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Riassunto esame Modelli di Psicoterapia, Prof. Giannini, libro consigliato:Psicopatologia evolutiva, Fonagy, Target

Riassunto per l'esame "Modelli di psicoterapia", basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Marco Giannini: Psicopatologia evolutiva. Di Peter Fonagy e Mary Target; Raffaello Cortina Editore. Scarica il file in PDF!

Esame di Modelli di psicoterapia docente Prof. M. Giannini

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Cap. II – Freud.

Prima fase: il modello affetto – trauma.

La prima significativa proposta psicoanalitica di Freud ha riguardato la natura

dell’isteria.

L’esatta natura dei sintomi poteva essere compresa collegandoli con l’evento

traumatico dimenticato.

La terapia di Freud aiutava le donne a liberare l’emozione repressa, portando il

trauma rimosso alla coscienza, con ampio utilizzo dell’ipnosi.

Seconda fase: il modello topografico.

Tra l’ottocento novecento Freud ha scoperto che i ricordi relativi alla seduzione

infantile e i contenuti mentali che vi erano associati non erano sempre ricordi

fedeli, bensì, qualche volta fantasie correlate a desideri inconsci. Egli ha iniziato

quindi a concentrarsi sulle pulsioni innate.

Quante le funzioni sono divenuti il tema centrale della sua teorizzazioni,

l’attenzione di Freud si è spostata dagli eventi esterni agli stati di tensione

biologica che attivano idee che premono per la scarica e la gratificazione contro

la resistenza della coscienza.

Il modello topografico consta di tre sistemi della mente:

1. Sistema inconscio: strato più profondo. Costituito da desideri e impulsi

perlopiù di natura sessuale e qualche volta distruttiva.

L’interesse prevalente è la realizzazione di quei desideri, o, in termini

Freudiani, il “principio di piacere”.

2. Sistema preconscio: strato mediano chi agisce da censore dei desideri

proibiti.

3. Sistema conscio: strato più elevato. Organizzato in termini di logica e

razionalità, la funzione principale è la gestione della realtà esterna,

l’evitamento del pericolo e il mantenimento di un comportamento corretto.

La parte conscia della mente è dominata dai processi secondari, detti

anche “principio di realtà”.

In questo modello viene proposto un nuovo concetto di trauma, quest’ultimo si

verifica se la parte conscia della mente è sopraffatta da impulsi irresistibili verso

la gratificazione dei desideri inconsci, cui fanno seguito sentimenti insopportabili

di rifiuto di punizione.

Freud ha formulato una visione della vita umana determinata da impulsi biologici

primitivi che l’individuo deve controllare nel corso del proprio sviluppo per

adeguarsi alle richieste della società. Questi impulsi vengono rappresentati

mentalmente in termini di desideri, sono rivolti verso oggetti esterni.

Freud ha nominato questi impulsi con il termine di istinti sessuali.

Ha individuato tre stadi dello sviluppo di questi impulsi infantili differenziati in

base alla zona del corpo attraverso la quale la posizione sessuale manifesta sé

stessa in quel preciso momento.

a. Fase orale. Suddivisa in due fasi, durante la prima il bambino succhia e

nella seconda morde. Sono stati descritti due tipi di personalità orale che

corrispondono queste due fasi, il primo è dominato da passività,

remissione e dipendenza; il secondo è associato al periodo dello

svezzamento, ed è caratterizzato da dinamismo ed aggressività, nei quali

si può riconoscere la continuazione del piacere di mordere.

b. Fase anale. Collegato al piacere anale E ai conflitti del bambino con i

genitori riguardo al controllo degli sfinteri.

c. Fase fallica. Complesso di Edipo.

Terza fase: il modello strutturale.

Freud ha rielaborato il proprio modello in modo sostanziale concependo tre

strutture della mente:

1. Es interamente inconscia.

2. Super – Io rappresentazione psichica organizzata dalla figura di autorità

genitoriale dell’infanzia.

3. Io parte della personalità più vicina a ciò che l’individuo riconosce come

il proprio sé.

I meccanismi di difesa.

L’identificazione dei meccanismi di difesa è stato uno dei primi risultati raggiunti

da Freud. Le difese sono strategie inconsce che servono a proteggere l’individuo

da un affetto doloroso, che può scaturire dal conflitto relativo agli impulsi e a

minacce esterne.

Rimozione processo mediante il quale un impulso o un’idea

✓ 

inaccettabile diventa inconscio. Il pilastro su cui poggia l’edificio della

psicoanalisi.

Proiezione idee o impulsi indesiderati, che hanno origini nel Sé,

✓ 

vengono invece attribuiti ad altri.

Formazione reattiva meccanismo che serve a negare gli impulsi

✓ 

attraverso il rafforzamento dei loro opposti.

Diniego acquisizione di un contenuto conoscitivo che viene poi

✓ 

rifiutato.

Spostamento trasferimento di contenuti affettivi stimolo a un altro.

✓ 

Isolamento quando i sentimenti sono esclusi dal pensiero.

✓ 

Repressione decisione conscia di evitare di prestare attenzione a uno

✓ 

stimolo.

Sublimazione soddisfare un impulso fornendogli uno scopo

✓ 

socialmente accettabile.

Regressione ritorno a livello precedentemente gratificante di

✓ 

funzionamento.

Acting out permettere che un’azione esprima in modo diretto un

✓ 

impulso inconscio.

Intellettualizzazione separare un impulso minacciante dal suo

✓ 

contesto emotivo e collocarlo in una cornice razionale talvolta impropria.

Teoria della nevrosi.

Freud ha descritto i sintomi nevrotici nei termini di una combinazione di impulsi

inaccettabili che minacciano di sopraffare l’Io e di difese rivolte contro di essi. I

tipi di reazione nevrotica si distinguono dal modo in cui l’Io difende sé stesso

dall’angoscia e dal senso di colpa generati dagli impulsi infantili.

Critiche a Freud:

Ignorato i valori spirituali.

Trascurato la natura sociale del genere umano.

Ha tralasciato pulsioni come la curiosità.

Ha detto poco sulla coscienza.

Incapace di prevedere il corso futuro dello sviluppo dell’individuo.

Non ha compreso le donne.

Ha volutamente represso informazioni che riguardavano l’origine

traumatica dei disturbi nevrotici.

La maggior parte delle critiche riguarda i dati sui quali si fonda la

psicoanalisi.

Carenze relative aspetti formali della sua teorizzazione:

Terminologia ambigua.

o Uso di molte metafore.

o Mancanza di parsimonia.

o Le carenze della sua teorizzazione fanno sì che questa sia difficile da

o verificare tramite l’utilizzo di una metodologia alternativa.

Ricapitolando, per Freud il disturbo mentale è riconducibile alle esperienze

infantili e alle vicissitudini del processo evolutivo. Egli ha attribuito un peso

altrettanto importante all’aggressività e all’influenza dell’ambiente sociale,

infine, il modello si basa sullo schema strutturale tripartito Es – Io – Super Io.

I conflitti che caratterizzano la mente umana si caratterizzano attorno a tre temi

principali:

1. Scontro tra desideri e ingiunzioni morali.

2. Scontro tra desideri e realtà.

3. Scontro tra realtà interna ed esterna.

La capacità dell’Io di generare difese si è imposta come fondamento della teoria

e del lavoro clinico. Cap. III – L’approccio strutturale.

Il modello della Psicologia dell’Io di Hartmann.

Ha perfezionato e promosso lo sviluppo del modello freudiano. Ha dimostrato

che gli psicoanalisti utilizzano la prospettiva evolutiva in un modo spesso troppo

semplificato e riduttivo.

Ha messo in rilievo il fatto che il comportamento originato in un determinato

momento dello sviluppo, può assolvere a una funzione completamente differente

più tardi (Cambiamento di funzione).

I comportamenti adulti sono invariabilmente destinati ad assolvere a molteplici

funzioni, non riducibili alle loro origini istintuali. Il mancato riconoscimento di

questo stato di cose è stato definito fallacia genetica.

All’origine del disturbo vieni trovato uno sviluppo deficitario dell’Io. Le nevrosi e

le psicosi un adulto si sviluppano quando con impulso, teso alla gratificazione di

una pulsione, regredisce verso una precedente modalità di soddisfacimento

infantile.

Secondo Hartmann, l’Io non evolse dall’Es, ma da una matrice indifferenziata

dalla quale emergono anche Es e Super Io.

L’Io non è visto come una struttura fisica dotata di una limitata autonomia, ma

diviene una struttura complessa formata da più sub-strutture e aventi differenti

funzioni.

Ha posto in rilievo che alcuni dei meccanismi usati dall’Io, come percezione,

memoria e motilità, non sono funzioni che si sviluppano a causa di frustrazioni

inflitte all’Es, piuttosto sembra che si sviluppino autonomamente. Questi

meccanismi prendono il nome di “apparati dell’autonomia primaria dell’Io”.

Questa parte dell’Io permette l’adattamento e lo sviluppo, libera dai conflitti la

quale contiene le funzioni principali dell’Io (primarie e secondarie).

Gli psicologi dell’Io ritengono che le pulsioni giochino un ruolo secondario

cruciale, sostengono che la frustrazione di queste pulsioni, contribuisca

all’organizzazione dell’Io e conduca ad un’autonomia secondaria mai completa.

Essi sostengono che l’individuo non cerchi più la soddisfazione dei propri bisogni

sessuali, ma una certa gratificazione nel rapporto con la realtà esterna.

Laddove l’enfasi di Freud era incentrata sull’investimento libidico, Hartmann ha

affermato che gli impulsi aggressivi che mirano alla distruzione dell’oggetto sono

più pericolosi e la loro neutralizzazione, di conseguenza, più vitale.

Se la neutralizzazione dell’aggressività non va a buon fine, ne risulteranno

difficoltà psicologiche; nel limite estremo dello spettro psicopatologico evolutivo,

viene sostenuto che un fallimento completo della neutralizzazione

dell’aggressività impedisce la possibilità di difesa, cosicché l’aggressività

soverchia l’organismo, le relazioni oggettuali diventano impossibili e ne deriva

un disturbo psicotico.

Hartmann e colleghi introducono anche il concetto di ambiente medio

prevedibile, per riferirsi all’importanza dei genitori reali, delineando uno

schema per la maturazione fase – specifica delle funzioni dell’Io autonome e

libere dai conflitti. Hanno tenuto conto delle influenze ambientali e maturative

sullo sviluppo della personalità.

Nella loro descrizione, il Sé si differenzia gradualmente dal mondo durante la

prima metà del primo anno, mentre l’evoluzione delle relazioni del bambino con

il proprio corpo e con gli oggetti avviene durante la seconda metà, quando

l’influenza del principio di realtà si fa sempre più sentita.

Nel secondo anno ha luogo una fase di differenziazione Io-Es, caratterizzata

dall’ambivalenza, mentre il principio di realtà comincia a rivendicare la propria

influenza sul principio di piacere.

La fase finale è quella della differenziazione del Super Io come conseguenza delle

influenze sociali, dell’identificazione con i valori genitoriali e della risoluzione del

conflitto edipico.

La pratica della psicoterapia non si discosta molto da quella psicoanalitica.

In Hartmann assume particolare rilievo il concetto di interpretazione:

• Le interpretazioni intersistemiche sono relative ai conflitti tra l’Io e le

altre istanze psichiche.

• Le interpretazioni intrasistemiche riguardano i conflitti tra funzioni

interne all’Io stesso.

Erikson.

Il suo interesse primario è l’interazione tra norme sociali e pulsioni biologiche

nel generare il Sé e l’identità. Erikson si è distinto fra gli psicoanalisti per la sua

attenzione ai fattori culturali e familiari e perché ha esteso il modello evolutivo

all’intero ciclo di vita.

Elaborò un modello di sviluppo esteso all’intero ciclo di vita organizzato in otto

stadi evolutivi, nel quale ogni stadio ricapitola i precedenti:

1. Infanzia. 0-1 anni, fase orale/respiratorio. Fiducia/sfiducia.

2. Prima Infanzia. 1-3 anni, fase anale/uretrale. Autonomia/vergona e

dubbio.

3. Età Genitale. 3-6 anni, fase infantile/genitale. Iniziativa/senso di colpa.

4. Età Scolare. 6-12 anni, fase di “latenza”. Industriosità/inferiorità.

5. Adolescenza. 12-20 anni, pubertà. Identità e contestazione/diffusione di

identità.

6. Prima età Adulta. 20-40 anni, genitalità. Intimità e solidarietà/isolamento.

7. Seconda età Adulta. 40-65 anni. Generatività/stagnazione e auto-

assorbimento.

8. Vecchiaia. 65 anni in poi. Integrità dell’Io/disperazione.

Questa sequenza evolutiva porta alla formazione dell’identità.

Per Erikson la presenza o assenza di crisi o di impegno, definisce quattro

condizioni di identità:

1. Identità diffusa la persona non ha fatto esperienza né di una crisi di

identità né di un impegno, è facilmente influenzabile dagli altri, cambia

spesso le proprie opinioni.

2. Sotto ipoteca si è assunta degli impegni ma non ha esperito una crisi

di entità. Accetta senza obiettare, opinioni, atteggiamenti e

un’occupazione basati sul punto di vista altrui.

3. In moratoria una persona che si trova in un serio stato di crisi

d’identità, e non è ancora capace di assumere degli impegni.

4. Persona che ha raggiunto un’identità È passata con successo

attraverso una crisi di identità, e ha sostenuto un certo numero di impegni

personali.

Il principio organizzate del Sé si basa su relazioni, scambi interpersonali e sullo

sviluppo di una “fiducia di base”, con quest’ultimo concetto si intende una

capacità di ricevere e accettare ciò che viene dato.

La fiducia di base era la modalità di funzionamento dello stadio orale, secondo

Erikson.

Spitz.

Ha attinto alla teoria del campo di Lewin e all’embriologia.

Ha teorizzato una serie di trasformazioni nell’organizzazione psicologica

contraddistinte dalla comparsa di nuovi comportamenti e nuove forme di

espressione affettiva (organizzatori) parallelamente alla riorganizzazione dei

rapporti tra funzioni che si legano in un’unità coesa.

Gli organizzatori sono particolari comportamenti del bambino che indicano un

progresso nella formazione della struttura mentale.

È stato uno dei precursori nello studio dell’interazione madre – bambino. Ha

considerato il genitore come “accelleratore” dello sviluppo delle abilità innate del

bambino e come mediatore di tutte le sue percezioni, comportamenti e

conoscenze.

Ha inoltre considerato l’autoregolazione come un’importante funzione dell’Io.

Secondo Spitz lo sviluppo infantile avviene per stadi:

1. Stadio pre – oggettuale. Alla nascita, nel bambino si osservano

fenomeni/sorrisi connessi non a stimoli esterni.

2. Stadio dell’oggetto precursore. Tra 3 – 5 mesi, il neonato sorride

indifferentemente alla comparsa di un volto noto. Questa fase del sorriso

indiscriminato è un periodo critico, in cui si formano i legami sociali.

3. Dai 6 mesi i bambini sorridono solo in presenza di volti conosciuti.

Spitz, è stato uno dei primi psicoanalisti a rilevare la presenza della depressione

in bambini piccoli. Studiando i bambini ospedalizzati in situazione di deprivazione

di stimoli, elaborò infatti una teoria sulla depressione anaclitica, indicando il

bisogno che il bambino ha di “appoggiarsi su”, quindi di posarsi sulla presenza

affettiva della madre.

Comportamenti del bambino separato dal caregiver:

a. 1° mese lamentele e richiami.

b. 2° mese pianto e perdita di peso.

c. 3° mese rifiuto del contatto fisico, insonnia, ritardo nello sviluppo

motorio, assenza di mimica, perdita continua di peso.

d. Dopo il 3° mese cessazione del pianto, stato letargico.

Tali sintomi scompaiono solo quando il bambino ritrova la madre o qualcuno che

voglia prendersi cura di lui. Il trauma può non risolversi e questo potrebbe

portare a possibili ritardi nello sviluppo associato ad un aumento del tasso di

mortalità.

Jacobson.

Ha introdotto il concetto di stato di fusione primario tra le rappresentazioni

del Sé e dell’oggetto a cui si devono le continue oscillazioni degli stati pulsionali

primitivi tra Sé e oggetto.

Definisce l’identità come consapevolezza del Sé. Suddivide i primi anni di vita

del bambino in sei fasi:

1. Indifferenziazione. Narcisismo primario in cui il Sé è psicofisiologico

indifferenziato. I processi fisiologici sono indipendenti da stimolazioni

sensoriali esterne.

2. Risposte a pulsioni esterne. S’inizia una differenziazione tra libido ed

aggressività. Presenti fantasia di fusione e di frustrazione.

3. Separazione – individuazione. Iniziale immagine di Sé.

4. Costanza dell’oggetto. 4° e 5° anno di vita.

5. Latenza.

6. Adolescenza.

Ha avanzato l’idea che il bambino acquisisca immagini di Sé e dell’oggetto con

valenza buone (libidiche) o cattive (aggressive), sulla base delle esperienze di

gratificazione o frustrazione vissute con il caregiver.

Si è occupata in modo particolare della formazione del Super – Io. Infine ha

considerato la depressione come derivante della differenza percepita dal

soggetto tra rappresentazione di Sé ideale e ideale dell’Io.

Loewald.

Riconosce i limiti della psicologia dell’Io, ritornando alla psicologia dell’Es come

un’organizzazione tesa ad integrare pulsioni e realtà, pulsioni ed oggetti.

Pone al centro dello sviluppo il concetto di esperienza integrativa, per indicare

la tendenza innata verso la disorganizzazione e riorganizzazione ad un livello più

alto, tramite il meccanismo dell’interiorizzazione.

La sua idea fondamentale è che tutta l’attività mentale è relazionale.

L’interiorizzazione è il processo psicologico di base che promuove lo sviluppo.

Introduce il termine nucleo emergente per intendere la capacità del bambino

di essere separato e di vivere le conseguenze di ciò.

I suoi lavori principali riguardano la funzione del linguaggio, il transfert,

l’identificazione e il complesso di Edipo.

Il modello strutturale della psicopatologia evolutiva.

Caratteristiche generali del modello.

Secondo il modello strutturale, le nevrosi e le psicosi, nella vita adulta, insorgono

quando il bisogno individuale e di gratificazione pulsionale regrediscono a una

modalità infantile di soddisfacimento precedentemente superata. Tali regressioni

hanno luogo a causa di conflitti psichici che l’Io non è in grado di risolvere.

Il fallimento dell’Io nel gestire il conflitto conduce alla formazione di sintomi. I

sintomi sono compromessi che riflettono i vari tentativi dell’Io di restaurare

l’equilibrio tra rappresentazioni pulsionali inaccettabili e istanze egoiche e

superegoiche che vi si oppongono.

In altri casi, la patologia può riflettere la regressione dello stesso Io per cause

psicologiche ed organiche. Nelle psicosi, si ritiene che l’Io sia minacciato di

completa dissoluzione.

Mentre la salute mentale è vista come l’interazione armoniosa tra istanze

psichiche che funzionano a livelli appropriati all’età, la malattia mentale è vista

come il fallimento degli sforzi dell’Io. La sequenza patogenetica è la seguente:

1. Frustrazione.

2. Regressione.

3. Incompatibilità esterna.

4. Segnale d’angoscia.

5. Difesa per regressione.

6. Ritorno del rimosso.

7. Compromesso e formazione del sintomo.

Nel classico modello strutturale l’inibizione è considerata una potente modalità

di riduzione del conflitto tra le istanze estreme, le inibizioni sono considerate

caratteristiche dei disturbi di personalità.

La restrizione affettiva può avere luogo in individui che percepiscono l’emozione

come altamente minacciosa.

Il modello strutturale della nevrosi.

Il compromesso nevrotico rappresenta un derivato mascherato di sessualità

infantile improntato al funzionamento dell’Es, la difesa dell’Io e il segnale

d’angoscia che contraddistingue l’esperienza egoica di pericolo interno. Esso

unifica il desiderio e la reazione contro di esso in una parte della personalità che

viene percepita come separata (egodistonica). L’esperienza soggettiva è di

punizione, sofferenza ed irritazione: essa origina dal Super – Io ed è, allo stesso

tempo, destinata a placarlo.

Le specifiche reazioni nevrotiche riflettono fissazioni evolutive particolari e modi

caratteristici di formazione di compromesso.

Il processo resta interno, in quanto il compromesso nevrotico ha il proprio esito

nelle ossessioni ed è localizzato negli stessi processi di pensiero. Nelle fobie, la

paura è esternalizzata, ma può riflettere tematiche evolutive inconsce molto

simili. La teoria strutturale del disturbo di personalità.

La teoria strutturale distingue:

a. Disturbi del carattere assomigliano alle nevrosi. Si ritiene che la

cosiddetta “nevrosi del carattere” sia simile alla nevrosi eccetto il fatto che

le formazioni di compromesso non sono scisse dall’Io e perciò i sintomi

non sono percepiti come estranei a quest’ultimo o egodistonici.

b. Disturbi che riflettono un pattern non nevrotico, basato su un deficit

strutturale.

Disturbi di personalità gravi, come il narcisistico, sono considerati conseguenza

di un arresto evolutivo, di una deviazione o di una disarmonia. L’approccio

strutturale tende a vedere tali casi in termini di sviluppo imperfetto dell’Io.

Il modello del disturbo bordeline di personalità.

1983 è stata messa in dubbio l’utilità del termine borderline, affermando che

le profonde debolezze dell’Io e l’identificazione con genitori disturbati sono le

uniche caratteristiche che distinguono questi pazienti da quelli con disturbi

nevrotici. La teoria strutturale delle psicosi.

I sintomi psicotici sono intesi come regressioni a funzionamento normali precoci.

Gravi danni all’Io devono essere causati da alcuni difetti fondamentali nella

costruzione di strutture psichiche durante l’infanzia.

Critica e valutazione.

Nella teoria strutturale corrente, il concetto di Es è mutato.

Non si ritiene più che gli istinti siano saldamente ancorati a stadi di sviluppo e il

semplicistico modello pulsione – riduzione è stato abbandonato da molti teorici.

Il carattere semi – fisiologico del modello originale è stato vivamente criticato

negli anni ’70 e ’80.

Cap. IV – Modificazioni e sviluppi del modello strutturale.

Il modello evolutivo di Anna Freud.

Anna Freud fu tra i primi ad adottare una prospettiva evolutiva coerente a

proposito della psicopatologia.

Ha dimostrato che il disturbo psicologico può essere studiato più efficacemente

nel suo processo di evoluzione, e che il profilo delle linee evolutive determina il

rischio di patologia per ogni singolo bambino. La sua teoria è stata la “teoria del

conflitto”, nella quale lo sviluppo è inteso come un patteggiamento del bambino

con l’incompatibilità tra due desideri; in particolare lo sviluppo è visto come un

compromesso tra desideri, bisogni, percezioni, realtà fisiche e sociali e relazioni

oggettuali tra loro incompatibili.

Ha inoltre sottolineato l’importanza dell’analisi dell’Io e quella di analizzare i

problemi che derivano dalle richieste di adattamento al mondo esterno, dall’Es

e dal Super – Io.

Ella ha riconosciuto che ogni capacità esistente può essere usata in modo

difensivo, ed ha affermato che le difese possono essere raggruppate a seconda

della maturità evolutiva.

Anna Freud si concentra, soprattutto, sullo sviluppo infantile, dando poi origine

ad un gruppo di collaboratori che hanno diffuso le sue idee.

Ha dato particolare importanza al ruolo die genitori reali e al processo di

interiorizzazione di questi da parte del bambino. I genitori servono come modello

del modo di comportarsi, di relazionarsi agli altri, di utilizzare difese e

fronteggiare problemi o eventi traumatici. Il processo di interiorizzazione dei

genitori reali stabilisce il corso dello sviluppo dell’Io.

Ha utilizzato il modello delle linee evolutive: risultato delle interazioni tra

pulsioni ed istanze psichiche, e tra queste e le influenze ambientali.

Linee evolutive che vanno dalla dipendenza emotiva all’autonomia e alle relazioni

adulte. La linea evolutiva della dipendenza all’autonomia emotiva è la più

importante ed in essa, Anna Freud convoglia con successo molte delle sue idee,

descrivendo una sequenza di assunti sulla natura mutevole delle relazioni tra

infanzia ed età adulta.

1. Prima fase: unità biologica madre – bambino. In questa fase il bambino

ancora non ha scoperto che la madre non è parte di sé né sotto il suo

controllo; d’altro canto la madre esperisce il bambino come parte di sé da

un punto di vista psicologico e questa esperienza viene abbandonata solo

gradualmente.

Questa prima fase termina con il primo anno di vita.

2. Seconda fase: relazione anaclitica di soddisfacimento dei bisogni corporei

tra bambino ed oggetto. Il bambino costruisce immagini di una madre

buona e di una cattiva, in rapporto alla misura in cui vengono soddisfatti i

suoi bisogni. Anna Freud colloco l’inizio di questa seconda fase nella

seconda metà del primo anno di vita, ma non ha indicato con precisione la

cronologia delle fasi, in quanto dipendono dalla personalità del bambino;

lo sviluppo di rappresentazioni chiare della mente della madre come

separata da quella del bambino è fissato in questa fase. Le difficoltà della

relazione madre – bambino in questa fase portano a difficoltà di

individuazione e a distorsioni nello sviluppo del Sé.

3. Terza fase: rappresentazione coerente della madre. Il bambino acquisisce

la capacità di costruire relazioni reciproche che possono sopravvivere alle

delusioni e alle frustrazioni. Le separazioni precoci minano il processo di

generazione della costanza dell’oggetto, e questo, a sua volta,

compromette la capacità di separarsi.

4. Quarta fase: ambivalenza normale. Sentimenti positivi e negativi del

bambino sono concentrati sulla stessa persona e diventano manifesti –

terrible twos - il bambino è in conflitto perché desidera sia essere

indipendente che mantenere la completa dedizione alla madre. Qui è

descritto il modo in cui Anna Freud intende l’aggressività: la considera una

pulsione essenziale al servizio del controllo e un importante aspetto

nell’instaurazione delle relazioni oggettuali, che quando non è equilibrata

con la libido, diviene sadica e distruttiva.

5. Quinta fase: desiderio di possesso del genitore del sesso opposto e gelosia

verso il genitore dello stesso sesso. Fase cruciale per lo sviluppo dei

problemi nevrotici. Fase fallico – edipica. I conflitti appropriati a questa

fase sono indicatori di un sano sviluppo, mentre l’assenza di conflitto indica

un deficit evolutivo, che è probabile conduca a forme non – nevrotiche di

disturbo della personalità. La mancata risoluzione dei conflitti emergenti

determinerà una vulnerabilità a problemi nevrotici.

6. Sesta fase: spostamento della libido verso i pari o altre persone

dell’ambiente circostante. Un fallimento in questa fase produrrà il ritiro

dalle attività scolastiche e l’incapacità di integrarsi nel gruppo dei pari.

7. Settima fase: ribellione preadolescenziale. Regressione dalla

ragionevolezza della latenza all’atteggiamento pretenzioso, oppositivo,

impulsivo, caratteristico degli stadi precedenti. Questa regressione

rafforza le componenti pulsionali orali, anali e falliche, facendo rivivere le

fantasie infantili ed intensificando il conflitto intrapsichico. Per gestire

questi conflitti il preadolescente può allontanarsi dai genitori, nella

speranza di rinnegare le proprie fantasie infantili ed incestuose.

8. Ottava fase: adolescenza. Intesa come rappresentante della lotta dell’Io

per dominare l’improvviso incremento della sessualità e dell’aggressività,

tipico di questo periodo. Lo sviluppo dell’Io permette la comparsa di due

nuovi meccanismi di difesa:

a. Intellettualizzazione.

b. Ascetismo.

Hanno la funzione di proteggere l’individuo dalle richieste istintuali del

corpo. In questa fase il soggetto è impegnato in una lotta interiore, che

mira a trasferire l’investimento emotivo dai genitori a nuovi oggetti. Prima

di fare questo però deve avere luogo il processo di lutto per i genitori

perduti nell’infanzia. Per ritrarre la libido dai genitori l’adolescente può

mettere in atto comportamenti drastici.

A.F. considera l’adolescenza un disturbo evolutivo, in cui i cambiamenti

fisici e psicologici possono sconvolgere un equilibrio precedentemente

normale. È presenta una richiesta di risultati sociali e scolastici che può

danneggiare permanentemente l’individuo, se questa fase viene superata

male.

La nozione di linee evolutive è importante per due ragioni:

1. Fornisce un modo per valutare la maturità/immaturità emotiva del

bambino insieme ai sintomi psichiatrici e potrebbe essere considerata

come parte di un Asse I della diagnosi infantile.

2. L’irregolarità dello sviluppo può essere considerata un fattore di rischio per

disturbi psichiatrici e, di conseguenza, le linee evolutive hanno

un’importanza eziologica.

La psicopatologia evolutiva secondo Anna Freud.

Anna Freud pone rilievo sulla resilienza e sulla capacità di recupero del bambino,

che gli permette, a volte, di superare anche gravi traumi. Il suo concetto di

disturbi non conflittuali è stato rivoluzionario e il collegamento di queste

patologie con lo sviluppo ha avuto il valore di un’importante anticipazione.

I conflitti evolutivi possono essere potenzialmente risolvibili o sostanzialmente

insolubili. Sono detti divergenti quando forza motivazionali contrapposte

indirizzano il bambino verso due linee di azione fondamentalmente incompatibili

ma ugualmente desiderabili, come la mascolinità e la femminilità, l’attività e la

passività o la dipendenza o l’autonomia. I conflitti divergenti rimangono parte

dell’Io.

A.F. ha suggerito sette categorie di disturbi psicologici:

1. Disturbi somatici: eczema, asma, emicrania.

2. Compromessi tra istanze psichiche: fobie, isterie e sintomi nevrotici

ossessivi.

3. Eruzioni dell’Es: azioni ingiustificabili come delinquenza e criminalità. O

irruzioni del processo primario: problemi del pensiero o del linguaggio.

4. Forme del disturbo narcisistico: ritiro della libido oggettuale sul Sé

(disturbi dell’autostima) o ritiro della libido dalla mente al corpo (sintomi

ipocondriaci).

5. Cambiamenti nella qualità o nella direzione dell’aggressività: difficoltà di

apprendimento e comportamento autolesivo.

6. Modalità di evitamento dei conflitti della fase fallica o edipica: lamentosità

e comportamenti adesivi e di dipendenza.

7. Difficoltà dovute a cause organiche: facilità con cui queste possono essere

confuse con inibizioni e altri sintomi nevrotici.

Il modello dell’angoscia secondo Anna Freud.

A.F. ha distinto la paura del mondo interno dall’angoscia oggettuale. Ha notato

come il pericolo di un trauma era probabile che si sviluppasse quando la potenza

della minaccia esterna veniva a contatto con l’aggressività reale interna del

bambino.

Ella riteneva che le paure arcaiche della prima infanzia potessero essere

diminuite da una sufficiente rassicurazione del bambino. Pensava che la natura

dell’angoscia del bambino indicasse la qualità del suo sviluppo.

Infine credeva che l’esito dell’angoscia del bambino dipendesse da meccanismi

di difesa da lui utilizzati.

Anna Freud si concentra sulla necessità che il bambino riesca ad integrare il suo

potenziale costituzionale con l’impatto con il mondo esterno e con la graduale

costituzione della propria personalità. Se ciò non avviene, si avranno degli

squilibri, che possono portare a problemi di varia natura.

La psicopatologia è quindi determinata da squilibri tra le forze delle istanze

psichiche, che derivano, a loro volta, da fattori ambientali e costituzionali.

Gravi disturbi di personalità derivano da mancanze strutturali nell’evoluzione

delle difese, nel test di realtà, nella tolleranza all’angoscia, nel Super – Io e sono

dovuti a disarmonie evolutive.

Il disturbo bordeline di personalità affonda le radici nell’incapacità di arrivare ad

un giusto compromesso.

Mentre il disturbo narcisistico di personalità le affonda nella precoce deprivazione

emotiva.

A.F. ha identificato l’importanza della prima relazione madre – bambino e le

conseguenze di un’eventuale separazione. Ha introdotto il concetto di linee

evolutive, le quali hanno permesso di suddividere in unità più piccole le tre grandi

istanze psichiche, facilitando così lo studio dello sviluppo.

Non ha legato alcun comportamento ad una specifica patologia, in quanto ha

considerato una determinata azione un “segnale” temporaneo, invece che un

sintomo.

Talvolta, questo modello risente dell’uso letterale che viene fatto del modello

strutturale delle pulsioni.

Alcuni dati derivano da osservazioni su bambini in tempo di guerra, sono stati

confermati da osservazioni più recenti. Ella pensava, erroneamente, che i

bambini non potessero provare senso di colpa, sofferenza e depressione.

Ciò che ha reso unico questo modello è stata l’importanza data al metodo

osservazionale. Il modello Mahleriano.

Nel suo modello Margareth Mahler propone uno sviluppo che consideri le

relazioni oggettuali ed il sé come esiti delle vicissitudini istintuali. Ella si

concentra sul passaggio dall’unità di Io e non – Io a una definitiva separazione

ed individuazione. La pima si riferisce all’emersione del bambino dalla fusione

simbiotica con la madre.

Il modello della Mahler presuppone che il bambino evolva da un “autismo

normale”, attraverso un periodo simbiotico, fino alle quattro fasi del processo

di separazione – individuazione.

Ogni step del suo modello è fortemente influenzato dalla natura dell’interazione

madre – bambino, in particolare da fattori come la gratificazione simbiotica

primaria e la disponibilità affettiva della madre.

Dal secondo mese il neonato entra in una fase simbiotica caratterizzata da vaga

consapevolezza dell’oggetto che soddisfa i bisogni.

Uno sviluppo soddisfacente in questa fase produce sentimenti benevoli riguardo

al Sé e verso l’oggetto, in quanto contiene le origini delle fantasie infantili di

onnipotenza condivise con la madre.

Una fase simbiotica gravemente compromessa lascia segni caratteriologici

permanenti, sotto forma di frammentazione dell’identità, irragionevole ricerca

del piacere, ritardo cognitivo, aggressività distruttiva superiore alla media, e una

globale mancanza di sensibilità affettiva.

Il processo di separazione – individuazione:

1. Sottofase di differenziazione: dal 4° al 5° mese. Processo di emergenza,

egli si allontana dalla madre e comincia così a differenziare sé stesso da

lei.

2. Sottofase della sperimentazione: dal 9° al 15° - 19° mese. Relazione

d’amore con il mondo, benché egli ritorni dalla madre per un rifornimento

affettivo.

3. Sottofase di riavvicinamento: dal 15° - 18° mese fino al 24° mese. Il

neonato comincia ad avere maggiore consapevolezza della separatezza e

un crescente bisogno di stare con la madre. Mahler affida a questa

situazione il nome di “ambitendenza”: il bambino esprime il desiderio di

riunione con l’oggetto d’amore e il timore di essere reinghiottito.

4. Sottofase della costanza oggettuale: dal 3° anno. Raggiungimento

dell’individualità e della costanza dell’oggetti affettivo, che presuppone che

sia stata stabilita la rappresentazione cognitiva, simbolica, interiore di

quest’ultimo.

Dai suoi studi osservazionali la Mahler ha sviluppato l’idea che le personalità

narcisistiche manchino di libido narcisistica (autostima), a causa di una

mancanza di accudimento da parte della madre nella fase simbiotica, in quella

di sperimentazione e in quella di riavvicinamento; tutto questo porta ad un crollo

dell’onnipotenza del bambino, con una conseguente fissazione di essa.

Le personalità bordeline hanno avuto problemi nella fase di riavvicinamento,

periodo critico per la formazione del carattere: la madre ha, infatti, risposto con

aggressività al ritorno del figlio.

Questo fa sì che il bambino sviluppi un continuo timore e desiderio di fusione

con la madre, scissioni di rappresentazioni di Sé e dell’oggetto, e una continua

ricerca della madre totalmente buona.

Alcuni fatti nell’ambito dell’Infant Research mettono molto in dubbio alcuni

elementi del modello evolutivo mahleriano: Klein ha provato come i bambini

siano sensibili fin da piccolissimi a stimoli sterni come la voce e il viso umano.

Fonagy, Target e Moran però, sostengono la teoria della Mahler da un punto di

vista psicologico, sottolineando come il bambino molto piccolo non sia

consapevole ancora dei propri e altrui stati mentali. Un’unità simbiotica

intersoggettiva, quindi può essere reale, ma riguardare solo il livello delle

rappresentazioni mentali di stati mentali.

Il pregio principale del modello mahleriano è stato il modo in cui ha rafforzato la

tendenza a ricostruire la situazione psicoanalitica nei termini di una situazione

evolutiva. I contributi originali e più durevoli sono stati sicuramente quelli relativi

alla comprensione dei disturbi di personalità bordeline. Tuttavia la sua teoria è

meno efficace per comprendere l’alta prevalenza di un maltrattamento

nell’infanzia di questi pazienti, e in particolare l’abuso sessuale, che è ora

provato in modo indiscutibile in ricerche affidabili.

Il lavoro di Joseph Sandler.

Allievo di Anna Freud. Ha tentato di integrare la Pisologia dell’Io con quella delle

relazioni oggettuali, il suo lavoro è fondato su quello di Piaget, sul concetto di

rappresentazione del Sé della Jacobson e sulla nozione di schema corporeo di

Head.

Egli anticipa la teoria degli schemi.

Sandler ha posto un punto fondamentale: gli stati affettivi rappresentano uno

stato soggettivo del Sé in relazione a un’altra persona.

Sandler ha suggerito che gli analisti dovrebbero permettersi una “risonanza

libera fluttuante, per mezzo della quale accettare il ruolo loro assegnato,

riflettere su di esso e farne buon uso per la comprensione dei loro pazienti.

Lo scopo dell’Io nel suo modello è quello di massimizzare la sicurezza piuttosto

che evitare l’ansia.

I lati del carattere del soggetto sarebbero strutture consolidate di risonanza di

ruolo, con lo scopo di attualizzare la rappresentazione di una relazione

desiderata, che a sua volta deriva da una rappresentazione nella fantasia

inconscia.

Sandler e sua moglie Anne Marie hanno definito un quadro di riferimento teorico

coerente (modello delle tre scatole), che permette di distinguere due aspetti del

funzionamento inconscio:

a. Inconscio passato. Il bambino è dentro l’adulto, ha reazioni infantili,

fantasie inconsce, desideri realizzati e non. Sono rappresentazioni poco

elaborate, immutabili e non accessibili alla coscienza. Rappresenta la

continuità tra passato e presente.

b. Inconscio presente. Fantasie e pensieri inconsci attuali; rappresentazioni

meno soggette a censura, assegnate anche al Super – Io. Orientato al

presente.

Il terzo sistema è conscio ed irrazionale, solo quel tanto che può essere

autorizzato dalle convenzioni sociali.

I modelli di Sandler dei disturbi psicologici.

Fenomeni ossessivi nei bambini sono visti come riflessione e fissazione al

secondo e terzo anno di vita, in risposta alla richiesta di abbandonare

l’onnipotenza.

Depressione si ha quando non si riesce ad affrontare il dolore della perdita

dell’oggetto con una giusta carica di aggressività.

Trauma può avere conseguenze gravi sull’individuo quando la condizione post

traumatica in cui si trova è negativa.

Identificazione proiettiva il paziente cerca di modificare il comportamento

dell’analista perché si confronti alla rappresentazione distorta che di lui.

Sandler ha portato la psicoanalisi verso una psicologia dei sentimenti, delle

rappresentazioni interne e dell’adattamento, influenzando anche la tecnica. Ha

portato ad un giusto riesame dei concetti come transfert e controtransfert. Ha

fatto poi un’importante distinzione tra gli ambiti esperenziale e non esperenziale:

il primo è legato al modello rappresentazionale e il secondo a meccanismi,

strutture ed apparati.

Le teorie di Sandler sono congruenti con la moderna teoria cognitiva, non è stato

però in grado di stimolare gli psicoanalisti con l’originalità delle sue idee, forse

perché non è riuscito a dare una visione unitaria di alcuni gruppi psicopatologici

in modo chiaro.

Cap. V – Introduzione alla teoria delle relazioni oggettuali.

La teoria delle relazioni oggettuali è complessa e non c’è un’unica definizione

condivisa. L’Io è definito in rapporto ad altri oggetti e la mente si forma nelle

esperienze precoci con il caregiver in una relazione che diventa sempre più

complessa.

In un certo senso questa teoria acquista significato in quanto categoria di

asserzioni psicoanalitiche che si contrappongono alla teoria classica freudiana e

alle sue successive elaborazioni da parte di Loewald, Mahler, Sandler ed altri.

La fondamentale differenza tra la teoria freudiana a e quella delle relazioni

oggettuali è la maggior eterogeneità dei possibili pattern relazionali che sono

considerati pertinenti allo sviluppo delle strutture mentali.

Friedman differenzia tra:

• Teorie oggettuali Hard Klein, Fairbairn, Krengberg. Considerano l’odio,

l’ira e la distruttività. Si soffermano sugli ostacoli, la malattia e lo scontro.

• Teorie oggettuali Soft Balint, Winnicott, e Kouht. Si occupano di amore,

innocenza, bisogni di crescita, realizzazione di sé e progressivo disvelarsi.

Le Teorie delle Relazioni Oggettuali condividono diversi assunti:

1. Le patologie gravi hanno origine pre – edipiche.

2. Il pattern di relazioni con oggetti diviene sempre più complesso con il

procedere del tempo.

3. Gli stadi del tempo rappresentano una sequenza maturativa che si

mantiene tramite le culture, ma che può, tuttavia, essere distorta da

esperienze personali patologiche.

4. I primi pattern di relazione con l’oggetto sono ripetuti, e fissati durante

tutta la vita.

5. Inferenze di queste relazioni a livello evolutivo conferiscono la propria

impronta alla patologia.

6. Le relazioni dei pazienti verso il loro terapeuta forniscono uno spiraglio

tramite il quale è possibile esaminare gli aspetti sani e patologici dei primi

pattern relazionali.

Il modello di Green differisce da quello di Freud, in quanto suddivide il processo

di funzionamento mentale a fondamento pulsionale in molteplici livelli i sistemi

rappresentazionali o significanti. Egli critica i teorici delle relazioni oggettuali e i

teorici classici delle pulsioni perché tentano di ridurre la sessualità a un unico

punto centrale della catena.

Il lavoro più autorevole di Green è “La madre morta”, nel quale ha descritto un

particolare fenomeno clinico, che è la conseguenza di una vicenda primaria nella

quale il bambino ha scoperto di aver perduto l’attenzione e l’investimento della

madre, che si è ritirata in uno stato di depressione e di insensibilità emotiva,

descritto evocativamente come lutto bianco.

Cap. VI – Il modello Klein – Bion.

Il lavoro di Melanie Klien combina il modello strutturale e un modello evolutivo

interpersonale, fondato sulle relazioni oggettuali.

Ella riteneva che le strutture mentali derivassero da una molteplicità di oggetti

interni, la cui qualità, nella fantasia inconscia, mutava con la progressiva crescita

del bambino.

Ha sviluppato il concetto di oggetti interni e di mondo interno, che, ben lungi da

essere una replica del mondo esterno, è costruito attraverso i meccanismi di

introiezione e di proiezione, attivi fin dall’inizio della vita.

Il modello è “interpersonale” perché collega lo sviluppo dell’Io e degli oggetti

interni alle relazioni interpersonali. Lo studio dei primi processi introiettive

proiettivi ha condotto ad una riformulazione degli stadi dell’Io e del Super – Io;

ad ogni stadio, le fantasie del bambino sono modificate dalla sua esperienza

reale di interazione con l’ambiente, e l’individuo continua ad utilizzare il proprio

mondo oggettuale reale a servizio di un sistema di relazioni interno, difensivo.

Centrale in questo modello è l’accettazione della riflessione di Freud sull’istinto

di morte: la Klein lo ha inteso come un reale fenomeno psicologico presente fin

dalla nascita e causa determinante delle posizioni che la psiche assume in

relazione al mondo esterno.

Nel modello Kleiniano la psiche umana assume due posizioni (dove con il termine

posizione si intende una permanenza che questo stato della mente raramente

possiede) fondamentali:

Schizoparanoide la psiche è in relazione con oggetti parziali, invece che

✓ 

interi. Le relazioni con oggetti importanti, come per esempio i caregiver,

sono scisse; l’Io è scisso allo stesso modo.

Il Super – Io è scisso tra:

Ideale dell’Io eccessivamente idealizzato, esperito con

o onnipotenza narcisistica.

Super – Io estremamente persecutorio degli stati paranoidi.

o

Si tratta della più primitiva relazione del bambino con il mondo esterno,

ed è dominata da rappresentazioni interne innate. Tutti i buoni sentimenti

di affetto e desiderio sono diretti all’oggetto buono idealizzato che il

bambino desidera possedere e percepire come sé stesso. L’affetto negativo

viene proiettato nell’oggetto persecutorio, perché il bambino vuole

liberarsi di tutto ciò che sente cattivo e distruttivo.

La malattia psicologica segnala il predominio della posizione

schizoparanoide.

A tutto questo la Klein da il nome di angosce persecutorie 

scaturiscono quando si percepisce che l’oggetto cattivo minaccia l’Io.

Depressiva qui la relazione è con genitori integrati, sia amati che odiati,

✓ 

anche l’Io risulta più integrato. In questa posizione il Super – Io è un

oggetto d’amore ferito, con caratteristiche umane.

Questa posizione è contrassegnata dalla capacità del bambino di percepire

la madre come un oggetto intero che rende ragione delle esperienze buone

e cattive. Il conseguimento di questa posizione è, per la Klein, il processo

centrale ed il compimento dello sviluppo del bambino. In questo momento

il bambino si rende conto della sua capacità di amare ed odiare un

genitore, proprio questa ambivalenza apre al bambino l’esperienza del

senso di colpa, circa la propria ostilità verso un oggetto amato.

La salute comporta la stabilizzazione della struttura depressiva e la

promozione di sviluppo e stabilità.

A tutto questo la Klein da il nome di angoscia depressiva.

Bion è stato il primo ad evidenziare il fatto che la posizione depressiva non

è mai conseguita in modo permanente.

Il concetto di identificazione proiettiva è centrale in questo modello. Comporta

l’esternalizzazione di segmenti dell’Io e il tentativo di ottenere il controllo su

questi aspetti indesiderati, tramite un comportamento spesso altamente

manipolatorio nei confronti dell’oggetto.

La Klein definisce questa identificazione come una fantasia inconscia infantile,

per mezzo della quale il bambino è in grado di ricollocare le esperienze

persecutorie separandole dalla propria autorappresentazione e facendola parte

di un altro oggetto.

Ciò che più preoccupa riguardo le idee della Klein è l’attribuzione di capacità

psicologiche adulte ai bambini ed anche il fatto che essa faccia risalire la

patologia a stadi molto precoci.

Bion.

Con la Klein ha svolto la sua analisi didattica.

È stato il primo a sottolineare che la posizione depressiva non è mai conseguita

in modo permanente. In realtà il termine “posizione” suggerisce una

permanenza che questo stato della mente raramente possiede.

L’influenza di Bion, in particolare, ha focalizzato l’interesse sui meccanismi

mentali primitivi, qualunque sia lo stadio di sviluppo raggiunto.

Egli ha evidenziato il bisogno di identificazione proiettiva nell’infanzia.

Proiettando gli elementi non elaborati in un’altra mente umana (contenitore) che

può accettarli e trasformarli in significati, la mente del bambino può farvi fronte.

L’assenza di un contenitore adeguato rende l’identificazione proiettiva un

processo patogeno di evacuazione. Il bambino è allora abbandonato a livelli di

angoscia che lo sopraffanno e forzato a negare la realtà, o persino a diventare

psicotico. Bion ha sottolineato la necessità che la madre contenga mentalmente

il bambino e gli risponda emotivamente e fisicamente, in modo da modulare i

suoi sentimenti incontrollabili e riconoscere la sua iniziale consapevolezza dei

propri stati psichici. Dal momento che la madre non deve solo riflettere lo stato

emotivo del bambino, ma anche la propria capacità di occuparsi di lui senza

esserne sopraffatta, questo è il punto fondamentale del concetto bioniano di

contenimento.

Bion ha collegato lo sviluppo dei processi di pensiero alla qualità del

contenimento. Chiama questo processo “apprendere dall’esperienza”, se non c’è

contenimento, il bambino eviterà la frustrazione attaccando i pensieri stessi

come oggetti cattivi, il risultato è n processo di pensiero frammentato che può

diventare psicotico.

La Klein ritiene che i bambini, fin dall’inizio, abbiano un’inconscia paura della

morte, e questa rappresenta l’angoscia primaria. L’istinto di morte è solo

parzialmente proiettato nell’oggetto cattivo; parte di esso è trattenuto e

continua ad essere percepito come una minaccia di annichilimento che origina

nell’interno.

La Klein, infine, suggerisce che l’invidia primaria e primitiva, rappresenta una

forma particolarmente maligna di aggressività innata. È protetta tramite attacchi

al sé libidico dipendente, in uno sforzo di distruggere il legame con gli oggetti.

Il risultato è un Super – Io primitivo e l’idealizzazione di un sé sprezzante,

onnipotente, distruttivo ed autosufficiente. L’invidia eccessiva interferisce con

l’elaborazione della posizione schizoparanoide, ed è vista come il precursore

evolutivo di molte forme di stati confusionali.

I modelli Kleiniani della psicpatologia.

I modelli generali della psicopatologia.

Bion ha individuato i processi che possono condurre alla patologia nella posizione

schizoparanoide:

A. Difetti nella capacità di reverie della madre.

B. L’invidia opprimente nel bambino.

Negli stati nevrotici, la transizione tra le posizioni schizoparanoide e depressiva

è parziale; il Super – Io contiene caratteristiche sia paranoidi che depressive e

provoca un senso di colpa persecutorio. L’angoscia più comune è la paura del

senso di colpa e della perdita dell’oggetto amato.

Se non viene raggiunta la posizione depressiva, vi sarà angoscia di

frammentazione, di annichilimento e di persecuzione, e il senso di realtà

dell’individuo sarà distorto dalle proiezioni. Questo quadro d’insieme risulta più

appropriato per descrivere pazienti con disturbi di personalità gravi, come quello

borderline o narcisistico.

Modelli di condizioni nevrotiche.

La Klein ha sviluppato una nuova idea della nevrosi ossessiva, invece che come

regressione alla fase anale dello sviluppo libidico. Le più comuni difese, nella

posizione paranoide sono:

• Proiezione.

• Introiezione.

• Identificazione proiettiva.

• Scissione.

• Onnipotenza.

• Diniego.

Lo schieramento di tali difese serve come protezione dalle angosce annichilenti

i dalle loro forme proiettate: le angosce persecutorie.

Anche i pazienti nevrotici possono fare uso di difese relative alla posizione

paranoide, la nevrosi rintraccia le proprie radici nelle angosce psicotiche delle

posizioni paranoide e depressiva. L’oggetto buono agisce da contrappeso

all’invidia e all’odio.

I problemi nevrotici sono visti come conseguenza di angosce depressive irrisolte.

La depressione insorge a causa del fatto che l’esperienza di perdita ricorda alla

persona il danno causato all’oggetti buono. La depressione cronica insorge

quando una persona non può evitare la paura di danneggiare l’oggetto amato e

deve quindi reprimere interamente l’aggressività, generando

un’autopersecuzione implacabile.

Il modello evolutivo narcisistico di Rosenfeld.

Esistono due forme di narcisismo:

1. Libidico suscettibile, permaloso. Idealizzazione di sé stesso attraverso

l’introiezione onnipotente e/o l’identificazione proiettiva dell’oggetto

buono. Cerca rassicurazioni ed è profondamente dipendete.

2. Distruttivo insensibile, indifferente. Idealizzazione delle parti

distruttive onnipotenti del sé che non tollera la dipendenza e scredita

qualsiasi proposta di affetto sincero. Adotta un atteggiamento ostile,

superiore e di isolamento.

Libri Klein Invidia e gratitudine 1957.

Cap. VII – La scuola indipendente della psicoanalisi britannica.

La scuola indipendente nasce dal lavoro di una cerchia di singoli analisti, non fa

riferimento a un caposcuola o ad un unico teorizzatore, perciò manca della

coerenza teorica dei gruppi più coesi.

A strutturare la teoria in maniera sistematica furono:

• Ronald Fairbairn egli modificò le idee sui processi di interiorizzazione,

che concettualizzò come bipolari, e quindi costituiti da un frammento

dell’Io e da un oggetto interno.

• Harry Guntrip (in analisi con Fairbairn e Winnicott).

Coloro che hanno dato i contributi più significativi sono stati invece:

• Michael Balint.

• Donald Winnicott.

• Masud Khan (in analisi con Winnicott).

• John Klauber.

• Christopher Bollas.

• Matte Blanco.

• Edward Glover.

Il maggiore contributo del gruppo indipendente di psicoanalisi della British

Psychoanalytical Society, è stato fornito dall’esplorazione dello sviluppo infantile

e delle influenze ambientali nel facilitare o disturbare il percorso del bambino

dall’iniziale dipendenza assoluta alla completa indipendenza.

Il fatto che gli indipendenti si siano concentrati sul primo sviluppo li ha portati

ad allontanarsi dal modello strutturale fondato sulla pulsione libidica, per

orientarsi verso una teoria “Sé – oggetto”.

Balint mise in discussione il concetto di narcisismo primario elaborato da Freud

nel 1914. Secondo Balint viene prima il desiderio di essere amato, che è innato.

Il bambino crede che l’oggetto esista in quanto parte indifferenziata del Sé

destinata ad amarlo. Il verificarsi di un grave trauma prima che si stia stabilita

la differenziazione tra il sé e l’oggetto, genera un difetto fondamentale nella

struttura della psiche, che Balint immagina come una disposizione errata di base.

La persona che presenta un difetto fondamentale ha la sensazione che qualcosa

in lei non funzioni, di conseguenza cercherà una risposta nell’ambiente.

Il difetto fondamentale rappresenta il fondamento evolutivo di un disturbo di

personalità.

Con la differenziazione oggettuale Balint, identifica due meccanismi difensivi

caratteristici nella gestione dell’angoscia da parte del bambino:

1. Amare ogni nuovo oggetto fino ad arrivare ad una profonda dipendenza

nei suoi confronti tendenza ocnofilica.

2. Evitare l’attaccamento agli oggetti e apprezzare gli spazi che li separano

tendenza filobatica. Il filobate investe sulle capacità del proprio Io.

Balint è conosciuto soprattutto come il creatore del Gruppo Balint, una specifica

tecnica di formazione, attraverso la quale si proponeva di migliorare le capacità

dei medici di utilizzare con i pazienti la relazione interpersonale come fattore

terapeutico.

Fairbairn è stato il più esplicito dei teorici delle relazioni oggettuali, egli riteneva

che la libido sia primariamente una ricerca d’oggetto, ossia ha una direzionalità,

tende verso l’oggetto.

È la qualità della relazione tra l’oggetto e l’Io ad apportare piacere e ridurre

l’ansia, piuttosto che la scarica di energia.

Fairbairn identifica l’oggetto interiorizzato come una struttura endopsichica

distinta da una struttura egoica, con la quale una struttura egoica ha una

relazione paragonabile alla relazione con una persona nella realtà esterna.

Gli elementi cattivi e non gratificanti del rapporto con l’oggetto esterno vengono

attribuiti a sé stesso, tramite interiorizzazione, per essere usati come sostituti

degli oggetti esterni insoddisfacenti. Tanto più il bambino è frustrato nel suo

bisogno relazionale, tanto più sarà costretto a creare oggetti interni.

Il suo modello psicologico implicito è molto più vicino alla teoria generale dei

sistemi che alle formulazioni psicoanalitiche classiche.

Il passaggio più importante è quello da un modello psicoanalitico incentrato

sull’inconscio e sulla rimozione, a un modello focalizzato sul concetto di idee

incompatibili. Una insufficiente intimità con l’oggetto primario provoca una

scissione del Sé. Egli sostiene che la “scissione” dell’Io sia alla base della

psicopatologia, ma il grado di gravità di quest’ultima è legato all’estensione della

scissione dell’Io e alla porzione dell’Io centrale rimasta inutilizzabile per

relazionarsi all’oggetto reale.

La condizione di equilibrio psichico è data dalla possibilità di relazionarsi agli altri

non in quanto rappresentazione dei propri oggetti interiorizzati, ma per ciò che

sono realmente, garantendo le precondizioni che costellano un rapporto

oggettuale maturo intriso di mutualità.

Il passaggio di Fairbairn rimane, senza dubbio, il suo contributo più importante

alla psicoanalisi, e spiana la strada a gran parte del pensiero post freudiano e a

tutte le teorie delle relazioni oggettuali.

Il contributo chiave di Fairbairn consiste nell’affermazione che ogni trauma

precoce di estrema gravità viene conservato in ricordi che sono congelati, o

dissociati dall’Io centrale o dal Sé funzionale di un individuo.

Winnicott, lavorava con i bambini e le loro madri e con adulti affetti da gravi

disturbi di personalità.

Il bambino evolve a partire dall’unità madre – figlio, che ha tre funzioni tese a

facilitare uno sviluppo sano:

1. Holding integrazione. Fase che poggia sulla comprensione dello stato

mentale del bambino, da parte della mamma; è importante che la madre

mantenga il proprio senso di benessere interiore per agire come regolatore

di tensione per il bambino (mirroring).

Questo stadio fornisce la cornice per integrare amore ed aggressività,

rendendo tollerabile l’ambivalenza e permettendo che emerga la

sollecitudine, che contribuisce poi all’accettazione della responsabilità.

Serve a proteggere il bambino da un’esperienza mentale insostenibile,

un’angoscia arcaica o impensabile, nel passaggio delicato da uno stato di

disintegrazione a uno stato di integrazione.

Di conseguenza, l’esperienza di continuità dell’essere viene così a dipendere da

tre fattori che interagiscono tra loro:

Senso di sicurezza nel mondo interno.

✓ Capacità di limitare la preoccupazione per gli accadimenti esterni.

✓ Produzione di gesti creativi spontanei.

2. Handling personalizzazione. Se attivo ed adattivo, contribuisce

all’integrazione degli stati corporei e mentali, strutturando il processo di

personalizzazione. Questo ambiente risulterà adattivo quando il bambino

non si sentirà oppresso.

3. Object – relating.

La madre contiene il bambino fornendo coesione ai suoi elementi sensomotori.

La preoccupazione materna primaria permette alla madre di accondiscendere

all’illusione del figlio che ella risponda tempestivamente alle sue richieste perché

è il suo desiderio ad averla creata.

Winnicott introduce anche la nozione di fenomeni transizionali: la copertina

preferita può servire a calmare il bambino perché viene stretta nel momento in

cui quest’ultimo allucina l’allattamento, e viene associata all’atto di evocare la

madre in sua assenza. L’oggetto materiale rappresenta sia il bambino (aspetto

me) che la madre (aspetto non – me), è transizionale perché facilita il passaggio

da uno stato di onnipotenza illusoria, in cui il bambino ha la sensazione di creare

l’oggetto con cui si rapporta, a uno stato di percezione obiettiva, in cui la vera

madre fa parte di una realtà autonoma. Gli oggetti transizionali si dispongono

nello spazio fra il Sé e la realtà esterna: uno spazio nel quale si verifica la

simbolizzazione, crescono amore ed amicizia significativi.

La madre sufficientemente buona garantisce che l’Io del bambino diventi

autonomo e non abbia più bisogno del sostegno dell’Io materno; l’emancipazione

della madre è un passo inevitabile verso la creazione di un Sé personale

separato. A differenza di Balint, Winnicott sostiene che sia necessario che la

madre fallisca per dare un incentivo alla crescita.

La rottura dell’omeostasi emotiva, segnala una momentanea discontinuità

dell’essere, ma è anche un gesto creativo dell’Io.

L’onnipotenza del bambino darà vita ai nuclei dell’Io, che a tempo debito

verranno integrati nell’esperienza reale dell’Io, questo è possibile grazie ad una

madre sufficientemente buona, che trova espressione nell’ambiente di holding e

di handling.

Le idee di Winnicott ruotano intorno all’affermazione che non si deve interferire

con questa possibilità di sperimentare la continuità dell’essere, perché ciò

permette al bambino di produrre i gesti creativi, ovvero, le fondamenta di ciò

che sarà poi l’unicità e la creatività del bambino.

Gli aspetti della genitorialità considerati cruciali da Winnicott sono i seguenti:

a. Prendersi cura del bambino in modo non intrusivo.

b. Favorire l’illusione che l’oggetto sia il risultato dei gesti creativi del

bambino e sia controllato e controllabile.

c. Creare un ambiente dove gli accadimenti necessitino solo di risposte per

le quali sia disponibile un sostegno dell’Io.

Quando, nella fase di totale dipendenza, si verifica un trauma, il Sé può

sviluppare una difesa sotto forma di un Sé guardiano.

Se i gesti della madre non forniscono un significato alle reazioni del figlio, non si

può affermare che tra i due si sia sviluppata una comunicazione simbolica. Il

neonato, e poi il bambino, saprà fingere di avere relazioni interpersonali, ma si

tratterà di incontri con il falso Sé, che servirà per nascondere il vero Sé.

Questo è un altro concetto importante inserito da Winnicott, il falso Sé: il

neonato si rapporta in maniera accondiscendente ai gesti del caregiver come se

fossero i propri. Il falso Sé serve a nascondere il vero Sé, dunque a proteggerlo;

è contrassegnato dalla mancanza di spontaneità e di originalità.

Il vero Sé si presenta solo in situazioni di un disturbo fisico o psicologico, quando

si ricerca la condizione di dolore associata all’esperienza originaria di

interferenza eccessiva.

La formazione del sintomo può esprimere il vero sé, perché storicamente questo

era il modo in cui esso poteva esistere senza essere schiacciato dall’ambiente,

mentre i gesti creativi venivano sostituiti o accantonati.

Winnicott ha fornito anche una distinzione tra:

Deprivazione nello stato di relativa dipendenza, quando il bambino è

consapevole dei propri bisogni e dell’oggetto, tanto da percepire se un

proprio bisogno viene trascurato, o se le cure dell’altro vengono meno.

Privazione solo quando le cure materne sono al di fuori della

consapevolezza del bambino, nella fase di assoluta dipendenza.

Questa distinzione ci aiuta a comprendere il disturbo antisociale dove, secondo

Winnicott, si è raggiunto un certo grado di integrazione all’interno del Sé, ma la

deprivazione è stata grave e persistente, tanto da compromettere la

rappresentazione dell’ambiente sufficientemente buono. Dunque la tendenza

antisociale si sviluppa per proteggere il proprio senso di Sé. Secondo Winnicott

il disturbo antisociale si innesca quando l’ambiente non riesce ad adattarsi al

bambino.

Un contributo importante alla teoria classica degli Indipendenti è il

riconoscimento del fatto che la struttura psichica non si completa nell’infanzia.

I modelli degli indipendenti riguardano i disturbi del Sé, che si ritiene derivino

da eventi traumatici vissuti prima dei ¾ anni. Questi modelli trovano

applicazione specifica nei disturbi borderline e narcisistico di personalità.

Il disturbo schizoide e il disturbo antisociale di personalità.

Winnicott spiegava la schizofrenia come il risultato di una privazione totale,

mentre il grave disturbo di personalità come il risultato di un costante

sentimento di deprivazione.

La personalità schizoide nasce dalla percezione del bambino che l’amore per la

madre ha un potere distruttivo e va quindi inibito, insieme all’intimità.

Questi soggetti continuano a non percepire gli altri come persone intere e

sostituiscono il contatto emotivo con quello corporeo. Le relazioni intime possono

essere vissute solo escludendo dal coinvolgimento una parte del Sé.

Fairbairn individua la differenza tra:

Condizione schizoide.

✓ Disturbo depressivo.

La prima differenza la si ritrova nell’esordio; la seconda nella percezione infantile

che sta a fondamento della patologia, quindi il fatto che nel disturbo depressivo

il bambino crede che i suoi attacchi possano distruggere l’oggetto e che l’oggetto

vada difeso.

Secondo Winnicott la personalità schizoide è una variante dell’organizzazione del

falso Sé.

Disturbo di personalità borderline.

Winnicott rifiutava che alla base della psicosi ci potessero essere fattori

costituzionali, egli sostiene che i pazienti borderline abbiano bisogni psicotici,

perché si affidano a difese onnipotenti per preservarsi dall’angoscia di

annichilimento.

Questi pazienti non riescono a capire che gli altri abbiano una vita propria.

Secondo Winnicott il terapeuta deve capire a che punto si è verificato l’arresto

evolutivo di questi pazienti, per promuovere un adattamento dei bisogni che

sono stati bloccati.

Winnicott rintraccia alcuni comportamenti tipici dei casi borderline nel contesto

della deprivazione piuttosto che in quello della privazione.

Winnicott ritiene che utilizzare limiti, in terapia, con questi sia soggetti sia

antiterapeutico, nel senso che così facendo, il tentativo disperato del paziente di

segnalare un bisogno, viene annullato. Ugualmente, viene dato poco rilievo alle


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AUTORE

Martab_

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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e della salute e neuropsicologia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martab_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli di psicoterapia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Giannini Marco.

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