Anolli – Fondamenti di psicologia della comunicazione
Capitolo 1 (prospettive sulla comunicazione umana)
La comunicazione è un’attività sociale. Si ha comunicazione solo all’interno di gruppi, poiché il gruppo rappresenta una condizione necessaria per la genesi, l’elaborazione e la conservazione di qualsiasi sistema di comunicazione. La comunicazione è alla base dell’interazione sociale e delle relazioni interpersonali. La comunicazione è partecipazione, poiché prevede la condivisione dei significati e dei sistemi di segnalazione, l’accordo sulle regole di scambio comunicativo.
La comunicazione è un’attività cognitiva, ed è in stretta connessione con il pensiero e con i processi mentali superiori, poiché manifesta e pubblica le proprie idee. La comunicazione è strettamente connessa con l’azione, è sempre fare qualcosa nei riguardi di qualcun altro da parte del comunicante. Nessun atto comunicativo è mai neutro né indifferente.
Approccio matematico
L’indagine scientifica sulla comunicazione risale alla fine degli anni ’40. Per definizione l’informazione è:
- Espansiva: l’informazione genera ulteriore informazione;
- Comprimibile;
- Facilmente esportabile: è trasmissibile a una velocità molto elevata;
In genere, si può definire l’informazione come una differenza che genera differenza, è in relazione fra 2 o più dati, in grado di generare ulteriori conoscenze. È un’entità astratta. Informazioni come differenza è alla base dell’informatica cibernetica.
In psicologia, essa ha favorito la creazione di nuovi modelli teorici ed è stata approfondita dall’approccio matematico allo studio della comunicazione [Shannon 1948]. Secondo tale approccio essa va considerata anzitutto come un processo di trasmissione di informazione.
Modello Shannon e Weaver
Consiste nel passaggio di un segnale (o messaggio) da una fonte A (emittente) attraverso un trasmettitore lungo un canale a un destinatario B. Gli elementi del modello sono:
- La fonte (source): è l’entità che crea il messaggio;
- Trasmettitore (encoder): è il dispositivo che consente la trasformazione del messaggio in segnali fisici;
- Il canale (channel): è il mezzo che trasferisce il messaggio;
- Il rumore (noise): è l’insieme degli elementi ambientali (e non) che interferiscono con la trasmissione del segnale;
- Il recettore (decoder): è il dispositivo che consente la conversione del segnale in una forma comprensibile da parte del destinatario;
- Il destinatario (receiver): è l’entità a cui è rivolto il messaggio.
In aggiunta anche i concetti di:
- Ridondanza → è la ripetizione nell’operazione di codifica del messaggio per favorire la sua codifica;
- Filtro → è un processo di selezione di alcuni aspetti e proprietà del segnale rispetto ad altri;
- Feedback → è la quantità di informazione che dal ricevente ritorna all’emittente, consentendogli di modificare i suoi messaggi successivi.
Approccio semiotico
La semiotica è la scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale. Secondo il punto di vista semiotico occorre affrontare in che modo avviene il processo di significazione.
Da Aristotele e Tommaso d’Aquino è stato tramandato il diagramma della significazione:
- Referenza
- Simbolo referente
- Espressione (o simbolo)
1. La referenza (consiste in un’immagine mentale, schema o concetto)
2. Il referente
3. Il rapporto diretto fra il segno e il referente è definita da Eco [1975] come fallacia referenziale. Ogni simbolo è un prodotto culturale ed esprime un certo contenuto culturale.
Segno in psicologia della comunicazione ha 2 principali accezioni: come equivalenza e come inferenza.
- Segno come equivalenza. Secondo de Saussure il segno è inteso come l’unione di un’immagine acustica e di un’immagine mentale, che vanno intesi come 2 facce della stessa medaglia, poiché non vi è l’uno senza l’altro. In questa ottica, occorre parlare di funzione semiotica. Nella concezione strutturale, il segno è inteso in termini di equivalenza e presenta un carattere: arbitrario e oppositivo. La lingua pertanto, in quanto sistema di segni, è ben definita da de Saussure come un sistema di differenze di suoni combinati a un insieme di differenze di significati.
- Segno come inferenza. Secondo Peirce il segno è qualcosa A che conduce a un interpretante B in corrispondenza con qualcosa C (un oggetto), per cui A sta per C. Il segno assume la funzione di rimandare a qualcosa di diverso da sé (funzione di rimando). Peirce individua 3 tipi di segni: icone, indici, simboli.
In questa prospettiva il segno è inteso come inferenza, poiché costituisce un indizio da cui trarre una conseguenza. Il segno come indizio comporta modelli mentali e culturali sulla base di schemi logici o dati dall’esperienza, che consentono di individuare il senso del messaggio. Il segno come inferenza consente di spiegare lo scarto fra ciò che è detto. Un soggetto comunica più di quanto dica.
Approccio pragmatico
Morris [1938] ha proposto la distinzione fra:
- Semantica (che si occupa dei significati dei segni)
- Sintassi (studia le relazioni formali fra i segni)
- Pragmatica (esplora la relazione dei segni con i comunicanti)
La pragmatica si occupa dell’uso dei significati, ossia dei modi in cui i significati sono impiegati dai comunicanti nelle diverse circostanze. Il significato dipende dal modo concreto in cui si impiega una certa parola. Il significato è un’entità mentale dinamica, motivata e concreta in quanto risultato contingente di uno scambio e di una collaborazione. Il significato è nelle pratiche comunicative.
La pragmatica pone in evidenza la relazione fondamentale fra segni e interpretanti. In particolare esamina i rapporti che intercorrono fra un testo e il contesto in cui esso è manifestato. L’attenzione è spostata dall’analisi della struttura del sistema di comunicazione. Per definizione la pragmatica prende in esame i processi impliciti della comunicazione.
Il punto di vista pragmatico pone in evidenza la comunicazione come azione e come fare. La comunicazione è azione fra 2 o più partecipanti. Austin [1962] ha proposto la teoria degli atti linguistici. Egli ha posto in evidenza che dire qualcosa è anche fare sempre qualcosa e ha individuato tre tipi di azione:
- Atti di dire qualcosa (atti locutori): azioni che si compiono per il fatto stesso di parlare e che comprendono gli atti fonetici;
- Atti nel dire qualcosa (atti illocutori): che si compiono attraverso il parlare medesimo e che corrispondono alle intenzioni comunicative del parlante;
- Atti con il dire qualcosa (atti perlocutori): si tratta della produzione di determinati effetti da parte del parlante su credenze.
La comunicazione umana si distingue per:
- Il significato naturale;
- Il significato convenzionale.
La comunicazione è un processo costituito da un soggetto che ha intenzione di far sì che il ricevente pensi o faccia qualcosa. Quindi A vuole far sapere qualcosa a B che prima non sapeva. Occorre procedere alla distinzione fra:
- La comunicazione: A intende rendere B consapevole di qualcosa;
- La notizia: consiste nella trasmissione involontaria da parte di A a B.
Questa prospettiva pragmatica, il suo successo si fonda sul principio di cooperazione. Levinson [2000] propose il modello pragmatico dei significati presuntivi, intesi come le interpretazioni preferite, e prevede 3 livelli esplicativi:
- Il significato-tipo della frase, inteso come il significato-tipo astratto e ideale;
- Il significato-occorrenza dell’enunciato, ossia l’uso del significato di una frase entro uno specifico contesto;
- Il significato-tipo dell’enunciato, il significato regolare è ricorrente in una determinata classe di contesti [interpretazione di default].
Approccio sociologico: produzione sociale
La sociologia della comunicazione sottolinea la prospettiva sociale e istituzionale nell’analisi dell’azione sociale, del soggetto e dell’interazione. Da qui si ha una svolta comunicativa che ha segnato la costruzione sociale della realtà a una razionalità a posteriori, ed ha indicato la transizione della morale alla pratica quotidiana, nonché il passaggio dal senso del soggetto al senso comune.
Da qui è opportuno distinguere:
- Microsociologia: che studia i processi della vita quotidiana analizzando il flusso degli accadimenti nella loro sequenza;
- Macrosociologia: studia i processi generali inerenti le istituzioni e le organizzazioni complesse in quanto costitutive e strutturali della società.
La microsociologia di Goffman focalizza la sua attenzione sullo studio delle condizioni di organizzazione sociale necessarie per la circolazione dell’informazione. Egli sceglie la conversazione, che a suo modo di vedere, all’interno esistono delle regole, e che tali regole organizzano il modo di iniziare e di terminare uno scambio comunicativo, il comportamento adeguato in relazione allo spazio. La scelta delle regole è determinata dal frame vale a dire contesto. Esso consente ai partecipanti di sapere in ogni momento che cosa stia accadendo o quale sia la condotta da seguire.
Approccio psicologico: relazione
La comunicazione entra nell’esistenza del singolo soggetto come dimensione intrinseca che fonda ed esprime l’identità personale e la posizione sociale di ogni soggetto. Bateson individuò non soltanto il fatto che gli individui si mettono in comunicazione, ma sono in comunicazione e attraverso la comunicazione giocano se stessi e la propria identità, modificando la rete delle relazioni. La comunicazione è la dimensione psicologica che produce e sostiene la definizione di sé e dell’altro.
Bateson individuò 2 modelli:
- La relazione simmetrica, che si fonda sulla percezione dell’eguaglianza dei rapporti;
- La relazione complementare, che si basa sulla percezione.
Bisogna distinguere il concetto della comunicazione da quelli del comportamento e dell’interazione.
Comportamento: è qualsiasi azione motoria di un individuo, osservabile in qualche maniera da un altro. È una categoria generica, vasta e onnicomprensiva. Comportamento e comunicazione costituiscono 2 categorie distinte, poiché c’è fra loro un rapporto di inclusione.
Notizia e comunicazione: la prima consiste nell’acquisizione di conoscenze, la comunicazione esige la presenza di un’intenzione comunicativa.
Interazione: è qualsiasi contatto avvenga fra 2 o più individui, anche in modo involontario, in grado di modificare lo stato preesistente delle cose fra di loro. La comunicazione può essere definita come uno scambio osservabile fra 2 o più partecipanti, dotato di un certo grado di consapevolezza e di intenzionalità reciproca, in grado di partecipare e di far condividere un certo percorso di significati sulla base di sistemi convenzionali secondo la cultura di riferimento.
1) Funzione proposizionale → organizzare e trasmettere conoscenze fra i partecipanti, in senso generale, poiché le conoscenze sono raccolte, organizzate sotto forma di proposizioni.
2) Funzione relazionale → poiché la rete delle relazioni in cui uno è inserito, è costituita dalla comunicazione. Essa partecipa a:
- Generare e sviluppare una relazione;
- Mantenere e rinnovare;
- Cambiare la relazione;
- Restaurare;
- Estinguere;
L’efficacia relazionale dipende dalla connessione che esiste fra interazione e relazione. L’interazione è una realtà tangibile e consiste in un evento circoscritto in termini temporale e spaziali. La relazione è un modello intangibile che costituisce il prodotto cumulativo della storia delle interazioni [interazione fa parte della relazione – è uno spicchio].
3) Funzione espressiva → è intesa come modalità originale e inconsueta per manifestare pensieri, è alla base della creatività e si fonda su alcuni aspetti:
- La novità;
- La sensibilità soggettiva;
- La comprensibilità;
- La partecipazione, intesa come risonanza cognitiva.
La funzione espressiva consente molteplici e imprevedibili traiettorie di significato.
Capitolo 2 (Dalla comunicazione animale alla comunicazione simbolica)
L’analisi della comunicazione animale pone in evidenza:
- L’antropocentrismo, sottolinea le differenze e discontinuità nei sistemi di comunicazione umana come un’attività privilegiata;
- L’antropomorfismo, che accentua le somiglianze nei differenti sistemi di comunicazione;
Gli esseri umani possiedono un sistema di comunicazione qualitativamente differente [Specificità comunicativa]. Fra le competenze cognitive dei primati non umani abbiamo:
- La costruzione della mappa mentale del territorio;
- Categorizzazione degli stimoli;
- Costruzione e impiego di strumenti;
In modo analogo dimostrano un’elevata conoscenza del mondo sociale in cui vivono. I processi della vita sociale dei primati sono complessi, poiché le loro abilità cognitive vengono a creare un articolato campo sociale.
La conoscenza e padronanza del campo sociale – i primati non umani sanno riconoscere gli individui della propria comunità, e le interazioni sociali implicano la capacità di prevedere le azioni che gli altri faranno in una certa situazione. I primati sono in grado di conoscere le relazioni che intrattengono con i propri consimili. I primati comprendono bene le relazioni fra terzi nelle loro interazioni di gruppo.
Le coalizioni e alleanze – il campo sociale dei primati non umani è caratterizzato soprattutto dalla rete di interazioni cooperative, significativa è la cooperazione per la competizione. Le principali competenze comunicative dei primati non umani sono:
- La comunicazione referenziale, la comunicazione animale, non verbale, è capace di scambiarsi precise informazioni su particolari stati del mondo. Implica l’abilità di formulare il messaggio in modo chiaro e sia l’abilità di riconoscere tale messaggio;
- La comunicazione intenzionale, il segnale inviato dall’emittente implica uno scopo e un certo grado di flessibilità nei mezzi espressivi per raggiungerlo, inoltre l’emittente rivolge il suo messaggio a un ricevente per verificare se ha un qualche effetto su di lui.
Ci si domanda se i primati non umani abbiamo una teoria della mente [ToM]. Essa è sorta nell’ambito della psicologia evoluzionista. La proposero come capacità di <<leggere>> la mente dei consimili di interpretare, spiegare e prevedere il loro comportamento attribuendo a essi stati mentali non direttamente osservabili.
La comprensione dello sguardo degli altri è importante perché tale comprensione implica diverse competenze:
- La capacità di capire lo sguardo come atto mentale di attenzione e di interesse [attenzione referenziale];
- Capire lo sguardo come possesso di un certo numero di conoscenze [atto cognitivo];
- Capire lo sguardo come l’adozione di un certo punto di vista [prospettiva epistamica];
L’auto-riconoscimento allo specchio è stato inteso come un precursore per la genesi della ToM, poiché implica la capacità di avere una rappresentazione della realtà. La condotta e la comunicazione ingannevole – l’inganno, il mimetismo, menzogna nella specie umana. La menzogna intenzionale è caratterizzata da:
- Nel contesto C1 un animale produce un segnale S1 poiché sa che esso causa un cambiamento nel comportamento X dei consimili;
- Consapevolezza del contesto e del segnale inviato;
La menzogna...
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