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Riassunto esame Modelli di psicoterapia, prof. Giannini, libro consigliato Psicopatologia Evolutiva. Le Teorie Psicoanalitiche, Fonagy,Target Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di modelli di psicoterapia, su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Giannini: Psicopatologia Evolutiva. Le Teorie Psicoanalitiche, Fonagy e Target. Gli argomenti trattati sono tutti quelli affrontati a lezione

Esame di Modelli di psicoterapia docente Prof. M. Giannini

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Fare diagnosi oggi.

Slide 7.

Esistono due tipi di approcci al processo diagnostico, distinti in:

• Categoriale descrittivo, modello medicale, obiettivo, orientato al

sintomo e etichettatore (label).

• Dimensionale inferenziale e contestuale, modello biopsicosciale,

soggettivo e formulazione del caso.

DSM – 5 (2013,2014) top down. Si presenta come una tassonomia di

patologie o di disturbi psichici.

Cosa cambia dal DSM IV – TR al DSM – V?

La valutazione dei disturbi di personalità è stato oggetto di molte controversi e

accesi dibattiti nel corso del processo di revisione del DSM – 5. Questo dibattito

si è poi concluso con la decisione di mantenere inalterato il sistema di valutazione

dei disturbi di personalità del DSM – IV – TR.

Il modello di assessment della personalità, proposto in fase di revisione è stato

inserito come modello alternativo alla valutazione dei PDs allo scopo di stimolare

ulteriori ricerche.

Questo modello identifica sei specifici PDs:

1. Antisociale.

2. Evitante.

3. Borderline.

4. Narcisistico.

5. Ossessivo – compulsivo.

6. Schizotipico.

Sono stati eliminati e diagnosticati con l’etichetta di “disturbo di personalità

tratto – specifico” (PD – TS, che sostituisce la diagnosi di PD NAS del DSM – IV

- TR) i disturbi:

1. Paranoide.

2. Schizoide.

3. Istrionico.

4. Dipendente.

Criterio A – Livello di funzionamento della personalità.

Criterio B – Tratti patologici di personalità.

Valutazione e diagnosi al servizio del trattamento.

PDM – 2 (2006,2007,2017) top down. Si presenta come una tassonomia

di persone. Si propone di organizzare le scoperte empiriche ottenute dagli

strumenti diagnostici, le ipotesi nate dalla pratica della psicoanalisi clinica

e le suggestioni della diagnostica tradizionale, in un sistema coerente ed

integrato, che possa essere impiegato in diagnosi clinica, formulazione di

casi e progettazione degli interventi.

Si suddivide in Asse P, Asse M e Asse S.

Il PDM – 1.

Il PDM – 2.

ASSE P processo composto da due step, volto a considerare il livello di gravità

dell’organizzazione della personalità e a valutare lo stile della personalità.

I livelli di organizzazione della personalità sono i seguenti:

Sano.

✓ Nevrotico.

✓ Borderline.

✓ Psicotico.

✓ SWAP – 200 (1999,2003,2012,2014) bottom – up.

Modello basato sul metodo Q – Sort il quale implica una valutazione

gerarchica organizzata secondo una distribuzione fissa. Serve a trasformare

tabella di ricerca empirica in:

Assessment del paziente.

✓ Case formulation.

✓ Psicopatologia e risorse.

✓ Sottotipizzazioni.

✓ Ricerca in psicoterapia.

✓ Contesti forensi.

✓ Supervisioni.

✓ Patient in the mind.

Fattori terapeutici aspecifici. L’alleanza terapeutica.

Slide 9.

I due testi classici che parlano di alleanza terapeutica sono:

a. The Working Alliance: Theory, Research and Practice. 1994 di Adam,

Horvath e Greenberg.

b. The Therapeutic Alliance: An Evidence – Based Guide to Practice. 2010

di Muran e Barber.

c. L’alleanza terapeutica. Teoria,clinica e ricerca. 2002, Lingiardi.

d. Una prospettiva cognitivo – evoluzionista. Teoria e clinica dell’alleanza

terapeutica. 2014, Liotti e Monticelli.

Ogni modello di psicoterapia incluse anche alcuni fattori aspecifici che

agiscono durante il trattamento. Questi fattori sono Aspecifici perché non legati

ad un modello in particolare e comuni perché presenti nella maggior parte delle

psicoterapie. Esistono fattori comuni in psicoterapia che sono determinanti per

l’esito più degli elementi specifici dei vari approcci.

Secondo Frank J. I fattori aspecifici sono:

1. Aspettativa di aiuto.

2. Relazione terapeutica.

3. Schema concettuale che spieghi i sintomi e prescriva una procedura per

risolverli.

4. La partecipazione attiva del paziente e del terapeuta nel portare avanti la

procedura.

Grencavage e Norcross hanno individuato 89 fattori suddivisi in 5 macro

categorie:

1. Processi di cambiamento.

2. Caratteristiche del terapeuta.

3. Elementi della relazione.

4. Elementi del trattamento.

5. Caratteristiche del paziente.

Wampold et al. Utilizzando la cornice teorica proposta da Frank hanno

identificato cinque fattori considerati necessari e sufficienti a produrre un

cambiamento:

1. Legame forte ed emotivamente connotato tra paziente e curante.

2. Setting di cura riservato e adeguato.

3. Terapeuta che offra una spiegazione di carattere psicologico e

culturalmente coerente dell’origine del disturbo emotivo.

4. Spiegazione adattiva e accettabile per il paziente.

5. Procedure che conducano il paziente a comportarsi in modo più adattivo,

utile e positivo.

L’uso di una teoria aspecifica e dei relativi protocolli nella pratica clinica è solo

uno dei fattori che concorrono al cambiamento. Ogni terapia che contenga tutti

gli elementi descritti sarà efficace al trattamento di un problema.

Qualsiasi trattamento sarà più efficace di un semplice supporto o di un placebo.

Critica ai fattori aspecifici.

Il modello dei fattori aspecifici dovrebbe presentare una teoria capace di spiegare

le patologie, il loro trattamento e i processi di cambiamento. Attualmente in

letteratura non sembra esserci una teoria condivisa né supportata da dati

empirici.

Alleanza Terapeutica (AT).

AT è un termine utilizzato per la prima volta dalla psichiatra Clara Zetzel, 1958.

Indica la condivisione matura della realtà tra paziente e terapeuta nella

situazione analitica.

Greenson conia l’espressione Alleanza di Lavoro, per riferirsi a quella serie di

atteggiamento razionali e finalistici del paziente nei confronti dello psicoanalista,

la capacità del paziente di lavorare nella situazione analitica.

Il primo periodo (1912-65), dal punto di vista storico, dell’AT, è compreso tra la

pubblicazione della dinamica della traslazione di Freud e l’articolo di Greenson:

alleanza di lavoro e nevrosi di transfert.

Qui viene fornita una definizione soddisfacente e condivisa di alleanza e il

rapporto tra il concetto di alleanza, transfert e relazione sociale.

Il secondo periodo va dai primi anni ’70 ad oggi. Qui le ricerche sono volte a

valutare empiricamente il costrutto e l’AT viene riconosciuta come il principale

fattore aspecifico comune a tutte le forme di psicoterapia.

I principali indirizzi che hanno guidato la ricerca sull’AT nell’ultimo decennio:

a. Relazione tra alleanza e outcome nel trattamento.

b. Fattori che favoriscono lo sviluppo dell’alleanza.

c. Convergenze nelle valutazioni fornite dal paziente.

d. Evoluzione ed organizzazione dell’alleanza nel tempo.

e. Risoluzione delle rotture dell’alleanza.

Luborsky, nel descrivere l’AT mette in risalto la dimensione evolutiva e

temporale dell’alleanza. Utilizza il termine alleanza d’aiuto per descrivere due

tipi di alleanze:

I. Tipo 1 il terapeuta fornisce aiuto al paziente che lo riceve in modo

fiducioso e passivo.

II. Tipo 2 si forma successivamente, è più attiva e si fonda sulla

consapevolezza di paziente e terapeuta di essere impegnati in un lavoro

comune.

Gaston ha suddiviso l’AT in quattro dimensioni misurate dalla California

Psychoterapy Alliance Scale (CALPAS) 12 items su scala Likert a 7 punti. Versioni

terapeuta, pazienti ed osservatori.

La CALPAS:

Capacità del lavoro del paziente PWC.

✓ 

Impegno del paziente PC.

✓ 

Consenso sulla strategia di lavoro WSC.

✓ 

Comprensione e coinvolgimento del terapeuta TUI.

✓ 

Vanderbilt Therapy Alliance Scale (VTAS). Hartley e Strupp hanno integrato

diversi orientamenti teorici, in particolare dinamici e interpersonali. La scala

consta di 44 item ed è utilizzabile sol dagli osservatori. Esiste anche una versione

di 5 item.

Bordin ha sostenuto la necessità di comprendere il concetto di AT all’interno di

una visione panteorica capace di trascendere il modello psicoanalitico da cui ha

avuto origine. Egli definisce l’AT come un reciproco accordo riguardo gli obiettivi

del cambiamento e ai compiti necessari per raggiungere tali obiettivi, insieme

allo stabilirsi dei legami che mantengono la collaborazione tra i partecipanti al

lavoro terapeutico.

Working Alliance Inventory (WAI). Horvat e Greenberg.

Tre dimensioni dell’AT:

I. Obiettivi goal.

II. Compiti task.

III. Legame bond.

Esiste una versione paziente (WAI – Client form) e una per l’osservatore (WAI –

O). Questa scala consta di 36 item su scala Likert a 7 punti. Esiste anche una

versione a 12 item.

Quando misurare l’AT?

Le valutazioni nelle fasi iniziali (1° - 5° seduta) e finali della terapia hanno una

maggiore capacità predittiva rispetto alle valutazioni intermedie. Nelle fasi

intermedie di una terapia vengono affrontate le problematiche strutturali,

maggiore distress nella relazione terapeuta – paziente.

Sono i processi interpersonali attivati durante la terapia a permettere il

cambiamento nel paziente.

Le difese non sono più considerate un fenomeno intrapsichico, un sistema

chiuso, bensì sono plasmate e costantemente influenzate dal contesto

interpersonale.

Rotture e riparazioni dell’AT.

Il terapeuta viene considerato coautore della rottura dell’AT: la resistenza può

essere considerata una risposta del paziente a un atteggiamento o intervento

del terapeuta.

Le valutazioni delle rotture sono principalmente tre:

1. Self – report diretti.

2. Self – report indiretti.

3. Osservatore esterno.

I tipi di studio sono quattro:

1. Quantitativi di processo.

2. Quantitativi di esito.

3. Task Analytic.

4. Qualitativi di processo.

IVAT – Indice di Valutazione dell’AT.

Strumento costruito allo scopo di valutare, a partire da trascritti di colloqui o

sedute, l’AT e le sue rotture.

Il problema della rottura per un terapeuta può riguardare come agire o reagire

di fronte al riconoscimento nel paziente di sentimenti negativi nei confronti della

terapia o del terapeuta. Diverse ricerche suggeriscono che la sola

consapevolezza da parte del terapeuta di sentimenti negativi nel paziente verso

la terapia può influenzare il risultato della terapia.

Le rotture possono essere:

Dirette intensità maggiore. In questi marker di rottura è il paziente a

✓ 

segnalarci in modo esplicito il problema, comunicando le problematiche

relative all’AT. L’inferenza richiesta è minima in quanto il processo

psicologico nel paziente indicante una rottura è un processo overt.

Indirette intensità minore. Possono essere più pervasivi e comparire nel

✓ 

corso di tutta la seduta.

La psicoanalisi in Italia e oggi.

Slide 10 + 11.

I primi scritti di tipo informativo sulla teoria freudiana si devono a due psichiatri.

Nel 1908 Luigi Baroncini (1878 – 1939), assistente al laboratorio di psicologia

sperimentale dell’Ospedale psichiatrico di Imola, pubblica sulla “Rivista di

Psicologia” un saggio, peraltro apprezzato da Freud: “Il fondamento e il

meccanismo della psico-analisi”, e la traduzione di un articolo di Jung sulla

psicologia criminale.

Nello stesso anno Gustavo Modena, (1876 – 1958), scrive per la “Rivista

sperimentale di freniatria”: “Psicopatologia ed etiologia dei fenomeni

psiconevrotici: contributo alla dottrina di Freud”.

Marco Levi Bianchini (Rovigo 1875 – 1961) si accosta alla psicoanalisi, Nel 1925

fonda a Teramo la Società psicoanalitica italiana di psicoanalisi, che raccoglie i

medici interessati alla psicoanalisi.

Edoardo Weiss (Trieste 1889 – Chicago 1971) è l’unico psicoanalista italiano

formatosi a Vienna presso la scuola freudiana. Negli anni di permanenza a

Trieste Weiss si mette in contatto con i pochi italiani che dimostrano un autentico

interesse per la psicoanalisi e li incontra ufficialmente a Firenze al IV Congresso

Nazionale della Società Italiana di Psicologia.

Quello sparuto gruppo era formato da Marco Levi Bianchini, Sante de Sanctis,

uno dei fondatori della neuropsichiatria infantile italiana, docente a Roma di

psicologia sperimentale, scienziato diviso fra gli studi psichiatrici, psicopatologici

e la psicologia scientifica e Vittorio Benussi.

Weiss si trasferisce.

L’anno successivo, nel 1932, rifonda la Società Psicoanalitica Italiana ufficiale,

per la quale nel 1935 ottiene il riconoscimento formale dell’IPA (International

Psychoanalitical Association) e pubblica il suo organo ufficiale, la Rivista Italiana

di Psicoanalisi.

Questa avrà vita breve, perché dopo due anni non sarà più autorizzata dalle

autorità con questa motivazione: per tutelare la moralità.

La principessa di Lampedusa Alessandra Wolff Stomersee Tomasi di Palma è

l’unica donna a rivestire la carica di presidente della SPI (dal 1954 al 1959).

Benussi (Trieste 1878- Padova 1927) dal 1902 lavora a Graz presso il laboratorio

di Psicologia sperimentale, affrontando lo studio dei fenomeni ipnosuggestivi,

che lo familiarizzano con l’opera di Freud. Rientrato in Italia, grazie

all’intercessione del De Sanctis ottiene a Padova la cattedra di psicologia con

una procedura straordinaria: “per chiara fama”.

I membri componenti dell’IPA sono più di 12 .000. Più gli allievi. Organizzati in

circa 70 istituti. Il Congresso Internazionale si tiene ogni 2 anni

In Italia gli Psicoanalisti SPI sono oltre 600

Attuale Presidente SPI: Anna Maria Nicolò Corigliano

Oltre alla SPI l’IPA riconosce la Italian Psychoanalytical Association (AIPsi).

Breve storia del comportamentismo.

Slide 12.

COMPORTAMENTISMO.

A. Metafisica.

a. Ontologia materialismo.

b. Cosmologia meccanicismo.

B. Epistemologia empirista con enfasi sul realismo.

J.B. Watson è il padre del comportamentismo.

La prima pubblicazione in Psychological Review fu “Psychology as the behaviorist

views it.” – 1913.

Nel 1920 eseguì l’esperimento del piccolo Albert, con questo esperimento

Watson voleva dimostrare che un’emozione come la paura è il risultato di un

processo di condizionamento ambientale e studiare l’evoluzione del

condizionamento attraverso l’osservazione sistematica.

Il protagonista dell’esperimento è un bambino di 9 mesi idrocefalo – Albert B.

(esperimento di Watson e Rosalie Rayner).

Il bambino venne posto davanti ad un topolino bianco, verso il quale mostrò un

certo interesse e curiosità, In un momento successivo, Watson produsse un forte

rumore con un tubo di metallo nel momento stesso in cui il topolino veniva

avvicinato ad Albert, provocandogli un forte spavento e un pianto a dirotto.

L’associazione topo-spavento venne ripetuta più volte, tanto che Albert cominciò

a piangere alla semplice vista del roditore.

Dopo il condizionamento il piccolo Albert si mostrava spaventato non solo dal

topo, ma anche da altri animali dal pelo bianco, e da oggetti simili, bianchi e

lanosi, come una pelliccia della signora Rayner e la barba di un costume di Babbo

Natale.

Watson riuscì per la prima volta a dimostrare che un’emozione poteva essere

indotta tramite condizionamento in un essere umano.

Skinner.

Ha inventato la Skinner Box.

Nel 1957 pubblicò “Verbal Behavior”, che descriveva un’analisi funzionale del

comportamento verbale. Egli voleva estendere il condizionamento operante al

comportamento verbale, per rendere conto pienamente alla sfera del

comportamento umano.

Inventò il Cumulative Recorder come strumento per misurare la frequenza dei

comportamenti durante la sua ricerca, ritenuta fondamentale in psicologia

sperimentale e applicata.

Tolman.

Apprendimento senza la necessità di alcun rinforzo.

Tolman ritiene che si crei una mappa cognitiva, ossia una rappresentazione

mentale della meta e dello spazio che conduce ad essa: grazie a tale mappa,

secondo il principio del minimo sforzo, la meta viene raggiunta per mezzo del

percorso più semplice e meno dispendioso.

Secondo tale prospettiva muta il ruolo del rinforzo ai fini dell'apprendimento.

Breve storia del cognitivismo.

Slide 13.

Albert Ellis.

Rational Therapy (RT).

✓ Rational – Emotive Therapy (RET).

✓ Rational – Emotive Behavior Therapy (REBT).

Ellis era uno psicoanalista e le origini della sua teoria sono da ricercare nella

psicoanalisi.

Egli ha sviluppato una sua pratica clinica più direttiva di quella psicoanalitica, ha

dato importanza agli stati coscienti direttamente osservabili, alle credenze

irrazionali e considera la mente come un elaboratore d’informazioni.

Considera poi il ruolo del linguaggio e del dialogo con sé e con gli altri e la genesi

e il mantenimento dei disturbi psichici.

Si definì terapeuta razionale.

La psicologia cognitiva nel 1967 venne coniata con il termine Cognitivismo da

Ulrich Neisser, è nota la metafora dell’uomo come un elaboratore di informazioni.

Aaron Temkin Beck.

Terapeuta cognitivo, già dal 1964.

Egli applicò le sue teorizzazioni e tecniche terapeutiche prima con i disturbi

depressivi e poi con quelli d’ansia. La tecnica fu descritta, replicata e dimostrata

secondo i canoni usati negli ambiti della medicina, e fu una delle prime volte che

ciò avveniva per una psicoterapia.

Beck aveva creato un nuovo modello teorico e clinico, la sua terapia prese il

nome di Cognitive Behavioral Therapy (CBT).

La critica mossa verso questa teoria si rivolge al fatto che tendeva ad occuparsi

solo al presente del paziente, non considerando abbastanza gli aspetti legati al

suo passato.

Tecniche della CBT.

Per ciò che riguarda la Relazione Terapeutica è importante:

• Un elevato livello di collaborazione.

• Paziente e terapeuta sviluppano insieme l’ipotesi circa la validità degli

schemi e dei pensieri automatici o dei pattern di comportamento 

Empirismo Collaborativo.

I metodi per aumentare l’empirismo collaborativo sono diversi, tra i quali

ricordiamo, promuovere variabili essenziali aspecifiche del terapeuta, sviluppare

strategie di coping per lacune reali e deficit affettivi, fornire e richiedere

feedback.

Le sedute sono così strutturate:

1. Pianificazione della terapia.

2. Lista delle tematiche da affrontare.

3. Rientrare nel tempo previsto (solitamente 50 minuti).

4. Rivedere il materiale delle sedute precedenti.

5. Controllare i compiti della seduta precedente ed assegnarne di nuovi.

6. Includere tematiche rilevanti per il paziente, in modo chiaro e

comprensibile.

Alcune procedure strutturate suggerite per la terapia cognitiva:

a. Fissare un calendario di sedute.

b. Utilizzare abitualmente tecniche classiche di terapia cognitiva.

c. Assegnare compiti a casa per creare un filo conduttore tra le sedute.

L’intervento psicoeducativo può ritrovarsi in:

a. Modalità di insegnamento ai pazienti di competenze e concetti di base.

b. Addestrare il paziente al modello di base CBT.

c. Manuali di auto aiuto.

d. CBT computer assistita.

La formulazione del caso segue:

A. Storia personale del paziente vista attraverso l’ottica della CBT.

B. Selezionare i metodi specifici che meglio corrispondono ai suoi problemi,

sintomi, potenzialità e risorse.

Le tecniche: identificare e modificare il pensiero disfunzionale.

Pensieri automatici

➢ 

Scoperta guidata.

o Riconoscimento dei cambiamenti dell’umore.

o

Per modificare questi pensieri può essere utilizzato l’esame delle prove,

la riattribuzione o l’identificazione degli errori cognitivi; registrazione del

cambiamento dei pensieri.

Convinzioni nucleari

➢ 

Identificazione degli schemi.

o Tecnica della freccia discendente.

▪ Pattern ricorrenti nei pensieri automatici.

▪ Checklist degli schemi.

Modificare gli schemi: esame delle prove, generazioni alternative,

o ripetizione cognitiva e lista costi – benefici.

La seconda onda: Terapia Cognitiva Post-Razionalista, o Secondo Cognitivismo,

o Neo- Cognitivismo o Costruttivismo.

I nuovi cognitivisti iniziarono a definire quelli di Ellis e Beck approcci razionalisti,

definizione che entrambi gli autori respinsero.

La crisi del cognitivismo è stata mossa da critiche interne ed esterne, dalla

necessità di cambiare alcune impostazioni teoriche, ampliandole, e di correggere

certi trattamenti terapeutici. C’era la necessità di creare nuove procedure e

tecniche nei casi in cui quelle standard non fossero adatte.

Liotti ha sviluppato una terapia basata sui concetti di disposizione innata,

evoluzionismo e sistemi motivazionali.

La terza onda non sembra scaturita da una crisi vera e propria ma si affianca

con quello che già esiste portando i suoi elementi di novità.

Zabat – Zinn.

Riscoperta dell’importanza del corpo, superamento del dualismo mente – corpo.

Posizione osservativa anziché la logica razionalista, nessun tentativo di

modificare, ma accettazione, la compassione per sé (self-compassion) al posto

del dialogo socratico.

La metacognizione, significa oltre la cognizione. La capacità di pensare sul

pensiero, di poter riflettere sulle proprie capacità cognitive.

Adrian Wells.

La teoria metacognitiva dei disturbi psicologici si fonda sul principio che la

maggior parte dei disturbi/o psicologici è causata da uno schema di pensiero

ampliato (extended thinking).

Questo schema è chiamato Sindrome Cognitivo – Attentiva (Cognitive Attentive

Syndrome – CAS). Si compone di catene di pensieri verbalizzati nella forma di

preoccupazione (worry) e ruminazione, uno schema che concentra l’attenzione

su minacce e strategie di coping determinando effetti paradossali.

Questa Sindrome è spinta da credenze di fondo riguardo al pensiero, che

ricadono dentro due categorie di credenze:

a. Positive.

b. Negative.

La terapia metacognitiva si concentra sul rimuovere la CAS in risposta ai pensieri

ed esperienze negative, stimolando la consapevolezza di questo processo e

promuovendo un controllo selettivo dello stesso. In questo modo vengono

messe in discussione le credenze metacognitive.

Alla fine del trattamento i pazienti sono più flessibili nelle loro risposte ai pensieri

negativi e meno dipendenti dagli schemi mentali consolidati e controllo cognitivo

come strategia di coping delle esperienze emozionali.

Credenze cognitive standard, schemi complessi, terapeuta emotivamente

coinvolto, è il modello elaborato da Jeffrey Young: Schema Terapy.

Accettazione impegno e mindfulness vengono utilizzate nella Acceptance and

Commitment Therapy di Steven Hayes.

Psicoterapia cognitiva.

Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva. Bara.

Slide 14 + libro.

COGNITIVISMO.

A. Metafisica.

a. Ontologia idealista.

b. Cosmologia meccanicista.

B. Epistemologia realista e costruttivista.

….. da rivedere

Costruttivismo.

Slide 15.

Con il termine costruttivismo si indica un orientamento, condiviso da diverse

discipline, secondo il quale la realtà non può essere considerata come qualcosa

di oggettivo, indipendente dal soggetto che la esperisce, perché è il soggetto

stesso che crea, costruisce, inventa ciò che crede che esista.

George Kelly.

È considerato il padre del costruttivismo, il primo ad usare il termine

Costruttivismo, con il suo testo “Psicologia dei Costrutti Personali” (PCT), qui

definisce i costrutti personali come dimensioni bipolari in base alle quali le

persone organizzano le proprie esperienze, anticipano e predicono il

comportamento umano.

La PCT si focalizza sull’influenza che il mondo esterno esercita sui costrutti

personali, l’individuo viene visto come uno scienziato che mette alla prova le

proprie costruzioni e se necessario le modifica.

Gli elementi utilizzati dalla persona per definirsi vengono chiamati costrutti

centrali ed essendo aspetti dell’identità personale sono difficili da modificare

anche con la psicoterapia. Sebbene in questo approccio vengano presi in

considerazione fattori sociali e relazionali, l’individuo è sempre visto come fonte

principale delle proprie costruzioni.

La PCT considera il significato come un processo personale e l’individuo come un

sistema chiuso di significati, tutto ciò che crediamo di sapere sul mondo deriva

dalle nostre esperienze in relazione all’ambiente. Il mondo è visto come una

fonte di possibilità e limitazioni offerte dalla nostra struttura.

Kelly cerca di spiegare la direzione del cambiamento individuale con il concetto

di anticipazione: i processi personali sono psicologicamente canalizzati dai modi

in cui la persona anticipa gli eventi.

Le persone, sulla base di qualsiasi costruzione, tendono ad anticipare gli eventi

per poi valutare se la loro anticipazione sia stata validata o meno;

successivamente, se necessario, modificano la loro costruzione. La fine di questo

processo è seguita da una nuova anticipazione che porta ad un nuovo ciclo

esperienziale. In questa visione, il comportamento non viene visto come risposta

o conseguenza, ma come esperimento.

La prima svolta in direzione costruttivista in Italia è rappresentata da Guidano e

Liotti nella seconda metà degli anni ’80 che influenzati dalla teoria evolutiva di

Piaget e dalla teoria dell’attaccamento di Bowlby affermano:

L’essere umano è un attivo costruttore della propria esperienza e della

storia personale di sé e del mondo. Si assume il primato delle emozioni

rispetto alle cognizioni.

In Italia troviamo:

Costruttivismo epistemologico.

➢ Il costruttivismo epistemologico crede nell’esistenza di una realtà esterna,

indipendente dall’osservatore, conoscenza della quale è possibile solo

tramite la sua costruzione. La conoscenza è un insieme di costruzioni

umane che rappresentano delle euristiche utili per capire il mondo.

Costruttivismo ermeneutico.

➢ Nel costruttivismo ermeneutico non si crede nell’esistenza di una realtà

indipendente dall’osservatore, ma la conoscenza è vista come il prodotto

del linguaggio tra una comunità di osservatori. Hanno un ruolo centrale

qui il linguaggio e la comunicazione per capire come i sistemi di

conoscenza si sviluppino e mantengano.

Costruttivismo radicale.

➢ Nel costruttivismo radicale l’osservatore costruisce in solitudine la realtà

intorno a sé, per cui si parla di relazione diadica: osservatore-realtà

esterna. Tale costruttivismo si interroga su come gli individui

costruiscono la realtà attraverso i processi cognitivi. All’interno di tale

costruttivismo si possono individuare due teorie:

La teoria di von Glasersfeld enfatizza l’abilità degli uomini

o nell’utilizzare le costruzioni che essi creano per vivere,

indipendentemente dal fatto che queste corrispondano o meno ad

una realtà esterna. L’autore considera la cognizione umana come

un sistema chiuso ma al tempo stesso adattivo.

La teoria di Maturana, al centro è posto il concetto di autoipotesi

o rete di processi di creazione, trasformazione e distruzione di

componenti che interagendo tra loro, sostengono e rigenerano lo

stesso sistema, che così si autodefinisce, riproducendosi dal proprio

interno. Viene anche introdotto il concetto di determinismo

strutturale i cambiamenti negli organismi sono determinati dalla

loro struttura. L’individuo, essendo un sistema chiuso, non viene in

diretto contatto con la realtà, ma l’esistenza dell’organismo è

caratterizzata da continui aggiustamenti strutturali definiti

“naturaldrifts”.

Costruzionismo sociale.

➢ I costruzionisti sociali enfatizzano le pratiche relazionali, conversazionali

e sociali come origine della vita psichica dell’individuo. Nel costruzionismo

sociale l’osservatore costruisce la realtà a partire da una rete di relazioni

in cui gli aspetti cognitivi, emotivi ed affettivi sono elementi costituitivi,

intrecciati tra loro e con gli aspetti sociali. Nel costruzionismo sociale tutta

la conoscenza è labile, in quanto negoziata tra gli individui all’interno di

un determinato contesto, quindi cambia in base alle circostanze.

Per questo motivo si parla di personalità socialmente costruita.

Approccio narrativo.

➢ L’approccio narrativo considera la psicoterapia come elaborazione della

storia di vita. In quest’ottica il racconto è quel mezzo attraverso il quale

l’uomo riesce ad organizzare la sua esperienza ed interpretare gli

avvenimenti, strutturandoli in storie. In questo senso il racconto è una

forma convenzionale che viene trasmessa culturalmente, il mezzo

attraverso il quale costruiamo la nostra realtà e stabiliamo il nostro

rapporto con gli altri.

Costruttivismo intersoggettivo.

➢ Uno dei presupposti di base del modello è il concetto di “co-creazione

dell’esperienza intersoggettiva” che tramite momenti di incontro e

momenti affettivi intensi tra paziente e terapeuta, permette un reciproco

riconoscimento di sensazioni, motivazioni, intenzioni e scopi. La relazione

terapeutica viene considerata un fenomeno intersoggettivo che si crea in

quello spazio tra l’io e il tu che non appartiene a nessuno dei due membri

della relazione, ma solo ed esclusivamente alla relazione stessa in termini

di complementarietà.

Photo Therapy.

Slide 16.

Consiste nel somministrare luce, tramite lampade specifiche, in un orario

specifico del giorno.

Judy Weiser è stata una delle prime pionieriste di questa tecnica.

Le tecniche di Fototerapia utilizzano gli scatti personali e le foto di famiglia dei

pazienti in terapia, come catalizzatori nella comunicazione terapeutica.

Considerate collettivamente, queste foto rendono visibile il flusso delle storie

della vita di quelle persone e servono come impronte visive che segnano dove

loro sono state e forse segnalano dove probabilmente si dirigono.

Il significato di una foto dipende piuttosto da chi l’osserva, perché la percezione

individuale e l’esperienza di vita di ognuno incorniciano e definiscono quello che

si “vede” come reale.

Le foto personali registrano per sempre momenti importanti del quotidiano

possono servire come ponti naturali per accedere, esplorare e comunicare

sentimenti e ricordi insieme alle tematiche psicoterapeutiche che questi ricordi

e sentimenti portano alla luce. Sotto la guida di uno psicoterapeuta che conosca

le tecniche di fototerapia, i pazienti esplorano i significati delle loro foto e i loro

album di famiglia a livello emotivo oltre al loro significato visivo.

Queste informazioni rimangono latenti in tutte le foto personali dei pazienti, ma

quando queste foto vengono utilizzate per stimolare il dialogo terapeutico, si

crea una connessione meno censurata con l’inconscio.

Una volta che le foto vengono osservate, il passo seguente consiste nell’attivare

tutto quello che queste foto fanno venire in mente. Il compito principale del

terapeuta è quello di incoraggiare e di fornire sostegno al paziente nel percorso

di scoperta personale, mentre esplora e interagisce con le sue foto e le foto di

famiglia che vengono osservate, scattate, raccolte.

Perciò, ognuna delle cinque tecniche di Fototerapia viene abbinata ai seguenti

cinque tipi di fotografie che poi vengono spesso utilizzate in varie combinazioni

l’una con l’altra, come pure in associazione con tecniche di Arteterapia e altre

terapie creative.

A. Tecnica 1. Foto scattate o create dal paziente.

B. Tecnica 2. Foto scattate al paziente da altre persone.

C. Tecnica 3. Autoritratti.

D. Tecnica 4. Album di famiglia o altre collezioni di foto biografiche.

E. Tecnica 5. “Foto-proiezioni”, la tecnica utilizza il meccanismo secondo cui

il significato di qualsiasi foto è in primo luogo creato dall’osservatore

durante il processo di percezione dell’immagine.

L’atto di guardare qualsiasi immagine fotografica produce delle percezioni

e reazioni che vengono proiettate dal mondo interiore della persona sulla

realtà e che determina così il senso che viene dato a ciò che si vede.

Perciò questa tecnica non si basa su un tipo specifico di foto ma piuttosto

sull’interfaccia meno tangibile tra una foto e il suo osservatore o creatore,

lo “spazio” in cui ogni persona forma le proprie originali risposte a ciò che

vede.

Fototerapia non è la stessa cosa della “Fotografia Terapeutica”, Fotografia

Terapeutica viene utilizzata dalle persone per la scoperta di sé stesse o per

obiettivi di espressione artistica, mentre gli psicoterapeuti utilizzano la

Fototerapia per assistere altre persone, che hanno bisogno di aiuto per risolvere

i loro problemi.

Infine, queste tecniche possono avere un effetto particolarmente positivo

quando sono utilizzate con soggetti per i quali la comunicazione verbale è

fisicamente o mentalmente limitata, con soggetti emarginati a livello socio –

culturale o che si trovino in situazioni di disagio a causa di malintesi causati da

segnali non – verbali.

Photolangage.

Slide 17.

Il Photolangage nasce in Francia (Lyon) nel 1965 in modo del tutto intuitivo e

casuale.

A. Baptiste e C. Belisle, rispettivamente psicosociologo e psicologo lionesi,

stavano lavorando con un gruppo di adolescenti la cui più grande difficoltà era

esprimersi o “raccontarsi” davanti al gruppo.

Per agevolare la discussione pensarono di proporre ai ragazzi delle foto in bianco

e nero con l’idea che queste potessero diventare un supporto alla parola.

Ben presto gli effetti del metodo superarono i risultati attesi: gli animatori si

accorsero che in questi gruppi le interazioni e l’interesse verso gli altri

aumentavano. Inoltre le storie individuali venivano raccontate spontaneamente.

Quello che si manifestava era il piacere di ascoltarsi.

Ciò che caratterizza il Photolangage in quanto metodo di lavoro in gruppo è la

proposta che viene fatta ad ogni partecipante di raccontarsi con l’aiuto delle

fotografie. Non viene chiesta un’opinione estetica su un documento visivo, ma

di dirsi diversamente che con le sole parole.

Ogni partecipante non deve analizzare una foto, quanto piuttosto reagire

spontaneamente, soggettivamente e affettivamente.

Cercare di capire perché una foto interessa e spiegarlo agli altri permette

l’apprendimento della comunicazione: ognuno cerca di comprendere l’altro non

per giudicarlo ma per rispondere a una domanda di ascolto.

La collezione Photolangage comprende nove dossier di tavole elio (16×23,5cm)

apparse e pubblicate nel 1968 dalle edizioni Cahlet.

Una seconda serie di dossier tematici è stata pubblicata nel 1991 dall’edizione

d’Organisation.

Ognuno di questi dossier, che contengono una cinquantina di foto (18 x 24 cm),

vengono costruiti:

• Selezionando le foto tra quelle proposte dai fotografi famosi.

• Mettendo insieme quelle foto che evocano tutte e in modo diverso un

unico tema.

• Acquistandole dall’autore.

• Pubblicandole.

I dossier disponibili sono oggi dieci, in bianco e nero e uno a colori (Adolescenza

e Sessualità) e vengono pubblicati con le seguenti tematiche:

Gruppi.

➢ Lavoro.

➢ Economia.

➢ Tempo libero.

➢ Relazioni umane.

➢ Formazione e sviluppo personale.

➢ Donne in divenire.

➢ Corpo e comunicazione.

➢ Dalle scelte personali alle scelte professionali.

➢ Salute e prevenzione.

➢ Situazioni limite.

➢ Valori in discussione.

➢ Celebrare la vita.

Quando si lavora con il Photolangage, l’organizzazione del tempo e dello spazio

sono di estrema importanza. Un lavoro ottimale richiede le seguenti condizioni

materiali:

a. Una sala sufficientemente grande che disponga di due spazi: l’uno dove

l’animatore espone le fotografie disponendole su dei tavoli intorno ai quali

i partecipanti possano circolare liberamente; l’altro dove i partecipanti si

riuniscono seduti con l’animatore per il lavoro in gruppo.

b. Una cinquantina di foto selezionate in funzione di un tema.

c. Una lavagna sulla quale sarà scritto il tema di cui si parlerà.

d. Un tempo di riunione di due ore.

L’incontro si apre con la formulazione del tema a cui segue la disposizione delle

foto sui tavoli. Il tempo in cui viene elaborata la consegna è molto prezioso. È il

tempo in cui viene pensato il gruppo nella sua gruppalità ed ogni partecipante

nella propria individualità. Questo tempo corrisponde alla capacità di reverie

materna di cui ci parla Bion.

«[la rêverie] designa il modo in cui la madre accoglie le proiezioni e le

identificazioni del bébé. Sono reazioni immaginarie che la madre attiva per

metabolizzarle» (W. Bion, 1963, pag.32).

Il tema scelto viene scritto alla lavagna e la scelta delle foto viene fatta in

risposta a ciò che la frase suscita in ciascuno.

La consegna varia ad ogni incontro e viene scelta dagli psicologi sulla base delle

dinamiche emerse in quello precedente, rispettando sia la fase in cui si trova il

gruppo sia i tempi interni di apertura di ciascun partecipante.

Una seduta si svolge in due tempi:

1. Il tempo della scelta personale di una o più foto si passa in silenzio

senza alcun limite.

2. Il tempo degli scambi in gruppo quando tutti sono seduti in cerchio con

le foto in mano e l’animatore specifica che il tempo rimasto a disposizione

è da dividere in gruppo.

I partecipanti sono invitati a comunicare ciò che la foto suscita in loro

condividendo o meno, ciò che viene detto da un altro partecipante su

quella stessa foto.

L’animatore partecipa al gioco. Questo aiuta il gruppo a metabolizzare le cariche

di angoscia che, specialmente nei primi tempi, investono i suoi membri.

Gli animatori si mettono in gioco, proprio per queste ragioni e per accelerare il

dischiudersi dei partecipanti.

La posizione di animatore partecipante nella dinamica del gruppo, quindi,

consente un più rapido passaggio da uno stato di angoscia ad uno di fiducia

reciproca e accresce il desiderio di relazionarsi con gli altri, stemperando la paura

del contatto.

La presa di coscienza di sé stessi può, così, essere percepita non più come

angosciante, ma come risorsa, arricchimento, scambio e perde i connotati iniziali

di critica e attacco personale.

Dunque gli obiettivi di questa tecnica sono fondamentalmente cinque:

1. Prendere coscienza del proprio punto di vista ed esprimerlo agli altri.

2. Relativizzare la propria posizione davanti agli altri, che non hanno forse la

stessa opinione, ma nonostante questo incontrano difficoltà più o meno

simili alle nostre.

3. Creare uno spazio mentale capace di mantenere le preoccupazioni,

esitazioni e le angosce di ogni membro del gruppo. È più facile parlare di

una fotografia che si manipola che parlare direttamente agli altri.

4. Esprimere le rappresentazioni che ognuno ha del soggetto/problema/tema

proposto.

5. Identificare gli stereotipi dando la parola all’esperienza personale.

Biblioterapia.

Slide 18.

Nella sua forma più basilare, la Biblioterapia usa i libri per aiutare le persone

(bambini, adulti e anziani) a risolvere i problemi che potrebbero trovarsi ad

affrontare in un determinato momento. Se applicata in un contesto terapeutico,

la Biblioterapia può comprendere sia la narrazione (fiction) che la saggistica (non

fiction).

Si va dai libri di auto-aiuto a un estremo, in cui il libro è il principale agente

terapeutico e il coinvolgimento di un terapeuta è minimo, alla Biblioterapia come

aggiunta alla terapia, in cui il processo terapeutico è il principale agente

terapeutico del cambiamento, con il libro che serve come strumento di aiuto, e

il coinvolgimento di un terapeuta è fondamentale.

Questa differenza negli orientamenti teorici è responsabile della divisione tra due

importanti scuole di Biblioterapia:

Cognitiva i terapeuti cognitivi percepiscono i processi di apprendimento

come i principali meccanismi di cambiamento, la saggistica volta a educare

gli individui è stata eletta come la forma per trattare le persone. Può essere

un programma scritto, computerizzato, purchè individui le persone a

migliorare il loro funzionamento e a risolvere i loro problemi. Solitamente

viene somministrato come terapia di auto – aiuto, con nessun terapeuta

coinvolto o con il minimo contatto con esso.

Studi randomizzati hanno documentato gli effetti positivi della

Biblioterapia per condizioni cliniche come:

Autolesionismo intenzionale.

➢ DOC.

➢ Bulimia nervosa.

➢ Insonnia.

La ricerca supporta la Biblioterapia come intervento ad un’ampia gamma

di problemi psicologici come:

Disturbi emotivi.

➢ Dipendenza da alcol.

➢ Disfunzioni sessuali.

È emersa come intervento efficace per le psicoterapie a persone depresse

più anziane.

Psicodinamica la Biblioterapia affettiva proviene da teorie

psicodinamiche che possono essere ricondotte a Freud e successivi autori.

Si riferisce all’uso di materiali scritti per scoprire i pensieri, sentimenti ed

esperienze represse.

Si presume che mentre il personaggio lavora attraverso un problema, i

lettori siano emotivamente coinvolti nella lotta e alla fine ottengano

intuizioni sulla propria situazione.

Poiché la Biblioterapia affettiva si occupa di emozioni ed esperienze

profonde, non può essere un trattamento di auto – aiuto e richiede il

coinvolgimento di un terapeuta.

L'uso della Biblioterapia nei programmi di salute mentale, compresi quelli per

l'abuso di sostanze è scarsa o assente in Italia mentre ha dimostrato di essere

utile per i pazienti in Gran Bretagna, dove è una risorsa popolare.

Sand Play Therapy.

Slide 19.

Dora Maria Kalff.

I testi di riferimento sono prevalentemente due:

a. Sandplay – a Psychotherapeutic Approach to the Psyche.

b. Jungian Sanplay.

La San Play Therapy si fonda sul gioco come mezzo per aiutare i clienti a

raggiungere i propri obiettivi.

La terapia del gioco funziona meglio quando è stata creata una relazione sicura

tra cliente e terapeuta.

La Santray è un’applicazione della San Play Therapy, vengono utilizzati un

contenitore di sabbia e dei giochi. Questo utilizzo combinato è stato sviluppato

da Margaret Frances Jane Lowenfeld.

La Lowenfeld può essere considerata una pioniera della psicologia infantile e

della terapia del gioco.

La Sandtray Therapy è adatta sia per bambini che per gli adulti e permette loro

di raggiungere una più profonda comprensione di sé stessi.

La sabbia ha infatti una grande attrattiva, forse innata, sia sui bambini che sugli

adulti.

Seguendo i contenuti che emergono dal paziente, lo psicologo analista facilita il

confronto tra coscienza ed inconscio, favorisce l’integrazione psichica e il

recupero del rapporto con il Sé individuale originario.

La Sandplay Therapy fornisce un linguaggio simbolico anche a chi non ha parole

per esprimere il proprio malessere, consentendo di rappresentare il mondo

interno così come si è costellato.

Esistono due associazioni di questa terapia:

International Society of Sand Play Therapy (ISST).

➢ Associazione Italiana Sand Play Therapy (AISPT).

Terapia sessuale di Helen Kaplan.

Slide 20.

Sono stata indagate cinque aree come causa del problema:

1. Biologica.

2. Intrapsichica.

3. Relazione di coppia.

4. Relazione del clan.

5. Contesto socio – culturale.

Il protocollo generale di terapia è il seguente:

i tipi di terapia sono diversi:

Con il singolo. Trattamento più frequente, è preferibile se siamo davanti

➢ ad una relazione conflittuale o a scarsa motivazione del partner alla

terapia.

Con la coppia. Spesso al disagio di un partner si associa il disagio dell’altro

➢ partner (comorbilità nella coppia). È preferibile se c’è una buona relazione

tra i partner e se è presente una buona motivazione dei partener alla

terapia.

Con il gruppo. In Italia è poco usata, ha dei vantaggi e degli svantaggi:

➢ +: il paziente si accorge di non essere solo in quel problema; offre

o un supporto alla pari.

-: costi; imbarazzo.

o

Disturbi e disfunzioni sessuali nel DSM – IV – TR.

Principali differenze con il DSM 5.

Esistono quattro approcci differenti a queste patologie:

1. Filone comportamentale Johnson e Masters. Il postulato consiste nel

fatto che non è l’individuo ad essere malato ma la coppia, la sua

comunicazione e la sua relazione sessuale.

a. La coppia deve essere curata da una coppia di terapeuti (M/F di

formazione medica e psicologica).

b. Terapia breve ma intensa.

c. Compiti a casa prescritti dallo psicoterapeuta.

Ha avuto successo durante gli anni ’60 e ’70, poi abbandonata perché

ritenuta monolitica e superficiale.

Qui si ritiene che la sessualità sia disturbata da ansie consce.

2. Filone psicoanalitico il postulato è l’accento sul passato. La

conflittualità è nella natura umana ed è utile alla sessualità.

Ogni sintomo ha un significato latente.

Qui si ritiene che la sessualità sia disturbata da ansie inconsce.

3. Filone psicologie umaniste accento sul presente, viene dato valore

alla corporeità.

4. Filone psicologia sistemico – familiare contributo indiretto, qui ci si

interessa più al sistema famiglia. La sessualità viene qui considerata il

mezzo per gestire le interazioni della coppia/clan.

Cenni storici:

R. von Krafft – Ebing “Monumentale Trattato Psychopathia Sexualis”, 1886.

(trattato su parafilie).

Freud “Tre Saggi sulla Teoria Sessuale”, 1905. Complesso di Edipo, concetti

di pulsione, fonte, meta e spinta.

Kinsey 1° rapporto sul comportamento sessuale maschile, 1948.

1° rapporto sulla sessualità femminile, 1953. Nasce la sessualità moderna.

Kaplan “Teoria Sessuale Integrata”, 1974. Psicoanalisi + modello sistemico +

tecniche comportamentali.

Quest’ultima è caratterizzata da esperienze sessuali prescritte e strutturate

sistematicamente, impiegate sinergicamente all’intervento psicoterapeutico.

Terapie a confronto.

** le aree di difficoltà più sensibili nel sistema coniugale.

L’obiettivo di questo approccio è intervenire direttamente sulle cause immediate

del sintomo, dando nello stesso tempo importanza all’esplorazione

psicoterapeutica delle resistenze inconsce, allo scopo di risolvere le dinamiche

complesse e le cause profonde, tenaci e remote che si presentano in questo tipo

di pazienti.

Un caso clinico è quello di Beniamino e Brigitte.

Sexual Problems and Sex Therapy.

Slide 21.

Uomini e donne hanno spesso idee differenti per ciò che riguarda il sesso e

l’amore, quindi spesso differiscono sul perché devono avere rapporti sessuali.

Uno dei problemi più comuni che una coppia può incontrare sta nella differenza

della frequenza di desiderio sessuale.

Gli psicoterapeuti generalmente coinvolgono i loro clienti in trattamenti a lungo

termine e tentano di curare il problema risolvendo i conflitti infantili, osservando

i problemi comportamentali come un mero sintomo di un conflitto più profondo.

La terapia cognitivo comportamentale è concentrata sui comportamenti sessuali

e su come noi ci sentiamo a tal proposito, non si concentra su eventi passati.

Sono molti i seguaci del modello PLISSIT (permissione, informazione limitata,

suggerimenti specifici e terapia intensa), si tratta di una terapia che si articola

su quattro livelli:

1. Il terapeuta autorizza il paziente a sentire e comportarsi sessualmente.

2. Il terapeuta da informazioni al cliente.

3. Il terapeuta da al cliente esercizi da fare a casa che lo aiuteranno per un

problema specifico.

4. Se il cliente esperisce ancora problemi verrà applicata una intensiva

terapia psicosessuale. Solo il 10% delle persone che partecipano a una

terapia sessuale necessitano di quest’ultimo step.

Systematic Desensitization.

I terapeuti spesso tentano di ridurre l’ansia attraverso la desensibilizzazione

sistematica, includendo esercizi di rilassamento muscolare o tecniche di stress –

reduction.

Vengono presentate una serie di scene che riproducono ansia nel paziente, se

questo causa ansia vengono utilizzati esercizi di rilassamento finché il paziente

non riesce ad immaginare la scena senza ansia.

Successivamente il terapeuta procede con la scena successiva e ripete la

procedura fino a che il paziente possa completare tutte le scene senza ansia.

Sensate focus.

Molti terapeuti insegnano alle coppie ad usare tecniche di piacere reciproco non

richiesto quando si toccano tra di loro. Le coppie quindi imparano ad essere

sensuali in una situazione non richiesta.

La proposta è quella di ridurre l’ansia ed insegnare le regole di comunicazione

non verbale. Un risultato positivo per il trattamento di problemi sessuali è spesso

collegato direttamente al totale di messa a fuoco sensata che è completa durante

la terapia; una volta avvenuta la sensate focus il terapeuta generalmente

assegna esercizi specifici per aiutare le persone a risolvere il problema per le

quali sono venute in terapia.

I disturbi del desiderio sessuale:

a. Desiderio sessuale ipoattivo.

b. Avversione sessuale.

Il disturbo sessuale di Arousal:

a. Il disturbo dell’erezione.

Il disturbo orgasmico maschile.

Problemi sessuali femminili:

a. Disturbo dell’arousal sessuale.

b. Anorgasmia.

c. Dispareunia.

Analisi transazionale.

Slide 22.

L’Analisi Transazionale è sia una teoria della personalità che un sistema di

psicoterapia, con fini di crescita e cambiamento dell’individuo.

Rappresenta anche una teoria della comunicazione e dello sviluppo infantile.

La A.T. nasce con Eric Berne, psichiatra canadese, che struttura questa teoria,

a partire da alcuni studi sull’intuizione pubblicati nel 1949.

Pur avendo cominciato il percorso da psicoanalista, dopo due analisi personali

nel 1956 gli fu negato di diventare membro dell’Istituto di Psicoanalisi per via

delle sue teorie troppo divergenti dagli assunti psicoanalitici.

Berne così si dedicò completamente a strutturare una psicoterapia efficace,

breve e che potesse essere capita bene anche dall’uomo medio.

Berne morì prematuramente nel 1970, e lasciò alcune lacune nella teoria, che

sono state proseguite da i successori, che hanno dato vita a scuole diverse tra

loro.

Ci sono alcuni presupposti filosofici dell’AT che sono importanti da considerare:

1. Ogni individuo è ok va bene così come è, le persone sono uguali tra

loro ed ognuna ha un valore in quanto persona, indipendentemente dalla

sua razza e dal suo contesto socio culturale.

2. Ogni persona ha la capacità di pensare e di autodeterminarsi 

ognuno può decidere cosa fare della propria vita ed ha la capacità di

crescere e di imparare da qualunque esperienza abbia avuto, anche

negativa.

3. Le decisioni prese possono essere modificate ogni persona prende

delle decisioni e ne è responsabile, ed è anche responsabile di cambiarle

quando queste non sono più funzionali.

Il sistema teorico e di terapia dell’A.T. è caratterizzato da quattro aree:

a. Analisi strutturale (degli stati dell’Io) studia la struttura e i processi

della personalità dell’individuo, che è rappresentata dal Modello degli Stati

dell’Io. Secondo l’A.T. il funzionamento psicologico dell’individuo si basa

su 3 stati diversificati dell’Io che si manifestano di momento in momento:

• Genitore Quando emettiamo giudizi su ciò che deve e non

deve essere, imitando attraverso pensieri, emozioni e

comportamenti i nostri genitori o figure genitoriali, siamo nello

stato dell’Io Genitore.

• Adulto Quando si pensa, ci si comporta e si provano

emozioni utili ad affrontare una situazione nel qui ed ora siamo

nello stato dell’Io Adulto.

• Bambino Quando si provano ed esprimono emozioni,

pensieri e comportamenti più vicini al nostro istinto e alle

nostre pulsioni, come quando eravamo bambini, siamo nello

stato dell’Io Bambino.

I tre stati possono definirsi anche:

Esteropsiche: modi di essere integrati all’esterno.

➢ Neopsiche: facoltà organizzate sviluppate automaticamente.

➢ Archeopsiche: modi di essere arcaici, spontanei e primitivi.

Secondo Berne è importante differenziare i tre stati dell’Io dalle tre istanze

psichiche freudiane, prima di tutto gli stati dell’Io sono tutti definiti in

termini di comportamento visibile e l’individuo può riconoscerle con

relativa facilità. È importante distinguere il genitore e il bambino dal super

– Io e dall’Es.

Genitore vs Super-Io: Il Super Io è l’istanza psichica originata

✓ dall’ineriorizzazione dei divieti, obblighi e valori genitoriali. Un

individuo in cui il suo stato di Genitore domina, invece, non agisce

come se suo padre osservasse, ordinasse o minacciasse, ma agisce

proprio come il padre. Se l’individuo risente molto delle ingiunzioni

del suo Super-Io, probabilmente si troverà nello stato dell’Io

Bambino.

Bambino vs Es: L’Es è descritto come un caos senza

✓ organizzazione, lo stato Bambino che ripropone la nostra

organizzazione di quando eravamo piccoli è organizzato esattamente

come lo eravamo noi da bambini:

L’analisi strutturale analizza gli stati dell’Io attraverso:

Modello strutturale studia il contenuto degli stati dell'Io, cosa c’è

o al loro interno. Classifica i ricordi e le strategie classificate in

memoria.

Questo modello è così strutturato:

Modello funzionale studia il processo degli stati dell’Io, quindi il

o modo in cui essi funzionano. Classifica i comportamenti osservati. In

questo modello l’adulto non è suddiviso, un qualsiasi

comportamento da adulto è in risposta ad una situazione qui ed ora,

utilizzando tutte le risorse della personalità.

Questo modello è così strutturato:

Dove il Bambino Libero è lo stato dell’Io più spontaneo, quando da aduto

siamo in questo stato ci comportiamo in modi infantili non censurati

soddisfacendo le nostre pulsioni, senza prestare attenzione a regole o

limiti. (si distingue poi in Bambino Libero Positivo e Bambino Libero

Negativo).

Si parla di Bambino Adattato per riferirisi a quelle situazioni in cui da

adulti riproponiamo schemi di adeguamento o di ribellione, ad alcune

imposizioni,. Le modalità di comportamento che derivano da questo stato

possono essere positive o negative.

Un’obiettivo dell’A.T. è quello di sostituire questi vecchi schemi, non più

produttivi, con schemi nuovi che utlizzino le nostrarisorse da adulti.

Si parla poi di Genitore Normativo quando copiamo i genitori nel ruolo

dell’impartire ordini, anche qui può essere positivo o negativo.

Infine Genitore Affettivo quando riproponiamo atteggiamenti affettuosi

dei nostri genitori (positivo o negativo).

Quando gli stati dell’Io non sono ben separati tra loro, si parla di patologia

strutturale. Ne esistono due tipi:

Contaminazione: l’Io Adulto può essere contaminato dal Genitore,

✓ dal Bambino o da entrambi.

Contaminazione dal Genitore: si tratta di credenze apprese

considerate realtà. I pregiudizi in genere fanno parte di questa

categoria, ad es. “il mondo è un posto cattivo”, “non ci si può fidare

della gente”.

Contaminazione dal Bambino: il nostro pensiero da persone adulte è

annebbiato da credenze derivanti dalla nostra infanzia, ossia fantasie

attivate dalle emozioni prese come dati di realtà.

Doppia contaminazione: accade quando uno slogan Genitoriale (non

ci può fidare della Gente), si adegua ad una Credenza del Bambino

(non posso mai fidarmi di nessuno), e l’individuo scambia entrambe

per realtà; si definiscono anche: convinzioni di copione.

Esclusione: può accadere che vengano esclusi alcuni stati dell’Io.

✓ Esclusione del Genitore: queste persone non avranno regole fisse,

ma tenderanno a creare regole nuove ad ogni occasione; in genere

sono molto intuitive.

Esclusione dell’Adulto: queste persone perdono la capacità di

esaminare la realtà, e rimarrà solo un conflitto tra Genitore e

Bambino. Non avendo un buon esame di realtà, pensieri e

comportamenti possono risultare bizzarri, e spesso queste persone

sono diagnosticate psicotiche.

Esclusione del Bambino: queste persone saranno poco emotive e

avranno pochi o nessun ricordo della loro infanzia.

Se vengono esclusi 2 stati dell’Io il rimanente viene definito

costante.

Genitore Costante: l’individuo affronterà il mondo unicamente

attraverso un insieme di regole genitoriali.

Adulto Costante: l’individuo non si riuscirà a divertire con gli altri,

ma funzionerà solo come memorizzatore e elaboratore di dati.

Bambino Costante: l’individuo tenderà a comportarsi come

nell’infanzia, dando libero sfogo alle proprie emozioni, escludendo

l’esame di realtà e le regole Genitoriali. In genere vengono

considerate persone immature.

L’esclusione non è mai totale, ma specifica a situazioni particolari.

L’obiettivo principale dell’A.T. è decontaminare l’Adulto, in modo che il paziente

possa agire nel presente in modo appropriato ed efficace, integrando nel suo

modo di agire sia gli insegnamenti introiettati nel suo Genitore, sia le esperienze

vissute nel suo Bambino.

b. Analisi transazionale Una transazione si verifica sempre nell’incontro

tra due o più persone, ed è costituita da:

a. Stimolo transazionale: qualunque tipo di segnale, verbale o non, con

cui una persona evidenzia di essersi accorto della presenza altrui.

b. Risposta transazionale: qualunque tipo di segnale, verbale o non,

che l’altra persona mette in atto in risposta lo stimolo transazionale.

L’analisi transazionale si occupa di diagnosticare quale stato dell’Io ha

provocato lo Stimolo transazionale e quale la Risposta transazionale.

Prima regola della comuncazione: Finchè le transizioni rimangono

complementari, la comunicazione può continuare indefinitamente.

Seconda regola della comunicazione: Quando una transazione è incrociata,

si ha un’interruzione nella comunicazione e una o entrambe le persone

dovranno cambiare stato dell’Io affinchè la comunicazione possa essere

ristabilita.

Terza regola della comunicazione: l’esito in termini comportamentali di una

trasazione ulteriore è determinato a livello psicologico e non a livello

sociale.

c. Analisi del copione Il copione è un piano di vita che si basa su una

decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli

avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva.

Piano di vita: il copione non è una visione generale del mondo, ma è una

vera e propria storia con un inizio, uno svolgimento e una fine.

Il copione è decisionale e riguarda anche la scena finale della propria vita.

I copioni possono essere:

Vincitori: se un individuo realizza i propri obiettivi.

❖ Perdenti: se un individuo non realizza mai l’obiettivo dichiarato,

❖ perchè ha deciso che dovrà fallire in ogni cosa che farà.

Non vincitori: su un individuo non corre rischi, tira a campare.

❖ Amartici: copioni che finiscono in tragedia (suicidio).

Il copione è formato di tre parti a seconda di quale stato dell’Io dei nostri

genitori ci è giunto il messaggio:

1. Le basi principali del nostro copione, o copione in senso stretto, sono

formate dalle decisioni che noi abbiamo preso rispetto alle

ingiunzioni: messaggi che ci sono stati trasmessi dal Bambino dei

nostri genitori al nostro Bambino.

2. Un’altra parte del copione, prende il nome di controcopione ed è

invece l’insieme delle decisioni prese dal bimbo per adeguarsi alle

controingiunzioni (o spinte), cioè ai messaggi che provengono dal

Genitore del genitore, al nostro Genitore.

3. Il programma sono, i messaggi che provengono dall’Adulto dei nostri

genitori al nostro Adulto.

Il copione si può cambiare, e uno degli scopi dell’AT è proprio aiutare il

paziente a riformularlo.

d. Analisi dei giochi Un gioco è una serie progressiva di transazioni

ulteriori rivolte ad un risultato ben definito e prevedibile. Si ripetono

sempre uguali nella nostra esperienza e sono seguiti da un senso di

confusione accompagnato da uno stato d’animo spiacevole. I giochi si

riconoscono perché sono situazioni in cui una persona cointinua ad

incappare. Inoltre non si è consapevoli di mettere in atto un gioco, perché

questi avvengono al di fuori dell’Adulto.

Noi mettiamo in atto i giochi per confermare le nostre convinzioni di

copione, ossia le convinzioni che ci siamo fatti su noi stessi e sul mondo

quando eravamo piccoli, e quindi conformarsi alle nostre decisioni di

copione.

Durante i giochi non manifestiamo emozioni autentiche ma emozioni

parassite, emozioni che durante la costruzione del copione e sulla base

di esso ci hanno dato migliori risultati in termini di rinforzo positivo, e

grazie ad esse arriviamo ogni volta a confermare le nostre convinzioni di

copione.

Un individuo riesce sempre a trovare altri che giochino a giochi che si

incastrino con i suoi. Si dice che uno dei due inizi il gioco ponendo un

“gancio” (una prima transazione ulteriore), e l’altro reagisca rivelando il

suo “anello”(il suo punto debole di copione che si incastra bene al gancio).

L’esito di un gioco che conferma il nostro copione si chiama tornaconto

negativo, e si raggiunge dopo un accumulo di emozioni parassite che

possano giustificarlo.

Attraverso la terapia A.T. un individuo è accompagnato a riconoscere i suoi

giochi e a uscirne fuori. Una modalità è quella di utilizzare le opzioni, ossia

quando si impara a riconoscere di essere in un gioco, incrociare

volontariamente le transazioni in modo da interrompere la modalità da

copione di reagire agli altri, e passare dallo stato dell’Io in cui siamo in un

altro più positivo.

La terapia.

I contratti: In AT è fondamentale all’inizio della terapia stipulare un contratto,

cioè un impegno dell’Io Adulto ad effettuare un cambiamento. I contratti devono

sempre avere un obiettivo di cambiamento espresso in termini positivi, non

negativi, e deve essere raggiungibile data la particolare situazione. A seconda

del problema presentato dal paziente si stipulano contratti differenti:

1. Contratti di cura: l'obiettivo del contratto professionale è il prendersi

cura, piuttosto che la guarigione; vengono attuati in certi ambiti dove i

clienti non sono disposti o non sono in grado di concordare un contratto di

cambiamento (come in certi programmi contro l’abuso di droghe). Il

professionista impiega strategie di soprvvivenza ,per stare fuori dai giochi

e per non permettere tornaconti di copione mentre fornisce quelle cure

fisiche, custodili, o di mantenimento, che sono necessarie .

2. Contratti di controllo sociale: si occupano della correzione di un

temporaneo squilibrio di un aspetto della vita del paziente; aspetto

che in genere non è dovuto al copione (morte di qualcuno). La terapia

è breve, l'obiettivo è la correzione del temporaneo squilibrio e

contemporaneamente il miglioramento delle risorse del cliente. Si pone

l’accento sull’ Analisi strutturale e sul controllo delle contaminazioni e delle

esclusioni,che sono modalità con cui il paziente limita le sue capacità di

affrontare la crisi.

3. Contratti di Relazione: anche questi sono interventi brevi, l’accento è

posto sulla natura ciclica dei problemi del paziente, quindi si agisce

con tecniche di ristrutturazione cognitiva. Vengono evidenziate le

connessioni esistenti tra decisioni di copione, relazioni, tornaconti negativi

delle emozioni parassite, giochi, transazioni e analisi del copione.

4. Contratti di cambiamento: hanno a che fare con cambiamenti

strutturali; sono interventi lunghi e intensivi indirizzati a pazienti in cui

persistono forti le ingiunzioni genitoriali. L’accento è posto sulla

rielaborazione di tutta la struttura patologica e del processo relazionale. A

seconda della gravità della patologia questo contratto può richiedere da 1

a 5 anni per essere completato; il terapeuta si avvale di tutte le tecniche

dei contratti precedenti, ma si concentra in particolare sull’analisi del

copione.

Il contratto deve essere stipulato dall’Adulto insieme al Bambino Libero del

paziente. Se viene stipulato dal Bambino Adattato avrà quasi sempre l’effetto di

portare avanti il suo copione.

Lo scopo della terapia è quello di raggiungere l’autonomia, che emerge secondo

Berne quando si recupera la consapevolezza nel qui e ora, la spontaneità e

l’intimità.

Gestalt Therapy.

Slide 23.

La terapia Gestalt non è qualcosa nella quale si parla delle esperienze, ogni

momento della terapia è un’esperienza da confrontare, è l’obiettivo di self –

awarness.

Friederich Solomon Perls (Fritz).

Nel 1920 iniziò come psicoanalista con Fenichel, Reich e Horney. Egli descriveva

le esperienze psicoanalitiche come inutili.

Martin Buber.

Meglio conosciuto come filosofo del dialogo, una forma di esistenzialismo

centrata sulla distinzione tra:

La relazione I – THOU.

➢ Un’autentica relazione cliente – terapeuta. Loro lavorano per sviluppare e

raffinare l’autoconsapevolezza del cliente. Il terapeuta è un esperto dei

processi di cambiamento; il cliente è un esperto delle proprie esperienze.

Loro sono indipendenti e responsabili del processo e del successo della

terapia.

La relazione I – IT.

Burber nel 1923 scrisse il suo famosi saggio “Ich und Du”. Dove Ich – Du sta per

una relazione che sottolinea la reciproca, esistenza olistica die due esseri. Esso

rappresenta un vero e proprio incontro, perché questi essere si incontrano nella

loro esistenza senza alcuna qualificazione od oggettificazione dell’altro.

Perls e Laura Posner, nel 1935 fondarono, a Johannesburg il South African

Institute of Psychoanalysis.

Reich fu il primo psicoanalista di Fritz. La sua psicoterapia si concentra sulle

espressioni facciali e le posizioni del corpo del soggetto.

Per Reich la libido è vista come una forza positiva di energia caratterizzata da

eccitamento.

La terapia Gestalt si è sviluppata all’inizio della seconda guerra mondiale ed ha

radici anarchiche.

La bibbia di questa terapia è: Gestalt Therapy: Excitement and Growth of the

Human Personality. Paul Goodman.

I principi teorici:

Esistenzialistici/Umanistici:

1. Gli individui hanno un potenziale di auto realizzazione.

2. Le esperienze possono attivare questo potenziale.

L’auto regolazione si basa sull’autoconsapevolezza e il processo è il seguente:

Un iniziale stato di equilibrio.

➢ Distruzione di questo equilibrio tramite l’emergenza di un bisogno,

➢ sensazione o desiderio questo comporta disequilibrio.

Sviluppo della consapevolezza del bisogno, sensazione o desiderio.

➢ Attivarsi.

➢ Ritorno all’equilibrio.

L’obiettivo della terapia è aiutare l’individuo a divenire consapevole di sé stesso.

Tutte le parti rifiutate o sottovalutate vengono integrate in un’unica persona.

Il ruolo primario del terapeuta è quello di aiutare i clienti a divenire consapevoli

dei loro bisogni, sensazioni e desideri.

Olistici:

1. La teoria Gestalt vede la mente e il corpo come un tutto inseparabile.

2. È una teoria fisica, mentale ed emozionale.

Fenomenologici:

1. I terapeuti sono interessati alle esperienze dirette in terapia. I clienti sono

incoraggianti a lasciare i loro bagagli e i propri pregiudizi e riportare loro

stesso nelle esperienze dirette.

La Teoria del Campo di Lewin:

1. Gli individui e l’ambiente sono insieme in un campo di interazione costante.

2. Il terapeuta non è separato dal campo.

3. Il campo è organizzato, in modo tale che il cliente e il terapeuta lo possano

esplorare insieme.

4. I terapeuti Gestalt lavorano nell’immediato, nel presente, nel campo qui

ed ora.

La formazione della figura:

1. Ognuno di noi cambia costantemente le proprie cognizioni o le percezioni.

2. Questo processo è sotto il nostro controllo volontario. Noi scegliamo di fare

qualcosa o un’altra.

Esistono 9 parole che descrivono a pieno la terapia Gestalt:

1. I and THOU.

2. HERE and NOW.

3. WHAT and HOW.

Psicopatologia.

Il funzionamento sano è caratterizzato dal contatto, piena consapevolezza, pieno

senso di funzionamento e spontaneità. La salute psicologica è caratterizzata da

un sano confine tra il Sé e l’ambiente.

La psicopatologia potrebbe essere vista come un contatto o un confine di

disturbo. I sintomi sorgono per una disregolazione nel confine tra il Sé e

l’ambiente.

Ci sono cinque tipi di disturbi del confine:

Introiezione accettazione acritica di altre credenze e norme.

➢ 

Proiezione una persona proietta i propri progetti e le proprie emozioni

➢ 

sugli altri.

Retroflessione qualcuno che riflette su se stesso qualcosa che

➢ 

piacerebbe fare ad un’altra persona.

Deflessione una distrazione designata dal diffuso o ridotto contatto o

➢ 

evitamento del contatto.

Confluenza c’è una fusione del confine. Non si sa bene dove finisce una

➢ 

persona e ne inizia un’altra.

Polster identifica tre strumenti terapeutici specifiche:

1. Incontro.

2. Consapevolezza.

3. Esperimento.

Introduzione all’approccio centrato sulla persona.

Slide 24.

Il Movimento della Psicologia Umanistica è sorto negli Stati Uniti negli anni ’50

del secolo scorso. Fu formalizzato nel 1962, con la fondazione di un’associazione,

la "American Association for Humanistic Psychology", per iniziativa di Abraham

Maslow.

Questo movimento fu denominato la "terza forza" della psicologia, alternativa al

comportamentismo ed alla psicoanalisi freudiana.

Fondamenti epistemiologici:

a. Pragmatismo.

b. Fenomenologia.

c. Esistenzialismo.

L’attenzione è posta alle esperienze individuali di natura immediata, così come

la Persona le percepisce, alle relazioni, alle percezioni attuali in cui la Persona è

coinvolta. Si dà valore all’esperienza soggettiva dell’individuo, al suo personale

punto di vista del mondo, alle sue convinzioni e valori. Si riconosce l’unicità della

consapevolezza umana e l’importanza della comprensione del tipo di percezione

della realtà che ha la Persona. Si focalizza la propria attenzione sull’hic et nunc

(qui ed ora). È il soggetto il vero esperto della propria esperienza personale; è

centrale comprendere in modo empatico la «struttura di riferimento interna della

Persona. Non si nega l’esistenza di forze, dinamismi, energie, ma essi hanno

significato solo nel contesto dell’essere esistente e vivente.

L’essere umano definito dalla Psicologia Umanistica è una Persona nella sua

totalità, ed è:

a. AGENTE DI SCELTE, in quanto non può sottrarsi ad operare delle

scelte nel corso della propria vita.

b. AGENTE RESPONSABILE, in quanto risponde personalmente delle

proprie scelte.

c. AGENTE LIBERO, in quanto stabilisce liberamente i propri obiettivi.

I maggiori esponenti:

Carl Rogers la Psicoterapia Centrata sulla Persona.

Rollo May riprende la psicoanalisi esistenziale europea (Binswanger, Boss).

Fritz Perls sviluppa la terapia della Gestalt.

La bioenergetica (Wilhem Reich e Alexander Lowen).

Il movimento della consapevolezza sensoriale (Moshe Feldenkreis).

Il focusing (EugeneGendlin).

La terapia della realtà (William Glasser).

La psicosintesi (Roberto Assagioli).

La logoterapia (Viktor Frankl).

La terapia familiare (VirginiaSatir).

La programmazione neuro-linguistica (Richard Bandler e John Grinder).

La teoria della personalità.

L’organismo è considerato una totalità psicofisica inserita in un mondo che

costituisce la fonte di esperienze continue e mutevoli. L’individuo reagisce agli

stimoli provenienti dall’esterno non tanto in relazione alla «realtà» oggettiva,

quanto in relazione a come la percepisce ed esperisce. L’insieme delle percezioni

e subcezioni viene definito campo fenomenico o campo esperienziale e

rappresenta il mondo soggettivo della persona: comprende la visione che il

soggetto ha di quanto lo circonda, degli altri e del Sé.

La valutazione dell’esperienza.

Valutazione organismica.

➢ Processo condizionato di valutazione.

Il Concetto di Sé è l’insieme fluido e coerente, di percezioni e attributi riguardanti

quell’esperienza che fin dall’infanzia il soggetto riconosce come l’Io e dei valori

attribuiti all’Io.

Il Sé reale, quello che la persona è veramente.

➢ Il Sé percepito.

➢ Il Sé ideale, cioè l’insieme delle caratteristiche che il soggetto

➢ desidererebbe avere possedere, è compatibile con le sue possibilità, quindi

sufficientemente raggiungibile.

Il processo terapeutico.

a. Il terapeuta e il cliente devono essere in contatto psicologico.

b. Il cliente deve trovarsi in uno stato di incongruenza, vulnerabilità e

angoscia.

c. Il terapeuta deve essere congruente, cioè autentico e coerente ai vari livelli

del Sé, e come dice Rogers: “liberamente e profondamente sé stesso”.

d. E’ necessario che il terapeuta provi per il cliente una considerazione

positiva e incondizionata.

e. Il terapeuta deve provare una profonda comprensione empatica per il

mondo del cliente e capace di sentire come sente lui, per comprendere le

cose dal suo punto di vista, come se fosse lui. Ma senza perdere la

consapevolezza del come se fosse lui, per non rischiare di confondersi o

identificarsi con il cliente.

f. Il terapeuta deve essere capace di far arrivare al cliente, almeno in parte,

il messaggio della propria accettazione positiva e incondizionata ed

empatia attraverso comunicazioni verbali e non verbali e attraverso il

proprio stato di sano contatto psicologico ed è necessario che il cliente sia

in grado di poter percepire questo.

L’assessment centrato sulle emozioni.

Le emozioni sono piano d’azione che l’evoluzione ci ha fornito per fronteggiare

le emergenze di vita.

Emozioni primarie adattive sono valutazioni automatiche, implicite,

➢ 

biologicamente fondate che hanno origine in aree diverse del sistema

limbico, sono reazioni rapide, centrate sul presente e cambiano al

cambiare delle situazioni.

Emozioni primarie maladattive sono risposte fondamentali automatiche,

➢ 

emerse come tentativi di adattamento ottimale a circostanze avverse e

che hanno perso la loro funzione adattiva a causa di una regolazione

affettiva fallimentare, appresa attraverso le relazioni con le figure di

attaccamento, oppure a causa di esperienze di vita traumatiche.

Emozioni secondarie reattive, cioè emergono come risposte o difese

➢ 

verso un’esperienza primaria e sono a essa secondarie nella sequenza dei

processi interiori.

Emozioni strumentali emozioni che le persone apprendono a esprimere

➢ 

per influenzare gli altri al fine di ottenere da loro specifiche reazioni.

La sequenza di emozioni.

La sequenza a due passi implica il lavoro su un’emozione secondaria che copre

oscura una primaria adattiva, e il movimento dalla prima alla seconda.

La sequenza a tre passi implica il lavoro su un’emozione secondaria che porta a

un movimento su una sottostante emozione primaria maladattiva e il successivo

contatto con una primaria adattiva.

I processi fondamentali del cambiamento emozionale sono tre:

a. Contattare consapevolezza + espressione.

b. Modulare regolazione + riflessione.

c. Trasformare trasformazione + esperienza correttiva.

Ipnosi ericksoniana.

Slide 25.

Lo psichiatra statunitense Milton Erickson è riconosciuto come il più importante

studioso di ipnosi del secolo scorso.

Nell’ipnosi ericksoniana il paziente non è più soggetto passivo di suggestioni

dirette come succedeva con le precedenti forme di ipnosi; ma diventa, attraverso

l’utilizzo di tecniche indirette da parte del terapeuta, coprotagonista del suo

cambiamento. Mentre per Freud l’inconscio è la sede della rimozione, in Erickson

è visto come un deposito ricco di risorse per la guarigione dell’individuo.

Egli attribuisce inoltre grande importanza all’osservazione del comportamento

umano, le sue costanti e correlazioni.

Il modello ericksoniano sottolinea teoricamente ed utilizza clinicamente le

differenze di funzionamento tra l’emisfero destro e quello sinistro.

Secondo Erickson durante la trance vi sarebbe una stimolazione ed

enfatizzazione del funzionamento dell’emisfero dx e al contempo un progressivo

depotenziamento dell’emisfero sx e quindi delle sue modalità razionali, verbali e

logiche. Le induzioni ericksoniane avrebbero quindi lo scopo di depotenziare

l’emisfero dominante e la sua organizzazione logico-linguistica (Erickson, Rossi

& Rossi, 1979). In questa ottica con l’ipnosi si andrebbe a lavorare

direttamente con il referente dei sintomi, l’emisfero dx, riuscendo talvolta ad

abbreviare enormemente i tempi della terapia (Erickson & Rossi, 1982).

Campi di utilizzo dell’ipnosi.

Le tecniche ericksoniane.

TRUISMO tecnica basilare dell’ipnosi ericksoniana. È la forma più semplice di

suggestione, una dichiarazione su un comportamento che il paziente sta

sperimentando in questo momento o che ha sperimentato tanto spesso da

poterlo negare.

Attraverso l’utilizzo di truismi generali (ad es. piove, c’è il sole) e personali (hai

una cravatta chiara... una camicia a righe) è possibile stabilire un buon CAMPO

AFFERMATIVO forma ipnotica fondamentale per affrontare le limitazioni

costituite dagli atteggiamenti rigidi e negativistici della coscienza del paziente,

ha la funzione di determinare una situazione in cui il paziente si senta motivato

ad iniziare la seduta e presenti al terapeuta un atteggiamento favorevole verso

il lavoro di trance ipnotica.

I DOPPI LEGAMI sono domande che stimolano il paziente al cambiamento

in quanto propongono un’illusione di alternative tra più possibilità con

connotazioni positive che possono magari differire tra loro solo in senso

temporale.

NEGAZIONE durante l’ipnosi Erickson fa spesso uso di negazioni in quanto

sostiene che la semplice espressione di una negazione da parte del terapeuta

possa innescare automaticamente la scarica delle inibizioni e delle resistenze

costruite dal paziente.

SHOCK, SORPRESA lo scopo di questa tecnica è di depotenziare rigide

convinzioni del paziente. Secondo Erickson lo shock va usato per dare uno

scossone al punto nodale del problema del paziente, esso può consistere nel fare

allusioni a segreti, cose intime del paziente.

DISSOCIAZIONE è una tecnica che può essere utile nel controllo del dolore.

METAFORE le metafore sono molto usate in ipnosi, sono dei racconti semplici

e comprensibili, quasi truismi, mediante le quali avvengono le operazioni

preliminari nel cambiamento di un soggetto. Attraverso le metafore il paziente

si appropria di nuove realtà che gli consentono di rivalutare un suo problema

erroneamente definito. Il terapeuta, con l’utilizzo di metafore, può creare delle

storie adeguate agli schemi di riferimento attuali del soggetto e determinare nel

paziente una collaborazione inconscia altrimenti realizzabile con molta difficoltà .

PRESCRIZIONE DEL SINTOMO è una tecnica paradossale molto usata da

Erickson. Quando si prescrive un sintomo, la persona può agire in 2 modi: o

abbandona il sintomo, disubbidendo alla prescrizione, oppure segue la

prescrizione mettendolo in atto in modo volontario. Nel secondo caso si rende

alla persona il sintomo insopportabile, in modo che lo abbandoni. In entrambi i

casi comunque si giunge all’effetto terapeutico desiderato, ovvero l’eliminazione

del sintomo.

Era credenza di Erickson che il terapeuta dovesse utilizzare qualunque metodo

si dimostrasse utile per il paziente; per questo il modello ericksoniano si è

sempre mostrato assai creativo e refrattario ad ogni forma di ortodossia

psicoterapeutica.

Negli interventi ericksoniani variano:

• Numero delle sedute.

• La loro durata.

• La loro frequenza.

• Il contesto in cui faceva le sedute.

Le regole del trattamento e del setting erano quelle della psicoanalisi. Vi è inoltre

un avvicinamento al modello teorico psicoanalitico per quanto riguarda il lavoro

sui simboli inconsci e l’economia della mente.

L’ipnosi eircksoniana ha contribuito alla nascita della Scuola di Palo Alto, PNL e

scuole brevi strategiche.

Dialectical Behavior Therapy.

Slide 26.

La Terapia dialettico – comportamentale è una forma di terapia

comportamentale sviluppata da Marsha Linehan per pazienti caratterizzati da

severi e ripetuti comportamenti suicidari, spesso con diagnosi di Disturbo

Borderline di Personalità.

Il focalizzarsi sul cambiamento del cliente, sia sulla motivazione che attraverso

il miglioramento delle capacità , spesso viene esperito come invalidante da questi

individui che provano un intenso dolore emotivo.

Le differenze rispetto alla terapia comportamentale sono prevalentemente tre:

1. L’uso di strategie come la dialettica, i principi Zen e la pratica

contemplativa per rimandare una radicale accettazione e validazione del

cliente.

2. Separare la terapia in differenti moduli.

3. Un team di consultazione per sostenere e mantenere la motivazione del

terapeuta.

I moduli della DBT:

1. Terapia individuale settimanale.

2. Gruppo di skills training settimanale.

3. Consultazione telefonica al bisogno.

4. Incontro di consultazione in équipe per il terapeuta.

Pre – trattamento sarà utile:

Chiedere le motivazioni del cliente al trattamento terapeutico.

➢ Fornire le informazioni di base circa la terapia.

➢ Chiedere un impegno esplicito nella terapia per almeno un anno.

➢ Chiedere un impegno esplicito a non tentare il suicidio.

Gli stadi del trattamento:

1. Ridurre i comportamenti che minacciano la vita del cliente.

2. Ridurre i comportamenti, sia del cliente sia del terapeuta, che

interferiscono con la terapia.

3. Ridurre i comportamenti che interferiscono con l’opportunità di una qualità

della vita ragionevole.

4. Apprendere abilità sufficienti per raggiungere gli obiettivi.

Le strategie nucleari della DBT:

Strategie dialettiche.

➢ Validazione e problem solving.

➢ Procedure di cambiamento come skills training, tecniche di esposizione e

➢ di prevenzione della risposta.

Strategie comunicative.

➢ Strategie di gestione del caso.

Livelli di validazione:

Livello 1. Ascoltare e osservare.

Livello 2. Dare un rimando accurato.

Livello 3. Articolare ciò che non viene detto.

Livello 4. Validare in termini di cause sufficienti (ma non necessariamente

valide).

Livello 5. Validare come ragionevole al momento.

Livello 6. Mostrare un’assoluta genuinità nel trattare la persona come degna di

valore.

Adattamento al trattamento:

I membri della famiglia sono inclusi nei gruppi di skills training.

➢ Si aggiungono sessioni di terapia familiare al bisogno.

➢ Si affrontano tre nuovi dilemmi adolescente-famiglia con la dialettica.

➢ La durata del trattamento viene ridotta da un anno a 16 settimane.

➢ Si aggiunge un gruppo di livello superiore facoltativo.

➢ Il numero delle abilità insegnate in ogni modulo è ridotto e viene aggiunto

➢ un altro modulo.

I sussidi dei gruppi di skills training sono adattati e resi più accattivanti.

Confronto con altri modelli:

Carl Rogers: Terapia Centrata sul Cliente (1951) “Atteggiamenti fondamentali”

del terapeuta: Genuinità o congruenza, considerazione positiva incondizionata,

empatia.

Otto Kernberg: Psicoterapia focalizzata sul Transfert e Psicoterapia Espressiva:

Si concentra sull’affetto del paziente nel qui e ora che conduce all’esplorazione

delle rappresentazioni Sé -oggetto, seguita dall’integrazione delle

rappresentazioni del Sé e dell’oggetto scisse e contraddittorie, avvalendosi delle

interpretazioni della relazione terapeuta – paziente.

Il modello di Peter Fonagy e Mary Target sulla mentalizzazione, la capacità di

comprendere il comportamento interpersonale in termini di stati mentali è una

chiave fondamentale dell’organizzazione del Sé e della regolazione affettiva, e

che è acquisita nell’ambito delle prime relazioni di attaccamento (2002). Questa

capacità è definita mentalizzazione.

Giovanni Liotti: Teoria dell’attaccamento e regolazione delle emozioni.

Uno dei temi fondanti la terapia cognitiva riguarda l’influenza dei processi e delle

strutture cognitive nell’attivazione, nell’attribuzione di significato e nella

categorizzazione delle emozioni.

Nella terapia c’è la possibilità di offrire ai clienti un’esperienza emozionale e

relazionale correttiva.

Mindfulness.

Slide 27.

La psicologia moderna definisce quindi la mindfulness come una specifica

modalità di vivere l’esperienza interna ed esterna con attenzione consapevole,

senza giudicarla, accogliendola e accettandola momento per momento così

com’è , senza identificarsi nei propri contenuti mentali.

Dal punto di vista dei processi mentali essa si sostanzia nel prestare, nel

momento presente, attenzione a quattro elementi:

a. Il proprio corpo.

b. Le proprie percezioni sensoriali.

c. Le formazioni mentali.

d. Gli oggetti della mente.

Gli otto pilastri sollecitati per affrontare e portare avanti la pratica della

consapevolezza e sviluppati attraverso la pratica stessa sono:

a. Il non giudizio: sospensione del giudizio e osservatore della propria

esperienza.

b. La pazienza: comprensione e accettazione rispettosa, tutto ha un corso

naturale.

c. La mente del principiante: il praticante è invitato a vedere le cose

come se le vedesse per la prima volta (guardare, toccare, odorare,

assaggiare).

d. La fiducia: nella propria intuizione, nelle proprie sensazioni.

e. Il non cercare risultati: non avere scopi.

f. L’accettazione: il momento viene preso e vissuto per quello che è nella

sua pienezza senza cercare di modificarlo.

g. Il lasciare andare: l’attaccamento al piacevole e l’avversione allo

spiacevole.

h. L’impegno e l’autodisciplina: affinché la pratica funzioni portando allo

sviluppo della mindfulness come tratto e come stato.

Uno degli aspetti più interessanti della mindfulness è che ci chiede e ci insegna

a non respingere e a non negare la dimensione del disagio, della sofferenza, del

dolore, ma a farne motivo di crescita e persino di maturità.

Ci sono diversi modi per praticare la Mindfulness:

Meditazione del respiro.

➢ L’esplorazione del corpo.

➢ Hatha yoga.

➢ Pratica non strutturata.

La mindfulness porta ad avere una maggiore capacità di padroneggiare le

situazioni difficili della vita, un maggiore potere di gestione dei conflitti e dei

problemi ordinari e straordinari, un incremento dell’accettazione e della pazienza

nei confronti del proprio stato di malattia o delle proprie infermità psicologiche

e fisiche e una nuova capacità della mente di sostituire le emozioni distruttive,

che portano ansia e depressione, con modi di essere più costruttivi, che

promuovono l’equanimità, l’amore e la saggezza.

Sono scientificamente dimostrati i risultati nei disturbi psicosomatici,

nell’ipertensione, nella psoriasi

e nei disturbi della pelle, nel trattamento del dolore cronico, nell’insonnia, come

terapia complementare nelle patologie oncologiche, nella riabilitazione

cardiologica in generale, nell’ansia, depressione e prevenzione delle ricadute

depressive e nei problemi di regolazione emotiva.

Approcci mindfulness fondati sulla meditazione:

1. Mindfulness-based Stress Reduction (MBSR); Mindfulness-based Cognitive

Therapy (MBCT). Ci sono differenze tra queste due:

L’MBSR è un protocollo transdiagnostico a cui partecipano soggetti con

diverse condizioni mediche e psicopatologiche, così come persone senza

una precisa diagnosi che si sentono stressate o vogliono cambiare

qualcosa nel proprio modo di vivere. La MBCT invece è un programma

dedicato a pazienti con esperienza di depressione maggiore, l’MBCT dà un

peso alle diverse pratiche, utilizzando come elemento cardine la pratica

della meditazione seduta, introduce diversi elementi di psicoeducazione

sul disturbo depressivo, introduce esercizio meditativo detto “lo spazio del

respiro in 3 minuti”, che dura appunto 3 minuti e può essere ripetuto più

volte al giorno.

2. Approcci mindfulness non fondati sulla meditazione: Dialectical Behavior

Therapy (DBT); Acceptance Commitment Therapy (ACT), l’obiettivo è

creare una maggiore flessibilità psicologica.

La mindfulness all’interno della psicoterapia.

• Mindfulness e dolore cronico.

• Mindfulness e dipendenze.

• Mindfulness e disturbi alimentari.

• Mindfulness e mogli di pazienti schizofrenici.

• Mindfulness e depressione post – partum.

• Mindfulness ansia e depressione.

• Mindfulness e disturbi di personalità.

I limiti della Mindfulness:

Deficit metodologici nella maggior parte degli studi, Per indurre uno stato di

mindfulness è necessaria molta pratica attiva. Le varie tecniche hanno una

durata prolungata nel tempo e questo comporta un abbandono precoce. Costi

elevati per la ricerca e non è adatta a tutti i tipi di pazienti.

Imago Relationship Therapy.

Slide 28.

L’Imago Relationship Therapy (IRT) è una terapia di coppia a breve termine.

È stata ideata e sviluppata da Harville Hendrix e dalla moglie Helen LaKelly Hunt.

È una terapia integrata che si concentra sulla reciprocità nelle relazioni intime.

In pratica, la logica sottostante la scelta del partner, secondo questa prospettiva,

è che siamo attratti da coloro che somigliano alla propria Imago, ovvero

ricerchiamo le caratteristiche (positive e negative) dei propri caretakers.

Tale scelta viene effettuata sotto la guida del vecchio cervello (inconscio) il quale

cerca di ricreare le condizioni dell’infanzia, per poterle correggere.

Lo scopo della terapia.

Esistono due modalità di interazione tra i partner:

• Unconscious partnership mediata esclusivamente dal vecchio cervello;

• Conscious partnership il nuovo cervello regola le risposte istintive del

vecchio cervello.

Si diventa consapevoli che la relazione ha uno scopo nascosto:

o guarire le ferite infantili.

Si crea un’immagine più accurata del partner.

o Ci si assume la responsabilità di comunicare al partner le proprie

o esigenze e desideri.

Si diventa più intenzionali nelle proprie interazioni.

o Si impara a valorizzare le esigenze e i desideri del partner tanto

o quanto si valorizza i propri.

Si accetta il lato negativo della nostra personalità.

o Ecc.ecc.

o


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2.87 MB

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Martab_

PUBBLICATO

6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e della salute e neuropsicologia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martab_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli di psicoterapia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Giannini Marco.

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