Psicologia clinica – Com
Capitolo 1. Prospettive epistemologiche in psicologia clinica
1. Ragioni e necessità di un punto di vista epistemologico
Sulla base di due esigenze peculiari delle discipline psicologiche, preparazione scientifica e competenza personale, la cornice teorica entro la quale si snoda questo capitolo è stata pensata nel rispetto di una doppia matrice: una prospettiva epistemologica e una visione costruttivista. Significativi risultano in particolare due assunti dell’approccio costruttivista: il principio che considera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo dal soggetto, ma che risulta prodotto dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà; il principio che tiene conto della cornice temporale dal presente al passato al futuro.
- Approccio costruttivista: approccio teorico fondato sulla comprensione della struttura e della dinamica del sistema di significati soggettivi dell’altro. Nell’ambito della matrice epistemologica costruttivista, viene messa in discussione la possibilità di una conoscenza “oggettiva”, in quanto sapere totale che rappresenti in modo fedele un ordine esterno indipendente dall’osservatore. L’approccio epistemologico è quello che in modo più completo e profondo permette la formazione di una mappa di significati.
- Approccio epistemologico: l’epistemologia è quell’attività speculativa che tende a scoprire e indicare i criteri per distinguere le proposizioni scientifiche da quelle non scientifiche.
2. Cenni storici ed epistemologici
Il termine “psicologia” pare sia stato coniato da Filippo Melatone. Con Cartesio si costituisce uno dei pilastri fondamentali della nascente disciplina psicologica, in quanto precondizione per la nascita della psicologia scientifica.
- Dualismo cartesiano: secondo Cartesio la realtà è divisa in due sostanze, res cogitans e res extensa. Con res cogitans si intende la realtà psichica a cui Cartesio attribuisce le seguenti qualità: inestensione, libertà e consapevolezza. La res extensa rappresenta, invece, la realtà fisica, che è estesa, limitata e inconsapevole. L’irriducibile scissione teorica tra scienze della natura e discipline umanistiche si riflette in quella metodologica: il metodo deterministico ed esplicativo, usato per spiegare le leggi della natura, e quello definito comprensivo e descritto come un atteggiamento intuitivo dell’individualità singola.
Bisognerà attendere il XVIII secolo per avere la definizione di un’area semantica della disciplina psicologica che maggiormente si avvicina a quella attuale: fondamentale è il pensiero di Christian Wolff, in particolare la sua distinzione tra una psicologia riferita esplicitamente alla concretezza dell’esperienza e una concepita, invece, come un tentativo di chiarire l’essenza stessa dell’anima razionale.
Fondamentali sono le ricerche di anatomia e fisiologia cerebrale di Franz Joseph Gall che lo conducono alla formulazione di una dottrina fisiognomica, l’organologia, ripresa da Johann Gaspar Spurzheim e ribattezzata frenologia.
- Frenologia: dottrina dell’Ottocento secondo la quale vi sarebbe una correlazione tra caratteristiche psichiche e forma del cranio.
All’interno della cultura illuministica viene così a delinearsi la psicologia sperimentale il cui riconoscimento risale al 1897, anno in cui Wilhelm Wundt, considerato il padre fondatore della disciplina, istituisce a Lipsia il primo laboratorio di psicologia. L’oggetto della psicologia è per Wundt l’esperienza diretta e immediata. Si può affermare che con Wundt la psicologia si stacca dalla filosofia speculativa per aprirsi alla metodologia delle scienze naturali, acquisendo propri criteri metodologici di sperimentazione e di quantificazione.
Dalla matrice concettuale wundtiana prendono vita indirizzi fra loro contrapposti, quali il Funzionalismo (inaugurato da William James e John Dewey) che interpreta i fenomeni psichici non come strutture ma come funzioni attraverso cui l’organismo si adatta all’ambiente, e l’Introspezionismo che legittima e tramanda ai posteri il principale contributo wundtiano: il metodo per analizzare i processi psichici superiori attraverso una rigorosa codificazione, un’accurata identificazione e uno stretto controllo delle variabili psichiche.
- Funzionalismo: è un indirizzo di ricerca che interpreta i fenomeni psichici non come elementi disgiunti fra loro ma come funzioni mediante le quali l’organismo si adatta all’ambiente sociale e fisico.
La matrice darwiniana è alla base delle teorie di una figura fondamentale della storia della psicologia, William James, che conduce la disciplina alla sua prima disidentificazione dalla ricerca sperimentale per costruirsi come sapere applicato. Egli dà una svolta determinante alla formazione identitaria della nuova psicologia riprendendo l’originario filone filosofico e arricchendolo con gli influssi del contemporaneo Pragmatismo americano. Secondo James l’errore di Wundt è stato quello di considerare i fenomeni psichici disarticolandoli in una serie di elementi discontinui connessi ai meccanismi fisiologici, senza coglierne gli aspetti dinamici. Secondo il Funzionalismo i pensieri sono funzioni attive dell’adattamento dell’uomo al suo ambiente specifico. Con la sua Teoria periferica delle emozioni, inoltre, James considera l’esperienza mentale come una totalità comprendente, oltre ai pensieri articolati, anche quelli indeterminati e le immagini indistinte, aprendo così la strada alla nascita dell’inconscio e della psicologia individuale.
3. Il dibattito epistemologico moderno e contemporaneo: dal positivismo alla crisi dell’utopia scientista
L’inizio del Novecento è caratterizzato da nuove esigenze teoriche rispetto alla ricerca di una psicologia maggiormente oggettiva che si emancipi dai concetti fondanti le teorie ottocentesche, in primo luogo quelli di mente e coscienza. L’esigenza di una maggiore oggettività scientifica trova una sua parziale risposta negli esperimenti e relative teorie del fisiologo russo Ivan Pavlov. Il rilievo che egli ricopre nella storia della psicologia è dovuto alla sua scoperta del condizionamento. Il condizionamento costituisce uno dei cardini dello studio sperimentale dell’apprendimento.
- Condizionamento: processo che si verifica con l’associazione di uno stimolo incondizionato (naturale) a uno condizionato (artificiale) in un organismo.
Negli stessi anni, negli Stati Uniti iniziano a delinearsi gli antecedenti teorici del Comportamentismo il cui principale precursore è Thorndike. Watson (1913) sancisce la nascita ufficiale del Comportamentismo, movimento che avrà massima diffusione nella psicologia americana tra gli anni Trenta e Sessanta. La psicologia delineata dal Comportamentismo riceve numerose critiche, in particolare dagli esponenti della Gestalt. Nella visione della Gestalt l’oggetto d’indagine non è più il comportamento manifesto ma i processi interiori, indagabili mediante i criteri di soggettività cosciente.
La differenziazione teorica e metodologica, che si riscontra nel percorso evolutivo della psicologia e nel suo definirsi come scientifica, si consolida nel tempo in rigidi paradigmi che strutturano un sempre più consolidato ideale di scientificità nel quale questa disciplina ha avuto notevoli difficoltà a inserirsi. La seconda metà del Novecento vede la crisi dello scientismo, inteso come concezione che attribuisce alla scienza un valore assoluto, considerandola come l’unica forma autentica di conoscenza umana. Una delle principali teorie, al cui interno prendono corpo le critiche allo scientismo positivista, è rappresentata dall’Epistemologia della Falsificabilità di Popper, secondo cui una teoria scientifica si contraddistingue per la possibilità di essere controllata e quindi falsificata empiricamente.
- Falsificabilità: per Popper le ipotesi scientifiche sono controllabili dall’esperienza, nel senso che è possibile elaborare test per controllarne la falsità.
4. Dai criteri di protocollarità all’istituzione dell’oggettività
La psicologia attualmente è costituita da un corpus di differenti prospettive con metodi tra loro molto diversi. Non costituisce dunque un’unica disciplina, ma un insieme di scienze molteplici la cui scientificità è affidata alla struttura e coerenza dello specifico metodo. Da questo deriva un’aura affascinante legata a una materia così poliedrica, d'altra parte, tuttavia, sono evidenziabili una serie di importanti limiti. Il semplice riconoscimento del pluralismo epistemologico non basta, poiché occorre ridefinire prima i criteri generali della scientificità. Occorre, dunque, sviluppare una nuova epistemologia che legittimi la pluralità di modelli e di tipi di scientificità adeguati alle esigenze delle diverse prospettive teoriche, metodologiche e di ricerca.
Ciò sembra possibile a partire da tre esigenze fondamentali per ogni disciplina:
- La coerenza logico-programmatica, ossia la capacità di adeguare le osservazioni e le verifiche alla realtà.
- La capacità di spiegare e anticipare, ossia di formulare previsioni attendibili.
- La capacità di auto-riorganizzazione, ossia di adeguarsi continuamente alle crescenti necessità delle proprie ricerche.
Queste esigenze concorrono al costituirsi di una struttura generale della scientificità, che consente a ogni disciplina di elaborare una rigorosa coerenza intrinseca, appropriata alla sua identità e sempre adeguabile a compiti nuovi. La costituzione di questa struttura si articola intorno a due elementi essenziali: l’oggetto e il metodo. Nell’orientamento epistemologico contemporaneo l’oggetto scientifico è interpretato come un modello utile per conoscere la cosa, tanto che la scienza non è più concepita come una rappresentazione speculare della realtà, ma come un discorso su di essa, un’interpretazione dei suoi oggetti e leggi.
Nel contesto scientifico è definito protocollo una proposizione semplice, non ulteriormente riducibile, che registra i dati elementari e immediati della percezione. Gli enunciati protocollari non hanno bisogno di verifica, perché la loro verità è garantita dallo stesso protocollo che le fa corrispondere al dato empirico. I criteri di protocollarità saranno dunque quei principi in base ai quali ogni scienza determina la verità o la falsità delle sue proposizioni. La psicologia deve essere considerata come un insieme di discipline “autenticamente diverse per oggetti” stabiliti, questi ultimi, in base a una scelta precisa e consapevole dei metodi d’indagine. Uno degli assunti fondamentali che ciascuna disciplina deve fare proprio per essere legittimata come scientifica è l’esplicitazione di precisi criteri di protocollarità impiegati per ritagliare il proprio oggetto di studio.
Si può così definire la struttura dell’oggetto scientifico: esso è un’entità astratta poiché prodotto delle manipolazioni strumentali, fascio di relazioni che si sceglie di indagare dopo aver stabilito i criteri di protocollarità. L’oggetto è dunque un costrutto, un’entità teorica direttamente sperimentabile attraverso una rete di nessi logici, esplicita e ispezionabile, che consenta in qualunque momento e a chiunque di coglierne in modo oggettivo l’articolazione e la consequenzialità. Un altro concetto esaminato dalle teorie epistemologiche è quello di “oggettività scientifica”: essa nasce dal presupposto che si formi una comunità, un gruppo di riferimento i cui componenti si trovino a essere d’accordo nell’impiego di certi strumenti per verificarne la coerenza.
5. Evoluzione della disciplina e prospettive teoriche attuali
Nonostante questo pluralismo dei programmi di ricerca e dei sistemi di pensiero, si può comunque riscontrare una tendenza comune nelle varie correnti che compongono la psicologia contemporanea: la mente dell’uomo, soggetto attivo che si evolve grazie ai continui cambi con l’esterno, è considerata come un insieme di funzioni organizzatrici in interazione con un ambiente concepito nella sua complessità, dinamicità e processualità. Il modello teorico che meglio si adatta a questa visione è attualmente quello dei sistemi dinamici e complessi, che ha contribuito al superamento di un approccio meccanicistico e deterministico basato sul dualismo cartesiano: secondo questo paradigma, infatti, il comportamento di un tutto può essere compreso completamente solo studiando le proprietà delle sue parti.
La teoria generale dei sistemi sostiene che ogni organismo è descrivibile come un sistema aperto che interagisce con l’ambiente attraverso uno scambio di energia e informazioni. Esso è in grado di autoregolarsi attraverso il controllo del proprio comportamento mediante meccanismi retroattivi funzionanti secondo un modello di causalità circolare. L’adattamento ha due funzioni:
- Consolida l’equilibrio fra le parti.
- Dà spazio a nuovi elementi.
Capitolo 2. Modelli di anormalità
1. Il modello biologico
I teorici del modello biologico ritengono che una comprensione globale dei pensieri, delle emozioni e del comportamento dovrebbe includere una comprensione delle loro basi biologiche.
1.1 Come spiegano il comportamento anormale i biologi teorici?
I biologi teorici considerano il comportamento psicopatologico come una malattia causata da parti dell’organismo malfunzionanti. Di conseguenza, attribuiscono all’anatomia e alla chimica cerebrale la causa di un certo comportamento.
Anatomia del cervello e comportamento anormale. Il cervello è costituito da circa 100 miliardi di cellule nervose, i neuroni, e da migliaia di miliardi di cellule di supporto, le glia. All’interno del cervello, ampi gruppi di neuroni formano delle aree separate o regioni cerebrali. Nella parte superiore del cervello vi sono una serie di aree definite nell’insieme cervello, che include la corteccia, il corpo calloso, i gangli basali, l’ippocampo e l’amigdala. La corteccia è lo strato più esterno del cervello, il corpo calloso connette i due emisferi cerebrali, i gangli basali svolgono un ruolo essenziale nell’organizzare e produrre il movimento, l’ippocampo aiuta a controllare le emozioni e la memoria, e l’amigdala ha un ruolo fondamentale nella memoria emotiva. I ricercatori hanno scoperto i legami esistenti tra alcuni disturbi psicologici e i problemi in certe aree del cervello. Uno di questi disturbi è la malattia di Huntington, caratterizzata da reazioni emotive violente, perdita di memoria, pensieri di suicidio, movimenti involontari del corpo e idee assurde. Questa malattia viene ricondotta a danni neurologici dei gangli basali.
Chimica del cervello e comportamento anormale. I biologi ricercatori hanno scoperto che i disturbi cerebrali possono essere connessi ai problemi nella trasmissione dei messaggi da neurone a neurone. Poiché i neuroni non si toccano l’uno con l’altro e un piccolo spazio, la sinapsi, separa un neurone da quello prossimo, il messaggio deve in qualche modo attraversare questo spazio. Quando un impulso elettrico raggiunge l’estremità di un neurone, l’estremità del nervo viene stimolata a rilasciare una sostanza chimica, un neurotrasmettitore, che si diffonde nello spazio sinaptico fino ai recettori sui dendriti dei neuroni contigui. I neurotrasmettitori svolgono un ruolo chiave nella propagazione delle informazioni nel cervello.
Gli studiosi hanno identificato decine di neurotrasmettitori nel cervello e hanno riscontrato che ogni neurone ne utilizza solo alcuni tipi. Le ricerche dimostrano che l’attività anormale di certi neurotrasmettitori può causare disturbi mentali particolari. La depressione, ad esempio, è stata collegata a un’insufficiente attività di due neurotrasmettitori: la serotonina e la norepinefrina. I ricercatori hanno scoperto che i disturbi mentali sono talvolta connessi a un’attività chimica anormale del sistema endocrino. Le ghiandole rilasciano nel flusso sanguigno delle sostanze chimiche, gli ormoni, che regolano l’attività degli organi. Nei periodi di stress, ad esempio, le ghiandole surrenali, poste all’apice dei reni, secernono un ormone, il cortisolo. Anomalie nella secrezione di questa sostanza chimica sono state connesse all’ansia e ai disturbi dell’umore.
Cause delle anormalità biologiche. Negli ultimi anni si è concentrata l’attenzione su tre fattori: la genetica, l’evoluzione e le infezioni virali.
Genetica e comportamento anormale. Le anormalità nell’anatomia e nella chimica cerebrale sono talvolta dovute all’eredità genetica. Gli studi suggeriscono che i fattori ereditari svolgono un ruolo nei disturbi dell’umore, nella schizofrenia e in altri disturbi mentali. Il modo in cui i diversi geni possono contribuire ai disturbi mentali è diventato più evidente negli ultimi anni grazie anche al completamento del Progetto genoma umano nel 2000.
Evoluzione e comportamento anormale. I geni che contribuiscono ai disturbi mentali sono generalmente intesi come un caso sfortunato. Il gene responsabile potrebbe essere una forma mutata, ossia una forma anomala del gene originario creatasi per caso. Il gene problematico potrebbe essere ereditato da un individuo dopo essere inizialmente entrato nella linea familiare come una forma mutata.
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