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Psicodinamica delle relazioni

Ciclo di vita della famiglia

Il concetto di ciclo vitale familiare è un modello teorico di riferimento che descrive i cambiamenti che avvengono in una famiglia nel corso degli anni attraverso l’individuazione di varie fasi evolutive. La famiglia è un sistema emozionale plurigenerazionale, poiché comprende il sistema emozionale di almeno 3-4 generazioni, ed un’unità dinamica, poiché soggetta a cambiamenti continui a livello:

  • Individuale: sviluppo emotivo, cognitivo e fisiologico di ogni singolo componente.
  • Interpersonale: modificazioni all’interno delle relazioni tra i membri familiari.
  • Gruppale: trasformazioni dell’intera composizione familiare (nascita di un figlio).
  • Sociale: cambiamenti che avvengono nel contesto sociale e culturale (guerre, disoccupazione).

Ogni famiglia deve sapersi adattare ai continui movimenti trasformativi (processi morfogenetici) e trasformarsi in relazione ai vari bisogni evolutivi dei singoli componenti ma, al contempo, deve poter conservare il senso della propria identità e continuità nel tempo (processi morfostatici). Questi due processi sono interdipendenti, perché la possibilità della famiglia di rimanere se stessa è legata alla sua capacità di mutare in relazione ai bisogni di cambiamento dei suoi componenti. Quindi, la famiglia è un sistema aperto caratterizzato dalla tendenza all’omeostasi e al cambiamento. Queste tendenze possono riassumersi nel concetto di omeostasi evolutiva, che include quei movimenti di ristrutturazione che la famiglia mette in atto per adeguare la propria organizzazione ai cambiamenti che incontra nel suo sviluppo, e al contempo la tendenza a conservare la propria identità.

Origini del concetto

Il concetto di “ciclo di vita” si sviluppa nelle scienze sociali grazie a due sociologi americani, Hill e Duvall. Duvall propose una divisione del ciclo di vita della famiglia in 8 stadi, ognuno dei quali è contraddistinto da eventi critici e necessita di specifici compiti di sviluppo per poter essere superato:

  • Formazione della coppia
  • Famiglia con figli (0-2 anni)
  • Famiglia con figli in età prescolare
  • Famiglia con figli in età scolare
  • Famiglia con figli adolescenti
  • Famiglia trampolino di lancio
  • Famiglia in fase di pensionamento
  • Famiglia anziana

Per compiti di sviluppo si intendono quei compiti psicosociali che la famiglia deve affrontare per rispondere alle esigenze di trasformazione e di crescita caratteristiche di quel momento evolutivo, e che segnano il passaggio della famiglia da uno stadio al successivo. La Duvall fu tra i primi autori a sottolineare l’interdipendenza dei membri: dal momento che il portare a termine i propri compiti evolutivi dipende, e a sua volta influenza, gli altri membri della famiglia. Hill sottolinea altresì l’importanza della dimensione storica per valutare l’interdipendenza tra le generazioni che compongono la famiglia: queste possono essere impegnate in relazioni sia orizzontali (soggetti appartenenti alla stessa generazione) che verticali (membri di generazioni diverse).

Prospettiva sistemico-relazionale

Mentre per i sociologi i passaggi da uno stadio all’altro del ciclo vitale erano naturali, sono i pionieri della terapia familiare, Haley in particolare, a sottolineare come il passaggio da uno stadio all’altro del ciclo di vita implichi una serie di compiti evolutivi che la famiglia non sempre riesce ad affrontare. Inoltre, nelle fasi di transizione da uno stadio all’altro aumenta lo stress familiare, con i sintomi patologici che compaiono più facilmente in occasione di interruzioni o distorsioni evolutive. È proprio in questo senso che gli interventi terapeutici sono diretti a rimettere in moto il processo evolutivo interrotto.

Un sintomo può essere considerato come il segnale più evidente che la famiglia ha difficoltà a superare uno stadio del suo ciclo vitale, e allo stesso tempo come un tentativo di provocare un cambiamento. Inoltre, il sintomo è visto come la metafora di una storia non solo personale, ma relazionale a due livelli:

  • Livello diacronico: famiglia di origine
  • Livello sincronico: famiglia attuale

Ad Haley va anche il merito di aver sottolineato come l’intensità dei legami e dell’interdipendenza tra i membri della famiglia cambi durante l’intero ciclo di vita, oscillando tra momenti di maggiore e minore coesione. In sintesi, secondo la prospettiva sistemica, il processo evolutivo che la famiglia compie lungo il proprio ciclo di vita è visto come un processo di continua ristrutturazione della trama dei rapporti tra i membri della famiglia, a tutti i livelli generazionali. Ogni passaggio da una fase all’altra, infatti, è caratterizzato dalla crisi delle vecchie modalità interattive e dalla richiesta di nuove modalità evolutive.

Modelli di sviluppo

Il modello di Carter e McGoldrick distingue 6 stadi fondamentali, legati a 6 diversi eventi critici:

  • Giovane adulto senza legami
  • Formazione della coppia
  • Nascita del primo figlio e famiglia con bambini piccoli
  • Famiglia con adolescenti
  • Famiglia con figli adulti
  • Famiglia nell’età anziana

L’intero sviluppo si svolge su due assi:

  • Verticale: indica la trasmissione dei modelli di relazione e di funzionamento tra le generazioni (in ogni fase dello sviluppo, almeno 3-4 generazioni si trovano a dover cambiare simultaneamente)
  • Orizzontale: indica momenti di crisi e stress più o meno prevedibili (normativi / paranormativi)

I sintomi nascono dalla combinazione di problematiche derivanti dalla storia trigenerazionale (asse verticale) e problemi che si incontrano durante il proprio ciclo di vita (asse orizzontale). Il modo in cui il giovane non sposato realizzerà lo svincolo dalla famiglia influenzerà le fasi successive del ciclo familiare. Il modello di Carter e McGoldrick, tuttavia, è riduttivo e normativo, poiché non spiega la complessità delle relazioni e la variabilità che caratterizza la struttura socio-demografica delle famiglie (rischia di considerare disfunzionali tutte le famiglie che non seguono le fasi previste). Pertanto, sembra più adatto a descrivere la famiglia intesa in senso “normale” piuttosto che descrivere la complessa varietà di famiglie, o tipologie differenti di famiglia, che si sono sviluppate nel corso degli ultimi decenni. Si parla attualmente di “costellazioni affettive”, intendendo quelle nuove forme familiari che affiancano le famiglie tradizionali, che possono includere le famiglie ricostituite, immigrate ed omogenitoriali.

Infine, come tutti i modelli classici, tende a considerare prevalentemente la struttura familiare, quando invece sono i processi e le relazioni familiari ad influire maggiormente sullo sviluppo della progenie. Come sottolineato da Minuchin, una struttura familiare può essere adattiva per un tipo di famiglia e disadattiva per un’altra: un alto livello di vicinanza emotiva tra madre e figlio, ad esempio, può essere funzionale in una famiglia ricostituita. La valutazione clinica della famiglia, quindi, non può basarsi solo sull’analisi della sua struttura, ma anche sulla qualità dei processi relazionali in atto al suo interno.

La teoria dello stress familiare cerca di compensare queste carenze, teorizzando uno sviluppo scandito da una serie di eventi critici, ognuno dei quali caratterizza una fase del ciclo vitale della famiglia e innesca processi trasformativi necessari al passaggio da una fase all’altra. Si distinguono:

  • Eventi normativi: eventi attesi e prevedibili (matrimonio, nascita dei figli).
  • Eventi paranormativi: eventi inattesi e imprevedibili (incidente invalidante, guerra).

Per superare tali eventi, la famiglia deve avviare una rinegoziazione dei ruoli e delle funzioni e una riorganizzazione delle relazioni. Se non vi riesce, il processo evolutivo si bloccherà, determinando il comportamento sintomatico dei suoi membri. In sintesi, l’evoluzione della famiglia è legata alle modalità con cui affronta lo squilibrio prodotto dagli eventi critici. Tuttavia, ciascun evento non va interpretato come una “crisi”, poiché assume una funzione positiva, attivando processi evolutivi e introducendo nuove variabili e compiti di sviluppo che modificano le precedenti modalità di funzionamento della famiglia. Inoltre, ciascun evento non è “critico” in sé, poiché molto dipenderà dalle aspettative individuali, familiari e sociali che lo anticipano.

Quindi, è fondamentale la rappresentazione cognitiva dell’evento. In tal senso, le attribuzioni di significato che i membri della famiglia operano sugli eventi critici sono influenzate da:

  • Credenze, stereotipi e regole implicite che caratterizzano il contesto socioculturale.
  • Risorse di cui la famiglia dispone, che si distinguono in:
    • Personali: caratteristiche di personalità, stato di salute, istruzione, disponibilità economica.
    • Familiari: stile di funzionamento, miti familiari, regole e aspettative tramandate nelle generazioni.
    • Sociali: risorse dell’ambiente sociale, siano esse reti informali (amici, parenti che forniscono sostegno strumentale, emotivo) o formali (scuole, servizi del tempo libero, servizi sociosanitari).

Anche per questo modello ci sono delle critiche da parte di chi ritiene lo sviluppo un processo continuo, che avviene grazie a microtransizioni: è questo il concetto centrale della teoria dell’oscillazione. Le microtransizioni sono dei cambiamenti che si verificano giorno dopo giorno, che permettono di acquisire abilità e competenza in maniera graduale e che descrivono la compresenza di vecchie modalità comportamentali appartenenti alla fase precedente con modalità nuove appartenenti a quella futura. A seconda dei casi, si può verificare il mantenimento di una modalità relazionale a un livello di sviluppo precedente alla transizione, e quindi inadeguato (allattare il figlio oltre i termini). Di contro, si possono favorire quei comportamenti che si trovano a un livello superiore alla microtransizione (affidare ad un bambino di 6 anni la custodia di un fratello minore): in tal caso si sovraccarica il bambino di eccessive responsabilità. In generale, l’esito auspicabile si verifica ove sussistono scambi relazionali che regolano i comportamenti a un livello di competenza adeguato, in cui si oscilla tra sostegno e autonomia (fino al graduale prevalere di quest’ultima).

Attualmente, per spiegare i processi tipici della famiglia normale e comprendere il disagio della famiglia patologica si usa combinare l’aspetto intergenerazionale e socio-ambientale. Tali modelli prevedono momenti di continuità (microtransizioni) e allo stesso tempo discontinuità nello sviluppo (eventi critici). Indi, lo sviluppo familiare è dato da compiti di sviluppo, fasi evolutive, eventi critici, microtransizioni.

Nuove tipologie di famiglia

  • Famiglie di fatto: due persone che vivono insieme senza essere unite in matrimonio. Fino agli anni ’60 queste famiglie avevano una connotazione “deviante” (la convivenza era una scelta forzata dettata dall’impossibilità del matrimonio), mentre ora rappresentano il frutto di una scelta consapevole. Tra le ragioni della loro esistenza v’è il rifiuto ideologico del matrimonio, la messa in discussione dei ruoli tradizionali di maschio e femmina, il desiderio di convivere prima di unirsi in matrimonio.
  • Famiglie monogenitoriali: famiglie con un solo genitore che vive con almeno un figlio minorenne. I fattori che determinano la loro nascita sono la vedovanza, la separazione o il divorzio. Soprattutto nelle famiglie generatesi da separazioni o divorzi possono registrarsi pericolosi conflitti di lealtà: se entrambi i genitori si aspettano che il figlio rinneghi l’altro, questi si trova in una situazione difficile. In generale, la causa primaria del cattivo adattamento del figlio alla nuova situazione familiare è la forte conflittualità tra gli ex-coniugi. In caso di separazione, quindi, è essenziale la co-genitorialità: la capacità dei coniugi di sostenersi a vicenda nel ruolo genitoriale nonostante la separazione.
  • Famiglie unipersonali: include le persone che vivono da sole (adulti vedovi, separati o divorziati).
  • Famiglie ricostituite: includono nuclei familiari conviventi con figli di un precedente matrimonio. Si tratta di famiglie estese, basate non su vincoli di sangue ma su legami acquisiti: ciò può creare problemi di identità, integrazione e coesistenza. La sfida principale di questi nuclei è di costruire un senso di appartenenza alla nuova unità familiare, costruendo confini adeguati tra i sottosistemi.

Formazione della coppia

Per ognuno dei partner, la costituzione della coppia coincide con un processo di separazione (dalla famiglia d’origine) ed unione (con il partner). Solo se entrambi i partner hanno elaborato la separazione dalle proprie famiglie d’origine, allora possono coinvolgersi in un rapporto di “attaccamento” reciproco di tipo fusionale che permetta, successivamente, l’eventuale accoglimento di altri membri (figli). Quindi, poiché questo processo possa compiersi, è fondamentale che si costituisca l’identità di coppia.

Identità di coppia

La coppia è un sistema aperto e diverso dalla somma delle caratteristiche di ciascun individuo, poiché non è la loro semplice unione, bensì l’incontro di due storie. Si parla di distinzione correlata per indicare il processo della conquista relazionale dell’identità di coppia. La formazione della coppia segue tre momenti:

  • Scelta del partner: può avvenire per somiglianza (complementarietà) o per contrasto.
  • Innamoramento
  • Matrimonio/Convivenza: costituisce un’importante linea di demarcazione tra le fasi del ciclo vitale e agevola le trasformazioni e il passaggio a nuove modalità di relazione interpersonale. Infatti, col matrimonio la coppia si trova ad affrontare una serie di compiti che implicano la costruzione di una relazione fondata sul “noi”, sulla condivisione e sulla collaborazione reciproca prolungata nel tempo.

La relazione di coppia si dice funzionale se permette la crescita dell’individuo e della relazione stessa. Di contro, si dice disfunzionale se la relazione non si trasforma nel tempo.

Il momento dell’innamoramento è caratterizzato da meccanismi di idealizzazione del Sé e dell’Altro e, quindi, poco legato alle caratteristiche reali dell’oggetto amato (ci si innamora dell’immagine dell’altro). In questa fase la coppia realizza il suo Primo Contratto, o patto segreto su base inconscia: questo è caratterizzato dall’illusione, poiché ogni partner vede nell’altro la realizzazione dei propri bisogni e desideri consci e inconsci. Questo rapporto può paragonarsi a un iceberg, la cui parte emersa si compone di norme esplicite e condivise (sessualità, progetto), mentre la parte sommersa contiene vincoli non consapevoli di natura affettiva (necessità di convalidare una certa immagine di sé).

Bowen definisce contratto fraudolento quello in cui ognuno dei partner coglie l’immagine dei bisogni profondi dell’altro e agisce come se solo lui sapesse come soddisfarli. In altre parole, ognuno fornisce all’altro un’immagine ideale di Sé dal quale il partner sarà attratto nella misura in cui soddisfa antichi bisogni infantili. Ciò si rivela un’illusione grazie alla quotidianità: essa, infatti, è in grado di svelare la “parte sommersa” del primo contratto, mettendo in evidenza i limiti della relazione.

Pertanto, perché il rapporto di coppia evolva e si consolidi nel tempo, si deve accettare il partner nella sua realtà. Le “coppie sane” riescono a rinegoziare l’accordo iniziale, modificando il contratto e realizzando il passaggio dall’illusione alla disillusione, ovvero al Secondo Contratto: il passaggio da una situazione in cui l’altro è percepito come proiezione dei propri bisogni alla situazione in cui l’altro è percepito come persona autonoma. A differenza del primo patto, il secondo ha natura intenzionale. La possibilità per una coppia di raggiungere questa fase si basa sulla qualità dei vissuti infantili di ciascun partner e sulle modalità con cui è avvenuto lo svincolo rispetto alle famiglie d’origine. A seconda delle risorse a disposizione, la coppia può imboccare diverse strade, le prime due delle quali portano a un secondo contratto disfunzionale:

  • Elusione della crisi: entrambi i partner evitano di riconoscere i vissuti legati alla delusione. Si arriva ad una crisi di coppia “invisibile”: le angosce sono profonde ma non si possono elaborare.
  • Circuito della delusione: la delusione induce una crisi dominata dal tentativo di ripristinare gli elementi illusori del primo contratto. L’insuccesso di questo tentativo alimenta la delusione e stabilizza il circuito vizioso. Così facendo, la coppia non riesce a sviluppare le risorse necessarie al superamento della crisi, che col passare del tempo diventa un elemento stabile della relazione.
  • Disillusione: processo di accettazione della realtà propria e dell’altro. Attraverso un conflitto, la coppia si misura con la delusione, ma fa della crisi un’occasione per evolvere.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di psicodinamica delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tafà Mimma.
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