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La metropoli umana

Economia e politica per la qualità della vita nelle città di oggi

Capitolo 1 - Un possibile approccio metodologico in ecologia urbana e sociale

Definizione

L’ecologia è lo studio della biosfera, la porzione di Terra in cui è presente la vita e le cui caratteristiche sono definite dall’interazione tra organismi viventi e ambienti. La natura è da sempre stata concepita come un’entità che rende problematica e precaria la sopravvivenza della specie umana procurando severe limitazioni alla libertà di scelta. Presumibilmente, dalla genesi di enormi entità metropolitane, che per definizione hanno espulso la natura dal loro sviluppo urbanistico, anonime e alienanti, in cui i cittadini si trovavano a subire processi di spersonalizzazione e di attenuazione della coscienza, si è favorita la formazione di una cultura sempre più distante dai veri bisogni dell’animale umano concorrendo così ad una visione essenzialmente anti-naturalistica.

Possiamo dunque pervenire ad una definizione di ecologia urbana e sociale intesa come analisi del comportamento umano e della qualità della vita all’interno delle grandi aree urbane industrializzate ad alta densità abitativa. Il suo oggetto di studio è costituito dal modello di interazione circolare individuo-società-città (= influenza fra elementi che si modificano e si trasformano reciprocamente).

Le afferenze disciplinari in ecologia urbana e sociale si possono dividere in 2 grandi ambiti:

  • Studio dell’uomo (Scienze Umane: Psicologia, Sociologia, Antropologia Culturale)
  • Studio dell’ambiente fisico urbano (Geografia Urbana)

Risulta quindi evidente come l’ecologia urbana e sociale si fondi sull’interdisciplinarietà intesa come strumento di analisi puntuale dei fenomeni ma anche e soprattutto come metodo per costruire una visione d’insieme del sistema città, la fenomenologia dell’ambiente urbano nel suo complesso. L’ecologia urbana e sociale si propone innanzitutto come scienza di analisi e di comprensione della complessità psicosociale urbana.

Il modello del disordine

Nel complesso urbano intervengono tante e tali variabili che sarebbe impossibile isolarle tutte cercando di individuarne i rapporti di causa-effetto. Il metodo di studio più appropriato per l’ecologia urbana e sociale si rivela quindi quello di pensare ad un modello del disordine con il quale si possa studiare il caos che caratterizza il contesto urbano tout court. Esso cambia molto velocemente e segue solo raramente una sequenza lineare. Per utilizzare il suddetto modello si ricorre a:

  • Secondo principio della termodinamica = la termodinamica statistica - dimostra che i cambiamenti spontanei, in natura, possono essere compresi usando la teoria della probabilità; solo così si può prevedere il comportamento dell’enorme numero di atomi e molecole che costituiscono un campione di materia. Una distribuzione disordinata è molto più probabile di una ordinata semplicemente perché il numero di stati possibili di un sistema è molto maggiore del numero di quelli ordinati. Le nostre azioni possono avere conseguenze anche a lungo termine e quello che diviene importante, e su cui l’ecologia urbana e sociale intende porre l’attenzione, è l’acquisizione di consapevolezza delle condotte individuali umane. "L’entropia totale dell’universo aumenta in tutte le trasformazioni naturali”. L’entropia è la misura del disordine di un sistema fisico o dell’universo. Il sistema urbano sfrutta enormi quantità di energia e mantiene così livelli alti di entropia.
  • Probabilità = i processi sociali cambiano apparentemente in modo aleatorio e senza alcun legame con l’evolvere del tempo. I fenomeni dovranno quindi essere descritti solo in termini di distribuzione statistiche. La termodinamica statistica dimostra che i cambiamenti spontanei, in natura, possono essere compresi usando la teoria della probabilità. La statistica è uno strumento matematico che esprime il grado di possibilità che un evento si verifichi; fa riferimento ai fenomeni casuali che non possono essere misurati con certezza → è il caso dei processi sociali che cambiano in modo aleatorio senza alcun legame con l’evolvere del tempo.

Il procedimento di misura

Una delle principali conseguenze del principio di indeterminazione di Heisenberg da considerare nell’analisi e nello studio dei fenomeni fisici ma soprattutto di quelli psicologici e sociali, è quella di essere consapevoli di possibili trasformazioni del fenomeno stesso nel momento in cui lo si osserva.

Teoria della relatività e abbandono del determinismo

Riflessioni

Quando l’ente oggetto di ricerca sono però i comportamenti sociali, il pensiero e le interazioni con l’ambiente che ne derivano, le ipotesi metodologiche possono essere definite dalla psicologia; in questo caso, oltre che cercare l’oggettività delle osservazioni, è necessario fare un ulteriore sforzo per rispettare i canoni e far accettare dalla scienza le teorie proposte.

Capitolo 2 - La cultura della città e del vivere alle alte densità di popolazione

Basi scientifiche pregresse

La nascita della città industriale, ha portato con sé il problema di studiare il mutamento sociale e psicologico che tale trasformazione strutturale, ha implicato sulla vita materiale e mentale degli individui. Tra questi grandi mutamenti, spiccano la crescita smisurata delle città e la concentrazione della popolazione nei centri urbani. È nelle città odierne che si concentra maggiormente la gamma dei problemi tipici della vita sociale. Si parla dunque di società industriali quando ci si riferisce a società che si sono sviluppate in seguito all’applicazione dei progressi tecnologici ai processi produttivi e allo sfruttamento di nuove forme di energia che consentirono di sostituire la forza muscolare con quella delle macchine. La popolazione si spostò sempre di più dalle campagne verso le città. È in questo scenario che compaiono sistemi governativi articolati, apparati burocratici e militari complessi, mentre la famiglia e i legami di parentela persero alcuni dei loro ruoli tradizionali.

È tra le società tradizionali pre-industriali e le società industriali moderne che si potevano già scorgere differenze fondamentali: mentre nelle prime, infatti, prevaleva il rapporto diretto nelle relazioni, nelle seconde si assisteva ad una netta prevalenza della complessità nella struttura sociale, una maggiore diffusione dell’informazione e della cultura, la coesistenza di diverse subculture, tecnologie raffinate, un maggior controllo sociale realizzato mediante leggi formali e, non ultimo, l’elemento predominante della velocità.

È in questo contesto che nasce per la prima volta il concetto di folla inteso come una forma di aggregazione composta da individui che possono essere guidati da un obiettivo comune. Colui che si interessò delle folle fu Gustave Le Bon (Psicologia delle folle) → folle e masse hanno la caratteristica di ridurre la coscienza e di cancellare la personalità consapevole degli individui, facendoli regredire ad esseri primitivi e istintivi, facilmente manipolabili e prede passive di meccanismi quali l’imitazione, il contagio, la ripetizione e la suggestionabilità. Gli individui nella collettività perdono la ragione diventando feroci e violenti perché liberano l’inconscio. Gli episodi di violenza e caos che emergevano nelle situazioni collettive vennero interpretati come l’irruzione di forze istintive e primordiali potenziate dalla perdita dei meccanismi di controllo (inibizioni) e dal contagio che si verifica nella folla. Tensioni strutturali ed istituzionali e fattori cognitivi possono provocare un comportamento collettivo spingendo l’individuo, pur senza regredire ad essere dominato da condotte infantili, a seguire il comportamento altrui. Nei comportamenti di massa l’affettività viene esaltata, mentre l’attività intellettuale viene ridotta, in quanto diminuisce il controllo sull’inconscio e avviene l’identificazione col gruppo (Psicologia delle masse e analisi dell’io, Freud).

L’industrializzazione porta con sé un fenomeno radicalmente nuovo. Da un lato vi è un’eccedenza di manodopera nelle campagne dovuta sia all’innovazione tecnologica applicata all’agricoltura e sia ai cambiamenti nell’organizzazione della proprietà terriera. Dall’altro lato lo sviluppo dei trasporti e della conservazione del cibo rendono possibile la massiccia concentrazione di persone in ambiente cittadino. La consistente ed incontrollata affluenza di persone e la rapida proletarizzazione (la trasformazione in lavoratori salariati nelle industrie) dove degli immigrati, produrrà un effetto dirompente sull’ambiente urbano, dove al degrado ecologico e urbanistico indotto dai complessi industriali si aggiunge quello sociale e morale dei quartieri operai, nei quali le classi più povere vivono ai limiti della sopravvivenza. Durante il XX secolo, subentra una seconda fase di sviluppo urbano: vi è una graduale espansione dello spazio cittadino verso zone sempre più ampie (definite “suburbane”) a cui si associa un crescente sviluppo dei trasporti, in particolare di quelli pubblici. La vita urbana comporta un modo diverso di essere, di pensare, di rapportarsi agli altri. Il termine “comunità” (Tonnies) può essere applicato alla condizione di vita rurale: essa è caratterizzata da relazioni sociali significative, fondate sui legami di vicinato e di parentela e da un comune sentire di tutti i suoi membri. Nella “società” (Tonnies), prodotta dall’industrializzazione e dall’urbanesimo, le relazioni tra gli individui sono di tipo utilitaristico, basate su reciproche prestazioni.

Metropoli e personalità (Simmel): analisi degli aspetti psichici e comportamentali implicati nella vita urbana. Si evidenziano 2 caratteristiche essenziali:

  • La molteplicità e la rapidità degli stimoli sensoriali;
  • La centralità del denaro nello svolgimento degli scambi economici.

L’individuo tende a sviluppare una sorta di ipertrofia intellettuale come forma di difesa e di adattamento nei confronti degli stimoli eccessivi: egli tende ad essere razionale, distaccato nei rapporti quotidiani, attento a non coinvolgervi la propria affettività. A incrementare tale atteggiamento, concorre anche il predominio esercitato dal denaro che trasforma ogni interazione in contrattazione. La personalità globale dell'individuo è blasè, indifferente e disincantata, quasi insensibile. La distanza e l’anonimato che caratterizzano le interazioni quotidiane garantiscono comunque all’individuo metropolitano una “privacy” e quindi una maggiore libertà. Libertà che peraltro egli esercita in direzione spiccatamente individualistica come individuo di emergere e di affermarsi sugli altri.

La personalità globale è definita da Simmel come indifferente e disincantata, quasi insensibile, non disposta a lasciarsi coinvolgere emotivamente e moralmente in alcun progetto o ideale. In particolare, viene studiato il meccanismo della deindividuazione (Zimbardo) in cui vi è un nesso causale tra anonimato e aggressività: maggiore è il senso di irriconoscibilità individuale e sociale percepito, maggiore è la reazione aggressiva nei confronti dell'ambiente esterno, connessa a comportamenti impulsivi, irrazionali e regressivi. Le circostanze che producono deindividuazione possono dare luogo ad altri comportamenti (Diener) oltre all’aggressività: minore attenzione alle norme che provengono dall’interno, maggiore recettività ai indicatori e segnali provenienti dall’esterno. Nella folla non vi è solo perdita di consapevolezza, ma anche il comportamento umano è meno regolato internamente (valori e abitudini propri) e più influenzato dal contesto. L’essere nella folla, secondo Zimbardo e Diener, produce perdita di identità e di conseguenza perdita di autocontrollo. In una folla gli individui, per Reicher, se è pur vero che perdono una parte dell’identità, acquistano però una nuova identità – identità sociale - in quanto membri di un gruppo. Nell’ambito dei grandi agglomerati urbani è stato rilevato che il grado di cooperazione tra gli individui è più basso di quello che invece si registra nell’ambito di comunità e di gruppi più ristretti. Nei grandi complessi abitativi si crea facilmente:

  • Spersonalizzazione
  • Mancanza di spirito cooperativo poiché le persone sono assorbite da tutta una serie di incombenze
  • Rapporti tra gli individui superficiali e anonimi

Per Aronson e Mills il fenomeno della depersonalizzazione è direttamente proporzionale all’indice di affollamento: quanto è più alto il numero di persone (testimoni) che assistono ad una situazione di emergenza, tanto maggiore è il tempo che passa prima che qualcuno intervenga e si responsabilizzi. Ma se da un lato, tutti reputano che qualcun altro prima o poi interverrà, dall’altro è sufficiente che una persona si avvicini a colui che ha bisogno di aiuto per innescare un comportamento imitativo da parte degli astanti. Nel meccanismo di depersonalizzazione intervengono i seguenti fattori:

  • L’individuo bisognoso di aiuto è percepito come un “oggetto” estraneo;
  • Vi è il timore di non aver bene interpretato la situazione e di apparire ridicoli;
  • Esiste un processo di “influenza reciproca” che ogni individuo esercita sugli altri;
  • La suddivisione dei ruoli che contraddistingue la nostra società.

Thomas e Park spiccano all’interno della Scuola di Chicago come fondatori dell’ecologia umana intesa come studio dei fenomeni sociali all’interno di meccanismi di competizione, selezione e adattamento all’ambiente urbano. Nella città, i gruppi umani vivono una sorta di “competizione per lo spazio” che, se da un lato dà origine a forme di “simbiosi” (ossia di collaborazione reciproca di un dato ambiente), dall’altro genera un mosaico di piccoli mondi sociali che si toccano senza compenetrarsi. Per Park c’è una varietà di tipi umani: personaggi eccentrici, tipi sociali, outsider e delinquenti. Burges suddivideva la città in 5 settori:

  • Zona degli affari
  • Area di transizione (uffici-artigianato-abitazioni di basso livello)
  • Quartiere delle abitazioni “a buon mercato”
  • Zona residenziale
  • Area dei pendolari (periferie)

Secondo Park esiste anche un principio importante secondo il quale la città, per l’ampiezza della sua popolazione, presenta una grande varietà di tipi umani, permettendo ad ogni individuo di frequentare compagnie a lui congeniali, e quindi diverrebbe a rafforzare comportamenti e stili di vita. Tra gli studi di etnologia urbana accenniamo a un filone di ricerca basato su metodi propri dell’antropologia culturale e finalizzato alla ricostruzione delle subculture urbane, ovvero a quel complesso di idee, norme e modelli di comportamento che caratterizzano categorie sociali specifiche normalmente ignorate o poco conosciute. Tra queste i gruppi cosiddetti marginali, cioè quelli costituiti da individui che, pur appartenendo fisicamente ad una data società, non sono affatto integrati, costituiscono al suo interno un gruppo a parte. Per Milgram la causa del distacco nelle relazioni tra persone nella vita urbana può essere il sovraccarico degli stimoli sensoriali, fisici e sociali.

Un sovraccarico è il risultato di un eccesso di stimoli che colpiscono l’individuo e lo costringono a tagliare il suo coinvolgimento morale e sociale con le persone. La mente del cittadino non è in grado di trattenerli tutti, ed è quindi obbligato a operare una selezione. Il cittadino non deve fare solo i conti con parecchi stimoli fisici ma deve anche affrontare un sovraccarico di stimoli sociali. Molti aspetti del comportamento urbano rappresentano altrettanti adattamenti a questo problema di sovraccarico. Un altro effetto è la minore probabilità che hanno i cittadini di comportarsi cortesemente con gli estranei. Non c’è il tempo per interagire o per occuparsi degli altri, cosicché, per essere efficace, ciascuno interagisce con il minor possibile di persone, e quindi solo con quelle più importanti da un punto di vista personale. I contrasti fra comportamento di città e di campagna riflettono probabilmente le risposte di persone simili a situazioni diverse. L’estraneità generale rinforza l’anomia.

Aspetti culturali della città contemporanea

Le realtà sociali sono interiorizzate: da un lato gli individui ricorrono a norme, valori, istituzioni che fanno parte del mondo a cui appartengono e che vengono continuamente trasformate, dall’altro queste stesse realtà sono presenti nel mondo soggettivo costituito dagli elementi affettivi, emozionali, inconsci. La socializzazione e l’apprendimento rendono possibile l’interiorizzazione della realtà esterna. La cultura, il linguaggio e la comunicazione interpersonale svolgono un ruolo fondamentale in questo processo, in modo particolarmente visibile nelle città. Nella città contemporanea il rapporto tra società e stile di vita è basato sul conflitto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuggijr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia ambientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Puddu Lisa.
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