MANUALE DI PSICOLOGIA DEI CONSUMI
CAPITOLO 1
INTRODUZIONE
L’acquisto di un prodotto è il risultato di una presa di decisione volta a risolvere un problema. La
l’identificazione
presa di decisione implica di un problema da risolvere attraverso tre fasi: la
ricerca di informazioni sui modelli disponibili e sui relativi prezzi; la valutazione delle
informazioni raccolte e il confronto fra le diverse opzioni possibili per poi giungere alla scelta del
Per l’acquisto di un prodotto di un certo valore la scelta finale è sempre
prodotto da acquistare.
preceduta da una fase di ricerca di informazioni e da un confronto fra le diverse opzioni, mentre per
altri prodotti più economici la scelta può risultare da una valutazione sommaria o costituire un
comportamento di impulso. Le scelte impulsive riguardano anche i prodotti costosi che ci
colpiscono sul piano emozionale. La natura del processo decisionale può variare anche in base alle
caratteristiche personali del decisore e in base al suo livello di coinvolgimento. Una differenza
significativa nella durata delle fasi del processo decisionale sta nel genere sessuale (i maschi
dedicano più tempo alla ricerca di informazioni e al confronto).
Molte persone visitano i negozi prima ancora di aver preso la decisione finale di sostituire l’oggetto
(nell’esempio consumatore trae gratificazione dall’esperienza di
il televisore). In questa fase, il
esplorazione e dall’esposizione all’innovazione tecnologica. Quindi il consumatore si trova ancora
in una condizione di basso coinvolgimento, nel senso che non si osserva una ricerca attiva di
informazione tecniche, quanto piuttosto un comportamento orientato alla gratificazione
esperienziale.
La scelta delle dimensioni e del prezzo è condizionata, oltre che da reali limitazioni nel budget
familiare e dagli spazi disponibili a casa, dagli standard che si definiscono in base alle scelte già
operate da parenti e amici.
La fase successiva sarà caratterizzata da un elevato coinvolgimento nei confronti del prodotto, per
cui egli si sforzerà di comprendere i dati tecnici e cercherà di stilare delle classifiche mentali fra i
vari modelli considerando sia qualità funzionali, sia aspetti tecnici di design.
Sebbene, qui, il processo decisionale sembri essere orientato a operare una scelta razionale, basata
sulla valutazione oggettiva delle caratteristiche dei prodotti, in realtà la complessità e la numerosità
fin dall’inizio,
delle alternative questo obiettivo è irraggiungibile. La scelta è quindi, influenzata da
considerazioni soggettive, dalle aspettative degli altri, da stimoli visivi ed estetici che lo colpiscono
sul piano emozionale.
IL PRINCIPIO DELLA RAZIONALITÀ LIMITATA
Decidere seguendo principi di coerenza e di massimizzazione richiede di disporre di (1)tutte le
informazioni necessarie, (2) capacità cognitiva di calcolo, (3)tempo.
(1981) critica il modello dell’azione razionale,
Con la teoria della razionalità limitata, Simon
l’attore
secondo cui a partire da un certo fine, che elabora tutta la serie di possibili azioni
alternative, è in grado di prevederne i relativi esiti, di associarvi un valore soggettivo di utilità e di
scegliere di conseguenza l’alternativa a cui fa corrispondere il valore di massima utilità. L’autore
nota che il modello dell’azione razionale, al di là del suo valore normativo, mal si adatta a
descrivere azioni e decisoni delle persone in condizioni normali. Per poter generare tutte le azioni
alternative sarebbe infatti necessario disporre di molte più informazioni di quanto sia usualmente
possibile, avere facoltà intellettuali impensabili, ed un tempo a disposizione molto maggiore rispetto
al normale. 1
Questa teoria svolge un ruolo importante nel fornire un modello cognitivo e dinamico alla ricerca
sui processi decisionali e alle sue applicazioni di marketing.
Il consumatore si rappresenta nella sua semplicità cognitiva rispetto alla complessità ambientale,
alla quale cercherà di porre rimedio adottando strategie di semplificazione e adeguandosi a
soluzioni non massimizzanti, ma semplicemente soddisfacenti. Secondo questa prospettiva, il
comportamento del consumatore non è dato da caratteristiche personali, né tanto meno risulta essere
totalmente etero diretto dall’ambiente, quanto piuttosto appare forgiarsi di volta in volta
nell’interazione fra la persona e le mutevoli variabili ambientali.
Adottando il modello generale di comportamento motivato di March e Simon, sul consumo, si
evidenzia che il comportamento del consumatore si esprime a partire da uno stato di
L’insoddisfazione
insoddisfazione. stimola la ricerca di prodotti alternativi in grado di soddisfare
una certa attesa in termini di prestazione o immagine. È un modello che tende all’equilibrio, almeno
temporaneo.
La prospettiva della razionalità limitata nell’evidenziare la semplicità della mente umana mette
anche in risalto la capacità adattiva della stessa. Di fronte alla complessità del problem solving, il
comportamento del consumatore dipenderà da come egli si rappresenta la situazione. A seconda del
compito che ritiene di dover eseguire e dalle circostanze ambientali in cui ritiene di trovarsi,
sceglierà e si comporterà di conseguenza. È implicita in questa descrizione della presa di decisione,
secondo razionalità limitata, l’opera di semplificazione cognitiva delle informazioni rilevanti da
scegliere all’interno di una molteplicità di alternative possibili. La dottrina delle euristiche illustra
i meccanismi di semplificazione cognitiva con cui la nostra mente giunge ad attribuzione di
significato.
della razionalità limitata suggerisce inoltre che l’azione può essere diretta da due diversi
La teoria
principi di logica: una logica delle conseguenze e una logica di appropriatezza. Molto
frequentemente la valutazione delle conseguenze risulta essere impossibile o troppo onerosa; la
logica dell’appropriatezza è il principio che meglio si adatta alla condizione di incertezza in cui si
compie la scelta.
LE FASI DEL PROCESSO DECISIONALE
1. Identificazione del problema
Il problema emerge non appena il consumatore percepisce una differenza fra la condizione attuale e
una condizione potenziale migliore. Tale percezione lo induce a ricercare la soluzione, che
corrisponde all’identificazione del prodotto in grado di consentire il raggiungimento della
condizione di soddisfazione. L’impegno nella ricerca della soluzione può essere minimo o anche
molto ingente.
L’identificazione del problema risulta essere associata all’emergere di un bisogno il quale a sua
volta può essere stimolato dalle strategie di marketing, attraverso la comunicazione pubblicitaria.
Solomon (2002) ricorda che le strategie di marketing possono essere indirizzate a stimolare una
domanda primaria, quando il prodotto da promuovere è nuovo o non sufficientemente conosciuto
e quindi non ancora identificabile come oggetto di desiderio. Oppure, come accade più spesso,
possono essere orientate allo sviluppo di una domanda secondaria, ovvero il desiderio di un
prodotto specifico di una data marca.
Per raggiungere la stimolazione della domanda primaria la comunicazione può seguire
(1) l’enfasi sui e l’enfasi sui
essenzialmente due strategie limiti della condizione attuale,(2)
vantaggi delle nuove opportunità. (pubblicità sociali: uso preservativo).
Per stimolare la domanda secondaria (per un prodotto di una specifica marca) la comunicazione
deve essere orientata a specificare le caratteristiche distintive evidenziando le qualità e offrendo una
reason why, affinché vengano preferite e scelte. 2
La ricerca dell’informazione
2.
La soluzione è preceduta da un’attività di ricerca dell’informazione il cui orientamento razionale e
la cui durata sono estremamente variabili. Occorre tuttavia notare che alcuni processi decisionali si
caratterizzano per un orientamento maggiore alla razionalità ad altri.
A questo riguardo occorre distinguere gli acquisti pianificati e consapevoli dagli acquisti di
impulso, che non essendo programmati non risultano da una precedente ricerca di informazioni.
Acquisto pianificato
Gli acquisti pianificati sono quelli che risultano da un processo decisionale di una certa durata e, a
loro volta, si possono distinguere in acquisti che richiedono una soluzione di problemi estensiva e
acquisti caratterizzati da un problem solving limitato. Nel caso del problem solving estensivo il
consumatore segue il processo di soluzione di problemi che è stato descritto dagli approcci più
tradizionali. Il problem solving è estensivo quando il consumatore raccoglie molte informazioni
prima di procedere all’acquisto e questo avviene quando la scelta implica un certo grado di rischio
percepito. l’effetto dell’incertezza nella
La teoria della dissonanza cognitiva (Festinger 1957) ha spiegato
scelta fra più opzioni come una condizione di disequilibrio che necessita di essere risolta attraverso
l’accumulo di informazioni coerenti con la scelta fatta. Secondo Festinger, quando il decisore si
trova di fronte a più opzioni tutte ugualmente desiderabili ed è costretto a operare una scelta fra di
esse, esperisce una condizione di frustrazione.
Tale condizione si accomuna alla percezione di rischio, che può essere associata alla scelta in
situazioni di alto coinvolgimento, ovvero quando la scelta è importante e implica un alto costo.
L’acquisto pianificato può comunque essere caratterizzato da un basso coinvolgimento se il
prodotto di consumo è un prodotto abituale e non implica un investimento particolare con la
percezione di rischio.
Acquisto di impulso (non pianificato)
Secondo la definizione proposta da Rook (1987) esso è causato da una forte spinta a entrare in
possesso di un oggetto indipendentemente dalla valutazione di alternative o dalle conseguenze.
L’acquisto d’impulso risponde a un bisogno percepito nell’immediato e che può essere favorito da
stimolazioni esperienziali che coinvolgono le emozioni più che i complessi processi di elaborazione
cognitiva.
Le caratteristiche di (1) non intenzionalità e (2) immediatezza sono state osservate come tratti
distintivi di tutti gli acquisti di impulso e hanno aperto la strada allo studio delle strategie che
possono influire sull’attenzione del consumatore all’interno del punto vendita. Le regole generali
per attirare l’attenzione del consumatore si declinano in termini di: (1) visibilità, (2) convenienza e
(3) gratificazione. concretizza soprattutto nella visibilità a scaffale all’interno dei supermercati;
(1) La visibilità si
importante è un buon packaging del prodotto. La visibilità può essere perseguita anche attraverso
l’uso di spazi dedicati, chiamati corner o isole e testate di gondola (spazi espositivi situati
all’estremità della corsia di vendita) che aumentano la distintività del prodotto.
l’acquisto d’impulso, perché rappresenta una
(2) La percezione di convenienza favorisce
motivazione razionale e immediata per giustificare una presa di decisione rapida e altrimenti non
supportata da sufficienti informazioni. Rook e Fisher fanno una distinzione tra la spinta a comprare
e l’atto di acquisto: il passaggio dalla motivazione spontanea, di impossessarsi di un oggetto,
all’azione relativa si realizza attraverso una valutazione di adeguatezza rispetto al budget e alle
“razionale” distingue l’acquisto d’impulso dall’acquisto
aspettative sociali. La componente
compulsivo, il quale sfugge all’esercizio di qualsiasi controllo e assume un accezione patologica.
Per attirare l’attenzione del consumatore ed essere soggetto ad acquisto d’impulso, il prodotto deve
stimolare emozionalmente il consumatore, favorendo emozioni positive oppure rappresentare la
soluzione di un sentimento di inadeguatezza psicologica che ha a che fare con la percezione del self.
3
Il focus sulle caratteristiche dei prodotti e sulla loro esposizione si è da sempre accompagnato allo
studio delle caratteristiche individuali che possono predisporre all’acquisto d’impulso. Secondo
l’approccio economico, la tesi più accreditata è quella che sostiene che nell’acquisto d’impulso il
compratore dà un peso maggiore al valore della gratificazione immediata e prende meno in
considerazione il futuro.
L’acquisto di impulso, anziché rispondere esclusivamente all’istinto, sembra dipendere da fattori
come denaro e tempo a disposizione, energia dedicata all’osservazione dei prodotti e più in genere
predisposizione all’autogratificazione
da una attraverso il consumo, in contrapposizione
all’esercizio di un controllo rigido sulla tentazione a lasciarsi andare.
Ricerche empiriche che hanno valutato l’impatto di diverse variabili sono giunte alla conclusione
sembrano avere sull’acquisto di
che la tipologia di prodotto insieme al grado di coinvolgimento
impulso una maggiore forza predittiva rispetto alla predisposizione individuale. A questo riguardo
occorre distinguere fra acquisto di impulso in seguito al ricordo, nel caso in cui consumatore si
ricorda di avere bisogno di un certo prodotto dopo averlo visto nel negozio, e acquisto di impulso
che fa riferimento all’acquisto di un prodotto nuovo o comunque non previsto e che rompe il
puro, Il vero acquisto d’impulso si realizza con prodotti che non si
pattern di shopping abituale.
conoscono, per i quali non si sono cercate informazioni.
(3) Oltre ai fattori cruciali della visibilità e della convenienza, come già detto, un terzo fattore di
grande importanza è rappresentato dalla gratificazione che sua volta rimanda al potenziale di
stimolazione emozionale e al significato simbolico associato il prodotto.
ha proposto un modello interpretativo dell’acquisto d’impulso, che tiene conto del valore
Dittmar
simbolico posseduto da certe categorie di beni e del loro ruolo ai fini della rappresentazione di sè.
Gli autori propongono di distinguere le diverse funzioni associate un prodotto:
a) Quelle strumentali
b) Quelle legate alle emozioni del piacere e del relax
inerenti all’espressione identitaria,
c) Quelle che a sua volta si dividono in :
- Simboli di status
- Simboli di appartenenza sociale e gruppale
Simboli per l’auto espressione individuale a livello di atteggiamenti, valori, preferenze,
- memorie legate al passato
Delle diverse funzioni associate a un prodotto, quelle relative alla significatività simbolica ai fini
dell’espressione identitaria, sembrano giocare un ruolo più importante rispetto alle caratteristiche
funzionali.
È stato condotto uno studio che dimostra che alcune categorie di prodotti durevoli sono più soggette
all’acquisto d’impulso rispetto ad altre.
Il ricorso allo shopping per la costruzione identitaria appare essere una tendenza più evidente nelle
donne. Seguendo la letteratura clinica che ha dimostrato la relazione significativa fra inadeguatezza
del self e shopping compulsivo, questi risultati suggeriscono che la discrepanza fra il self reale e il
self ideale influisce sull’acquisto d’impulso, e che la natura di tale discrepanza dovrebbe predire la
categoria di prodotti acquistati a questo scopo.
Le differenze di genere nell’acquisto d’ impulso rilevate dagli studi di Dittmar ci portano a riflettere
su due ordini di risultati:
1. Le donne sembrano più soggette a un senso di inadeguatezza del self e ricorrono allo
shopping a fini compensatori più degli uomini
2. il tipo di prodotti acquistati impulsivamente esprime meglio di altri le dimensioni identitarie
attribuisce maggiore importanza nell’espressione
su cui ci si sente carenti e a cui si del self. 4
di informazioni nell’acquisto non di impulso
Ricerca
quando l’acquisto non è previsto nella maggior parte dei casi il consumatore dispone di
Anche
informazioni raccolte precedentemente e che vanno a influire sulla sua scelta.
A questo riguardo occorre distinguere fra la raccolta attiva e la raccolta passiva di informazioni.
Il primo caso corrisponde alla situazione in cui il consumatore va alla ricerca di informazioni che
possano consentirgli una scelta migliore, nel secondo caso invece raccoglie informazioni perché
esposto a comunicazioni pubblicitarie e perché entra in contatto con il prodotto. Queste
informazioni andranno ad influire anche sull’acquisto d’impulso puro perché l’informazione
accumulata su un certo prodotto ne determina la valenza simbolica ed esperienziale.
L’evidenza empirica suggerisce che la raccolta di informazioni aumenta quando il consumatore:
ritiene l’acquisto importante
considera necessario raccogliere più informazioni
ritiene che le informazioni raccolte siano facilmente interpretabili e utili alla scelta finale
Oltre a distinguere fra raccolta attiva e raccolta passiva, la teoria del decision making mette a
confronto ricerca interna e ricerca esterna. La prima corrisponde alla ricorso in formazione già
accumulate, presenti nella memoria e che devono essere attivate ad hoc di fronte al nuovo problema
da risolvere. La ricerca esterna corrisponde invece alla ricerca ulteriore di informazioni presso fonti
esterne e implica la visita a negozi, la consultazione di mezzi di informazione, come stampa e
internet.
Punj e Staelin (1983) hanno dimostrato che i consumatori che possedevano già informazioni
rilevanti sullo specifico prodotto che intendevano acquistare, dedicavano meno tempo ed energia
alla ricerca esterna di informazioni, rispetto a coloro che possedevano informazioni sulla categoria
ma non sul prodotto. Il tempo dedicato alla ricerca esterna di inform
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