamo:

 A.Goldman lo definisce Group depth interview; questo perché vuole sottolineare il fatto che sia un

interazione tra un certo numero di persone che condividono un comune interesse ed inoltre la

definisce in profondità perché si possono ottenere maggiori informazioni rispetto ad un intervista a

due.

 Marradi sostiene che l’intervista abbia diverse caratteristiche:

 Scopo: rilevazione di situazioni, atteggiamenti, comportamenti ecc.

 Vuole rilevare gli stati degli intervistati sulle proprietà che interessano

 Si svolge nel quadro di una ricerca

Le principali caratteristiche di questa tecnica sono riassumibili in 6 punti:

1. Presenza di un moderatore

2. Presenza di un osservatore

3. Presenza di un piccolo gruppo di persone giudicate idonee a fornire informazioni sull’argomento

oggetto di studio

4. Focalizzazione su un tema specifico

5. Natura non standardizzata delle domande e delle reazioni

6. Natura non spontanea della discussione.

Il focus group è una tecnica che ricorre a procedure non standard, questo perché il testo e l’ordine delle

domande non è stabilito a priori e non prevede alcun schema di alternative di risposta per l’intervistato.

1.2. ORIGINI E SVILUPPI DELLA RICERCA

Il focus group è dovuto a Robert Merton che fu invitato nel 1941 ad assistere a una seduta di lavoro.

La richiesta fatta alle 20 persone presenti, era di valutare l’efficacia di alcuni programmi radio sponsorizzati

dal governo, tramite due pulsanti (uno verde per segnalare il gradimento e uno rosso in caso opposto)

collegati alle singole parti del programma. Alla fine le persone vennero intervistate per sapere i motivi delle

loro risposte. Tutto ciò consentiva di raccogliere dati qualitativi che potevano successivamente essere usati

per comprendere dati quantitativi. Ma l’assistente che aveva condotto l’intervista guidava le risposte

ottenendo così reazioni non spontanee; per questo fu chiesto a Merton di condurre l’intervista successiva.

Persone riunite vengono sottoposte ad uno stimolo comune, che da un quadro di riferimento condiviso, a

partire dal quale si aprirà in seguito un dibattito.

Capitolo 2: IL MODERATORE

2.1. LE FUNZIONI

Il moderatore è colui che guida, sostiene e rilancia la discussione a partire dalla traccia.

 Funzione di Leader: deve avere un certo potere sui partecipanti e sull’andamento della

discussione.

Il moderatore ha due ruoli:

 Ruolo strumentale: permette di ottenere informazioni pertinenti agli obiettivi cognitivi

 Ruolo relazionale: controllare il modo nel quale i partecipanti interagiscono durante la

discussione.

Durante la discussione il moderatore ha principalmente 3 funzioni:

1. REGOLA LA DISCUSSIONE: spiega i vari compiti al gruppo, dando delle regole a cui prestare attenzione.

È una funzione che viene svolta per l’intera discussione anche se principalmente nella prima parte

perché presenta l’oggetto della discussione e perché loro siano importanti per la ricerca. Presenta

dunque lo scopo per il quale prender parte alla discussione facendo percepire maggiormente il senso

del gruppo. Inoltre il suo scopo è tematizzare i vari argomenti secondo obiettivi di ricerca.

Secondo Robert Kahn e Charles Cannell esistono 3 fonti che motivano la partecipazione:

 Motivazione estrinseca: il soggetto è motivato a partecipare se trova punti in comune tra i suoi

interessi e quelli della ricerca

 Motivazione intrinseca: scaturisce dal rapporto che si ha tra gli attori

 Motivazione sociale: scaturisce dalla conformità delle persone alle norme sociali tacitamente

condivise a soddisfare richieste ragionevoli

2. SOSTIENE LA PRODUZIONE DELLE INFORMAZIONI: motiva e tiene viva la discussione per ottenere ed

esplicitare le informazioni. Questa funzione di stimolo viene svolta per l’intera seduta dal moderatore,

introducendo i temi da trattare, riproponendo quelli non affrontati in modo adeguato ed evitando

quelli già discussi.

Il moderatore deve conoscere il tema di studio in modo da offrire eventuali stimoli, non deve condizionare

la discussione con le sue opinioni o imporre al gruppo i suoi orientamenti. Se non tiene presente queste

regole, il moderatore potrebbe:

 Favorire i punti di vista che si avvicinano alla sua opinione

 Favorire i punti di vista che sono affini alle opinioni del committente

 Favorire punti di vista coerenti tra loro

3. FACILITA L’INTERAZIONE: vuole garantire una equa partecipazione nella discussione e dunque favorire

una coesione interna al gruppo. Per fare ciò deve osservare i membri del gruppo, senza dare l’idea di un

controllo troppo rigido (essere neutrale). Deve inoltre sollecitare i confronti tra le varie opinioni per far

emergere somiglianze, differenze, punti di forza, punti di debolezza. Per favorire il contatto visivo il

moderatore (M) può invitare i partecipanti a disporsi seduti in cerchio. Egli interviene solo se vi sono

problemi nelle dinamiche di gruppo. M

2.2 GLI STILI DI CONDUZIONE

Lo stile di conduzione adottato dal moderatore è influenzato solitamente da due fattori:

1. Livello di direttività della conduzione:

È il grado di libertà, che viene lasciato al moderatore, di decidere come condurre la discussione.

Influenza il grado di controllo che il moderatore esercita sulle interazioni.

Se la direttività è alta, vi è una gestione diretta delle dinamiche di gruppo e quando si indicano i temi

trattati vi è un introduzione di aspetti specifici indagati.

Vi sono 2 correnti di pensiero:

 Secondo Robert Merton non vi dovrebbe essere direttività perché verrebbe imposto il punto di

vista del moderatore

 Secondo Thomas Greenbaum vi deve essere direttività perché il moderatore deve guidare i

membri come un direttore d’orchestra.

Ci vuole un equilibrio tra le due visioni (no posizioni estreme).

La direttività varia in base a:

 Funzioni attribuite al focus group

 Le dinamiche di gruppo tra i partecipanti

 Caratteristiche dei partecipanti

Quando è consigliata: con gli anziani e i bambini, quando l’argomento è poco conosciuto dai partecipanti,

quando alla discussione partecipano persone che si conoscono.

2. Il grado di standardizzazione delle procedure di rilevazione:

È il grado di uniformità delle domande quanto alla forma e all’ordine di presentazione. È notevole

l’incompatibilità tra la natura esplorativa del focus group e la standardizzazione della modalità di

rilevazione delle informazioni durante la discussione

Capitolo 3: L’OSSERVATORE

3.1 NON SOLO UN ASSISTENTE

L’osservatore è parte integrante del gruppo di ricerca e ha il compito di preparare il setting della

discussione (sistemare stanza, sedie, preparare cartellini sui quali scrivere i nomi, preparazione del

rinfresco ecc.). Inoltre deve far compilare ai partecipanti un questionario per controllare i requisiti richiesti

dai criteri di campionamento. Può esser richiesto inoltre di annotare cambi di turno, temi importanti, idee

chiave ecc. L’assistente può anche rilevare i comportamenti non verbali e il tipo di interazione che si

instaura tra i partecipanti durante la discussione, ma non può garantire una rilevazione completa, infatti

esiste una figura a cui spetta questo compito.

3.2 L’INTERAZIONE COME MEZZO E NON COME OGGETTO DI STUDIO

Il focus group non può essere utilizzato per studiare le interazioni per due motivi:

 La discussione è troppo breve per far emergere tutte le possibili sfaccettature di una naturale

interazione in gruppo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione per l'impresa, i media e le organizzazioni complesse (Facoltà di Economia, di Lettere e Filosofia e di Sociologia) (MILANO)
SSD:

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