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graduale costituzione della propria personalità. -> Se ciò non avviene si avranno degli

squilibri che possono portare problemi di varia natura.

La psicopatologia è quindi determinata da squilibri tra le forze delle istanze psichiche,

che derivano, a loro volta, da fattori ambientali e costituzionali.

Gravi disturbi di personalità: Secondo l'autrice essi derivano da mancanze strutturali

nell'evoluzione delle difese, nel test di realtà, nella tolleranza all'angoscia, nel Super Io, e

sono dovutia disarmonie evolutive.

- Disturbi borderline di personalità: incapacità di arrivare ad un giusto

compromesso;

- Disturbo narcisistico: precoce deprivazione emotiva.

Margaret Mahler

Il suo modello considera le relazioni oggettuali e il Sè come derivante dalle vicissitudini

instintuali.

Sostiene che la nascita biologica del bambino e la nascita psicologica dell'individuo non

coincidono nel tempo.

Pensa che il bambino passi da una fase di "autismo normale", ad un "periodo simbiotico",

per arrivare al processo di separazione - individuazione, comprendente quattro fasi:

1. sottofase di differenziazione: dal quarto al quinto mese.

2. sottofase di sperimentazione: dal nono al quindicesimo - diciannovesimo mese.

3. sottofase di riavvicinamento: dal quindicesimo - diciottesimo al ventiquattresimo mese.

4. sottofase della costanza oggettuale: dal terzo anno.

Le personalità narcisistiche, secondo la Mahler, mancano di "libido narcisistica", cioè di

sana autostima, a causa di una mancanza di accudimento da parte della madre nella fase

simbiotica, in quella di sperimentazione e in quella di riavvicinamento. Tutto questo porta

ad un crollo dell'onnipotenza del bambino, con una conseguente fissazione ad essa.

Le personalità borderline hanno avuti problemi nella sottofase di riavvicinamento,

periodo critico per la formazione del carattere: la madre ha, infatti, risposto con

aggressività al ritorno del figlio. Questa fa sì che, poi, il bambino sviluppi un continuo

timore e desiderio di fusione con la madre, scissioni di rappresentazioni di Sè e

dell'oggetto, e una continua ricerca della madre "totalmente buona".

Alcuni studi fatti nell'ambito dell'infant research mettono fortemente in dubbio alcuni

elementi del modello evolutivo mahleriano:

• Milton Klein (1981), ad esempio, ha provato come i bambini, in realtà, siano

sensibili fin da piccolissimi a stimoli esterni come la voce e il viso umano.

• Fonagy, Target e Moran (1993), però, sostengono la teoria della Mahler da un

punto di vista psicologico, sottolineando come il bambino molto piccolo nn sia

consapevole ancora dei propri e altrui stati mentali. Un'unità simbiotica

intersoggettiva, quindi, può essere reale, ma riguardare solo il livello delle

rappresentazioni mentali.

Joseph Sandler

Allievo di Anna Freud, ha tentato di integrare il modello strutturale con quello delle

relazioni oggettuali. Il suo lavoro è fondato su quello di Piaget (1936), sul concetto di

rappresentazione del Sè della Jacobson (1954) e sulla nozione di schema corporeo di

Head.

Rappresentazione interna delle relazioni oggettuali: insieme di aspettative relative alla

presenza della madre e delle sue attività. Le difese riorganizzano i contenuti del mondo

rappresentazionale.

Sandler ha proposto come elemento centrale della terapia psicoanalitica della

motivazione gli stati affettivi invece che l'energia psichica.

Ha introdotto il concetto di sfondo di sicurezza, all'interno del quale lo scopo dell'Io è

massimizzare la sicurezza e la protezione piuttosto che evitare l'angoscia.

I sentimenti influenzano i valori legati alle rappresentazioni mentali, che possono essere

positivi, negativi o entrambi, e possono determinare, quindi, diversi disturbi.

Sandler sostiene che i pazienti creino relazioni di ruolo e agiscano sul mondo esterno per

realizzare una fantasia inconscia, con specifici bisogni e desideri. L'analista dovrebbe

accettare questo ruolo assegnatogli e avere una "risonanza liberamente fluttuante".

Le wishful fantasies (fantasie di desiderio) sono rappresentate come interazioni fra il Sè

e l'oggetto e hanno lo scopo fondamentale di produrre uno stato emotivo "buono",

prendendo le distanze da uno "cattivo".

I tratti del carattere sarebbero strutture consolidate di risonanza di ruolo, con lo scopo di

attualizzare la rappresentazione di una relazione desiderata, che a sua volta deriva da una

rappresentazione nella fantasia inconscia.

Joseph e Anne Marie Sandler hanno proposto un quadro di rifornimento che permette di

distinguere due aspetti del funzionamento inconscio:

1. inconscio passato: il bambino dentro l'adulto, cioè relazioni infantili, fantasie

inconsce, desideri realizzati e non. Sono rappresentazioni poco elaborate, immutabili e

non accessibili alla coscienza.

2. inconscio presente: fantasie e pensieri inconsci attuali; rappresentazioni meno

soggette a censura, assegnate anche al Super-Io. Orientato al presente.

La distinzione dei tre sistemi della mente ha delle importanti implicazioni cliniche:

1. il primo sistema rappresenta la continuità tra passato e presente, fondato su aspetti

infantili del Sè e quindi non capaci di adattamento.

2. il secondo sistema subisce, invece, degli adattamenti a causa dei conflitti e

dell'angoscia innescati dall'inconscio passato. L'interpretazione riuscirà più facilmente ad

entrare in contatto con il materiale contenuto in questo secondo sistema.

Nei disturbi nevrotici troviamo i fenomeni ossessivi, che nei bambini sono visti come

regressione e fissazione al secondo e terzo anno di vita, in risposta alla richiesta di

abbandonare l'onnipotenza. La depressione si ha quando non si riesce ad affrontare il

dolore della perdita dell'oggetto con una giusta scarica di aggressività. Il trauma può

avere conseguenze gravi sull'individuo quando la condizione post-traumatica in cui si

trova è negativa.

Identificazione proiettiva: il paziente cerca di modificare il comportamento dell'analista

perchè si conformi alla rappresentazione distorta.

Introduzione alla teoria delle relazioni oggettuali

La teoria delle relazioni oggettuali è di gran lunga troppo composita per avere un'unica

definizione consensuale. Es. Greenberg e Mitchell usano il termine per riferirsi a tutte le

teorie "che riguardano o studio delle relazioni tra persone esterne reali e immagini e

residui interni di relazioni con esse e del significato di questi residui per il funzionamento

psichico".

Le teorie delle relazioni oggettuali variano lungo diverse dimensioni:

- quelle che rappresentano un movimento inteso a sostituire completamente gli

approcci basati sulle teorie personali (scuole interpersonali - relazionali).

- quelle costituite a partire dalle teorie delle pulsioni (Winnicot).

- altre derivano la teoria pulsionale dall'approccio delle relazioni oggettuali

(Kernberg).

Le teorie delle relazioni oggettuali differiscono anche nella misura in cui descrivono una

serie di meccanismi che sono responsabili del funzionamento della personalità:

- negli approcci che si richiamano alla teoria generale dei sistemi, alla base della

teoria è il meccanismo mentale sotteso alle rappresentazioni di relazioni interiorizzate

(Stern).

- nei modelli della psicologia del Sè, le relazioni oggettuali sono semplicemente

un possibile percorso verso una psicologia di quest'ultimo costrutto (Bacal).

Le teorie delle relazioni oggettuali condividono diversi assunti, che includono:

a. che le patologie gravi abbiano origini pre-edipiche;

b. che il pattern di relazione con oggetti divenga sempre più complesso con il

procedere dello sviluppo;

c. che gli stadi di quest'ultimo rappresentino una sequenza maturativa che si

mantenga attraverso le culture, ma che può, tuttavia, essere distorta da esperienze

personali patologiche;

d. che i primi pattern di relazione con l'oggetto siano ripetuti ed in un certo senso

fissati durante tutta la vita;

e. che inferenze di queste relazini a livello evolutivo conferiscano la propria

impronta alla patologia;

f. che le relazioni dei pazienti verso il loro terapeuta forniscano uno spiraglio

attraverso il quale è possibile esaminare gli aspetti sani e patologici dei primi

pattern relazionali.

Andrè Green

L'approccio francesce costituisce un compromesso fra la tradizione freudiana e quella

delle relazioni oggettuali.

Green può essere definito un postlacaniano - Lacan distingue il significante (la parola)

dal significato (la matrice di senso a cui il significante si riferisce); nella mente, differenti

tipi di significanti sono associati a differenti sistemi rappresentazionali.

Green sostiene che pulsioni, affetti, "rappresentazioni di cosa" (oggetti fisici direttamente

esperiti), rappresentazioni di parole, ecc. possano essere distinti nei termini di differenti

tipi di significanti (sistemi simbolici) che essi usano nell'attività di rappresentazione. Nei

termini di Green, si tratta dell'eterogeneità del significante. Le comunicazioni dei pazienti

rivelano l'azione reciproca di una molteplicità di canali di significazione, alcuni

rappresentazionali, altri affettivi e altri ancora legati a stati corporei, acting out,

affermazioni di realtà, processi di pensiero e così via.

Green fa luce sulla complessità delle strutture temporali del discorso e sfida l'apparente

linearità della temporalità. La causazione psichica non è soltato regressiva, ossia i

problemi dell'individuo non sono necessariamente radicati nel passato. L'organizzazione

psichica non cessa mai di modificarsi con il passare del tempo. Il trauma non è nel

passato, ma può essere nel presente in interazione con il passato.

La concezione del tempo di Green e il suo modello di sviluppo psicologico sono

incompatibili con gli assunti fondamentali della psicologia evolutiva: l'accumulo di rischi

evolutivi che deriva dall'esperienza e il privilegio accordato all'esperienza primaria, come

se quest'ultima fosse una sorta di piccolo manuale delle risposte che verranno fornite

negli incontri futuri.

Il modello Klein-Bion

Melanie Klein

Il lavoro di Melanie Klein combina fra loro il modello strutturale e un modello evolutivo

interpersonale, fondato sulle relazioni oggettuali.

Ha sviluppato il concetto di oggetti interni e di mondo interno, che, ben lungi dall'essere

una replica del mondo esterno, è costituito attraverso i meccanismi di introiezione e

proiezione, attivi fin dall'inizio della vita.

Lo studio dei processi introiettivi e proiettivi ha condotto ad una riformulazione degli

stadi evolutivi dell'Io e del Super-Io (Es. l'arricchimento dell'Io attraverso l'introiezione e

il suo impoverimento attraverso la proiezione del Super-Io).

Il modello è interpersonale o relazionale in quanto collega lo sviluppo dell'Io e degli

oggetti interni alle relazioni interpersonali.

Nel modello kleiniano la psiche umana assume due posizioni fondamentali:

schizoparanoide e depressiva.

- Nella posizione schizoparanoide, la psiche è in relazione con oggetti parziali

invece che con oggetti interi. Le relazioni con oggetti importanti, come a.e. i caregiver,

sono scisse in relazione con un oggetto persecutorio e uno idealizzato; l'Io - il Sè - è

scisso allo stesso modo. Il Super-Io schizoparanoide è scisso tra un ideale dell'Io

eccessivamente idealizzato, esperito con onnipotenza narcisistica e il Super-Io

estremamente persecutorio degli stati paranoidi.

- Nella posizione depressiva, la relazione è con genitori integrati, sia amati, sia

odiati, e anche l'Io è più integrato. Nella posizione depressiva il Super-Io è un oggetto

d'amore ferito, con caratteristiche umane. Il conseguimento di questa posizione è intesa

come il processo centrale e il compimento dello sviluppo del bambino.

Le due posizioni sorgono da stadi evolutivi: prima la schizoparanoie e poi il depressivo,

la maturità implica la presenza predominante della posizione depressiva.

Bion

Bion è stato il primo a sottolineare che la posizione depressiva non è mai conseguita in

modo permanente. In realtà, il termine posizione suggerisce una permanenza che questo

stato della mente raramente possiede.

L'influenza di Bion, in particolare, ha focalizzato l'interesse sui meccanismi mentali

primitivi, qualunque sia lo stadio di sviluppo raggiunto.

In questo modello è centrale il concetto di "identificazione proiettiva": questa comporta

l'esternalizzazione di segmenti dell'Io ed il tentativo di ottenere il controllo su questi

aspetti indesiderati attraverso un comportamento spesso altamente manipolatorio nei

confronti dell'oggetto.

- Melanie Klein definisce l'identificazione proiettiva come una fantasia inconscia

infantile, per mezzo della quale il bambino è in grado di ricollocare le esperienze

persecutorie separandole (scissione) della propria autorappresentazione e facendola parte

di un altro oggetto.

- Bion suggerisce una distinzione tra identificazione proiettiva normale, nella

quale sono esternalizzati aspetti meno patologici del Sè e che può sottendere la normale

empatia e la comprensione, e l'identificazione proiettiva più patologica, collegata sia

all'assenza della prima che della seconda. Una straordinaria intuizione di Bion è il

riconoscimento che l'identificazione proiettiva non è una difesa o una fantasia, come ha

ritenuto la Klein, bensì un processo interpersonale: il Sè si libera di sentimenti penosi

evocandoli in un altro Sè. L'altra persona deve avere un'esperienza psicologica che il Sè

non può permettersi di avere. Questo fenomeno spiega in quale modo l'identificazione

proiettiva possa essere usata per comunicare. Bion ha anche evidenziato il bisogno di

identificazione proiettiva nell'infanzia, un periodo in cui il bambino è incapace di

assorbire tutte le proprie esperienze intense. Proiettando gli elementi non elaborati in

un'altra mente umana (un contenitore) che può accettarli e trasformarli in significati, la

mente del bambino può farvi fronte. L'assenza di un contenitore adeguato rende

l'identificazione proiettiva un processo patogeno di evacuazione. Il bambino è allora

abbandonato a livelli di angoscia che lo sopraffanno e forzato a negare la realtà, o perfino

diventare psicotico.

La malattia psicologica segnala il predominio della posizione schizoparanoide, mentre la

salute comporta la stabilizzazione della struttura depressiva, e la promozione di sviluppo

e stabilità. L'"angoscia persecutoria" scaturisce quando si percepisce che l'"oggetto

cattivo" minaccia l'Io. L'eccesso di angoscia conduce alla frammentazione, provocando le

tipiche paure schizoidi di annichilimento e di disintegrazione.

Le idee della Klein hanno provocato numerose discussioni e alimentano un certo disagio.

Ciò che preoccupa maggiormente è l'attribuzione di capacità psicologiche adulte ai

bambini ed anche il fatto che la Klein faccia risalire la patologia a stadi molto precoci.

Nevrosi ossessiva: intesa come difesa contro l'angoscia psicotica primitiva. I problemi

nevrotici sono visti principalmente come conseguenze di angosce depressive irrisolte.

- Secondo Rosenfield, gli stati narcisistici sono caratterizzati da relazioni

d'oggetto onnipotenti e da difese che negano la separatezza e l'integrità dell'oggetto.

Esistono due forme di narcisismo: narcisismo libidico, ovvero l'idealizzazione di se

stesso attraverso l'introiezione onnipotente e/o l'identificazione proiettiva dell'oggetto

buono e narcisismo distruttivo, ovvero l'idealizzazione delle parti distruttive onnipotenti

del Sè che non tollera la dipendenza e scredita qualsiasi proposta di affetto sincero.

Modelli di condizioni borderline. La condizione schizoparanoide è il modello del

funzionamento borderline di personalità:

a. nelle relazioni d'oggetto, la scissione predomina sulla rimozione.

b. non può esservi alcun genuino sentimento di tristezza, lutto o senso di colpa.

c. l'identificazione proiettiva predomina.

Bion afferma che la scissione è sia una causa sia una conseguenza della difficoltà del

soggetto borderline di mantenere una visione ambivalente e bilanciata sia del Sè sia

dell'oggetto.

La scuola "indipendente" della psicoanalisi britannica

La scuola indipendente non fa riferimento a un unico caposcuola o a un unico teorizzatoe.

A strutturare la teoria in maniera sistematica furono Fairbain e Guntrip, ma i contributi

più significativi vennero da Balint, Winnicot, Khan, Klauber e Bonas.

Il contributo maggiore è stato fornito dall'esplorazione dello sviluppo infantile e delle

influenze ambientali nel facilitare o disturbare il percorso del bambino dall'iniziale

dipendenza assoluta alla completa indipendenza.

- Fairbain modificò le idee sui processi di interiorizzazione, che concentualizzò

come bipolari e costituiti da un frammento dell'Io e da un oggetto interno (una parte della

rappresentazione del sè in rapporto specifico con una rappresentazione dell'oggetto). Il

fatto che gli Indipendenti si siano concentrati sul primo sviluppo li ha portati ad

allontanarsi dal modello strutturale fondato sulla pulsione libidica, per orientarsi verso

una teoria "Sè-oggetto".

Balint

Balint mette in discussione il concetto di narcisismo primario: secondo lui viene prima il

desiderio di essere amato, che è innato. Il bambino crede che l'oggetto esiste in quanto

parte indifferenziata del Sè destinata ad amarlo. Si tratta di una mancata differenziazione

dei primi oggetti, che non vengono percepiti come frustranti. Il bambino crede che questi

oggetti esistano per lui e che non abbiano una propria ragion d'essere; l'Io ha un

atteggiamento di onnipotenza nei loro confronti. Il verificarsi di un grave trauma prima

che si sia stabilita la differenziazione tra il Sè e l'oggetto genera un difetto fondamentale

nella struttura della psiche. Il difetto fondamentale rappresenta il fondamento evolutivo di

un disturbo di personalità.

Balint identifica due meccanismi difensivi caratteristici nella gestione dell'angoscia da

parte del bambino:

• Tendenza ocnofilica: amare ogni nuovo oggetto, fino a prevenire a una profonda

dipendenza nei suoi confronti.

• Tendenza filobatica: evitare l'attaccamento agli oggetti e nell'apprezzare gli spazi

che li separano.

Donald Winnicot

Le formulazioni di Winnicot ebbero un impatto molto forte: egli lavorava tanto con i

bambini che con le loro madri, quanto con adulti affetti da gravi disturbi di personalità e

questo si riflette nel suo modello psicoanalitico di sviluppo. Il bambino evolve dall'unità

madre - figlio, che ha tre funzioni che facilitano uno sviluppo sano:

• HOLDING - integrazione: fornisce la cornice per integrare amore e aggressività,

rendendo tollerabile l'ambivalenza e permettendo che emerga la sollecitudine.

• HANDLING - personalizzazione: ambiente "attivo e adattivo" che contribuisce

all'integrazione degli stati corporei e mentali, strutturando il processo di

personalizzazione.

• OBJECT - RELATING.

Winnicot introduce anche la nozione di fenomeni transizionali: la copertina preferita può

servire a calmare il bambino perchè viene stretta nel momento in cui quest'ultimo allucina

l'allattamento e viene associata all'atto di evocare la madre (e il seno) in sua assenza.

Viene usato il termine transizionale perchè facilita il passaggio da uno stato di

onnipotenza illusoria, in cui il bambino ha la sensazione di creare l'oggetto con cui si

rapporta, a uno stato di percezione obiettiva, in cui la "vera" madre fa parte di una realtà

autonoma.

Winnicot crede che la madre debba essere sufficientemente buona, in modo da garantire

che l'Io del bambino diventi autonomo e non abbia più bisogno del sostegno dell'Io

materno; l'emancipazione della madre è un passo inevitabile verso la creazione di un Sè

personale separato. La rottura dell'omeostasi emotiva - un pianto disperato, a.e. - segnala

una momentanea discontinuità dell'essere, ma è anche un gesto dell'Io. L'integrazione dei

nuclei dell'Io è possibile grazie a una madre sufficientemente buona, che trova

espressione nell'ambiente di holding e handling.

Altro concetto importante introdotto da Winnicot è quello del falso sè: il neonato si

rapporta in maniera accondiscendente ai gesti del caregiver come se fossero i propri. Il

falso sè serve a nascondere il vero sè, e in questo modo a proteggerlo. Il vero sè emerge

solo il presenza di un disturbo fisico o psicologico, quando si ricrea la condizione di

dolore associata all'esperienza originaria di interferenza eccessiva. La formazione del

sintomo può esprimere il vero sè, perchè storicamente questo era il modo in cui esso

poteva essere schiacciato dall'ambiente, mentre i gesti creativi venivano sostituiti e

accantonati.

Winnicot ha stabilito una distinzione tra privazione e deprivazione:

• Si parla di privazione solo quando le cure materne sono assolutamente al di fuori

della consapevolezza del bambino.

• La deprivazione può essere sperimentata unicamente nello stato di relativa

indipendenza, allorquando il bambino è consapevole sia dei propri bisogni sia

dell'oggetto.

Disturbo schizoide: Winnicot spiegava la schizofrenia come il risultato di una privazione

totale, vale a dire la completa assenza di un accudimento materno sufficientemente

buono.

Comportamento antisociale: Winnicot utilizza il concetto di falso sè per elaborare una

teoria del comportamento antisociale. La sua teoria distingue tra due tipi di reazione al

fallimento ambientale:

• l'eccessiva interferenza interna ed esterna e la mancanza di un ambiente di holding

possono esitare in un'aggressività al di fuori di ogni controllo.

• l'interferenza dell'ambiente esterno e la sostituzione dei gesti del sè con i gesti

dell'altro generano una struttura del falso sè, che agisce e si adatta.

Disturbo di personalità borderline: Winnicot pensa che i pazienti borderline abbiano

bisogni psicotici, perchè si affidano a difese onnipotenti per preservarsi dall'angoscia di

annichilimento.

- Green parla del disturbo borderline di personalità come di un'assenza, una

mancanza di rappresentazione oggettuale che esita in espressività.

I teorici nordamericani delle relazioni oggettuali

Kohut

Secondo Kohut lo sviluppo narcisistico procede lungo una linea distinta e i genitori

fungono da oggetto-sè. Un oggetto sè è una persona dell'ambiente che svolge per il sè

particolari funzioni: queste permettono di vivere l'esperienza dell'individualità. Per

cominciare, le risposte empatiche provenienti dall'oggetto sè che esercita la funzione

speculare - e che si presume sia la madre - permettono lo spiegarsi dell'esibizionismo e

delle grandiosità. In questo modo il bambino riesce a costruirsi un'immagine parentale

idealizzata, con la quale vorrebbe fondersi. La frustrazione, quando è legata alla fase di

sviluppo e non è troppo intensa, consente una modulazione graduale dell'onnipotenza

infantile tramite un'"interiorizzazione trasmutante" di questa funzione speculare.

L'interiorizzazione trasmutante dell'oggetto sè conduce man mano al consolidamento del

sè nucleare. L'idealizzazione degli oggetti sè, anche per mezzo dell'interiorizzazione,

porta alla formazione degli ideali. Quando la funzione speculare e l'oggetto sè idealizzato

vengono interiorizzati, nasce un sè "bipolare" capace di esprimere i propri ideali, le

proprie ambizioni e i propri talenti.

Kohut sostiene che quando i genitori falliscono costantemente nel soddisfare i bisogni

narcisistici del bambino può accadere che il sè grandioso arcaico e l'imago parentale

idealizzato si consolidino e non riescano a integrarsi nelle strutture successive. Essi

perdunarono all'interno dell'organizzazione psichica della persona e sono all'origine di

varie forme di disturbi nella percezione che l'individuo ha di sè stesso e nei suoi rapporti

interpersonali.

Nel sistema di Kohut vengono identificati tre tipi di disturbi psichici:

1. Psicosi: sono considerate "stati prepsicologici", dove l'arresto evolutivo precede la

presa di coscienza degli oggetti sè, precludendo la strada a un senso coesivo del sè

o alla capacità di relazionarsi, di utilizzare gli oggetti sè o di stabilire dei transfert.

Secondo Kohut, dal momento che mancano di una struttura del sè, gli psicotici

non possono beneficiare della psicoanalisi o di una terapia psicologica.

2. Alcuni, ma non tutti, dei pazienti con disturbo di personalità, hanno, secondo

Kohut, un Sè coeso ma vulnerabile, suscettibile di una frammentazione

temporanea. Questo vale soprattutto per il disturbo narcisistico di personalità,

che Kohut distingue nettamente dal disturbo borderline, considerato una difesa

riuscita contro la psicosi.

3. Al contrario, a carico della patologia nevrotica non vi sono problemi connessi alla

scarsa solidità della struttura del sè, bensì problemi che hanno a che fare con la

rinuncia dei problemi ideali.

Disturbo narcistico di personalità: Per Kohut è possibile diagnosticare questo disturbo

solo in termini di relazione transferale in corso. Se il paziente non tratta gli altri come

persone in completo possesso dei loro diritti, bensì come strumenti per raggiungere i suoi

scopi, si è autorizzati a formulare questa diagnosi.

- Akhtar e Thompson, tuttavia, riassumono alcuni dei tratti comportamentali

descritti da Kohut nel suo lavoro: rabbia come risposta alle minacce all'autostima,

bisogno di vendetta per fronteggiare la ferita narcisistica, difficoltà nel costruire e

mantenere le relazioni, perversioni sessuali o mancanza di interesse per la sessualità,

mancanza di empatia, tendenza patologica a mentire, limitata capacitò di autoironia, dati

maniacali di esaltazione, preoccupazione eccessiva nei confronti del proprio corpo.

A differenza di molti psicologi del sè venuti dopo di lui, Kohut non ha respinto il

concetto di nevrosi strutturale. Sia il narcisismo patologico sia la nevrosi posso essere

considerati come il risultato di una funzione deficitaria dell'oggetto sè e dei conseguenti

difetti del Sè. La differenza fondamentale sta nello stadio evolutivo in cui si verifica

l'anomalia. Come abbiamo visto, se la funzione dell'oggetto sè è difettosa nell'infanzia, il

sè nucleare risulta a sua volta indebolito e disarmonico e l'esito è quello di un narcisismo

patologico.

Kenberg

La teoria evolutiva di Kenberg, analista di formazione kleiniana, avendo scritto e lavorato

nell'ambito della psicologia dell'Io è riuscito a conseguire un cospicuo livello di

integrazione fra queste due cornici teoriche evolutive, abbastanza contraddittorie dal

punto di vista epistemologico.

Anche se, nella psicopatologia più grave, Kenberg fa uso di concetti kleiniani (relazioni

oggettuali preoci e formazione del Super-Io, aggressività, invidia, scissione,

identificazione proiettiva), egli non adotta completamente questo modello evolutivo.

Nella teoria di Kenberg gli affetti rappresentano il sistema motivazionale primario.

L'immagine del Sè è una delle tre componenti del processo di interazione: le altre sono le

rappresentazioni oggettuali e le disposizioni agli stati affettivi.

La struttura psicologica implicita in questo modello evolutivo ha un certo numero di

aspetti fondamentali:

1. il bambino nasce con disposizioni fondamentali che inizialmente si raggruppano

in due classi: il piacere e il dispiacere. Lo sviluppo cognitivo produce stati

affettivi sempre più complessi.

2. l'affetto è sempre radicato in una relazione fra immagine del sè e immagini

dell'oggetto. E' l'ambiente ad innescare l'affetto e l'ambiente è la percezione che il

bambino ha degli oggetti e dell'esperienza del sè.

3. Le unità di relazioni oggettuali (le triadi Sè-oggetto-affetto) vengono

immagazzinate in una memoria affettiva e si trasformano in "pulsioni" nel

contesto del rapporto madre-figlio. Sviluppandosi, il piacere si trasforma in libido,

il dispiacere in aggressività, mentre agli affetti resta il ruolo di segnali per

l'organizzazione di pulsioni.

4. Le pulsioni non sono solo alla ricerca dell'oggetto perchè ovviamente esse

cambiano i propri oggetti lungo il corso dello sviluppo e le pulsioni aggressive

cercano l'oggetto solo nella misura in cui ne cercano la distruzione.

5. Lo sviluppo consiste nell'interiorizzazione di unità di relazioni oggettuali e nella

creazione di difese contro di esse. Le unità di relazioni oggettuali determinano la

struttura dell'Io che, a sua volta, determina l'organizzazione delle pulsioni.

6. L'inconscio, la parte rimossa della mente, è costituito da unità di relazioni

oggettuali dalle quali il bambino tenta di proteggersi, utilizzando difese più o

meno mature.

I processi di interiorizzazione sono tre: introiezione, identificazione e identità dell'io.

1. Introiezione: comporta la riproduzione di un'interazione con l'ambiente per

mezzo della raccolta di tracce mnestiche associate all'immagine del sè o

dell'oggetto e le interazioni di queste due componenti nel loro contesto affettivo.

2. Identificazione: coinvolge la capacità del sè di modellare sull'oggetto.

3. Identità dell'io: indica l'organizzazione complessiva delle identificazioni e

introiezione sotto il principio guida della funzione sintetica dell'Io.

Kenberg si differenzia dagli altri teorici delle relazioni oggettuali come la Klein, Fairbain

o la Mahler, poichè indirizza l'attenzione non tanto al pericolo che ha visto la nasciata dei

principali conflitti patogeni in corso e dell'organizzazione strutturale della personalità,

quanto alla comprensione dello stato attuale del funzionamento del pensiero del paziente.

Egli accetta che sia lo sviluppo successivo a fondare una corrispondenza biunivoca fra le

condizioni attuali e i rischi del passato.

L'approccio interpersonale relazionale da Sullivan a Mitchell

Rapido sviluppo nell'ultimo decennio.

Assunto di base: l'incontro psicoanalitico è costruito da due partecipanti attivi - due

soggettività: paziente e analista, per dar forma e sostanza al dialogo.

Approccio operazionale (pratico): umanistico ed escludeva la metafora della libido.

Sullivan cerca di creare un pensiero indipendente da quello psicoanalitico, pur

riconoscendo il suo debito nei confronti di Freud.

Recentemente gli analisti sullivaniani si sono indirizzati verso l'integrazione del pensiero

di Sullivan con quello psicoanalitico contemporaneo.

Contributo significativo dato da Mitchell: collega la teoria interpersonale di Sullivan

con gli approcci (britannici) delle relazioni oggettuali e le reinterpreta come "relazionali".

Innovazione: sostituzione del modello classico dell'analista come osservatore con un

modello dell'analista come partecipante in un'attività condivisa - l'idea di partecipazione

reciproca nel transfert è diventata parte integrante della cultura generale della

psicoanalisi.

Sullivan

Sullivan accusa la psicoanalisi tradizionale di trascurare quella caratteristica umana che è

la ricerca delle relazioni - egli rifiuta di spiegare la psicopatologia in termini di

meccanismi intrapsichici e si concentra sulle relazioni interpersonali.

"Tutti gli individui vivono in continua comunità con il loro ambiente necessario"

Ambiente: comprende le continue interazioni con gli altri e con le loro realizzazioni (la

cultura).

Modello di sviluppo: 1953 - è basato sull'evoluzione della capacità di relazione. Sullivan

respinge il modello freudiano di sviluppo libidico e di sessualità infantile - il dinamismo

della sessualità è solo un aspetto dello sviluppo adolescenziale e la sua potenzialità

destabilizzante dipende dalle esperienze interpersonali in corso.

Primo stadio: Relazione di empatia materna: la madre vive come propria la tensione

creata dal bambino dai bisogni insoddisfatti e può così agire su di essi. Questa relazione è

esperita come comportamento tenero, crea cioè "bisogno di tenerezza" - un bisogno

interpersonale che è un bisogno primario.

Primo anno: bisogno primario di contatto corporeo.

Secondo/quarto anno: bisogno di avere un pubblico per le proprie gesta.

Quinto/ottavo anno: bisogno di imparare a competere e di venire a compromessi con gli

altri.

Pubertà: bisogno di avere un buon amico dello stesso sesso.

Adolescenza: bisogno di intimità con una persona di sesso opposto.

Tali concettualizzazioni sono molto vicine a modelli di sviluppo basati sull'infant

research. Lo stato di attivazione, nel bambino, non ha rappresentazione simbolica innata;

esso acquisisce significato attraverso la risposta materna (rispecchiamento) alla

condizione del bambino:

- se è distorta nel senso dell'angoscia: il bambino ha percezione dell'angoscia che

la sua tensione ha trasmesso alla madre - l'angoscia non indica pulsioni frustrate.

- il livello di tenerezza materna determina il grado e la qualità dell'integrazione

nella personalità del bambino.

La psicopatologia si manifesta quando l'angoscia impedisce il soddisfacimento dei

bisogni interpersonali. Bambini con attaccamento disorganizzato e "me dissociativo"

hanno maggiore probabilità di manifestare disturbi psicologici:

- Me cattivo genera angoscia e bassa autostima - no integrazione delle situazioni

dove i bisogni vengono soddisfatti (es. innamorarsi). Soluzioni cercate sono

"atteggiamenti di sfruttamento", cioè si sfrutta l'altro.

Se le operazioni di sicurezza, verso gli aspetti dissociativi, sono nulle: "non me" è

personificato e si parla di processo schizofrenico.

Lavoro clinico: Idea di base è che il passato altera la percezione interpersonale nel

presente.

Il terapeuta come osservatore partecipante, si fa partecipante per comprendere.

Il lavoro clinico consiste in un'immagine attiva, effettuata in collaborazione: ricavare

informazioni dal paziente e separare il presente dal passato, l'illusorio dal reale,

controllando di continuo i dati.

Obiettivo: aiutare i pazienti a divenire consapevoli degli schemi relazionali - aumentare

l'insight del paziente non rispetto al proprio inconscio bensì rispetto all'interazione

terapeutica.

Come i teorici delle relazioni oggettuali "inglesi" (kleiniani) e "britannici" (scuola

indipendente) - tendenza nel bambino a classificare le esperienze con il caregiver come

esperienze di "madre buona" o "madre cattiva" (piena d'ansia).

Manovre del bambino per evitare l'angoscia del caregiver, che ricevono l'approvazione da

questo - Me buono.

Comportamenti che generano ansia e quindi disapprovazione nel caregiver - Me cattivo.

Esperienze che producono un'angoscia così forte da non poter prevenire alla coscienza -

Non me o dissociativo.

Il sistema del sè è un repertorio di manovre che nascono nell'infanzia e puntano a ridurre

l'ansia e a preservare la struttura del sè. Queste manovre divengono caratteristica della

personalità e determinan la tipologia di schemi nevrotici che emergeranno nel corso dello

sviluppo successivo.

L'individuo è in continuo interscambio con almeno un'altra persona. Le interazioni

passate vengono registrate, combinate, riorganizzate e sperimentate nuovamente in

relazioni complesse con altri reali nelle relazioni del presente.

Mitchell

Mitchell propone un'interazione terapeutica da una prospettiva relazionale, facendo un

confronto tra gli approcci interpersonale e kleiniano.

Approccio relazionale: il fulcro sta nella natura interpersonale della soggettività

individuale.

"La realtà psichica è una matrice relazionale che racchiude entrambi i domani, quello

intrapsichico e quello interpersonale"

Mitchell parte dalle implicazioni cliniche delle idee di Sullivan e sostiene che le

componenti di base della mente sono configurazioni relazionali in conflitto.

Materia della teoria psicoanalitica e del lavoro clinico sono le matrici dei legami

relazionali. A differenza di Sullivan, la psicoanalisi come teoria che spiega il significato

nell'ambito dell'interazione paziente-terapeuta.

Dal punto di vista evolutivo, la psiche individuale è un fenomeno interattivo, costituita da

spazi interiori di cui viene fatta esperienza soggettiva.

Le esperienze interpersonali sono interiorizzate, trasformate in esperienza personale, cioè

in processi relazionali intrapsichici - riplasmano i processi interpersonali che a loro volta

modificano gli schemi di interazione - continua trasformazione.

Le strutture organizzative dell'esperienza sono specifiche delle diverse fasi evolutive.

Mitchell fa una classificazione (non un modello evolutivo) dei modi di base attraverso i

quali opera la relazionalità:

1. comportamento non riflessivo, pre-simbolico: ciò che le persone fanno realmente

una all'altra.

2. permeabilità affettiva: esperienza condivisa di intensi affetti.

3. esperienza organizzata in configurazioni Sè-altro.

4. intersoggettività o riconoscimento reciproco che agiscono in modo autoriflessivo.

Psicopatologia: criticato il modello di psicopatologia basato sul concetto di arresto

evolutivo (proposto soprattutto dai teorici del Sè e delle relazioni oggettuali).

Il sè infantile non è un sè bloccato bensì una strategia, per interagire con gli altri,


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RosannaB

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche per la persona e la comunità
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RosannaB di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Perrella Raffaella.

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