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Psicologia clinica

Capitolo 1: Prospettive epistemologiche in psicologia clinica

La società attuale richiede alla figura dello psicologo prestazioni molto diversificate: quesiti che provengono da diversi contesti professionali e organizzativi e dai servizi clinici, medico-psicologici, sociali, educativo-scolastici e dagli enti locali. Questo determina l’esigenza di una sempre più accurata messa a fuoco dell’identità della professione di psicologo. La formazione dello psicologo deve avere solide basi teoriche proprio per la definizione di una professionalità con un’identità chiara. Le conoscenze di base del sapere psicologico devono inoltre svilupparsi in modo integrato per i diversi ambiti disciplinari.

Le due esigenze peculiari delle discipline psicologiche sono la preparazione scientifica e la competenza personale e i due approcci sono costruttivista quello epistemologico e quello costruttivista. L’approccio considera il sapere come un qualcosa che risulta prodotto dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà: l’individuo costruisce una propria mappa di significati personali per orientarsi nell’acquisizione teorica e nella scelta di un percorso soggettivo basata sulla costruzione del proprio ruolo e sull’esperienza. Inoltre, l’approccio costruttivista tiene conto della cornice temporale dal presente al passato e al futuro, per lavorare sulle connessioni di eventi e sui significati nel fluire del tempo. L’approccio epistemologico permette la formazione di una mappa di significati.

Dibattito epistemologico

Un dibattito epistemologico ha accompagnato le principali trasformazioni che la psicologia ha attraversato nel corso della sua storia. La radice della parola “psicologia” deriva da due termini greci: psychè e lògos, in senso etimologico “scienza dell’anima”. Il significato rimanda alla psicologia come una scienza indefinita, vaga e immateriale tanto da essere considerata spesso una non-scienza. Fin dalle origini della civiltà le conoscenze psicologiche sono state un elemento fondamentale degli assetti religiosi, sociali, politici e culturali e si sono sistematizzate nell’ambito della filosofia occidentale. È da queste origini intrecciate con aree così diverse che derivano gli attributi d’indefinitezza e i confini imprecisi della filosofia. La psicologia intratterrà con la filosofia numerose linee di continuità, soprattutto in relazione agli oggetti d’indagine e ai metodi.

Cartesio e il suo dualismo sono la precondizione per la nascita della psicologia scientifica: la suddivisione in res cogitans (cosa pensante) e res extensa (cosa che ha estensione e quindi soggetta alle leggi della fisica) delinea un modello di uomo costituito da corpo e anima, intesi come due sostanze ontologiche separate da studiare con metodi e strumenti diversi. Il dualismo cartesiano dà forma alla doppia matrice filosofica e scientifica che sta alla base della nascita della psicologia e che la condurrà su un percorso storico, teorico e metodologico che si snoda su due binari: uno naturalistico e un altro storico-ermeneutico. Questa distinzione sarà accettata e condurrà, nell’Ottocento, alla separazione della disciplina dalla filosofia e alla sua costituzione come scienza naturale. Nel XVIII secolo si definisce un’area semantica della disciplina della filosofia che si avvicina a quella attuale.

Con la frenologia, una dottrina che studia la fisiologia cerebrale, viene indagata la dimensione psicologica secondo l’ipotesi che le facoltà mentali siano variamente localizzate nella corteccia cerebrale: dalla forma della scatola cranica sarebbe possibile risalire ai tratti del carattere attraverso una mappatura del cranio in delle regioni che corrisponderebbero alle dimensione della personalità. Durante l’illuminismo si delinea la psicologia sperimentale, il cui fondatore è Wundt nel 1897. Per Wundt l’oggetto della psicologia è l’esperienza diretta e immediata e il metodo per rilevarla è l’introspezione, attraverso cui l’individuo sarà in grado di rivelare cosa avviene nel momento esatto in cui conosce la realtà.

Da Wundt prendono vita indirizzi fra loro contrapposti, come il Funzionalismo, che interpreta i fenomeni psichici come funzioni attraverso cui l’organismo si adatta all’ambiente, e l’Introspezionismo, che legittima e tramanda il contributo di Wundt. Nel 1859, con la pubblicazione de L’origine della specie di Darwin, le attività psichiche dell’uomo possono essere spiegate con la teoria evoluzionistica, nei termini di quei caratteri più funzionali all’ambiente, trasmessi ereditariamente, a discapito di quelli meno adatti alla sopravvivenza, destinati invece a scomparire.

La matrice darwiniana è alla base delle teorie di James, che conduce la disciplina alla prima separazione dalla ricerca sperimentale per costituirsi come sapere applicato: la realtà psichica deve essere colta nel suo fluire in termini di flusso di coscienza, descrivibile nella sua immediatezza e da analizzare nelle sue relazioni con un organismo concreto e immerso in un ambiente reale. James considera l’esperienza mentale come una totalità comprendente i pensieri articolati e i pensieri indeterminati e le immagini indistinte, aprendo così la strada alla nascita dell’inconscio e della psicologia individuale che caratterizzeranno gli studi sulla personalità e le indagini della psicologia clinica.

Tra il Settecento e l’Ottocento la ricerca che sta oltre la razionalità verrà maggiormente approfondita e andrà ad intrecciarsi con la psicologia attraverso il concetto di inconscio. Questo concetto trova il suo sviluppo nel movimento letterario dello Sturm und Drang: filosofi e scrittori iniziano ora a occuparsi dell’irrazionale, dell’occulto e dell’esplorazione delle profondità nascoste della psiche umana.

Il Novecento cerca una psicologia maggiormente oggettiva che si emancipi dai concetti fondanti delle teorie ottocentesche, come quelli di mente e coscienza. L’esigenza di una maggior oggettività scientifica trova parziale risposta nelle teorie e negli esperimenti di Pavlov, che scopre il condizionamento grazie a ricerche condotte su animali e poi ampliate al comportamento umano. Il condizionamento è il processo che si verifica con l’associazione di uno stimolo incondizionato, o naturale, a uno condizionato, o artificiale, in un organismo.

Lo stimolo condizionato induce naturalmente una risposta della cui prossimità lo stimolo incondizionato si avvale. La scoperta empirica del condizionamento è attribuita al russo Pavlov che, studiando il fenomeno della salivazione dei cani alla presentazione di cibo, si imbatté casualmente. Gli animali salivavano appena entrava nella stanza, associando la sua presenza (stimolo condizionato) al cibo (stimolo incondizionato poiché naturalmente il cibo provoca salivazione). L’esperimento fu verificato utilizzando come stimolo condizionato il suono di un campanello.

Negli stessi anni negli Stati Uniti iniziano a delinearsi gli antecedenti teorici del Comportamentismo, il cui principale precursore è Thorndike. Watson sancisce la nascita del Comportamentismo, un movimento che avrà massima diffusione nella psicologia americana tra gli anni Trenta e Sessanta. Esso cerca di migliorare le condizioni della sperimentazione in laboratorio e stabilisce che:

  • L’unico oggetto dell’indagine psicologica deve essere il comportamento degli individui;
  • Il comportamento degli individui è osservabile e misurabile con metodi obiettivi;
  • La metodologia di rilevazione deve permettere la ripetizione degli esperimenti;
  • L’interpretazione dei dati deve essere fatta secondo lo schema fisso di stimolo/risposta;
  • Il pensiero è considerato una forma di comportamento riducibile a movimenti impercettibili dell’apparato vocale.

Il Comportamentismo esclude l’area della coscienza dando voce solo al comportamento manifesto, inteso come tutto ciò che è osservabile. La mente diventa “scatola nera” (black box) non indagabile perché non osservabile con criteri oggettivi. La psicologia si riduce così a una branca sperimentale delle scienze naturali attirandosi nel tempo numerose ed aspre critiche, in particolare dagli esponenti della Gestalt, una scuola psicologica che si pone agli antipodi del Comportamentismo.

Nella visione della Gestalt l’oggetto di indagine sono i processi interiori, indagabili mediante criteri di soggettività cosciente e l’eccessiva quantificazione limita la ricerca qualitativa della specificità del dato psichico. I dati immediati dell’esperienza cosciente sono sottoposti a verifica sperimentale. Nella seconda metà del Novecento entra in crisi lo scientismo, che attribuisce alla scienza un valore assoluto, considerandola come l’unica forma autentica di conoscenza umana.

Una delle principali teorie al cui interno prendono corpo le critiche allo scientismo positivista è rappresentata dall’Epistemologia della Falsificabilità di Popper, secondo cui una teoria scientifica si contraddistingue per la possibilità di essere controllata e quindi falsificata empiricamente. Attualmente la psicologia è una scienza in grado di produrre conoscenze oggettive e confrontabili con quelle delle scienze della natura. Occorre sviluppare una nuova epistemologia che legittimi la pluralità di modelli e di tipi di scientificità adeguati alle esigenze delle diverse prospettive teoriche.

Nell’orientamento epistemologico contemporaneo l’oggetto scientifico è un modello utile per conoscere la cosa. La possibilità del linguaggio di mediare e tradurre la realtà in termini simbolici permette la costruzione di discorsi e paradigmi teorici, per cui la scienza può essere definita come un sistema di proposizioni linguistiche che intendono spiegare un certo ambito della realtà. Una proposizione scientifica è differenziata da tutte le altre proposizioni del linguaggio comune dal criterio della protocollarità. Il protocollo è una proposizione semplice, che registra i dati elementari e immediati della percezione. Gli enunciati protocollari non hanno bisogno di verifica e i criteri di protocollarità sono quei principi in base ai quali ogni scienza determina la verità o la falsità delle sue proposizioni.

La psicologia deve essere considerata come un insieme di discipline “autenticamente diverse per oggetti” stabiliti in base a una scelta precisa e consapevole dei metodi d’indagine. Ogni disciplina, per essere legittimata come scientifica, deve esplicitare precisi criteri di protocollarità impiegati per ritagliare il proprio oggetto di studio. L’oggetto scientifico è un costrutto che si sceglie di indagare dopo aver stabilito i criteri di protocollarità ed è quindi sperimentabile attraverso una rete di nessi logici.

L’oggettività scientifica deve valere per i soggetti che si occupano di un determinato oggetto di studio: chiunque accetta le condizioni di partenza del processo di oggettivazione deve poi condividere il discorso che da esse si sviluppa. La tendenza comune nelle varie correnti che compongono la psicologia contemporanea consiste nel fatto che la mente dell’uomo, soggetto attivo che si evolve grazie a continui scambi con l’esterno, è considerata come un insieme di funzioni organizzatrici in interazione con un ambiente concepito nella sua complessità, dinamicità e processualità.

Il modello dei sistemi dinamici e complessi ha contribuito al superamento di un approccio meccanicistico e deterministico basato sul dualismo cartesiano: il comportamento di un tutto può essere compreso completamente solo studiando le proprietà delle sue parti. Secondo la teoria generale dei sistemi, ogni organismo è descrivibile come un sistema aperto che interagisce con l’ambiente attraverso uno scambio di materia-energia e informazione.

Uno dei concetti della recente epistemologia è quello di consilience: esso rappresenta il segnale di un’esigenza irrinunciabile della comunità scientifica contemporanea di mettere insieme i settori del sapere e le conoscenze che le varie discipline propongono relativamente ai medesimi ambiti di realtà. Uno degli apporti più significativi e più attuali da parte delle neuroscienze alla psicologia è costituito dalle recenti scoperte dei neuroni-mirror: questa specifica popolazione neuronale si trova nella neocorteccia del macaco e una serie di studi ha dimostrato che si troverebbe anche nel cervello umano.

Il meccanismo messo in atto dai neuroni-specchio costituirebbe una sorta di simulazione incarnata, grazie alla quale l’uomo ha la possibilità di riconoscere in quello che vede qualcosa con cui può “risuonare” e di cui si appropria in modo esperienziale. Un altro contributo all’area d’interdisciplinarità fra le teorie psicoanalitiche e le ricerche neuroscientifiche è dato da Schore, che ha indagato i correlati neurobiologici della sintonizzazione affettiva in atto tra madre e bambino durante la fase d’intersoggettività primaria.

L’attenzione di Schore è principalmente focalizzata sull’emisfero destro del cervello che è deputato all’elaborazione olistica e parallela, mentre quello sinistro è analitico e lavora con modalità sequenziali. L’emisfero destro è definito “cervello emotivo” e raggiunge la sua massima crescita durante i primi 18 mesi di vita del bambino. Allo stesso modo il cervello della madre, a causa delle modificazioni ormonali in atto durante la gravidanza, tende a usare soprattutto la sua parte destra. L’emisfero destro del bambino sarebbe così sintonizzato con l’emisfero destro della madre, determinando l’elaborazione delle informazioni emotive e della comunicazione non verbale.

Winnicott ha introdotto il termine holding per definire la capacità della madre di fungere da contenitore delle angosce del bambino. L’elaborazione degli stimoli emotivi provenienti dall’ambiente esterno avviene grazie alla trasmissione dell’informazione emotiva all’emisfero sinistro. Durante la fase d’intersoggettività secondaria, che si sviluppa intorno ai 6 mesi, i contenuti sempre più organizzati e consapevoli andranno a formare la memoria in concomitanza con la maturazione di specifiche aree cerebrali.

L’intrecciarsi fra psicoanalisi e neuroscienze apre ricche prospettive per l’evoluzione della clinica e per definire quale legame sussiste tra memoria e inconscio. La memoria è essenziale per l’identità dell’individuo e per l’organizzazione della sua coscienza e del suo conscio. La memoria è legata a modificazioni bioelettriche e strutturali del sistema nervoso centrale. I circuiti cerebrali implicati nell’organizzazione e nella stabilizzazione nel tempo della funzione mnestica sono la memoria a breve termine e la memoria a lungo termine.

Esistono diverse ipotesi sulla modalità di funzionamento e interazione dei diversi sistemi di memoria:

  • Il modello in serie, secondo cui tutte le informazioni transitano dalla memoria a breve termine verso la memoria a lungo termine, dei deficit nella memoria a breve termine producono dei deficit della memoria a lungo termine e la profondità di un ricordo dipende dal numero d’interazioni a cui l’informazione è stata sottoposta nella memoria a breve termine;
  • Il modello in parallelo, secondo cui alcune informazioni possono essere immagazzinate direttamente nella memoria a lungo termine, non sempre dei deficit nella memoria a breve termine producono dei deficit della memoria a lungo termine e la profondità di un ricordo dipende dalla qualità della ricategorizzazione delle informazioni in mappe neuronali sempre più complesse.

Inconscio e memoria sono due sistemi profondamente correlati che cercano di indagare in che modo le caratteristiche formali dei sistemi di memoria si rispecchiano nella struttura dell’inconscio. Le recenti ipotesi psicoanalitiche hanno evidenziato la presenza di diversi tipi d’inconscio:

  • L’inconscio rimosso, che contiene elementi che sono stati oggetto di ricordo in forma esplicita e che, per la loro intollerabilità psichica, sono stati rimossi;
  • L’inconscio precoce non rimosso, che contiene elementi che non sono mai stati oggetti di ricorso in forma esplicita e che non sono mai stati oggetto di rimozione.

Capitolo 2: Modelli di anormalità

Un modello, o paradigma, è l’insieme di concezioni teoriche che aiutano gli scienziati a spiegare e a interpretare le osservazioni. I biologi teorici spiegano il comportamento anormale come una malattia causata da parti dell’organismo malfunzionanti e attribuiscono all’anatomia e alla chimica cerebrale la causa di un certo comportamento. Il cervello è costituito da neuroni e da cellule di supporto, dette glia. All’interno del cervello, ampi gruppi di neuroni formano delle regioni cerebrali. I neuroni presenti in ogni regione cerebrale controllano funzioni importanti.

I ricercatori clinici hanno scoperto i legami esistenti tra alcuni disturbi psicologici e i problemi in certe aree del cervello. I biologi ricercatori hanno inoltre scoperto che i disturbi cerebrali possono essere connessi ai problemi nella trasmissione dei messaggi da neurone a neurone. L’informazione si propaga nel cervello da un neurone a un altro o a molti altri sotto forma di impulsi elettrici. Un impulso viene prima captato dai dendriti di un neurone, che sono dei prolungamenti simili ad antenne posizionati all’estremità di un neurone. Da qui viene trasmesso all’assone del neurone, che è una fibra lunga che si protende dal corpo del neurone. Infine viene trasmesso attraverso la terminazione nervosa nell’estremità dell’assone.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

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