Psicologia ambientale e dei comportamenti ecologici
Capitolo 1 - Psicologia ambientale: storia, campi applicativi e metodi
Psicologia ambientale: studia la relazione tra gli individui e l'ambiente, sia come naturale o urbano, studia l'influenza dell'ecosistema sull'esperienza umana, ma anche l'influenza degli individui sull'ambiente.
Padri fondatori della psicologia ambientale
- Brunswick: la psicologia doveva prestare la stessa attenzione alle proprietà del sistema nel quale era inserito l'individuo "ricerca-azione".
- Lewin: approccio centrato sul problema, che traduce le teorie in pratica e che enfatizza l'importanza di utilizzare la ricerca per risolvere problemi sociali. Il comportamento è una funzione della persona e dell'ambiente.
Psicologia architettonica
Modalità con cui i diversi ambienti influenzano la percezione e i comportamenti umani. Dal 1940 al 1950 (primo periodo del campo della psicologia ambientale) molta attenzione fu data all'ambiente urbano fisico (cioè l'architettura, la tecnologia e l'ingegneria) e al modo con cui esso influenzava il comportamento umano e il benessere degli individui. La psicologia ambientale è lo studio del modo in cui disegnare edifici per facilitare le funzioni comportamentali.
Fine degli anni '60 le persone sono diventate consapevoli dei problemi ambientali, delle influenze negative delle attività umane sull'ambiente biofisico e degli effetti negativi di questi problemi causati dall'uomo sulla salute e il benessere degli individui. La psicologia ambientale doveva trovare un modo per cambiare il comportamento delle persone al fine di ridurre le problematiche ambientali, mantenendo allo stesso tempo il benessere e la qualità della vita attuali. A tal fine, è stato utilizzato il concetto di sostenibilità nella sua forma più ampia.
Caratteristiche chiave della psicologia ambientale
Vi sono 4 caratteristiche chiave:
- Approccio interattivo: la psicologia ambientale è interessata all'interazione tra gli individui e l'ambiente sia esso urbano o naturale, si occupa esplicitamente sia del modo in cui il contesto influenza il comportamento sia di come il comportamento provoca dei cambiamenti a livello ambientale. Gli esseri umani e l'ambiente sono legati in modo dinamico e reciproco.
- Collaborazione interdisciplinare: la psicologia ambientale, entrando in contatto con discipline quali l'architettura e la geografia, ha lavorato per assicurare una corretta rappresentazione delle componenti fisico-spaziali relative alla relazione tra individuo e ambiente; è stata fortemente influenzata da discipline quali la psicologia cognitiva e sociale; gli scienziati ambientali hanno lo scopo di valutare in modo corretto l'impatto ambientale di diversi comportamenti.
- Approccio centrato sul problema: gli psicologi dell'ambiente non conducono studi semplicemente per curiosità scientifica, ma cercano di portare un contributo per risolvere i problemi della vita quotidiana. Gran parte delle teorie sviluppate dalla psicologia ambientale si focalizza sull'identificazione della migliore soluzione per i problemi quotidiani.
- I diversi metodi:
- Questionari: descrivere comportamenti, studiare la relazione fra variabili, raccogliere le percezioni, le attitudini e le credenze degli individui rispetto a differenti temi. La validità esterna è alta e ciò è indispensabile negli studi su questioni ambientali.
- Esperimenti di laboratorio: verificare teorie o ipotesi, identificare relazioni casuali, si svolgono in ambienti controllati, artificiali e creati per fini di ricerca. Gli esperimenti in laboratorio permettono di stabilire la relazione causale tra le variabili, questo grazie a due caratteristiche fondamentali degli esperimenti: la manipolazione e l'assegnazione random. Hanno bassa validità esterna quindi i risultati potrebbero non essere facilmente generalizzabili.
- Studi simulativi: verificare teorie o ipotesi, identificare relazioni casuali, aspetti ambientali e/o umani sono simulati nel modo più accurato e realistico possibile (ad esempio mediante la creazione di ambienti virtuali con il computer che danno al partecipante un'impressione realistica di come potrebbe essere sperimentare un particolare ambiente o situazione).
- Studi sul campo: studiare comportamenti correnti e valutare interventi. Al fine di raggiungere un'alta validità esterna, gli studi sul campo sono condotti nella vita quotidiana. Allo stesso tempo la validità interna è abbastanza alta, infatti lo sperimentatore può cercare di controllare la situazione manipolando la variabile indipendente e può cercare di assegnare in modo random i partecipanti alle differenti condizioni di studio.
- Case study: descrivere, esplorare e sviluppare ipotesi, esplorare e comprendere il significato che gli individui o i gruppi attribuiscono a fenomeni sociali o umani. Si riferisce all'analisi in profondità di un particolare situazione piuttosto che all'analisi statistica in generale. Questo metodo è utilizzato per racchiudere un tema molto ampio della ricerca in un unico caso, come una persona, un contesto, una situazione o un evento. Si basa sull'analisi qualitativa ed esplorativa di un singolo evento o situazione, un caso quindi. Nel case study le persone/eventi sono analizzati nel loro "sistemi aperti" ambiente, all'interno di setting naturali che sono in cui le condizioni vengono continuamente influenzate dalle interazioni sociali, fisiche, storiche e culturali del contesto.
Capitolo 2 - La percezione del rischio ambientale
Rischio: una situazione, un evento o un'attività che potrebbe condurre a un risultato incerto e negativo che ha ripercussioni su qualcosa che gli individui reputano importante o di valore. Le due componenti essenziali del rischio sono la gravità e l'incertezza per un esito negativo.
I rischi ambientali si differenziano dagli altri rischi per due motivi principali:
- I rischi ambientali sono caratterizzati da una grande complessità e un elevato grado di incertezza, poiché implicano relazioni causali intricate e conseguenze molteplici.
- I rischi ambientali spesso derivano dai comportamenti di molti individui.
Percezione del rischio: si riferisce al giudizio soggettivo delle persone sul rischio associato ad alcune attività, eventi o tecnologie. Per valutare la percezione del rischio di usano 3 tecniche:
- Gli intervistati vengono invitati a fornire un giudizio generale attribuendo un punteggio o ordinando in una classifica diverse tipologie di rischio in base alla loro generale rischiosità o al grado di preoccupazione sperimentata.
- Si chiede alle persone quanto sarebbero disposte a pagare per mitigare un rischio ambientale.
- Si richiede al partecipante di stimare con quale probabilità si realizzerà un certo esito.
La valutazione soggettiva del rischio è raramente basata su analisi approfondite e intenzionali. Le persone, invece, utilizzano spesso le euristiche quando esprimono giudizi, ossia regole empiriche intuitive. Un esempio di bias nella valutazione del rischio si riferisce alla tendenza delle persone a sovrastimare frequenze basse e a sottostimare quelle grandi quando giudicano la frequenza di diversi rischi.
Euristiche nella percezione del rischio
- Euristica della disponibilità: le persone, spesso, si basano sulla "facilità" con cui istanze rilevanti di un evento si possono recuperare dalla memoria. Più è semplice per una persona riportare alla mente esempi di un evento, più probabilmente sarà portato a sovrastimarne l'occorrenza.
- Euristica dell'ancoraggio e aggiustamento: facendo delle stime, le persone spesso partono da una valutazione iniziale e poi aggiustano la loro prima valutazione fino ad arrivare al giudizio finale. Nella maggior parte dei casi tale aggiustamento è insufficiente.
- Ottimismo irrealistico (o bias dell'ottimismo ingiustificato): le persone hanno la tendenza a credere che esse sperimenteranno più facilmente esperienze positive, invece che negative, rispetto ad altre persone che si trovano nella stessa situazione.
Sconto temporale: fenomeno psicologico per cui gli esiti lontani nel tempo sono soggettivamente meno significativi rispetto a quelli immediati. Questa tendenza implicherebbe che tali rischi sono percepiti come meno gravi quando le loro conseguenze sono ritardate nel tempo.
Paradigma psicometrico
Ha l'obiettivo di identificare la "mappa cognitiva" dei diversi pericoli, attività e tecnologie e di sottolineare le dimensioni psicologiche che portano gli individui a percepire qualcosa più o meno pericoloso. Le dimensioni base della mappa cognitiva del rischio percepito sono:
- La paura del rischio: descrive il grado con cui un rischio è percepito come spaventoso, avendo conseguenze gravi e catastrofiche o essendo incontrollabile e involontario.
- La mancata conoscenza di un rischio: modo in cui è vissuto come nuovo, non familiare, non osservabile o che ha effetti dilatati nel tempo.
La percezione del rischio può essere anche guidata dai valori e da posizioni etiche o morali. Una prospettiva dominante quando si tratta di etica ambientale afferma che il mondo non creato dall'uomo dovrebbe essere valutato e rispettato "di per sé" indipendentemente dalle opinioni personali. In contrasto con quello che l'economia ambientale suggerisce, le persone sono, a volte, molto riluttanti a scendere a compromessi tra diversi valori. Per esempio, molti ritengono che sia moralmente sbagliato sacrificare la natura o portare all'estinzione alcune specie per denaro; le persone pensano a queste entità (come la vita umana o animale, la natura, la dignità) come a qualcosa di assoluto, per le quali non si può scendere a compromessi di alcun genere, in particolare per quanto riguarda i principi economici; i teorici della psicologia parlano di valori protetti o sacri per riferirsi a questo fenomeno. Gli studi hanno mostrato che forzare le persone a scendere a un compromesso rispetto a questi valori, o chiedere di dare un prezzo a cose che considerano intoccabili può portare a reazioni affettive negative e perfino all'intenzione di punire coloro che hanno commesso una violazione.
Considerazioni etiche e morali
Le considerazioni etiche o morali implicano l'aderenza ad alcuni principi rispetto a quali comportamenti siano moralmente giusti e quali sbagliati. La filosofia morale solitamente contrasta con:
- Principi consequenzialisti: pongono l'attenzione sull'ampiezza e sulla probabilità delle conseguenze; nel caso in cui questi principi implichino delle conclusioni rispetto a ciò che è moralmente giusto o sbagliato, esse sono basate sui risultati (non sull'agire o sul non agire). Lo scopo dei principi consequenzialisti è quello di massimizzare i benefici e minimizzare i danni.
- Principi deontologici: l'attenzione va posta su quanto l'atto sia giusto o sbagliato in sé. Il pensiero deontologico si concentra maggiormente sul grado con cui ciò che ognuno fa sia giusto o sbagliato piuttosto che sulle conseguenze.
Le emozioni influenzano la percezione del rischio: un rischio viene percepito come maggiore quando si sperimentano sentimenti negativi rispetto a un'azione, d'altra parte i rischi vengono percepiti come più bassi quando si sperimentano emozioni positive. La paura è legata alla valutazione di situazioni incerte e incontrollabili, che portano gli individui a percepire gli eventi come più rischiosi. Mentre la rabbia predispone gli individui a valutare gli eventi come certi e controllabili, percependo gli eventi come meno rischiosi. Quando le persone si concentrano sulla correttezza morale, esse sperimentano emozioni basate sull'etica. Queste possono essere auto-dirette (senso di colpa quando si subisce un rimprovero) o etero-dirette (sdegno quando si incolpano gli altri).
Capitolo 3 - Stress ambientali
Stress: squilibrio tra richieste ambientali e capacità di risposta umana. Lo stress ha un chiaro legame con la malattia e si esprime attraverso un'alterazione del sistema immunitario, problemi di natura cardiovascolare e stati infiammatori. Lo stress è anche fortemente legato a problemi psicologici. I fattori di stress ambientale (es. il rumore, l'affollamento, l'inquinamento) possono essere acuti (es. il livello di inquinamento quando si è bloccati in un tunnel) o cronici (es. vivere vicino a un'autostrada). I fattori di stress ambientale sono spesso cronici in quanto gli individui hanno limitate capacità di evitarli o di farli cessare.
Modelli psicologici dello stress
- Modello Transazionale sviluppato da Lazarus: lo stress è un prodotto dell'interazione tra una persona e l'ambiente. Lo stress non deriva solo dal verificarsi di un evento, la valutazione cognitiva di una situazione aggiunta alle strategie di coping che vengono utilizzate per relazionarsi all'evento influiscono sui livelli di stress.
- Teoria del Carico Allostatico sviluppato da McEwen: ha proposto un punto di vista dinamico sullo stress che viene visto come un continuo sforzo del corpo per raggiungere l'allostasi o stabilità attraverso il cambiamento. Ogni volta che una persona si confronta con uno stressor il sistema fisiologico dello stress viene attivato in modo tale da trovare un nuovo equilibrio che permetta all'individuo di funzionare nella nuova situazione. L'esposizione prolungata a condizioni stressanti che richiedono un aggiustamento nel funzionamento può portare il corpo a sfibrarsi. In generale, dall'omeostasi alla stabilità, la cornice concettuale in materia di stress si è spostata al cambiamento adattivo (allostasi).
Effetti comuni dello stress ambientale
- Rumore: è un suono non voluto e tipicamente caratterizzato da intensità (es. decibel), frequenza (es. tono), periodicità (continuo o intermittente) e durata (acuta o cronica). Rumori intensi, non prevedibili e non controllabili possono creare sentimenti negativi come l'irritazione e il fastidio.
- Affollamento: è uno stato psicologico che occorre quando il bisogno di spazio supera quello disponibile. Visto che lo spazio disponibile è ridotto, l'affollamento rende difficile la regolazione delle interazioni sociali, limita le possibilità di comportamento e porta a un'invasione dello spazio personale; innalza lo stress fisiologico, aumenta la conduttanza cutanea, la pressione del sangue e gli ormoni dello stress. Quando le persone si sentono in una folla sperimentano anche lo stress psicologico: mostrano emozioni negative, tensione, ansia e segnali non verbali di nervosismo come il muoversi di continuo o giocare ripetutamente con oggetti. Il fenomeno dell'affollamento è fortemente associato al ritiro sociale, un meccanismo di coping caratterizzato dalla riduzione del contatto visivo, maggiore distanza interpersonale e una più pronunciata inibizione a iniziare una conversazione. Affrontando l'affollamento con il ritiro sociale gli individui inavvertitamente danneggiano il supporto sociale, ciò riduce le risorse per affrontare gli altri fattori stressanti il che si può tradurre in un maggior rischio per la salute mentale.
- Scarsa qualità del quartiere: tra le caratteristiche fisiche del quartiere che potrebbero influenzare lo sviluppo di stress cronico si segnala: la qualità del comune e la presenza di negozi, le opportunità ricreative, il traffico stradale, la scarsa manutenzione o la scarsa sorveglianza, l'instabilità residenziale, la qualità dei servizi educativi e della sanità pubblica, il rumore, l'affollamento e l'esposizione alle sostanze tossiche. I bambini manifestano maggiori stress psicologici in quartieri urbani fisicamente più poveri qualitativamente. I residenti di quartieri con status sociale economico basso si trovano a combattere con molti più fattori di stress ambientale rispetto a una persona che vive in un ambiente ricco.
- Traffico: elevati livelli di congestione del traffico possono portare a livelli elevati di stress fisiologico e a emozioni negative.
Capitolo 4 - La bellezza paesaggistica: valutazione del paesaggio visivo e percezione umana del panorama
L'esposizione ai paesaggi può aiutare nel ristabilirsi da situazioni stressanti o impegnative.
European Landscape Convention: la definisce come paesaggio "un'area, così come percepita dalle persone, le cui caratteristiche sono il risultato di un'interazione di fattori naturali o umani". La Convention ha lo scopo di promuovere la protezione dei paesaggi, la loro gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria; si occupa della percezione delle persone così come delle loro preferenze paesaggistiche e della loro valutazione della bellezza estetica.
Approcci per studiare la qualità visiva dei paesaggi
Esistono diversi approcci per studiare la qualità visiva dei paesaggi. Lothian ha proposto una distinzione tra:
- Approccio oggettivista: la qualità visiva era considerata come innata nel paesaggio.
- Approccio soggettivista: la qualità visiva era considerata un costrutto dell'osservatore. La qualità paesaggistica deriva sia da ciò che c'è nel panorama sia dall'osservatore.
Teorie sulla preferenza paesaggistica
Teorie evoluzionistiche: spiegano che la preferenza paesaggistica è il risultato dell'evoluzione umana. Tra queste teorie possiamo trovare:
- Ipotesi della biofilia (Wilson, 1984): afferma che gli esseri umani hanno un'innata affinità con la vita e i processi realistici, ciò li motiva a cercare il contatto con gli animali, le piante e i paesaggi.
- Teoria dell'habitat: spiega le preferenze ambientali come il risultato della ricerca di un habitat adatto.
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