Q-PAD: Questionario per la valutazione della psicopatologia in adolescenza
Indice
- L'adolescenza
- Psicopatologia in adolescenza e comportamenti a rischio
- Principali strumenti di misurazione per l'adolescenza presenti nel panorama estero e italiano
- Costruzione e descrizione delle principali caratteristiche del Q-PAD
- Procedure di somministrazione e di attribuzione dei punteggi
- Interpretazione del Q-PAD
- Proprietà psicometriche del Q-PAD
1. L'adolescenza
Introduzione
Il concetto di adolescenza ha impiegato molto tempo prima di affermarsi e può essere considerato come il risultato della modernizzazione sociale avvenuta a metà del 18o secolo; inizialmente non esisteva una divisione tra periodo giovanile ed età adulta e non esisteva quindi tra questi un periodo intermedio. Il bambino in epoca medioevale veniva considerato come un "piccolo adulto", tuttavia tra il 18o e il 19o secolo importanti avvenimenti portarono alla nascita del concetto di adolescenza; ciò che va modificandosi è l'attenzione nei confronti dei bambini delle loro esigenze da parte degli adulti: tutto ciò contribuisce alla creazione di una fascia di età vuota che si inserisce tra infanzia ed età adulta.
Agli inizi del 900, l’adolescenza diviene oggetto di numerosi studi; tra il modello elaborato dagli psicologi clinici e quello prodotto da antropologi e sociologi si possono individuare alcune discrepanze, soprattutto per ciò che riguarda il modo di concepire il concetto di giovinezza:
- Gli psicologi clinici mettono in risalto i caratteri di conflittualità e di tempesta che contraddistinguono questo periodo;
- Gli antropologi e sociologi danno maggior rilievo ai processi di adattamento e all’ordine sociale esistente.
Oggi l’adolescente è considerato come un individuo in grado di partecipare attivamente alla vita sociale di cui è parte ed è chiamato ad affrontare i problemi che i cambiamenti fisici, biologici, psicologici e sociali gli mettono di fronte.
Principali modelli interpretativi
Uno degli studiosi che per primo si occupò di adolescenza è Stanley Hall, che pubblicò "Adolescence" (1904) in cui propose la sua teoria dell’adolescenza come "nuova nascita", perché secondo l’autore in questo periodo si verifica un profondo cambiamento a ogni livello della persona. Per i suoi studi si avvalse di un approccio scientifico, con l’uso di questionari; fu il primo a non considerare l’adolescenza solo come un periodo di preparazione alla vita adulta, ma come un’età caratterizzata da profondi mutamenti biologici, fisiologici e psicologici e, rifacendosi alla teoria dell’evoluzione, ha considerato questi fenomeni come determinati biologicamente con scarse influenze ambientali.
Un altro contributo fondamentale è stato quello di Margaret Mead, la quale condusse una ricerca usando il metodo dell’osservazione partecipante (condotta sull’isola di Taw, arcipelago di Samoa); la Mead riporta che le tempeste emotive dell’adolescenza non costituiscono un passaggio obbligato per l’adolescente, ma sono solo un prodotto culturale: la Mead conclude che l’adolescenza non è un fenomeno universale, ma culturalmente specifico.
Spostando l’attenzione sull’approccio sociale, che mette in rilievo la rapidità dei cambiamenti che si verificano da una generazione di adolescenti a quella successiva, Karl Manneheim (1928) parla di influenza dell’organizzazione sociale sulle generazioni emergenti. L’approccio sviluppatosi alla fine degli anni '60, definito "life-span model", enfatizza lo sviluppo e il cambiamento della personalità lungo l’intero arco della vita, dove diventano fondamentali il contesto biologico, sociale, storico e culturale; questo approccio promuove metodi di ricerca longitudinali, ponendo attenzione all’interazione dell’individuo con l’ambiente.
La psicoanalisi offre un importante contributo agli studi sull’adolescenza e il primo riferimento a questo periodo appare nei Tre saggi sulla teoria sessuale, di Freud (1905), dove la pubertà è descritta come il momento in cui la vita sessuale infantile raggiunge la sua forma definitiva; Anna Freud (1958) riprendendo le idee del padre, riconosce i cambiamenti qualitativi che avvengono durante la pubertà. Successivamente Peter Blos (1968) definisce l’adolescenza come un periodo in cui avvengono il consolidamento e la ristrutturazione del carattere, aspetto della personalità che modella le risposte di ogni individuo agli stimoli che provengono dall’ambiente e dal sé; in parziale accordo con Blos, Erik Erikson (1974) sostiene che il compito evolutivo specifico e principale dell’adolescenza sia la formazione di una identità stabile: il raggiungimento di quest’ultima comporta il passaggio di alcune crisi di identità, contrassegnate da tentativi ed errori.
Definizione e caratteristiche dell'adolescenza
L'adolescenza è un periodo tra l'infanzia e l'età adulta, caratterizzato da profondi cambiamenti fisici, psicologici e di ordine sociale; va dalla pubertà (11-12 anni) fino all'inizio dell'età adulta. L'adolescente comincia ad essere molto più autonomo nelle sue scelte, ad avere più padronanza delle proprie emozioni e azioni e inizia a staccarsi dal controllo dei genitori; le interazioni con i pari diventano più intense e profonde e in questa fase di incertezza il gruppo diventa per l'adolescente fonte di sostegno e guida, nel difficile tentativo di definire il proprio ruolo e valore.
Nell'adolescenza si verifica un processo di differenziazione dell'immagine di sé rispetto a quella acquisita durante l'infanzia, e tale differenziazione è caratterizzata da una concezione di sé stessi costruita attraverso il rapporto con le figure parentali prima, con il gruppo dei pari poi.
Sviluppo fisiologico e biologico
L’adolescenza è dal punto di vista biologico un periodo di transizione tra l’infanzia e l’età adulta e segna il passaggio dell’essere umano nell’età riproduttiva; cronologicamente lo sviluppo fisico è il primo cambiamento che si realizza nella prima parte dell’adolescenza, che avviene attraverso una maturazione sessuale che riguarda sia un cambiamento e un’attivazione del ciclo ormonale, sia un accrescimento corporeo: a differenza dell’infanzia, l’adolescenza ha consapevolezza dei cambiamenti che stanno avvenendo sul proprio aspetto fisico e tale esperienza non è sicuramente facile da affrontare.
Sviluppo fisico femminile
Nelle femmine la pubertà comincia e termina prima rispetto ai ragazzi e il primo cambiamento che avviene è l’aumento del seno; questo stadio può manifestarsi tra gli 8-13 anni. Anche il bacino aumenta di dimensione e l’apparato genitale si modifica attraverso lo sviluppo delle piccole e grandi labbra, il clitoride si ingrossa, l’utero aumenta di volume e si flette in avanti, le ovaie aumentano di volume; l’apporto di androgeni contribuisce alla comparsa della peluria pubica verso i 10-12 anni. Il menarca, ovvero la comparsa delle prime mestruazioni, può apparire tra i 10-16 anni, in Italia la media è 12 anni e mezzo; problematici sono gli anticipi e i ritardi puberali, poiché è importante maturare allo stesso ritmo degli altri coetanei e non vedersi diverso.
Per pubertà precoce si intende quando le trasformazioni fisiche avvengono prima dei 9 anni nei maschi e prima degli 8 anni nelle femmine; per pubertà ritardata invece la mancata presenza dei cambiamenti dopo i 14 anni nel maschio e 13 nelle femmine. La pubertà precoce nelle femmine sarebbe associata con maggior probabilità all’adozione di comportamenti devianti e condotte alimentari inadeguate.
Sviluppo fisico maschile
Nei maschi uno tra i primi segni di cambiamento e maturazione puberale è l’aumento del volume dei testicoli (inizio a 9 anni circa); successivamente si verifica l’allungamento e ingrossamento del pene, lo scroto aumenta di volume e la pelle che lo ricopre si inspessisce. Le prime eiaculazioni possono verificarsi all’età di 13 anni circa, ma queste non contengono spermatozoi; la comparsa della pelosità pubica avviene attorno ai 12 anni, e si completa con la comparsa della pelosità ascellare, della barba e dei baffi a 16 anni. La voce si abbassa di un’ottava a causa di un ingrandimento della laringe, con conseguente allungamento delle corde vocali; per i maschi la precocità nello sviluppo costituisce spesso un vantaggio psicologico: riscuotono maggior popolarità e coprono più facilmente posizioni di leadership.
Sviluppo cerebrale
Studi recenti hanno dimostrato che durante l’adolescenza il cervello va incontro a un vero e proprio processo di rimodellamento ed è possibile che la plasticità neuronale faciliti lo sviluppo di abilità sociali e cognitive, richieste durante il periodo dell’adolescenza; i maggiori cambiamenti si hanno nella regione frontale e parietale dove lo sviluppo della materia grigia non risulta lineare come nella regione occipitale. L’adolescenza è un periodo caratterizzato da impulsività e dall’assunzione di condotte a rischio; una recente revisione della letteratura suggerisce che l’impulsività tende a diminuire con l’età ed è associata allo sviluppo della corteccia cerebrale prefrontale.
Sviluppo cognitivo
Ricerche empiriche hanno dimostrato che durante l’adolescenza avvengono numerosi cambiamenti a carico delle funzioni esecutive e delle abilità cognitive, che subiscono uno sviluppo e un miglioramento.
Sviluppo emotivo e affettivo
Le emozioni rappresentano un’importante interfaccia tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda, sono potenti mezzi di comunicazione sia interni che esterni all’individuo; durante l’adolescenza la sfera dell’affettività subisce evoluzioni e manifestazioni particolari, dettate anche dal fatto che l’adolescente avverte l’esigenza di staccarsi dalle proprie figure parenterali per intraprendere nuovi tipi di relazione. Buckley ha messo a punto una teoria per spiegare come si sviluppano le competenze emozionali dall’infanzia all’età adulta; individua due competenze di base per quanto riguarda l’emozione:
- Il raggiungimento di una consapevolezza del proprio stato emotivo;
- Acquisizione di abilità nell’usare vocaboli riferiti all’espressione di emozioni.
L’adolescente, anche grazie ai suoi cambiamenti biologici, è guidato verso un più alto coinvolgimento sociale e maggiore consapevolezza e interesse per le altre persone. Ad ogni modo lo sviluppo emotivo e affettivo è molto lungo e difficile, poiché è legato sia alle varie tappe dello sviluppo dell’individuo dalla nascita fino all’età adulta, sia ai processi relazionali che hanno inizio con la diade madre figlio per poi ampliarsi nei vari sistemi di relazione all’interno del contesto sociale di cui l’individuo è parte.
La regolazione emotiva in adolescenza
Con il termine "regolazione emotiva" si fa riferimento a una serie di processi dipendenti dagli obiettivi di un individuo, che consistono nell’attuazione, intensificazione e mantenimento di una determinata emozione; i processi regolatori possono essere automatici o controllati, consapevoli o inconsapevoli: in ogni caso coinvolgono cambiamenti dinamici che durano nel tempo. Una regolazione adattiva comprende la modulazione dell’esperienza emotiva piuttosto che la completa eliminazione di alcune emozioni; la specificità della capacità regolatoria in adolescenza è stata affrontata solo recentemente. Numerosi autori hanno sottolineato il ruolo fondamentale dell’attaccamento in adolescenza come fonte primaria di regolazione emotiva.
Sviluppo dell'identità, del concetto del sé e dell'autostima
Nell’adolescenza si modificano anche le richieste rivolte al giovane, cambiano cioè le aspettative nei suoi confronti; l’adolescente ne è consapevole e cerca di mettere in atto cambiamenti e modificazioni verso il proprio atteggiamento, verso sé stesso e verso ciò che lo circonda. Tutti questi cambiamenti mettono l’adolescente in condizioni di dover modificare il sistema di rappresentazioni e di schemi che hanno regolato fino a quel momento le sue relazioni; per questo l’adolescente affronta periodi di crisi ed incertezza, a causa del processo di riorganizzazione del sistema del sé.
Il processo di formazione dell’identità, durante l’adolescenza, costituisce la base per gli sviluppi successivi della personalità; la sua acquisizione implica un conflitto ed è influenzata dal passato e dal futuro. Marcia (1966) ha cercato di operazionalizzare il concetto di identità, individuando 2 dimensioni di basi:
- L’esplorazione -> processo attraverso il quale l’individuo attua un processo di ricerca per la soluzione di problemi, rifacendosi a obiettivi, regole e credenze che riguardano l’ambiente circostante;
- L’impegno -> si riferisce invece alla scelta tra varie alternative che il soggetto percepisce come disponibili.
Il superamento delle crisi e l’impegno in nuove decisioni, conduce all’acquisizione dell’identità. William James (1901) considera l’autostima come il risultato di un confronto tra successi ottenuti e aspettative corrispondenti; per Cooley (1902) il Sé si forma rispecchiandosi nelle relazioni degli altri.
Il comportamento sessuale degli adolescenti: modelli e atteggiamenti che cambiano
Negli ultimi decenni le concezioni e le abitudini sessuali nel mondo occidentale sono profondamente cambiate; per prima cosa si assiste a un assottigliamento delle differenze nella rappresentazione sociale della sessualità maschile e femminile: vengono riconosciute pari opportunità nell’esercizio della propria sessualità. Le ricerche sui valori nei giovani, mostrano che la morale sessuale è l’area che negli ultimi vent’anni ha subito maggiori cambiamenti; si rileva una maggior accettazione dei rapporti pre-matrimoniali, del divorzio e dei rapporti omosessuali.
In parte questi cambiamenti sono dovuti alla tendenza ad allungare la distanza tra maturazione sessuale e maturazione fisica; in pratica persone adulte biologicamente non sono considerate tali anche sul piano sociale, ma l’esigenza dell’adolescente di esprimere la propria sessualità è sempre più alta e non rientrando nel quadro istituzionale del matrimonio (poiché non ha lo status di adulto), si va in contro a una maggior accettazione del sesso pre-matrimoniale. Un aspetto importante, anche se maggiormente compreso nell’attualità, è l’emergere della sessualità omosessuale nell’età adolescente; questo può portare l’adolescente a dover affrontare numerosi problemi sia di carattere sociale, che di tipo emozionale, affettivo.
Il gruppo dei pari
Nel corso dell’adolescenza l’amicizia e il gruppo dei pari rappresentano dei punti di riferimento importanti per tutti i ragazzi; per "gruppo dei pari" si intendono le aggregazioni di giovani che intrattengono liberamente una relazione di amicizia intensa e continuativa, fondata sulla condivisione di esperienze, interessi e valori. Il gruppo svolge funzioni fondamentali per l’adolescente; innanzitutto è quel contenitore che dà grazia e riconoscimento di sé in un nuovo ambiente sociale, diverso dalla famiglia: i coetanei rappresentano un riferimento per esplorare nuovi spazi e valutare in modo autonomo le proprie scelte.
Il gruppo consente lo sviluppo di una propria identità soggettiva grazie al confronto tra la percezione di sé stesso e il riconoscimento da parte degli altri; inoltre aiuta la definizione dei ruoli di genere, fornisce sicurezza emotiva, sostegno all’autostima e rafforza valori e modelli: insomma, prepara il soggetto all’età adulta. Una prima distinzione tra i vari tipi di gruppo, è quella tra:
- Gruppi formali -> nascono attorno ad attività specifiche, rappresentano una base sicura nel corso della prima adolescenza che aiuta all’inserimento e alla formazione di gruppi informali o spontanei;
- Gruppi informali -> sono le cosiddette "compagnie", che si formano in modo spontaneo e naturale in base alla somiglianza e alla reciprocità.
La coesione del gruppo si fonda sull’intensità delle relazioni e sulle esperienze concrete vissute insieme; i membri del gruppo condividono il tempo libero, il divertimento e l’attività centrale è lo stare insieme a parlare: in questi gruppi emerge spesso il sentimento del "noi".
2. Psicopatologia in adolescenza e comportamenti a rischio
Disturbi d'ansia
L’ansia è una delle emozioni fondamentali della vita quotidiana di tutte le persone, che caratterizza l’intero arco del ciclo vitale; in generale l’ansia include variazioni di stato psicofisiologico ed è caratterizzata da un sentimento di pericolo imminente legato all’attesa di eventi imprevisti e negativi che provocano smarrimento.
È da sottolineare che l’ansia non è da considerarsi sempre negativa, infatti se non supera determinati limiti, migliora notevolmente le prestazioni individuali permettendo al soggetto di ottimizzare i risultati; se invece questi limiti vengono superati, viene compromessa l’efficienza funzionale del soggetto.
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