Introduzione
Aggressività, rabbia, odio
“perversione”
Il sintomo è così polisemico da richiedere diversi punti di osservazione.
= nucleo energetico che fa parte del corredo biologico dell’essere umano.
Aggressività L’aggressività auto o etero diretta, ostile o strumentale, può portare a
comportamenti funzionali o disfunzionali a seconda della capacità del soggetto
di saperla incanalare e contestualizzare. Queste capacità dipendono in gran parte
dalla qualità buona o cattiva dell’esperienza che abbiamo avuto nella prima fase
della nostra vita durante le prime relazioni oggettuali (cioè interpersonali).
Aggressività, irritazione, ira, rabbia, odio
1. Aggressività lo stato affettivo di base che caratterizza l’attivazione
Da un punto di vista psicologico e clinico,
dell’aggressività, nel comportamento quotidiano e nel transfert analitico, è quello della rabbia.
Ma bisogna distinguere tra 2 tipi di aggressività:
Aggressività “spinta verso l’oggetto”
Questa è l’aggressività positiva, propositiva, di sviluppo del Sé, di richiamo, spinta
verso la vicinanza e gli affetti.
Si tratta di una componente della vita di relazione che tende a realizzare la vicinanza
con l’altro, a manifestare i propri bisogni, a raggiungere i propri obiettivi, a mantenere
il possesso di ciò che amiamo, desideriamo, ci serve.
Aggressività “distruttoria” distruzione dell’oggetto
-
mira alla distruzione dell’altro, per motivi alimentari, di potere, di
Questa aggressività
dominio, sadici.
Ad esempio, il bambino al suo primo giorno di scuola che aggredisce la madre quando ella torna
a riprenderlo non la vuole distruggere: la sta rimproverando perché non vuole essere lasciato
solo e la vuole maggiormente vicina a sé.
L’esempio prototipico nel mondo animale è l’attacco del
di aggressività distruttoria, invece,
predatore alla vittima e, nel mondo umano psicopatologico, l’attacco distruttivo e mortale
dell’aguzzino alle sue vittime. In questi casi, non si vuole stare vicino all’oggetto, ma
semplicemente annientarlo, distruggerlo.
↓
Nei casi di relazione sadomasochistica, non è sempre facile distinguere quale tipo di
aggressività sia presente nella relazione: le due forme possono sconfinare l’una nell’altra.
2. Irritazione
L’irritazione è un affetto aggressivo moderato, che segnala però una potenzialità costante per
le reazioni di rabbia. Si presenta in forma cronica e ha come espressione esteriore l’irritabilità.
Dietro queste forme di irritabilità, lamentosità e scontentezze croniche, molti autori vedono
carenze affettive precoci, invidie e traumi relazionali infantili.
3. Ira
L’ira è un affetto più intenso dell’irritazione, di solito più differenziato sia dal punto di vista
cognitivo (si sa chiaramente perché si è irati e cosa si vuole raggiungere), sia dal punto di vista
del tipo di relazione oggettuale che viene attivata.
4. Rabbia – per la sua natura travolgente, il suo “offuscamento” –
Una reazione di rabbia può portare
all’idea errata che la rabbia stessa sia un affetto primitivo, puro, quasi fisiologico.
e clinicamente, invece, l’analisi delle reazioni di rabbia rivela
Psicologicamente sempre una
fantasia sottostante, conscia o inconscia, che implica un rapporto specifico tra un aspetto del Sé
e un aspetto di un “altro significativo”.
Inoltre, è sempre presente una componente cognitiva.
5. Odio
L’odio è un affetto aggressivo complesso.
Differentemente dall’intensità delle reazioni di rabbia e dagli aspetti cognitivi facilmente
mutevoli dell’ira e della rabbia, l’aspetto emotivo e cognitivo dell’odio è cronico e stabile.
Lo scopo di un individuo divorato dall’odio è di distruggere il suo oggetto, un oggetto specifico
sull’oggetto è diretto sia un
della fantasia inconscia, nonché i derivati consci di tale oggetto:
– –
bisogno, sia un desiderio, e la sua distruzione è allo stesso tempo un bisogno e un desiderio
dell’odio).
(paradosso
Il nucleo centrale delle perversioni del sadomasochista, come di altri parafilici, con
deficit di comprensione e di contatto, è rappresentato da una debolezza di fondo, che lo
di avvicinarsi all’altro e di stabilire un contatto emotivo.
rende incapace A seguito di
questo disagio relazionale, il soggetto mette in atto comportamenti che manifestano
fantasie di sfruttamento e di prevaricazione.
↓
Il perverso sviluppa una modalità difensiva di relazione, che diventa una strategia
adattiva per gestire il deficit e colmare il vuoto.
Allo stesso tempo, questa strategia è anche una difesa contro la rabbia e la
l’oggetto.
svalutazione, che rischiano di distruggere
↓
Se si percepisce l’altro nella sua vera realtà, cioè come incomprensibile, giudicante,
abbandonico, svalutato, l’individualità del soggetto verrebbe minata e la rabbia
derivante potrebbe distruggere l’oggetto del desiderio.
Per questo, la perversione necessita della distanza: in quel vuoto, in quella distanza, il parafilico
riversa la sua fantasia di perfezione.
↓
• In quel vuoto, il sadico ottiene controllo e potere, e si riunisce col perduto sé onnipotente.
• fonde, si abbandona nelle mani dell’altro idealizzato, realizzando
Invece, il masochista si
la perduta fusione infantile o riattualizzandone una, solo fantasmaticamente vissuta.
•
La pervasività della perversione
• A volte l’impulso parafilico è talmente pervasivo da divenire indispensabile per il
raggiungimento dell’eccitazione e da invadere altre aree della vita del soggetto, tanto
da comprometterne il funzionamento emotivo e sociale. Infatti, può capitare che, a
seguito dell’attuazione antisociale della perversione (partner non consenziente, lesioni,
furti per ottenere feticci) il soggetto incorra addirittura in sanzioni legali.
• In situazioni più lievi, la perversione si manifesta occasionalmente: sotto stress o in
circostanze particolari.
• Nella forma più “normale” e comune, il soggetto mantiene un funzionamento sessuale
socialmente accettabile, ma raggiunge il pieno appagamento solo con la perversione.
1
Profilo storico e teorico
dei concetti
1. Aggressività e invidia
L’essere umano – come “previsto” filogeneticamente dalla sua –
natura ha bisogno delle
“Sistema
relazioni interpersonali per garantirsi la sopravvivenza: dunque, esiste un istinto (un
Motivazionale”) ad andare verso gli altri e soprattutto verso relazioni con “altri significativi”,
cioè figure più importanti, selettivamente scelte dal bambino.
↓
• Nella Teoria dell’attaccamento:
Attaccamento = Sistema Motivazionale primario e autonomo
Sin dalle prime fasi dello sviluppo, saranno le relazioni che il bambino instaura a incoraggiare il
processo che lo condurrà, gradualmente, alla costruzione della propria identità e della
percezione di sé.
Se le relazioni sono sufficientemente buone ed assicurano l’adeguato supporto al
bambino, gli consentono di sviluppare un attaccamento sicuro verso chi si prende cura
di lui.
Se queste relazioni sono insufficienti, distratte, carenti o patologiche, possono condurre
il bambino a percezioni disfunzionali e a comportamenti devianti ed autodistruttivi.
↓ Motivazionale aggressivo”)
Esiste un nucleo aggressivo (“Sistema che si attiva in
maniera disfunzionale ed eccessiva quando le relazioni primarie e le cure parentali non
sono sufficienti, diventando aggressività auto ed etero diretta.
“ad gredior”,
Aggressività = dal latino che significa andare verso.
↓
Andare verso gli altri, verso le conquiste della vita, verso la realizzazione di sé: in
questi casi, l’aggressività è forza vitale e positiva che, sin dalla nascita, promuove il
l’autonomia e l’esplorazione, ed è anche la spinta a
movimento del bambino verso
mettersi in relazione con l’altro. → Aggressività come pulsione sana e funzionale ai
bisogni di crescita del bambino (Winnicott)
Dunque, il bambino, durante la crescita, sperimenta la sua ambivalenza verso gli oggetti
d’amore: li ama e li desidera, ma anche li aggredisce, per averli, per punirli o per eliminarli.
↓
Se questi “sopravvivono” al suo odio e alla sua aggressione, se lo accolgono e lo amano con
fermezza, il bambino impara a conoscere e tollerare la sua aggressività.
si fonda sulla frustrazione, sulla rabbia, sull’ostilità e sulla
Ma, se la relazione genitore-bambino
carenza d’affetto, il mondo interno – –
con la sua crudeltà e il suo odio diventa irriconoscibile e
intollerabile e l’aggressività viene scissa e proiettata all’esterno, nel mondo oggettuale.
L’odio rappresenta l’affetto nucleare di severi stati psicopatologici come i gravi
disturbi di personalità, le perversioni, le psicosi.
In questi casi, l’odio deriva dalla è l’affetto primario intorno al quale si
rabbia, che
raccoglie la pulsione dell’aggressività.
↓
• La funzione primordiale della rabbia è quella di eliminare una fonte di dolore o
di irritazione.
• Successivamente, una funzione evolutiva della rabbia è quella di eliminare un
ostacolo alla gratificazione.
• In una fase ancora successiva dello sviluppo, le reazioni di rabbia possono
essere un tentativo disperato di ristabilire un senso di autonomia di fronte a
situazioni molto frustranti, percepite inconsciamente come l’attivazione
minacciosa di relazioni oggettuali persecutorie “completamente cattive”.
Ad oggi, la ricerca specifica a disposizione sul disturbo sadomasochistico di personalità è molto
esigua: perciò, i contributi sul sadomasochismo sono integrati in due disturbi ad esso
intrinsecamente connessi, il sadismo e il masochismo.
↓
• Sadismo = Indica un atteggiamento in cui il soggetto trae godimento dalla sofferenza
che infligge agli altri. Oltre che una perversione, il sadismo può essere anche un tratto
del carattere: sadico è chi si compiace del suo essere spietato.
• Masochismo = Indica un atteggiamento in cui il soggetto trae godimento dalla
sofferenza che riceve dall’altro. Anche in questo caso, può essere un tratto caratteriale:
masochista è chi prova piacere nei maltrattamenti, nelle umiliazioni e nella sofferenza.
mostrano l’alternarsi di comportamento masochistico e
Gli individui sadomasochistici
di comportamento sadico verso lo stesso oggetto.
Questi individui “alternano comportamenti autoavvilenti, autodegradanti e
autoumilianti ad attacchi sadici verso gli stessi oggetti di cui sentono di avere bisogno e
con i quali si sentono profondamente coinvolti”.
Il concetto di sadismo è stato introdotto da Krafft-Ebing.
Nella letteratura scientifica, il comportamento sadico è stato associato e confuso con
quello antisociale. Solo nel tardo XIX secolo, Krafft-Ebing, analizzando il contenuto
delle novelle del marchese De Sade, che decantavano l’esercizio della crudeltà e della
dominanza, associati a piacere sessuale, introduce il termine di sadismo.
Anche il termine masochismo fu introdotto da Krafft-Ebing.
Egli lo fece derivare dal nome di Leopold von Sacher Masoch, un romanziere i cui
personaggi traevano piacere erotico da maltrattamenti e umiliazioni.
Nel 1996, Millon propone che il disturbo sadico sia considerato come una
sottocategoria del disturbo antisociale. Inoltre, descrive le caratteristiche tipiche del
sadico:
• Bassa tolleranza alla frustrazione
• Accentuata distruttività
• Marcati sentimenti di colpa
• Potenti energie esplosive di natura aggressiva
• Controllo e operazioni difensive
• Soddisfazione e piacere nel fare male agli altri
Nel 1987, il disturbo sadistico viene introdotto nel DSM come categoria diagnostica
che richiede ulteriori studi.
Qui, il sadismo viene distinto sia dal disturbo antisociale, sia dal sadismo puramente
sessuale.
la caratteristica di questo disturbo è:
“Una modalità pervasiva di comportamento crudele, umiliante ed aggressivo diretto
verso gli altri”.
Inoltre, fra i fattori predisponenti:
• Aver subito violenze fisiche, sessuali o psicologiche
• Essere stati educati in una famiglia in cui uno dei coniugi veniva trattato in modo
violento
Nel 1994, con la pubblicazione della IV edizione del DSM, il termine viene omesso e
“parafilia”,
viene inserito come a causa della minima prevalenza della categoria
rilevata a livelli clinico.
Kernberg
Partendo dal presupposto che il comportamento antisociale e psicopatico potesse essere
visto come una variante primitiva del continuum del “disturbo narcisistico di
personalità”, Kernberg delineò all’interno di tale continuum disturbi caratterizzati da
comportamenti antisociali tra cui il disturbo sadomasochistico.
Kernberg ha distinto 3 livelli di gravità dei pazienti:
1. Nevrotico di realtà resta integro, al
2. Borderline (nel paziente borderline l’esame
contrario del paziente psicotico)
3. Psicotico
Inoltre, ha diviso le strutture di personalità borderline in:
Personalità borderline “alte”
1. (ad alto funzionamento)
Personalità borderline “basse”
2. (a basso funzionamento)
il sadomasochismo all’interno delle personalità borderline “alte”.
Ha inserito
Nel 1991, è stata dedicata una tavola rotonda dell’American Psychoanalytic
Association al sadomasochismo nelle perversioni. l’eccitazione sessuale è
Pulver = Si può parlare di perversioni quando per raggiungere
obbligatorio fare ricorso a fantasie erotiche e comportamenti che non hanno come
oggetto il rapporto genitale. Tuttavia, una dose di fantasia perversa può essere comune.
Trattabilità con la psicoterapia
Stone
Gli individui sadici non possono trarre vantaggio dalla psicoterapia, poiché il disturbo
dell’attaccamento manifestato nel trattare le altre persone come oggetti con cui
divertirsi, anziché come soggetti da amare e rispettare impedisce lo sviluppo della
capacità di creare una alleanza terapeutica.
Le forme sadomasochistiche meno gravi, invece, risultano più trattabili.
Infatti, in questo caso, vi è una difficoltà a fare esperienza di una relazione sessuale
funzionale, reciproca e soddisfacente con un pari.
Medard
Ha affermato che i soggetti che presentano il disturbo sadomasochistico sono persone
che, a causa di specifici fattori traumatici vissuti nell’infanzia, si ritrovano
impossibilitati ad approcciarsi alla vita sessuale in modo sano.
L’atto sadomasochistico scaturisce, secondo Medard, da un profondo bisogno di dare e
ricevere amore, comune a tutti gli esseri umani, il cui soddisfacimento viene impedito
da una sorta di insensibilità (insensibilità fisica nel masochista, insensibilità percettiva
nel sadico). Il sadomasochista cerca di eliminare tale insensibilità infliggendo o
procurandosi il dolore, con lo scopo di sentire “emotivamente viva” e umana la
relazione interpersonale, che altrimenti verrebbe vissuta come fredda, insensibile,
inesistente.
↓
Dunque, tra sadismo e masochismo esiste una relazione complementare e simmetrica:
questi disturbi sono due facce della stessa medaglia.
De Masi
In Italia, ad occuparsi di perversioni è stato soprattutto De Masi.
La perversione sadomasochistica. L’oggetto e le teorie,
In De Masi ha differenziato (a
differenza di Kernberg) la perversione sadomasochistica da altre condizioni come le strutture
borderline e psicotiche, nelle quali le perversioni svolgono funzioni difensive finalizzate ad
evitare l’angoscia e a mantenere l’integrità psichica.
Egli afferma che la perversione sadomasochistica è antirelazionale ed antierotica.
dominio sull’oggetto e nel trionfo che ne deriva.
Lo scopo del perverso consiste nel
Egli ritiene che la perversione sia completamente slegata dalla sessualità: anzi, ai fini della
comprensione, secondo De Masi, è più utile dirigere lo sguardo verso l’aggressività.
Il sadomasochismo è l’espressione della sofferenza come modo per dare un significato
agli eventi negativi della vita. In particolare:
↓
• Masochismo = forma introiettata di espiazione, di punizione verso se stessi.
• proiezione dell’espiazione, “punisco gli altri al posto di me stesso”.
Sadismo =
2. Caratteristiche cliniche e di sviluppo
Disturbo sadomasochistico = Spiegato come comportamento innato o una specifica
reazione ad arcaiche frustrazioni e umiliazioni.
dell’attività sadomasochistica deriva da:
Il piacere che si acquisisce nel procurare o nell’infliggersi sofferenza.
Senso di potenza
Secondo alcuni autori, il sadomasochismo è sia una difesa sia un tentativo di
riparazione nei confronti di una grave perdita o mancanza affettva.
↓
Lutto non elaborato
che induce i soggetti a pensare che non ci sia nessuno da amare e nessuno da cui essere
amati.
Dunque, l’unica possibilità resta quella di mettere in scena questi fantasmi ostili e
persecutori senza che sia possibile, nella ripetizione compulsiva, alcuna elabora
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