Estratto del documento

Psicologia della maternità

Introduzione: la nascita tra biologia e cultura

La nascita è un evento che ha molti protagonisti (bambino, madre, padre, loro famiglie, società, specie umana). La specie si garantisce la sopravvivenza, la società si assicura la continuità, l'individuo si proietta nel futuro. La riproduzione è fondamentale per l'esistenza umana, per cui in ogni cultura è regolamentata: ogni società elabora una serie di prescrizioni e norme (tradotte in politiche sociali) volte a controllare il processo. È un evento che riguarda l'individuo che a un certo punto sceglie se, quando, quanti figli generare; queste scelte personali sono influenzate da componenti ideologiche, economiche, religiose e motivazioni personali. Oggi grande risonanza emotiva rispetto al problema dell'infertilità: diffusione delle nuove tecniche di riproduzione assistita che amplificano la possibilità di controllo esterno e aprono problemi di bioetica. La società controlla anche le circostanze e i luoghi in cui nascono i figli (le decisioni individuali sono modellate da prescrizioni sociali). La nascita è un fatto biologico, un evento culturale, ricco di implicazioni psicologiche, sociali, storiche, economiche che può essere analizzato in prospettiva individuale, familiare o di gruppo.

Le culture della nascita

La nascita come rito di passaggio

In tutte le culture la nascita è un evento speciale che trascende il semplice fatto fisiologico e riveste profonde implicazioni simboliche e sociali; da essa dipende la sopravvivenza e perpetuazione della specie umana. Tutte le nascite avvengono in una società, sono oggetto di cure e rituali specifici indicativi del sistema di valori prevalenti. In nessun contesto culturale la nascita è affidata esclusivamente alla gestione dei singoli: in tutte le epoche e popolazioni è inquadrata in un complesso di credenze/pratiche rituali basate sul contesto sociale. Ogni società elabora rituali specifici che consentono di generalizzare le esperienze, imponendo una particolare interpretazione e mettendole in relazione con una più ampia simbologia; sono finalizzati ad accompagnare le fasi di transizione che marcano il passaggio da uno stato all'altro. Questi riti si articolano in tre fasi:

  • Separazione: il soggetto è separato dal gruppo di appartenenza per entrare in una fase di transizione.
  • Transizione: fase di sospensione in cui si subiscono profonde trasformazioni.
  • Reinserimento: il soggetto è inserito nel gruppo corrispondente al nuovo stato sociale.

La nascita è stata fatta oggetto di riti che costituiscono ovunque un'esperienza fondamentale per la donna che muta il suo ruolo in quello di madre; gravidanza e parto sono visti come periodi di accresciuta vulnerabilità, per cui ogni comunità umana ha elaborato un sistema di procedure ad alto contenuto simbolico con cui la donna viene accompagnata (separazione della donna incinta dalla società, transizione della gravidanza, riti che sanciscono il nuovo ruolo sociale della madre e reintegrazione della donna nel gruppo). La ritualizzazione del processo di nascita presente in tutte le società umane ha soprattutto la funzione di sedare l'ansia implicita in un evento non totalmente governabile che mantiene un margine di rischio e imprevedibilità, ma che consente anche di trasmettere il sistema di valori dominanti (pratiche con un elevato contenuto simbolico che consentono di iscrivere l'esperienza individuale della donna in un contesto definito culturalmente).

I rituali praticati nelle culture tradizionali sono focalizzati sulle funzioni corporee e tendono a stimolare i processi fisiologici; l'obiettivo è favorire l'espulsione rapida e sicura del bimbo (mente e corpo in armonia). Il dolore è considerato componente fondamentale dell'evento, per cui non è evitato. Nelle culture moderne la sofferenza è un grosso tabù, le pratiche della nascita sono finalizzate al controllo del dolore (l'obiettivo è separare la mente dal corpo, distrarre l'attenzione dalle contrazioni, esercitare il controllo sulle reazioni corporee). In molte culture tradizionali la vera protagonista è la donna, in quelle occidentali è il bambino.

Nascere nelle culture tradizionali

Ogni società elabora idee culturalmente condivise sullo sviluppo del feto, gestione della gravidanza, comportamento della donna al travaglio, persone coinvolte. Il parto è un evento sociale che promuove una nuova identità della donna, ridefinisce il rapporto moglie/marito e con la comunità di appartenenza.

  • Il concepimento: in molte culture la prima gravidanza ha status sociale marginale (fase di transizione che la rende impura, potenzialmente pericolosa per chi la circonda, ma anche minacciata da influenze malvagie); è in contatto col mondo del sacro, può essere posseduta da spiriti, avere poteri straordinari.
  • Dopo il primo trimestre: le prescrizioni culturali si intensificano, credenze diffuse per cui certe esperienze della donna possano influire sulla gravidanza (cibi, oggetti, sentimenti); presso tutte le culture tradizionali la conoscenza empirica del processo riproduttivo è tabù.
  • Il parto: procedure di travaglio e parto legate a varie simbologie, utilizzate per collegare l'esperienza del momento a valori permanenti, fornendo così alla nascita un modello di riferimento e significato. La cultura prescrive luoghi, modalità di assistenza, posizione del parto: ovunque la donna è aiutata da altre donne, spesso figure quasi istituzionalizzate (levatrici) o semplicemente madre/suocera. Il percorso della nascita si conclude con riti di purificazione con cui la donna è gradualmente riconosciuta nel nuovo status di madre e reintrodotta nel gruppo sociale.
  • Il bambino: i rituali che riguardano il bimbo seguono uno schema: iniziale separazione (recisione cordone), periodo di transizione (isolamento e necessaria protezione), introduzione del bambino nella comunità. L'osservazione di un periodo di isolamento madre/bambino è un modo con cui la cultura salvaguarda e attribuisce calore rituale al periodo del primo attaccamento.

Il parto tra passato e presente

Dalle prime testimonianze storiche, le cure della donna in maternità sono affidate ad altre donne (prima dell'industrializzazione, anche nelle società occidentali). La levatrice è inizialmente colei che aiuta a partorire, sempre della comunità, poi il suo ruolo è ritualizzato, acquisisce una funzione sociale con precisi compiti. Il mestiere non si basa su una conoscenza teorica dell'anatomia femminile ma sull'esperienza diretta e sugli insegnamenti di una comare più anziana (non più giovane, già madre, dotata di determinati requisiti fisici: forza, resistenza fisica, mani piccole). La levatrice deve essere una donna universalmente accettata e stimata dall'intera comunità, in grado di occuparsi sia dell'aspetto pratico che spirituale della nascita, di fornire assistenza psicologica alla gestante e famiglia.

Nel corso dei secoli il ruolo diventa più rilevante fino a svolgere molti compiti complementari (consigli ginecologici, alimentazione, allattamento). Con la riforma cattolica del Concilio di Trento (1545-63) la Chiesa avvia una stretta sorveglianza sulle levatrici per assicurarsi il controllo sulla comunità femminile.

Nel 1700 l'ostetricia diventa scienza: il potere delle levatrici è contrastato, iniziano a comparire scuole per levatrici e per la prima volta l'assoggettamento della maternità al dominio medico; gli uomini istruiscono le donne sul parto. Dalla metà del 1700 si diffondono in Europa e America molti centri di maternità presso gli ospedali, ma nonostante la diffusione della spinta alla medicalizzazione fino a fine 1800 la levatrice continua a essere la figura più presente nell'assistenza e la casa è ritenuta il luogo più adatto.

Nell'800 si diffondono nuove tecniche (es. forcipe), ma inizialmente creano problemi perché la morale dell'epoca impedisce ai medici l'esplorazione dei genitali femminili. Fino a tutto l'800 il processo di nascita è affrontato come evento naturale di fronte a cui è opportuno che il mondo maschile resti estraneo. Il vero passaggio della nascita dall'ambiente familiare alla struttura ospedaliera avviene a inizio 900 con l'articolazione della medicina.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 14
Riassunto esame Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, prof. Giani Gallino, libro consigliato Psicologia della maternità, di Scopesi, Viterbori Pag. 1 Riassunto esame Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, prof. Giani Gallino, libro consigliato Psicologia della maternità, di Scopesi, Viterbori Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, prof. Giani Gallino, libro consigliato Psicologia della maternità, di Scopesi, Viterbori Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari, prof. Giani Gallino, libro consigliato Psicologia della maternità, di Scopesi, Viterbori Pag. 11
1 su 14
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Giani Gallino Tilde.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community